Full text of "Rime"
BOSTON PUBLIC LIBRARY
Josiah H. Benton
Fund
C. He. urna
DI M E SS E R
BERNARDO
T A S S O .
D I V I S £ I N C 1 N CLV E
Lbri nuoiiamente ftampate . Coiilafiia
Tauola per ordine di Alfabetto.
mm
Con P 1 r I L e G 1 0.
IN V I N F- G l A A P P li O G A R I E t
POESIE
Bernardo!
TASSO,
CO T^T E J^F T E T^E L
PRESENTE VOLVME.
TI{ E lil?ri Intitolatigli ^mort .
Dv o Itbn di uarie J{ime .
Setua nella morte del S. Luigi Gonz^aga,
^pithalamio nelle nol^ del Duca Fede-'
rico di Mantoua .
Tamia di Piramo e di TisLe.
Sei Egloghe pafìorali ^ una Pifcatoria .
Sei Elegie ad imitatione de' Latini .
Stanis i^f*^^ Donna Giulia Gon'^^
ga.
Stan:^e di Lontanan'^. .
StanK^e per la falute di Papa P.
Cinquanta Sonetti cr due Canzoni in Uh
de di Madama Margherita .
cinquanta Sonetti una Caritene nella
morte deSu moglie .
Salmi trenta .
m lihro di ode d'Hxnni .
stan^ del Gir aldi cm la fua rij^ofla .
u
I
AL PRINCIPE
• DI SALERNO
SVO SIGNORE,
Orto femifs
fìnta opinione ,
ìllulìrij^imo Sis
gnor mio ; che
U ncuitì de mici
uerfi ; cofu non
meno inuiiiofUy
che dikttcuok ; moucrk molti d uitupe^
nrli : cr di cjufjld rmeiU kU , uhri le
fila , dhri Li teftura bijfìmeù ; pdrcn^
doli forfè md ccnmnrft alla linguai uoU
g^re > poflo di canto le Mufe Thofcane ,
^Ue Greche cr aUe Lutine accojUr fi ,-cr
^ ij
qucUe oltre il loro coflume in uarie e jìrds
ne mxniere di Kime , Hinni, Ode , Eglos
ghe 5 cr Sdue , quajì per uiua forzi
conftringer a fauelUre . LacfuJ opinion \
ne quantunque alk rauggìor p^trte delle i
perfone uera parer potejje ; punto dJ i
mio cominciato proponimento non mi rfos i
uerebbe rimouere : perche ogni buono^i^t i
approuito artificio fu debile e frale cofa ;
fui cominciare : oue un picciol raggio
ddìa ragione ci mojìri il camino , iui die* i
tro a fui guida fecuramentc , cr fenz^i :
paura di biafimo , fi potemo inuiare :
che non c uitio il ftUire , effendo proprio i
deìl'huomo ; ma errare da [e medefìmo ; i
cr con una fciocca arrogantiu darft ad i
intendere d'effer foto alla cognition della t
umti , è colpa non folamente da effer ris \
I prcfa y mi caftigata ♦ Dalla quale fupem ^
bid 5 quanto (ìa lontano il mio errore t
(^ch'errore non niego , che ui fi trout ) aU
\ quante deUe ragioni , che a ciò fare mi r
confortaro , adducendo a uoi hununisft» t
momio Signore , inanzi ^he più oUre r.
pafJate , co/j. braii parole intaiio di dis j(
\—
mftrdre; che non c giufto.che di Signor
sìgentiky cr sì ìnanfueto, come uoiftte;
lingud , 0 compofnìonc profontuofx ,
udita 5 ne ktu * Non dubito punto , che
molti più curiofì^ che non fi conuiene^ mi
riprenderunno , perc'habbiu ne mieifcrit
ti introdutte alcune poche parole dal Pe*
trma , ne da Dante , ne forfè , da altri
ufate giamai ; ripigliate alle uolie in un
folo poema in uanj luoghi una rima
altre cotai cofe : alle quali obicttioni, tuts
to che hauendo riguardo aUa dignità deU
la lingua , cjual ejfer dourebbe^y non qua^
l e tenuta y e bafja cura il porui mente ;
non mi rimarrò però breuementc di ri^
Jpondere , che le parole , o fono riceuute
dalVufo > e degne della compagnia dell' aU
tre ; 0 uero necefj,trie ; più almeno , che
miferere , delibo , e bibo , cr altri fimili
non farebbeno : ne ho la rima ripigliata ,
fenon tanto lontano ^ che già è ufcito della
memoria dt chi legge d hauerla udita una
altra uolta , Ne credo però , eh' ad alcu::
no debba cader mll\mimo , meefjer di fi
folk ardimento , chUo fdegni d'imitare i
iij
duo lumi Mj, lingua ihofcuna , lyintt
Cr VctrmdL. Ma hauendo qut" gloriojl
con unlor rarOy^ leggiadro fide uolgd^
re Si altamente ritratti i ter diuini concet
ti , che imponibile farebbe hoggimai con
quelli ftefii colori depinger coft , che ci
piacefje ; ua\u mi par ròbe ognifaticdy
ch'io ufabfìy non pur per pcffjare aumi ,
m<i per andarli uicino^caminando dicono
tinuo dietro torme loro • Oltre di ciò ,
fendo tanto ampìo.e fpatiofo il campo deU
la Poefìa 3 e fegnato da miUe fioriti e be'
fhntieri ; per Uguali quegli antichi famojì
Greci e Latini caminandoje carte di mea
rauigliofa uaghezz^ depinferoi non e [or
fc diceuole que' due foli yOtre^ oue quelli
le ueiligia del loro alto intelletto hanno
lafciate^di continuo premendo , dir queU
le iflejfe cofe con altre parole^o con queU
le i{ìcf] e parole altri pcnfuri , ch^ eglino i
loro diuwamente fcriffero : anzi pìetofo
officio farebbe di ciafcuno^ quefta ancor
gìouene Imgiu^por tutti quc fentieri me=
njre , ck: i Latini e i Greci le loro conc
dujfcro, cr la nanetà de fiori moftran =
dokydc" qualihltre dueornundcp jì ua^.
ghe fi fawpretio A riguarddnti ; cr come
fi cclgano dppdrmdùte , ci queUxperfet»
tiene condurU y chc dd mondo fi defìde^
rdy c^ndVakre due fi mmird. Alla cud
xofii defiderofo {qtWito le debili forze ad
mio ingegno fi eftcndotìo)di donar compio
mento; nuoui e inufitati dilfegni fngendoy
i peregrini eccellenti y quanto }7o faputo,
mi fono ingegnato d'imitare ; Iterando
pur; che fi come altra uolta le Mufe di
Grecia a" Latini di poetare infegnarono >
cofi bora poteffe auuenire, che queUe^ CT
quelle di compagniayUagbezz^ accrefcef:^
fero atte uolgari ; laquale ci foffe a grus
do almeno non altrimenti , che ne fontuo^
fi conuiti fra i cibi più delicati , er pii^
pretiofiyfruttOyO altra uil cofauolentieri
folemo guftare . Ben è nero , che ciò fa^
tendo , fommamente defideraua , che alle
bellezze di Virgilio ^di Thcccrito,ÌHos
ratioye d'altri cotali , Ihabito delle parom
le Thofcane fi conformaffe in maniera ^
che moflro a cafo fatto non ci panjfe ; iU
che non effendo ad effetto recato^dtri per
^ liij
duumiuru di m aggior uirlute , ch'io non
foiw io 5 furger.ì dopo me: iìqudc con non
minor utiUtk deU^ lingua uolgare,che con
hoiwr dì fe {lefjo , iopr^ al uoUre ag^.
guaglicrd ; dando a diuedere alle gentil U
Poeftu de gliantichi 3 colta dalie mani mo» ì.
t?f r/TC, cf/cr atta a rìtwuclìarfi fra noi di
fiori , e di frutti d'altrettanta belJezZd.di
^licita Rom4yO Athenegli produceffe gia^
mdi . Ne fia chi dica U lingua Thofcand
non cjjer degna dcWhonore, cr degli ors
ndmenti delle due prime ; peroche uerunx
ìinguamort<xle^qualchefì fìa, non hebbe,
ne bauràmi priuilegio da fedi (oura=
ftare alle altre ; ma ogni fua ccceUcntia c
fola gratia.e gentilezza del donatore. Per
Idciud cofa accadendo una uolta, ch'alcun
faggio j e liberale liteUetto taglia a fauos
rir la uolgare , facilmente ella a tale ags
giungerà , che ne la Grecarne la Latina^
ch'ella fu loroforelU fi potranno fdcgna^'
re. Et chiunque ciò niega^ rimcmbrifi un
poco qiiejìo cotale della Grifelda latjuaU
tolta poco inanzidJli cafadi Giannucc
dola iuo Padre ^ ouc nacque^ e crefcette ,
alle
alk nozxc del Signor di Sduzzo^non dU
trimcntiyiht fe la corufu àiGudtkri te
hjiueiJc in uirtu ccnuertitdyaguifa digem
mx Ad fango raccolta lìluflrb il motu
do dii fuo udore. Et neramente e malfate
to, elenio piena U fcrittura uolgure dU-
fpirationi , e d'apoilrojì^cofe tutte pere^
grine^O' foumhie alt intendimento di lei,
ifoggettiy le figurerò' gU ornamenti deU
l'altre due, necefjan} alla bellezza cr alla
dignità fua , non curar d'imitare. Uor di
quejlo non pia. degniamo alle Rime^aUes
quali danno dcuni grandìsp.mo biafmo ,*
parte per efpr all'dtrui disfìmili^et a lor
modo fenzuefempio ueruno cjuielàrds
udgerfì ; parte per mancar di quel fine^
oue fin da principio furo ordinate , cioè
deWarmonia, della quale ad alcuni giMcf/s
ciofiye grand'hucmini paiono priui i miei
ucrfi^non altrimenti , chefe mutefolfero
le note loro . Alle cui riprenjìoni fono po
foggetti gli ninni , cr /e Ode , le cui
uoci in picciola ftanza rinchiufe, fubita^
mente a guifa d'Echo , una , cr- due uolte
Manno iterando li fuono propoflo i nel ria
* V
mnent^ ho cmdto più tojlo d'aj?imglUr
a et i primi llìrmi, er alk prime Ode^on^
d'io tóljì a fcrniurle^ che u (]ual fi ucglU
Canzonx.o VrouenzakyO Thofcauu.rh'ìo
Ued^j^i giamuLFerò Ufdmdo loro dd cun^
tOyet aiC:iUre mie compojìtioni p.ifj'undo;
delle qmli credo parlare chi mi reprende^
fappute udorofij^imo Sigìwr mÌ0:,chefr4
k cofe Grechete Lutine degne dUmitutio-
ne , e d'bonore ; utu c al parer mioqueU
la maniera di uerfo puro efamctro^Uqua^
le di contìnuo caminando con cgual pajjoj
oucy er (]uando gli piace, fornifcc il fuo
cominciato maggio. Con quefìo felicemen
te cantò Homero gli Ueroi , Bejìodo ta^
gricoltura : cr Theocrito i fuoipaflori :
con que^o la lingua Latina , non fola^
mente hebbe ardir di parlar di coiai cofe:
m queUe medefme jj^arfe , er diuife fri
i Voemi di Grecia ^mir abilmente wn/o^cr
raccolfe nel fuo Virgilio. Di queiìo adun:»
que effendofin'hora mancata la noflra Un
gux moderna , d'adornarnda procus
randojungamente fono ftjLtOyCT fono ans
cora intra due > peroche la forma u tal fi»
ne da me ncueUmente ritromU non mi
afi9r^dd dd tutto.r.e le ragioni ^ ch'altri
V adduce in contrario , la mìpuon far dis
(piacere. Uon negherò il ucrjo efjer e/is
dechapMabo , cr non efmetro ma tutto
che dUlìungdrlo^^ di renderlo al nume^
ro di quello più fmùle^che fi potejfe , mi
fìa affaticatOyUon ho potuto gimaiqueU
la forma darli-, che gU ncltanimo fabri^
tata m'hauea ; fi che più tofto numero di
profa non haueffe , che di uerfo : ilche di
(Juefta teUura ritrouare mi diede cagio^
ne ; laqual riceuendo quelle parti , eòe*/
uerfo da fe di riceuere, o non èyonon fep
pi far capaccy forfè potrà feruire per efa^
metro^finchepiu eleuato ingegno trouan=
do di meglio , più perfetto ornamento a
queiia lingua aggiungerà , Ma fe la rima,
(come alcuni dicono ) è tale al uerfo uoU
gare , quale fono i piedi al latino i co fi co
me nelle Comedie di Ter^ntio , e d'altri^
che piedi , e maniui fi uedcffero y uitiofo
farebbe y cr pur e uerfo perche non coft
a uolgari può effer lecito afconder alcuna
uolu muerfi loro la rima^ cr quella fra
! te altre pirok mifchìm in manlerd , che
prìmu dU ci trdppajU torecchie, c'huotn
s'accorgi di doucrU incontrare ì f^cciaU
mente tjilc tfjenào il [oggetto ^che me mas
le perautiaìtura f;ir€bbe tutto affatto di
cojì puerile ornamento (f^ogliarlo , che
troppo adorno di paroktte , cr di rime
lafciarlo uedere f Ma pofto che uìtiofofje
ne miei uerfi il celar tarmonìa dcUa ri^
ma , neramente non t da loro il difetto ;
ne iqiuxli fenza più induno , di auarto in
quarto cortcfemcnte parla , cr nipondc
la rima : che coft come U Terzetto gente
YÒ Dante d'una metà del Sonetto , co f d'ai
tra è nata la mia teftura; onde a lei, fenon
del tutto ; fi almeno, come a madre figlia
uoloy tngranparte fi raj^imtglia : C7 Dio
uolcffcycbc iduo ucrfi di mezo fenza ah
tra loro armonia , er con la uaghezza
delle parole , er con la grauita delle fen^
tentie^come atta materia più diceuolefofs
fe , di maniera ci addolcili eroiche di udir
la rima del quarto, il defvkrio cifaceffc»
ro dimenticare : che maggior loda me ne
fpererei , che di cofa^ch'io facefiigiamai:
ntd non é in loro ^uefti uirtu : e U colpd,
di che gli udimo accujare, c folamente una
ufdnzd y onìlu il mondo in coftume di
molto più intentmente le compojìtioni
de gliantichi afcólure , cr gradire, ch'e^
gli non fu de moderni , uiui ancora d gli
odijy cr all' inuidie delle perfòne . Diran:»
no alcuni per duuentura , che la difcordia
de due uerfì di mezo c cagione d'aUontXa
nar U uiàniù de glieflremi ; laqual coft,
fe cofì Cyche altro pojfo dire a difendermi^
fenon ringr^tiar iddio^che ue ne interpose
nej^i due foli nel modo , ch'io houeduto
tener il Petrarca nella fine d'alquanti de
fuoi Sonetti , cr non ui ponef^t que fei ,
0 fette tutti difcordiy che ha la Seflina, e
la Canzona , Yerdi panni fanguigniile
quali hchher uentura a nafcer di cotai pi
dri, cru tempo ^ quando il mondo non
era fi intento a notare ^ej riprender i ui^
tij de gl'innocenti . Ver tutto ciò non uo
dir,quefla mia teflura.ejfer cofa co fi pera
fetta 5 che di miglior non fe ne poteffe ri
trouare cr conofco le mie Egloghe nott
effer co fi Signore di fe medefune , come
fonok Vir.gilidne^ch€t<tnddre:,flo fture
fiid uogiia loro : e di ciò è U rimd c^g/oa
m , Uciude fclo^ ch'ellu fi oda una uolu^
tndl nojlro grddo duo.o tre paj^i più oltre
che mefiieri non cifmbbe di cdmindreyci
trdfportd. Pur di tunto dncord eUe fono li
bercyche la fine deUd fcntentii dlu fine del
la rimd no obedtfce^deUd qud liberù mun
Cd fenzd alcun fallo il Terzetto y che per
niente fu'l uerfo fecondo pofarfi non ofds
rebbcy oltre il terzo uarcare , non aU
trimenti gli farebbe mortale ^che a Remo
foffe il fdltar le mura di Roma. Oltre di
dopperò ch'io credo con Cicerone U rimd
non effer altro , ch'un ornamento del di ^
re, co fi come una uoce, un portdmento me
iefimo.dd etatiydd effetti a fejii diuer^
fi non fi conuierte , cofx ancora con nnx
forma di rima i gefti heroici, e lafempli^
cita paflorale difcriuere , pare coja lontd
hdd'^ogm ragione . Ma che uò io concerna
piando ne glìaltrui fembianti quefta cotal
uerità f fe ifocrate cr Uortenfto , duo
chiari lumi delVantica eloquentia^nell'etì
giouenite miglior oratori di fe (te^i
uecchifur reputdtì iv ciò fu , per effer
Vorationi di quelli troppo pia numerofcy
e piu dolci , ch'aUd grmù deU'etì loro fi
richiedeffeXhi potrì dire con ueriùychc
una confondntia di rimi ; kcju^k di con^
tinuo dd ogni due uerfì ci lufvighitorecz
cine , numero , ucr mente anzi puerile^
che no , ndtBgloghu^ e neU'heroico ancoa
rUy cr ndVheroico ijlefjo in diuerft proa
pofìtiy narrando y difponendo.O' inouens
doy fi conuegnx off cruore i cr per certo
tarmonid delle Mw/é, e d' Apollo yond'hd
il uerfo la fm ecccUentia y non dcue poter
effer cofà fi prcportiondtdyV fi nota, aU
t orecchie del uolgo , come è la rima , la^
quale fe alle prime compofuioni deUa Un»
gua Thofcana fi guarderà y d ninno altro
fine giudicheremo, che fiformaffeychea
ballare , cantare , cr fonare con effolei ,
dalle quali tre nofìre affai bajfe , CT uoU
gari operationiy quefli tre nomi^ cioè
Ballata , Canzona , cr Sonetto fi deriua»
ro • Quello fu detto da me , non ch'io
cdij la rima , cr quella Jhdi di biafma^
n i che non è forfè men male il fuggirla^
che'l feguìtdrUyfndper tamorech^io por^
to aìla nojìra gertHij^ iin Ungili : U qiiu
le tutto che'l uolgo U gcnerajje ; uolgara
mente non fi dourébe aUcuare^md in mi^
ttieruy che deguuparelfe hoggimd detti
gentiiezz^i d'ìtJìd . Dun^jue d propofu
tó ritornando , confcfjo a chiunque m'^s
fcolta, non efjir tale Umia tc^urd^ quale
diri crede.dfìo Ix tegnn : con fefjo Atrejì
U rimi efjer foU cagiont del fuo peccatOy
non per poco (come ìrxlti dicono) mi per
troppo fentirft : et non altrimenti , che fe
ih lei foli tutti li fperanzi del ucrfo uoU
gare fi ripone fje, projbntuoji ad ogni fuo
paffo uolerlo incontrarey CT quello^et più
tenendo fi ^ch'eUi non è,farglifi inanziyuie
tadogli co li fui prefenzi ^niUe altre chii
re,cr leggiadre uiste^che delle loro heUez
Ze uago il facejfero diuenire . Ver laqual
cofiycofi come col confglio d'alcun amico
le altre Egloghe^ et la Selui in altra guifd
tefpiyche non fei prima tEpithalamio.a*
tAlcippo ; cofi forfè auerri , chelafcu:»
te ambedue cotai forme , non ben fmili 4
quel wcro cfametro , che d'imitare ho dea
libento ,
liberato , ad uni ttrzd m'appiglierò ; neU
la quelle bora in rima , CT bora altrimens
ti , fecondo , che alla mderia , CT all'Oc
ratione fia di meftiert , liberamente i miei
mrcetn depingerò . AUì qml noui , CT
diffìcile imprefa , mentre tarte,e^ l'in-
gcgnc nò apparecchiando y non e fiato for
/e mal fatto , che per fuggir l'otio , CT
la negligentia , col conjìglio di Cicerone ,
che nel primo ddVOratorei a ciò fare col
fuo effempio ne efjorta , habbia la fauoli
di Virmo, et di Thisbe dalla Latina netti
noflra lingua tentato di ccuertìre^aggiunt
gendoui però alcuna cofx di jw/o, che più
uaga render la pot?(fc. Ma forfè cortefìf?i
mo mio Sig, moU'hora piu,ch\o non deux
rei , Ì!i afcoltar le mefauole ut ho tenuto
Pfcup4to.Verò fiu maglio ^che hoggunda
uoftri honorati penfteri tornar ìajciandof
ui;e a dijpèfar(come folete)il tcpoin ejjers.
citij più lodatiyio riuerentmete(come deb
bo)quelìe maggior gratie^ch' io poffo, che
benigne orecchie m'habbiatc preflate , ui
rcdaicpcfi mqual modo poffa pagar alme
picciola parte de gli ob!ighi,clyio ui seto^
ALLA SIGNORA
N E V R A
MALATESTA.
Or -E VA congiuro
merito uoflra dita uir
tÌ4,e JìnguUr belle^^
lllufire,et ualorcfa Si-
gnordf in più nobile in
der tanto di lume , che nafciute nefojfe-^
ro più leggiadre, meglio ornate rime,
di quelle , c'hora a caldi prieghi di chi
ueramente mi può comandare , fon sfor-^
l^to di mandar fuori : lequaii Rime uo^
lentteri haurei defiderato , che fatef of-
ferì fempre nafcojìe ; (i conve quelle , che
in alcun modo a me non paion degne di
Andare in palefe , ^ l^^i^rf dalle ^en--
ti uedere . Ma pot ch'io non pojfo, ne deb^
ho difdire cofa nmnd a chi il mi commi*
fe ; ho giudicato , che fta molto megha
mandartene in man de gli hiomint
più, tojìo con qualche mio hiajimo fa^i di-
re l'orecchie di chi le legger anno, che noYh
uhidire coloro, a quali fono fin" alla mor*
te d' ubidir tenuto.Ben ut prego {poi ch'aU
tro non pojfo) ch'almeno perdoniate la lo^
ro a§>re{^a , alla conformità /hanno col
mio acerho,€ mifero flato y che ì tale, qua
le il uuole colei, che fola il pHote. De tre
miei libri adunque ( che tanti appunto
fono ) intitolatigli ^mori , non potendo
hora per noue occupationi fargli tuttatrt
imprimere , [oh in luce ne uerra il pri-
miero; compofìo ad tmitatione de moder*
ni Prouen\ali , CT di M. Francesco Te-
trarca : hoiiui nella fine aggiunto aU
cune altre poche Finne , cantate fecondo
la uia l'arte de gli antichi buoni Poe*
tiy Greci e Latini, iquali fciolti d'ogni oh*
ligatione , cominciauano, t forniuano gli
lor poemi , come a ciafcun meglio parea :
mafiimamente quelli, che d' amoro/i fog^
^etti ragÌGìimo, et che hanno fìmilitudi^
ne co HolgAri: come fono Epigrammi, odfy
le : ne haaeano nj^etto di /^^/^'^ •
cij^ur più con proemio , che Jèn^a ; o fe\
pure il faceuano, non curau^wo di dargli
quslle partii che quel della prò fa ricerca^
C^r piti tojìo ficondo l'ampia licentia Poe^
tua , entrauano in ^ualun^ue materia, e
H tgando n'ufciuano m famle , oin qua^
lu ì jue altra digrej^ione a lor mglia ; ^
anco Jj?ejfc uolte Jèn^a ritornar in ejjafor"
niuano ; quel , che non hanno hauuto ar-^
dir di far i Prouenlalt , e rhofcht ; II
gltaltri , cheH loro fi ile feguirono, iqtid"
h a pena toccano p ir le fauole con una pa
rola, 0 con un filo uerfe ; fuor che il Pe^
trarca in quelle due Can^oni^ Chiare fre
fihe, et dolci acque ; ScH penfier, che
ff^^fif'f^gg^ . le quali piene di uaghe'^a
C di leggiadriaypiu perauuentura Poe-
ta lo dimostrano , che l'altre fue compo-
Jitioni, Per queflé^c^ altre ajjai ragioni ,
eh* a miglior luogOy? tempo ^ero altra fa- :
ta dimojirave ; conftderando la uia , il \
modoy<cr l*arte de gli antichi , egli m*e
piaciuto di fare a loro tmitatione quella i
- froud^che quulch' un altro peHegrirto in*
, gegm prima di me gii fece . Et ^uan^
' tun<jue m.iUgeuólmerite IÌ pojj^ delle co fi
f ufcchie far none , CP" ^/^^ ^(^^^ dar auto^
( ri^a : nondimeno ho minto pur tentare ;
non già ch'io J^en di ^ueH'opera gran
' loda , ma fol per dar appreffo quel de gli
altri , di me ancora un certo faggio, per
loqnale fi^^gg^ , che in cotal gtafi
/ P^Jf^ ^^'rrfr di fegmrne . Ne penfate ,
i ch'io fojfìi flato fi profontuofo , che l'ha*
! uefì public at e gì amai, f e prima molti let
terati hi4omini,et ben intendenti di Poe^
fia non me l'haueffero perfuafo ; Jfe^
cidlmente quella ben nata felice ani^
ma di M.^ntonio Broccardo; che'n que*
jit di con umuerjal danno, et infinito di^
Jj^iacere d'ogni (finto gentile, immatura^
mente pafio di quefta una : ilquale , fi
qualch'anno ancora uiuutofojfe, haureb'»
he m quefia uia madato fuori degne fcrit
ture del fuo altif imo ingegno , Egli non
folamente me ne perfuafe ; ma con fortis^
fìme ragioni mi dimoflro , ch'io deuea al
tutto farlo . // perche uengo al prefinte 4
dedicarlem infieme (on l'altre; Iterando,
che'l chiaro Hojlro lei nome le homriid\
doue la mia imperfetta natura non ualfi
di dar loro pttt colta dolce'^^a , arte .
Pre^andoui , che guardiate il filo anime
mio y che uorrehbe quell'honor fami, cht
per lui fi poteffe maggiore . Ma , che più
fer me fi pm fare , che partorir con U
mia lingua eterna gloria al uojìro nome
fe forfè quelle cofè , che di uoi fcriuo ,
non foffero eterne : io nondimeno quella
fol uclli,cr in CIO filo intefi . Et certamen
te , fi come uoifete una tra le più l^ggi^"
dre più perfette Donne , c'hoggi fieno
in terra; cofl mai non faro fianco con ogni
for'Xa del mio ingegno di cantar le uojlre
lodi ; le quai prima a uoi recheranno no^
ia d'udirle, eh' a me fatieta di parlar
ne.
TAVOLA DE
TRE LIBRI DE
GLI AMORI,
SONETTI.
P R I c H E fidggte om"
brofl colli ameni j
Alma clycgnVìor feregri^
nando intorno. 4
Almo fol tu col crine aura^
to ardente j
Antenor mai poi che i liti
€
17
ìì
34
3^
7S
87
107
"5
tiermigli
Alma ch^ogni dejtr baffo e mortale
Agrefte iddio a cui più Tempi al\aro
Ai:^ Ar et bufa fmr le chiome bionde
Arno ben puoi il tuo natio foggi orno
A te pur torno di uergogna il uolto
Ahate ti uojìro crin Icrde e frondofo
Alma gentil dal cui bel raggio ardente
AUhor che'l Sol da me\o ti ctelo ardea
Anima pura è uirtHte ardente
TAVOLA' DELLE
A/2/?or ihe d* Amaranti e di tiiole 1 1
A che di pioggia doloro/a il ttolto ty
Allhor chel di unto di rofe u fciua % 4 ,
CANZONI.
A X M O mio Sol che col bel crine aurato 7
hima geìUtl che diil piti furo Qielo S
SONETTI.
BEMBO che (Vir al del mojlri il cammo
Ben deHreJlt piH ricco andarne al mare
beate ritte oue con ricchi panni
Ben po/Jò homai con le man giunte al cielo
Batto Fajior de le fuperhz riu^ j;
Ben fe lo sformo ftto lUlto Motore 8c
Ben [copre il hd che*n ogni pai t e fuor e 9 1
Benché chiudiate a miei deftri il petto 111
Ben puo*l tiranno mio fero de/tre iii
Ben mi credea de la trilujlre ojcttra ^
Ben fora tempo homai crudo e Jpietato nò
Ben dei piena di gioia e' di ftupore 112
Ben potrà di Giesà greggia humile . iji
Ben potrà con le TieRe a faro a paro ij j
Ben deurebbe la fama ardeate e uiua ijtS
EPISTOLA.
Ben potrò Signor mio ne Puma graue ly»
SONETTI.
CHIARE fontane ouà Madonna piacque i
chiaro mio Sol che i miei notturni horrori 9
Cefano mio quanto più dolce fora
Comedi fiorir del giouinetto Aprilo
Cofibreue e l piacer e fi fugace »o
Come fido Animai ch*al fuo Signore >4
doride btlii a l* apparir del giorno SS
fio! f ragli Ugno dd defir audace 8i
Col
Hi
R IME. DEL TASSO.
Col crine Jparfo cìì^ondcggiandomtQrno io6
Qofì- d; noflra etAte il pigro uerno tri
^\ Ca fu fe Italie tue ueriu te ardenti tjj
Cofi ogn.ajfentio fuo mali'^na forte 251
Cappel Piorret (jiiul peregrino auq^eìlo z$z
C A N Z O N "1 .
CHIARA mtii ftelU al cui raggio lucente 50
C^me potrò g/atnai notte lodarti 12^
Cerne potrò gtamat falcar queft* onda 118
FAVOLE.
C H I farli mai fe uoi Donna non fete . 148
Cantate meco homai Sefio ^ \bido
S O N E T T L
DOVE // fiero dejto laffo mi mena 4-
Deh perche morte mia non da^.e al uéro 6
Dunque p/twpre il cor m'arde ^ agghiaccia 14
Deh fcorgt Apollo e di cjuefi:' ombre fiogha 1 j
Dal prirruer di ch*to unii t lumi uofin 18
Deh perche non poj^'io Madonna aliarmi 19
Donna immortai , che fola ogn'hor contendi 41
Da mille nodi e mille Ucci Jìrctto 48
Donna gentil , che con fi bel dcfio 68
Deh potefi* 10 de be uofiri petìfiert
Diuo Aretin il cui nome fa^nofo S'y
Deh non j])re\\ar di cjucfio fiero monte ^fT
Di diuino fplcndor cinto ^ adorno 207
Deh fgombra co tuoi rai chiari e gelati ziz
Donna real la cut beltà infinita
D'angelica bellt^^t al fino Trattore 1^ j
0 1 Da qual uago fplendcre ti lume haurete 242
CANZONE.
Donna gentil , che ^loncfit e fola loi
TAVOLA DEL LE
SONETTI.
ECCO, ch^kmot ritorna irato e fero 47
Ecco , eh* io fttr ut lafcio 0 piagate apriche 48
Ecco , ch*al nome uojlro alto , e pregiato 67
teca di ua^hi far cinta la fronte 73
Ecco , che pur fame caldo ^ amaro 89
Ecco reale , e glorio/o monte a 1 7
CANZONE.
E^ ben ragion , che*l fortunato giorno 107
SONETTI.
FO N D V L o fe d*Amor lealtà radice
Vamofo iddio de glihorti a cui più carte 16
Tra*l cerchio d*or dt mille gemme adorno 1 j j
SONETTI.
GENTILE almo terren,che*l manco lato 14
Già uien Ì^età,che uirtii «e/?e,e henora 16
Cia'l decim*anno a t miei fojpir uten meno 27
Qia Jpiega Vali inuitto alto Signore 5^
eia s*auuicma con la uaga fronte 80
Già fette luftri di mia etate il Sole 97
di ardenti raggi de la tioUra gloria 100
Giudice ds mt et fcritti accorto e faggio n?
Già comincia a turbarfl ti bel fereno 1x1
Già quattro e dieci uolte a i fami ti freno zoz
Giadtuerde fperan\a firiuefìe i>»
Gta tteggio mille augei bianchi e canori 1 1 4
Gia*l grido antico de Valtrui memorie 214
Cratia feiQteii a nojlra gloria intenti 243
CANZONE.
Gran ?adre cui Vangujìa, e facra chioma nj
KIMB DEL TASSO.
ELEGIA.
S R A T I A to ritorno a cjuel Signor coYttji 198
S O N E T T I.
HO ti (he uoflra mrtn donna reale iS
hi ora che glt animali ti fon no ajfrena 5 7
Hor che bramo/o ti fecol noflro hauete 9 j
Hor , che de [mi bei campi ogni fentiero 9^
Hor ueggio ben che da ^ eterno amore 101
Hor ut fi pHo ben dir donna beata iji
C A N Z O N E .
Hor che con forco uelo 7$
EGLOGHE.
Hor che la frefca e tenerella herhetta 17^
Hor che gU hnmjdi grembi a gli Jpiranti 179
S O % E T V 1.
O fon fi aue'^o a riprottar queWire 8
lljeure piagne il già perduto honort
\o ui pur lafcto 0 mio dolce fojìegno 4^
\o credeua di gelo armato il core 104
in ogni parte oue (jMe/l*occhi giro io$
I» quejìe rupi incolte inquefit faj?i iij
CANZONE,
l L JL V S T R E Donna il cui ualore inchiito f i
SONETTI.
LV N G o le nue d*un corrente fumé 8
Vorme feguendo del tuo facro ingegno 41
Vardente Sol del uoftro alto ualore tf|
lieto terren ne le cut uaghe fponde to8
■ ucente Sol che co he raggi ardenti 1 10
I<4 bilia Idea , che di faa matuf Amore 1 1 1
T A V O L A D E L LE
EPITH AL AMIO.
Lascia le riue che co ftioi crtftalli 14
E G L O G A .
t A doue il bianco pie laua il Tirrheno i8
S ONE T T i.
MENAR in pme il mro deftr uorrei
^Untre tra t^mère al mormorar de l*oraf ^
Mano gentfllacui famofa fronte -tf:
Mentre del bel defìo l'alt fpiegate 4\
Mentre chiara uittoria inuide ^ate 8
Mentre a diporto a uoflra mglia andate 81
Mentre che*l nohilmflro aito intelletto $
Mentre col Se/fa illnsìre alto Signore li*
Mentre che l* aureo crin u^ondeggia intorno lì
Mentre nel lume de uofir*occhi ardenti
Mentre del mio the/or guardato e caro
Mentre là sU fra inanime beate ii< r
Mentre ruggiada dal gelato raggio 24
Mentre lieti trahean Cromi C Aminta 15
EGLOGA.
M E N T R* I o colma di grani empi dolori 16
ELEGIA.
Mentre Ikuggier doue*l Mar d*Kdria freme 18I ^
S O NETTI,
NOu per lo corfo diqueft^anni auari
Non Jpiego treccia d*or più uaga al Sole 3
Umfe che*n qutjli chiari alti criJìaUi 3'
Non era affaiinuitto uincitore
Ninfe ch*al fuon de la Sampogna mia 9
Ne perche fiumi tepidi e correnti io
Negro uelo ti bel crin f^arfo e negletto 13
RIME DEL TASSO.
S O R E T T I.
fii r^s' ..-n;,.- -.' ■■ ' ■ ■
DSCVRI omhrnfle folitarii horror ì ii
O donna dti mio cor fola radice i)'
- ) di doppio ualor Jpirito cìjiaro 19
]i òcchio dei ciel la cut luce gradita 124
]^^')mhre frefihe herbe uer di acque lucenti 131
i0 dopo la tempejìa atra ^ ofeura ip
Ji E q LOG A.
u\
D I quel rio, che mormorando flange 16)
noli . : . , .
,1 SONETTI.
ijj p R. I V I , fhe col facro^aho intelktlo 7
oj f L Poj che gli a mari , e rapidi torrenti i o
\i^ yOn giù leggiadra Donna i panni allegri 11
^orlato hauea Triton tranquilla Oliua 24
^^}€rche la neue e*l puro auorto e netto 50
ìriuUi in uano l'empia morte acerba 3 1
iiy?aJlor poi s^auictna il chiaro raggio jj
'*oi che l* occhio non può comedi penfiero 50
ijj '*ofcia che fi l col nome uoflro hauete 6}
^oi che la parte men perfetta e bella 64
(^}erche fpiri con uoglte empie ^acerbe 74
jj!*o/ ch'a la patria a cui Vrancefio hauete 72,
che quel nodo che duo lufìri integri 88
(^fiangonle Mufe e uoi Vittoria fete 97
che col dotto fili candido e puro 100
^^yoichenel Tempio de la fama hanete 108
iÀ*9Ì che qual io mi uidi allhor che'l fiore m
iij
T A V O L A DELLE
Voi ch*oim lHme di ^iudttro hauete
Iti
Voi cl}€ con Lali del gtnttì dtfio
Vdlegfina gentil . che^juejìa , e quella
Voi ihe col lume di benigna f^ella
Voi che riocchtet dal fommo Padre eterno
Perche nel Tauro cento uclte e cento
VercheH cor di fenfier freddi e gelati
CANZONI.
Principe [acro il cui gran nome fuona
Perche al mjìro ualor fewpre nimica
E t E *V^,A .
Fon freno homai Ikutilio al lungo pianto 190
SONETTI.
Vesta mia fura e candida colomba ij y
V^Q«4/ for\a 0 cjual deftin lajfo mi mena 16
Quefla Donna gentil che fola è lieta 17
Qual corona Signor fuperba Koma 18 ;
QueTie purpuree rof e eh* al* Aurora 39^
Quejìi candidi augei che latte e neue 39
Quai pallide ui ole ^ amoro fe 40
QueJi* antro ofcuro oue Jouente fuole 40
Quejlo Jpe'\Kaio giogo e quejìo laccio 41
Quant*amill\ihre felle alme e lucenti 6$
Quefa faretra con gli aurati fìr ali 6s
Qui doue mefte il lor caro fetonte 88
Quando i f al/i piacer pojìo in oblio 106
Queftt arhufcei che del famofo ktlantt 109 ;.
Quejìa uirginità uerde e /aerata 11 1 y
Quando talhor con la memoria torno io;
L
119
24*
144
214
RIME DEL TASSO.
) patito s^aìlegra talma dita e gradita aj 4
I.
) ELEGIA.
; Qj/ A L nouello piactr quai fere uoglU tfz
I
i S O N •£ T T I .
ROm A fi d'alma Iddio cofl perfetta $%
^uggier che fai in foUtaria parte 55
l SONETTI.
SE* L duro fuon di quei fofptri ardenti •
Sacro arbofcel che*l glorio/o nome %
Si dolce è*l foco mio la famma heUa 19
) : Spirto che carco di uirtù ^ honore i|
I Se per Memnone tuo ti rode il core itf
Se Lodj;>uico da gli afcofì inganni xs
I ' Sacro intelletto altero , e chtaro honore x 5
t Sene l*eterna luce oue, [alito 30
r Se da Vorgoglio del gelato uerno 34
\ Se da lupo rabhwfo o da rapace 3 j
^ Superbo [cogito altiero e bel ricetto 54
? S/an de la greggia tua ungo ?a[ìore 67
) Superbo [caglio che con Pampia [fonte 74
9 Se la nebbia de [degni che [ouente 81
I SeTlatue d*oro agli tloquenti e rari 90
f Superbo colle che col manco corno 98
f Secoluoflro [auor [etto a [ereno 99
8 5*4 /■ raggi di ualor che graue e ofcura 107
i Si come 0 Dio del fonno a Uh or eh' Amore 109
9 iacro intelletto de Dìuino Amore 110
\\ Se con bufato tuo fouerchio oro-ozlio iix
Il I
i| lacra ruina chtH gran cerchio giri to^
* * ////
TAVOLA DELLE
Voi eh* ogni lume di giudi tro hauete v 1 9
Po/ c/^e con l'ali del gentil d^fìo 1 1 j
Vdlegrina gentil . chequejìa , e quella jto
Voi ììie ccl lume di benigna Hella 204^
Po/ che nccchicr dal fornmo ?adr€ eterno x^i
Cerche nel Tauro cento uclte e cento 241.
"BercheH cor di fenfier freddi e gelati 144-
CANZONI.
Trincipe /acro il cui gran nome fuona $6
Itcrche al uojlro ualor femore nimica 114
ELEGIA.
P O N freno homai ìkutilio al lungo pianto 190
SONETTI. ^
y-x Vesta mia fura e candida colomba ijf
V-^Q«^/ for\a 0 cjual dejlin laffò mi mena \^
Qjiejìa Donna gentil che fola è lieta 17
Qual corona Signor fuf>erbaKoma if^
QueTie purpuree rofe ch*a l'Aurora
Quefìt candidi auget che latte e neue ^'
Quai p<illide ui ole ^ amoro fe 40
iyueTi*antro ofcuro oue fouente fuole 40
Qutf^o fpe\\ato gio^o e cjuejìo htcao 41
Quant*a mill\iltre felle alme e lucenti 6f
Quefa faretra con gU aurati frali 6$
Qui doue mefle ti lor caro "fetonte 88
Quando i falfì piacer poflo in oblio 106
Queflt arhufcei che del famofo Atlante 109
Quefa utrgimta uerde e {aerata ut
Quando talhor con la memoria torno lof
RIMF DEL TASSO.
; Quanto s'aìlegra ^alma dita e gradita »J 4
E L E G I A.
Q^V A L nouello fiactr quai fiere uoglie t$z
ROf
S O N -E T T I.
Om A fi d'alma Iddio cofi perfetta
uggier che fai in fohtarta farle 55
SONETTI.
SE* L duro fuon di quei fofptri ardenti a
Sacro arbofcel che* l glorio/o nome %
Si dolce è*l foco mio la fiamma bella 19
Spirto che carco di uirtù ^ honore
Se per Memnone tuo ti rode il core itf
\ Se Lods}uico da gli afcofì inganni xs
1} I Sacro intelletto altero , e chiaro honore x S
\( \ Sene V eterna luce oue.falito 30
i; I Se da l* orgoglio del gelato uerno 34
iS i Se da lupo rabbtofo 0 da rapace 35
,7 Superbo fcoglio altiero e bel ricetto 5-4
Sfan de la greggia tua ungo ?uftore 67
Superbo [cogito che con ampia fronte 74
Se la nebbia de [degni che Jouente 81
SeTlatue d*oro agli eloquenti e rari 90
Superbo colle che col manco corno 98
Secol uojìro fauor [etto a [ereno 99
S*4 / raggi di ualor che graue e ofcura 107
Si corneo Dio del [onno a Uh or eh* Amore 109
Sacro intelletto de Diurno Amore 110
con bufato tuo fouerchio orqozUo 1 1.
Sacra mina cbe*l gran cerchio gin rotf
TAVOLA DELLE
Saura un puro rufcel che dolcemente ii|
Se ben f.vmofo PÒ con Vonde chiare itó
Se dopo la ji:<gwn net de gelata 217
Se quel dclte penJJer che ad hora ad hora 218
Se fra quante belleX\e altere e rare 123
Serchio gentil che con le fft^re , e cììiare 130
Se mai jempre tltuo allor caro O* amato 241
Sottra le mie glorie fe e fole 245
Saggio firittor per cut chiaro e u'iuace 249
Se piena di gentile alto defìo 249
ELEGIA.
SPIEGA le uaghe tue purpuree piume i8tf
T
S O N E T T I.
R. ben potrete Donna tir eT^^ , e torà $
Tu che le Qreche e le Latine carte 7
Tanto ^acerba ^ orgoghofa doglia 20
Torniamo a rtuedtre il nojìro So'e 1 1
Tu che con laure a tuoi dt/ìr fecondai 31
Tratto hUcoìte ti picciol legno hauea 250
, C . A N Z O N E.
Temo Donna gentil d*al\urmi in alto 1^6
SONETTI.
VELOCE Fardo mai timida fiera
Vef:g!0 Sgnor de già fmarriti honori 17
\ejiadibei fm crocidi ambe ì e fronde »9
\ aleno che ton uaghe ardue e pronie 25
\nhtrto bianco che la fronte adorna 4»
\agQ arbofecl ne le. cui liete frondt 49
Verdine
RIME DEL TASSO.
Vergine glonofa a! uago ardente 66
Voi che tutti t Jt ntier à*dlXarHi al paro 89
\aga Angiolettu a render grati e noli a uj^
r \ : ' & l^.E ,X 'V, A.
O I meco fuor de Vactjue frefihe e uiue i]r
EGLOGHE.
Vostri pan que/ìi fiori e uojìre quejìe 166
\Jcite pecorelle ì)Qr che dal corno 171
ELEGIE.
Vorrei Molino hom ai falcar quefi* onde 195
TAVOLA DEL
QVAKTO LIBRO.
SONETTI.
I P R A mai [empre It purpurea
Aurora • 24
\/;^4 Ualta dolente homat la frcn-
te 19
AlXa Tebro dolete un Maufoleo jx
Ai\r.ie gnocchi a tanta merauiglta 4^
Angloletta nel jen di Dio nudrita 4^
Angtoletta dal del quìi giù mandata 53
Alma diuina angelico intelletto €t
SONETTO.
hES p otrett con Pomòrg e co* colori %f
TAVOLA Ù ÌE % t E
S O N E T T I.
C A D E A da gli occhi belli oltra mifittà « jf
CrefcQ Cotioad ogn*hor hra e Vorgoglio
Com*ajj€ttato e laffò pellegrino j-t
chi uuol ueder quanto ptto farnaturA 58
C/?/ foìleua t annuito il mio intelletto 4t
SONETTI.
DE H perche tolto a quejlo Cielo hdHeli 14
Dotto Cultor de l^Eliconeo Monte 5;
f>a bei uoJìr*occht ond*ogn*hor cade e pione 44
Da qual Corode gli angeli più cari 54
Donna che qua/i un altro fol terreno 55*
Donne cl/andate ogn^hor liete e fuperhe 57
Donna che jour a il mortai corfo hauete $9
Donna che ricca d'ogni homr mortale 60 '
Donna real la cui uirtà infinita 6t
Donna gentil o^uaI j empii ce colomba 66
CANZONE.
Donna real de le cui lodi ti mondo 4P
SONETTI.
Esce da be' uoJìr\cchi àdhora ad hora 44
felice uoi che co duo lumi ardenti 47
Già con le chìaui ctor le porte apria tj
hlcr di uof ra uiriute oggetto degn$ iS
•RIME DEL TASSO.
SONETTI.
I
L Sol del uoflro honor donna è fi ardente 38
lo pur mUnalT^ con dedalee penne 47
SONETTI.
Y E chiome d*or che tante uohe han dato ttf
l^Largo campo dì gloria otte potrete x7
Lodamoftrare auoi non [ì cornitene 4^
m:
SONETTI.
E N r R E di cento fiumi altieri e chiari 7
• Mentre quefi'onda irata e tempeflofa 11
Mentre Germania e*l grand* Augufio armato ij
Manda Vadre del ciel fietofo in terra 5)
Mentre quefl*omhra bella che di fiori 43
Mentre ne le finefireonde rijplende 4f
Mentre Donna real the f rondi hauranno ^4
Mentre , fi come molte uolte fitole 67
SONETTI.
' O N è fra quefte feluearbor ne fronda re
Non è fi uago d^or ne di r teche 4
Nòn fol fii la fiorité e uerde J^onda 47
n;
SONETTI.
D'' intiera honefta Tempio honor ato tf
O de le ritte d*Arno altiero honore 17
O Speron dtl mio ingegno etnico duce 18
Orna a! ^ran Re de franchi in r^^r r>ua 1 9
O di Ncwe c dt l'j;>\w j ini .h.* vnrrf') jo-
T A \^ O L A DELLE
O p!t4 prefìa al predare e pm leggiera 54
odi ntme d^inregm e dmatura 36"
O miracol del mondo unico e raro 37
O VerUOrunt al htaìica e rotonda 38
O jl>eahio fin non di crijìallo frale 4*.
O miracolo raro di ìSiatura 53
O foco ineflingn^hile e uitrace • - . . ^6
OTempiod'honeflariccoefacrato ^6
O d'inuitta honejìiite altiero albergo 57
O di beltà dimna imagin uera 59
O Donna che fi Itela e fi fecura 59
O d'eterna tfirtà faceìla ardente 60
O fpecclyo di uirià clvaro e lucente 6}
O d'ogni honor celefie altera e degna 6$
O uajo di crifiallo d'Oriente 66
SONETTI.
PALLIDA Gelofia che a poco a poco n
Perche mofirar tanto ualor al mondo 31
Vofi* ha* l termine ti mondo a l'altrui glorie 61
S O N E T T I.
av i'' doue ti uago Khen piangendo porta 9
Quanta inuidta ti porto 0 bel terreno 10
Q«/ doue il del la fredda algente Stella 10
Quando l'inuido Fdto al^ la mano 31
Quefi* ombra chsgia mai noti uide il Sole 31
Quefia che co fi humìle e cofi pura $$
Quefio Donna real de uofiri honori 6}
SONETTI.
SE la memoria del pajfato bene 9
Sgombrerà Signor mio quel raggio ardente 11
R.IM E DEL TASSO.
Signor s'a quella no/Ira Uluflire , e rara 24
Spiramno le faci aurate e bionde 3® ,
Se pur non ut [degnate effer /oggetto . 48
Sfarge dal fuo bel fen la gloria uojira 6$
CANZONE.
SPOGLIATE 0 Virginelle S9
STANZE*
S E ben di none Stelle ardenti e belle i8
SONETTI.
TKofpQ per tempo 0 morte empia e predace 54.
Troppo dijìo Donna real mijprona 48
SONETTI.
VERSI ccn l*urna d^cr più de bufato 8
\drai tu ancora t miei notti lamenti 8
Ve/ che cercate i campi ampi ^ aperti 18
\iuace augel che ne 1* Arabia nafce 3 $
y^ggio talhor ufcir da he ttcjiri occhi 4J
yaga fenice che con l*alt d*cro j4
TAVOLA DEL
^IT^TO LIBICO.
SONETTI.
Pravi Giano con le chiaul d'o'
ro 18
A uolgran Sire a uoi ciré fete here^
de 58
T A V O t A D t L L t
Ah più che fcoglio dura ah più che fiera 7 j
Anima bella che coft fpedita 8,
AUhorche g Hocchi onde filea di fuor e 91
ÀI tramontar del Sol chiaro e lucente p|
AUhor che morte i duo begltoccht afiofìs 94
Allhor che più /perai di pafcer quejìi 101
STANZE.
Allhor che l'alba appar ne rOriente 107
MONETTI.
BE N ha ragion [e fi lamenta e duole f
Bew può leccel fa imperio fa fronte 18
Ben potrà un nuouo Fidia un nuouo Apelle jr
hen fapcu*ìo cì^mutdiofa e dura 45-
Bcw potrà fra le uerdi e ricchi Jponde 49
Ben moJìroH del (ahi fato empio ^ ingiujlo)
hen Tafjo mìo nemiche in del ui furo 6^'
hen a gran torto inuidiofa e dura 71
SONETTI.
CRESCA felice a lunga uita e lieta t
Cafal honor de le delfine e riue 74
Cento Vergini illuTìrt ^ altrettanti 1 6
Cappello che con Jìil canuto e raro 3 %
Cafal s* Amore il cor di ghiaccio armato 51
Cercai indarno d* inalbarmi al fegno 6%
Contile qual d^honor uano molefta 6}
chi ttuol ueder quanto più poffa Parti 7»
chi col foaue fuon Pira e Gorgoglio 76
eh' d' f^enljl p' etate emetto hc^l cort 80
titó fincr.i il ^^fpr.l t moruU
fllM E DEL TASSO.'
Centra i colpi folca de la fpietata 9f
C/;e ^icua mentre il Sol le fiaggte accende i o i
STANZE.
Cigno potrete ben bianco, e gentile ii8
SONETTI.
DO VE da rAppennin fiendendo gira tt
Dunque morte crudel fpietata morte ti
Donna che con la fronte alma , e ferena i$
Deh perche allhor che uaneggiando Amore 38
Dunque può tanto il fenfo ajpro e feuero 41
Deh perche tu cui le forelle Diue 54
Dopo tante uittorie e tanti honori $S
Deh perche quejle cure egre e molejte J9
D^un gran Torrente m fu l'herbofa riuà 7^
Doue ptu accenderai le faci fpente 84
Deh perche di feguirti a me non lice 8tf
Doue con quelle chwme aurate e bionde $t
Deh perche cofi fciolta e fi fp edita 94
Deh perche rinouelli adhora adhora 97
Dura contefa e perigltofa fanno 98
Deh perche contra l* empia inuida morte 1 00
Deh poteJ^*io come ti seggio uiua io»
CANZONE.
D V N QV E- cofi per tempo alma gentile 104
SONETTI.
ESCE da he uofìr* occhi un lume ardente j j
^fce da duo bfglioc chi adhora adhora 4 7
tcco fcefa dal cieilieta e gicconda ^0
TAVOLA DELLE
SONETTI.
FORSE Donna reale hauete a fdegno 28
Fr4 / tatui raggi de la uinà uoftra 3 5
Viera rapace mano ahi come prefta .88
"Finito hai bella donna II hreue corfi $z
Febo fe mai fteta gentile e [anta 31
SONETTI. J
GALLO Spoltra il deuer forfè mi mena ni
Gallo cui Vebg ahi concetti infpira 24
Già fcorgo fammeggiar filtra l'altiere 50
Gallo gentil de la tua Patria honore 50
Gia*ntorno al marmo che* l gran Carlo afcende ftf
Gallo io fin fatto fermo e flabtì fegno 61
Gentil coppia e del del degna di belle 66
Già mi far di fcntir qae dolci accenti 77
S O N E T T I.
HO R sterga l*AppennininJìrto al Cielo ì$
Hor con fecure e uaghe penne albata 49
Horriedeil fecol aorohora l*etate 74
SONETTI.
INVITTISSIMO Re fi uento irato 20
ìnqueftoo Dea terrena almo e fecondo 41
I» leggiadra dt donne e bella fchiera ^6
lo di quejlo famofo e facro colle 51
in qualgiro ti fj>atij anima beila 68
ìnuittifimo Ke Jplcndor de diegi 70
lnitida?arca hai pur recifoemorto 8t
U UQ cercando di dar tregua e pace S7
lo HO
RIME DEL Tasso.
io uo cercando d^afciugar queJVocchi
Io uolgo glioccJji del penfaro al Cielo $8
Io fur uorrei por freno a quei fofj^trì 99
Io iiorrei chiuder gli occhi m quefta oh* io 101
SONETTI.
LIETO colle e felice oue ì^atura 8
La nobd Quercia che colorine adombra ij
lungo l^alt/ere ^ honorate fronde 14
Val^o ualor che come un Sol ardente 16
L^rgo campo di gloria il unjiro honore 17
Le V ir amidi gli Archi e i Maufolei 30
Langue Padre del ciel langue il fojìegno 41
La bella Irene è morta è morta Irene 75
tatua faina in Oelo alma felice 77
Le perle e l'oro fi forbito e terfo 85
La^o qual uento di diletto humano 93
La faccia cui fiamma ardente e uiua 103
S O N E T T T.
MENTRE fra Valme più gradite a Dto i\
Mentre dal fuo più bel fublime colle 33
Mentre eh* io qui de la maligna e dura ji,
Mille lumi d^honor lucidi e chiari 57
Mentre Jpargean di croco e gigli e tofe 57
Mentre fi corca il Sol ne l'Occidtrtte 60
Morloppia mia tu per gìou.ir a quefia 6$
Mentre nel più bel cieU hor ti diporti 73
Molino al fuon de cui canori accenti 78
Wor/'èV foaue mio fido fifiegno 8c
S T A N E.
Mofiro m'ha Taffo ti mio Ambrofito gentile 117
TAVOLA DELLE
SONETTI.
NO N Jparge Unti fior Zefiro CUri
No» ha cotanti fiori un campo aprico
ì^on può di reo deftino oltraggio o torto 31
tanto il Hoflro buon giudi ciò intero 4»
Ko/i ptìo la mia utrtt* debile e fra'e 58
Hembofo irato uento atro , ^ ofiuro €9
SONETTI.
Vuro 0 dolce 0 fiumicel d'argento 7
O di doppio ualore adorno a paro 11
O di candido honore illuftre ejjèmpio t%
O teflimonio de gli antichi honori 14 .
O gentil ramo de la Quercia antica 19
O Jplendor uiuo de gli antichi pregi ti
O di famofiregi inclita alta 11
O fido Kcathe del pietofo Herrico it
O figlia del piacer uaga e gentile t4
O piti che*l4?el giardin di fiori e d*herha jo
O dt frutti ^ di fior ricco & adorna j7
O d'eterna beltà bel paragone jff
O bella 0 cafìa 0 d'ogni raro honore 41
O fommo honor del Lufitano Impero ft
O del mio core un tempo egro conforto 8t
Oime quegli occhi belli onde piouea 84
O bella 0 faggia 0 cafia d*ogni honore 85
O più lieue che uento 0 più che fiera 8^
Opra a tua uogUa pur faette e ftrali 9^
O prefto al dipartir tardo al ritorno 97
SONETTI.
PORTI incH 0 Signor l età e ridente 17
Po/c/4 che lieto onde fcendejìi ornato i j
RIME DEL TASSO.
face molt*anm lungo l*alte ritte ^4
f iana e fecura uia da piede humàno 6$
fonerò infermo e da maligna e dura Cj
principi lUtiJìri <J7*a la gloria bauett 67
Yer qnel fentiero oue foleui in uita 8
fortVl Troiano Enea fer torlo al rio 74
V SONETTI.
Vesto per calle ferigliofi e torto 9
K^^Ofél doue da le grani atretemfefte 10
Qual juole- auaro peìlegrin ch*mita 20
Quefta eh* al Ciel le uerdt chiome efiendt
i^uejla donnairèal dal cui ualore 3 8
Quanto piti cérco 0 de/ir foUee uano j9
Quejla degna d*hauer del mondo Impero 40
Quanto pojja ton Dio quefi^angi aletta 41
Quando da quefia o/cura ombra dt uita 4j
Qstanto ut debbe ognuno e quanto quefla 44
Quefta che breue e piana ancor ut rejìa 48
Quefta che col bel uolto almo e decoro $j
Quel che fudo già [otto l*arme alfe 55
Qttifto folti reflaua iniqua e dura 59
Quant^infufe m moli*anni infame aetoltì) 95
Qtiell* angelico wfo oue folea 99
Quallhor m Ciel dt riuederti fpero 100
Quella che da le noftre dolci rtue €4.
Quanta ragion di pianger fempre hauete 78
QuegUoccht chiari che fur proprio un fole 79
Quel fot che col fuo lume ardente e chiaro 80
SONETTO.
OTTA e caduta in terra è quella Jpeme 8j
TAVOLA DELLE
S
SONETTI.
V gli homeri portar potrà del Cielo ij
Signor trotto c ueleno af^ro e mortale ij
Sul gfogo de l'alt ffimo Apenmno 27
Si come face ^ncor che chtar^iirdenu tj
Spiego talhor perle uefifgta l'ali i8
Seguite alme gentil l'iUuJìre gloria 19
Semi preX\ate in gutfa che Col raro ,
Sparge tanti d'honor raggi ardente 34
Se quanto ti Hoftro honore illHftr^ e taro .^tf
Sotto candido uel che ricopria 47
Signor fu cfueflo Imperiale ^ alto $1
Signor fi fon^adt maligna e dura 55
Scoglio non è da le fai s'onde algenti do
Sacri intelletti a cui da Gioue è dato 6z
Strali auuentaua Amor duri e pungenti 66
Spirito illujlre a grand' imprefe nato yz
Spirito illujìre che col bel penfiero 75
Sparue ti mio Sole a me\o ti giorno e fcura
Souente uerfo ti cielo al\o ti penfiero 89
Spe[]o uolgo la uifta inferma erta io|
Se tanto fra*l mto duol grauofo e forte 111
SONETTI.
TANTE Claudio uarcate terre e mari 10
Tenera uerga de la nobil pianta 11
Troppo con uofiro d.^nno alto Signor^ > 0; .kwtS
Turbato è qucflo del [e n\a i duo lumi 45
Taffo già non ut deggta effer molefia . tjj
Troppo hai per tempo morte a noi rt tolto 89
RIME DEL T ASSO .
SONETTI.
VO L G E T Ranocchi a tanta merauiglia 29
Volgi pur lieto a la tua patria il piede 37
VagaAngeletta da l* eterno Amore 44
Viua face d^honor da i cajli ufciua 4S
Ver fi la copia cjm dal pieno corno 48
Vins*al/tn de la mia maligna e dura 54
Voi che cantando i gigmntli ardori €t
Vuota quelTurna homai effer dourehbe $0
Vo ricercando in ogm parte ou^io yi
TAVOLA DE
SALMI E D'AL-
TRE RIME SACRE.
^ T E signor a te fido conforto 4?
BENiGNissiMO Vadrc ro
t*amo to t*amo iS
CO M B uago augeìletto %
Con quai lode 0 Signore 1 6
Contajfetatacerua ogn'hor difta 20
Come timida , e fnella 2»
Com* infermo cui ardente j 7
I -px E la tua gratta il raggio a ^tJ Signore 7
J-^ Deh l'agre inferme menti 9
De/7 fra cotante mie ti
»4
4»
T A V O L A DELLE
pa quel grauofo fondo 4 g
Ecco Vadre e Signore t j
IO fi fomrìjo Motore <j
lituo aiuto 0 Signore
In quefio granile abtj]o
Mentre tace la notte ofcura algente 4»
GD I da quejlo mare
, O beati coloro
C A N Z O N E.
Odi dal cielo un grido alto e canoro 45
PERCHE fimmo Motore 4
ì'ietà Signor pi e tati 17
f erche cotante, Jpade
Wando a i corfier del Sol pongono il freno tj
>-^^«4/ tergine gentil cheH genitore 4 j
Qualhor nel cupo gorgo 43
K I T o G L I Jiomai di mano ah poco accorta 47
In' A quando Signor quefta fuiata
Stempra 0 gran Ke del Cielo
Signor col uolto adorno if
Suegliati anima trifta 38
Signor l*antico Serpe ^ 59
Se tanti a quefto ingrato f?uomo mortale 44
Suegl ati homai da quejìo lungo e rio 47
Signor il fcnfo è fi prefinte e forte 48
signor del ad qasìU fiet a infinita 4S
S
Rime del tasso.
r A V O L A D E
G L I H I N N I E
DE L' O D E.
L M A luce dtl Cielo iS
A che con tal furore no
A che fin trarne m queflo afflitto
core iij
A che fttìlar di lagrimofo hitmt>rt ijj
Ben fu barbaro Scita 91
CADE dal puro Cielo 10
Che pronti me eh* io t*habbia 0 bella Vtuajj
Crefceteouaghi fiori j8
Capeccie procellofa atra tempefla 46
chi lodurà col canto 119
E B B* I O por in oblio 19
Doue i uaghi arbofcelli 4j
Dian\i il Verno neuojo ir»
Dopo molto folcar per ? acque irate tttf
ECCO clun Oriente 7
Ecco che* l uago fiore jg
FV M I N o I facri altari I4
freme talhora il tempeftofo Ege§ ér
GL I aitar di Gigli d*oro tj
Gia*l freddo horrido uerno too
Giraldi ancor che accorto ii|
H o R che la calda State 117
D'
NE LE ODE.
L pouero VilUn c*ha Jparfo il feme 74
lllufire alma città che ne uetujìi 1 x 4
RIME DEL TASSO.
1/ cauo e faìdo ?ttio i^'^
LASCIA iicoRe [aerato 14
Le//o qui doue il Sole ^
Laffò che ouunque i lumi ^ i
Laureo da me fin amato ij7
ME N T K E co caldi faggi 21
Mentre il giogo ajpro dnra y^j.
)fàentr* Aujìro ed Aquilone cj
Magnanimo Signor l\thiero grido 98
Mentre nel campidoglio 13 r
Mentr*to poltfco e tergo t^'f
Non fempre il Cielo irat9 t6
OVast OKI felici 30
Ombre fre/chee fecreti 71
O Dea fen\alaquale 76
O gran Signor di Deb 85
O giouanette accorte 104
O ne l*ajpra tempejìa 121
PO N freno Mufa^aquel (l lungo pianto ij
?aflori ècco ì* Aurora jtf
"Boi che di uaghl fiori 41
Verche ferrante homai 6$
Vi' ima la State haurà pruine e ghiaccio 90
perche con tanto orgoglio 108
C> V A L*A V R A tanto amka ^ 69
SOVRA la uerde fponda 80
Saggio e dotto cultore 94
Scrii tor dotto e prudente lot
SeiauolubilDea n9
IL FINE DELLA TAVOLA.
3E GLI AMORI
DI M E S S E R
BERNARDO
TASSO.
LIB B^O T B^I M 0.
E' L duro fuon dì c^ue* fi"
Jpiri ardenti .
Cìiamorofo dolor trajfi
dal petto ,
lAentrc dietro al defiù
prcndea diletto
Di gir utrfando lagrime ^9
lamenti ;
on ho potuto i hegliocchi lucenti ,
che fur de* miei pcnficri unico OT^etto ,
far d*honeJìa pietà dolce ricetto ;
Ond*haueJJero tregua i mici tormenti :
Imen dimojìrera , cjual f utto mieta
Chi ne* campi d^amore ha fparfo ti femt ,
Col fero e/empio de* miei lunghi mali ;
for/e a uita più tranquilla e lieta
Volgendo l*alme altrui, e a miglior Jpeme^
V/«rà ne U memorie de* mortah .
t , L I B K O
S acro arhuficl , ch^^lglorkfo Jt^me, .,
Serbi di. lei , che nel mio CAnto imn^ro ;. , . ,
Degna non vien , che fai fremuta alloro
D^e/fer corona a le ben dotte chiame ;
T rofpo agli homeri miei fon gratti fome
Tue uere iodiyC trol^po^Jto Uticro - . . -
Da la mja,lma'j on<^io mi d^jLcioro ,
che uorrei purì^^arp ^ e non fo come ,
B en prego . S<{L ^xl^j'eì^hhia. tlamanlj^,/
Sccpra m tei ìii-^^gUy? fi ti pritt:Ugi , ^
CJ/ogn\altro j}midi il iuo TLuo gentile i,/^,
E pot che darti più famofi pr^i ,
Non po ^luejlo mio itiQolto , e baUo, £i4l(^g',
hlrneri Cincinno ^ come cofa fama* /^'f
C hiare fontane , oue nMadovna. pUcque.
Col mito MtoYÌ.Q y e Ytian gentili y e fchietU
He le tioflre gelate ^ e Ittctd^acque
Lau:irfì il uifo , e quelle perle elette :
S e de la fua bcUei^a a lei non f nacqui
Donarui qualitate ; in noi rijlrette
Serbate quella imagiije yche nacque
Vereffèr D onn a de le, più . ferfet te :
C ìyio uerro a uoi con immortale ufanl^ ;
V.nelo fpecchioAe U l}{cid\nde
V adorerò y pot che non foffo uiua •
E pre'rpjl elei , che ne ìa uojìra nua
V.tftor falc^ non ponga ,o tagli fronde ;
Nf l'acque tnrh: , u fia l'alta Jmbian\4 ,
P K I M O. j
B «wl>(? , f/;e (T'tr^al del mo/tri il cciritmo
Per ipille Jhrade -j e iron JJ?ei{ita uoh
Ki cerchi hor quefìv , hor cjuell^-ihro f oto ,
Come canoro augello e pellegrino j
I 0 pur uorrei al tuo uolo uicmo '- ^^^** '^^v'"^
Venir battendo Vali ; e ialhor "^'/©^"^^V - "
Co* chiari fttidi a tutt\tltro in'ìiMà ;
E noi confente il mio fero dejìino .
M a fé mi fianco , e s^al mio tardo ingegno
Caggion le penne ; almen con VocJ)to audace
Cerco l^orme feguir , cJ? a dietro lafìi :
E tanto ti mio lauoro ame più piace ,
Quanto de le tue fila e fatto degtto ,
che m cogliendo , ouunque uoìgi i paf^i .
A priche piagge , omhrofi calli ameni .
Ne* cjuali ti mio bel So/ uirtute infonde ,
'Bioriti lidi , chiare , e lu ci d'onde
Tutti d* Amore , e di dolce^a pieni i
h eatiuoi ,ch*ogn' hor fatti ferem
Da quelle luci a nuli* altre feconde ,
Vo/Jedete colei , che mi nafconde
il Ciclo auaro de*- maggior m'ei beni .
uanto uinufdio cofi lieta forte ,
Chexon uoi parte i fuoi dolci fenfteri
Si bella Domia , e l\ilte honefie tu '^he»
V ot del thefor , che*n lei natura acco^ He >
Krcchij e febei j ne ne gite àltcti^^ ^ \
E/ io mendicò par chcggto la rnorte'r < -
4 f L^I a o
D oue il Jìero4efio Itfpk mì mmd ^ ^ - n .^ -^r
Connien , drtù mlr^. f 4Kmt&f9 i fdpìy
E , che idritto aimtm fèretro
che foUraTmh fQtnd\é^^o'^n\ihta fma,
Hor n i ri uolge y^'yieamt Vanno ^Ha^si >
Sul cor col fivn^^^&m>»^!Ìm'jtergft^;<epÌà^\i^>'^
Senfì gm^m4.y 9>9'i^(o^.'^n irm pena ^ \ ^Cl
E ben maue^^>i tfieJ^diène. mfffr^ ^
C/;e mi^y^^^dùvu CG^im}n andare \' ^èC'
A Ima , ch*0gfiher peregrinando intornp . >^
Herc^fii: :di uinU , yé«»a , c f/.i/o>T . - •
QM4«f *er4 tr^ 7IW , e <?/ f«a fattore
hatU'ndol*alial'fin-féJlirjtorno.i
B en era tndegnut d^effèr fatto adorno • i«
tuqih -^Itptichi'H mondo y.t itAntO'hùntté-
Er^ d-ei<iiel fiìu'ljvr col tuo
P/M M^j^o fmrì:atxgtU^9^ fi)ggti^}ìo.^L \- -ìI'a^
P Hr taUm Hdp-AMmfhbaj^hxhtàflr^ - . :oiià
QMe//e luci^gfadtrarèr^ Jìor fatte £ternt.%K'^''J
ClMfkà lodnr^tivn p^-bm^i:olt<t Lauré : c- M
uoltsdj^qHeLy ClietMÈtù^^fierne, . >v : ? 2
M / r4 / ^J*^ « danni , e i dolor - noflri ,
? K 1 M $ ^
T or ben potrete Dmmtt iir«\b; e?£Tieà\ Q
Al mk caìJo ftnfier<t\ e raria Jpoglier^m%<i^
l,dfi'iar incetteì'tryrti^chemai /^o^Wsì^ì , 3
1/ cor di <^i*ddsftO j che Pìnmmora i .^iioy ■isVJ
F ar ìiot} potrete : e , benché adhormadhiÀt^s? * ^
C 'mngd rtgor a ie ^tUteuoglie i':^ - ^ m " v H
Voflro sdegtto f^ei^h iiì^Ua-niUp^it .•'i ^oilti?.
De l\i.udace peafier , che in me d 'moTS^^
N e mi torrete ìTìéti : che bella , e wua / • - -^.^v* à
In pi^g^^t mmontty m cjuMìe tronco, ^ifii-JS
Amor a gliocchi miei non ui dtfegni . ^^méi
C refchano dunque i uojlri feri /degni : s .5.:, : f
che fe f darete ben itì>to mi confume i
No» fa^ che'Udd^fio meso nm ^iun». :
A Imo Sùl^fu colctmeÀuritto ardente V) ^ c^;t; a
Apri ad ogn*bcr fereno.^ e lieto il gioftPt§ ' ^
Quando Qóllieae carro fair itorn»
Da Inodorato:, eUcido Oriente :. ^ ^
H anonrifchiarilami^ fofea-mente ^ .v <ì,j ^
Diiienebre ^ e d'horrar trjfio jòggidrm'^^i* 5 ri
Qh*m\titro òeldi fili bei raggi adorna
Lumeledonafedfchiarv'r-iMi'ente,
S cuoti atua Hogba.da;I^cmbm[a t€fYA
Vhtmidamtìe.yda-quefi^Kchi^ai
No» /gomhrerai Itt nebbfa chegU o/cura :
S e quella , cì?e tìù dùnaÀ pa&e , e guerra ,
Come f aggrada , co^ lucenti ra$
ì^onallMìTA U Hifta^^ atra^-^ ofcuTa , ••
€ ,\ L . r B R O
A ntenor mai ^ poi che i liti uermigli
Làfiio di' fahgue de la patria antica ,
No« m(k.'ira i famoft e degni figli
Vìu di baf t d-èfìri alma r^emica :
N e chi 'pitt piatto , e dritto calle pigli
Pó-r gir là sù , dou*ogfi*hmm s*ajfatica %
AccivM talnAlor fimarauigli
Vetk futura -y ai fUo bel nome amica .
R aro l\dte forelle in tìeiicona
Ornar fi chiara , honornt a fronte ;
fi dojti penfier uidero in carie .
L vdatc Ì>liìifehtognii.ugane4i4nonte
Lo SperAn-mflra , pot che*n altra parte
^arla di lui ogni g^nttl pcrfona .
D eh , perche hìorte mìa non date al f4€?o
CrcodiJ V a la mia , fc can di da , e bianca :
Ch*i4nqt{a da Loprc non fu rutta , o manca ,
Ne macchiata gi amai pur dal penficro ì
-i 0 u*amo , e fallo iddio , cì)^ altro non chero
. CheU ^ol de gli occhi uojìri ond\t la ftancà
Vita foccorra , che tra uia già manca
Sotto al pefo del duolo averòo , e fero .
D a noi nafce il mio ben , da noi il mio male :
Ne per altra giamai : portar uorrei
D^amcrofi/penfier fi graue falma .
N onl)aHqtfefi'occhi ktgr.imofl\ erei
Altra luce , altro Sol ; non haue altr^alma ,
Che uoi y ejuefio mio Corpo humano ^ e fiale .
P li I Wt 0 . 7 ^
• •^ir.tv v' i^ù ?» «s^Vù . w^r', "^'i-t'»
A M. : • t ■y::i,Q;A^^ ^ h^^'^
Per h fh-aik deliihl^fi^cnro^róU;^ }^ vft ji
E fó»,^ ai tempo , e ài fuo'fkrov t^inHolk;'i/\^rì
R. aro ,0 non inù yfiu Mrvh ;eMìt^ fiéttth i-
Mando penfieri }7Plle^rtfit'^e ^oii : : ^
A ricercar I due contrarù pfjli , '
Per ritroHàr ilhen nera , e pirfelto .
A /e //r^ j e /*m«o , e l'altro ìnchwjìro ,
Ver te renduti ili fuo prrmierG honore
Vanno , eh' ancor s'allegra Xthene , e krpin$^
A te r.'ferbaH fuo pregio m igliore
L'Arno famofo : e cjuefto ucci noflro ,
Chiatna ptr te febee il >uo dejìm» .
T u , che le Greche , e le Latine carte
Kiuolgendo , a gU ftudi intento ogn^hoYd y
Inonorato brinili hai fcelto fora
D/ cjuunto hauean di bel la miglior parti ■
% t al nohil* ingegno aggiunta Varie ,
C/;e*» te pipt^clrm cgn'ahro ilniondo honard^
Come la terra hauhor Yauonw\ e floTA^ * '/
ì^ai cofì l*opr£ tite di f ori f^arie^ . .^^ '-^'5^*^,
T al che di poefia pin nago prato ii s^^vja iom >-ì'
No;/ uede il fecol noftro ;^o U fi^T^Uey\^*^^\ <v\
che Teggon di ?dznafe^L fairo lMperós fì-^^:v\X^
D el rtììo incolto giardinx> ^ e qucjìe , e '(^ifuflmuà
s Auene fuelli ; e coi giuduio httcro . ^^ti! u*,\\k
Tronc4 quel , che non è bello ye-lodatf, • ^ •
A iiij
n f L .1} B R o
L ungo kriuè i^nn'4^renn fiume
Simili a quelle , ^tf^io fendei me fteffo-^
Cerco ^ s^intorm, dr lontano v ^ ftejfo
Vojfe U fatale ; e tim henigno lume :
E* / cor , cì)ed*ÌT err^do hauea in cofinme
Lungo queita^qttt ; anch*èi s'ittgaiwa JpeJJò |
E bc^jhe l'alma gU d/moflrÌ £jpre/}a
L *ern)r y noi crede ^ e contea il uer prefitme .
W a tofto poi , che rtceremda l*orme ,
ch'imprimer wdè a'ifiel hèato piede ,
ÌAentr'età ilc^Jaat mi» defir cortefi
N on riconofceìn lui P-ififate forme ì :
Odia a fiume ^ U riue , e. quel paefe ;
Cio ck^l fiè twXit) e quanto V occhio Htdi* .
I 0 fon sì nuei^^ rìpYùiM/r queWire^
che la mia Donm inme^ f^effo dijj>enfit ,
che fe taltfór d\ìkk pifìtade^'acceìjfik
Ve^à di dùtiar tregm almio marti ft :
N onhaTafflttrio cor tartto d'ardire y ' , i
che le dia fede ; e , mentre Urne , e penfa ,
Col dubbio , e còl timore fi^ a comptnfa y .
Tìàl j ch^io non ' prono mai uero gioire .
S \ uehtéèH piater y 6Ì radeÌ'hore\
CheH fdffoiP fet9 y el?€ ne' mià. martiri -
Uà 'fatti) fahna una frefiritta ufan^ ;
E temo , ci)' ahro^- fiuti 0- il mio dolore
ti OH produrrà , che lagrime.^' e fofj^rà :
fer eh* altro non fr ornate fa 'Jperatì\a ,
chiaro
p r:- I ^M^: a... 3 ^ /i
Z IvdYo mìo ^cl ; che t n^et-ttattuìnn horrsèkj^r ik
E le t snehr^ rìnt cal muo ra*igìù'. ■ <■. , ìf» ii u^*;^
De gli occhi alUimt : ou€*impur>(r^ittiaggmy<^
Vi z.ir fecnro a gli dmor&ft errori ; ' . \\ ^jvt
5 copri la fronte ; e moflra di het fiork\' . , ^ ,
hlnofiro u^rno un dikttafo ÌA^^gì^.tv, . ; - -
Tu aedi ben , c hoT mi jvìlen3 , h9t è^gg}^-^ ,
Ira f^sTAnTyii. y de(tr , dttbhr. y e. timori : .
M ot4Ì l'aurato- carro , e lieto torna
A f^r il. tuo oriente iìk cfuefti^coinpi ;
Oue fcn;c<i diu rtiM mn s^ag^iornét
S ; iteàrem poi ^ wui accefi lampi
far fi degli occhi tuot la terra adornA ;
h^ià^t gioir ^htncÌH ^iu fmtaiMmfi .
N on per lo corfo di (fm/l^annì a$tari ,
che portan feco la noiofa Hfta
hie per uaRe bahttar tanto romtt4 ;
C/;e non la utggia il Spi , ne la rifdxtari :
N on per incanti , o fughi d'iìerbs amatf
Si fanera giama:-q*<t'da ferita y
che: mi fece nel cor infinita
De gli ocdii , pitt cktl citi fer^i j tilfìarié
F uggu il tempo a fna mglia , e feco porti
V et die ; uenga ti crttt canuto , eifotteoi. .
bempfe un dcfio. mi farà pyroni-^' € fii0<$^:
E poi ci a, che deldolct aer^' fereno / , - vr?'
Pn«i (^ft*occhi fien languidi , epjortii
Uon farò ancor la md*aftì^ty\ih fianco
A T
IO L I 'B K O
P oi , che ^li amàfi , e r affidi torrenti
Del pianto y e V^attra calda de* fijpirf .
Le pdrok interrotte y i color /penti
E gli altri tejlimon de miei martiri ^
N on han potuto a grani ajpri tormenti
Impetrar tregua uncinane 6 \ onde rejpiri
llcor 'f: p^rd>€ fallace JJ^eme temi
D'impennar l*ali' a miei fieri deftri ?
F alfe meco lu f ughe oprafli fempre ,
Ne mai ferbajii la promefjk fede ,
Kuewa ad ingannar per lunga ufanl^ ,
P artitt homai ; che féH dolor non tempre ,
Altri non haucrà tanta pofj'anl^ ,
che ìenga Val mà m fi nòto fa fede •
C efano mio y^ttàntó pia dolce fora
A f ombra de facrati , e uerdi allori ;
Oh^acqmflar fì ]yo7rno eterni hònori ^
C 0* chiari' ingegn i far dolce dimora ,
C he qu) ; done trofèi s^ergo>ìo ogn'hora
A l\mpia motte \ oue i men feri horror i
Son membra fparie*, e tinti , e molli i fiori
Veder di fangne human o d^hcra tn hora i
Qjianto foaae più di > gigli , e rofe
Spogliar di po^fia l'antiche carie ,
T efj'endo a V altrui crìn degna corona ;
E del famojo monte d^tìelicona
Errando lieti pef leuaìli omhrofè j
Sceglier dd uero ben la miglior parte .
P R. I M O. J II a 3
M enar in parte il mio defir Ptcfi^l^-^^ ^5-$ ^^'i , n
Douei non ritronajfe tmqua il eamin^s^'^^ \%Q
Di gir a gU ouhi , tj?e per mia t/e/2WcM^ ^ I
Tanti giorni mMAn.daf t amari ye.reiii\ É
M a .Kmormisfvr^^a, O' io , chQ non^ fdpmr^u^,^
Come in fallace Jlr*id4 peUfgriuo. y
Sc« \_^ fu A fcori.i a-i^iUt- Itmg^ o uiàni t ^o-: U.
Mo«o dietro a fiioi piedi ì paj^tmiei^f^z\^i-\ii{\Q
E bencJje [eco pinccrufe tsmpo yy-^^^^^^^
VortaJJl' ::n ,giorno.t?^Hefie.ardentri»(ì^Ui^ tVk
Kcn- fif.'.o l*ali fue ticloci ; o prcfie j
P erche poco po slar ,che tion fi [poghi^y - i'^vj.
Vanimk , ché^l dolor circonda , 0* uefte 5 * /,
Vlbtn , che^kerTk poi , mn fia ptr^ap9, ,' 'r
C orno al fiorir .del giofi€?f etto Aprile
Kide la tèrra i£ ^5^^ le fjjuEe h^erbofi
hìofiran h j^it^lk i^caUt rugiadsje .
Già covfiirfsMQ- ti ghiaccio pi grò. ^ t mi ;
C ofidapoi ^ths n ojiefiQ fiato htmiU ■
Ti m<i:id}>Addio , scambi ^ g-iglt rofs
SpaTfji:finetìa:JHÌYt rV , chen té ':>\ìjhfi' ,
. ; Quaì^du ifcefc Ja' 6^ ì Wxhna gentile ;
T al , che nel tjicndo Irim-anera eter na
Fanno le lodi tiie Per tHtt-o ' fij.>arte , >
Sen'^a t^aer del freddo Verno oltraggia:
E fin , c/;^ g irerà rota [tiptYna
\iurai ne le felici , e dotte carH ,
Chaur.w de* fiori t noi perpetua maggio .
A -vy
f t L I h K O 7
P on giù leggiadra Doma i panni aUegri ,
Le perle , l*oJlro , le ghirlande , e f fiori j
Ne più corona le tue tempie honoriy
ÌAa uejli ti cor di penfter triftt ^ ^ egri j
X fregi tuoi Jian tutti o/curt j e negri ;
Le ,ftan\e, i piu ripojli , e ciechi horrorii
Togli a le chiome tue gii. u fati honort j
inortal gioia homai più ti rallegri .
W ori^è colui , che nel tuo grembo afitfo
t> gli angeli dal ael fcender a uolo
Al fùon de dolci fuoi dtuini accenti :
S pargi mefta di fiori il marmo : e fifo
. Mirando il del , de* tuoi giufli lamenti
yadoH li uoci a l*Hno > e a l* altro polo .
O fi'tiri , ombro fi , efolitari* hofrorl
\o cercandolo co* ptt lafii , ^ infermi ;
E / piujeluaggi luoghi , incolti , et hermi
Ver farli /ecretart a' miei dolori:
E talhor con gene brt , e con allori ;
Con fiere , e con augelli int enti e fermi
Col Umentar cerco dtfefe , » fc hermi
A miei sì lunghi , e per igltojl errori .
P iena sì di pittate ho Vana vitorno ,
Che meco piagne ; e fol de miei tnartiri
Sofpira il del ^ ma chi ucrrei noi (ente :
P otejì'ip almeno a tanto un lieto giorni
Sederle , e ca^focofi miei fcjj^/ri
Scaldarle il petto , e la gelata menti .
T K! I ^^M*? - t | > '
é") donna del mio <Qr fila radke't '
Ver cui cotante carte bagno , e ueirgo i
O di nera uirttte£ intero albergo^ l
Sola ntl noftro del Leila Ventre j
• 0 fregw diualor yth^ poi felice
B^ender ogni alma , a te m*inal\o , ^ erg^
i Con la mente , e -ed cer <y uoìgendò il tergo
I A tutto qu^l j c'hùam d^altrui firiue , ^ dtce t
5, JL te dono i fenfieri ; a te gh incìyicfiri ;
che fe non fin, ejuai* tttmmerto è degno >
Son di mia intera fe fècuro pegno ; ''-'^ \
i ìì e fia ch*aimondo^lvuo uolernon moftfi t}""'- ^. ^
Che perche al hetdefio manchi L'tngegm , ;
Uranno atmen g th*tB^ l*ami i aperto Jegn§ •
Qjtejlamia pifra ; t candida colomba ,
che con tait di gloria in dito uola
Ver qxffia cielo , e pellegrina , fil^'
Ode fonar per lei più d'una tromba .
id / trahe talhor da VamoYofa tomba ,
Oue morto, giaceua^ e mi con fola
Htr con un guardo , lyorx'on una parola^
che dolce nel mio cor fempre rimbomba •
O parolettt accorte , o lieta Jguardo
Vofjente dt cangiar siato y e uént.ura ;
E a l^ empia Morte tor Parme dt mano ;
O uolto y oue mirando agghiaccio , ^ 'ardp >
Vrendete del mto mal cotanta cura ,
C///0 non foj^irt eternamente inuano»^
G entile almo tjrren , cJieH manco lato
Del Re de gli aUn /itimi orni , ^ honori ;
Dflwe con hon e fik leggiadri amori ^
Tratta» con lali ilcieLtranquillo , e grato;
E. i manti adieùro ychv cortefe fato
Ti Uoni Interna piice r.€ ueri honori ;
?hna ogni piaggia yOgm tua riua ^ e prato :
F refca ragiadiit Jaz'^ bruma , o gelo
Dtì l^arior. pur allieta ogn^hor dtfcendà ;
E facdj{Pité perpeina f riiìiaucra ;
I oti pur lafcio , e Come uuole il cielo ,
Lunge dal ben de la mia luce nera ^
Vor^^è^ che mal mio grado il camin preiiét ^^Z
D unque fe fempre il cor ni arde, ^ agghtàUh'
Credei Amor • fe uelenofi uermi
Biodonlirogn'*I}or , fen'^a ^oter dolermi ^
Volete pur clxtiimora amand:> , e taccia ?
S* io celo il dttol ^ che feramente abbraccia
Vanima^rjfzay e i miei pen fieri infermi ;
Voi^ftol uedete ; 0nd*!o ììon trono fchermi
Contta lm , che mi fere , .e non min accia.,
Q mi maggìoìr pena yo pia certo morire ,
che U fà-ntna portar nufcojta in feno ;
Ne patir fi- doler del fuo munire f
I 0 fentodeniro al cor Tempio Heleno \
E noi fj-i}pata , accio noi poffk drre .
VoìHte'k la, ndu li:i<r>ta un duro freno •
\ en detirejii fin ricco andarne aI mare
O Bie de gli altri Jìumt -, e col mio pianto ,
Uentr*io fu acque tue piangendo canto ,
Varie di dolci e frefce , ardenti , e amate %
j en deueria le più ferene , e chiare
farti del cielo ; t?7 /ho più puro mant9
Vaura de miei fofpir caldi , cìia canto
Spargo le riue tue uerdi , turbate .
N on c alcun fior ne la (inijìra Jponda
Del tuo bel corno , ou*è l*alta mia J}>ene,
Cjiye per pietate il mio morir non brami :
N e ppfce akun.nelatuatorb!à*onda%
Ne uago augello in quefli uerdi rami ,
Cut non increfcan le mte graui pene*
V eloee VArdo mai timida fiera
Non ftgu) sì leggero , e sì jpedit9 ,
Come SòrafiXo tu pronto , ^ ardito
SeguiChai'la uirtìi perfetta , e nera ;
H or ìli Li dotta ^ e pellegrina fihiera
Di quelli , che d*allór facro , e gradito
Cingon le terripie , ii bel colle [alito
Cerchi dt far , che'l nome tuo non pera i
E je la Purt.i a la tua fama amica
V allunga tanto lo Jìamè fatale ,
che ceda l'età uerde a la matura ;
T olto l*honor ad ogni pènna antica
In più falde opre ajfai , che di fcuIturM ,
lAarcoantonio mtttM chiaro , e immortàtt •
I <r i 1 B R. ' o
G ia iiien t^étìt ^dye uirf ù ' mflé ^ è hoftore ,
E fa feiijìer cangiar fpfijo eiiefìrr ^
E gli amhrojl min hn^/h: /y:s/i 'tri
Vi trdlft':eno ognfwr per gh occìn fuore %
N e ance? ^j)cr mnà y aj :ih
Harier taiJta pìcth àp' rniei 'fofjr.ri
ChVJm. ne un gì or ito fol lieto rej^iti
Queflù nifo lapth \ àngofciofo core :
K e fo perche piti tarò , o fcrch*ajketti'
Vn piacer ddlt Jpehie Jìlontàno,
che non U4ggÌ4mgé d rtiro penfterù à pena.
V hora è borriti' tarda; e chi /èco ne rh^na ,
D/ fornir il c^min par , che s*ajfrettì , .
Tal ,'éf7'efia l'^ajperìdr faikci penano ->
Q^d forila , &cjudì Uéflin ( taffb ) mi mena
Agliocchì , doti^ogn^hor crefce il mio male ;
D4 CHI ftfggir y 0 contraJLir non uale ,
Con coftdiiro morfo Amor m*ajfrena f
L a/fj , fercUafcoltUo d*n^a Sirena
Il dolce canto , che cruda m'affale
Tojlo , che dorme q^ieflo flirto frate ;
ÌL*l [angue fugge fuor per o^nt uena ?
1* uolontario corro a In mia morte ;
£ ji come animai itago di lume ,
\olo ne gliocchi , oue m^mcen io , fp* ard0m
N emi pojjò ritrar ; che per coj^^-me
Mi ui c&nduce la mia fera forte
£l iQ fonof a fttggir infermo i e tardo .
Quefia
P R I -M O. 17
, . uejìa Donna gentil , che fola , e ìieta
Di tante m^rauiglie haH mondo adorno :
E nel pi té ofittro , e fm turbato giorm
Sgombra le nebbie , e le temfefle accheta ;
D temmi in forte il benigno mio Pianeta
Accio che l cor ^ ch*era chiufo d*intorna
Da penjter JmJÌì ya più dolce foggiorno
lErgefì , ^ a più eccel/a , e degna meta :
- S ia benedetto il dì , che gliocchi aperfi
in quella chiara luce i e benedetto ,
Quam'amaro . per lei giaipai fofferjiy
fi enedette, le. lagtme , cheH petto
fan Jpe/Ji^molle , e gli amorpfi uer/t ,
Chedf Jèmpr^Jioporarla hanno diUtt$^
T egghSlgner de*gU /marrhifjonort
La beUihDoma ancor ricca, ^altera
Sott 0 tif(i fcorta. : e tit ornar quaVera
La c7)wma deg}^(!.de* fa<:rati alLri :
E le Hinfe lì^ìLiTo i lìct/t fiari
Lafiiando a4^ ieto , la perduta fchiera
Viang^rMs figli i e Jago , Utln , Uera
•. Kitener . per timor gli ufat i errori .
y Adige , // Te tir e , il ?o , l'Adda , e'I Teftnè
Di fmeraUi coprir le uaghe Jponde ^
VerrQotonar la tua uittrice chioma ;
k perche Guido poggi al c:el utcino ,
Sonar il Vaticano ; e d^oro , e frond$
ìr/ent più che rnaì fuperha Homj .
f 8 L I B ,R * O
«uJ caro7;4 Si^^w^jf fitf^grba HLóma
Ti donnrh y fi i trìanfanti aliori^
Le querele , i mirù , legt'anirrne , e git oti
Ornat^hdM giah ti^^^
V>\ hauer Germ.aua , e Stfagnai uint^ , e doma
M ^ggior trofei y e. piK pregi citi honori
Affetta ti crine tuo : che fronde , e fori
Son focìf pregio a co fi degna fama:
M a tdeggio il cielo al tuo ualor cortefe
Coronarti di Tielle , e farti tale ,
Cbe*l mondo inchini , oue uefiigio Jlampi .
E con famof ? , O* honorate fiale
Viua faliru ^e* celefti campi ;
hlafeiàr di HÌrtA fatile acc$ji*
H or , c&e uoflrit umk Donna reale
Ha per Pirata mar fiotto la barca
De uofiri facri honor gran tempo catca ,
\icina al degno lito almo , e fatale j
V eggioì^apoli uafira il trionfale
Suo crine ornarfi y e di gran pena fcarcd
Keiider gratie acolui , cl/è fol tAonarca ,
Lieta cpn purg incenfo orieatah :
C hìudete homai U mia , e*/ fido porto
prendete , le crudeh empie procelle
Del mar ^elfxmdo ^ ^ ogni fero uento j
N e pti* temete alcup oltraggio y o torto
De la f ortuna ; che benigne Tielle
fdtan ^ofirifj^ejj^^ li^^if^ & contento *
P R I M O 15
-r ejitt di bei fmerMi ambe le Jponde
Il fgltuol di Renaco - eH fuo bel letto
Ornt d* arena d* oro ', a dtlettò
Scher'Xin le ^tiife jue per le Chinr^ondt :
i * antiqua Manto di pregiata fronde
Si cinga ti crine ; e con ccrtefe affetto
Kl\ajtd9 gli occhi al cielo , è rintellettv ,
Kenda gratie alSignor', ch'ini s*a/conde r
Z h'unqua fi caro don , fi ricco pegno
^on diede a noi in qnàl fi UogUa etode ;
Ne mai fi chiaro Jol uide la terra .
3 iulia fia tioflra Dònna ^ in etti fi fetta
Quel.che d'eterno honor po far Vhmm degnò*
0 felici , btatt ^ alm^ tònirad»<t
Sì dolce 1*1 focomk ,ùt famma betta $
Sì gentile il penfiero , alto ti defire ,
J che bencìte mille mite il dì morire
! Ui sforai lamia fera iniqttaTéella:
ìV alta cagion , eh* a lamentar m*appeUa ,
Va dolce ti fel de Pemfyia mio martire ,
1 Dolce ti pianger 0gn*hor , dolce il tetnguirè ,
^Igf^ gridando in quefia patte , cVigièeflift
D ohe fiamma^dUmor j foco f&aut, ' -
I che cofi dolcemente ardi aUanÌf>i
I Lo jpirtù d* altro ben' fdtgnofo ^ e fichi U9l
B emdetto fia'ì dì , che i chiari lampi ,
M'enh-ar per gU occhi al ctyr noi(rfo, egraui |
/ 1 che prima non fui mài lieto, m uiuo •
%o , t f: B: R
C osìhreueè'l piacer^ , est fagace^ '1
QofiUngQ il dolore , e sì mortale ,
Che l^ufato conforto hamai mn «aU
Donna ^I mio cor ^ che fl confurnSy e tact l (ft
M a molto non andrem c*k4^remo pace ' v>. » v .
Scarclitda queflo pefòhnmanù ^ e frale<i*'!- ^*
E Jìa /pentoli diflo , d/ogn'hor m^affàt^^-^^
E con la uitaf amorofa face ; v • ?1 .il.
F orfc , eh* accorta poi de uo/ìri danni ,
Tardi ^direte^o mio fedele amico ,
chi da me li fcompagna , e mi ti toglie ^
M a non /ìa a tempo ^ che V acerbe doglie : " V
Mqri*hautt^ /pente ^ e gli amoro/i inganni ^
Cofi Amor iett4^ ^ i» fhmgendù il dioù » ^ -
T énhVacerhAy tifdtigoJtiùfu dùgVit ^
Queflo mifera cor circonda i e ferra g
che de la lunga , ^ amoro/k gMrra
Hanrk motte di me r.ubma /pcglia :
C efi fia /penta quell'antica mglia ,
Che^n sì giouene età lafjo m*att€rra ; .
E fepolto farà meco fotterra
Il peinfler y che di uos fempre m*imoglÌ4 :
O dolce fine , o benedetto giorno , .
Vltimo a quejìi amari , e doloro fti
E priipp a pfH felice , e lieta uita :
W ar nel career terreno ancor foggioma
Vo ra peggio ; che Va Ima mdt partita ,
hltroue forfè boMrh ueri Ytpofl .
P no 1,^M O. tt
pmiamo a riuedere tlnofirù SoU
Occhi mici lafìi , eia tua ^hria Amore ;
La Donna à honMa piena , e tthoncre ,
che fa de miei fenfier ;tùm*eUa ffOÌe i
orniamo a udir rangelhh^ fdrèle
Orecchie ;e f iedi almjh^vfnt^^^^^
Torniamo mjieme a nucdere A \)^^^^ '»A
che del noflro tardar forfè fidtàdè'^^ ^ ^«^"^
ofio uedreifì cfueile luci' ^rewièy- v ' ^ *
eh* a la Jiradad' J7i>mr mi furan f * ^
Tutre di ^ratia ^ e di d^ke^af ién^r '-^^ ■
ojlo uedrem la nofiradatte morte , ^ *
CJMmidendoue agn*har itim oe tieni '
Co/? pM fehcti^je rifo/itm fmM*
M/tf riue , ffuktmfkcln famH
La Ke^ina del Vo inalba ti crini ^
Deledokiam&rofémreruine :
F/i/e confentf4ye demiei lunghi' affanni ;
0 nWo 4 «0/ , m i lunga <or^ d*anni
lìApotut[Q\lemglie''aàmianiinc:'
Intenerire , o coprir -dt pruine^
QueE*4td^te de/lcf prmtv a ét rei danni ^ -
e fole y de le luci altere e Mare \
Vale quali imparai che cofaiJ}ónor0,
GodeTie un tempo y e me ne fi^fU^am^^
l or mi fura tantOi^prtefe^Améfgv • c> • Vv,,
d/to le C9ntemplff 6 che dà loro. import
la uia d*ufcir di^vofi^lunp ^rrpre.
it L I B K O
F ondulo , fe (Tamor lealtà radice
E* dolce ; on^auien poi che fiutto amaro i
Traduce ? io*l fo , eh* a le mie fpe/e imparo À
Come dt Kjn piacer doglia fi elice : 1
Q ual ttelenofa terra , empia nutrice ,
La dolce A^a le toglie : o a ual audro
Cielo ; quai sìelle ftit , che la temprato
D*ajJèntjo , e fel per farmi (orme) infelice ,
C cme da madre pia fi crudo figlio
Nafce ? ci?* ofinro fior da uago Tielo ^
E da lieta cagirn fi fieri danni ?
D limiti prego ; e*n fi grano fi affanni ,
CJh mi firuggono ti cor , dammi confìgUo
Togliendò 4 gli occhi miei l^ofiuro uelo .
I / Teure piange il già perduto Jronort
Con la fua Donna , e ne Vherhofo letto ,
Le mefle Ntnfe fanno molle il petto
Ve rhumor , che dal cor sitila il dolore ;
L a Kotte tolto al fuo fratello thore
Più non'ritornd nel tartareo tetto :
E morte più che mai prende diletto ,
D; mandar Cahie del fuo career fuote ,
C /;/ di quefla fi lagna , e chi di fine
pronta a' fuoì danni ; e*l concento tale ,
Qual nel regno di Dite udir fi fuo le i
E tro midcgl:o di due lue i fo 'e
Girolàfi^y che fan yrteco immortale
La pena mia \ 'e'U mfe gioie corte .
; pirto , (:ì;e carco^di uiriù^ ,.f d^fwnore ,
Qua-nd'eri d mondo più ^r.xdtto , e caro ,
Vul\(i_pi ^ itolo ; e dou*el del più chiaro ,
hfifo , ni Iti il uan nettar de CÌjo re ;
'guanto fi: mai di bel ^atur.a , e Amore
Teca portajlt ; e di tue gratie ^waro ,
Nulla di ^pellegr iti , leggi ndrq ^ e raro
Vafcmjli a noi , ma fot pia}7to , e dolore ;
P oi quello Ijaurai dt tue uirtuti.adoniQ ,
Mira tallìor qua giìp , come ft eterni
Ver te ne ìalme un martir empio ,]e fjauc :
E mojìrando la u<a da farne eterni ^ , ^
Se-cofa non è qui yche pif*}*aggrafie ^
Kiedi a portarne il 5>o/ ferduto , e*^ giorno
D eh for^i Apollo ^ e di qupJPcmhre fJ'O^^lid
La Terra ììcmai , e di notturni horror t ;
E le luci La <ii di te minori
Altra farle del mondo a fe rat cogli a :
A ff retta Vhore , che con l'aurea fpogha
Ti menino i cor fi eri ; e i ìioui alberi
Copri colinone , e co' raggi migliori
Tra* di tenebre il mondo , // cor di doglia ^
C h^a Papparir del matutmo raggio
Mouero u^rfo lei , f/;t 7 cor defia
I pie , che far non fanno altro ^^^ggio •
D eh forgi o Sol , ch'andremo in compagnia ^
Tu per render più bello il nouo maggiff :
Et io per riueder la Donpa mia *
»4 t I B R O
f ortata hauea Triton tranquilla oliua
A l*onde (alfe , oue'l mar d* Adria freme j
E con le Ninfe a lui compagne infteme
Sedea ne la fiorita , e uerde riua j
E diceano cantando , anima prtua
Di terresti fenfieri ; unica Jpeme
Di quejlt lidi , cììogn'un'ama , e teme,
Degtìo folo per cui ft canti, è firiua.
T irin le Varche lo tuo Tiame tanto ,
che la bianca uHchieXX^ a noi ti ferie
De* f iu pregiati honor la fronte adorno |
C ofidi uaghi fior Jpogliate Pherbe
Sparfero Varia , e raddoppiare il canto ;
£ Vahrio fonar l'acque dintorno .
C ome fido animai yclì al fiso Signore
Venut*è in odio , hora fi fugge , hor riede
E feben fero grido , o uerga il fede ,
"Non uorria ujcir deldAce albergo fuore |
P oi che per fame fi languì fce , e more ,
sformato , uolge in altra parte il piede :
E , doue cibo troua , iui fi fiede ,
Cangiando col nouello il utcchio amore:
C OS* io temendo di Madonna Vire ,
Trillo fi*ggo 3 e ritorno , ^ importuna
Cheg^io a la ftta pietate humile aita ;
£ t ella e forda ; ond^io per non perire
So in altra parte pouere! digiuno
Vrocacctando foccorfi a la mìa uita *
Zen
PRIMO. is
^ É en poffh Iwmat con le man giunte al cielo
Signor erger la uoce , e l*tntelIetto ,
E render gratta a te , che' L nodo slretto ,
lidi jctolto , e tolto da queTi'occhi ti uelo :
' " $ fent'è gta in tutto l*aniorofi \elo ,
che* a gli ardenti dcjJr rni j'e /oggetto ;
E di nani penfJer f^urgato ^ e netto ,
Kon prono a noglia altrui pm caldo ,oge
' C onjeruami ti prego in queflo siato
Sì j che fecuro de l* eterno danno
\ada a Lt fin del camm afpro , e rio ;
C ì)e'l trentefimoter\o anno è già entrato
De la mia etate j & io , la/Jo m'enuio
\erfo la morte , e7 comttn nojìro affanno.
V alerìo , che con uoglie ardite , e pronte
I pu^^i raddoppiando al tuo pen fìtto ,
i . per lo pili corto , e Ipedtto fentitro
[ Salifti l'alto , e gloriofo monte ;
f. del facrato attor cinto la fronte
V\or.i col !\\antouano , hor con i lo.nero
Vhore difj^cnft ; con gindicic intero
Tat t'hai le lodi tue Jcr/iiendo conte ;
M osiramt , com*io pojja a morie auara
Tormi dtmano , lodate carte
\iuer al par de le future genti ;
E da l'orme del uolgo » a miglior parte
Volgerti pi} : doue l\- terna , e chiara
\tta , non turbiu n^rt , e mori al h [t ,
tdr :L f R : O
S e pen^trrmon^ Mù H rodt il cpi^h , .
Antera la fieta » c^e ^wi/ iv!^*; ' ^ a
Allhor., cIj^ féììTijet'b^ tagiado/è ■ ^ r ^
T raggia più tofto dtiujato fmf& i h*-!\^-^
ìLgéorm y<he gruniempo è effe ^afinfè^
E coronntadi f^rpttrse réifèz^ , • ,
S^ow^r^t UnMhtdeijnpii ^fioJrorrorei-
N e tardar più ^^?e .fi n^andremo infieme
Tu ffftyfaz d*^Ua luce i poggi adorni f
Et io p€t^ riueder Palmo mio fole :
C ofi, ponga in oblio quel ^ che ti preme ^
Cefalo la -fita Vrocrj , € tcco torni
A partir i pjenfati , €Ìe .par^U «
$ e , tiìdoulco^ y da gli afe ofi inganni .
Deitempo attaro l buom foi fi difende
Co* chiari imhioftri ; e a morte fi tonteride
Sol jcon quefi* armi t /uoi graui daHài
P €rch*a tingegnù tuo /piegando i uantw '^^ ^
vNa« ttolt ardtto là , dout fi accende^ -^^^
Ogniun di uiua gloria ? otte fi prettd^^^- ^
V tta importai fott'a terrefiri panni »
H ai pur Umufi arni JiC y e già lechJàmm t--
VIm cinto Apollo del fuo uerde atiorà^4^tp
Et a pregio maggiore anco ti chiama ^ , fc<l
S crim dunque ; che marmi e Tiatue d'orò ''s^
ConfumangU anni ; e fil rimane il homé>
Vtuo contra hr uoglia ttncQr f^r- fama *
A Ima , che*ognÌ defir baffo , e mortala - -
Difgombrando del f^ggfo , ^ dotto pm^.
Mandi il tm feRegrme altomttìletto ^'À'^y
Là , d(>ue ingégno ìmmàn di rado fidf
i C afelio il frutto nm cadtKo j o frale
Mieti de tmi he Badi , e al ben perfetto^^
ignudo di penfier uik j nègletto à _
Caminando tt faixhiaro i immort'alt p -:^
I ode le lunghe mie gr aut. f^tclyi
feltro non colfi mai , cì?e doglie acerbe
Corto piacer , Jpeme fallace mna :
f ai c*!fai le Mtèje più d*ogn*ahro amiche
Co* detti tuoi le mie praghe rifana *
Sì , che'l graut dolor fi difac^rhév < >
G ia*l decimi anno a miei fof}»r uien meno # <
Et fa più lieue corro al giorno «ftremo ,
^ A cm filo penfando agghiaccio f etrentei
^^^ÌMerti notori e d'error graui pieno
A ri*ho mn fol y ma incenerito ti feito
Sen"^' alcun frutto y e di peggto ancor nmoi
Cketnon è qud dejìre in parte fcemo »
Alqnalnon poffo por legge ; ne fren9 *\ *
M atm Signor , al cui uohr foggi acè
Qtianto s'opra cjuà giù , ptetofo /gombrd
Di fi uani penfier <fuefla rea (alma ;
C he fenXa // tuo ualor , haurà la palma
Ui me*l nemico mio ; che fi rapace ■
' V alme d* eterna , ^ atr^t notte ingombri .
1% LIBRO
D al primter di. , ch^iù uidi r Utmi Hòfhh -
Ne per mojìrarm di/de^hofa ^ è fchiuà ^
Canq^iAT j^o irete mi JoÌ de f€n{t£f nofi'ri \
T ejì munto : fi^rt v^lt Jhurfi mchicjìri ^
Uii^ HKitì ran f>er maiti temjfi u:ua ;
E fé hjiiSfru dhtm<fr ridimi mn pnm >
M/ datf-,d^,m'ii\fisd^ tm^^a mer^ed&y ^.
y iig^i^/em!iiUm i ^ro dì:' miei tarniét^ÙJ ^ '
M a ai%en diraftmJe,.futi*X€ 'g€ntt ,^ u
hmanUi fiM\ jedt^ii.v uede x '
Ne DoiUi^k^j^^i'X^hdil jntmt U terra * v.
S acro ìntelìeUct y alierO yje chiaro honore
D'Adna f é d' tnttt^ ùef Latmt campi ; ^
che del tuo gv<m ualor co' naght lampi - ? *
Via p-t^:4'og^*W^tyo ti féool mfiro honort>:
D eirno /aio , a cht- fi/npr^ aprtno l'ìrdre
ìte^hgivmt:$ <i C(it U 'f^ma'Siiimpi
"Eterne lodi i,acau*I tuo nome [campi
Udì fol/H-deltf^mpQ etnpftf furore ;
R aro M inegia a)ido \fttpiiha ; e IteUt
D'h4M6r ira fm l'armt , cc^ifonfiglit
Alma fi franila todt oltraggi , t^anni
L oda?atti4,.f*du^ iLiHoMtaneta y ' -
C he Cora e U<y4, dt è fi- Hegito^ fig l*o ,
P R l M O. 1^
D eli perche mìH''f<)jìUtf. MàdmtM disarmi
aI par de uoflrt ìionót con cfuefl^ii^^^egno j
E dindo dt mUzfif^ttondegger p^ntio
Tale yCjmth fon^mfite\ d uói mojìrarnn :
M d s'eriron tr.ùpjy\ ,^^io fnntoìetfntmi- '
No n pofi fin sa più ; 'e\ gif ni fègno' i
Colpa di né ; cì/agymo t^f» d^^^nò' ^«
Dal mia ardente dejw' fat-e'-f^ V
$* 10 non ,potrv cm t]uejì.) ii:ic(>k^^^
TeneruiMiua ,^ e prHriOCÌàXtH''h^fhti^i'' '^^
V n teflrmcmn al^nm jnr 'a nùn'tìiie ^
De fede , e del mìo p'ir^o coYe f
E r// wc;« fapere io mi ucf^ffgnà . ^ - '
AL CAVALIER. DE
GLI OBICI*
OD I doppio ualor JJ?irito chinfo^
che /* erto colie a co fi hiugo pafj'o
Saliftì di ttirtute , et hor non ìajjò
Tocchi la meta , ou*ancor p<Khi dndiirt>. ;
% pirto y ch\ilciel co\facri hcuori^t pniS)
X*al\i . gh Imviani ertvr lafciandòYt 'ba/Jo
E d*altì^o fti , che di [colpito fa.Jjò • - •
Al fecondo morir fcl?erma ^ e rtpAto i-
A pr ino liete ti n Iorio fc monti
Le compilarne W \paMo , e ài tifi} hei cfine
Voteci an di uerde ailor «ti 54 c&rond ;
E* ntaghno Gafpdrro onduli ^ e^ pronte
i \n coft falde tempre adamantina ,
che uiua itgritiUneHtt m HcI/qì^-ì u .
ft li)
r
3 9 X I B ^ R O
^ M. f A N^T O N B ^ OfC^ It D O,? '
J ;■ 'i ; • ■. Jr--.
SS «e reterna I/Hé y cue [alito % h xi ì r:'| f
Sei undi) , e ^c^f e o terrena «kJ^irV > 3 ^
Brpc4r<ia i/ rimembrar mn ti fi toglie-^^^
Di for^ Chi y foftt.(fi^t cara) €^:^f!adita'^~^
Loco del del, che i. pit* frfgmti accxfglkii^^
t> hcro di penjìer , fcaw dt^oglie ^ - ^
Ti godrd^uìK f Ucer uero tnfimtO i :
M ira astante Ur tue , oHe il mar fremè • ; ' i
D'Adria : e ttedrai ca/i uefteì>fcura ^ e nigré
Dotta fihiera , ette te thjarnando flange %
E com*in legna apertp y/tUlm che frange^ i
Pttt l mnto laonde ^ fenl^akuu-t fftemt .
!^tar col cor., con ia ment? m^mct ^itgrà •
A L M € n B S I M O.
NE L uago ApYilde Utua. iterdeetdtéy ^
Sciolto ignuda del corporeo mant&', %
Brocardo , noi lanciando in doglia, e « f i.(tìft§
Se^fjli al ciel tra l\inmie beate ; ...
E con quelk pii4 pure aj^io più grate 2
Il primo forfè , al miglior Jpirto 41 e4nf9 «
Mietine gli occhi ,t nel belaolt^ Ja^lmt^
, ./^rHttf gentJldel'altAttiabontate^
te cantando ^. fojLria^^li elem..
Kendono honar ; eie tus.dott^ chioma
Coronati 4\altrii , che di fiori , e fronde e
Qj<z duolfi jfl duo mondo. t O" pitt^gon Inondi J
D' A|r/4 , e c^uMì tfanoi fin pt^n perfetti |
Chiamatf^d^ fiorir a^ìd^^ bd npme • ;
T A M 1 R T I L L A.
IyER CHE ia neue-i e*l jmrà mófiò, i nettà
- ^agfii di pianto : e con dó^liofi accènti '*
Vercuoti d'ogrì^imoi^m l*4f}a\ e f uénìf -^'
I Cjnamando lui y the fu quìi già pérfettì»*
À L afciando ti mondo pojéèto , e ft^kftè '
' $altt*è m ciel trale-hiate genti $
Oue nel fimmo ben Co* lumi iHtenti ^ '
?afie il dtuim fuoclfi(iro inteUeitò .
N on far ^Untila a l*mreo crine oltraggiai
T4 » yiue Ueto^il Bracar do apfYtffò a Dio j
Doue riìore dijpenfa in miglior tifi%
\\ ^ glt occhr y che fn qui fin fiati chiujt ,
fi f erti ha sì yche , com*un Sol col raggio %
u .tfenfiantmadicelefieahodijlo»
A M. t V 1 G I P il I V L L I.
PR f V L L i in unno Venipia morte acerhà
?iagni del tuo ^rocardo ; e*l fero fatò ;
* ^ ^76 dì fi ricco pegno ha noi prittaté
Accufi\ eHcìel , che i men famoft fefhsi
? $ e la Varca fi cruda, € fi fiiperba
i ' j Lo Tiame de (a uita ha a lui troncàtó ;
Evòlto a mei^o Aprii del mondJn/pratf •
Gli honoiri faòi , ancor hi- fiore \ c*/ì hefba ^
: T u , che ptfof coirlo ?irl candido furo '
Torló 'di mano a chr a nulVhuùni perdona ,
Spiega Wilte fue lodi iti dotit 'tanè , *
1/ ' Sycriu(^t chiaria Valer to : e*i cdfodufo i
ì| ik^^fiang(mÌeìAufe ; édé larii^^^
La Ml^ ìh^atHitfi i>) ^)«^i: ; '^^
B iiii
t i B R. O
A M. ANTONIO B O C A R D O .
TV, che con laure a tuoi defìr feconde
Solùrit^hui queflo niiir carco d'hcnore ,
Tra que^j pirli del ctel ( forfè il migliore )
C/7P degni fur de la pregiata fronde j
D i qnefie pengliofe horribti^honde
De la una mortai , fcorgmi fuore
Tal , cJi^ìu r.'ueggia dopo tunica errore
Detqueto portole fecure fpmde
N on l onfihfir , ch\thrut f r'^i mi chiuda .
vie a nitìt da uenir , doue tu fei
.A dijj^^g^ar di morte i feri oltraggi ;
E fe fiòn hai d*amor l anima ignuda ,
' Là mi fcorgi ?>rocardo , ouè colei ,
che fa di gir là sà tatti i uiaggi,
A MESER. GIO. GIACO-
» P O DA R O MA.
Rp M A , /e $a Ima Iddio co Ci perfetta
'^pìuThd ornar il fuo céléfìe impero ;
Et i'nkl'^irLi y Olivera col pcn fiero
Salita , 'ahCcr tra bei leganii ftretta ;
S e covie ld piu Cttra j e fiif diUtta ,
La tiene a canto ; e de P eterno , e uero
Sito hen la- p:i[:e , a che aUolo émpio , e fer§
'fi strugge 'li cor di quel che lei diletta ;
D tiolti , (7/e iif)n t\tì^-ifìt iiìfieme a uolo
fuor di qucfi\tr,'}p-o mar e tcmpeflofo ,
Cl)e turhan'ad agliai >ór contrari uenti i
P erche^nelv ftt'cij^^ e'ne io) menti
FoFii qui iiìvrfto /Ko ; ì)jrain ctel falò
\tue'ilÈrQ:<trdo ni gi^'ia\, in'ripofo .
' A-re/?e
P 1 M O. ij(
A grefie lddh , a cui pia tempi al^aro
l Pajìori ci* Arcadia :, oii ancor urne,
il tuo nvme ìionoYàlo , e he le oltue
Scritiò , e ne glt clmi\ a qitai (otto cantaro
piefla Ì<ii7tp ìgna , al cm j catte , e chiaro
Sumo talììora à k dolci ombre efliue ,
Cantar fifea ne fa^itenoree rinè
Titiro fra ^aftor famofb ^ e raro ,
V infe Al cippo cantando ; eaie la dona ,
A pp^ndendoìa lieto a ' questo f \j<ig io
Jfodotatr e bei fior unto la fronte :
E grida , o Pan , a ?aìt y Jcnìpre fien pronte
le tT/ie yìoci in lodarli : e al nono Ma'^f^io
Le corna t ornerà uctac Ci/roihi .
P ^ftor y poi <*aufc:na il chiaro rargig
Del fì'rhuol di l,ato7ta ; e fria Cpiurora
Co'bet crin d*oro il del pf>\'J^e , e col: ra ^
Surrete a falutare il nouo M^z'^^" irò ;
C antiam le lodi /ite fotto qud f aggio ,
Voti io ùirift a cantar Titiro aviora \
. E tti di ti aghi fior ìJicid-i hvnora
Le corìià ai ?an , a citi ^ror:ii^ffo Vhaggtò ,
E 'c:ò Valcrtìoniio- la fronti adorncf
Di fnfca caìcha , e di uernii^tie rofè
Seco Miìrìtthd htl y Jet:ó cantiàrnn j
I m iìa^jdó gii aug/'i , f c^i ira >n§
ColdokepiVudftei ' ,
Sakitdndo ti perito , e ìielp ^)ora0 .
■' ^ ' ■ * ^ ' y ^ ,
A Artthnfa ^ fmr le d?mnt biondi
De fuoi chrijiaili ìiqmdt ^ lucenti ,
MoY , che C9- jifai defri caldi ardenti
Uiuo ' proterué hlfeo nel mar s*afconde:
T / chiama Akippo ; a cui folorijponde
E foli errar Ufiìanda i cari armanti ,
\erjlt da gli occhi amare ,£ fépid^onde :
R ijpondi o ninfa l e la ferena frante
Moflra , fi cónie Valma Dea mojhrafti
X'Alikor , ch*éUa perdeo l'amata figlia z
C osi non fiano i ficr troncati , 0 guafli ^
Che : fan la riua tua bianca e uèrmiglia :
Così /ìat famprepur^ il^i» bel fonte » •
S e da i orgoglio del gelato Vernd ,
che /, teneri a,rbi4fi;eilt uccide e sfronda ,
Difendi cjuefta uardee bella fronda.
Sì j che pano i fnoi rami y^l tronco eterno
O frimoJume deìinotor fupdrnO y
fadre di quante^ il ciel'uede e circonda ,
1 fior y rhe pingon la firitftta fionda
Di quejh fiume , tuoi ftetio in eterno i
D / latte \lcifpo , e drcornuto arménto
ìi pftt ricco paftor di qttefii monti ,
che littro takr'hier tùnfe cantando
C 0* de/ìri del don maggiori, è pronti
Sempre gi'ato ti fiai ltèto scontento
^tto al j«o bìirti} il t^o nome lodando •
p i n * O / is
Ne fpieghera Hinfal^ggi<i(^à^^beìla^
Ne f iede fm gentiU lìtrhammUà. . ^
^reije giamat di f4i^g,^e;4>mbr{fft', e foU %
V nquci fiu bianca mm vofr^r^Moie. .
No» coife in fd.rfrmin.i m%ùehha^ fltUa
SWig più dolce , 0 piti faggte paràU^
C he quelledi bAtrtiUa 'y iicH^bdnonit
Honoram i pafior ne Vampie riue ,
ci) Adria configgere I fuo gran mare inonda:
C ofi cantala Akqipo , a l* ombre eftiu€^
1ral*herbeaj^ifo , d%ouQrMa fronda
fatto corona ak ftsc dotu dmme * \ .
S e da lupo rahbiOj(r ,ò Carapace ;
F/Érii: j ^c«ra // uoflro gregge fU |
E ye da forte perigliofa , f W<i ,
Qhe. fouent e ìancide , ./o disface ,
H /t^/>/rf 4ci ogrf*hor tran<^uiìla, e beta face ;
Difendete paftor la f tanta jnta^t
Sì , cheH fuo crin , eh* al etti ftuerde innia ,
Colpo non tema d* altrui ferro audace \
V olrete pei nel caldo ardente cielo
Sedar a Inombra fna foane ^ e frefca^
E cantando alt ernar^t uefìri amori .
P afiori udite , e cofijl Htrto ercfia ,
che fen\a mai temer di caldo , o gelo
Mojiri in. ogm JÌagtone , e fronde , e fiori ,
)6 L I B R O
M mire tra ?ómhre al mormorar de l*ora
Ijonne Ln:da bel fitto ad faggio ,
lirtda , che^l paflor più dotto , e (aggio ,
V)t quanti fon tra not , ama , honora ;
D ifendeteldo Die ; che bete ogniìoru
ViHete ne* bei colli , da [^oltraggio
Di Lnfw j ù d*anfmal fero , e feluaggio ,
Ck<? fjteffò in nosìrt armenti apre ; e dtuora ;
P tH ungo ^ after el non ne de il Sole
Tra (jiuinto {calda , o quanto gira intorno^
lc.tertt'^ h€por de IWntenoree rme .
V dite ti fitan de l'alte mie parole
Oreadi y udite ; e Vaureo crtn udorm
Alapfo-Mt farà di uerde oltm .
F amofo iddio de gli ìiorti , a cui piti carte
Vergar , gjt antiqui tnchtojìn ; a cuifur fpef-
Worada l*uno , bora da l'altro feffo (fo ^
Offerti uoti in quefla^e'n quella parte ;
QjieTl*Qlmo j che dal jol l'herbe diparte 5
OueH maggior tuo membro fi uh* e impreffò ;
Ne iuoi dolci piacer ti fia conceffo ,
Con l^ ombre fue di fior pinte , e cofparte ;
S €*/ pouero horto mio fecondo rendi
Si , cììe mni fempre jen^a pruni , e urtichi
Sia di lattiche , e di bei f utti adorno :
P riapo il picciol don contento prendi t
Cosi le Ninfe a tuoi defìri amiche
Teco facciano ognHm liitQ faggiorno .
P K l M O. }7
H ora , cìrs glianimali ti fonno affrena y
E uan fol \>er lo cielo ombre , harrori ,
For?*è , c/je lagrimando io f^mga fuori
T>(} l^angofciqfo cor facerh^i pend^
T u pura, e sì tranqmUaaria ferena ,
E tu compagna de miei lunghi errori
Nolte , chiudete i grani aht dolori y
Tal , che lo fappia il uofl ro fofio a ^ frena :
C o/l fin Vana ti /uo filcntio eterna ;
ile le ricopra ApoUo alcuna fttUu y
Ua ceda il giorno al fuo felice fktto :
A l* altra il ciel tanto corte fe , e grato ,
che del più puro fuo la faceta bella y
Ne fenU pioggia y 0 Uni fefiojònerno *
B atto Vasìor de le fufrerne rtue .
De lalto fiume , oue cadeo Fetonte ,
V/ facra o Dee dt c^ueft*irmhrofo montt
Uuicin bofcodt frondttte ohue ;
l n m ^ aLjual con acque frefchè , e utHt
ode fi mormorare un puro fonte ,
Simile a quello , m cut la propria fronte
Miro colui , che tra fiori ancor uiue.
P int'ha di bei fmeraldi ambe le Jpondt \
E sì da rami è chiu/o y e da le foglie ,
che non teme d'Apollo ti caldo raggio .
f ouero el don , ma fon ricche le uoglie .
QueTio ui da , perche dagraue olttaggm
Dtfefa Ihiuete la fua bella frondt ^
J S , . L d II R Q
. N infe ,che*nt q0€jìixwiirì al^U^
\aghe fihers{^audoalc^rnin uofno andati y '
Et amiche d,*AimrA^ €,dt pietate ,
Guidate ognlm d^lci amorofi balli ;
S e fcendddal fHo fonte,edaleuallÀ
Il uojlro fium puro ; e fe l irate
Talli , giamai le riue fue hanorate
Non Jjjùglino di Jì»r u^r migli , o gialli 5
A prite al pianta mio Chumido feno 5
E quefte amare lagrime chiudete
Ne/ più fecr-eto uoftro herhofo. fondo %
C he ueder non le poffk il cieco mondo ,
fot le Jprel^ colei , de le cui liete
V^^/v^^ cUlo j e di fue gratie adorno.
A M. FRANCESCO
GViCCIARDlNI.
AK N q ^hen ppi il tKo natio, foggiorm» -
Lafciar ne l^Apenmno ; e co* crtjìallt
Scendendo per ialpeflre horride ualli
Var ilTirrheno mar ri eco, y 0* adorno ;
B en poi di frpnde Vano , e altro corno
Cinger contai p ,edi fior bianchi , e gialli ,
E guidar., cari ,. ^ ^morojl balli
Con U tue ^infe ai uerde , fondo in torno 4
C he tra qfianti tnteiletti hnrnano uelo
^chiude )}e l*alme al mondo. chtare , e conte ^
Vn tuo figliò, è maggiore yC più perfetto •
I ntaglia il nome fuonel tup bel monte
Sì ^ che per moki fecoli, fia letto
Guic^iardin., poi , ciì*ù fia {4ktojn,CÌ€Ìo^
P R. r M Ò;
uefle pur f uree tofi j di a l* Aurora
A tappar ir del dì caidértli fino ,
Awre fien uoftre ; e quefto uafi ptenv
Di gigli , e Caltha fara mftro ancórd t
S e <Ì4 L*ardentt Sol , c/;e tiV?(>r<j in fiora
Scalda più to* fuor rat Valmo terreno ,
Guardaretè hoggi ylti chcH del ferena
Va co* begli occhi , e le campagné infiora ,
V ditemi aure dolci , e petiegrtne ,
che ne* uerdi lyorti fuoi non ha Fomona
?iu uaghi pori , e più uermigUe rofe :
V edete , ch*anco fino rugtadofe
Del pianto de P aurora , aluoftro crine
Ne potrete poi far lieta corona •
Q^uefii candidi augei , che latte , e ntne
Vincon di puntate , e di colore ,
0 uagii madre del pofjente Amere
1 /acro , e dono al tuo bel carro , e liene ,
E quejìo odor Sabeo , ch'a te fi deue ,
Ardoti lieto , poi chel mto dolore
[pento in tutto ; e*n hbertate ti core
Non /ènte ti giogo più miofo , e grene:
>P bella Dea , il Ciel più chiaro , e puro
' Vaccoglia in grembo ; e*l tuo gentil amante
Teco dimori a tana ardente , e al gelo ;
T al , che*l nemico tuo Signor di Deh ,
Vianga di [dégno , e faccia il mondo ofcuroi
Darti altro non p>fi*to per ^atie tante . ^
4^ L l B R. O'
Qj4ai p illi de uioU , aworofe
^'^cvs^ 5 s) come pria fttperbe , e bete ;
Q«.^ ' ^/ pm'omjra , ti/ fdggio , o diabete ;
V/ f-^ if-frefche\ e diletto fe .
le purpuree rofe
>• ^ p rdutolìduetc %
: . ■:^^^./rtJ moi tenete
, ■ /uo ckJch^jrme afcpfel*.
G /..;.'t..ir. ' n:j^i^i fanti
Si , . /«é p/Ante /èrbe
ì i fAoJlrò uino 1 1 . /e»/ fvYiì,^ in eterno 4
C h\incor uerratisio rtìflic lieti amanti V
Ad irnhiriarui ; filato uerno
\r:^ua tu j^ogherà di [rondi , 0 d^berbt .
A L S O N N O.
V E S T\a N T XI O ofcurojoue fcuiìite fmlj^
ormir Lt notte ; f ti^sr loco a l .\urovd ,
T.' yt;."/;o 0 0/5 c/e/ yo«»o ; e jeco ancora
ombra , che ^i^imat non uide il Sole :
l ' n riie'^o a cui un fiumi cel fi duole
'"^'(Itìi focaie mormorio : a sì dolce ora
Con la th-t Paftthea potrai talhora
' Vormir tra grianiiVràntlv. ^ eie uiQle.
S e tinto (^un j'uaiie jt àrh'èeòiia
Meitfdt a ijHeJiWchi rei de Li mia morte
\n Conno , che li chiuda a litta pace .
O diivi 0 fonn9 , fe mai chiara face
Non entri , ne mai Sol ne le tue pcrt^ i
ieHciel ti faccia ti fuo prnnttro ìddto , -
\nì)'.rc9
P R I M O 4»
V n^hlrco bianco , chc^ la fronte adorna
Uauea di bei corimbi , e di fiorita
Vite , cotanto n lut cara , e j^^radita
Allhor , c/;eV Sol col notto r.r^gio torna ;
T enendo hlàpfo per le ìun^rhe corna
Con la man manca ; e con la dejìra ardita
Il nudo ferro , // fm ì^aratho inuita ,
Dou*un aitar di uerdi fronde adorna
L icidd bello ; e grida a te fa facro
il uecclno duce del gre^l^e caprino ,
Vercìì'hnbbian feco Vnue eterna fact*
I ndi di bianco , e di maturo nino
bagnando ti • capo fuo , col ferro audaci '
V ertilo f e dijjè , a te, Bac^ó , ti confadrQ *
A C V"* i D ì N !•
a Vesto /pelato ghgo, e quejlo lacet*,
che con sì Jlretìo nodo mi tenete^
Hor c7;o da Valnfa mia fuelta ìa idea
. D/ lei \ che mi fe un tempo foco ^ e ghiaccio ;
A f pendo in alto al tuo gran tempio ; e faccio,
O bel figlici de la più bilia Dea,
Quel , clyepromejjò t\hoj mentre ch*io ardea,
S*u[htia fuor di sì graitofo i^npaccie ;
T tta merce , hor hetp in hherta mi godè
Con sì tranquilla , e ripofata pace,
che -pareggia il paffato empio dolore •
S empr^io t^adorer)) , fempr*in honore
Uaaro gli aurei tuoi flralt , e la tua faci^
Le tue catene , eH iuo tenace md» «
4» LIBRO
A?^ k A .^^T omo B ape ar do*
t* O R M K figumdo del tuo fkcro ingegm ^
che peÙeg ritto in quefia fatte , e'/i quella
ììa mercato d*hmoT /alma fi heUa ,
che ricco hor poggia , oue ciafiun*ì indegno %
?fc cprgo del ueì(p Jìfl Pantiquo fegno ,
Cl}*al\a la fama altrui four*ogni fleUa^
Con noto ancor a quep'èfà noueìla ,
A cui falir quanto poffò tri ingegno :
E per: quel calle , oue mi foUi fiorta y
hff retto i pafìi al defìr tardi , e lenti ,
Lafiiando l^altra uia fallace , e torta :
Q^apt'io Brqcardo i e le future gentil - -,
Ti debbo f e ?oepa yC^hof fi conforta ^
riaccender gli henor fuoi , cb*erano J^nti
A V t r E K ù i r A\
Donna immortai , che fola ogn*hor contendi
A gli anni auari y&alor empie uoglte ;
E p9rti teco leuittrict JpogUe
Del fiero tempo , ouunque ti camin prendi ;
1, e rime ofcure del tuo lume accendi ,
• Che mi dettar già l^amorofe doglie ;
, ,^ perche lunga età non le difpogiie
Vi uita , lor col tuo poter difendi :
A te fon facre y lua uirtù mi uaglia 'l
tanto ^ che* n bocca de le genti uiue
i purin col mio arbufceUo eternamente ^
}^ faccian Palme altrui noiofe , e fdAue
Sottrarfìal fsnfo y che la luce abbaglia
^ ì>e PimcUttio y e liberar fa mente • >
!^ L L A I 1- L
R ISSI M A S ii
GNOR A, DÒNNA
I S A p,6 L L A
P I S A Vi ^ N ;9*
o R s E ^ mèglio Jlatd
fdrehbe i' ÌlJt^riJ?ima
djr uìrtuofljiimit Si
, hauendo ri ^
uoflri ntertti , ^ à:llà bàJfe^A del miì
picciolo federe , umrmi dentro di qHeJì$
44
mio dejUerto di h^nora^^ ; di pa * ,^
go-re tn parte i molti benefuij , che da^i
uoi mi uengono ; tenendo prejfo dime^
, fUii'Jìe mie cofette ; o dandde a perfìnd ,
che pili di noi d'cffèr homrdta hmeffe di '
mejìien : conciolìucofu che non ptu di lu-
me ^ et d'ornamento al mio uiuo fj^lendo-
re della uojìra gloria Jtanp per recare ,
ch^un- picciolo Lumicino al chiaro ra^/qio
ad Sole , aumr , che nel me\o giorno
pili lucente a nor Ji mojìra , Aia cono*, ,
fcendo la uojìra notile cr humana tia»
tura y ho prefo ardire di darleut ; /^f-
rando , che cojt come il gran Tirrhe]^
m le pouere ^ humili onde il Sehetho ,
che tranquille nel feno li correno , nor$
men lietamente accoglie , che le ricche ,
altere del Teucre , et del Fulturna ,
cofì uoi nel gentile animo uojlro Ji grò.*
tiofamente quefìo mio pouero dono acco "
glierete , com'ogn'altro (quanto ft ho*
glia maggiore ^ che dar m potejfe pm.
pellegrino eleuata ingegno ) et li da^
rete quel loco nella memoria , che tenetti^
delle cofe grate ^ non c^ V^A ( che di po-s^
ccmerit&ì ) èfuale'fpéfUa^H Idrgs
Cr liherAle Animo del dcnàtoré ; k ciéì
fé lefcrz^e s'^agu agli afferò ( ttitto che /V;;-
fojsile pa di aggiungere all'alto fegnù
de meriti uojìri ) fferaret non lafctan^
do aàietro alcuno officio di gratitudine )
pagar gran pàrte di ' ^udhio d tìot ,
al Prenctpe mfìro manto , (y^ mio Si-
gnore , fion debitore . Prendete adun -
^Ue ualorofa Stgnoìra con allegro animo
(juefio fecondo libro de miei amori cafii,
Ìy^ ^^^i fita parte honefli , come al-
l'mtegrdc^'htnduU Ijonejfa della ditii-
na mente uofìra fi conuiene : Uguale fie
talhora , fianca di lègger cofe più hono-
rme ; cr alla grande\^a de l'intelletto
uofiropiu conformi nelle mani ui re-
[chente ], aue)iiur'ofo^ *di certó fi potrà
nomate ; c^" io contento d'hauer ufia-
io ogni gratiofò off ciò uerfì ijueslo mio
figliuolo y che amoreuole padre deue ;
hanendoto non filo portato a (juefia luce ;
ma datoli ti mòdo l come fitto i ràggi
della uofìra gloria p^ffa eternamente ui-
here ; pregherò iddio , che i ùofi ri fan-
■4^
#/ honefii dcfiderij 4 felice fine
DE GLI AMORI
DI ME S SE R
BERNARDO
s o.
LIBEJ) SECOJ^DO.
eco, ch'Amor ritornd
irato e fero
Col foco de dejir caldi t
cocenti.
Nati dal raggio de* heglim
occhi ardenti ,
Chebher del uiuer mio sì
lungo impero :
0 disleale , e di/pietato arcero
Non fon gli /degni tuoi del tutto fhenti ,
che cerchi per mto mal , noui argomenti
Hor , che dt liberta men giua altero ,
1 / giogo rotto i e i durs lacci fciolti ,
che fono al tempio tuo facri e uotrui ,
foco impetrar dal tuo crudele orgoglio :
1 / capello e roltua hai già ritolti ,
C/?e pur dianzi mi defti , e come figlÌ0,
Amo , ardo , e uerfo lagrimofi ritéi .
48 LIBRO
D (t mille nodi , e mille lacci Tiretto ,
E fieno di de fio caldo ardente ,
1 lacci rotti , e /e f amile /pente
Canto d*Arnor pien d*tra e di dilpetto ;
E portando il dolor chmfo nel petto ,
Ktdo de danni mtei : ma con la mente
Mi furando il mio mal , doue non [ente
Altri'y di lacrimar prendo diietto,
S pre'^o con wfta dtfdegnofa e fcura
V amata D nna , e que* heirlioccbi fanti ,
che fon de miei penfìer dolce fhzgiorno •
M a in me ^p l'alma , ou'è la fua fi;^ura :
Vincìjìno , e adoro mille Molte ti giorno ;
Sì mijera è la uita de gli amanti .
E eco , ch'io pur ut Ufi io , o pi^ggf^ apriche ,
Compagne del mio disclo acerho , e fero ;
Et uoy jfi come fctolto pregionero ,
Dopo ianti' amorofe mie fatiche :
E eco luci al mio ben tantch nemiche
Quanto u*amai , c/Ar men pi-nofo imperò '
Vorto le chiaui di mia una ; e [pero
Di trouar uogUe a* rniai penfieri amiche :
L afaout ; e quel de fo , che da uoi nacque ,
Ond'hebhi lunga e periglio fa guerra ,
Stara fepolto in quefie torbi d'onde :
R irnantt a dietro aitar a ingrata Terra ;
?oicìì*alc <hUe ya la mia pianta piacque %
Cerch'jro L'ambra -^ò nouella fi^nde .
Io HI
SECONDO. 49
I 0 ut pur la feto , o mio dolce fofìegno ,
Vorto de miei piacer fidato e caro ;
Scorto da quel dejìino inuido auaro ,
ch'ogni diletto mio fi prende a fdegm :
E uolgomalmio grado il debtl legno
In un mar dt martir , di pianto amaro ;
Oue il cielo non mai tranquillo , o chiaro
Mofira di lieta pace un ptccciol fegtto :
E , fe mercè de^ [cogli perigltofì ,
ìion rompo m quefio mar la cetrca nane
De la miferia mia lunga infinita ,
E rrando andrò ,ame nota/o e grane
Col foco in fen , co* glt occhi lagrimofi ,
fin ch*$o ritorno a uoi , cara mia ma •
V ago arhufcel , ne le cui liete frohdi
E beltate s'appoggia , é leggiadria ;
Chonefià , genti le'^a , e cor te fi. t ,
Si come frutti tuoi , fra rami afccndi;
B enchei fatili pan poco fecondi:
Col gran ualordc la uìrtu natia
Conferua i pregi tuoi; che forfè fa
ch'i giufit tuoi dcfir gfato j&omU :
S e tant'anfii a la pwggtà , a la tcmpcfia ,
•A i uenti impettioft hit fatto fchei^rr.o 'i
E con(eruate uerdi le-trie foglie';
S eguil'ufato fltl; ch'artiica è pnfia
fortuna cangi er à l'antrche uffglìéy
Vieni ìiL ttioi piacer fio. fMo e fermìr.
5 0 L I B O
P oi , che rocchio non può , come // penflem^
Spregdr le penne , e riutderui ogn'hora ,
O de miei chiami dì candida aurora ,
Sen"^ cm alcun b^n non bramo o [pero ;
Q^titjìo , come com^agnò e mfjja^^gieì^o
Di quel gentil de fio , chentinni^mora ,
\tcn hcto a* hc^ uofìr*occhi d^lmra , in bora
P/« , cìì^augcUo uelo e , e più leggero ;
A ccogltei'tlo noi con quello affatto ,
die f. conniene : e dfC€ . kh perche lolto
M riiied(T colui ^ ci* a te vnnuia f
P eri he , (o:n^*^ px nliex non ueggt oH uolto ?
Ma poi (he dt deft n, folo è difetto..
Ih meco alberga u mt^n ne 'Calma mia .
C hi ara mìa jìeìla , al cui raggio lucente ,
0 me a hce maggior , rendono.honort
lutti t bt* lumi de la ncfìr.i etate :
Sereno occh/o del crei , che con l^ ardente
Vertute jp'ogb d^ogni nano errore
Valme , e le rendi chiare et honorate :
Vanna , a la cui beltate
M/ Holgo vgnhor , fi come VJitia al j ile i
Sen"^ ti ucsiro fplendore io non rotres
Co^ gli occhi infermi e rei
Scorger , fenon la notte , e Vomhre fole ;
1 ome faceto bor da uoi , laffo , lontano ,
( he nulla iteggto , e mi 'amento m nano .
P hoben da l'Ocean anta di rat
SECONDO. ;i
Vebo portar al bel noflrohemi (J>ero i
Sgombrando Caere fofio , // cìuaro giorno ;
Ma da la mente , e da cfueTi^occhi mai
Non torra ti uelo , oV torbido penero ,
i he quegli appanna , e fa col cor^ frg^iorno
?in , ch'i lieto non terno
A ricourar la mia fmarrita luce ,
che partendo lafciahnel uojiro uf/o :
Terren mio parudifo
Dal LUI interno mlor di fuor tralice
]l nero , e*i ben j onde l'huom s^al^a , e fale
Ale gioie del ciel fenx^altre fiale .
Q^ual maligno dt'siin d-il mio fojìegno
M*ha fi diuift , e da quel uero bene r
che folai giorni miei fegna e prefcriue?
ferche proui d*amor hra e lo sdegno ,
E cangi in fofche Vhore mie ferme ì
Ferd?*io bagni di pianto qutjle riue f
Oime y che non fi utue
Lungi dui caro ben , lungi da l*alma ,
Se non Ulta mf ice ^ angojcioja ;
E parmi ogn\iltru cofa ,
Vuor cheH uederui^ graue odio fa falma ;
Perche non può , doue non Jet e uoi
Cofa bella 0 '^eni tic efjtr framt.
t allide cjiiì fon l'i)crhe , berma la terra ,
La Jcliui ignuda , incolto iiorrtdo il eolle ;
Sman t fiumi e torbide le fonti ;
Vuer^ojiura n-hbia intorno ferra ;
hato ti Verno con la barba meli:
\efif di fredde netti , e t^'^'g:!^'^ , t' ;
Nt ptrih^: ti M)l jurmoiUt
C //
St L I B K O
Co' rat più accefì dt celefte foco
Scalda il terren ,o fa temprato H cielo
E di caldo , e di gelo ;
Seluam^aj]emhra ogn^hahitato loco ;
h folcon uoci querule e dolenti
S'odon l*aere ferir alti lamenti .
a , dùue fete mi , ride ad ognhora
La terra lieta , ha le Jpaile herhofe ,
Sen\u temer del freddo tempo e duro .
Sfianca e Uermifrlia , a noi furze l* Aurora
Di gigli ornata ti crin , cinta di rofe ,
Per menar ut più bello il dì futuro ;
A uot caìtdido e puro
Latte correno i fiumi ; a uoi foaue
Mele fitdan le piante -, // twfiro lume
^ugge con lieue piume
Ogm cofa , che (la noiofa e graue ;
Ne s^ode me/io fvton , ma con glt amori
Cantarle gratie i uojìn facri honori .
uando fia mai quel dì , d/a uoi uicmo
Veggia cader da la ferena fronte
Vofìra , diletti e giote eterne e uer^ ?
Di cui ( lodando ti mio lieto deftino )
Vafca quefie mte uoglte ingorde e pronte
Sgrombrando de fojpir le lunghe fchiere f
O celefte piacere ;
O dì per me fempre felice , e chiaro :
A cut dinoto fior fpar(ro e conjacro :
Ver me farai , fempre più d'altro caro ;
Ch'alhor mia uiuro felice e lieta ;
lìór fol d'un bel penfìer l^alma acqueta •
iuo fol dei penfur , che di noi J^ejjb
SECONDO. s }
Meco ragiona^', e con diiiefjl inganni
Appago tlmio defir di fogni e d*ombre :
E fe mi uieta il ctel Vejjetui preffo ; . _
No« mi toglie pero , ci) io non m*inganmi
E cJ?e in faggio , e in abete i* non H^adombre}
Non u^incarni , et ingombre
0<^ni loco uicin del uojìro mho :
O dolce inganno , pur che foffe eterno :
P«r che Veflate , e^ì uerno
M^fo uiueffe , e fofje in lethe inmito
Ogn* altro reo penfìer , che mi de futa
Da la mia cara e dolce compagnia .
N on ha il fereno ciel tanta uagheX\<t »
Quand'è pia adorno di lucenti Tielle ,
Quanta tlmio fen/ero in uoi mi mojìra :
Honeftà , leggiadria , e genttle^^ •
Vi Vianno al fianco ; e tante cofe belle ,
che potrianhonorar cjuejl^etànojlra:
heltà imperla e i no/ira
te guancie , ^ orna le tranefwUe ciglia r
E , mentre di mirar prendo diletto
Ne l*angehco petto ,
Ch*ogn*im potrebbe empir di mar<uiiglia ,
V fento hmw che da b^^ itoahi dice
Sol chi amerà coftei farà felice :.
T alhor ui ueggio ti terfo e crefpo crine
Spiegar al uento ; o d' hmor ccifii un nembo ,
C///«/ reti trecciaua , ufcir armata ^
E l-iime tieui fre/che e. pellegrine ..\ i.-
. Viighe d'accor Li bimda treccia in -grembo- ,
Venir con un fj>i rar fbaue^e, g'tM^ \
tt o^ni ficr prtuah . : ! u\
C ' //■/
5 4 L I B R O
Di foghe , /■/ uoflro uifò \ e Vauree chiome
Ter tr di dolce , ed\'dorata pioggia:
M.t , yèV penfìer poi foggia :
chiamato in altra parte , to rejìo -, comi
Suole taìhor , un che dormendo fógna ,
E defto del f»o error prende uer gogna .
C àn\on , [e tn nera gonna
T.' uede alcun , e fen^a panni allegri ,
G// fotrai dir . Io fon nata dì doglia ,
Vero porto la fpoglia ,
che fi conuiene a penfìer trijli ^ egri ;
E 5*/f' haueft rifletto a la mta forte ,
Andrei uejiita di color di morte .
A L*ISÒLA DMSCHIA.
SV P E R B o foglio , altero e lei ricetto
Di tanti chiari Heroi , d'imper adori ;
Onde raggi di gloria efcono fuori ;
Ch*ogn altro lume fan furo e negletto :
$ e per uera uirtute al ben perfetto ,
Sabr fi potè y& a gli eterni honori ;
Quejle p!H d* altre degne alme , e migliori
\*andran , che chiudi nel pstro 'o petto ;
I / lume è in te de larmi ; in te s^afconde
Cafla heha , ualore , e cortefia ;
Quanta mai uide ti tempo , o diede il cielo :
T I fian fecondi t fati ; // uento , e l*onde
Kendinti honore , e Ilaria ttia natia
Rabbia fmpre tempratoti caldo , e*/ gelo
SECONDO. 5 j
AL SIGNOR. C E S A R D I
R V G G I E R O .
RV G G I E R , che fai in folitaria parte
hiuolandoti al mondo ^ a le genti ,
In compagnia di qut deftri ardenti ,
Channo de l^alma tua la miglivr parte ?
S pargt tu forfè le uiuaci carte
Dt puri inchiojìrt infìeme , e di cocenti
\ Lagriwe amare ; o pur con dolci accenti
Canti del tao bel Sol le glorre fj>arte 5*
S prona il hen colto Jld si , che dal urie
\ Otto lo dcjli ; e da fi lungo fanno ;
E canta dd tuo amore i uarij effetti :
G he non dei la tua Donna alta e gentile
Vor in oblio , da che i tuoi fcrtttt fonno
farla im mortai fra i più he* flirti eletti *
C Joride bella a l'apparir del giorno
Intenta dt Valemo al dolce canto ,
Ferwò il fuo paffb con Vattonio a canto ,
C*haMea di uaghi fiori, il lembo adorno .
^ueRo fra fà(^i af^ifo a pie d^ un orno
Oiceua ad a'ta uoce . O /m , chel uanto
Vqrti di leggiadria , per cui cotanto
Vianf O" cantai a cjuefit monti tniorno :
O più cheH latte a(Jai candida e pura ;
O piu dolce chtt mele , e più foaue ,
Vc^;^iii/(i paslorella , alma mia ln.-e ;
uefo dì , 'Jh- l\\urorahor feco adduce ^
li fa corte f^ sì yche non tt aggraue
Cuja al Jó^giorno fuo nuiofa o dura .
C tiij
ytf LIBRO
AL MARCHESE DEL VASTO.
Gì Jpif'ga l^<ili tmhto alto Signore
?er un acre di gloria aperto e chiaro
Il tiojìro nome , e noia a paro a paro
Di quei , c'ìyehher ne Carmi il primo honon:.
G ia pmigel^\Jta il cor freddo timore
Di firn , ch*a nofiri danni empi s^armaro ;
Voi che per nofìro fchermo , e per riparo •
Si mone cantra lor uoftro ualore .
O felice Sebetho ancor la chioma
ornerai di trionfi ; oltraggio ^ onta
Tacendo al Tebro gloriofo e degno ;
P erche nonhehhe mai V antica Roma
Del tuo Daualo Alfonfo alma più pronta
A l^opre illujlri , e di mano e ^ingegno .
AL CHRISTIANISSI-
MO RE DI FRANCIA.
PRINCIPE facroy il cui gran nome fuona
Per noce d'honorati ahi mc/faggi
Di fama , ovunque d fot rifcalda , egira ;
A cut portan con torti , e bei uiaggi
Vacque lucenti ttgeri e Garona ;
Cui fecond'aura di fortuna fpira ;
Se { carne fuole ) a nera gloria aj^ira ;
Vinuttto animo uojìro , hoggt è quel giorno^
che ui farà di miglior uita. degno ;
Ci)^ l acquiftar un regno
poco pregio . y a lato a quel , che fcorn»
Facendo al teinpo , ft^r ut può in eterno
\iu^
SECONDO. j 7
; V/Vfr nel o-rembo del Motor [nperno . ,
ia^l fufyerbo Tiranno (Toriente
Spie^^^ale le nemiche mfegnc al uento
Con un neimho di fc!)iere armate apj^are ;
' Già folcano l'Egeo fm\a pauento
Tanti fuol legni , cìi oltraggio fouente
Vanno a Nettunno , e non fi feorge il mare ?
E UDÌ tardate ; ne ancor fate armare
Ver feguitarm a sì lodata mprefa
Vardite genti a le corone ufate ;
Ne ui moue pietate
Del uoftro Iddio , d^ la Chrifiiana Chiefa ,
C/'/.ì fi grand* uopo fii chiede foccorfo
Ver por a fuot nemici un duro morfo ,
C /;/ de^ far fchcrmo a tante morti ^al foco ,
che porta ne le man Ccmpto Tiranno ,
A tonte de Chriftani , a le vitine
Se ìion cjHer , cl/a tatH^aho e ricco fcanno
Chiamat'iht ti B^e delcicl , cui più d'un loc^
P/H d'un ^egno obedifce ^ orna il crine ;
Ver che falde colonne adamaìttine
Siatele fojìegmdi fu^i fanta Iczge \
Dato 14 ha ti fren de fuo bei re^nt tn man» :
Hor fechiederui inuano
Sente mercè le fue dilette gregge ,
Sarete a quel dh tanto bene vt'rrato ,
che fourd gli altri a cjuefl'honor H*ha alT^
l ncfUiil fi glorio fa imprefa , e degna , (to;
che' l tempo porti , moThar piu potrete
Vanirne audace , e7 uojlro alto ualore f
Se df Re Chnfì amf^ioio tenete
Il nome facro, ch\i la chiara, infegna
G y
5 8 L I B • R. O
De prede :e[Jor u-'ilri ha fatto ! onore;
T-Jftr pnmo deurefii ti gran furore
De* nemkt a frenar del noPro iddio ;
Et far che col fuo /angue , dfan la penA
De la turbata arena
Nojìrj ; sì , ch*un uermiglio horrido rÌ9
Taceffe t'^ftimomo aperto e uero
De la utrtHte del Chnfltano impero .
V edetetl gran ?nftor , cUeH Teòro hunora ,
Apparecchiato con armate (cjuadre
Gtlofo di fuà gf^ggi^ (i f^^ riparo ;
E jlcome ptetofo e faggio ?adre
• Ver difefa de figli , d*hora in ìwrA
Irouar notti Tc/nedif al c-ajò amaro :
Ce f ir e non uedete munto e chiaro
Con tanti Caualher , ili a i hofchi , a Vondi
Va marauigba lo fplendof de l*urmt 5*
^e y perche fi di farmi
li fuperho Ottoman d*orgogiro , afconde
il proprio petto , an^ Hol farne fi udo
Cantra^ l popolo d^ Pi fui nato e crudo
G ta ccn le uele coronate , // porto
Vajcianoi fuo nocchier , fl>'€gate in alto
Lf trionfanti tnfegne e*l [acro augello ;
E uanno lieti al pertgUofo affalto ,
SpL rando per camm f ecuro e corto
Al\arfi al par di Scipio e di Marcello :
Ne meno è di lut pronto il juo fratello :
M4 con gente infinita , che depofto
Vi(-n Inanimo d'h nor leggero , t /carco ,
Si come ueltro al tturco
la firra affetta orientai , di/pofio
SECONDO. sf M
\. Vi f^r , che di nemiche ojja cvl>ert0\^^''^i^^'^\
Diuen^^. n branchi campi , ^impi y Cp^ apèrti ì'X^
, *iilio nuir d' hdria^ia fofpirae g€m€^-M\ '. ^
Sotto t Venett leini . che mandati "
Scn per dife/a de Li fede nojha ;
tt uoi tardate , ^ a deftrt ufatt
Sottratte Valma ^ e togliete U. fpeme ,
che promeffa nhauea Li utrtU uoJìra,
Se fi baffo defire in uoi fi mojlra ,
Del fuo Bie ChriJitaniJ?tmo , che poi
?otra mai dir il popolo dt Chftfto f
che già penfofo e trtjlo
Ver tanto dimorar fi duol di uoi ;
E/ ui chiama , ui p*'*'ga , e non udite
Sordo a le uogUe (ue fante e gradite ,
» e ( ftcome fi /pera ) amen , che u/tuo
. Al no/ir 0 ardito ferro dia le [falle
M popol de l* Aurora , e*ìt fw^a uada .
preciderete al uoflro honore ti catle ,
Effendo un tanto ìmperadore ejhnto
SenT^a la uoflra glor/oja ffada ;
tA i je { che 0 pur non fia ) uuten , cì)e cada
Il auto de U Croce ampio uej^tllo ,
chi di perdita tal ruma ajpetta
Maggior di UMf ^ uendi tta
Ne far crediate ; eh' ogni un unCinniU9
Sara di ìvr , del nofìro danno . iteri ,
t cangi ctr ut furan uolto e peni tri .
M a lome fa ^ eh' un si pi» y si gtujìo ,
Si 'ir €*tte di uirtù y lafcr dj <^tre
A</ mpreja y degna *; fr lodau ^
€o LIBRO
Vmùc^m ftio ualor , Inanimo auguflo ,
La uoglia di ben far fempre infiammata .
Si , che la chioma Jua a trionfi nata
Di corona maz^gior cinger non uoglia ì
Qu€fi*è occafion d*una infinita
Gloria , che con la uita
Comprar fi può , con quesìa frale Jpoglia,
Vo fcia cheH pregio , e la mercede è tale ,
Che miglior una dona & immortale ,
S 0 che tema dt danno , o di periglio
Non ui ritien ; che già moflrato aperta
Hauete il ualor uoftro in mille prone ,
E per difio d^honor fpeffo coperto
D*arme , nemici uofiri ti fero ciglio
Uauete rotto , ^ in Italia , e altroue ;
Hor ne Phonor ne*l debito ut mone ?
Se particolar commodo ut tiene ,
Qual commodo preporfj a l'util dene
De la fenojìra , tn breue
Debile , fianca ,fen'>a alcuna /pene.
Ver perder tutti i fuoi più cari pregi
Sen\a V aiuto decifri piani ^egt ì
D e(ir di regni in uoi minor affai
f.ffir , che quel d'honor , queft^anni adietro
chiaro moflrato hauete al mondo tutto :
Hor non uoghate , che fatto di uetro
in terra caggia il nome uoftro homai
Vicino al ctel , e refli jpento in tutto :
Che mai ne fior potrà produr , ne frutto
\oftra real uirttì , che l danno agguagli ,
O da ^Hocchi ui to*rlia un btafmo tanto ;
Qagion d* eterno pianto
SECONDO. €t
A chi ha uagheX^a , chel fm ÌTonoT s*mta^U
in adamante cofi [aldo e duro ,
CheH ferbi uiuo al fecolo futuro.
E pur fe far a uo 't torto fi grande
Volete , hahhiate a uoflri figli almeno
A [oggetti fedeli alcun rifletto i
che fon ferui di Chrtfto ; a cui nel f9m\y y\j
Valta uirtà di Dio fempre fi fipande ^
Lor fa tanto tardar onta e dtfpetto :
QueTii col forte ^ animofo petto
Yhanno acquiflato di Chrifiiano il nome :
Deh lor non fate cofi grane oltraggio ,
Che ajjki torto ut aggio . ■ •/
Gl'infegnerete ; e uergognofe fonte
Vorrete foura le ffmìle poffenti *
De* cari figli , e de le uoflre genti • 4
S e queUi , che dal dritto calle ha torti
" La maligna facundia di colui f
, Ch\il R e del del ha tant* anime tolte\
Van lieti , e uaghi de la morte altrui
Sol per la fe co petti audaci e forti . x^/i^i
Centrale fchiere d*Afiaincaute e flottéz \y.y
Voi , e i [oggetti uoflrt , che più uolte
Hanno drfefa la chrifiiana paiate , i l
V/ farete ne gli agi e ne le fiume i , y.
Aprite il aero lume ;
J . Date materia ad honorate carter
Aprite gli occhi ; e fe nulla gli ingombra '
Squarciate uia quel uel , che l aero adombra '
V olgete ardito R.^ , uolgete quelle.
Cofi pregiate tnfegne , glorio fi ^
Oue Ihonor , e*l debito m chiama :
6t L I B K O
Spogliate Vempia mente , e più pietoje
Voghe la ueftan , cì)eH de le bielle
Dalciel ui mira , eV uofiro aiut.. brama :
Cofi n andrà la peliegrina fama
Xojira , Holando per cjneft^aere puro
Sen\a mal aitcrììar,d*or\a o di poggia ;
Oue grandine o p-oggta
Non poiT^a far uoftro fereno ofcuro \
Co/Idi uoi degna memoria al mondo
Vi terra in t* t i a null*aUrj fecondo ,
N on fai giù fio <^ hone/ìo ; ma diuino ,
E dè^no^d* intelletto alto e (gentile ,
si come e*l uofiro , qmflo pcnfter pa ;
ha uiitoria è con noi , che'l caro ouile
Guarda il pajìor del ciel ; ?/c reo deflino
Votrh più contra noi^ come folta ;
Hor che coutrafa il figlici di Maria :
O tornerem di ricche /foglie adorni
Del signor d'Or .ente , a beila morte
li* aprir a l'ampie porte
Vi uera gloria ; c^* ^ p't* l^^^i giorm
Con Vah de la no/ira alta uirt ute ,
Andrem uolando a l'eterna faluie .
F va ricchi feggi > e fra corone d*oro
ha , doue iena i grafìt campi bagna ;
E l*honorate mura di Vartgi ^
Can\on del gran Luigi
Vedrai ti Jticcejfvr , dilm tt lagna
Et grida, Chrtfo e l. jua ian: ■ fede
Ad dita uoce il uoJrr . ::ai! c '.red ,
SECONDÒ.
AL MARCHESE DEL VASTO.
L* A R D E N T E Sol del uoftro alto ualore
Sf>ar5*ha Signor cotanti rnggt intorno ;
che tanti r altro , aUior che porta il giorno
No» manda a noi da fuot begliocchi ftiore
P ero /contenta al grat4e empio dolore
Apre l* Aurora il feno ; eV crine adorno
Spoglia dt fiori , chel futuro [corno
Vede de* figli , e*l fuo danno maggiore ;
A lo /piegar de le uoJìr*ampie e chiare
ìn/egne , ferma il Gange ambe le piante ;
Khodope trema ; e ne /o/pira ^geo ;
C he lor par dt ueder Htjìro ^ Alfeo
Tinti dèi fan'rue d* A(ìa trfene al mare ;
E uoi untortofa e trionfante^ .
AL MEDESIMO.
POsci A ,che fol col nome uoflro hauete
Difefe d* ci f Tiro le famofe /ponde
Signor ; e'd^altro , che dt laurea fronde
Il trionfante crtn c nto tenete :
L'armi uittortofe giù ponete.
Mentre con Cttherea Marte s*afcondi ;
E lungo le lucenti e liquidi onde
D*Hippocrene , fecuro a uùi uiuete ;
V alto Parnafo del uojìro ritorno
?iu de l*u/ato lieto a noi pmojìra ;
Ex dt uiole u^ornd ambi i fuoi colli ;
E già co gli occhi d*allegre'^a mollp
Cantan le M«/e la uittoria uojlra ;
E u* multano a dolce e bel foggiamo .
LIBRO
L* I M P E R A D O R E.
NO N tra affai inuitto umcitore
Cefar^effer del inondo , e porre in lete
Le gran memorie antiche , ch*ancor liete
Viuean de gli anni lor fui più bel fiore ;
C he per non batter pan col udore
Del uoftro ardtto cor , uinto anco hauete
La uoluhil Vortun.v^ e'n nuin tenete
"La rota jempre ferni0 al uoftro honore ?
H or uincete la morte , e eterna uita
Malgrado fita , al uoflro nome date ;
Vitto ancor , f alto ditio ^ immortale*
C he pin dunque ut rejìa , oue pof^iate
De la uojlra uirtute JJ^'egar l'ale ,
Se l'oggetto è finito , ella infinita?
A LA S. GINEVRA MAL ATESTA.
PO / che la parte m en perfetta e beila ,
CÌ)^al tramontar d'un dì pcide A Juofiqre ,
Mi toglie il cielo ^ e fanne altrui fignore ,
C'ììebbe più amica e gratiafa (ièlla ;
N onmi togliete uoi l'alma , ci)' ancella
Vece la iitfla mia del [ho fplendore ,
Quella parte più ncbiU, e mighore ,
Di cui la lingua mia. /empre fuella :
A mai quefla beltà caduca , e frale ^
Come imagin de l'altra eterna e ucra ,
che pura fcefe dal più puro citlo :
Q^uefia fiamta, e-d'akri l'ombra , e'IuAo ^
ch'ai mio amor^ a mia fe falda et intera
Voca mercè faria fregio mortale .
Qua?ita
SECONDO. 4^s
A LA MEDESMA.
aV A N T A miir altre (ielle alme e lucenti
Luce diede e jflendor , per far più adorno^
Ver far più uago e lieto il fuo foj^giorno
Colui , che tempra il cielo e gì: elementi :
T anta luce e Jplendor , tanti ornamenti
Diede a mi [oLl, il fortunato gkrno :
che fgombrando le nebbie d^ogn*intorn9 ,
Torta/} e il lume a quejìe hajfe genti :
P ero fatale ,e mia terrena ftella ,
SVa mlgo Jpc/jfò gli occhi ^ oue noi fete .
Vago mirando uoi farmi beata ;
V ci fejfa del mio fallo incolperete :
che, per,<ih*io giri il mondo in ogni lato ^
No« fo trouar di uci co fa più bella ;
A DIANA.
a Ve sta TaretracogU aurati Jìrali ;
E cj^t^efto arco d*auorio branco efchietto j
Coi qual fvlea cacciando a fuo diletto
Percuoter Galathea cerui e cinghiali ;
P oi che per facr e leggi maritali
Calcar conuienle il non tifata letto
Con lui che'l del per pojjeffòr^ha elettó
Delebelle"^ fue fante immortalt ,
T i facra o Cinthia ; e co gli humidi rai
De begliocchi ti prega ; che fe mefa
Da te fi parte , e da tue liete fquadre |
S occorri al parto fuo felice e prefla ;
S*un*a[j)ettato dì la farà mai
De* cari figli auentttrofa madre.
6 C t I B fi O
A DIO.
AT E pur tornò , di uergogna il mito
Tinto , e di fredda tema alto Honarccty.
Con l*alma de V antiche colpe carca ;
E col cor di penfler mon^.am . tnuoko :
D eh non uoler , ch'ai fènfo folle e Jiolto^
Kimanga in preda ; e non mi fla fi parca
La tua ' pietà , col cui ualor fi uarca
A flato ctogni error libero e fctolto :
t féla uoglta a peccar leggiera e pronta ;
A pentir Palma , hor tua mercè fla tale ,
che Vopra, arriui , oue*l pentir non potè .
L 0 Jpirto è pronto , ma la carne è frale ;
E Febo già con Henpammate rote
A rne?^o*l giorno mio ratto formonta.
A NOSTRA SIGNOflA.
VERGINE gloriofa , al uago ardente
Kdggio della cui gratta fpiegan Vati
te folte nebbie de gli error mortali
X>a quefta noftra o/cura e cieca mente :
A te uengo deuoto e riucrente,
Vepoflo il fafcio de' miei graui mah ;
Vago da quejli alberghi immani e frali
Col tuo fauor al^^armt a COnente :
A cjuel uero Oriente : ond^efce fuore
Vn giorno eterno , im dì trancjuilh e chiaro^
Ou*è fèmpre Ttagion uerde e fiorita :
P reflami Pali tu , ch'ergermi a paro
No» poffo deluoler fen'^t tua n^ta ,
Hadre d'alta pietà piena e d'amore ,
SECONDO. 67
% tm de la greggia tua uago ?aJlore
Vherbette , e i por de la mia uerde riua ,
Vomhre (Jan tue del gelfo , e de roliua ,
che fanno al mio bel colle eterno honore :
M a non turbar ti frefco e dolce humore
Dt quefia fonte mta lucente , e utua
Sacra ale Mufe y onde ti liquor derÌHu ,
C-ìe l*alme mcbria dt dìuin furore 5
Q_«/ folo beue Apollo , e le forelle ,
I fanti amor , le cape ì<linfe e bete ,
E qualche cigno candido e gentile :
T u {fenon fet paflorero^o eutle)
Canta rime d*amoT leggiadre e belle ,
ìndi con laonde mie Jpengila fete»
AL DVCA D' AMALFI.
EC C O , dì al nome uoflro alto e pr egiat§
Signor , del fuo bel tempio apre le porte
La nemica del tempo e de la morte ;
Kinchiufò a chi non è chiaro e lodato :
E eco ch*al del con molte glorie alato
Gite , fen%a temer contraria forte ,
E fpreX^ando le gioie Immane e corte ,
V*al\ate n eterno e più felice lìato :
G ia immortalità Joppia cor na
Tejje di facro allor per farui honorem
u*al\a ti mondo lieto archi ^ altari ;
A Ifonfo ?icolomini già fuona
Ogni pendice ; e t più famnft e chiari
portano inuidta al gran uojiro ualon .
<r8 t I B R O
A M A D O N M A H O N O -
RATA TANCREDr.
DONNA gentil , che con fi bel difio ,
Con fi caTii penfier ricolta al nero ,
Sgombrate Vomire ^ ond'è chiufo il feìttero ,
che fecuri ne mena tnan'^ a Dio :
R aro ha ueduto il mondo cieco e rio
Spirto di raro ben ricco ^ altero ,
Tanto inalbar ti fuo nohil penderò ,
Cb*ogn*altro paia a par pigro e reflio »
C erto che^l nome 4 uoflri merti eguale
Vrefago il del ui die Chiara Honorata ,
che tutta uirtìi fete entro , e di fuori ;
B en può la patria fil per mi beata
Tenerfiin pregio , che fra tanti honori
Vojlrl , mura felice ^ immortale .
AL Sia MAR.IO BANDINI.
Ario gentil , la cui famofa fronte
Cingon mille corone^ e mtUe honori ;
Degno che i chiari e più pregiati allori
Vaccian U uoflre lodi al mondo conte :
ia le forelle nel fuo (acro monte ,
Oue bagna fermefjo Vherbe , e t fori ,
M^yannò inal^ito a que* P^^Z^ maggiori ,
Con cui fi fa a la morte oltraggi ^ onte ;
ol de la patria mfira , e nero padre ,
Ch\i la fua Itbcrtate adamantino
Scudo fete , hor col finno , hor con l'armi
elice uoi , cui notti ofiure adre
Non copriran giamai chiaro Landino
Eterno in carte , & in me trilli , en marmi .
M
SECONDO. €9
A LA SIGNORA GINEV-
RA MALAtESTA.
MENTRE del bel diefto /piegate
Per la Jìradadel ci ei tranquilla e fura 5
E co gli ahi penfier ìietn e fecura
A i tre gradi di ben nero u*al\at€ ;
E da le fchtere ardenti alme e beate
Vegli angeli , contenta oltra mifiira ,
Rimirando ne gliocchi a la ì<ìatHra
Ginettra eterna ^ immortai ui fate ;
I 0 , c/;e feguir non fofjo il uojìro uolo ,
Co* ^njier grani del terreno neh
Kefto piangendv qui fenjàfi e [oh r
E fieno d* amoro fo e nobtl n^^elo
Di noi fcriuendo , a tatt* altro m*ìnuolo ,
\agQ con rali uojlre aliarmi al cielo .
ALA MEDESIMA.
DEH fotej^ io de be uojìri penjìeri ,
Segtnndo per io ciel Inerme honórate
Giunger la sU f-a l'anime beate ;
Oue fono i diletti eterni e iteri :
B en fcorgoi dritti tioftrt c bei fenteri ,
Ver cui jolmga a tanto ben iì\il\ate ,
Con ìd fcorta d'/wnore , e d*JwneJìate;
h\ancn fono a fgwrmi f tè leggieri:
P ero m*arrefio ; e con la pufta audace ,
Qffanto poffo niinal^ , e col dcfo ;
E de le uoTire priorie t mi confolo .
M irate dunque 0 mia tranquilla pace
Talhor , mentre che fete auantt a Dio ,
Qui , dohUo cl?tamo uot pcnfofo e folo #
.7 0 LIBRO
A LA ME O ESIMA.
ALMO mio Sol , che col bel crine aurato
Spargete il del di luce eterna e uìua ;
E fate Cinthia Chiara , e l* Altre /ielle :
Splei^dor dei mondo , da cui fol deriua ,
Quanto fa parer bel l'humano fiato ;
E mai ua^he le co,^e adorne e btUe ,
Qucfì^ certo fon cjHtlìe
Vìcllcwe , cui mirar mai non fi fatìa
Ocrhio , 0 penf-eru ìmman ; ma più s^inuoglia
T;:/ rhe dr^ur^^lin in uoz^lia
Ir d'I orf.Ho d4 bel , che tn uoi fi Jpatia ,
A Vtrìibra de le uoflre aUere ciglia ,
Contempla Amor , che uofco fi configlia.
N on Quello , che dal uulgo e*n pregio hauuto
Nato dt uan defio , di nana fpene ,
Onde liengon le lagrime , e i tormenti^
h\a'lmhiìe , ch'ai certo e fommo bene
Dr/\x<a ; nofiri penfier , mal conofauto
J-crJe dal mondo e da le [ciocche genti ;
che co' Le' lumi Jpenti
Ve la ragion , un defìr folle e firano ,
che fiorge l'alme in fempiterno errore
Iranno chiamato Amore :
O cieche menti , o ftolto ingegno humano ,
V uern amor nel uifo è di cufici ,
Ne può produr eff etti amari e rei ,
M a d'un gentil defio l'anime infiamma ,
Ch'-ipreado gli oc chi in fi nobil obietto
Va<^he dtuengon de la fua beliate :
E rprpy^ando ogni o^wia , ogni ddttto,
che w nga da men bella e cìnura fiumtna ,
S E C O N D O. 7t
Xolgonft a, le jue lud alm^ e heatt ;
E dei f tingo purgate ^, -
Che porta (eco d lor terreno manto ,
Col foco , ch\fce dal [ito ardente lume ;
Come da puro fiume
Sur^on lucide e chiare : e df quel fnnto
Veftr accefe , c^ml -, Vhvra gli è t otto ,
\eggion le niardutglte del bel mito ,
r miralo c hanno o\rrt 'i ua^-^
A parte a part£ del celtjìe uifo ,
che gratta ^ honejìa re<rge e governa ;
Kejìan con Vocchto , e còl penjkro affifo
Ne la maraut^liofa alta heìleT^a
Con giota tal , ihe non ì cln*l dtfcernd :
ìndi uolti a l^mterna
E ptu rara beliate ergcn la mente ;
E dejìando nel cor più be* penfìert ,
Apron quegliocchi neri
Del dtum intelletto ne Wndente
E chiara anima fua ; doue fi mira
Quel ben , col cui ualore al ciel s*ajj^tra ,
cordono allhor , che quanto fuor appare
jolo ombra di bene , ombra dt hello
fiu che uen^o al f-'gg'r ueloce ^'^^«^ •
E che fon lumi (penti , e q'Atflo e cjuello ,
Vi CUI s^appaga il uan uofiro fperure
C^idiico , come al Sol falda dt neut .
Oda , che poco e breue
Odetto , hanno pn net pio eterni mali :
Lafciamo il nero , tir abbracciamo inombra
Cotanto errar n*engombra :
tAirate dentro , o mifert mortali ,
7 * L 1 B R. O
Oh' è piti hello il hello, e più gentile.
Al cui par , quant'hiiom mira , è cofet mìe
M irate dentro , oue fi ricca fiede ,
Lucente e chiara de fuoi propri raggi
Quefì'almu , che la sù drttti n^adduce :
Armati di penfier canuti e faggi
lAouendo dietro al fuo bel pajfo il piede
Ne condurrà , doue ogni hen riluce ,
E ne l'eterna luce
Mirando fìjo fi farem beati ;
EV uero , eH hen , e glt altri don del Ckl$
Vedrem fen\a alcun uelo ; ■
Edi tanta belleA^a innamorati
Tieni.di gloriofo alto defto
S'aggiungeremo agli Angeli ^ a Dio*
O nohil Donna , o mio lucente Sole
Scala da giral Ctel falda e fecura;
Sol de la uita mia dolce fofiegno :
Per altro non ui die Palma Natura
Kare uirtù , helleX^e eterne e fole ,
Se «0» per arricchir ti mondo indegno ;
E mofirarne un difegno
De la belle'^a angelica e diuina :
Sia benedetto il dì felice e chiaro $
Che.nd petto m'entraro
I uoftri raggi ; e fìr dolce rapina
De miei penfier, del cor noiofoe fchtno%
che prima non fumai lieto ne uiuo.
H or fo> pehfando a noi uiuo felice
Xhéy^ sì , ^h'io m\iggu.^glio a coloro ,
che fof G in del ne la più degna p. me %
Pt'?\///; r neJumi htHt y i)i/r he Cfm d'oi*^ :
D^tihd!^e
SECONDO. 7 j
Dou*hehhe il mio de/ir prima radice ,
Scorgo quanta doUe'^a Amor corriparte :
Così fapej?*w in carte ,
Spiegar t n^iei diletti e gli honor uoflri ,
CÌj initaghirei i piti cortefi amunti ;
E pallide e tremanti
Tarei milTalme , co* purgati imhiojlri ,
Scriuendo quel , ch'io seggio d^hora in hora > '
Mentre il mio bel penfier con noi dimora, O
C 4»j^c» lucente e chiara . v, ;a
De* raggi del mio Sol , lieta e gioiofa , n v;rnV);°
A le genti ti moflra , e grida , o feioccM * » O
Mortali , aliate gliocchi
I A quefl'altera Donna e gloriofa ;
dì altro dt bel non uedra'l mondo cieco ,
Se non mira cojiei , ch^io porto meco .
! A V E N E El E.
ECCO di uagìn^for cinta la fronte
Oiua del terl(o del madre d* Amore
Vergo un*altar ; e t'ardo arabo odore
Con le uoglie del don maggiori e pronte :
E foura quejìo uerde herbofo monte
' In bella compagnia ti rendo honor e ;
(Voi che*l mio Coridone , an^iH mio core
Tornut*hai di Sebetbo al puro fonte :
£ eco , che frefche roje o bella Dea
Lieta ti fpargo ; e con /incero affetto
Teffò a l*imagin tua liete corone ,
' C osi calcando a ?aufilippo il petto
La uel^ofa Amarilli alto dtcea :
£ Cortdojf dìiamaua , Coridone .
D
7 4 LIBRO
S uperho fioglto , che con Vampia frónti
Miri le tempeftofe onde marine i
che tani" anime chiare e pellegrine
QhiHcUjli nel famofo tuo bel monte ;
Qjéi la uaga forella di Fetonte
Spiegando al ciel Inaurato e crejpo crine ,
Vece di mille cor dohi rapine
Con le belle'^^e fue celejìi e conte :
uì figura cangiar fece e penfero
A mille amanti ; o uoglia iniqua e ria ;
Bo/co tttl fai , che lor chtudeftì in feno :
G ia lieto colle , hor monte horndo e fero ,
Quanto t*inuidio , che la Donna mia
ìndi lieto it^gheggt , eV mar Tirrheno •
A Z E F I. R O.
1^ E R C H E Jpiri con uoglie empie acerbe
l^ai endo guerra a Vonde alte e fchwmoje
Zefro , ujato jol fi- a piaggie ombro/è
Mouer talhor col dolce fiato l'herbe f
1 ra fi grane , e tal rabbia fi (erbe
Contrari gelato uerno; hor diletto fg
Sono le riue ; e le piante frondofe
E di fiori e di f uttt alte e fuperbe .
D eh torna a t Occidente ; oue t* inatta
Col grembo pien di ro/e e di mole
A gli ufatr piacer la bella dori :
O di l'ignuda Tiate , che jmarrita
Di te fi duol con graui alte parole ,
E prigandoti porta e fuitt , e fiori.
S E C O N D O. \ 7S
\K IT^te il mftro crirì iter de e frondofo
\ aghi' arbufielìi m qttefle piagge apriche
Tanto , che da le fiamme empie e nemiche
Del Sol , guardiate il mio bel prato herhofo ;
Z yitii potrò fi-a le uojìr^ ombre afcofo
Al mormorar de le dolci aure amiche ,
parlar talhor con le mie uogUe antiche
Cantando in jlil leggiadro ^ amorofo :
I ui potrò da la mia bella dori
Hor un bdfcio inuolar , hor quel diletto ,
che dona Amor a più felici amanti :
V ot uedrete i' piaceri , udrete i canti
Con l'ombre uoflre mfieme e con gli amori ^
Voi farete di gioia altìi mmo , ^ "
H or , che con fofco uelo
Copre ti noTiro hemtjpero
La notte , e fa con Vomire a noi ritorno ,
E /e flelle nelOelo
Ver l'ufato fentero
Vanno col carro di Diatta intorno ;
For/e pregando il giorno ,
che più lunga dimora
Taccia nel mar col Sole ,
Diro cjuefte parole
O Notte a le , che per pietà talhora
De miei feri martiri
Fermando il pafjo tuo meco foj^iri ,
S onuo t che ue<r<ria il die
co
D 9
r
7^ Lisa o
Le lagrime , ch*w Hillo , . :> ^ ; v:^ .■ ...
chetante fon quant'habe fiori Aprik :
Ne che le noci mie
Tarbin fiato tranquillo .
D*amante alcun col lor dogUofo fiile^
T« , cJ?*a me fei fimtle ,
Scura , com^eH mio fiato
CotHoi filenttj afcolta
Quel y che fiu d^una uoltft
Dett*ho piangendo con la morte A lato ;
Eneltuo fojco /erba • '
1/ trifio fuon de la miordoglia acerba •
N o« è f-a il bel conteTio
Voflro fidile y che fegni .
Tiu benigna la una , che m*ahdnl^ .
Tu y che col uolto mefio
Mi miri , che gli [degni
D^Amor prouafii in auefia fera danl(a j
Quando fen\a Jperan\a
Abbandonata e fola
Ne l*herme incolte arene
Il giouine d^Athene
Chiamaui ingrato e crudo : bor ii confila ,
Ché'l mio danno è maggiore i
E uincati, pietà del mio dolore .
B en mi fouien , ch*a canto
Vallee fchiumofe fponde
Del mar piangem in uoce alta e dolente ;
Al cui pietofo pianto
Gli augei fia uerdi f onde
Co* me fi accenti njpondean finente:
E talhor altamente
S E G O N D Ò. 7 7
tcho da cani [api
Kifonaua Thefeo
Tal , che del cafo reà y "
Ouunque afflitta riuolgeiti ì pajìr ,
Voleafi intorno ri Itda ,
Sol dì fere feluàggre hòrtido nido .
T alhor riHoha al mare '
Le uele nc^re aperte
Kimiram ff%^ir co* luKri^ ifttèìtfi ;
E ueioci falcare ' -^t - • • >
Vacarne per flrad^ irt cefi é'% '
Ond*an<^ofciofa riprendf:t*f t umti ;
che del tf4o mal contènti
VortcLUcin dr. lontano
Il tuo diro th^fo^o ;
Al crine crefpo e d*oro
Tacendo oltraggio , e Vuna e Valtra mano
Tenendo infleme ftretta ,
Chiedei di tanto inganno al del uendettA ,
I ndi il fonno accufatn
' Con tai parole , ahi laffa ,
O fero fonno , o difpietata forti
Cagion de le mie graui
Vene ; perch*almen caffa
D*alma non ni hai con ripdfat^t- morte f
Quai tue fallaci fcorté ■ '
Entrar ne gli occhi miei
Per dtfufato calle ;
Accio darmi le fjyalle
Eotejfe quel crudele ? ah hiriìi rti
Se d* ogni mio mal fete ,
"Berche per fempte non ui rifÈehiitd^tt ?
D I/;
7» , L y El o
D ormhò hauesfi almeno
Vna perpetua Notte
Ver non ueder fuggir chi mi di i face
Sempre i*aer fereno - , , ; _
Entri ne le tue grotte > - .
E del raggio d' Apollo ^rden^^^ face^ :
O Sonno ; la tua pace , , . , ,
Turb/no ognìior gli augelli
V aurora falut^(^mlo y:.
Now dolce mormorando
ììagnin l'albergo tuo uiui rufceìli ;
Ma'ltuo f ieni IO Jta ,
Kotto da Juan di pena acerba e fia •
T u dopo hreue doglia
Art a dna felice
ìriauejh d tuo deftin grato e cortefe ,
E con l'humra^a Jpoglia
l.à ( doue a, pochi Itce )
7\(d^ft al ciel fia mille luci accefe ;
Ouc fcn\a conleje
Godi del bene eterno ,
Cinta di fette flcUe
Chiare e leggiadre ancelle ^ ^. ,
Ne temi calda fiate , o fieddo uetm ,
E fei ne lana bruna
ha p!u uaga compagna de la Luna .
M ijer a chi parilo f
fuggendo ti chiaro ^^ggio
Valere teco la sù uolgon la pianta ,
odi lungo quel rio
Vn*augel foura un faggio.
Che chiama inalba e dolcemente canta
SECONDO. 7f
'^mentre , cìiella amante
il ctel dt ncuo lume ,
E/ garrendo filagna
Con la cara compagna ;
E scorna quanta po le uaghe piume
Ver parerle più bello
T Tofio , ch*a noi fi mòfiri ii^t nouells
N otte j che debbo darti \, >
che cofi intenta e cheta
Afiolti le mie ucci alte e noiofe ?
Voiche d* alito honorar ti
ìsìon poffò , prendi lieta
I Quefte negre uiole e qttefie roft
De l*l)umor rugiadofe ,
che dal dtfire afiretto
il cor uerfa per gh occhi ,
! Terche l'alma trabocchi i
Et poi ch'io non ritrouo altro dilett9
J che fempre lamentarmi ,
\ \erro al ritorno tuo teco a lagnarmi .
• M efta canl(pne tn quefie felue chtufa ,
Tra l'ombre atre e notturne ,
i i Apri del pianto tuo le doglios^ urne ,
D iiii
■}
8 o L r K O
B
LA SI G N O Pi A G I N E V
RA MALAtESTA.
E N fe lo sfor'^ fuo ì^alto Motore
?er f arni qHÌ f'a noi fùia perfetta j
Candida , pura , e femplice angeletta^
Nodrita th gremifì> de V eterno Amore ,
L urne del mondo , ;/ cui uago Jjflendore
I pftf òe'Jpirtt a fe nagge c^ alletta ;
Tra V altre fm pregiate tn cielo eletta
Ver portar gì U ogni htlle^T^a il fiore:
Qjuai ricca gemma m bel na/o lucente ,
Trajpar tamma uoHr^ y e mille raggi.
Df ceUftt tìiriH fparged^mivrno k
O tre uolte beata , e lieta gente ,
Cui ien\a far col Sol lunghi maggi
Si uaga Aurora m fronte adduce ti giorno, '■
G ia s^aiìicinn con la uaga f onte
II Sol de gliocchi miei ; che o/cura e grane
Nebbia di reo deflin conte/o m'haue ;
E di chiaro fplmdor uefte ogni monte ;
G ia comincian le luci ardite e pronte
A cacciar l*omhre ; e d*un caldo foaue
Armafitl freddo cor ; che trema e paue
A l*apparir de le belW^xe conte :
G ia ueggto t miei penfier , di a lui d^ intorno
Ka^ionan feco del mio fero Tlato,
Onde s'affretta per donarmi pace :
L umi dvriunt , con la uijìa audace
prendete cibo ; mentre lieto fato
Vi pur confente un sì tranquillo giorno .
Se
SECONDO. 8i
S eia nebbia di /degni , che fouente
Mi rende L*aria dèi bel ui\o ofiura , ■
Vento de* miei fojpir punto non CMva :
Ne /' raggi del mio ardor chiaro e lucente ;
P erchc non uolgo Vango fciofa mente
A miglfor caik , r^r a miglior uentmà ;
Uentre che'l tempo , ch^ogni cofa fura ,
A* defiri amorofì ancor confente ?
T oflo comincieran di neue i poggi
Cinger fi intorno , C incìnnarfìil giorno
Di quejio uiuer rio uerfo Marocco ;
C onuten , eh* ad altra Jpeme indi ^* appoggi
Vetà piugraue ; e fa tenuto fiocco
Canuto crin di gioum uoglta adorno ,
C ol fagil legno del defìre audace
Tranquillo mar de la fperan\a mia
Solcai gran tempo per fi piana uia ,
ch'era l porto uicin de la mia pace :
M a immantinente uento empio e fallace
Defto tempejìa pengliofa e ria ,
che rifof)infe > ou*hauea tolta pria
La uoglta , più che mai pronta e utuace :
I ndi Jparue la fjjeme ; e f^aruer Vonde ;
E*« uece lor un^ampio mar di doglia
Mi cin/e , a cui non è fondo ne riua :
N elqual con lunga guerra , accio s*affonde
Il legno ardito , e la mortai mia (foglia ;
pioggia da m nmbo eterno Jt derma •.
8i . L I B El O
A LA MARCHESANA
DI PESCARA.
MENTRE chiara Vittoria inuide fate
Del uoflrhonor tutte h genti mue^
E d'opre adorna gloriofe e diue
Con le, penne di gloria al cielH^al\att ;
I 0 lunzt da l*amaia alta beltate
o
Nido de miei deflr , con quejìe fchiue
Luci d*j}gni piacer. , bagno le riue
D*Arbta , e (e uerdi fue piagge honoratf:
F elice noi , che con sì bei penfieri
Por del dubbio carni n lieta fcorgete
rie l'immortalità tutti i fentieri ,
T al , che fenTa temer Vira di Lete
Ira t rari jptrti , e più di fama alteri ,
\iuo efempio d^honor fempre farete .
A V AKCIY ESCOV O DI SIENA.
Tra l*armi col Japer tanto giouato ,
C'hor queta wue , ritornato jete ,
I f^^ggio Siena , e le fue Htnfe bete
Kcnderui honor ; e nel fuo monte Amiato
Vrger un tempio al uojho honor [aerato ,
Douedopo milTanni ancor u tur et e :
L* Arhia di lieti for cinta le chiome
Vortarui puro latte y e arene d*oro ;
K finto tutti i fuoi pasìor utcìni
C oronati di uerde e /acro alloro ,
Cantar ne la Sampogna il uoflro nome ;
Udel fuo fuonoufcir bandtn Ùandint ,
SE C O N D O.
SI TACE A evi.
ALMA gentil , che dal più puro cielo
Di dtuina uaghe'^a adorna e bella ,
grembo ujcifit de Interno kmore ;
T« U più chiara , e pus lucente Jìella
Scendcjh a ricoprir I humano ueio
1 raggi del tuo angelico fplendore ;
^ teca quanto honore ,
Quanto di ben mai uide occhio moftale
Yortafit ne he lumi , e ne U fronte ;
Ver farralme più pronte
Dietro al tuo uolto ardito a Jpiegnr l^^l^^,
piene di cele]} e alto de fio vv.
Per ritornarle liete inan\t a Dio .
D al dì eh* afe) di man del majiro eterno ,
Se non quanto uiuejìi in qucfio fiato
Kon fu il mondo giamai ungo e gentile ;
Che prima , e poi , fu fempre il ctel turbai
in qutjìa ojcura ualie , in quesìo infamo ,
Vela negletta , ogni cojajéiU :
Tu un uago e lieto Aprile . \
Teco portajìt dal celejìe albergo ,
\na uerde Tiagion jenipre fiorita .
O che beat a Ulta y
Dieder le nebbie al tuo bel l'aggio il tergo ,
Ne/ mondo fi mnrto martire , e noia ,
E nacque tn uece ior diletto , e gioia.
M a poi che altera ti prendefìt a f degno
La terra di te indegna -, e al cielo al\ata
Tra gif angdt tornafìi al fommo bene ,
^noino teco a la patria beata
D yj
«4 LIBRO
Quant^era qui di pelleo^rino e degno ;
E me lafaajìi , e tutto il mondo in pene .
O mia tranquilla fpene ,
■Porto, de miei piacer fidato e caro ,
Ver che non uenniteco al tuo partire f
Io rima(ì a morire ^
Tu te n^andafti a utuer lieta a faro
Di lor y che a pie del fommo padre Tlanno ^
Me qui lafciando in sì grauofo affanno ,
B en mi credea , che^I duol , cheH primo giorno
Non hebbefor^a di mandar lo fciolto
Spirto a feguir i tuoi m?ligt fanti
Voteffè in breue tempo inftcme accolto
Tormi a quesìo odiofo atro foggiorno ,
Oue mi pafco di noie , e di pianti ,
E lieto pormi auanti
Al fol de tuoi begliocchi : e ne feguia
A miei dolci de fìr conforme affetto ;
Ma fu tanto il diletto ,
C///0 prefidel morir , che l* empia e ria
Doglia , dal nouo e Urano piacer uinta
Kitenne l*alma al duro giogo auinta .
P iangeuan gli altri ; aìlhor che fu le porte
Del fuo career terren per ufcir fuora
Staua lo fpirto già con l'ali tefe ;
1 0 pien di gioia in affettando Phora
Vregaua ti mio defìin fero e la morte ,
che mi togliejfe a le mondane offefe ;
E uerfo il bel paefe ,
che fai col lume tuo chiaro & fereno ,
Co glioahi del penfter mirando fp^ffò
Già mi pareua prejfò
SECONDO. 9$
Di feder al tuo fianco : eH caflo [etto
Contento dt mirar , eH tuo bel uifo ;
Oue co* miei penjter fempre ni affi fo .
M a poi cheH del non mlfe e la mia doglia ,
che per maggior mio mal ceffe al piacere ,
C///0 uenijje a uederti almo mio fole ;
T« , che con quelle luci ardenti e nere
Scorgi ti fondo del cor , prendi la uogUa ,
che di non più poter feco fi duole ;
che fe preghi e parole
Valeffero a impetrar dal mio deftino
Di potermi inalbar , doue tu (ei ;
I / primo dì farei
Venuto , come fiarco pellegrino
Seguendo l*orme de* tuoi fanti piedi ,
Ou'hora i miei marttr contempli e uedi •
P Tega tu Iddio , che più benigno afcolta
Le tue giufie preghiere , e ti compiace ,
eh* a le note mi toglia ^a le genti ;
che fen'Xa te nuUa m* aggrada ò piace :
E s*impetrar noi poi , nedi tal uolta
Cinta di nube, o dt be raggi ardenti ,
Oue uiuo a i tormenti ,
ÌAorto fono al diletto ; e mi confola ^
Mofirandomi que* lumi, ou*io ripofi
I miei dolci ripofi :
Tm fai il camino ; e poi fecura e fola
Venir a rtueder colui , che uiuo
Sol per non effèr teco ha il mondo a fchiu9* -
C an'^n la , doue il ?adre
De la terra , de cieli i 4 de le cofe
Vafce di gioia i fantt Jpirti eletti $
9 6 LIBRO
A lato a più perfetti
\edrat chi fe le mie Ina dogUo/è
Col, filo partir . dille ; ch^to reggo a for\a •
E contrari mio uoler quejla rea fcor\a .
PER LA VICEEIEGINA DI
NAPOLI.
MENTRE^ diporto a uofìra ttoglu andate^
Conlaòtanca delSol uaga JortllA , .
Tra mille luci adorne la più bella 4
E lieto il ciel co uoftri raggi fate ;
C binate il guardo accefo di pi etate
Al bajjo fiato mio , chiara mia Ji ella ,
Hor , chela morte a miei defir rubclìa ,
l-ungi mi tien da uojìra alma heltute .
V ci coi f attor , che dal gran ì^adre hauete ,
Vedete il mio martir j ne tanta ahe'^y^
De Ptifato ualor gli occhi ut priua ,
M a perch'io miri , ou'è uojìra bclle\\a , 3
No» fuo tant'altu la uirtà ut fina
^^ittnger s) yCÌì io ueggia , cmc uci fete.
S E CO N D O,
87
PER LA MEDESIMA.
ALMA gentil , dal cui bel raggio ardente
Hor fi fa li ter'^ ciel uago e fereno ;
che del diurno amor chiufa nei feno
Vili d*ahra chiara u:m , e più lucente :
V olgi quell'alta ^ honarata mente ,
C*hebbe de miei defirt in mano ti freno
Qm ; doue di marttr , d*angofcia pieno
Piango Vhumane tue belle'^e Jpente ;
C he mi uedrai in cjuefie piagge aJ?tfo
Mirando in quella parte , oue dimori ,
chiamar il nome tuo Colo e penfofo .
O anime gentil di paradifo
Quanto uUnu.idio , che i miei dolci amori
\ot pojfedete to uiuo doglio fo •
D tuo hretin , // cut nome famofo .
Suona non filo Tebro, hmo , e T efino :
E quanto cinge ti mar , uede \ppenmnQ ;
M4 ogn altro Udo alnofiro polo afiojo :
C he col flagello irato e difdegnofo
Del uoftro dir , dal (iniftro camino
Del unto , ogni Signor lungi e uicino
Volgete al deflro calle e dtlettofo :
S egwte pur ti cominciato fide
Accufando color , cM tergo danno
A Vopre degne dt perpetuo honore ;
C he fra que (pini , ou^è mai fempre Aprile ^
Oue non more il dì , ne fuggon l*hore ,
\turete ancor pm cheH mtUefim*antio .
8 8 L T B H O
P oi che quel nodo, che due luflri integri
Mi flrinfe a giogo di/J^ietato e duro ,
fciolto Amor , io uo lieto e fecttro
Spoglidndo il cor di panni ofcitri e negri :
P ìu non ponno t hegliocchi infermi , e^t"- -"
Venfier dejiar ne Valma ; o l'aer puro ■
Con la nebbia d*orglio farmi ofiuro
Si , eh* io non ueggia dì chiari ^ allegri :
G iungi pur a tua uoglia efca al mio foco ,
Torci di dolce Jpeme un nouo laccio ;
che non fa cht mi leghi , o chi mi falde.
V un fciogliera ragion , ch*ancor pia falde
Catene rompe ; l'altro a poco a poco
Spegnerà di difdegno un freddo ghiaccio ;
Q^uì , doue mejìe il ìor caro V etonte
Vianferogia Italie forelle uiue ,
C*hor fènl(a inuidiar lauri oliue
V otri afi* ornar ogni pregiata fronte ;
P tanfi molt*anni ; e con le uoglte pronte
BeÒe^e feguitai celefli e dtue ,
E*» quanti tronchi han quefle uerdi riue ,
Veci le lodi lor fcriuendo conte :
L e Ninfe il fan di quefa rapid'otida ,
che ne le (pènde del (iniflro còrno
Del ?o , fi dolfer de* miei graui danni i
H or fot dèi mar de glt amovofi affanni ;
SoJj>into da benigna aura feconda ,
E ridale canto a quefle p^^ggj^ intorno .
AL
SECO N D O.
A L P O.
ECCO, cJ7e pur fiume caldo amarà^
che da la fónte dèi mìo cor deriut ;
E con cento correnti torti riui
Kendi ti mar d* Adria men lucente e chiaré',
P iu non andran ■. * miei fofj'iri a paro *
piangendo Vonde tue , che fecchi e prim- ' ^
D*humor fon gii occhi, onde tu'luarco apfìki^
?oi eh* Amor e Madonna mi le^aro , '
L* ardente uoglia , otidc con larga uend
Sorg£UÌ tn meZo l*Jtmorofo core ,
Ha fuelto alto ualor di giuflo sdegno .
N e più come folca mi jfingè , o frena
Co fpron pungenti ; o duro morfo Amore ;
A (i gradita [j^eme homai m*attegno .
AL M O L Z A.
VO l ,(he tutti i fentìcr d^aharui a fiìf9 ^
De l'immortalità Molx^ fapete , '
E foUenar dal cieco eterno lete
Volete altrm coi dir pregiato e rato :
P ci chele Muje atanto honoruaU^dro ^
MoJlra^Tdoutleuiechiiìfeefecretei
Ver le qaat caminar Vànttcìye e liete
Alme , di grido piu famrfo e chiaro j
S e morte acerba dal fuo bel mortule *
Sciok*ha lo Ipirto , che dtfcefe in terra '
Ver lafciairne al partir poueri e nieftì *
C antate il nome fuo , perche n n refli :
\tnto del tempo da la lunga guerra ;
Ch*al uojìro Jììleè'l fuo bel pregio eguale •
9P r L I B R O
N /«/è , ch*al fuon de la Samj^ogita mia
Souent e aliando fuor le chi me bionde
Di quejìe fi correnti e lucid*ande >
Vdifte il ditol , cf?'amor dal cor mi- apri
S e fempreTaura sì tranquilla (la,
che non ut turbi l*aeqm y e fe le Jponde
Deiuojìro fiume ^ ogn'hor uer di e feconde
No» fenian pioggia tempe fio fa e ria :
V felpe fuor de liquidi chriftalli ;
E la mia libertà meco cantate
^n quefle uaghe riue e ddettofe ;
C he d- un aitar di fior candidi e gialli
Sarete in queflo dì fempre honorate ;
E d^un canejìro di purpuree rofe .
A M. GIVLIO CA MILLO .
SE ' flatue d*oro a gli eloquenti e rari
Spirti , giamai l*antica etate ereffe ,
TercheH futuro fecolo fapeffe
Le lodi , e i nomi lor pregiate e chiarì :
E rga la noftra a uoi tempi ^ altari ,
E più colonne , che mai Koma haueffe ;
Voue le uoflre glorie fieno impreffe ;
che uan diritte al del fen^C^ltre pan :
Q^uelli di gir a l'eloquentia ti calle
Ne dimcfirar ; ma fi feluaggio ^ erto ,
che molti per timor uolfer le (palle :
M a uoi Giulio Camil piano ^ aperto
Vhauete fatto sì , ch*alcun non falle ;
Ne lo troua di pruu fparfo o coperto .
S E C O N D Or ^ S>ì
A L A M AActìÈSARA
P E s e A R A. V
L L V S T R E Donna , il cui ualor inchina ^
la Terra . e honora il Ciel , poi che la uogÌM
Troppo ardita , di mi mt sforma dire ; -
chi fia gtamai , che cfuefia lingua fcìogUa.
]fj fi grani parole ^ 0 cjtial diuina
Mente farà , cheTwtellettp'ipJJfire ?
Si che dietro aldefire
H'inal^ì tanto , che con l*opra arrtui
ha , dóue il merto uojìro , oue mi chiama
ha uoftra chiara fama .
Apollo fs- mat fempre e uerdi e uìui
Sta no i he rami tuoi ; dettami quanto
Merta ioUei ^ ch^io réuetifeo e canto ,
S alia Colonna , alto foflegno è fidé A
Di cj usi pregiati honor , che*l crine ornaf
A uoftn antichi chiari e honontti :
Velice uoì , che gite a paro a par»
Vi lor , che fur di fi famofo grido.
Onde muran fra noi, fempre lodati ;
che fe ogn'hora armati ìì ,,, ì >
QtU'i f^i faggettt \nìpera'(hri. j f^egi
Con i'ammolQ fet;r.o , e coi cQnJJglio i
Voi col tranquillo ciglio y
Con Varmt di wriute , / ricchi pregi
Vìe Li cafla beltà difefo hauete
Da la farTa del jen fo , e da la rete .
Qj*al mio cinfe mai d*alta heltate
Anima fi gentil , coni è la mflra :
E da* bafit penfter tanto dtmfa ?
f » LIBRO I
La qua! fprei^xando ogn* altra gloria noflry
Tenfa a quel ben ; che fuggitiua etate ^
Non porta [eco , in cjuel ferma ^ ajìifa ; 1
E , com*aquila , affìfa I
Gli occhi nel fol de la fallite eterna f
dota prendendo dal fiio ardente Taggi&; ì
In cw fcòrge iiutaggio ^ ' 1
Vrnto dt gir , doue, giamai non ùefnd , ' ^
Ne fcaìda^tt cUh^dòue s*afconde e ferra
Tranquilla pace fefì\ alenila guerra ,
V oi che da le felici e chtate Tielle
Scendir degnafìé in quefto hummo albergò^
che di tenebre pieno era , e d'horror i ; » ^
Dieder le nebbie al tìb/ttò raggio ti t^rgo f ^
Le cofe^di quàgià fi fer phi belle ,
E nacque in noi défio d^eterni lìorwri :
Ne feco tanti fiori
Adirne la ftagiàn€ allhof, che'l Tà urà
Apre a noi ranHo con V aurate corna ,
D^' quante gratie adorna
Scendefie dtlàsii> , caro the/auro
De l*età noflra ; e ne fpàrgefle il monda
fatto poi di tal don ricco e fecondo •
P ioueno in noi dal Ciel rari concetti ,
CÌiogn*alma fan di gentile^a uaga ^
SpreT^r qual cofa uil regni , ^ imperi j
D/ cui nbftro uolerehoggi appaga :
Quale Jpirto giamai fra più perfetti
Mando più di uoi alto i fifoi penjteriì
Come alati corrieri
Vanno a uolt> per l'aria al fommo henè f
E ricercando qnefla , é quella pane - ♦ '
Il
SECONDO. 9}
r4 Vt^ion , come comparii
I diletti , e ie gioie , e come piene
I Siandel fommo Motor le ìhcì H<^e
Di dolce wa immortale , edi piacere»
I ndi pieni di b^n y colmi di gioia
Mirati dal fren , c*ì?àuete in mano ,
Kitornan ne la uoftra altera mente ;
Onde con l'occhio de Vingegno fan» ,
Acciocbe il uojìro nome unqua non moia,
Mojìratein carte a la futura gente j
Come al nera oriente
), fer quefta mar horribile è crudele
Condttr fi pojja ti debil legno e frali
1 Col uentp occidentale ,
■ che /pira la uirtute a piene uele ,
Oue fecuri entrando al fido porto
Non fi tema de Vonde oltraggio o torto .
G entilel^ con uot , e leggiadria
i Moueno fempte il ior candido piede
Per quefio prato de lanofira uita ;
V/rfw nel cafio grembo ogn^hor ui fiede :
Trudentia in uot fi [pecchia ; e cortefia
ì chiari Jpirti ad honorarui inuita :
O riccheT^a infinita
\nun*anima fola infieme accolta :
, Quanfe arene haue Tago Hermo e battolo,
Hon pagheriano un filo
Di quefii doni , onde n'andate auolta
t ricca sii che la parte minore
f otria*l mondo arricchir d'alto Hulore»
|1 uoi apron contente il facro colle
Le compagne d! Apollo , a uoi la fronti
9 4 L I B El O
Cingón dì trionfale e lieta fronde ;
A uoi /erba Agantppe il puro fonte ,
E*i bel Permefjo con ia barba molle
Vorta le fué correnti e li quid* onde ;
E té*orna ambe le fronde
Di utole , di croco , e d'amaranthi ;
A Hoi la ?oefta fcopre i fuo regni ,
De la cui uifl a indegni
Sono gli altr*occhi ; e ui pone dauantt
Ciò , c*Ì7ati di bel , di u ago , e di gentile
I campi fuoi , oh è mai fempre aprile .
N e quai cogliendo à noflra uoglia andate
Quel , che più bello e più lodato parui
Con le man del giudìtio integro e nero ;
Indi per immortale eterna fami.
Di quei Jpargete , egli horti uoflri ornate ;
No» partendo dal dritto e bel fentero ,
che Virgil o et tìomero
Aperfero a colui , che V Arno honora ;
Tal , cì) in:udia ^ìugnione il bel Sebetho ;
Ne più trayjquillo o lieto
Corre co* pef.i fuor ; ma d*hora in hora
Turbando l*acque fue lucenti e chiare ,
chiama le /Ielle perfide auare .
I tiarime felice , otte le Mu/e
Han fatto d fuo Parnafo', il fuo Uelicona
Ver cui ticn utle Apollo e Delfo , eDelo ;
da per lo M'ondo il tuo gran nome /nona
Voi , ch'alberghi colei , in cui rinchiufe
Tutt e le doti fue benigno cielo ;
Giamai caldo ne gelo
N<? n offendei k u e fonie riue y
S E C o N D O. 95
M4 l'aere ognhor temprato y Ogn*hor ftreno
Vioua nel tuo bel feno
Uumor foaue e le dolci aure ejìtue
Scher'^no co tuoi fior , fcher\in con Pherhe ;
Ne [tan l'acque a tuoi /cogli empie o fuperbe •
C ome l'ardente fole
te Jìelle ofcura e la gelata luna ;
Cefi il bel r^gg'^ àe la uojlra gloria,
Uonorata Vittoria
Ogn\iltro lume dt gran fama imbruna :
h\a ridirlo non jo , che gli occhi mtet
fermare in fi gran luce t non potrei .
A LA ME DE S 1 M A.,
HO R ,che bramo/o il fecol nofiro haueti
Patto de l'opre uofire , hor che ut chiama '
Vittoria l'alta e pellegrina fama
A falir feco , ou*ad ognhor uturete ;
D unijue ti uago lauor lafciar uolete
Cofi imperfetto ,0*<^ft' nobtl brama
Mancar del mondo ; che u'honora ^ ama ^
t>t cui ti primo , , e maggior lume fete ì
D eh non ni fate cofi gtuu e* oltraggio ,
Troncando quafi in herbà , e Jul fiorire
Gli honor^che uoifan chiara ; e'I mondo ador-
S eguite il cominciato e bel uÌ4ggto ; (wo ,
Ne ui torca da quel nouo de (tre ;
Che farete a glt antichi tngrtifiué fcorno .
9(S LIBRO
ALA M E D E S.I M A.
DEH non j}re'^ar di queflo facto monte
chiara Vittoria l'alte piagge ombrofe %
Ktedi a le frefibe Halli e dilettofe
Con le uggite c^ual pria leggere e pronte :
V edi , che*ldolc€ e nojlro puro fonte
Ti [erba l'acque , e le jue Jponde herbofe ;
EleMufe /contente e lagrinwfe
Vertano per dolor china la fronte ;
E eco 3 cheH più bel lauro ancor fi ferba ,
Ch^anqua uedeffe di ?arnafo ti colie ^
Ver coronar il tuo famofo enne .
C ofe col uoko rugiadofo e molle
Cantaua Apollo , u con le chriftalline
Onde bagna Verniero i fori e l'herba .
A LA MEDESIMA.
HO R , che de fuoi b^^ <amt>i ogni finterà
Vi mojlra ?oefta , hor che con l*ale
Del uoflro coltp Tiil Donna immortale
V^atXate al pardi Virgilio e d'Bomero >
H or che del colle fuo Ubero impero
Vi dan le Httfe , a uoi facro e fatale ;
No» fate al nome uojlro un danno tale ;
Che con gli antichi uà lieto et altero :
T ornate ai puri inchiofiri \ condotte carte
Sf-'iegate g't c hi uoflri e he' concetti ; ; ^
Ond/l mondo n*atten^a eterna gloria ;
(. he non fan ritrouar gli altri intelletti
Dei raro antico fli' ìa uia ne Varte ,
$e non per torme }t^Jlre alta Vittoria .
A L \
SECONDO. 9 7
A LA MEDESIMA.
PI A N G o N /e Mufi , e mi Vittoria fete
Sorda , com^afpe a fuoi duri lamenti ;
?iangon del fonte acque alte e lucenti ,
Oue fpengejìe N?onorata fete;
P iangono t lauri , a cui fera togliete
Le lodi lor , per uoi urne ^ ardenti ;
Ne più con le tranquille onde correnti
Torta tìippocrene le fue Ninfe liete :
S pogbanfl di Varnafo i facri colli
j Del uerde lor , de fior uer migli e gialli %
Quafi sdegnino ornar men degna fronte :
S ojpira Apollo ; e co* begli occhi molli
SpeT^t la dolce cetra ; e turba ti fonte
7 al , che del fuo dolor fuonan le ualli .
I G ia fette lufiri di mia etate il Sole
Mena a l*occafo ; e la Jìagion fiorita
Tugge , feguendo lui , lieue e lj>edita ;
E porta feco i fiori e le uiole :
M a l^ ingordo defire è pur qual fuole
Caldo et ardente ; ne perche fparita
Sia lealtà fpene , ondato mi tenni in uita ,
De miei lunghi martir punto fi duole :
K auediti alma trifia e fonfolata ;
Lauati d*ogni colpa in puro fiume ;
"Et arma il cor di più gentil defio ;
. A ccio , ci) al fin di quefia mia giornata
Spiegando al del le tue candide piume ,
Tcjga tornar purgata e bella a Dio .
E
9^ LIBRO
A D O N N A G I V L I A
G O N Z A G A.
BE N /copre il bel , cJje^n ogni parte fuore
Con mille ardenti raggi a not fi mojìra ,
La celefle immortai heile\\a uofira
Di gran lunga ne l'alma effer maggiore :
O nd*e ben degno , che tu renda honore
Quanta più po , t^on pur Pltalia no/Ira
Ma tutta la terrena e bajfa chiofira j
hìentre cHìaurà dal tempo i giorni , e labore :
O beltà fen\efempio eterna e fola ;
che di fanto defio Inanime accende ;
E fc orge al più perfetto e fommobene,
P er uoi Liri fuperbo e lieto fcende
Con l'onde pure , e con le ricche arene ;
Per uoi folinga al ctel fua gloria uola .
A LA MEDESIMA.
SV P E R B o colle , che col manco corno
Miri del eh aro Uri ogni pendice :
Col dtfìro , del Troinn l'alta nudrice
Star ft nel monte del fuo nome adorno •
B en t^inuidiano i fette , a cut d'intorno
hl\o le mura la citta felice ;
Altera già del mondo utn.ttrice ;
Hor ombra foldi cofi lieto giorno :
T u accogli in grembo il maggior noflro honoTt
La piu rara bcUe'^\a ; // b:n perfetto
Albergo d'hcneftate e leggiadria ;
V ago colle y celefte alto diletto
V. ua Ggnhor tcco : e nebbia ofcura e ria
In te giamai non copraJjcrbeita o fiore .
SECONDO. S>$
A A V R. E.
SE col uojìro fauor , fitto a ferena
E lieto del , qttefl*ùnde perì^liofe ,
Il f in del tempo irate e tempejìofe ,
hure folco fecur del marTirrheno %
S i , che m*accoglia nel fuo puro feno
Il Uri prima , e le fue Jponde berhofe ;
Indi il bel colle , che con le famofe
Ciglia , fcorge Quieta , e*l fuo terrena ,
I / cui felice grembo eterne e rare
^elle^e alberga, e tanto alto ualore ,
Quanto mai cadde da benigna Jìella ;
Qjuefla innocente e femplicetta agnella ,
che neue e latte auanXa di colore ,
Caderà tnan\i al uojlro facro altare .
A LA MARCHESANA
DI PESCARA.
ME N T R E,c/7e*/ nobil ttoflro alto intelletto
D/ mille he* penficr ricco & adorno
Al\ate y ouè tranquillo eterno il giorno ,
La ; doue e*l bello , e7 ben nero e per f ti to ,
E piena dt celtfle € puro affetto ^
he bellewe del del cercate intorno ;
E co'gh angeli Tiando in bel foggiorno
Vafcete gli cechi nel diuino aJj>ctto ;
S f fquarcta ?oefìa le chiome , e'I feno;
Ver uoi fenduta a i primi antichi honori ,
E richiama piangendo il uoSìro nome ;
S ofpira ti mondo ojcuro , e non fa , come
Vojja trottar chi al par di noi Vhonori :
E uoi pstr fiate in cofi bel fereno .
E ^
I o o- L I B K O
A L A M ED ESIMA.
PO I che con dotto fi'tl candido 5? furo
Tolto a gli antichi i-lor be* pregt hauett
Vittoria fi, che mal grado di Lete
Viurete al par del fecólo futuro :
H ora con ^intelletti) alto e fecuro
A contemplar iddio uolta ui fete ;
E co* fanti fenfier chiaro jcorgete
Quel , eh* a noi fa Vomirà del mondo ofiuTo
F eltce uoi , che con quefi*ali albata
Sen^ pefo terren , che ui ritardi ,
State cinta di gloria auanti a Dio :
O ue pafcendo il bel uoflro deflo
Dite goiofa ( Oime ) perche fi tardi
Venni , fe può il penfier farmi beata ?
A LA MEDESIMA.
GL I ardenti raggi de fa uoflrn gloria ,
che fan chiaro ti mortai noflro foggiorno
E danno al nome uoflro eterno giorno y
E Ueto ognhor , illuflre alta Vittoria ;
O gni antico fplendore , ogni memoria ,
Di che fa il fecpl prifco , é'I mondo adorno ,
Ofcuran sì ; che ne riceue [corno
De pia famofi ogni lodata hifloria ;
O nd'è ben degno , che i purgati inchìoflri
Sacrino a uoi i pellegrini ingegni ,
Se bramano uarcar l'onde l'obito :
C he del tempo fpre'^at po tran gli fdegni;
E con Vali ftlir de gli honor uofiri
S sn\<i Hancarjt mai inan\i a Dio,
SECONDO. IO i
A L A : M E P ;E S I M A.
Y j O R ueggt&hm yclu de Pe terna arr^u^ -,
Jrl Sete fi^ccefa , e de* neri diletti ; . / •
che non degnate t be* penjleri eletti
Volger a hajìo ^ a mortale hqnore :
M a chiufa ne ^angelico fplendore ,
A lato a i chiari Jpirti e più perfetti
1/ mneggiar de nojlri humaiìi afjttti
Scorgete ne la fronte al gran Motore ;
N e perche m /Iti dogliofo E>:terpe e. Clio
Col famr uojho al^e A t vua gloria ,
cììiamino al lor dolce e bel figgi orno ,
V olgete gh occhi da C eterno giorno .
A tenebre fi f o/che , alta Yntoria ;
Vera amante fedele e.ct^ra a Dio ,
A LA MEDESIMA.
DONNA gentil y che glorìofa e fola
Vn tempefiofo mar folcaf o hauetc
Per trouar di falute il uero^ porto :
Hor col fecuro pie beta fiorgete
. Va quella riHOi diu ttofa e (ola
Vonde (i perigli a] e , el camm torto ;
Oue fenXa conforto ,
. SenXa. fiyeran^a d' arvtuar giamai
Al defiato lido^ errando uanno
Spirti infiniti infìno a [\ih im'aiino :
A ragionar di mi ti troppo hoxnai
Ardito mio defir fprcna la mente :
Ed ella al fuo uoler folle confini e .
E ìij
tot LIBRO
& en po il gran Tehro de fuoi tanti honon
Vor quejìo In cima 5 cÌ7*a finobiPalma
Siena le Ninfe fue Tiate nutrici :
che fè già riportar più cPuna palma
Gli antichi figli fuoi ; fe i [acri allori
Ornar le chiare infegne e uincitrict j
fu , c'hehbe t deh amici
ìnt nti ad inalbarlo yOH^ ir potea
Gloria mortai di fcettri, e di corone ,
lAa uoi hor , cheH fuo honor fero Orione
Ne/ mar d*eterno oblio fommsrfo hauea ,
Ver non lafiiar le fue memorie al fondo ,
ho foUeuate , e riportate al mondo ,
M entre nel più bel del l'anima uoflra
Cercando al par de le più uaghe Tìelle
Sen già , come là su fempre fiuiua\
Ter auunì^r qua giù tutte le belle
Kaccdfe quel , che la terrena chiojìra
Hon tilde a la Jìagion , die più fiorluu ;
Indi folinga e , fchiua
l>*ogni coja , c* honor nonfoffe , 0 bene.
Cinta da raggi di celejìe lume
Spiego uer noi le fue candide piume ,
Ver sor gV animi nojlri a le terrene
Voglie ; e di mortai uel uago ueTiita ,
Valme inuitaua a piti felice ulta •
E perche la terrena e fragil parte
Non copriffe con l'ombra il fuo bel raggio ,
Die di fe Tiejfa a la ragione il freno ;
ha quul dal periglio fo ampio uiaggro ,
Ver cui camina ti fenfo , a miglior parte
\ol/e il fuo corfo ,C^al più bel fermo :
SEC O N DO. 10 j
Ne, perche il uago feno
Vieri di gioie fallaci e dì diletti
te mofirafie colei , che Vìmom difuia ,
Ver farla ufcir de la fecura uia ,
St uolfe a feguitar gli humani affètti;
lAa jpinta dal defìo de la falute
Il poggio ritrouo de la V ir tute .
E benché lo uedejfe borri do ^ erto,
• Kon uolfe ti tergo y ma con [aldi fafìi
Va gli Jpron del uoler foP^inta afcefe :
Indi fermando i pie non fiacchi , o lafìi^
Oue ti calle uedea d^honor coperto ,
A cogher prima i più uicini atte fi ;
Vofcia le piante fìefe
Guidata da uirtti , ne larghi prati
Ve la ¥ilo/ofia nobile, e degna ;
Ch*a la Ulta immortai faltr n^enfegna ;
Eco* pi lé faggi fuoimajìri lodati
Cerco le parti ripofìe , e nafcofe ,
Vertrouar i principi de le co fi .
' M a pieno c*hebbe V ampio , e ricco grembo
Vel [ho chiaro intelletto , de pit* uagbi
Leggiadri por , de le più frefchc herbette
No» hauendo i defir contenti e p^ighi ,
Appefitdi Vlatone al caro lembo
Cerco di poefta le fcole elette :
E de le p!U perfette
Cofe , c*hauetia col giudtcio intero
Scelte fra molte , con uiuaci inchiojìri
Sparfi le carte ; eterno a figli nojlri
Vffimpio d*eloquen\a e d'honor nero ;
E togliendo a glt antichi i primi pregi
J o 4 LIBRO
Kttl?pe a la morte , al tempo i frimlegi ,
E t hor , che dato uV?an Valto gotterno
LeMufe , al^te a la lor glena antica
Ver Hot , del fuo famofo e facro monte ;
Come di poco honor fchiua e nemica ,
far che fi picciol don prendiate a fcherno ,
Le lor uallt lafciando , e l lor bel fonte ,
Ne degnate la fronte
Cingerui più di trionfante lauto ,
ijnT^ndo il cor a più gradita Jpeme ,
O Donna glorio fa , che non teme
Sppre^T^ar ^ qualcofa mI,1* argento , e lauro ;
E tutto quel , che qui fa l'hmm beato ,
Ver fnrfi eterna tn quel felice fiato .
ÌA aal cor riflretti mille he" penfìeri
Cerche non la Infingili un unno errore ,
in fe ritorna a fe fie/Ja di'&e .
No» fon' io terra utl, che fa poche hore
Sarà prejfa da pie f quefii piaceri
Son*altro , che di duol ferma radice ?
Von è fiato felice
hlctm ,fe*l po turbar Vortuna o Morte :
Quefi'è imagin di uita , e filo un*ombra
Vi ben , che lieue , coinè nebbia sgombra
Vaura ddtempojm per ti: e dritte J)or torte^
La nera uita , e'/ nero bene c in cielo ;
Ne Morte il fura , oH turba <:alda , o gelo,
P &i sgombrando dal cor tutt\ihre uoglie ,
Accefa d^un celefie ,ebel deflo
hl%a la mente a p:u lodato fegno :
E gli occhi del penper fermando in Dio
Sen\a chiuderlt mat , piacer ne coglie
Tanto ,
SECONDO. I o j
Tanto ^d?'ogn* altro a lato a quello e unsde
Oche fecuro pegno {^^^
Veffer di quella patria cittadina ,
Oue fempre fi mue ; e fra le squadre
De gli Angeli pia cari al fommo ?adre
Di flar ; jenl(a temer eh* a la mattina
Acuta squilla di penfier mohfti ;
O mortai noia dal fanno ti defli,
C ofi tenendo in Dio ferme le luci
Viu che d'or bella , a l'honorata chioma
Varfi di felle una coroìta usde ;
Quand*alma a quefta egual mirajli o RawJ
Fr^ tanti figli Irnper adori e d^egi ;
che fecero d'honor fi ricche prede ?
O per lei lieta fede ,
Sacro dì gloria , e di uirtute albergo ,
Votrai ben dir . fe non fcendea coflei
Dalciel ne le mie fponde , già farei
Di Lete al fondo , hor io mi /pecchia e tergo
Ne Vepre fue ; e ne fuoi lumi chiari
Ne più pauento gli anni inutdi auari .
F ehce Donna , che nel mondo ogn^hora
chiara uiurete in bacca de le genti ;
Gtlt nel tempia d*honor fatta immortale ;
E fra le più purgate alme e lucenti .
Vicina al primo Amor , dolce dimora
Varete , fendo a più beati eguale ,
Per quejla ut a fi fale
Spirti gentili a le celeflt gioie :
Seguiam coflei , che fi leggera e fcioltd ,
Hauendo ogni utrtute in fe raccolta ,
Toh afta for^a a le mondane noie ,
E y
io<J LIBRO
S* inalba al del con fi fpedtto uole ,
che gfa formonta Vuno e l* altro polo •
C an-x^n , fe ù riprende
Colei y che teca ne la fronte porti ;
Le potrai dir , s*io fiemo alta Vittoria.
Ragionando di noi la uofira gloria ,
Incolpate uoi Jleffa ; e m conforti ,
che la poc* ombra del mio error , no» copri
Vinfinito J^lendor de It uojlre'opre .
A LA MEDESIMA.
V A N i> o I falfi piacer pofti in gblio ;
Et^miUealti penfìer [eco riUr etti
S'al'^ là stì fra fanti angeli eletti
Con le candide penne dei defio
V anima uofira , e come in fuo natio
Antico alberga , a lato i più perfetti
Siede gipiofa ; e con neri diletti
S^ aggiunge al fommo ben , ^* Aggiunge a DfV;
K efia ti uelo mortai de propri raggi
Cinto del uojiro honor , lucente e chiaro ,
Com*huom,che in queto sono ha gli occhi chiù
O uera etema hita j o penfier faggio {fi.
Star co* gli flirti a D/o più grati a paro }
E JJfender J^eJfoVh^n in fi dolci ufi.
S E CO N D'Oc 107^
A Uhor , c/7e*/ Sol da me\o il cielo ardea
Con mille raggi il bel nofiro ortl(onte ;
Rimirando d^iinaria il chiaro monte
Nereo con noct mejìe alto dicea ,
O bella , 0 uaga , 0 certo immortai Dea
Scopri inaurato crin , fiopri la fronte ;
Moflra quelle belle we eterne , e conte ,
Hate per far mia uita acerba e rea .
O più che l'onde affai ricco e felice
Scoglio , che chiudi il mio theforo in grembo ,
Crocale di queJValma unica fpeme :
D eh mira 0 Ninfa cjue/ìe baffe arene ,
che uedraH Dio del mar per te infelice
\erfar da gli occhi un lagrmofo nembo •
S* a i raggi di ualor , che grane e ofcura
Nebbia non copre , riconofco i fegni ;
lui è colei , (he tutti gli altri ingegni
Co' fuoi chiari peiìfter uince C ofiura :
I l cui nome gentil' in pietra dura ^
Via più che un adamante , fra più degni
Spirti , la Fama intaglia ; onde s'ingegni
il mondo hauer dt lei perpetua cura :
"1 fchia felice 5 Hherbe , i fajìt , e tacque %
Ou ella, mira , oue'l bel fianco appoggia
San ragionar di gloria , e di uirtute :
S Mot fono i primi honor , che uiua poggia
A i diletti del ctel , douella nacque ;
E far eh' ogn* altro ben ffrel^t erifiutt*
E
10» LIBRO
P 01 che nel tempio de la Fama hauete
Si ricco feggio ,aque be' Jpirtt a pars ,
che le fue chiome di trionfi ornare
Ne piti la morte , o'i tempo homai temete
P oi c hauete %ignor /penta la Jete
in Helicona ; che*l [ho pnro e chiaro
fonte u'aperfe , con Tiil colto e raro
A gli anni inuidi auari altrui togliete ;
S i uedrem poi nel fito famofo monte
Napoh bella altrui altari , e tempi ,
Archi y theatri , e mille flatue d'oro j
P erche Salerno uoftro ui contempi
fra fuoi degni fignor di doppio alloro
Cinto la faggia et honorata fronte ,
L ieto terren , ne le cut uaghe , fronde
Al\a Salerno t honorata fronte ;
Le glorie cui faranno al mondo conte ,
Mentre gli arbori hauranno e rami e fronde :
T i pan le Tleìle fi larghe e feconde ,
che corra fempre latte il tuo bel fonte ,
Et oro e gemme fia ciò , cheH tuo monte
Ne l* ampio grembo fuo ferra e nafconde ,
P ioua dal del su la tua ricca fede
in uece di rugiada frefca e fura ,
I diletti de gli Angeli e le gioie
S i , che H ordine fuo l'alma Natura
Cangi , e faccia immortai chi ti pofiede
Lungi dal mar de le mondane noie •
i
S E C O N D O. ìo^
Qjiefii arhufcep , ciré del famofo Atlante
Dal guardato giurdin portati foro ,
che milh bei fmeraldi , e mille d'oro
Vomì y foftengon con le uerdi piante ;
Ne/? cui f?ondi in ime alta e tremante
V 'tangon le due foreìle il cafo loro :
A te gran Padre , che del fiero allora
Primo ìjonor di Thejjaglia fosli amante ,
S erba Licote , e lagrmofi e meTia
Vorna di propria man di uaghe rofi.
Di purpurei nar ci s fi i fieri altari ^
E con le treccie fciolte in bruna ueTia
Prega , che Dafni fio fani ertfchiari
Le fie luci , di duol fofche O' ombrofi •
AL SONNO.
SE , come o Dio del fanno , allhor clte amùTi
Sol d^un dolce penfier pafcea il deflo ,
Veniui a gliocchi miei pigro e resìio ,
Ver non Iettar (l caro cibo al core ;
H or che m'arde la febbre ; hor cheH uigort
Vttal m^intiola il duolo acerbo e rio ;
Col ramo molle de l*onde d*oblio
T or rat la luce agltocchi , a me l* ardore |
ì D ì papaueri bianchi un pieno lembo ,
E di negre uioìe ampie corone
Honoreranno i tuoi facrati altari .
-D eh uieni o Dio , cofi ad ogni ftagiom
Torni nel tuo foaue humido gremba
iajithea bella , a i baci dolci e cari •
110 L I B n o
M entre col Seffk tllujire alto Signore ;
le cui ni Itaci carte et honorate
Lo fanno eterno ; in bel foggiamo Hate^
Cercando pur , come fi merchi honore :
E tuxpajfiite i dì fugaci, e V bore
in opre cófi. degne e li lodate ;
Veròe i' antica, e la futura etate
Vi petti inuidià ; e quanto può uhomre:
I 0 fcorto da deTiin ì}^mtco e fero ,
Di penfierUneho/f^ e d'amor pieno.
Volgo gli affiati pie dietro al de fio ;
O nd*Adrja accolga nel fuo furo Jèno
I miei fofpm ; de* fumi altero
Qorra Juferbo ancor del pianto mio .
A FR. A G IF.0 L AMO SE RI PANI.
SACRO intelletto , del diuino amore
Accefj , e di he'ta , che non uien meno ;
Cerche riporti milk uolte in feno
Vanno J?ora il uerno,hor la ftagion migliore:
V oi chiufo ne l'angelico fplendore
A gh immani defr già poTio ti freno ,
Co' penfier fanti in cofi bel fereno
I dì fugaci trappaf/ute e labore :
E t hor co* Greci , hor co* Lattm inchiojlri
Vergate le uiuaci e dotte carte
Di celefli, diuini, alti concetti :
B eato Seripani , le cui jj;arte
Glorie uiuran non fot co tempf nofri ,
Ma mmn il QUlo haura fptrui eletti-.
SECONDO. fi»
A P R I A P O.
aV E S T A uirginuk uerde ; e guardata
Tre luftri già C9n tanta ftudto e cura ;
E Jerbata fin qui candida e pura ,
Qual frefca rofa in chiù fa loco nata 5
A grefie Iddio degli ÌTOfti , a te /aerata
Via per inanl^ : homai lieta e Jlcura
tafcio le felue ; e chi le felue cura
?er uiuer uita più tranquilla e grata .
V n dolce e lieto foun» , aly poco Jaggta ,
M*ha fatta accorta de mal Jpefi giorni %
Ond^io ne piangerò , mentre ch*io uiua •
T i lafcio aprico coUt y ombrofjL piaggia^
Ecco gli Jìrali , e Inarco 0 cafta Diua
Cinthia ; ne più J}erar , che a te ritorni •
VOTO A VENERE.
PO I che , qitallo mi nidi , aUÌTor €he*l fiore
Cogliea di mia beltà ^atto & Aminta j
Allhor che la ftagion uerde e deptnta
\eflia le guancie di nouel colore ,
N on mi poffo ueder , madre d* Amere ;
Qual hor io- fon da gli anni doma e uinta$
E di crej}>€ e di macchie piena e tinta ,
¥ora il uedermi graue empio dolore •
P rendi dunque lo Jpecchio , a cui folea ,
Per ingannar altrui chieder configUo ,
QlKmi fece ir di mie beHe'^e altera :
H A te conni enfi il dono 0 uaga Dea ,
Tu beta il prendi ; e ti uagheggia il ciglio j
ItoicHìoidaUiel perpetua primuMTA^
Il» LIBRO
A L V E H N Ò.
SE cotp gufato tuo fouer dna orgoglio
Ti parti sì ,cl?€ nembo o/curo e grane
Quefta mia frale e difarmata nane
Non f^inga a fùr\a in (jualcbe duro fioglio ;
I M a tocchi il Udo , oue ad ogn*hora foglio
Soggiornar col fenfier dolce e foaue ;
Oue lafciai del core in man la chiane
A lei , di, cui a ragion fempre mi doglio ;
V na piti clye la notte ofiura e negra
hgna , 0 piouofo Verno imberbe e t fiori
Vara molle di fangueate [aerata ;
F uggì con horea homai sì , che l*irata
Onda acquetar fi po/Ja ^ei dì migliori
facciati col fuo feren la terra allegra •
M entre che Paureo crin n'ondeggia intorno
A l*ampia fronte con leggiadro errore ;
Mentre y che di uermtglto e bel colore
Vi fa la primauera tluolto adorno :
M entre che u^apre il ctel più chiaro il giorno ,
Cogliete a giouenette il uago fiore
De uofìri ptu dolci anni ; e con amore
State fouente in lieto e bel foggiorno :
V erra poCl Memo , che di bianca neue
Suol i poggi ueftir , coprir la rofa ,
E le piaggie tornar aride e mefle .
C ogliete ah folte il for; ah fiate prefie ,
che fugaci fon labore , eV tempo lieue ,
E ueloce à la fin corre ogni cofa .
A PAPA
SECONDO.
A PAPA CLEM E N T E.
GRAN ?adre , etti J^augujla e facra chioma
Cingono tre corone ; aito Vaflore ,
che guardate di Chrifto il degno ouile ;
A cm humil co* [noi be'" figli hofìore
Kendeil gran Tebro , e la Jua Jpofa Komai
E quanto hndia chiude , eH mar di Thile ;
A uoi uolgo lo flil ha/fo humtte
Sofpmto dal dejlo de gli honor uojlri ,
Val ben commune de la uofira, fede ;
dia uoi fol fi richiede
Di fpenger gli odij interni , egli error noflri
Coprir col faggio uoTho alto cvnftglio .
Deh uolgete t prudenti e bei penjieri
\ agili di fermr Dio , doue ut chiama
E Chriflo , eia fe nofìra afflitta , e grama ;
Vonete fieno a i duri animi e feri
De Principi Chrifliani ; e al fofco ciglio
Togliete Tombra sì , che più uermiglio
Kon flueggiadcl fangueaDio gradito^
Si come fuole ogni Latino lito •
V dite Italia , che col rotto crine
E*« bruna gonna , in quefìe uoci fcìoglte
ha lingua j e me/la ui n prega , e dice .
Deh uolgi gli ouhi a qutfìe rette fpoglie ;
A le piagate mie membra me/chine
Tu , che più d*ahro mi puoi far felice :
Non fei tu mio fighol f non ha radice
Salda nel mio terren la bella pianta ,
che ti produjfe ? i cui pregiati rami
f f 4 L J B O
Var ch^ogniun tema (jr ami ,
Ouunque il cielo i miei colli amanta :
il filiale amor , don* hai cacciato ^
Se la mìa uita t*è molejla e graue ;
Se t*annoia ti mio ben , tu ijieffo flringl
Il crudo ferro , e de! mio fangtie il tingi 5
Dtl [angue di colei , che dato t'haue
QuejVaura , onde ne uiui ; ah figlio ingrato
Snelli leuerdi felue , e Vhonorato
Nido , doue nafcefti ; ardi , ^ atterra
Del bel faefe mio eia/cuna terra ,
lA a fe pur brami di tenermi uiua ;
Di ritormi a le noie , ^ a tormenti ,
E di tornarmi a la mia gloria antica :
Th , c*hai il firen de le chrijliane genti.
De rire lor la gran tempefla acqueta ;
CheH mio ripofo e la mia pace intrica $
Kendi a Hbero la Garona amica ;
1/ Re Britanno al gran Ce/are Augufio ,
E qttefti infieme a tuoi fi-atelU e ferut ;
■ che , qual timidi cerui ,
TuggoHo ogn^hor dal furor empio mgtuj!^
De ueltri ingordi ; e non ritrouan loco ,
CJk da nemtco oltraggio gli ajjecuri :
A te fol Itce contra il fero orgoglio ,
Sendo de lor nemici e feudo , c fioglio ;
Con l*armi , e col faper farli fecuri ;
E non lafciarli in preda al ferro , e al foco ,
C*homai da confumar ci refla poco
Del bel paefe , oue nafcefti ; e doue
Gentile^a e uirtù s^anntda e pioue •
D eh riuólgete la fietofa mente
S E C O N T> O, ^ tij
O gran feruo di Chnfto ; e del doglìofo
Suo pianto homai ni uinca alta pietate :
E poi che in uoftramano è*/ fuo ripofo
Deh raccendete le fauiUe Jpente
Ve ^li honor primi , e de le glorie ufate :
'Tornatela a V antica fua heltate ,
Ki fanale le piaghe , hor che potete ,
Hor che^l Re fianco humile a mi ne uien€%
Hor che tutta fua /pene
Ce far ha porlo in uoi ; faggio aggiungete
ìnfieme le lor uoglie , etlor defirt :
Non confentite , che di nouo bagni
il nojlro , e Tirano fangue Italia Iella ,
Ne che*n fi periglio fa atra procella
La cara naue uojìra ancor fi lagni ;
E*/ mar per trouar porto intorno giri : '
Non Apportate y che più il ctel sbaditi %
E uerfi foura noi grandine e pioggia % '
Hor , che nofìra fperan'^a a uoi i*^pp>^ggì^^ l
y edete d'Oriente il gran 7 iranno , ' ;
Ch^afpetta , che*n noi fiésfp il ferro cruda .
Volgano gli òdi j accefl, e lé noTfr^ire y ' p
E l*armi , eV foco dJ pi etate ùdò ~ '
Va apparecchiando a conmun nof irò danna
Per far le ncTìre gukìKie ìmpkllldire ^
Da noi li uien : da noi li uren ^ardire , '
Da le uoglie diuife ; ne fi tofio
Vdrk il romor de le chrifiiane J^ade ;
Che per diuerfe firade "
Yerrà col popol d*Afia empio ; e dìjpofio * '
A far a la magion di ChriTio oltraggio ;
Ad abbruciar j noTlri dolci campi ;
E già cojt lontan di ueder pormi r
Spiegar le infegne ardite y e Jplender I*armf ^
E che dal [ho furor timido [campi
'^^gf^ggi^ uoi commeJJ(t;hermo e feluaggìo
"Loco cercando ; u d* Abete odi faggio
Ombra , le fta fecuro albergo e fido ,
Hor di fere feluaggìe horrido nido .
V edete già le nek aliate in alto
Di mille legni fmi , che d'hora in hor a
Stan per Jpiegarfi al uento , e coprir l'onde ,
Già il gran Tirrhen fi turba ^ e fi [colora
Certo d'hauer un perigltofi affalto :
Già Dori bella e Galathea s*a[conde i
Ne Palghe più ripofie e più pro[onde . \
Ne men che Vtìiftro ti bel Timauo teme ^ v ^ \
CJj altre uolte ha prouatoil [HOfoJìume$ \ -\
Euorrebbe hauer piume I
V'alar fi a mi col [uo liquido injteme , \
^cr fuggir un furor fi graue O* empio :
Vero faggio ?aT{or di quefie gregge ,
Di quefie care gf^gge haggiate cura j >
C/;e potrebbe tàlhor for\a o paura
Condurle a nouo ouile ,oa noua legge : f
E fotrefie ueder far firatio e fcempio j
lÙi lor ; cP*. ogni facro e ricco tempio j
Tarfi cafa de* Dei falfi e bugiardi ;
Onde poi fora ogm foccorfo tardi.
P oi che del Re del Ciel Vicario eletto
in terra fete , a uoi ?adre conuienp
VriH^ar a bon camm npfiro de fio : /
E Vanirne [ulate dietro a i [enfi
yolger dal falfo bene , al ben perfetto , ^'
SEC O N D O. ir:^
Ver mandarle purgate £ Ielle a Dio :
Vero non fiate noi pigro e reflio
A fegmr le fue mgUe ; e tor di mano
Varmi , e l*ira del cor de fuoi fedeli j
Verche non fi quereli
ìnan\i a lui con fuon doglio fo e Tirana
Vi tanti oltraggi l* innocente ojfefo :
Ma fe defìr d'impero , o pur di gloria
"^ Li rode dentro , al trionfale acquiflo
Spronate lor del fepolchro di Chrtfio ;
Oue poffon Jperar lieta uittoria ;
lui depor potran d^ infamia il pefo
Di non hauer a fi degn*opra intefo
Hauuto il cor ; e dimojìrarjt grati
A quel Signor , ch*a tanto ben gli ha aliati •
S e fi cerca the foro; iui il terreno
Torta ogn'hor pieno ti fen di gemme, e d* auro;
E puro argento in uece d'offa i monti :
Se fama eterna ^ mai fi chiaro Lauro
Kon orno qual ptu tenne il mondo a fileno :
Se prefti Jjauer a fuoi feruigie pronti
Vopolt frani , «7 fol fenda, ò fermontì
Hon uede tanta gente ; in quella parte
tate che uolgan le pregiate infegne ,
che di trionfi de^ne
Kitorneranito y fempiterne carte
Empiendo del fuo honor* ; e*l Ke del Cielo
Lieto di tanto ben , leuera l*omhre ,
Clìengombrano di mali il mondo tutto :
Così di femebon pretiofù frutto
Kaccoglierem tfen^a temer , ch*adombre
il fior de* piacer noftri caldo o gelo ,
t i 8 LIBRO '
O che min mortai n*embianche il pelo :
Batel Signor eh* a i uoTirt gìusìt preghi
Non farà alcun , che non s*tnchini , è piegW\
A Uhor uedrete fuor del Gange il giorno
Dietro la uaga maghe di Tintone
Vortarui il dì più de l'ufato chiaro :
Vedrete Vanno ad ogni fua ftagione 1
Kecarui di narcisft , e di uiole
il grembo pieno ; eV gelato Cenar a
Tariti y fi come Aprii temprato e caro :
Tepidi i foli , àllhor che l fero cane
Arde il nofìro terren , faranno a uoi ;
E bianco latte poi
Vi ferberanno ogn^hor f-efche fontane ;
Le quercie mei , il del nettare , e manna
Spargerà foura uoi dal fuo più puro ;
Do/c/ frutti gli acuti hifjjtdi dumi ;
Arene d'or ut porteranno i fiumi :
E tutta l'atra nebbia , e ì^aere o/curo ,
C*hora il feren de penfier uoTlri appanna ,
Tutto quel , che la mente , c7 cor n'affanna ,
fuggirà de le gioie al dolce uento ; !
"E fialidi fino al fin lieto e contento •
F ra mille be' penfier de la falute
De la fe nofira , con Inanimo inuolto
Solca canyon già di Liguria il mare ,
1/ gran Signor del Tebro , a cui ( i' aliare
Ti potefii con Siti candido , e colto )
Ti mandrei i ma perche non ti rifiute
Voi che le tue baffiX^e haurà uedute ;
R eftati meco ;e folti moTha fuori ;
Cenando notturno nel. coprf gli horror i .
SECO N D O. 119
A MONSIGNÒR BEMBO.
PO I cl/ognì lume ài gludttio hauete
In mi %emko rinchiufo ; e con la mente
Dt mille alte uìrtù chiari e Incente
llnoTÌTQ uaneggiar faggio fiorgete ;
f erche non^ come un fol chiaro , accendete
Le luci de l^ingegno noTiro [pente f
Ch*a uot conutenfì , come a l^Oriente,
y orlarne il giorno , e far le genti liete .
F ora Yebo men bel , fe in [e raccolto
lenelj'e il lume ; e non rendeffè mai
La luce al mondo , a le cofe i colori j
E terren molle feminato e colto ,
Sen'^al furor de gli appoUinei rat
Produrrla Yìeccht ; e non frutti , ne fori»
A M. SPERONE.
GÌ V D I c E de* miei fritti accorto e faggio^
che col pronto uedcr d*occhio ceruaro
Scorgete , Jè talhor torco dal uero j
E de rantico TiU driti 0 viaggio :
E mi moHrate con V ardente raggio
Del uofro pellegrin giuditio intero
Il fiorito , rìpofo , e bel fentero ,
hcciocl/io lajìi ogn^altro hermo e ftluaggto :
F elice uoi , a cui gli alti fecreti
Scopre Ftlofofia ; cui ferban V ombre
1 lauri di Parnafo e ^Helicona 5
I C he non faran giamai dal tempo fgombre
Speron le uosìre glorie ; mentre lieti
Giorni haurà in Jéno il fgUol di Latona»
1x0 LIBRO
A DONNA Gì V L 1 A
GONZAGA.
LV C E N T E Sol, che co* he* raggi ardenti
Di gloria , di heUeT^a ^ e di uaTore ,
Da l^Ortente de heghocchi , fuore
Conduci il giorno a le piti degne genti ^
S enXa lacut uirtù furiano Jpenti
Alti coJiumi , gentikl^a , amore ,
Dejto di chiaro e di perpetuo honore ,
Iw queTie noflre cieche ofcure menti j
C ol cui foco gentil Valme fi fanno
Grautde di celejii alti penferi ;
A quai f'utto ne fior non fi pareggia:
V iuan fanci pÌH , che*lmillefim*anno
I raggi di tua gloria ardenti e ueri
%ì y che mai più bel fole il dì non ueggìtt •
A LA MEDESIMA.
PE L L E G R I N A gentil, che quefta e quella
Parte del cielo con hngegno altero
Cercando , per tr niar // bene , c7 uero ,
Vifale più ^ogiì altra adorna e bella ;
L ucente , uaga , e fortunata JìeUa ,
Al cui fflendor fi uolge ogni penfero ,
Che moftrate il fecuro e bel fentero 4.
D^ufcir d*ogm mondana atra procella ;
G emma , doue fi uede impre/fa e uiua
Vtmagine dt Dio ; doue fi mira
Ogni forma di gloria e di ualore ;
S pecchìo di uero ben , di uero honore ;
Idea de la betta cekTh e dtua ;
Veiict talma , die per uoi fof^ira .
Già
SECONDO. Iti
G ia comincia a turbar (iti bel fereno
De miei trancjurUi giorni ; e a poco a poco
Kccenderji ne f alma un nono foco ;
che mi confuma dolcemente il feno .
R. accogli incauto cor ; raccogli il freno
Kiuolgi i tuoi defìn u miglior loco -,
Voi che d*amor ogni do'ccwa , e gwco
temprato di fele e di ueleno .
N on tornar a le lagrime y a / fifpiri ,
A / giorni ofcurt , a le notti dolenti ,
Hor che ten uat de lihertafe altero :
V o^gt le /palle a i hé*glmcih! lucenti :
chiudi l^ufcio a la jpeme, 0* a i defìri ;
E circonda di ghiaccio ogni f enferò .
h a bella idea , che di fua mano amore
Scolpto nel cor , che mai non farà mio .
Kotto ha nouo , gentile , dito de fio ,
Nato dal unjlro angelico fplen ltre ;
P iti non ueggt*ombra ; e piti non (hito odore
> De Varbufcel , die come in (uo n.v io
Terren , uiuea ne l\ilma ; eterno oblio
Copre le fiamme de l\inttco ardore ,
G 'la U prnfunda fi'ùi i?Jda raSce
H4 piantato nel cor fjthne nouclla ,
E Valma /l unjìro f-^o arde e diletta :
E t udrà di mra bocca ofy^hi pendice ,
Che come Donna più d*ogn*cdfra bella ;
Cojì più d*ahra fe te ancor ptrfe:ta.
Ili L ^ B a
B e»c/?e chiudiate al mio defire ti petto ^ ^ i
Come di tal albergo indegno fio,;
D^arder /degno/a ne. la jframmamin ,
Ofiura forjt a coft chiaro Cfhietto :
N on fame perocché Pintelletto , .
Che'l uoftro honor fin ^ che*l mio ben defit ,
Vi uoimn ferina, fi ti/ a morte ria |
Di man ui taglia ; e faccia onta e dijpetto f
H anro fcolpito ne la mente ogn^ììora,
Fra m{Ue alte belle'^ il uofiro uolto i
Ouuiique il mio dejìin mi fpinga o giri ,
E forfè un dì pentita , hauendo Jciolto
Il laccio , c hor ni tien , direte ancora •
Verche J}>re'^i cofi giufli defiri ^ .
I B en può il tiranno mio fero defin 3
Per pigliarfì di me libero impero
; Stringer il cor a giogo ajpro e feuerq ; -
I ^ colmarmi di doglia e di martire : . I
' ala ragione a giujiì fdegni a Vire
Von l*armi in mano 5 e rompe ogni penfiero ,
Di eh* ci fi pa fce ; ond^io lajjo pur (pero , 1
che Valma in tanti affanni un dì rejbire i I
C ieca mente., <t feguir pronta il tuo dat^ng ,
Apri le luci himat ; ^tolgi P ingegno ,
A più honorata im pi ejà , a miglior ufi} , i
C henon fi può falir*al u€ro fegno ; , • ^ .r.
Di Uirtute , e d'hongr co* gli occhi chiuli^
Col cor fommerfo in amorofi a^anm*
S E C a U D O. i
M €ntf€ nel lume de uofir*occhi ardente
La diuina hehà contemplo e miro ;
E quante grati e /p'^rfe in ógni gira
il gran V attor del uel ungo e lucente ;
P ellegrma da we s*al\a la mente
Agli eterni diletti , ond*io rejpiro ;
E chiamo auenturofaogm fijpiroi
Che per uot manda il cor lajjò e dolente
V nquada fiamma più purgata e chiara
Uon nacqtfer fi genttU alti penfieri ,
Cotr^e. in me defia ti uoftro nobil foco ■;
I quai , (i come alati e bei corrieri ,
Volando là , doue uirtù impara ,
Ogni tormento mio nolgong m gioco »
1 P aiche con Tali del gentil defio ,
• C;/;e nel ferren de be*uofir*occhi ardenti
fnìife le piume , a le beate genti
Scorto m*bauete , e già utcìno a Dio ;
1 N on troncate le penne al penfier mio ,
\ ti , ch^ co* uanni poi debili e lenti
Vofme del uofiro ImtQr figuir p.xuenti
E f% faccia aluclar pigro e refi io :
l L ajciate che co* uoflri a paro a paro ,
Q almen per quel fentier dritto camini
Oue le u$re glorie ti del comparte :
A cciochepci con ìld candido e raro
Dettandomi concetti alti e diurni, '
' ^pia del uofiro ncme eterne carte .
f i 4 L I B a
V agn K^^klmrarenciif gr^tie-ti^'tta
Al fr 'mh Va^re de l'e'tcjebvlh , '
Kott ''fèit dkilumè d'é U chiare Uelh ^
P area Mad' ft 'H^t irì fc UtjJk i-acccka v
Dal aii^^fgunrd(y' gentil uìue ^fi.^ymrelle
Sparire uh Amor ih cjuefìe pnrti , en quelle ;
E fftà^gfrt di dolr^X^^a eterna e foUa ;
E canPando con d'Jcr alte parole —i :
DheudyO ùoi) die gite al càldo(''dl gél9 ■
Qerckrìdo , come'alben fi poggia è 'fate ,
S eguite il uolo mio ; che lieti al ctelo
Vf condurr 0 nel grembo al fommo Soh%
E un hel di me défìo ut darà l'ale , ^
PER LO CONTE CLAVDIO
R A N G O N E .
OCCHIO del eie! , la cui luce gradita
Genera 1 quanto il mondo alberga e tiene ;
Sen\a fi cui gran ùa^or , fltriU arene
Sanan le piàgge a la flagion fiorila y
I nfondt lièto tua mrtu infinita " '
Con larga mano in quffte faìCè uene ;
Onde il fuìfureo humor deriua e wene ,
che fpcjjo dona altrw faiutee wta ;
T al , che fugga dàì Corpo e^ro inferma
Ciò che l*a rgr.:ua , del gréti Claudio ; fièro
De l*ltaltche JJyadè , alto fj>kndore :
S ' ue lrem poi hnuìtto cauaUiero
Aprir If fchiere auuerfe ardito e fermo ;
Olia' il atta n attenda éterno honore .
A nima pura ^ dì i^inui^ ardente
Ornata , e degna di celefle hamre y
A t raggi del CHt angtUco Jpiendpre
Vaion le Ina altrui fmarrtte e jpmte :
C ì)e , come in Jpeaìiig , ne L\tsr^
T/ min , e tergi , fe r(iond4fi(> errore,
Kendiì men dr tue bell^'ì^e i{. fiore ;, , ^
Onde piit c^iiliTUii^i uaga f^Jui^
I nt dietto di y da iitj s,*imj,aYX
La ma di gir al ben perftttq , e uero ,
fuggir l'ira dd tempo e de la morte :
F elice ili} ^ che con -fi^ fide [corte
Mandando al cielo il fyo gentil, p^tifierà
Miue làr sU^uua foaHe exìmr^j^', , *.
C ome potrò gìamal Notte lodarti
, St , che conforme fia l*opra al dello ;
E de tmt degni pregi , io giunga ci ucrq ;
Qual Mufa y cjual Apollo. U canto mio
Ai^ra in partis , doue i pojja darli
De mertt tuoi il guid^jf^omJ^^^^^'o i
O Virgilio^ 0 HomùTT^^,^ ■ ^
Lumfdf poefìa chiari ^ ardenti
Dettatemi i ptnfttn^^ U favole :
Che con pace del Sole,
Diro , che furo i^jHpt ragp Ikicenti
Vinti dal lume d^ una nofit i^^llu y.^^..,
St come H fuo J]>lèn4<iìt^ti4fice ^gpj S.i^UjU 4.
li ai notte più (i^.il^ j«HC/?-tiy;vv\^ w
Kon uide il Qiel dal di , che gli occhi aperfi
A mirar Vopre uarie de mortali :
"L'aria di fi bel mante fi coperfe ,
che VbHmià^omhre fi fcorgeano a pena ;
li tacito fitentio fvt telali
fortiJua a gli animaU
I doUf' Jònm y e i tenehrofi horrori
Temendo il htrm de la bella notte ,
Ne le filnaggie grotte
Stauan nafiofti , e non u/ciuan fuori ,
ÌAa fol le peUegrtne aure ^ efime
ScbsT'^aua'i per le piagge e per le ritte •
I Ueh' campi evi fiorito lembo
A ccogltean la rttgiada frefia e pura ,
che iudena dal uolro de la Luna :
E d'un uago chrfiallo oltre mfiira
l ucido e eh: aro , s^ador natta il grembi
Vherba ajjctata e de l^humor digiuna :
Le fi elle ad una , ad una
Ne /copri uan dal Cielo t lor bt* rai ;
Ei e/Jà biuncd di Latona figlia
Con le tranquille ciglia
Sen\a turbar , o. fcoiorarfi mai ,
For/e mtrankiti ibt^Hr^'fndimìone ,
Si dmiofirauadul fou^^^bdlcone .- *'
P aee fr i loro hausan gh fcogli , e l'onde
Kendute pnre , e di color d^dr^efito
Dal riiggìo di Lucina ardtnte e chiaro .
E col foiitt^ lor uago ornamento
Su le minute arene de le jponde
DMt\ktìa Doti , ^ Arethufii a p<èr9 • '
E f or del fxmdo ornare i * •* . 4 ^ • •
S'E C O N D Ò. iì>
Sàtira l Ddfnrdi utrmigUe rofe
Coronati , la uaga Fanopea
ifire , eGaiathU
Sprnl-xpndQ d faìfo hlinior \ ten drhorofi
Veci rimate a! raggio d^Oriente
Cannando fK cominciar fcauemente :
P ofati far v è 'tacque oltre l^nfato\,
ìrlor , che JihélU notte adorna il cielo ,
Vajlor d^ Admeto ; e non pcrtar^tl giorno :
che non fu mai dui dì , che caldo , e gelo
Vejìe , e dijpogla del fio uerde il prato , '
Vt coti ih- ara luce il mondo adorno :
E fé ne fi endi fcorno , ' ^ * ^ . . . i .
Lafàdìido d nono dì nel grerriH a^h^H ^
Specchiati ne fmt lumi , l/ùr chè HlhVs :'
che da fua uaga luce ^
Si faranno i tuo rai più addenti e lieti
E l^aerè con la tua noua IjdW^l^a
Di gentil scornerà Jlrana uaghe")^ ,
O compagna d'' Amore , e di diletto ,
Conforto , e de gli amanti unica /pene ,
Notte più d^ altra a me chiara e febee f
in quai ft lucide onde , cnt quali arene
Biipiena di gentil cortefe affetto ,
y Ija dato il latte la bella nutrice ,
0*n quai lieta pendice
l>*tìefperia , The ti t'ha adornato il crine
Ver farti più che'l di lucida e uaga f
Verte l*alma appaga ,
Per te heue il defio fcorto al fuo fine
Ne gli octht di colei , cì)e migouema
\n piacer uero , una dolce'^^a ettrnn .
F itff
D C/7 ferma il pnffo , e non fortar nel fond$
Del haTio mar la uera gioia mia,
.Paquì có" miei diletti ancor dimora :
che benché tornin teco in compagnia ;
, Mentre che nejìe il Sul dt kice $1 mondo ^
Amor o/o dejiojem pretti* accora :
Ma laffò ecco l* Aurora ,
Che^col carro uermglfo il giorli^o apporta :
\ alene lieta , che accaglia ti mare
Con le Ninfe piti care
Ne fuoi pregiati alberghi : e riconforta
hie prati d'Occidente i tuoi deftriert ,
Perche ftano al tornar pr^fìi, e leggieri .
C an\on ^fe'l SoL-fi lagna y.
dì io rendi ofcura la ftta antica gloria ,
^'x JXiraRi , il tuo celeTle almo f^lendore
Ciamai nel mio Signore ,
Non lafcio di piacer brene memoria j
^ero fòr\è , che gli alti pregi dica
Ùi qyejla notte a fmi dtUai amua ,
ALLA
ALL A S\ DONNA
G I V L I A
G O N Z A G^."
Olte cofe m éjtttfie
mie fatich: ferito aue^
'"t i rmt, lUu l'ire et gru-^
tiofd SigmrA y lequdi
di mn poca contente'^
^ mi fono ; ma ^ueU
la , chUo foura ogn' altra maggiore flt^
tno , è la grafia , che per i^uejìa uia mi
fare prcfjo alquante ualorofe Signore di
foter acfAiflare ; lequaU con molto fer^-^
nove amando le utrtìi , fj;ero ch^ancora
in me debbano cjnel dejlderio amare , che
^ feguìr co fa mi J^rona , tanto da lor$
F V
dpprcì^a hiinutd tdrÀ , * Jelle Affidi
principalmente mi una fere , che ciò fà^
cendo y Unto pin m'accrefeete di f^piore
guanto che alle uoslre rar^ utrin e ag"
giunta quella dimna l?elU'{^ , che /tmtl
non credo ^ ch'ad altra^iL Ctelo donajfe
I Riamai . Ne fi potena in più deano aU
\ hergOfche del Mipimo còrpo- uojjro, chiu^
der anima fi purgata e fi gentile . Ft
hen mcfiro d'ejferui ueratftente amica la
Natura , quando con ognt fua mduflria
adorno ti uojìro uirtuojo ingegno di fi
perfette belle'^ , che pur un mimmo dt--
f etto in uoi fi:orgermn fi pUote : Qmndi
nafie ardente affetto , che sfor'^a ogni
fprtto gentile ad affaticar fi di far rifo-
tiare il uoflro nome in ogni parte ; cr
inalzjirui per le uofire lodi infìnal cie^
lo . Ond'io defidcrofe co' gli altri , che gli
alti menti uosln per la mia lingua s'o^
dano ; et con quefìi miei uerji piacer al--
trui ; conofcendo m alcuna altra gnifii
non poter meglio l* orecchie del mondo di--
Iettare , che con la dolce memoria del no»
me mfiro,ho uolulo,che ^uefie mie compo-
Jlùmifcco nella fronte lo rechtm : e ien^
che ijuejlo J!a picctol pegno della grande
affettione e Jèruuìi ,chUo fin tenut^r di
fartarui i non per tanto uorrei , che ni
cadcjfe nel penfiera y che t animo mio
fòjfe talei anzS dì continuo mi doglio deU
la Fortuna i che non ha^^ia il mio haJ[o
intelletto a quell'-alto fegn9 di perfettione
inaUjito y che mentano le uojlre mrtuy
Accmhe io pctejlt honorarui , com'una
delle pili perfette Donne , che pojjlnrcol
fno ualore guidar la ncfra etaa (jueUd
antiqua gloria ; cr refmirla ad amfi
Cr p^^^^^^i honort .
fjX; O 1 l' O 7} ^
B E R N A R D O
T A S S O ,
O I meco fuor de Va'qia
frefche e uiue ,
Oe uojìri chriftaRini antri
e mufcofi f
>sinfe del pkaol R./?eij;
uoi meco a paro
Degli ufatt diletti al tut-
to fchiue
fiancete ti grah L«i^r ; e con p'tetoji
Accenti accompagnate ti duolo amaro :
Così non fian di uerdi herbe , o dt fori
Wnqna J^ogltate- dal caldo , o dal gelg
SECONDO.
Le ucjlre tiue ; puro fondo'' e chiaro
Turbato dà la pioggia , o d^t pasìori .
Qual terra ti teneua , o cjual del iid.o^ \
Marte lucente giro , allìjor , che i^cerba
Morie , morte crudel , // fatai crine
Sudfe y e ftólfe da l*alma ti terren uelo ,
Qudnd*anco era Jua etate in fiore e in I?erb4 ?
Koma allhor non ti uide , o le latme ' T
Vtaggie , oue far foléi lungo foggiorno ,
Chuurefli uàfto in ùoce alta e dolente
Lagrimar de Pltalia ognt confine .
Lui pianfero le piante; e d*ogn*mtorno
Spogliar d'ombre ti terren , lui dolcemente
Fiaitfer gli augelli ; tigran padre hpennipo
V fendo fuor del cauernofo monte
St uM conerà il cielo , e fieramente
Accuso t fati , e7 f^o crudeldcfitno ;
E fece a. i bianchi uelli oltraggi ^ onte : .
S*udì ti Mincio lagnar pien di tormento >
E fpoghato di gioia e di diletto
Turbar il puro fuo lucido fonte :
Gonzaga , Garda , Cbo fen'^a ornatnentQ
hfire , e Drimo con ptetofo -affetto ,
f co* begliouhf molli al ctelo albati
\enner gridando . o Dei , Oet date aita
Algiouene fi degno e fi perfetto :
Cangiate ti reo deftina ; e gli anni tifati
Donate a lui di cjuefia dolce uita ,
A queflo grido al fuo dolce natio
hìido ( lafciando quelle piaggia herhofe )
Tuggi ogni fera timida e fmarrita ;
A qtéefi^t grido il gran Qe^aco nfa»
De L'onde aUlfor irate e tempeUofè^
E J?ien d* autorità gtaue e fende
Viffe ; a che f 'tu uerfar fi amaro Intanto ?
A cJ}€ in uano fiar mefie ^ ungófdofe ?
Non gioua con parlar caldo barn de
Tremar la morte , che per méfio canto
Non afre di pietate Httqua la^ mano :
Cofì piace a colui che tutto mde ^ ^
In qttefla eglt fentendo-il fi-ale manto
Spogli ar (li* alma \ e ne i^alto Oceano
Ttfjfarfi ti Sol de la fua una , diede
Al'dura un jol Jojpiro , tndt al fattore
Coluoho di gKind'animo depinto
Kiuohi ghocchi , e'Z cor , con pura fede-
1)1 jje , i^ifnqua giouai con quel ualore ,
che tu mt desii ; aìcrui , fe mni (ojpinto
Val 7^lo del tuo antvre > honejle parti
ìyt fendendo , falu^i ragione , t*l uero ;
Lafciando del mio fangue il terrtn tinto :
. E i'to pcjjo giouar , tu che compani
I giorni noftri , e uedì ogni penfiero ,
ì>^) t%on u^ltf de itmrJhttura etate
Coglier il fior ^e/edi morte ti mare
^'itr falcar mi conuien ; tu mio noccìneV9^j
Tu Tf/r , a le tue riue alme e beate
Condm il legno , e noi lafci.tr errare
l^ungamente lontan dal uero pcrto . •
Cc f detto , un tremvr fi-edlo e gthto
Ne ew/ro di citcfmfliiiiti ; e al\are •
siihr le gride al ciel , dì' a fi grj.n torto
Hoi di', (pirto (i d^gnohauea pr/u.ito. -
AUhàVfafcofi il Sol gli ardenti r'^ggi }
E f erwè // mondo ofiurà nòtte eterna ;
Tremar Vaìpi neuofi in ciafcun lato y
hjfrtnaro^iùi fiumi i lorutdggi% • ^
Vaer fi fe , come fe irato ùeYna%
nuoci fi fentir borrende e ftrane
Gridar per felu^ tacite ombrofi :
ttna mofiro d*ogni fita parte interna
Voraci fiamme , e paUid'omhre e itane
Ne la fembtan'^a crude e pauentojè
Scorte nelfofio de la notte furo ;
il Ke de fiumi altier con Vurna aperta
targando il fi-eno a laonde alte e fchiumoje ,
V/a dal gorgo fuo profondo e fcuro
E la campagna non ancora ejperta
Ispira de l* acque inondo tutta : e /èco
Con la greggia pofto il fecuro ouile ,
E di pefci lafcio l'herba coperta ;
Senti Lupi ululanti ^l* aere cieco
Vantica Roma , e' con doghofo fiite
Gli augei di trisio augurio allindo ti grido
CatHar acerbo fato . il del , the pria
Tranqu'ìUo era e feren , con uoglia hoflile
ÌAofirò^comete tCrdenti ad ogìù Udo :
Si nttr dal ciel con tempefta atra e ria
Cader fulgùri ardenti e monti e ualli •
Aìlhor 'uedtito haurefii la forella
Co i crini ffarfi , e fen^a leggiadria
hi uefta ucdùuil chiari cbriJtaUì
Verfar dal cor per ^una e V altra fteUà y
A Cefalo giamai la bianca ^urora
Non fi mcfiro fi uaga ; al dolce Acfow ,
ì^e ai caro Marte fitQ Vmer fi beUa : - ^
I j ^ L I B K O
Vicinge ella , e feco piange e Paere , e /*4r? ,
Gli arbor , le fere^ t fajìi , e le perfine ì ' '
Afciuga Amar i lumi , / lumi bellt ,
che li dan tanti lìonori , e tante fpoftliey
Sol co* quali guadagna ogni tendone ;
La gentil Vafnhea l*orna t capelli ;
E ne Pordtne lor j}arji raccoglie
Con le Jorelle . m tanto ella dolente
Grido j caro fr^tel , f ate a me car^ , ; ;
Via più che gU occln miei , chi mt ti toglie ?
leco i piacer di quefla fi. me a me)H£ ,
Teca f atd de la mia una ti chiara ,
E dolce fere n porti ; hor che mi refi a
Mifiera fen'^ te y [aldo fcfiegno
Del noftro honor ? ah cielo inni do auaro ^
A che di taniQ bene arri^chr quffia
Vita mortai , e queflo mondo indegno
Ver fitofio ritorlo f ber quando mai
Vedrò co fa , che piaccia a gli occhi miei ?
Se teca uifit in terra , era ben degno,
che teco in ciel umefii , e poi che t guai
"^artifii meco , e ì-di infelici erei y
Ver che non parti meco anco quel ben§
Dou*hor t*inal\i f e perche nel uiaggio
Strano mi lafct ir Job 5* e non mi [et
Vidata fcorta da q.uefVherme arene ,
Da quefio mondo tnhofj>ite , e. fc!u:iggt9
A la aita miglior ? t» come tomhre .v »ft
Scaccia da gì/ ahi monti il chiaro Soìe^M
Portando il giorno con l*ardenfe raggio ,
Così con la tua uifia hai f^efjo fgomhre
Va quefi'alma , dou*eran grftii e Jole,
S E C O N DO. t if
Mie noie , e ia lor nebbia, folta e fcura: ^ .
Ne pru dir fole; eh* a la Itngua ti fì-eno
?oJe ti dolor : ma in uece di parole
?ercotea^ì^aria dt fingislti ; e dura '
A /f Jìejja j'^e- crudele y ti molle Ceno v-.:
Si Jquar(iat4a ^ e le guancie \, e T aureo crini .
Vicinfe del fuo dolor pm giornt ri cielo
Sen^a mqftrarft mat chtaro , o fereno
Tal ^ che temè del fecolnoftro ti fine
La terra ,eidì di Vtrrha , e freddo geh
Ajjalfe ti cor de mi/èri uiuemi .
VuUio ptH puro che l'elettro l*onde
Turbo , laonde lucenti ; e d'atrouelo y
D'atra nebbia fi ctnfe ale genti
Ver più giorni s*afcofe;l€ fue Jpondt
Luigi rtfonar , luigi intorno .
Ne ptu Jlueggion le fue Ninfe al uent§
Spiegar le crejpe e belle chiome bionde ;
Ue fiher'^tr per le ritte al lieto giorno :
O ignude ti bianco pie , nel puro argenta
Cacciando in /chtera t bei pefci lafctut
Hor con l'hamo pigUarli , hor con la rete :
Tiu non s*ode Pajhr dietro armento ■
Sedendo luno^o i mormoranti rjui '
Sonar la fna Sampogna ; e rime liete
Cantar d'umor a Galathea ^ o a Clori :
Ne piu^ , come joleano , i lieti amanti
Ne la jcor"^ d'un faggio , o d'un \h e te '
Scriuono ri- nome amato , e i loro ardori ^y. '
Ma da /era a matincfuerele e p^ant^.l^ K'^^V
S'odono in uece dt canto , e di rt/o ; ■ ' ' Ot
^ tiou mpjlra più la . finita di Latona . '. i
f|» L I B- IL O
V incerto lor camino a n^uicantp
Con la tremula Ihu del heluifo ;
N^d* Arianna la Uet-a corona
Va dietro al carro de hf, bella Luna :
Per fxir holoa. Nettunno eterna ^ uerr a
Vaicaui Jpechi fuoi fero fire^tona
Gl'irati uenti , che ne Ilaria brm t
Combattendo col mar e con U terra
Suellen da la radice arbori e fasfi ;
E fommergon le merci , e i (aldi legni j
1/ uasìù gorga i nauicantt ferra
Ne l'alto fondo eternamente ; o lafi
CU adduce al lito di fals*onde pregm :
Veggonfial Dio del mar sù per le riue
T amie f inte , e ueflt humide appefe .
Ma tu jpirto gentd forfè non degni ,
For/e non curi le lagrime urne
Sparfe con puro affetto ; e ad altro intefi
lìai le tue luci ; ne la chiara fronte
Di quel tAotor eterno de le Jlelle ;
E con le uoglie del fuo amor accefe
Codiàehencelefti'^ enei fuo fonte
^eui il nettare [acro ; e di noueQe
Gioie ti pafii : a te forgon gli amori ,
A te Venere ride ; a te il gran Marte
Orna, l'ampio fuo giro ; e le più belle
Cofe dijpenfa , perche piu ti honori ;
E ne la piu fublime e degna parte
Saura glt fpirti già per fama egregi
y^inal"^ un feggio d'oro ; e le corone
Ve le uittorie tue qutui comparte :
Tal i (.he .gh antichi heroi , gli antichi ì
S E C 0 N D O. f}^'
Cefar Vìrrho Akffkndro e Scipione ,
A lealtà tua nirtà rendendo honore ,
Ogn^altra compagnia prendono a /chino:
Ne Jt [degna Virgilio é CkèYon e
Venir a Jpender tecoy giorni e labore k - ' j
Salue dunque l^Ulgf iìlujhe e druo / '-"'^
lo , benché fire\\! ti don b^.jjo O' humik
Véle lagrime mìe , fnefto h fpargò '
Harciffo , calta , nardo' , e fempreuiuo ,
Sempre uerde amarantho , e eterno Aprile
"Prego a la gloria tua fi, che letargo
Uon Jpenga del tuo honor la chiarÀ tromba i
Tepido ti tterno , e men calda la fiate
Hahhta il cénere^fucl': coftefé e largò ' ■ '
Di fiori ogni paflor Jpar^a la tomba :
E le Ninfe piuùèUee pm^rcghiate
Portino a Voffit , attuo dolce ripofo
Pieni caneftri d'odorati gigli ;
Le cetre ogn* anno chiare ethonorate
Cantino a gara il tuonarne famofò
Sì^ che dtl tuo u alar fimarawgU
Il mondo ogn'hor , co* fiioi fMturi figli ,
ASCIA /e rlne , c/?e Vo*
y«fl/ chrift.iìli >
Brf^«4 Kgantppe ; e co/ j^e/
croceo ue/j : . i
Vieni 0 f ratei Amor fa*
ero Himeneo :
Vieni Himene Himeneo ,
che già nel cielo
Col lembo fien di fior purpurei e gialli
Appar V Aurora , e coft chiari giorno
ToU*ha dt grembo a Tì>eti , e fi fereno ,
Come fecola alcuno unqua uedeo :
Cingi gioiofo le tue bionde chtome
D* amar aco odorato i e fiultuo feno
SECONDO. f 4f
Vìécrdi allegri panni ^ o d*ofiro adorno : '
Scuota la deflra tua Vborrida ptno\
che con le pure fiamme l*aria allumi-,
Oue lieto ciafasn chiama ti tuo nome .
*''Vfeni Uimene tìimeneo , che già ti ajjféti'd
ta Vergine reale , i ch be^ lumi
' Vtomn" gioia e piacer cnfto\ e diuino ;
hmnr ì fece , eU tua madre a canto ,
Ohe d^hmeflt defir Ih/n pieno i! grembo :
ì.lLa , come dtl eie l nera a ngielttta ,
SoJj>trando talJìor tacita atcufa
La tua dimora , mtmtre un uago-netnbo
Le figliole del bo! chn dolce canto
Le uerfan [opra dt celefli rofe :
Cento uergini elette in lunga Cchiera
Tutte infpirate da diuina MuTa
hlteman liete i tuoi pregiati honori •
E d^ oltraggio fluendo a primauera
Di pallide uioh et amoro'e
Spoglian quejlo depinto e uerde lito
Ver adornarti l'honorata frónte ,
Viénr HimeneUimeneo , uieni , che fuori
Coronato di raggi chiari rdenti
Ver far più uago il bel noflro oril^onte ,
Del gran pndfe Oceano è Apollo ufctto »
Vient Himene Himeneo , poi che ti chiama
Quel altero pafl or , ch^Ualia honora ,
Cui ferha Minerò Pactjue alte e lucenti :
E ^g^tf^ge noti a le parole , a i preghi ;
Non far ne Vanirò tuo nona dimora
O hello iddio ; fe g'amai giufla brama
Dcjìo d*arrMnte alcuno in te pietade ;
Apporta ttn ghgo falda a tuìu ffòHi ^
he Cloche àue leggiadre anmehghi
Connodoindtfjolubtle^etetnov
Taùhe lpetifìer , che cfueìla regge e ntoué^
,K^gga ancor queftaxe quello a Urna aggrade ,
Ch'd f altra f tace -, e t diletti , e le uoglte -
Sten communi tra lorftn , che a quelfe^o ,
Cu* allegro ctafcun urne in eterno >
Co* timi del fuo b onore andran uolando , ,
G\i^ il ì^Q con celilo fumi c!^ odo e ueggi»
Kd bel liquido fiio cinto di foglie
Di lfeue canna le tempie honorate
Chiamarti con fejlofo alt ero grido
E con ^igmide Utnfe andar danTanào
Per l'aureo fendo di quell'onde chiare :
Vuntica Pianto del Juo ricco nido
Venuta inquefteriue alme e beate,
•^eYhonorarUnol^e alte e reali ;>
De cari figli , di diuin furore
Kipiena y mentre il tuo bel lume appare.
De frli /pop nóuellt il lieto fato : :^
Carata contai parole ,al fitonch'hmQni
Va con la cetra , e le gratte immortah .
Beata copia , a cui con lugo affetto ^
Kidelaterrae'lmare'yacmleHelle
frometton uiuer lungo e fortunato :
Mai con più dolci e -più cari legami
Ncwi firinfe infìeme due anime belle
Caflo Bimeneo ; uoi file ha Gioue eUttà \
fra tante , che dal ciel fonodtfcefe
Ver efempio del bene eterno e uero :
De la Hodra radice ancor più rami
S E G O N f> 0. 141
Dì ^Konde carchi , ^ di fori, e dì frutti »
Adorneranno il hd latine impero
Tal , che le genti di ualore accefe
Verran col grembo aperto a ccr dì terra
I far caduti da le ricche piante :
Ter noi Imitali a homai co* gli occhi afciutti
Si fregherà da coft pigro fonno}
E col primo ualor falda e confante
fonerà fneala fna lunga guerra,
"fortunato marito , a te la luce
torta col bianco piede ti giorno chloTù^
Tu dt tanta beUe'i^a altero Donno - •
Viurai felice , ne mai pietra negra
\n dì ti fegnerà ne l'urna amaro »
. Ecco ^ eh* Amor con honejìà ti adduce
la gentil Margherita ; e'I uago uifo ,
T/ pone in grembo , ^ gh aurei crej}i crjni
Ecco , (he uiene uergognofa e allegra -
Ne le tue care braccia ; e baci mille
Tra le purpuree rofe , e i he* rubini . . ^
Grata ti porta con un dolce nfo ì,
La nobtl Donna , in cui corte/e e larg^^ri
ìlciel cotanto di uirtute tnfufe , ^
Che uiuran dopc lei, molte fauiUe
Accefe del fuo honore ; // nome cui
Voi che faran tutte le labbra chiufe ,
No» temerà mortifero letargo ;
Quanto s'allegran ne celcft /canni
Tra ipiu famofi Imperadori e Kegt ,
Che gran tempo regnar quà giù tranui
Gli auoli fuoi in miglior mta uiui :
E d'altro alteri , che d*aurati fregi.
i4'4 L I B R. O
fYefa<rhi , che di lei da qui a pocì?*ami
V errati nipoti , cìje la ricca fede
Kicoureranno , e la lor patria antica , .
Vacendofi per fama eterni e d.'ui :
Veltce Mine 0 , mai giouin fi bella
iNo» bebbe l*a<.cjue tue ; ne fi pudica
St lauo nel tuo fonte il bianco piede ,
Orna gii alberghi tuoi molìi e mufcoji
D/ usrdi foglie , e l*honorate nue
De piti bei fior de la Tiagton nomila ;
Sfargan le Sinfe l*auree treccie al uento
Sotto a ghirlande di tranquille olme ;
E/ uengano incontrar gli noui fi^ófi,
chiudi le dotte labbra o fajgici Manto , *
che già tìimeneo col ricco flammeo imham
Vra noi s^^ifinle a le tue uoci intento :
Ardete Viro-inellè odor faheo;
E poi ché non l*hhbhiar*i pregiato tn uaHQ
Salutate hddio con lieto cani o ; / ^
Spargete tlxiel'dixaitit c di uiole :
Date le fue cotone ul facrcrvume ; ^^"^ ^
Ditè^mené tìimeneo , faine Umieneo^
Salue pregiato \ddin , Vatre ri [chiara
Intorno intorno col tuo fanto lume :
Beco Uìmenéo , e tté pur tardi o Sole
\nuido Sole ; e non rtm nr il dte
Con p'uudo'^e p^ffh a l'Occidente ì
Yorfe bM coft leggiadra e rara
Ti punge il cor de la )?ouetla fpofa ,
fermato là 5^ rd carr^ ardente
Noi Idfct gir per le tue watevte .
Deh Iprunu Apollo t tmi lenti cor f iti ;
t rendi
SECONDO. t4f
E rendi il mondo ofcur^o e /colorito ,
che già la notte tacita e dogliofa
Biaftna la tua dimora ; e tn pur tardi
O Sole, inuido Sol , fa più Jpedito
il tuo camino ,fe gi amai pen/ìeri
D'Amor // rofer l'alma , aÙbor che i lumi
Ve la bella Leucothoe , / lumi ardenti
Col muo raggio delar dolci [guardi
jWcefero nel cor gli alti defiri ;
O cruda Clitia ( oime ) perche ccnfinù
A la fua morte f tu pur ti con fumi
Et al girar del Sol girile foglie.
O Sole tnuido Sole , ecco l'iddio ,
Ecco Uimeneo , la/eia che* l mondo giri
Vhumida notte co^fuoi lumi acccnjt ;
"Lafcia che i lieti amanti a i lor defiri •
Vongano fne , a l'amorofe uoglie .
Aprite 0 cajie donne l* auree porte ,
die la Luna nel del candida appare
E chiama al fonno i trauagliatt fenfi ;
Vieni Vergine faggia , e ricco dono
De le helleT^e tue celeTU e rare
Va al caro amante , cui t*ha dato in forti
Benigno fato ; a che pm tardi homai
t>*un*honeflo rojjor tutta dipinta ?
No;? far dimora , che mentr*to ragion»
Eugge la notte , e da loco a l* Aurora .
1/ marito t\it tende , e Palma auinta
Ha di dolci dcfiri ; e dolci lai
Tragge da i*amorofo ardente core :
Vieni Vergine lìluftre a l'aureo letto ^
Al letto gemal , che lieuel'borti
6
I 4 <f LIBRO
II tempo fegue , e fin che mai kggìérA '
'ìcugge Li nette hrene al tuo diletto .
0 caTio letto , eterno e fanto honore
Ti prema in m€\o de graditi amanti ;
Vi anta mai non t: bagni ^ ne ti fialdi
Mai foco di fof}>!r , quieta e uera
Vace riferii ti tno molle tranqfdillo i
1 pargoletti amor ueT^ofi e 6^ (di
Schermino in te col gioco , e piacer tanti
Sentan le pinme tue tenere e moRi ;
Quanti lumi più chiaro ti cielo accende ;
O quante lagrim* io da glwcchi JìtUo
Quando ti defir mt f ede : ecco che uiene
La reni donna , al chì bel lume fplendg
Varia , ch^amanta i diletto fi colli
Di queflo uago eIrma , o litto fpofo
ìnuitto federico ; ardente raggio
l>i pregiato ttalor , ch'ai fommo bene
Con Cab del de/tre a nolo aliato
Scorgi non lunge il fin del tuo ftiaggio ;
Prendi per uero , e tranquillo ripojo
Quefta giouane beila , e fpendi feco
tatua più uerde e pin font a etade
Vra foaui diletti : accio del prato
De le belle"^ fue celeTii e diue
l^af&hino fieri , cÌk le tue contrade
Adorni n sì , eh* ogni hatino e Greco
hod'n la lor ua(^he'^\a ; e fendo aperta
TeTlimonio de ì*alta tua uirtute
A le genti future ,ferbin uiae
te reali fmighe , in cui la Jpeme
Vonga l' Italia de la fua falute ,
SECONDO. 147
Tal , che fiotti ogni lido hermo e deferto
Vt ideologo y e di Gonzaga intorno,
eia con l'aucrie , e con la bianca neue
La Virgtnella il caflo letto freme ;
E un pieno grembo di piacer ti [erba :
Dijgombra ogni penfier noiofo e grette
Lieto marito , euaa dolce foggiorno
Ou^Himeneo ti chiama e la tua Donna :
Del giardino d*Amor fiorito e uerde
"Prendi la rofa dolcemente acerba ,
CheH del largo , e benigno a te fol diede 5
La qual con più uaghe\\a ogn^hor rinuerde j
\a y che non trotterai Ptnuida gonna ,
Chi i tuoi dolci diletti a te contenda ;
Scher^te infame , e da gliocchi e dal ut fi
^euete quel piacer , che ui concede
Venere cafla ; e Jtan le uoglie pari :
llquale ogn*hor ne le uojìr^alme aftfi)\
A t ut t* altro ui toglia , a uoi ui renda :
Viuete lieti , e*/ fior degli anni uoftri
Cogliete , mentre la Hagion gentile
il ui confente , e gli anni ignudi auari ,
E fia ogni uoftro frutto a uoi Jlmile ,
Degna materia dt purgati inchwfìri .
G V
FAVOLA DI
PIRAMO3 ET
DI T H I S B E
T A S S O .
H I farà maìy fe uoi Do»-
HAnon fete
'iJ/oue per fe non potè ,
erga la mente ì
Da cui mi utene ogni gen^i
til penjìero .
Voi col fauor , che da uo9
Jlejja hauete ,
1/ bel uoftro intelletto alll^te al uero ;
che eterna uiriù caldo ^ ardente
Tornando a uoi , celejìi alti concetti ,
Ouunque uoi negli altrui petti injpira .
\oi dunque fol deuoto , e riuerente ,
Voi fola inuo:o , co* penfter rtjlretti
SECONDO. 14 j
interno a be' mflri occhi , oue Jtmira
Cofe remote dagli humani ingegni •
Inf^ir atemi uoiccn quel ualore ,
CJja i fegreti del c/e! gì* animi tira .
Se uojho fon , tioftra mrtt^ non /degni
Donar a t intelletto il fito fauore
Ginettra honor di cjuejìo fecol noflro ,
Troppo per uo't febee , e auenturofo;
Deh rivolgete o cara Donna il core ,
Ou è chi mai non fa d'altri che uoflro i
che mefio mi uedrete e lagrimofo ,
Doue Salerno il fuo gran mar tiagheggia ;
On*alberga uirtute , e corte fia ,
Cantar t uosìri honor filo e penfofo ,
Cercando fempre^ucol penfier ttiueggìa*
Conforme oggetto a la mta uita ria ,
Ch'altro lunge da uoi non è , che doglia ,
Angofcia , e morte lo mio Jlile ha prefo j
cantiamo dunque o bella M ufa mia
Hor , che honefìa pietà l'alma m'tnuoglia
Hor , che di bei pmjier m'hauete accejò ,
Dì Viramo , e di Thisbe i fon amori .
X, a , doue il gran Babel cinfe di mura
Colei , che'lcor hebbe agrand'opre intefo ;
Doue l'Eufrate bagna e l'herbe e t fiori ,
Sotto maligne fleìle , in quefìa ofcura
Vita aperfero gli occhi , ambt d'etate ,
Ambi di beltà pari alta e gentile :
E uolfe la lor fera empia uentura ,
Ch'un muro fol le lor cofe honorate
Vartiffè , Amor col tacito focile
N« l'età fatKiuUefca ^ e ancor in herba ,
G
if o LIBRO
Ne lor teneri cori accefe il foco ,
Tale , c^hanendo ogn* altra cofa a uiU ^
Mentre la pargoletta etate acerba
I lor dolci fojpir giraua in gioco ,
E confentiita a le lor prime uoglie ,
I [empiici penfter partiano infieme ;
Dolce ricetto ad ambi era un fol loco ,
Da che il caro Thiton la uaga moglie
Lafciaua a laonde yfin che ne letìreme
Vani de l'Occidente andana ti Sole ^
E mandaua nel del la fua forella :
O lieta Ulta , fe più ardita fpeme
Nofj foffe nata in lor yma cofiuoU
chi ne regge , egotterna iniqua /Iella :
Crebbe retate , e col cangiar de gli anni
Cajtgiosfiil puro e femplice defto ,
elle utene e parte con Veta noueìia ;
E a far s'incominciar del cor tiranni
Venjter più arditi , dal cui grembo ufcié
Houa fpeme , e dejir caldi e cocenti ;
AÌlhor umer in altri , e in fe morire
incominciar i a pagar il fio
Di lagrima ad amore , e dt tormenti ,
che fece le lor guancie impallidire
'Portar glhanni ti di fio ; magli leuarù
Vagio d\vìd'srlo a la bramata riua ;
La mifera fanciulla con martire
Dal proprio padre , a cut. gradito , -e C4r»
Erd // fuo honor , di liberta fu priua .
O mondane uenture , hor che non potè
Brama quel , che potea quando non uolfi ;
Ne più potendo i da glioccht deriua
S E <: O N D ;0. 151
Amaro htimor ; e bagna, ambe le gote ;
"Penfl chi proua amor qua! duol s^accolfe
Ne l*ahTie lor , ne lor teneri cori ,
Vofcia che prmi fur de dolci [guardi |
De le dolci parole ; kmor fi dolfe
Seco più uolte , e pianfe t loto amori ;
il ben perduto y e cono fatito tardi;
Ne potendo impetrar da fieri padri
Al giogo maritai d*effer uniti ,
Spinti dal duol de gli amorofi dardi
De communi piacer diuenner ladri :
Amor gU fece oltre l'ufato arditi ;
E gli injègnaua , e gli fcorgea talJ?ora ,
Oue inuolar poteano i lor diletti .
0 potenza d^amor , quel che infiniti
Occhi non uidcr per molt*auni , allhora
Vider gli accorti amanti i il mur , che i tétti
Vaternt di.uideua, in parte aperto
Aprma. il calle a le dolci parole ;
Oue pieni di tema , e di fi/jjetti
Con baffa noce il lor martir coperto
Se facean nato , a la fcfc ombra , e al Sol&t
ìndi fitlean a l'uno , e l altro andare
Le lor dolci luftnghe , et lor jojpiri
Sen\atimir d'alcun fecuri , e Jole :
ìndi ciafcun di lor Jolea acculare
Il muro auuerfo a fuoi dolci defiri ;
Cttidicettan piangendo, muido muro
Cerche del noflro duol diletto prendi ?
Verche con più pietofo occhio non miri
1 martir nofiri , e*/ pianto acerbo e duro ?
P*rJ;e fi come U dola fi/ito rendi
G iiij
ij» LIBRO
De Putto a Valtro , non lafci che in/temi
Si congiungano i corpi amati , e cari ?
E fe pur troppo è ciò , che ne contendi
Almeno i dolci baci , che la Jpeme
NVm pili uolte promeffo , e t uoler pari :
Ne pero ingrati (tam , ma ogniun di noi
li rende gratie , c*habbi il uarco dato
A la uoce , de nojlri coft amari
Vi do me ff aggio ; e*/ del preghiam^cbe i tuoi
Sajìi difenda con eterno flato
Dal tempo auaro , e da le fue ruine ;
Indi dal fofco de la notte fpinta
A forjna a dipartir , prendea comiato ,
E le parti del muro a lui uicine
haciaua ogniun di paììideT^ tinto :
Ma non fi tofto la uermtglta Aurora
Di gigli ornata il crin ; cinta di rofe.
Il del di bei colori hauea depinto ,
che fean ritorno a sì dolce dimora :
E pofda che più uolte con dogli ofe
Voci , con mormorio baffo , lagnati
Si furo in uan de la nemica forte
Ciafiun di lor arduo fi dijpojè
Gabbar ^accorte guardie , e i dijpietati
Varentiy e ujcir de le paterne porte
E lafdar la città ; ma perche errando
Non andaffer d'intorno a 1* ampio piano
Per quefie , e quelle ute lunghe e di^orte ,
Vun co* ptè , e col penfìer l'altro cercando ,
Diffegnan di trouarfinon lontano
Al Jepelchro di Nino , la*ue adombra
Il uerde piano un gelfo alto e fiondofo :
Era
SECONDO. ffj
"Era del marmo a la finijìrd mano
\n gelfo antico , che con la frèfc ombra
Tenea un lucente e puro fonte afcofo
Vi bianchi pomi allhor fuperho , e carco ,
Cofltra lor fermato il lor dt/egno
Afpettauan , cheH del lafciando ombrofi ■ "
A pór gtà in Occidente il caro meati:» * -
Cifj'e ?irrho; e già colmi di /degno
Aectifauano il dì , che pigro , e lento
In grembo a l*Ocean facea ritorno .
Ma lofio y che la notte battendo a [degno,
CHeJJ^ero ancor co" be* raggi d* argento
A fuo mal grado prolongajje il giorno.
Venne uejlita di /iellato manto ;
Vaccorfa giouenetta il uago uifo
\ elata , u/cì for del natio foggiorno •
Qta col tremulo lume apriua alquanta
La Luna il fofco de la notte , e fifo
hìtraud i dolci furti de gli amanti ,
Vnd*ella in tai parole a lei rtuolta
^ Sciolfe la lingua . o Dea , /e mai conquifa
Yìaue/ìt il cor da i chiari lumi e fanti
Ve tramato pa/lor , benigna afcolta
Le mie parole ; e le mie colpe ifcufa :
Tu ancora fo/}i amante , e i Lamij faj^
T^lùm ueduta dal del più d'una uolta
Ne la più bella , e chiara luce chiù fa
So/Jfintadaldefìamouer i pa/ìi
fer foggiorhar col caro ìindimione .
Coft dicendo ; a la gelata fonte
Col folUcito pie uicina fa/?i ;
E fitto il gelfo ad a/^ettar fi pont
' G y
tSi4 LIBRO
Sen\a temer di fere oltraggi , i>d onte :
In que/la , ecco apparir molle , e fchiumofa
Di caldo [angue una fera Leena ,
che per J^anger le uoglie ingorde e pronte.^
\eniua a l* acque in uifta empia e fdegnofa :
Vedela Thisbe , e*/ bel loco abbandona
P/« che pardo legger ueloce e prejìa ,
Che la tema a fuoi piedi aggiunfe l*ale
E mentre fugge , e che'ltimor la /prona .
Le cadde d bianco uel de l*aurea tejia ;
Ne per ciò ferma il corfo , an^i il mortale
VerigUo a pena di fcampar fi crede ,
QtMntHnque omhrofo Jpeco L^a/Jecura ,
Ma che giona ejfer faina , fe l*ajfale
'Nono timor e più che pria la fede ì
Hor ha del giouenetto altra paura ,
che no*l reggia la. fera ; o che non poffa
fuggir da l'unghie irate ; (^r ^ Diana
Kiuolta con la mente humtle e pura
Vice, deh [anta Dea ,fe forfè moffa
Vha. il nofiro error a uendetta empii e (Ir atta
Vercliio lafii il tuo coro , e le compagne ,
E*i pregio uirginal , riuolgi l^tra
Contra me , c ho peccato , ^ allontana
Da lui la pena ; ne uoler che bagne
Si puro f angue fera cruda e dira .
Poi c*hebbe l'animai fero e fels^ggio
Spenta con laonde l\tjfeitata uogha .
Tornando ne le jelue alte t rimira, y
E uede ne l'herhofo hermo uiaggio
De la fanciulla la caduta JpogUa ,.
E con la bocca > e con^ l'HngImS fangiu >
S E C O N O O.
Ancor tinte , lo fquarcia in m/Ue parti:
Trouala il giouenetto , e come foglia
Conofcendola trema , e me/lo (angue
P«r temendo di lei ; ma poi gU [parti
\ejligi uede de la cruda fera ;
E dt (angue macchiato ti caro uelo
Grida , mai non potrà morte leuarti
A queft^alma , a feguir pronta , e leggiera i
he tue orme honorate in/ino al celo
Spirto gentil ; anXi una notte infame
Ne terrà al mondo cieco , e a quejìa tuta f y
Ahi infelice , io fui certo ; e no*l celo , :j
Cagion del tuo morire alma mia Jf>eme ,
Io fol t*ho Ulta mia morta e tradita :
che ccmmandai , che ne la notte fvfia
\enijli in lochi ftrani e pauentofì ;
Ne prima uenni con la dejìra ardita
A far fecuro ti calle . O fe s^imbofca
Qttì fera alcuna in quejli lochi ajcofi ,
Venite à lacerar cjuefla nccente
Carne , dt utuer pm f degno fa e fchiua ,
Verdutala fua pace e i juoi rtpo(i ,
lAa che dicalo ? di pauentofa menti
ÌL*l^deJ?ar d*effer dt una priua .
Cefi dicendo ti rotto uelo accoglie ;
E fvtto l'ombra ti porta , oue douea
Gli amoroji defìr menar a riua ;
E dt lagrime ti bagna , che le doghi
Gli aprtuai'iO dal cor , doue n'hauea
\na profonda , e non mai fecca uena ;
Indi baciatùl mille uolte e mille
Con doloro/e uoct alto dicea ,
G yi
ifé L ì B R O
A77 ima bella , che fot per mia pena
Col raggio de le luci alme e tranquille
Tacejli fi del dt tue belle'^ uago ,
Ond'hor t^ha tolta afor^a ; ajpetta almeno ,
Che tinto il ferro di purpuree Thlle
Venga con te , con cui filo appago ;
No» gir fen\a quejValma al bel /erena
Delterl^ del y douet'ajpetta Amore ;
Ne ti fia men , che in queftccutta grato ,
Ch^io porti i tuoi paifkr meco nel ftno ,
Tu teco i miei ; e del commeffò errore
Ver don humilti cheggio ; e poi che flato
Lajfo , fin*io Cagion de la tua morte ,
Tintran teco infìemei giorni miei .
Cofi detto , col ferro il manco lato
Ardito fitrafflfe ; e apri le porte
A Valma , apparecchiata a figttir lei ,
che già credeua ejjer nel cteto afcefa ,
Non ha ancor de la piaga alta e profonda
Kitratto il ferro , che i fuoi lumi rei
Comincian^a fentir t ultima ojfefa
Vi morte ; e graue già nebbia circonda
Il uago , e bel feren del giouenetto :
Cadde in terra fuf ino ; e come fuole
TaUhora (e per for'Xa è chiù fa l'onda
In qualche lunga canna , o uafo diretto ,
Dou'abondi ad ogn'Iyer ; tofto ch^al Sole
Moflrar fi potè ; e uede aperto il calle
Soaue mormorando in aria fale ,
Ed'^effer Hata chmfaalto fi duole:
Cofi il [angue [alia tal^ch^ale Jpalle
Ctua del gelfo ,Cf^^ crtne eguale ,
S E C O N D O. ts7
E7 facea molle dt purpurea pioggia :
I bianchi frutti di fangue macchiai ' j
Cangiar l^habito ufato , e naturale ^
E fi mofirar con dffitfata foggia
Di uermigho color tinti ornati:
Ecco timida ancor la Donna riede ,
E l'amante co* gli occhi , e col de fio
\a ricercando , uaga de gli andati
Perigli dar conte'^a , e farli fede ;
E uedendo ne frutti ti hr natio
Color cangiato yìia dubbio fa e incerta^, '
Se c^uel fia il gelfo , ouero Hata pria .
Ma mentre Tiu fujpefa , fcorge un rÌ9
Di fangue y di che inerba fra coperta ,
E uede ti pouerel , ch*ancor hauia
Alcun Jpirto uital tutto tremante ;
Subito pauentofa il uoltù tinge
Di faUor di urola , e fide futa
Dal penfìer primo , e uolge ambe le piante
Tur Pamorofa tema la fojjringe ;
E torna ; e mira , e riconofce al fine
EJfer il caro amante , eH fuo diletto
Venfi chiuncjue amor ne lacci ftrtnge ,
Se fu graue il dolor . Vaurato crine
lutto fifcjuarciae fi percuote ti petto ^
"Et abbracciando ti corpo amato , e carQ
Bacia il gelato uifo , e le ferute
Bagna dt pianto con dogliofo affetto %
E*/ fangue caldo ancor col pianto amaro
Mifchia , gridando . ernia uera faltéte^
O di mia uita albergo , unico bene
Di quefia rnifefalma » okfe iimm i
ts? L I R El O
Qualcafo mi t*ha tolto f Imi giù perdute ■
Le uoci ? non ri/pondi a la tua fpme
Viramo a TÌusbe , a i tuoi graditi amori ^
Deb diramo riijjondi , hor che ti chiama
ìJamata Tisae tua» Al caro nome
Gli Gc<hi coperti di mortali Jjorrori
lAifero apcrfe \ e con ftetofa brama
Gli affiso nel bel uifo , e. ne le chiome , .
hidi li ihiufe in queto fonno eterno .
Mentre Th'sbe p iagna e' L freddo uifo
hacicpào , iaua leierrene fome
(1/ mondo e pttt fejitjja hauendo a fcherno )
Di caldo pianto \ rimirando fifo
\iàe la fj)adu ancor di fangue molle y
Vide il fuo uela lacerato in terra ;
Ec&mhbe, c'buue.1, fe Jlejfo ucctfo :
Allhor grido , come furio/a e folle ,
La tua mano,e*l mto amor t^han fatto gutrra
ÌAifaro ; ma ancor io ho mano ardita , i
E umor , che tnfteme mi daranno ardire
Vi fcioglier Calma , che rinchiude , e ferra.
Quefto career terreno ; a l*altra una
Ti ucro dietro ; e fa dei tuo morire
io fon fiata cagion , faro (ompagna ,
che morte ( ancor che ao joLi potea )
ì^on mi potrà mio ben da te partire :
Auaro inuido ctel ci)! ne fcompagna ?
chi rì2i ti toglie e fura , hor ci?* io douea
Viuer teco felue una e lieta ?
Attendi anima cara , il pa/J'o affrena ,
C/;*/a uo tcco uenir , ccnic /oìea ,
Mentis mi fu banig^io il m.o pianeta ;
SECONDO. ijf
Arbor , che già ri copri la terrena
Spoglia mortai d^m^amante mf elice ,
Hor per coprir di dot , conferua i fegni
Di tal pietà Jt, che fi J]^enga a pena
La memoria , ma*l tronco e la radice
Tua del [angue di doi molle , ^ingegni
Vi produr frutto , che conforme fin
Ad ambi i fangui } e teflimomo uero
Di noftra morte a i peregrini degni ,
che qui addurrà pietate e Cortefia ,
Cofi detto , fui ferro crudo , e fero
Appoggiata col fianco , il freddo core
Traffiffe ; e mando l*a\ma ignuda e feiolta
A ritrouar per folingo fentero
V altra ( forfè faltta al fuo fattore )
Varbor del nouo fangue unWtra uolta
Ajperfo , di color negro , ofiuro
Ve/?/ i fuoi frutti ; e di pietate adorno
Verche fi rara fe non fia fepolta
Memoria tien del cafo acerbo e duro ;
E terra ogn'hor , fin che fia Fianco il giorm
Di far dietro a V Aurora a noi ritorno .
r ^ o
A L s 1
V I T 3? ri R I A
C O L O N ISf A,
M \A H E s a
I> I PESCARA.
E u D o eommune
^.'ifttriti) di Aratura ,
^!^i*jìnj^im(i et uìrtiio^
l^S^^^^&i ^^^^ uiuerji in ^«f-
^ j}^ mondo eternamene
te defìderi ; c^uelli tn^g^mmente ,
che di pia alto^ noi? ile mt e II etto , fo^
no , non r^cjfendofi per conptution di
chi negQuernei , in qitejìa , che noi chia^
mimo mia , gU prefiritti termini de
^ ' lutate
Ti
1^1
^'etate trappdfare , chi per unauia,
hi per un'altra ( come meglio puote )
fuefla immortalità di procacctarji s'af-^
-atica ; accioche fe Morte , eh' ad alcu»
ì0 non perdona, a quefto lume ne toglie ;
l nome almeno nelle memorie delle genti
^rejìi uiHo . Ter laqual cofa , fenduto c4
iuto nel medejimo dejtderto , e conofcen»
do, che quefli miei fcrittt da fe flejsi
non pojfono all'ingiurtofe forzs del tempo
mtraflare fi , che pochi anni alla fecon^
da Ulta non mi tolgano , ho deliherato uà
tendomi del uojiro fauore , di procurar,
he con le candide ali del uojiro nome fin
z^t lequali di fiUeuarfi da terra non ar*
direbhono , tanto s'inalano , che rapace
mano de gli anni nelle ruine del mond^
non gli nafionda . Sperando , che fi co^
me fola quellUhiJimo grado di perfet^
tione , che in eia finn arte , in ogni
fcientta firitroua, occupato tenendo; J*;.-
fo , et tutte l'altre nelle bone lettere più
famofi di gran lunga anan^ando , e col
mio delle uoftre proprie penne fopra le
HeUe leuandoui , hauete co' raggi della
X é% I
fioflra uirtu iUnfirafa quefta mflra età
farete etiandio contenta , che quefle mi
egloghe ^ elegie umino nel fino dell
uojlra glm4 y col lume de uofi ri hoT^
neri JgQmhr andò le tenebre dei! A loro imvj^
perfettìone , tanto pm uolentieri dal mo
do lette fieno , quanto piti gli ornament
delle uojtre uìrth le renderanno belle . iV,
perciò di minor obi igo ai faro tenuto y\
the. di molti altri benefici yde^ qual
( mercè del liberale animo iioftro) m'ha
uete fatto degno : anzj di maggior e
conciofiacofa , che quelli a difendermi dt
i difagì di quefta noflra ulta m'hauerdìk
no aiutato , queHi dall'eterna morte, ^
perpetue tenebre dell' oblinione mi difen'
dcranno .
EGLOGA
PRIMA
A L C I P P O.
D I quel rio , che mormo»
rando f ìngne ;
E pax che dica con dogliofi
accenti ,
Alcippo è morto , o duolo
acerbo e grane ,
Dunque meglio è , che con
duri lamenti ,
E con lagrime amare io l*aLcompagne »
Cordonami iddio Pan , fe caldo e fianco ,
Hor che da me^oH del m fcorge il Sole
Vorfe ti dormi m qualche ombra foaue :
E con pietate afcoha ti duro cafo
E uoi Mufe filueftri , fe parole
Ad ango/ciofo cor dettafie un quanto
Viene dt puro e di dolente affetto ;
Quefle fian quelle ; hor cominciate homai ,
Mentre taccion le diue di Varnafo ,
Alcippo l morto , o [mi furato affanno . .
Adria infelice , quatido unqua uedrai ,
1^4 L I B H O
?ra tuoi fgìt un fi faggio e fi perfetto ?
Garrula Vrogne col tuo canto amaro
Accufa meco ti fuo crudel defìmo ,
hlcippo è morto . infupportahil danno :
Vedi k facra ^ honorata Vale
Cd crine fgolto , e col bel uolto chino
Vherhe bagnar di lacrime , aaaro
Cbidmar il del ; e maligno il fuo fato ;
E intorno a lei con ucci alte e doglio f^
VOreadì gridar ; e7 fero Jìrale
Uiafmar dtmorte ,ela parca fuperba:
Ne più tornar ne Valte felue ombro fe
De cari monti ,oal lor foggiamo ufato :
hìa dtfj)re\(ando t lor lucidi fonti
Cercar ti più rtpofto ofcuro horrore ,
Alcippo è morto ; o cruda morte acerba ,
Vedi ti padre Netunno ; e feco infame
Tutti i Dei d* Adria del lor falfo fuor e
^eder nel lido con le mefle fronti ;
Per cui conforto al facro lembo intorno
Stanno il uecchio Eenaco , e7 fao bel figlio ,
Quel , che d*Antenor ne le riue freme ,
V Adige ,il?o, il Tefm.VAdda, e*/ ^etaurt
Cinti dt fronda di cuprejfo il ciglio .
Alcippo è morto , o ingrato e fero giorno ,
che n*hai priuati di fi ricco pegno :
Odi la dolente Echo , che in obito
Voflo Narciffò fuo caro thefauro ,
Ktpiglia ti fin de lor pietofi gridi .
1/ delpn fuor del fuo albergo natio
Ne gli [cogli deferti dt duol pregno
Accufa morte iela fua uita Jpre'^a :
1
t SECONDO, i<f ^
^f*Ìg^-^no t bianchi armenti, € intorno erraìt"
^^^g^egg'a fin'^ ch^akun U guidi j (do
Ne bem accana di fonte o fafie ber betta •
Eccola fida Naf e ychle latrando
Kichìama il [ho Signor , ne più uaghe^a '
Ha di fera cacciar cruda e fugace .
A Icifpo e morto, hor meco piagni ahi mondo ,
Vouero mondo , et^ uile e negletta ;
Quando ne le tue fchole oVakhauefti
Vajìor a lui [tmile , ne fecondo ?
Quando l-haurat ? ( efa detto con pace
D*ogn\2ltro ) o felue , o piagge apriche, o riue,
■> Ouefoleacon fua greggia talhor a
i Cantar errando dola rtme agre/li ,
, Quando udirete mai fi chiaro fuono ?
5/ foaue armonia f ecco , eh* ancora
j ìmprejfo di fua man nel tronco uiue
; D/ quel Mtrtho Aretufa , o lieta pianta ,
O ben nato arbufcel, crefca il bel nome
Col tronco infame ,ele fue f rondi dono
Br/mo d'Apollo , e de Mte [orette ,
Cingano ogn' hor le più f amo fe chiome .
m\ Alcippo è morto . o chiara anima fanta ,
Che nel più degno ^ honorato loco i
) De/ cielo fcorgi il Juo ricco lauoro ,
I E fitto a i piedi tuoi uagar le fi elle :
^ Mira da quel celefie altero albergo
altra corona ornata , che d*aUoro
Ognipaftorpertedi pianger roco^
Spager di f rondi l'arido terreno ;
E ombrar le fonti di frondofi ramo ;
\edi me , che di pianto ti uoho adergo , i
i
r<r (f L I B fL O
con ìcaflo , e col dotto Falerno ,
Sottra la tromba il tuo bel nome chiama %
Odi MirttUa , che fi batte il feno .
I fento un corno , a ia cui mce altera >
Ktfuorta ti bofco ; e d^ogni intorno il monti
\ogbo tacer , che di Diana temo , • ^
La (jual fuol uenir Jpe/fo a queflo fonte '
Ver rinfrefcarjt con l* amata /chi era . ' ^•
EGLOGA S E C O N D ^ A'*
C O R I D O N E. ^
Oflri pan quefltfort, e uoflre qttij
- Vermiglie rofe , aure fiaui e hetr^
Voi àngeieui il crine, io ^me tre pUì
Quel garrulo augellin con ucci méf
chiamerò Coudon , piante fe hauete
Amor alcun , uoi pur amafle ancora ,
hfcoltate il ynio duolo acerbo e fero , ^
O cfudel Coridon , nulla pietate '
'i / punge ti cor, perch'io mi ftrugga ogn%on ^
Uè ftiggi 0 Ccridon f me t che primiero ^
Cotanto ama/li ? e non ti fon più grate
Quejìe purpuree guancie e queflo erme f '
ViUide più non ami ,a cut Joleui
Portar i doni de la calda fiate ;
Portarle frefche rofe e mattutine i ^
Cui , alUmche ne f rati eran le neui ,
Vendean ne gli ar bar tuoi pomi maturi
No» fei più mio Crudel ynm feipiu mio ?
Laffa nf>n ti fouien quando diceui J
Vrima ahiam U notte , e i giorni ofcttri
SECONDO, t^f
^ Saran , prrma anderanno a prcclol ria
ij Ver acqfta t fonti , che m*efca del petto
l JBillidètlmhoim,piumgoeheUp^
che mattmtna rofa ; hor cfHel defìo
m\ più fa nel tuo cor dolce ricetto ;
Hor pafcì l'alma d^un pcnfìer nouella^
, Quante uolte écefti , o cara Villi
Quanto la falcerà la pallida olitfa ,
Al bianco Tauro fempltcetto agnello ;
Hi Tanto a te cede ogn'altra ; hot AmariUi
Ti par di me ptu Iella ; in cui s*auiuct
La tua nouella fieme , e ferhi a lei
^ipf^ro latte , e Vhtrfute cafìagne .
;„j O crudel Coridon ne Inombra efì/ua
h I allegro le ca ntt , hor a i crin bei
m}\ ^oje , e le campagne
Ktfuonan d'hmarilli ; ella foaue
' E più dolce che'l mele ; c^r fo più amara ^
Che l*a/fentio ti fon ; ne perche ha^rne
Ver te diptanta.il wfg , o'I petto laue ,
^JJ^^ ^' Mfi M ^^^^^ ne cara ;
, Qual Nmfa ingrato fuggi f to fon pur quella
eh amò Ltcida bel ; Ucida , a cut
i I Verta n le Ninfe t uaghi fori a gara ,
Chiamar canta ti mio nome , ancor m'appella
Ne l'ombre dolct e frefche; anch'io gta fui
Grata al gran Dio d'Arcadia ; e J}e/Jo udito
L hanMfdechiamar le felue intorno :
E tu ingrato mt fuggt e fegui altrui .
? N^» pero ha più di mei frefco e fiorito
AmanUtde ti uifi , o'ifeno adorno ;
Ben che fìa bunda ti crin , candida il mko
L 1 B O
Kafcon negre mole ; cJ?e d*odore
Concedono a le bianche , e*l croco fcornoi
Va jpeffo al giglio , e più fottente è cohd.
?ur effetido taltr'Ì7Ì€r per fuggir thore '
Calde del lungo dì , dietro le fiere
Di iorer laffa , ne le uerdf riue
Del noflro fiume , al^o le tempie fiore
Il gtouene Sebetbo , per uedere
S* alcun turbaffiel* acque frefche e uiue :
Od oltraggio fiaceffè a le fue fronde i
E fi:orfe me , ch'aUhor rinchiufe hauea
Quefte mie luci dt diletto priue ;
Et ornato ft il crin dt uerdi fronde
hafciando Vurna yche uerfar folca ,
\fcì del puro fuo tacito e cheto ;
E le chiome hor mirando ; hor la mìa fronte
Tutto di dolce defiderio ardea :
ìndi col bajìo fuon timido , e lieto
Chiamaua , o Ninfa; e con le uoglie pronte
Hi feria il uifo d*odorati fiori ;
Kllhor fuegliata per fuggir m*alXai%
Ond^ei mefìo grido : Ninfa al mio fonte
Vieni ; Ninfa gentd , hor che gli ardori >
Del Sol cuocon la terra ; iui farai
Meco dolce foggiorno ; e farai Donna
De Maitre Hinfe del mio fondo herhofo %
A te Naide bella O' alt re affai
Contente tejferan le uerde gonna :
A te il mio fiume chiaro e dilettofi -■
Serberà ronde pure , / fuoi lafciui
Vefci : tu fwrgi o bella Ninfa , afijetta ;
Qh'io fon Dio M qpteJFacque\ Juidogliofo :
£ fuggendo
SECONDO. tSf
E fuggendo il lafciai , co*glt occhi fchiui ,
D'altro mirar , che te , deh femplicetta
Seguo chi m*odia , e chi mi chiamit fuggo .
Ma chi m*afcoha luffa , altri cheH Sole ,
E / uaghi fior dt quefla uerde herbetta ?
Qual aura fia , mentr*io mi lagno e flruggo ,
Ch'a lui riforti ti luon de le parole 5*
OdtH tu del fereno , udì tei uoi
Vi ante , che fiate al mio lamento intenti :
È fe fia mai , come*talhora fuole,--
che più benigno Iddto lo fcorga a uoi ,
Vateli fede , che filli dolente
Qui la fua rotta fe pianfe fouente.
EGLOGA TERZA,
DAVAMO.
Entr*io Cólma di grauì empi dolori
^agno di ptanto;no (juant'io uorrei^
Del gran Daualo m'o ì^offafamofe \
Cara Nigella e tu bianca Licori
l ejiimonto de lunghi dolor miei :
Otte per quelle piàgge diletto fe
Cogliendo rofe ; onde il bel marmo adornQ
Taccia di lieti fior , c*hoggì e quel die ,
Ch'eterno fine a miei diletti pofe ,
O per me fempre fero acerbo giorno
principio fol de le mi ferie mie ;
Se teco ti po^afti cgni mio bene ,
che noi riporti al tuo ritorno ancora ?
che non rimeni tu, che fai le uie ,
l>oi4e tvghcjlt la mia dolce [pene ?
H
17 0 L I B R. O
Scorto ho piti uolte già la bianca kuYora
Kecarti in grembo , ne pero ueg^io
CqIhi , che fi porto [eco mia ulta :
Dauah mio , che non ritorni un'hora
A timer meco in queflo mondo rio ì
Ch'a for^a indi faro teco partita :
Vedi Inartme , Crocida , e Mrffèno ;
Qh*lmparan da me a piangerti , fi come
ìmpararo ad amar , ne pm fiorita
ìyUfiran la uaga fronte-, o l'ampio feno^
yìa chiamano pumgendo ti tuo bel nome :
0 belle [fole già ; gta lieto monte ,
llora tirane e deferte ; borrì do , e fero ;
Squarciate meco per dolor le chiome ,
l.aceraicfti il fen : lafcla lituo fonie
Seb' th ì , e rompi l^ urna ; ne più altèro
Corra ti tuo fiume ad arricchir limare :
Vili non uedi'al di trionfanti Jpoglle
Carco del tuo bel corno ogni fcntero ,
Vin non è cjuì , chi ti faceua ornare
Di corone le te-mp.'e ; // del raccoglie ^
E tlen. fra jiiol più cari e più pregiati .
Mcjìl paflor di cjf^efla uerde riua
Accompagnate le rnle acerbe doglie ,
Per lui J!^ curo In quefli uerdl prati
Gluan k g'^<^ggc li^flre ; ne s'udnta ,
h\entr*ei Uijjt tra mi rapina , morte ;
Egli de /mt cornuti e branchi armenti
\i fn Uirgo yccortefe ; egli u'aprlua
1 fuci rie hi the forl ; ah fera forte ;
Aggiungete co' miei u firt lamenti ;
La lomba ornate , el jno nome lodando
SECONDO. rfi
, Vaghi acamhi uerfate e molta rofa .
Alma gentil tu fra l'eterne genti ,
Ou'ogm pena , ogni martire è m bando ,
0«'e fempre Tiagien uerde , ^ cmbrofa ,
Wiui felice ; e non inchini il uolto ,
Voue Crocule tua ti prega e chiama j
Torfe fiamma nouclla et amorofa
Ti fealda il cor fra uere gioie inmìto ,
Ne teco uiite fin l\tnttca brama :
A te Venere uaga i be* crin d'oro
Forfè d*€term fior lieta s'adorna ;
E più che Marte fuo t^appregia ^y* ama :
Forfè fitto un celejìe , e uerde alloro
Teco ne fuoi piacer JJ>effo ritorna :
ìó ti pur piango e chiamo , altro non poffò
Darti , ch'ai raro tuo ualcr fa eguale ,
Fuor che'l penfìer , cì/ogn'hor teco foggiarla
Fin che farà l'ardente (pino f offò
( che 0 pur fa tofo homai ) dal juo mortale*
Già ferba tt folea ^ioie e diletto , .
Hor fol caldi fofpir ti ferbo e pianto,
che mentre uiuo fa meco immortale ,
Di cui io bagnerò con puro affeitto
Queft'urna breue , al tuo ualor cotanto ,
Cenere facro , poi che non mi reTia
Altro , che dar ti pojja il mio ynarlire
Con queflo tr/fto , e dolor ofo canto ,
prendi ihnmor , che langofiofa emefa
Alma ucrfa 'per gli occhi ; e'I mio. deflrc
Di chiiider teco quefa carne ni! e 5
E ma}idar l'alma a ritrcuar in cielo
Chi ne lafcih mcndrci al fio para re ;
H /•/
17» ^ LIBRO
Viglia i bf* doni del porito Aprile,
Di ch*io ti {pargo , d'un ardente l^to
Kipietia ; e frego ti citi ; prego la terra ,
che tf fut lene , e ti dta face eterna
Tal ; che nm poffa mai. caldo ne gelo
¥ar onta al ma- ma » che t*afionde , e ferra ;
lAa fin che girerà n/ta fuperna
Alta di t,e memoria il mondo fcerna ,
EGLOGA Q V A R T A,
G A L A T H E A,
S C I T E pecorelleyhcr che dal corno
Del 1 auro ti sol uinuitta a la Pajìu
Me f donate fyigre a' pieni prati, (ra,
V he quato lor [ceniate al lungo gior
V'accre/ce la rugiada frefca e pura , ( »p ,
Secure ufcite homai , ne de celati
Lupi temete , o di nemica fera ;
Che Melampo ui guarda , e ui difende ,
h\elampode più arditi e più pregiati
Cani il più forte e bel , che pur hterfera
Doue %tlart in mariti cerno efende
Tol/e a l*orfa di mano t cari figli .
Vafcete bete , in quefo nie^o afi/ò ,
Oue co i uerdi rami al fui contende
Quefto arbufccl , fra f or bianchi e uermigU
Kafciugandom! alquanto il molle uifo
l^aro minor ( fe narra il cielo ) in parti
Col fuon di qucfa canna il mio dolore •
O bella Gdlathea da te diuifo ;
Da te , c*hai del rrno cor la miglior parte >
SECONDO. i7> '
Stilla cjuejVoccìn in lagrimofo humore :
V(yfcoil ferenrn affemhra ^ il dolce amaro :
Uora gli ofcuri giorni e nubiloft
fuggono inanXi a la Jlagion migliore ;
E / garruli augellettt a paro a para
Tra iuerde manto de le piante afio/t^
Cantano dolcemente t loro amori ;
I fumf già dal duro ghiaccio fi folti
Del pig'i^ Verno , puri e dilettoji
\an tra le fronde di purpurei fiori ;
E fin dal mar tranquillamente accolti :
Le uaghe pafiorelle in compagnia
inghirlandate di uermigbe rofe
Mojìran di grana e puro latte i uolti ;
Jit empicn Vaere di dolce armonia,
ikime liete cantando ^ amoro fi ,
l\a lafjo ; finiti te non più mi pare
Vi quant*to ueggio allegra co fa , e bella ;
che quando hufiro fiìperbo con Vaccjuofe
Mir/ute chiome a gli alti monti appare ;
E uer/a il cielo horrihile procella :
Soaui i fiori a l*api ; a le caprette
Vaion le /rondi dolci ; a i campi i r/ui ;
A me la mia ue/^ofa pafiorella :
O bella Galathea qui fion Vherbette
DJl color dt fmeraldo ; e d^ambra i uiui
Tónti ; ma quefto , che mi gioua ( ahi lajfo )
S*/o uim fen\a te meflo e dogli ofio ,
E cf ogn* altra mirar fon gli occht /chini ?
lobo fitto quefio alto e duro [affò
De Vantico Salerno un* antro ombro/o ,
D*hedera cinto , la cui porta adombra
H ///
17 4- LIBRO
D4 de lati un Lauro alto e gentile ;
Du l'altro , un arhufcel uerde e frondofo ,
CÌ)ogntun col trine inulta a la doW ombra ,
Carco di forni d*or , cut lieto Aprile
Eterno dona ogn'hor fior , frutto , e fronda ;
Quindi non Innge Jcende un picciol fonte
Da l*altif?imo jajfo , a cui fimi le
Altro non bugna ber betta , o prato inonda :
Quindi fi uede la fjjatiofit fronte
Del gran Tirrheno , e da lontan uenire
Crefp.-indo L'inde l^aure pellegrine ;
Quindi fi uede ufar de Cori'Xonte
il Sol cinto di ra/gi ; e belo gire
Dietro ìi^uroY.i con r aurato crine ;
Qui meco u ucreftì , e meco wfìeme
A i*appar:r del dì yle pfxoreile
Da l'alta mandra , a U pi^iggie utcine
Cacciarejh cantando , e ne le ejireme
"Parti del gn>rno con le prime sitile
Meco le ch.amercftì a V antro ofcuro ;
E fie/Jo ne le bete e frefche riue
Tra Imberbe rugtadoje e tener tlle ,
Lungo qualcìie rufcel lucido e puro
A udir il /uon de le dolci aure ejì-ue
Meco uerrejii; e c-antnrejii ancora
Meco f^ejjo , lodando e ?an , e Pale ,
Apollo , Bacco , e le filueflri dme ;
E con foau! bacì d'hora tn bora
Mifchando ri canto , niuercmmj, quale
I più lieti paTior uiiieno in cielo :
Ke curerei , che cento agnelli ti die
Mi togUejJe rapace empio animale ;
S E C O D O, i7r
HdUjJo, memrè che per doglia il fek
Si u.t cangiando,, de jdéjtr miei faili
Ubidendo , doHe bagna ti Pv è de fiumi
Poi c'ha raccolto il pnro Mincio m feno ^
Ti fiigiorni con Htfo ; e i uerdi colli ,
che uider lagrimar quefit dm lumi ,
XeT^giono i uoftri baci : Almo terreno ,
Belle contrade amiche al mw diletto ,
GÌje non gridate , mentre , ciò uedete ?
Al? ingrata Galatìyea , la doue fieno
Vedefii di d<dor la fronte , e*/ petto
hatto infelice qttefìe piaggie liete
Turbar col duro fuon de fuoi fof^rt .
chiamando il tuo bel nome ; hor ti diporti ;
E ti godi con.Hifo ; ecco un^ abete
Tefìimonio de lunghi fuot martiri ;
A che cotanti oltraggi , e tanti torti f
"Egli ti chiama , e ti piange e fojpira ;
E gir lafiia la g'^'f^ggi^ i^la erraatc ,
bramando un giorno , ch^a la. finenti porti
Cofio gentil paefe ti ciel da l'ira
"Del Memo guardi le tue ricche piante- ,
I tuoi uerdi fioriti e uaghi colli .
Già fimoflra dal ciel la bella Luna:
Andate pecorelle , andate alante ,
Accioche forfè gli af/amatt e folli
Lupi di uoi non ni'tnuoLjJc alcuna
Chiuflnel fofco de la notte bruna .
H iiii
^7 € L I B H O
EÓLOGA Q.VINTA,
A M I N T A .
g^^^ O R , che la frefia e tenereUa her-
8 B ^^^^ -'^^^ ' ^^^^^
C*/>^i a ijerhe frefcìje il fondo y ed* ambra Poìs*
Lauero la mia greggia . tu cer netta ( de ,
Viu cara a quejìo cor , c/?*4 ^^// occhi il lume ,
Pt)/<«f / in quefte uerdt herhofe Jponde ;
Ne gir dintorno errando ; che fouentt
La cacciatrice Dea co* ueltri irati
Ne le uicine felue alte s^afctnde ;
Ecco quell'ombra , cue fòauemente
Moueno l^aure i far uaghi odorati ,
lui fcher\ar potrai fola e fecura :
E tu Lacone ardito , de migliori
Cani , che mafidi Sparta e più pregiati ,
Vrendi m tanto di hi fidata cura ;
Guarda , che ueltro i/ìran non la diuori ,
Qh*altra fera non noccia al mio diletto ,
a/ pegno dei mio amor ; ch*indr mal grado
Ve la madregna mia , un de maggiora
Vaft tu haurai di latte puro e fchietto •
Ella de fior , che più mi fono a grado.
Cinta n^andra la giouenetta fronte .
O bello Iddio di puejlo fondo herbofo ;
Il cui tranquillo fempre e puro uado
Vreme la greggia mia ; fe nel tuo fonte
forfè ti pofi, 0 fei ne t herbe afcofo
Del molle regno tuo , con le ftu uaghe
Ninfei.
SEC ONDÒ. 177
N/rt/e , ch'a gara ne l'humiàe gote
Viene di deftr caldo e amorofo
Tidan baci foam , ncao s\t[>paghe
Vaccefa tiogUa , a le f-etofe note ,
A t gtufit freghi miei Cammo inchina ;
Ne ù tnrbar [e i fewpUcetti agnelli ,
Che co'fiioi raggi il Sol ftrTa e frecuote ,
Turban quefta onda chiara e crijìallina ,
Per rinfrefcarfi, e diuentar piu bellt
Vrendendo qualità dal tuo più puro :
Verdona a me ì* ardire ; e lieto prendi
Ver far corona a tuoi biondi capelli
Quefte uermiglie rofe : che mi furo
Vate dal uagc kminta ; ul\a le ciglia,
Da tuoi liquidi calli o bello iddio ,
E prendi il don , che nd lucido fino
Ti ferball'onde chiare a marauigjia .
, heuete liete hcmai , fin che'i dejio
\oftro fia /pento o pecorelle a pieno %
E col troppo calor V ardente fete.
Odi da queT ignuda arida pianta
ta mefia tortorella , che'l fircno
fuggendo e'I uerde , e l^altre cofe lieti
Uifera e fola dolcemente canta 5
E chiama la fua cara compagnia ,
Che man nemica , od altrui amor le toglit
ìnnida man , fero de fio , ch*a tanta
Doglia ti da cagion ( lajfit ) la mia
Vena non finto , e l'amorofe doglie ;
E mi pimgon l'altrui ; lagnati , e plora
Lafciuo augel , che teca a paro , a parò
Sfffchero queTi' interne accefe uoglie ,
H ir
i7B^^ L 1 B K O
Voi cììio ragion ho da dolermi ancora :
Già quattro foli e quatt ro lune , il chiaro
Uro han mojhato dal Ldcon del cielo ;
Edate l'ombre a la frran terra e tolte ,
^ Voi che'l mio caro faTl or elio ; // caro
. Ammta -mio , per cui fon foco, e gelo ,
Errando ua per felue omhrofe e folte
Dietrg a le fare : o -mal accorto , o folle
il fior del tempo paffu ; e non ritorna
Con la noua slagion , benché più uolte
Vo ripreglìi e richiami ; ecco quel colle
One t tuoi bianchi tori al\an le corna
t>e noflri amort tejìimonio fido ;
Uie uedouofi appella , odi l'armento
Cut frondofa ghirlanda non adorna ,
La fronte come fuol , ch'ai tuo bel nido
Co miigiti ti ci) 'ama \e tu pur lento ,
T« pur tardo dimori . o ditte , a cui
Quefle pallide facro e uerdi oUue ;
Dtue de fiacri bofchi, a cui ben cento
Vere rendeao honor , guardate lui
X>a loro oltraggi ù , che lieto ardue
In quefle amate bracete , doue un grembo
Colmo dt gioia e dt piacer li ferbo ,
\ot pellegrine e foaui aure eflnte
A cui fj^arfi a f Aurora un fieno lembo
Di foTTuer migli e bianchi , fe'l fuperbo
Auflro non turbi il mflro lieto flato ;
S*ognhor ui ceda il uerno e le pruine :
E Iranno, fempre fia ucrde et acerbo ,
Defendetelcoluopro dulce fato
Si , che del mfo fuo le frefche brine
SECONDO. 17 P
lion fentano dei Sol gli ardenti rat ;
Hor , che col carro (turato il Sol ritorno
in feno a l'Oceano ; e le utcme
Viao-oie rt,molha^ frefche ,uf(;iiehQmaii ;
Vjcite pecorelle ; e qttt a intorno
Va/cete liete , mentre dum. il giorno » .
EGLOGA SES T ^ P M O ,
BATTO, A M I N T A .
Or, c/7e l1?(tmido,^rembo^a.,gl^j
l^Hp j^/wr/ • ■ V,: Ci)
fi '^33 B Ze/r/ ^/JJ-g la te'i'rn ;eat noui JoJ^ ■
Rsfé^ A/^« tencrdk il crini ; .
' Uor'Tdje ^li ofatri dì f^iggon dauanti
A la \icta ìlugione ; e gh bermi e foli
YoT'ri fcuoionod ghiaccio de pruine ;
Voì^pigrt siate in fitrifti../ogg'orrn ;
Ne ptii, come foleaiw , al Hcjìro eletto
E dolce fi^n ,ne le phiggtenicme
Saltan gli armenti di ghirUnde adorni :
£ pur Apollo u/nf^ira nel petto
Venficr If^ggi^^^^ ^^i^ j tlicona
Pwr [cono uhan Vlmmih hUfeagrcJìi ;
E f'tto al uojlro crine hirto e negletto
E d'hcdera ; e d'alhr uaga cQrona :
Col monda mfìcrnc d usjho cor fi defth
anona 'T^ioia -, e laSiagion n)uelui
Salutate con dolce canto e Leto. .
B, lo tìon Ihdenio mio , potrà ben qt^efle
Cantar rime le^g'^uire , a cui la belli
doride s'orna lUrine > io fol ni acquiti
ti y^
i«o L f B R O
Nf U mia doglia ; cnntt Aminta , a cm
Venere fempre ride ; a cui fouente
Vtllide m qualche bofco alto e fecreto
Vorta d^amor le maggior gioie ; a lui
Cantar conuiene , é Jlar Iteta e ridente ,
A me lagnarmi ogn*hor , poi ché colei
A cui cantar filetta ; // cut bel utfo
Vorto [colpito ne la uiua mente ,
Chiude l* antico albergo a penjter miei
il cui bel nome, ouunque gli occhi affifo
\eggio di mia man firitto al cielo ali^arfi
Co* gli arbufcei : da quella quercia ombrofa
Vende la mia Sampogna , a Inombra afì fo
Vdro piagner quel rio , che co'fuoi f^arfi
U torti rami quefla piaggia herbofà
Va la [et e difende , canta Aminta ,
Ch'io piagnerò la mia fera uentura,
A. No« ptu dt pianto Amor , chefrefca rofa
Si fatia dt rugiada , o la depinta
Berba d* acqua la fiate : Amor non cura
Viantoofofptr , Cantiamo ^attoinfìeme
, Cantiamo infieme j // duol fi dtfacerba
Talhor cantando : e men noiofa e dura
Vita fiuiue ^a più tranquilla J]>emc
A ptu gradito et alto amor rfferba
I tuoi caldi fojfirf , e7 tuo pen fiero .
B. Cantiamo Ammta mio , poi che ti piace,
che forfè sfocherò quefl^empia acerba
Doglia col meflo canto tlmrtu primiero
Comincia , mentre i bofcht e Inaura tace ;
1 alternerò con dolorofl accenti
li tuo bel canto, s le tne agrejii note •
S E C O N D O. 181
A. No« temete ?aflor , benché fallace
nembo dal ctel fi moftrt %.e feti uenty
: Minaccm pioggia , che con auree rote
chiaro ritorna ti Sol nel grembo al mare :
B, Tornate al caro outle 0 fecorelle ,
* che la pioggia lontana effèr non puote ^
Voi che le lor querele odo cantare
Garrule rane in quefte parti , en quelle .
A. Tre e quattro uolte con hquide mei
Yian [aiutato i corut n giorno chiaro i
E fenica più temer d* atre procelle
A / dolci figh lor tornan ueloci .
B. Lafciaii i dola pegni , el nido caro .
Vimportuna cornice m uoce piena
chiama la pioggia ; e ne l'arena fola
Seco fi [patta con un canto amaro .
A. Ecco Sita , chiappar ne la ferena
Aria j e dinanzi al meflo Padre uola ;
Che l'ah affanna , e di uendetta uago ^
E del purpureo crine ancor fofpira ,
B. Ecco un uitel , eh* a la madre muoia
E del futuro rio tempo prefago
Kl\a Inerte nari , el del rimira ,
A fe i uenti trahendo e Ilaria grane,
A. Quefto nembo di rofe e di uiole ,
che grato e dolce odor d'intorno /pira ,
?orta a ViUtde mia Aura foaue ,
Onde fi cinga ti crin , come ella fuole .
B. I cocenti /ofpir , che fera doglia
M'apre da Varfo cor , uenti portate
A Galathea con quefle alte parole ;
Onde dd mio rtMrtirUama fi doglia.
i8t LIBRO
A. Quel uerde Mirto , che con frefche e grate
Ombre difende ogn^hor Iherbette e i fiori
Va la fiamma del Sol , //' /acro o Diua
Bella madre d'Amore e di vietate ,
B. Queft^ amaro liquor , che manda fuori
Valma d*ogm piacer ignuda e fritta, ,
ÌAeflo ti dono o Dea del ter'^o cielo ,
Cb*altro darti non po Batto infelice .
P, Lafciate il canto homai , chlejfero arriua
Con la spellata greggia , el fofco uelo
Si pon Ihumida notte , ne pi ti lice
Tener gli armenti in quefia alta pendice .
EGLOGA PESCATORI A DAVA-
JuO CROCALE GALATHEA.
A^, doue i bianchi p:è lana il Tir-
rheno
D*[narime jdifcefa era per forte
Crocale mefia a ragionar co l'unde ;
A fqiiurciarfi dolente il crine , eV Jt-no ,
E doler/} de fitf , e de la morte ,
Crocale , :he ne Valte , e ncche f/'omle
S^lacque dd Ttbro , di reale , e chiaro
Sangue; la più gcntd Hnifa e maggiore ,
Ch'unqtta nafiejje , ou'ei Ligm et mondi
Co* [uoi cerni d terrer» 5 per cui fi caro
Si tien Sebstho\ aliato a tanto honore :
E piangendo dicca riadta al mare ,
Con interrotta uoce e doloro!. i.
Ninfe , che uaghe in.qurfio jal'o h/iivore ^
hi^i molle Ulto di (jiufL\i eque ambire ,
SECONDO. i8j
Errando ite talhor ; de l^nngofcìofa
Crocale , ^ infelice udite il pianto ;
E le lagrime mie nel grembo accaglia
Valga, che fla neluoftro fondo afcofa^
Già di foaue e dilettofo canto ,
Hor u^emj^iro di pietate, e di doglia ,
Voi che Danaio mio non è più meco ;
Danaio mio , per cui cara, e gradita
\n tempo tenni quejla frale fpoglia.
Deh perche come col penfìer fon [eco ,
Ne mai mi parto , non è feco unita
Queft^alma in del , ouei fi gode , e ulne ?
Verche non porto feco al fm partire ,
Come fece il mio bene , anco pìia uita ?
Vdiro il grido , il grido udir le Dìue
Del mar pieno di doglia , e di martire ;
E lafciar gli amoro fi, e dolci balli .
Allhora Galathea la uoce amata
Conobbe , e la camion del fuo languire ;
Che fpefjò fuor di quei liquidi calli
t.ra con lei di foggiornar ufata ;
Mentre che lieta del fuo cìjiaro fpo/ò
Cantar Joteua in uoce alta e gentile
La f amo fi uittoria et honorata ;
che fece gir col uolto rugiadofo
Kiuolto uerfo il ciel con fero Tlile
piangendo Sena , Khodano , e Garona
Il lor Signor da lui già uinto e prefo
Si , che'l fuo. pianto udì l'ultima ihile 5
E*/ neuofo Appennino ancor ne fuona •
Onde col cor d*alta pietate accefi
tafc/ando k compagne^ eHfuo diletto
t84 LIBRO
\eloce fuor de fnlfi alhergìit ufcio :
T.t abbracciata, lei , cheH petto ojfefo
$*hauea piti uoUe , e*i crm , con dolce affetto
Veno fece di pianto un caldo rio ;
ìndi chiudendo a U lagrime il uarco
Baciando il molle , erttgiadvfo uolto
Viffe . Po/ che de/lino acerbo e rio ;
Vofcia cheH del de le tue gioie parco
Via fi toflù il tuo (J/ofi a fe ritolto
Ter non renderlo mai ; pofiia che i fati
Non (l fanno pentir , poni a glt affanni ,
Von freno al duol nel molle petto accolto ;
Ne ftr oltraggio a crini crejpi' aurati ;
Vn dolce [eco oblio porti i tuoi danni :
che rifiorar potrai con maggior bene
Vttr che ti piaccia ; rafferena il uifo
E fico il tuo dolor habb/no gli anni ,
Nereo m'o padre di queJV ampie arene ;
D/ qucfì^onde Signore , ha^l cor concjui/ò
Va la tUit gran beltà : Nereo figliolo
Ve rOcean , del gran padre Oceano :
E co* pcnfier ne tuoi begliocchi affifo
Vugge i piacer , e fta penfifo , e filo ;
E t^ha chiamata lungamente in unno :
Non fdegnar fi gr.in Ke , poi che ti chiede
Ver fua [poft e /ignora : alta regina .
Sarai di quefto mar Jpatiofo ; e piano :
Tanta g'^^ggi^ rion ha cì>: più pojìtede >
Quanta ne pratt bei de la marinai
T/ paCce ; un carro già d^.iuorio , e à*oro
Vi man di Autumedon fatto , ti [erba ,
Co/ <i{4al gihti per inonda chriTl^Uina ;
E tariti
(SECO N D O. i8f
E tante gemme è tanto altro theforo ,
^1 Quant'arenejian cjuefl^acque, o fiori l'herha ;
Quattro uaghi delfini al giogo aue\\i
Sceh*hà già fuor de fuoi fin curi armtntf ^
i I quai ti porteran lieta , e /uperbu
j Tra mille tuoi diletti , e mille ueXv ,
j Mal grado de contrarli , e feri usnti .
Teco mille Tritoni , e Ninfe mille
[ \erran dannando m bella fcìiiera ogn*hora.%
I E fìaran fempre a tuoi ferwgi intenti
\ E Glauco , e Palemone , & altri ancora ;
I A te feruira ti mare , e humtle , e altero
I A tua Hoglia ogn'hor fia ; ecco , che come
[ Donna e Kegtna fua t*tncÌ7Ìna , e honora :
' eia ti fulutan l'onde , e- già leggero
Ver honorar il tuo pregiato nome ,
lituo fiume natio con altri cento
Afrretta il corfo : o cara Ninfa afcoka ,
O Ninfa f tu pur pungi , e l*auree chiome
Squarciando ffegui il tuo duro lamento ;
Et io ti prego in uano : o cieca , e sìolta
Tu Jpre'\^ fi gran Dio , fi ricco regno ?
Cui evocale . Je teco ogn*hor ritorni
Act ne tuoi piacer , ne giumai fciolta
Ti ueggia dal fuo collo ; ti petto pregno
Di duoi, lafiia ch*io sfochi ; atri foggiorni
Conformi fono al mio fi. ito infelice :
I Quel che pria mi s*agg:tmfe , i noflri amori
Ben porto fico; e miei beati giorni ,
Quel fe gli habh:a e ne goda in del felice ,
Tu Galathea (fe m*ami ) / miei dolori
kccowttagtM col pianto , e co* fiiJ]fÌTÌ ;
1 8 (5 L I B H O
EV marmo honora , che queWcffk ferra ,
Di cui fuonaa mi mondo alti rumori ;
La cui o-l'^ria perche miil^anm <riri
1/ Sol , non temerà del tempo guerra .
In quefta Apollo albelnoUro Oriente
Tolje la luce ; e già con le fofc'aU
Coprìa la notte il cercìiio de la t^rra ;
Onde ritorno fe CrocaleA monte
Accompagnata da fuoi lunghi mali ,
A l^accjHe Galathea [alfe e fatali .
ELEGIA PfllMA, A L V-^
CINA, NEL PRIMO PARTO \
DE LA DVCHESSA DI ì
E£ K IL A. 0
piegale uaghetue purpuree piume^
Trattando Vaere puro alma L«t/-^
na, ^
Cinta de raggi del celejle lume ,
Afeoltal'honoratae pellegrina ' «
Donna di quefie uerdt riue herboCe , f
QÌìe te chiamando humilemente inchina ; >
E con le guancie molli e rugiadofe , \
Di dolce pianto , il tuo Joccorfo chiede t
\tnti da doglie acerbe O' angofciofe . I
D eh lafcia la tua ricca altera fede .)
lAojfa da honeftì preghi o cajìa Dina , >
E porta in qu-cjlt campi libiamo piide , ^
E eco la luce fua celeTle e uiua ; J
Ecco la Dea , ci) a noftti alti fojpiri
Non s'è mojirata dfdegnofa e Jchiua .
SECONDO., 187
rdano i [acri fochi in ampi giri
E coflo , e mirrila , ^ ogni odor pancheo
Nel ricco aurato albergo intorno Jpiri .
m non s^odon le Tirida , che perdeo
Al ffio fante apparire in un momento
Ogni fua for7a il dtdolo acerbe e reo .
iafcun flmoTira già lieto e contento
Verche uenuta in luce una fanciulla
Il pallido timor del uifo ha f^ento .
J edt come le Gratie ne la culla
Ile fon compagne ; e nel tenero fèno ,
Come feco Virtù già fi traTiuUa .
C imira Nwre , che dalciel fereno
Sono difcefe ad honorarla in terra
Coluago grembo d'aurei gigli pieno •
Al ira , fi come ogni una a lei atterra ,
Come l'orna la fronte , e quelle ciglia ,
che faran ad Amor*eterna guerra .
? elice madre di fi degna figlta ,
Che efempio d*honefiate al mondo fia ;
E di uero ualor gran marauigha :
A [colta de le barche t armonia ,
CJfe fan cantando il fuo ccrtefe fato,}
E le paffete graui noie oblia .
M ai fi candido fiame ad huom beato
Non torfer anco ; ne uiuer cantaro
Vnqua cofi felice e fortunato .
5 cendt fiperbo Po luccnie e chiaro
Dal tuo bel fonte ; eV; qusYie pt^ggfs fole
Uonora il ciel coìi le tue Ninfe a puro .
F a facrificio reuerente al Sole ,
-^olci acumi le Jus lodi canta
i«S t 1 B !L O
Sì y ch'egti hithhia da. te doni , e parole .
C refa fiu bella ogn*hor tenera pianta ;
Tanto mall^do il crin , che i tuoi bei rami
Ornino quanto cielo Italia amanta ;
E ciafcm tuo uictn ti bonari ^ ami .
ELEGIA SECONDA, AL SIG,
CES A R E DI RVGGIERO.
E N T R E ^uggtier, doueH Mar
d* Adria freme ,
Canto mia liberta cara e gradita
-en'x^ardeti deprime (en'^% fj-eme:
E uolgo a fiu bel corfo , a miglior
\^tjta anima futata dietro a fenfì\ {uitA
E dal dritto camin quafì fmarrita ;
T H co* penfter di gentil foco accenfi
In opre degne di perpetuo grido
Le tue felici e liete bore difpenjt ;
E dal colle gentil , cbe ?afo e Gnido
huanl(a di beliate e di uagbeT^a ,
Miri il Tirrheno , e*l fuo arenofo Udo ;
^ D al uago colle , che di fua belle'^n^a ,
?iu cbe d*berbe o di fior Jurrtchta honora
Per cui ogn*aUro albergho odia e dtjprewa,
^ T urrichia , cui Sebetho ad bora ad bora
fnrga la fonte fua , tacque rifibiara j
E c/i fmeraldi le fue fj>onde infiora,
C on la famofa Putiniana e chiara
fiata ad un. parto /otto lieta Jìella ,
Di ben cortefe e di tutt* altro auara ,
^Qj4efla più d* altra biìnfa adorna e bella
SECO N n O. i8>
Ti J]>f€ga l'ombre frefcJje e dilettofe
Del fuo bel colle in qut^Jla farle e*n (quella :
Qjiefta di bianche e dt purpuree rofe
Tt uefle le fue uerdi herbofe riue ;
E dt uiole pallide amoro fe ;
Qjiejla df compagnia con l'altre diut
De gli alt/ bo/clj! ^ e de uicmi colli
Talhor ti canta a le frefc ombre efliut :
L acquai mirando co* begltocchi molli
Da l'alto giogo , Qapimonte chiama ,
Sojp nto da defiri ingordi e folli ;
M ifero quantici più la prewa ^amd,
E la fegue piangendo a hmbra , e al Sole S
i Ma piul ftizge ogn*hor , l'odia , e difama :
|N e per eh' et me fio le prime uiole;
E i primi pomi del fuo uago monte
Le porti , punto del fuo mal fi duole:
A ft\i con nubilofa ofcura fronte
D* arder fdegnofa in fiamma cofi uile ,
Spreca i fuoi doni , e gli fa oltraggi et onte:
I ut tu lieto in un'eterno Apri le
Con la bella AmariUi ti diporti ;
E utut Ulta trancjHiUa e gentile ;
E* / uaneggrar de le mondane forti
Hauendo a fcherno , da uirtute impari
I fentieri del ctel fecuri e corti :
A ccioche'l tempo , egli anni inuidi auari
Non Jpengan del tuo honor Valta memoria ;
Uà con gli antichi più famofierari
} erbi ti tuo nome ogni lodata hijìoria •
19 0 L I B R O
ELEGIA TERZA, AL S.
BERNARDINO ROTA.
0 N fieno homai Kutilio al lunzo
f tanto ;
E rtfcìnarando i tuoi fofchì penfieri
Kiuejìt Valma di più lieto manto :
C he non fi ponno i fati empi e fitieri
Yiegiir per pianto mai , ne per fofpiri ,
?oi chan [egnato i dì torbidi e neri :
C onuìen che'l dì prefcritto al fin ne tiri ^
E quefi\i.£re ne toglin e cjuefia luce ;
Ne gioua c'ìiHom fi torca, o fi raggiti:
M a febee chiunque hehhe per duce
Morte honorata da Jalirtn parte,
Voue rereno giorno oirjì^hor riluce :
N cn e morto colui , che'n chiare carte
Lafiia le glorie fue fcclptle e uiue ,
Come lucide ftelk in cièl cof^arte ;
M 'a chi più lieto e glorio fo uiue
Di quel , che per la patria , e per l*honore
Morendo y giunge a più pregiale riue ^
M ort^e tuo frate di fud età nel fiore
Fer faluar il natio fuo caro nido;
Hor uiueallezro uita altra mto-hcre :
E fer.te il fuo famofo e chiaro grido
Non fol Sehetho , Tthro , ^rno , e T efino ^
Ma dal del nofiro ogni lontano lido :
E /7 come contento pellegrino
Giunto a l'albergo fuo fra cari figli
Vnpo la noia del tun^o camino ,
N e campi de* beati , ouc i ucrmìgU
I S E C O N D O; 19 r
S, E blandii fior fan ?rimauera eterna ,
I Serena i fofchi e mibilefi àgU :
iQ^uiui giamai il cielnon /calda 0 uerna $
wj- f^eran'Xa , dolor , tema , 0 defìo
Moue , 0 conturba quefia parte interna :
fri Q. mui fra lor ,che de ? eterno oblio
ìSon han temenza , fi rallegrale uede
llnaneggiar dt queflo mando rlo :
E co gli am , e col padre intorno il piede
ÌAouendo , mira le bea te genti ,
j Chan del lor ben oprar giufla mercede:
M orti fiam noi , che muemo a i tormenti
Di quejìa ulta , oue non è f ereno ,
che non turbin di noie ploggie e uenti :
E /■ utm in un fplendor , che non uien meno ,
perche ne l'Ocean fouente il Sole
S*afcorida; e porti il noflro giorno in fieno,
P on filentto a le mefie alte parole
Spargendo fiu la tomba , oue dimora
il chiaro cener fuo , refe e uiole :
N on pianfe fempre la uermiglla Aurora
ìlmorto figlio , ma col uago amante
Lieta fii ritornaua ad bora , ad bora :
N e Citerea ti fuo gentil Jembiante
lurbo mal fempre per l'amato Adone
Ne porto molli ogn'hor le luci fante :
!|V! a poi cl^ i uerdt panni e le corone
Squarciate , per pietà del fuo lamento.
Ve piagner /eco t fafìi e le perfone;
/jl iuefiita di gioia e di contento
A/ciurlo gb humid' occhi e lagrìmopi
II E prefe le ghirlande e l'ornamento :
19* L I B K O
E per le pii?giee per li coUi omhrofì
Del fuo bel Gnido con le Ninfe a paro
Gnidaua dola balli cjr hmoroji ,
S tn^ fentir giamai più nullo amaro •
ELEGIA C^VARTA,
A L I G V R I N O.
Val fioueUo piacer , quaì fer
mglie
i ^ ^^'è^^^ ^' beltà chiaro ^ arden-
te
Sw cjuegli horridi monti a noi ti toglie ?
ual celata uaghel^a la tua mente
inchina ad habitar loco fi flrano\
E fi remoto da la Itela gente ?
D eh fcendi Vgurin , deh fcendi al pianto ,
Ou*ogni herhetta , ou^ogni uago fiore
Vh<i fofptrato lungamente in uano :
dui più benigno cielo ti fito fauore
Comparte , e manda da le uaghe TìeUe
Lucida pioggia di joaue humore :
Qjtì le campagne colorite e belle
Scopren più bei thefi>ri : e qui frondofi
Son più le piante dt foghe nouelie :
N on hanno i monti sì uaghe le rofe ,
Cefi candidi i gigli , e le uiole ; •
Ne fiuerdt le Jelue , e dilettgfe :
L oro ne caldi giorni arde più il Sole ;
Ne freddi il aento fempre irato e duro
Neuica e pioue più , che cjut non fuole :
S pfPvdinubtthieUondenfoe fikro
MarM
SECONDO. t9ì
Manda foura di lor folgori ardenti ,
Quand*è (juìiWre fitt tranquillo e puro:
K Jpro a te ti molle crin faranno t uenti j
E tinger an del bel uifo le brine
I rai del fot là sà fempre cocenti :
I ui ti bel piede fajìi y fterpi , e (pine
Vremerà in uece d'ìierbe ; e neui , e gela
in uece di rugiada e di pruine ,
D eh fendi qui , doue riuolto al cielo
lagrima ìcajìo , e ti fojpira e chiama
Cangiando per la doglia il uifo , cV pelo ;
cajlo tuo , la cui celebre fama
Adorna di gentil noua uaghe^a.
Empiè ciafcun d*un'honorata brama i
C he non debbon goder di tua belleT^a i
I ro:i^ habitator d*herme montagne ;
Oue*l ben raro ficonofce e prel^a ;
E gli teco le felue e le campagne
Cercherà mfteme , e d'altre cure fcarco ,
Non farà chi da te mai lo fcompagne :
E gli ti porterà le reti e Parco ,
Ti condurrà le fuggitiue fere
Con le grida , e co* cani tnfmo al uarco ;
E gli da Vunghte de Virate fere
^elue , ti farà fcherno , mentre fianco
Ti torrà il Jonno al duolo , al piacere ;
E Jìandoti ad ogn*hora al caro fanco ,
Non lafcierà , che le Ninfe lufctue
Tacciano il dolce tuo ripofo manco :
N e che de fonti l' amoro fe dtue ,
Come il uago Hi la , fi chiudan nel feno
De Vacane lor mai fempre odtofe e fchiue .
I
i^W * L M B K Ò
A ì? mifero fanciul y col pètN pieno
D*amoro/à pietà , fe^HÌà l*afhante ,
Che ca gU hvmerf rejje il del fereno ;
S enXa, cut non u&lgeua unqna le piante ;
E flanchi di foicar Inonda marinar
Da legno akun non pia (oleata anante :
A Uhora , che \afon per far rapina
De l'aureo uelo del monton cele/le
Giua con gente ardna e pellegrina ;
A rgo lafóiando e l'acque a lor molefte
Vaghi del lieto porto , e del ripe fa
Vrefero il Itto con le mgUe preTie :
M a mentre ptemon gli altri il letto hsrbójò
Dhun praticel di piu color depinto ,
Ghiera da rami de le piante afcofi ,
1 l giouenetto dal dejìr fofpinto
De le fre/c' acque, a la gelata fonte
Giua dal caldo , e da la fete uinto :
E ra nel me\p d*nn uicino monte
chiara fontana y che matino y e fera
Stana nafcojla al raggio dt Vetonte ;
N el cui fondo la ì^at con lunga fihiera
De le uicine Ninfe accolte in giro
Moaea lo fnello pie de/Ira e leggera
L e qtiai fitoTio , che la fonte udirò
Venofl'a mormorar^ , al\aro d uolto ,
E de la fua belle^a s'tnuaghiro ;
E V incauto fanciul col cor rtuolto
A rimirar la marauiglia fifa ,
Subito nel lor fonte hebher fepolto ,
P ouero Klcide , nel bel uolto affifo
Co gli occhi ogn'hor ui^eui yhor tua ^^:ntura
SECONDO. 19 s
T*ha dal caro Wla tuo tanto diuifi :
S occorri toflo ah lajjò , ah chi ti fura
Il tuo ricco thefor ? già Laonde hnuranm
Di fua rara beltà perpetua cura :
E tu piangendo il tuo grauofo danno
Sonar d'Hila facendo ogni pendice
Kccuferai le Hinfe , e*l loro inganno .
D eh fendi Ligurin , perche non lice
si uago paJÌorel gtr (oh errando ,
No» far , eh* Uaflo più d* altro infelice
P tango, il tuo fato acerbo e miferando .
ELEGIA d V I N T A, A M.
GIROLAMO MOLINO^
] O R R E I Molino homai folcar
quejVovde . »
I Del mar d* Adria turbato e tempe^
I ftofi. :
Lafitando le tue ricche altere Jponde ;
er gir là , doue dal fuo colle ombrofa
Scorge Salerno y uenerabtlueglio ,
Ondeggiar il Tirrheno alto e fchtumofo ,
ueder lui , che per Signor io fceglio
Tra quanti ti mar ne cinge , e V Appennino ;
Solo di uero honor fidato Jpeglio ;
he dal ficuro mai dritto camino
Di uirtute , non torfe l'opre , 0 t paf?i
Ver influffò di felle , 0 dt deflmo :
ui con lui , che*n bel foggiorno ftafi
No» confumando Vhore inutilmente
Darei ripofo a deftr fianchi e lafii ;
I />
1^^^ I, i<j r <K o
E con la roT^T^a mia Mh fa finente
Canterei gli honor [mi degni di fltU%
Di Lira fia famofa .O' eccellente :
E come in frefia etate e giauenile
Ver lo feioKè tperla (ita f>atria armato
hlèren Jpeffò pofe al gran furore ho/li le i
O nde Sebetho del figlio honorata
Mirando la uirtk y Inulto ualare .
Se cììiamaua felice e forttvìAko i
E t ufcendo talhor de Vaccene fuor e ,
che del Gallico fangue eran uermiglie,
Li daua il pregio di perpetuo bonore :
E pieno 4^ fi flrafie marauigUe
Li tejjeua ghirlande al chiaro crine ,
Con le fue uaghe honorate figlie •
M a di lagtime caldee chriflallnie
M/ bagna Cinthia ognhor la fronte e* l petto
CUè caggion de le luci alme e dimne ;
E con querele , che con puro affetto
ÌAanda fuori il dolor , Calma trifi*ange
Turbando la mia pace , eV mio diletto :
E fica co* raggi d*oro il Sol dal Gange ,
O pur s* afionda in mare ; acerbo e reo
chiama ti fuo fato ; e (i percuote e piange
N on pianfe tanto r amica d'Alfeo ;
Ne tanto del fighcl dt Citerea
St dolfe unqua la moglie di Sicheo ,
L a qual mirando il fuggitiuo Enea,,
che già uolgeua in altra parte il piede ,
Con interrotta uoce alto di^ea .
C rttdel fe*l no firn amor , fi quella fede ;
che darmi udio cgniuicmo Udo g
S E C O N D O. 197
,|/ Ko» ti ri f tette in quefla lieta fede ;
T egniati àlmen la sfortunata Dido ,
che $* apparecchia di morir ; siamene
eh"* abbandoni il real juo amato nido\
T i pTego per qtfelTalta e nera (pene ,
C/;^ in me locafti y allhor che Vonde , ti uenti
Ti fptnfer ( Uffa ) in quejìe no/ire arene |
P er quifte amare lagrime e cocani ,
Che denuan dal cor ; /è giamai co fa
Ho dd te meritato e da tue genti ,
N onmidajaar dolente et angofciofa
in preda a morte , che*l mio crin fatale
eia cerca dt troncar fera e fdegno/a ,
S i lungo pianto che tt gioua 0 uale
Mifera Cinthia , fe mi sforma il ctelo
^* .. A cài dt preghi , 0 difofptr non cale ?
C onuien eh* 10 uada , ma C ardente ^e/o ,
che per te ftrugge il cor , mai fempre uiu»
Starà ne Falma , ou*to l*afcondo e celo :
N e mai faro de la memoria priuo
Di quejlo pianto ; e de la dolce gioia ,
che mi uenne da te , mentre ch'io ttiuo •
M olin fra quel de fio , fra quejla noia ,
Da duo penfìen combattuto , e fianco ,
1/ mondo , e quefla luce ancor m\moia ;
E porto d uifo ogn*hor pallido , e bianco ,
Temendo /otto ti pefo de martiri
Fra uia cadérmi , e dt uenirmi manco ;
I Iche ( fe auuien ) tu , che di miei defìri
Sei fecretario ; (jr hat le Mufe amiche ,
Non fopportar , che Lete a fe mi tiri ;
M a canta l'amorofe mie fatiche .
I
,.,m8 oÉiivr ano 1
E L E G I A r$ E S T Av^ A v'mJ'
NICOLO GA/AXlAii r
R. A T I A /o r/>oriio 4 qutl Sìgm
cortefe ,
A c«i filo s'appoggia ogni mia Jpi
ne;
E lafiio il tuo gentile almo, faefe :
L afcio te, che pia ducimi , e meco uien§^
De la tua compagnia caldo defio , >
che tur ha l'hore mie bete e [erette : i
T u rimarrai nel tuo lito natio ,
Ne la tua patria auenturofa e queta ,
Oli è di grauilnoie eterno oblio :
E col dotto Speron , cui*l ael mi uieta
Star fempre a canto , in Tludi alti e pregiati
Tiuiuerai ulta felice e lieta .
1| gli hor de uaghi e folitari pratt
De la Tdofijìa nobile e degna .
Ti mojìrera i fenlier dritti e lodati %
E gli ti fiorgera , doue ingegna
hr 'ijìotele , Socrate , e alatone
Mo/lrar quel uero , che uirtù ci infegna*
E doue Cotta , Crajjò , e Cicerone M
Ca gli antichi Orator degni e famofi
De l'eloquen'^a fan lunga tendone :
H or di Varnafi per li colit ombrofi ,
Ou^ogni lauro m s^inchma cole ,
Ricercherete t più be* calli afcofei
E uedrete qual uie fiorite e fole
Calcajjè ti ^Xantouan celebre e chiaro \
Supremo mafiro de le dotte fioU ;
SECONDO. 't$9
Qjuini talhor cori ftil candid» e raro
De gU heroi Varmi , egli amorofi errori
Con Vebo canterete a paro a pjiro ;
jltój ivi / cjHal di Maghi , e d^odorati fiori
V; farà di fua man lieta corona
^ Contea de gli amati « cart allori :
Cljtefto a la morte , ch^a nuli'htiomtperdona ,
pia fehermo tàl , che ìi^hanta /corno ancora
Quei yihe ài rofire gkrk i^inCorma .
S ouengani di me Gratta tathora ,
Cbeui porto nel fen de* mìei penjìeri ,
' Kl giorno chi arò , a l* ombre , ^ a l*^ Aurora •
E* n quella parte , oue gli amici ueri
Riponete dd cor , fate , ch^io uiua ;
E cJ-ie infleme con mi io tema , e Jperì •
C oflla uoHra gloriofaeuitia
fama uolandu per cjueft^arla pura
T Vaccta ch'ogmun di uot ragioni , e ferina }
* M entre fu clùaro ilcU, U notte ofcura,
^ . ....
I tttf
A L JL Jl S 1 G4<i
HIPP OLITA
PALLAVICINA,
I
^BiTo, llltijire
ualorojd signori , irh
penfando di pagai i
una picaola parte dìj^ \
grandi ohlighi , cht
i IO ut finto , PoUi -
gallone di gr.xn lunga maggiore rende-
ro ; conciofiacofa , che d'hauer il terz^
libro de miei amori con la fcorta del uo-
Jìro nome , alla luce di quejìo mondo , et
in man de gli hmm 'mi mandato , tantt
io più tenuto ut faro , quanto il benejì*
CtOf
^ ciò , che di do me ne uerra yjark màg^
^ giove : anerra , che don io col picciolo
raggio de' miei fcritù al Sole de' uofiri
honon di dar lume cercaua , egli tanto
filamente Jì uedrk , quan to glioma meri*
ti del Hofiro uiuo J^lendore gh daranno
luce . Porro adunque quejìo apprejjo a i
moltt Mighi , che mi ui fanno eterna^
mente debitore : ilqu,ale tanto de glialtn
farà maggiore , quanto il beneficio d'una
lunga Ulta , quello d'ogn altra mondana
liberalitate auanj^a : e fe Fortuna non
folo ogni for^a , ma ogni ^eranzji di
pofferui pur m qualche parte pagar co-
tanto debito mi toglie ; non mi torra aU
meno ch'io no'l de/ideri , ch'io non co^
^nofca y che quanto più fi può , tenuto ui
fono ,
/ V
DE GLI AMORI
DI M E S S E R
BERNARDO
TASSO.
L 1 BR^O TE\ZO.
P oi che l*inca»to cor dt f^eme pieno
Nel hofco entro de gli amorofi errori ;
E feto aprendo a /empitemi ardori »
^ebbe il dolce d*amore empio ueleno :
Il A quattro^ e dieci noi*
te a t fiumi il freno
Vìa pojlo ti freddo Verno f
e i di miglion ,
^1 Mj CaaTherbe uerdt ytcono*
111 fi^^^
l^gfflj ?ortat'ha Flora nel fuo HS
go feno:
N e perche fumi tepidi e correnti
Verjicon Vurna aperta ti mio tormenta
Ver gli occhi fuor , d^hauer Donna mi pmt^
1 miei penfiert al uoflro honore intenti i
S i dolce foco de bei lumi ardenti ,
; che più d'ogn^ahro amante ardo contenta %
Ne temo , che di sdegno pioggia , o tient^^
Spenga le fiamme fue chiare e lucenti ;
D al* aere fol del hel ni/o fereno
Vioue tanto piacer , che toglie al cor$
Ogni memoria de paffuti affanni :
C ofi felice , e ricco de mifi- danni
La bella nojìra Idea portando in feno %
l ieto mi urna in Ji gentiU ardore .
-M entre del mio t hefot guardato , t car$
Jenea le chiaut ; e più cortefe fato
M/ fegnaua trancfwUo t lieto fiato ,
fauille del mio arder ne Paria andar o t
M a poi eh* ad Amor piacele inutdo auar9
Var di fi ricco dono altrui beato ,
Vaìlido y e cpuafi Jpento e diuentato >
Il foco , ch^era pria uiuace e chiaro :
S w qui fon gito fojpiratfdo intorni
Con tcnehrofo cielo ti mio diletto
ferche lo mt rendeffè amica mano :
H or per non fojpirar mai fempre in uart9
Volto a Hata migliore ti primo affètta ,
Ho fempre allegra mta , e lieto giorni . ;
I t;
*0 4 LIBRO
I credeua di gelo armato il core
Andar fecuro a Vamorofe imprefe ,
Kotte hauendo le reti indarno tefe
Già da lo fcaliro e luflnghero Amore :
M a*l foco di dm lumi , // cu/ fplendore
Vince d^afj'at le chiare flelle accefi ,
Al gelato penjler tanto contefe ,
Che flilTo il ghiaccio in amorofo humore :
0 nd*io utnto mi refi ; eV laccio et oro ,
eh* attorto hauea beUe'^a , ^ honeflade^
Annodo leggiadria ,grutia rtsìrinfe :
1 ndicafla [peranT^rtfiJpinfe
La uogliaa feguitar per dritte ftradt
Quejìa di nofira età ricco the/oro .
AL M O L Z A.
PO r, che col lume di benigna JìeUa
Mol\a fatto nocchier faggio , accorto >
Già fete per camin fecuro , e corto
Wfcito d*amorofa atra procella ;
C^ue franti a fianca , e fraga nautcella
Scorga il uofiro fauer al fido porto ,
dì aura d*amor per fentier lungo , e torto
Spint*hagran tempo in quefia parte, e*n queU
N on fopportate j che*l crudele empio ( /4 .
Signor di quefio mar , nel uafio fondo
Vaccolga , de miei dì carca e grauofa ,
S i tièdrem poi da la gente hramofa
Vi Ithertate , al%arut fiatua , e tempio ^
-Onde mai fempre uiconofca il mondo ^
TÈRZO. io;
uàndo talhot con la rnemoria torno
A rimirar ti mio perduto bene ,
1/ gran ?adre Ocean cotante arene
No» ha nel molle fuo 0fo foggiar no ,
Qjtant'to uerfo fijpir la notte e'I giorno ;
E meTie mei di mi feri a piene ;
Dicendo fra me Jìéffo , bore ferene
Cerche non fo con uoi dolce foggiamo f
D oue Sebetho al mar Tirreno honore
^ende con l'onde , uoi liete portati
Le ripofate notti yci dì felici ,
E fcorgete del del l'alta beliate ,
lo , doH* Africa piange il fuo dolore .
l&agno di pianto ogni hór l'herme pendici*
I II ogni parte , oue quefl* occhi giro
bramo di ueder la luce loro ,
Mi pinge inan^i Amor le treccie d*oro
Iluifo , e*l petto , ond'io laffo reffiro ;
£ / ìwr quejìa belle'^a , hor quella miro ^
De l'eterno motor degno lauoro ;
E di^o . 0 pretiofo mio theforo
^en degnai , fe per te piango e foff ìro\
C he mai non uide quefìa piaggia aprici
Depinta da un penfter Donna fi bella
\n quefìa no/ira , o ne Cantica etode :
I ndi pieno d*amor e di pietade
Kiuolti gli occhi al del 5 prego ogm/lelU
che la ficondi ^eU fia jempre amica •
10^ LIBRO
C ol crine Jparfo , eh* ondeggiando intorno t I
Ginngea col fuo fpkndor uagl?e\\a al Sole
Ne l*hara , cj?e le rofe , e U mole
Apreno il lieto feno al chiara giorno ,
V efiita di gentil habito adorno V ,
Dicea Licori al mar quejle parole .
Tranquillo alto Kettun , piH che non {u^lt
Keudt tirato tuo faljo foggiamo ;
M entre che Dafni in di/armato legno
Solca de tuoi gran mari ti uajlo feno , ^
Vaga fama cercando , e pellegrina : ^
I ndi del fuo dolor mo/ir andò Jegno ,
Aferfe Vufcio a l'onda chriTiallina :
E rt*giadofo feo lUlmo terreno .
$ aera ruma chtl gran cerchio giri ^
Di Carthagine antica ; ignude arene ■■
D*alte memorie , e glortofe piene ,
D/ cui conuien , eh* ancor la fama jpiri $ ,
A fcoltate pietofe i miei fofpiri ,
che manda il cor a la fua dolce /pene , ,
Mentre qui Marte fanguimfo tiene
Lungi da fuoi he* lumi i miei deflri* v,
I mpa)'ate da me d*arder d'amore
Vi pt(ign€r notte e di Paltò diletto ;
E del proprio m ir tir far cibo al core :
O fole , e di queJ}*occh: unico oggetto ,
Cpfì uedejìe aperto ti mio dolore ,
Qom*fO ut porto ogn*hor cbiufd ìjel p€tt9^^
T E R. Z O. léo.:^
N E L D l' NATALE D
DONNA A N T O N I A '
U l C A R DO N A.
DI diuino Jfptendor cìnta , ^ adorn9
Da le. ftaggie del del fiorite , e fole ,
Vfcict fiuuago affli , eh* ejjtr noti fuoU
Con la fronte di roje il chiaro giorno ;
V enere , e i pargoletti amori intorno
Giuan dannando , e falutando il fole ;
E d*acanthi , dt rofe , edi utoh
Spargean quejìo mortai lieto foggiar m •
C orrean chiaro chrifìatlQ in uece d*acque
1 puri fiumi ; ^ era o^ni herha , e fiore
Smeraldo orientai , rohiHo , ^ aro ;
S ol per memoria , cìie^n tal giorno nacque
Colei y che di hellel^ , e di ualore ,
Xinjè.y quant^altre belle al mondo foro •
NEL MEDESIMO.
ben ragion , che^l fortunato giorno ,
Onde fi bella luce al mondo uenne ,
tìonori quefia , e la futura etate :
Ma chi fia , ch\al mio Htle aggiunga feim%
Si , che uolando per queft^aere intorno
Vorti le lodi fue chiare e fregiate ^
Marte smalta beltate
O dtuina , 0 mortale unqua ti pìacqtie^
Trena 1^ orgoglio almen , mentre U Mufi
Sotto queft*ombra chinfe
Qantano ti giorno , (he mi mmio tiac^f,
ip t t i ^ K Q
hn\i fcefe dal cielo , e da le TieÙc
La marauigUa de le cofe belle .
N el cafto grembo de la cara figlia ,
il me ff aggio dìQioue fi fedea
IBracelefit ftaui e uarij odori :
\ enere allegra oltra mifura ardea ;
E con le Grati e , fita dolce famiglia ,
Ne prati d^Oriente ^ai naghi amori
l effe a di uerdt fiorì
Kicche gÌ7Ìr lande; e rintiranf il ?adre ^
che fiondo a me^j ti del , con Ittto Hoho
S*eì''a ner lei riuoito , •
Spargea de le fue luci alme, e leggiadre
Vckt fautUe d*amorc fo foco ,
Cl/itccendcan di defto tutto quel loco,
I l u ago Velo eh for ella adorna
Del Leone m ^veo ne Vanreo tetto
Seàeuan più che mai lieti e contenti ;
Yior r/ì,rjndo con ^^loia , e con diletto
TiUie Le cofe , di cfje'l ctel-s^ adorna ,
E l*ordine del mondo , e gli elementi %
K(?r fiando fifii , e intenti
A ri/guardar fi temilo , e la fiagione :
Hor le ricchézze , le uirti^tt , e t regni :
Marte fieno dt sdegni
Si fi-aua a Jhggiornar col fuo Chirone ;
Vauitno i pelei al gran ^at^no albergo ,
C^hataa rt'.iolto al nofiro polo il tergo .
A Uhet iifthmlo la purpurea Kurora
Tu^Ótfi mnhel^ l'onde d^O:cidente
Co^ fiioi negri corfier la notte ofeura ,
iD<tJa lucida porta d*Oriente ,
Con
TERZO. th9
Con la rofea quadriga ttfcita fuofa -
Salio ne lalto feggio di Katura i ' • ' ^
E Iteta altra mifura ,
Doue gli anni teneano i giorni in feno,
Scelfe fra tutù il più tranquillo , e chiiroi
ìndi con Pf?orea paro , *
che con le treccie fciolte ^ nel ferena
De l*aria iuan danl(ando in compagnia:'^
NanlZ^Uarro del Sol prefer la uia ,
'È d et con raggi inuftati , e flrani
Acctefciuta uaghe'^^a a gli occhi fuoi ,
f.mpì d mondo di gioia , e di Jìupore ;
che prima mai , ne mai lo uider poi
Vfiir fi allegro t profìmi , o / lontani ,
Val dì , che fece VImomValto fnofore :
Di ftnouo colore
Non più /corto fra noi pinfe le riue ,
Che non fi miro mai fi bella cofit .
Vher betta rugiadofa
V.ra di perle ; e le fontane utut
Diedero puro latte a i fiumi loro ,
Chauean pefci ^argento , arene d'orsi ^
D el mondo oltre l*u/kto adorno e queto
Spari ogni noia a apparir del Sole ,
E produjfe d'Ietto ogni pendice :
Nembi di uaghe ro/e , e dt uioìe
' "*-l,rrauan per lotiel tranquillo , e lieto ,
Mofii da Inodorata aura felice :
Ogni amara radice
Diuenne più che mei dolce e fiaue^
L*arido fife uerde , // duro molle ;
yrato , piaggia , ne colle
*to t I B R O
^onfenti^l colpo dei: aratro graue%
Ma i tauri fiioUi in qt^efla parte , h ai
Vafeenno a lor ddettoherba mueUa .
C oncordi d'unuolermn gli amanti
Diedero tregua adoro empi martiri j
¥.t appagaro Pamqrafe uoi^lie :
N on fti l'aria per coffa da fo/piri ;
No« fegnato il mrend' amati pianti.
Ne fi fentir queldì tormentio doglie , '
l>4tombre,edale foglie
Cadendo dolci foitni, e diletto ft
Recarono ad ogniun pace tranquilla .
Suon di noioja fquilla.
lion ruppe altrui t fuoi cari ripe fi ^
Atì^^ armonia angelica e cele fte
Tenea nel fio piacer Vanirne dejle ,
O lieto giorno hor come fìa ^ eh' al fegno
h\'al^ degli honor tuoi , de la tua gloria
Con penne d'intelletto humano e frale f
spiegate alti fcrittor la fua memoria
In dotte carte , cÌTe'l mio baffo ingegno ,
Quanto conuienfinon s*inai:^a^)^ fale ;
No» deue effèr mortale
Quel ricco dì , che tanto ben ne diede .
Odi felice il del ti faccia eterno ,
Si , che la Hate , eV uerno
Kon uolghan mai con altro giorno il piede
Ne per Lo corfo di flagioni , e d'anni
hiotte giamai le tue lelle'^e appanni^
I nquefio chiaro dì dal del difcefe., • v
ha bella Donna , di cui ferino , e canto ;
EV mondo feo di /u& belle:^ altero .
fT n K Z O.
te ?arche adorne di candido manto^
Alnafier fuo , di fua uinute accefe ^i
Ogni Jìame lafciar macchiato e nero % i
E con tuttofi penfìero ^
Intente a tofra , // f iu bianco , e purgai»
Spiegar , che mai uedejje humano lume }
ìndi nel chiaro fiume '
Per renderlo più bel , Vhebber lauato : '
Di contente'XJa ; acctoche macchia alcuna
Non la tingeffe mai d'empia fortuna .
E cantando dtceano , udite , udit9 '
Vauenturofo fato di cojìei
Mortali fortunati y età beata ;
In quefto dì tutti i cojìumi rei
"Puggon dal mondo , e le uirtute unite
¥an la uita qua giti foaue , e grata :
Ke unqua in Donna nata
^ Infufe largo del cotanto bene ;
tteaCo chi la uede , o uedrà mai.
Ma , più beato affai y .
Qhi fojìerra per lei tormenti e pene ;
Beat ijìimo quel f l Inau ra per forte r
Sua dolce compagnia fino a^la morte • • >
G an^n ne la chiare ,t . j
Ch*({bbaglia gli occhi con fuuerchia luc&^
Chiufa di quefio fortunato die ,
: Di . ie uaghe'^e mie . ♦
^ Kon uede chi non mira entro , cue luc,é/\
> V» t*iuo lume , una bcile'^a uera , j
A cui da il del perpetua ^rimauera , , ^
t^t t I B R O
G radiuerde fperan^a firme fle - li
Vanitila afflitta , e l*angofcio/ó cote
Dona alquanto di triegua al fm dolore %
E uun dietro a i penfier le uogiie prefte
O echi ( /cV uero non m*inganna ) quefle
Son quelle riue , oue s\innida Amore : '■
Già fento da lontano il dolce odore ,
, che fpiran l'herbe lor da Caura defle^^ -
E eco il fiume , ecco ti colle , €C<o i*arene\ '
Oue fien^ d'honefia leggiadria , >'
Lafiia de fuot be^ piedi i fégni e l'orme i
V edete di uirtù ben mille forme , ■
Ch'efcon da gli occhi de la Donna mra ^'-
Sperate hor giorni lieti , bore /erene.
D eh Jgomhra co* tuoi rat chiari , e gelati
La nebbia ; che ricopre il bel terreno
Metìtre col manto fuo di Tielle pieno
Torna la notte a fuoi foggiorni ufatt :
G la le fiorite piaggie , e i uerdi prati
chiamano il raggio tuo almo e fereno ,
Eramofi de l*humor bagnarfi il feno ,
che cade da tmt crim inargentati :
M ofira Valte beUeX^e , e ueftì il mondo
Di luce , onde ne f figga ogni atro horror e ;
E n*habbia eterna inuidta , e fcorno ilSolt
D eh firgi Luna ; odi le mie parole i
Di/copri il cerchio tuo uago , e rotondo ,
E ritorna al leggiadro ufato errore .
T E R. Z O. tij
Uhor , che amaranti ^ e dt uiole
inghirlandatala purpurea Aurora ,
? ; Da le porte del cielo ufaua fuora ,
r/?{, chiamando ad alta uoce lino uo Sole i
fingo le rtue dilettofe , e fole ,
CheH Tebro monda , u k campagne 'mJìorA
Col tepido fpirar fauomo e ¥lora ,
Quando [pogUarfi ogni altra piaggia fuoUi
, atto pajìor di pallido colore
Depmto il utfo ; e con le luci intefe
; ; j E fife uerfo il del , cojt die fa .
eh falda Amor del tuo gentile ardori
, La pafìorella mia gelata e rea ;
O J^engi in me le uiue fiamme acctfe ^
I cura un' puro rufcel ; che dolcemente
¥orfe piangendo t mal graditi amori ,
hagnaua t herbe frefche , e t uaghi fiori
Stana batto paftor mefio e dolente , -
pieno di defio nouo ardente
Aprendo lufcio a t lagrimofi humori ,
che dal mifero cor traheua fuori « 0
Voca pietà d^un*orgogliofa mente ; H
uefte lagrime mie calde , e profonde
Dtceua , accogli in. grembo o picciol Dio ;
ludi ne bagna , e queTia piaggia , equeìitL^i
ccioche i fior 5 di cut le chiome bionde ^ \\ 1
S*adorna la mia cruda pafiorella ,
Sian coli i cqI licor del fiantQ mio.
A DO^N LYj'tìl 'da VI LA.
GT A uegg40 mtUe augei bianchi , e canori
Alo^avft ad alto v, e gloriofo uoh ,
'E ri cercando Vtino e V altro polo
Spiegar in chiare noci iuofiri Jjcnori : .
G ia ueggio ?oefia lieta ufcir fuori
kAl bel ferencol fauor mftro Jòlo %
obliando ogni paffato duolo ^
Cantar condotto Title arme , amori
P er mi già fi comincia a farfi adorno
Dauila il fecol noftro , e quefta etate ;
E tornar la uirtute a i frtmt pregi ;
S perando ancor fra \n\peradori , e Kegi
Ceder fi in honorato e bel foggiorno ,
Voi ch*un hugujìo ha^lmondo^e un Mecenate
AL MAR.CHESE DEL VASTO
GT A* L grido antico de V altrui mmiorìe,
che per la bocca de le uiue genti
Sonaua ancor ; e gli altri honort^^ ardenti g
Di cui eh - are ne fon cotante hi florie t
A / dolce /non de Valle uoftre glorie .
P/M non, fi [ente ; e /coloriti e /penti
Già fon Danaio inuitto que* lucenti ,
E uaghi raggi de l'altrui uittorie:
Q tamarjfiieta/en\a p^rk^O'oftri
Siuede africa fiotto ti giogo ^oro
Aiitùi fitto domator chieder pietate ;
E Pimmortalità nel fiuo the/oro
Por le corone de triomfi Uoftri ,
Per fiarne ricQ^J>gnK fiutHrA etate »
TER Z O * iif
en mi credea de la triluTlre ofiura
Vrigion d*amor , ou*io Innguifio ogni bora
Con l'^lt de l'mgegno al\urwifuora ,
Aria trattando fiu tran<juiUa ie pura j
a quella dif^ietata mia uentura ^ '
che meco nacque ; e non mt lafiia un*hora ,
fa fi forte ti de fio , ch*adhora adhora
^al mio grado a ragion mi toglie , e fiétd't
fe benigno ctel mofjo a pietate
Del mto lungo languir e , ììomai non muta
1/ pianto in rifo , ti mh martire in gioco ^
disdegno > e fauer mi uarrìt poco ,
piagnerò la cara Itbertate
Co gU occhi chiuji, e con la lingua muta .
n quefle rupi incolte ; in quejìi faj?i
Veggio i ueThgi de la fiamma antica ,
Onde fi ciba ti core -, e fi nutrica y
Benché la uerde età ratta trapasfi ^
que* (ojjjirt trauagltati e lasfì ,
C/// Jparfi dietro a l^empia mia nemica ^
E par à/ogni arhttjcel piangendo dica ,
Mifero te , doue riuolgi i pajìi f
l tuo foco gentil prtjjò riluce ;
E fe lontano ti con fuma il core ,
\icino ti farà poluere , ^ ombra :
iuolgi i piedi et ala tmga luce
chiudi quefT occhi , che'l martire ingombra .
Che men lungi, che pre/fo incende Amore .
II « LIBRO
S e ben famofo ?o , con laonde chiare
J^honcran cento fumi alteri e conti ;
E ben mille rnfielli , e mille fonti ,
Con le (or Ninfe leggiadrette e care :
S e ben fra quanti i falfi Dei del mare
hccolgon lieti con l'Immide fronti ,
Oue Vebo s*inchine , oue formonti
Vitf pregiato di te nuli' altro appare ;
N on perciò il del t*honora , e'i mondocole ,
Quanto , perchUtn Ginebro almo odorato'
Co uerdi rami le tue riue adorna :
Q uindt ne uiene ti tuo felice flato ;
hl\a adunque fuperbo , al^a le corna %
CJje più ricco di te non uede d Sole ;
B en fora tempo homat crudo é fpietaté
VanciuUo , che di pianto e , di fofptri
'Bafct gli ingordi tuoi fieri defiri ,
Sol per eterno danno al mondo nato ,
C he l'onde ofcure , e'/ tuo gran mar turbato
Oue la naue mia fo/pingt , e giri ,
Col fiato aùuerfo , ch^ continuo Jpiri
Kendefti al corfo mio tranquillo , c grato :
S i ,che fen\a alternar di poggia , e d*or\a
Di libertate a la bramata riua
Legafìi il legno dtfarmato , e frale ^
C* homai non de quefia lacera fcor\a
?ar de gli occhi , e del cor fontana u ina ,
Se pur ha fine ogni dolor mortale .
w — 1
TERZO. II f j
5 e dopo la Jlgion bianca , e gelata , ^
che porta Jeco ti ghiaccio , e le pruine , j
Con le fr ciche rugiade matutme
Ne wen l*altra dal del uerde , e temprata,
5 e lealtà pioggia , e la tempefla irata ,
che percuote de l*herbe il uago crine ,
Ver riuolger de [*hore ha qualche fine ;
E rende l'aria il Jol trancjuflla , e grata ,
P erche<jHeft*oJìmato mio delire ,
che mt fa di dolore un uiuo fonte ,
Mai non fi muta , an'Xl diuenta eterno ?
H a ogni piaggia , ogni rtua , ogni monte ,
Hor fiori , hor ghiacciojyor ?rimauera , hot
Et to/empre folptrjpianto,e martire . (uerno ;
t eco reale e gloriofo monte ^
\ che dopo tante neui , e tanti fiori ^
Di cui ricopri , e de tuoi codi honori
M Talhor l*/mperiofa horrtda fronte :
C he col cor arfo ^ e con le uo<^lfe pronte
A fegtiir la c.igion de miei dolori ,
Torno co i falft , e lagrimoji hmìiori
A turbarli tuo chiaro , e puro fonte ,
£ eco , che le tue p'aggie alte e fupnbe
Di nouo impareranno a lamentarfi
Dal darò fuon de le mie doglie ardenti ;
; / miei f >fpir ne le tue nue [bar fi ,
Del foco del m>o cor caldi e roce^i^i ,
Infiapimeran d'amen; t fasfi , e imberbe .
K
1 1 S L I B R. O
S e quel dolce peti (ter ^ ch*adhora adhora
M/ de finge le bianche e frefche brine ;
E le purpuree rofe mattutine ,
che beltà di fua mano orna e colora ,
N on confolaffe il cor , che dVjora in bora
Attende de fuoi di lultimo jìne ,
Ve le lunghe amoro fe mie ruine
Sarei morendo già g^an tempo^ fuov-i y-
M a quei del miomarur fatto pietcfi ,
Ouunque uolgo d piede , buunqiiiQ miro ,
Vi magi ne mi rhoftfa del bel utfo ,
I n CUI mirando ogni bora intento , e fifa ,
I» quefio efilio mio graue , e noiofo ,
Hai grado di Vortmia io pur refpiro .
A DONNA GIVLIA
GONZAGA,
COME potrò riamai folcar qAefl'* onda
Del mar de uojlri honor Donna reale
Con la barchetta del mio baffo ingegno ?
SoJJfingami fauor d*aura feconda
Al porto jncna me for-e fatale ,
Ma ad altro fpirto più (ublime e degno :
Ne ui prenda disdegno
Del mio fouerchio ardir tal , che pir for\a
Viato importuno del uoflr*empio org(gUo
ha rompa in qualche fcoglio :
Alterna Apollo homai la poggia e Por^a
Quaft faggio mio Tifi , e Jcorgifora
Di quejlo largo mar Vardita prora .
M a qual lucente Tramontana e fida
Mi moftrera tl camiti , fi noi non fitc
TERZO. iì9
Col raggio de uoJlr*occhi amico e chiaro 5*
i Dunque de que* begli occhi , in cui s'annidd
Dolce'X^a tal , che può far l^alme liete ,
che può tornar foaue ogni altro amuro ,
Se da lor foli imparo
A folcar laonde de la gloria mflra }
Non mi s^afconda il ungo lume ardente ,
Onde a la cieca mente
Qualhor erra l camin chiaro fimofira^
Accio nel cominciar non torni a riua
La naue mia del fuogouerno priua .
D ico donna immortai , che da quel giorno ,
che l^huomoglt occhi in quesìa luce aperfe ,
E prima ftorfe il uaneggiar de Vhore ;
Val dì , che bianche , gialle , uerdi , e perjè
Vide le piaggie Aprii lieto adorno ;
E riconobbe il mondo il fuo fattore ,
No» fcefe in terra fiore
Vi uirtHte , e d*honor fi uago e bello ;
Ne con benigno mai fauor del Cielo
A prouar caldo e gelo
Venne da quel diurno alto drapella
Spirto piu diuoi chiaro e più felice ,
Per far lieta del mondo of^ni pendice .
' E perei) alma fi pur a , e fi 'Tentile
ìrìaueffè albergo eguale a jua beltade ,
che moflrafje di fuor Valta uaghe'^a i
Vi fe con ogni TI udì o a fe fini de
Il Fattor de le cofe altere e rade ,
E uinfe dt gran lunga ogni beitela i
Tal , che quanto i*appre\\a
Vi uago , e dt Ugg/adro hoggi fra noi
K ;/ '
Ito LIBRO
A lato a uoi , e come un*ombra , al uero
0 nobil md'iiflero
Di man propria dt Dio j che uali , e poi
Col lieto lume de le luci ardenti
Le tenebre tornar ihtare e lucenti .
M a nulla è cfo , che qupfl*occhto terreno
A p,ir(y^.qH^l , che i* altro alto, e diuino
De l*intelldtio in uoi < ontempla e (cerne ,
Quel uede un aere fol ua^rx) e (ereno ,
Qhe Ciintutkar fi può fera e matina ,
E aucflo un fol de le belleì^e nUtrne ,
Vere belle'^<^e eterne ,
1 (7// luad^ rai nebbia importuna ,
pi^^g^^ mai de la uecchie^X^ ttela ;
Ne morie afconde <y<:ela ;
Kon (nttopojìa a t cafì di fortuna ,
Sola beltà , ch^ngn*hor crejce co gb anni
Sen'Xa Jjjecchfo adoprar , fen^altri inganni
V ol^ete incauti <rmte ai una uolta
Gli occhi a quella beltà , che fece iddio
Quanto più puoi e far unga e perfetta ,
(Zl)*o-^ni uirtà uedrete mfteme accolta ,
Cl)*uncji{a dal petto del gran Padre ufcio
In cfnefta pura e candida, angloletta ;
Alma fra tame eletta
Per portar dt là sù teco ogni bene
Sotto le belle tue purpuree piume ;
Comuiuaperco/ìume
belle\\a et honefla ( che rado auutene }
Con riunte con (ì dolce compagnia ,
che cto xhe tuna uol C altra defta .
Q^ual pellignno m^gtllo ardita HoU
T E a 'Z O. ^ ZZI
Sen\acontrajìodt còntrario uento
ta '^lona tua a quell'eterna una :
E prejjo al più bel cieh altera e fola
\ol<:e{itn dietro a uolo tardo , e lento ;
t l\ihne noflrèa tanto bene inutta ,
ludi heta e romita ■ : ^ u r< . . j . > > »
Chiufa nel lume del fm ardente rargio
Con U jna luce t nnjìrrlumi abbaglia
lai j che dette fi I agita , \ .
Cotnprender non jr juto ^ chi accorto e f^^gh
ì^on iegue l orme di tua nera gloria ,
Oue urne di n^:i tempre memoria .
F elice fiume , a lexui riue n:uque
Il fortunatù par'o ^ otìedifcefè
Co/t raro miracol di Nattita '^
Non fa cì)i tuìbi mà> (tié lucid*^'cjùe ,
Ne nebbia adi>mhre il tuo ■;>V/?r// f>.}f c ,
An\i babbea l'aria ugti*//or temprala e pura ;
E lieta oltra mi 'ura
Scher'^ ogni ISiinfa nel tuo hcrbufo letto ,
Oro l'arene fian , fmeraldi Imberbe ,
che fanno alle e fuperbe
*^ Le frefche riue tue y picua diletto
Dal del foura il tuo crejpo humtdo crine ,
In uece di rugiade rnatut ine .
iN e le piaggie , che bagna
VOlìio di chiaro e d'honorato grido,
Naccjue la marauiglia de la terra ;
Liri hòr Pajconde e ferra
* Ktl fuo ptu uerde e dtlettofo lido ;
. E fe^n ua più chél lebro altero m utfla ;
che tal gratia fia noi raro s'acquifia • ^
K 11/
r
11* LIBRO
B en dei piena di gioia , e di flupore
Gaeta dir ; che la Greca famoja ;
Ver cui Troia dolente ^ angofciofa
Chtufe le luci in fempiterno horrore ,
C ede a coftei , che pria de VOÌlio honore
ìndi del Liri , hor nel tuo monte afcofa ,
Viu d*altra donna altera , e glortofa ,
Vorta ne gli occhi e ne la fronte amore •
$ e ti rimembra , tale era , o men belici
La madre del Troian , di cui nudrice
Serbi ancor grido fi pregiato , e raro :
O più d*ogn* altra età ricca , e felice,
A cui confente gratiofa Tìella
Ktmirar di beltà raggio fi chiaro,
A DONNA GIVLIA
GONZAGA.
COSÌ" di noflra etate il pigro uerno
Givimai non ui ricopra il biondo crine
Di bianche neui ; et habbian le pruine ,
che fi uaga ui fanno , il frefio eterno ,
C ome fra quante ti gran Motor fuperno
Creo belle\\e altere e pellegrine ;
Tra quante ne uerranno alte e dtuine ,
\ofiro folo fara*l pregio in eterno :
O mbra par di beltà qual più fi tiene
Stella da noi , s^al par di uoi fi mira ;
E perde ti lume , come fiamma al foU :
O bellewe qua giti perfette e fole :
tida fcorta d* alarci al/ommo bene ;
Beato chi per uoi piange e foj^ira •
TER Z O. 21 |:
PER L A M E D E S I M aV
DONNA rea! , U cui beltà infinita
Formò di propria man l'alto fattore ,
Verch^accefe del fuo gentile ardore
Volge/le l'alme a la beata uita ,
L a cui gratia dmina ogniuno inuita
A l\pre degne di perpetuo honore ;
Ne cui lumi fereni hone/ìo amore
Ver un raro miracolo s*addtta :
y irtù y fenno , ualore , e gentile^a
Vanno con uoi , come col giorno il fole ;
O (i come col ciel le sìelle ardenti ;
V andar celefte , // rifo , e le parole
Viene d'alti intelletti , e di dolce wa ,
Son di ttcjlra beltà ricchi ornamentr .
A DONNA G 1 V L I A
GONZAGA.
SE fra quante belle\x.e altere e rare
Non pur pmfi , o fcolpio Fidia ^ Apelle ,
Ma formVl majlro de le cofe belle ,
Per far arder d'amor la terra , e* / mare ,
'$ celfe le parti più pregiate e care ;
Ne fi curo (Timpouinr le bielle ,
Per far le uofìre fot fmilt a quelle ,
C/;e con la uifìa puon l'alme beare ;
ual fa Donna giamai mortai fi ardita ,
Che pareggi il fuo raggio al uoftra fole ,
E non rejìt di luce e d'honor priua f
^ ale rofe s'aguaglian le uiole ,
OHuerde [alce a la fiorita oliua ,
Kimarrà lor beltà uinta e fmarrita ,
K tiij
A L X .'V E^'P y ^B?' A. ■
ME N T R E /4 s« /r^ Vanirne beate
V/ ua^rheggtaua ognhor la Luna , e'I Sole ;
D/ celtHi arììcirantht , ^ £Ì/ «/a/e
Ornando tf oftr a altera t^lma beltate ;
V ejìite di coli>r"dt puritaìe
^pargeuan per lódarut alte parole
Le liete genti de l'eterne fcole ,
D/ fi pura angloletta m amorate ;
M a poi fcehdefte m terra adorna e uaga
De la luce di feho , e de le fitUe
Arie d'amor ogni creata co fa :
R endiHÌ adury^ue b^nor qual pw appaga
Di jua bèU-a y ( he ji'u ie Donne btlle
Sete jKom tira- Jivr fnr purea rofa .
P ercìial uùflro ualor fempre nenvca
Sia qiteRa fera, disdegno/a 0'. empia ,
che parte fra i men degni ogni fuo bene ,
E contro, il uojìro honor jpcnda ^ adempia
lutti i penficri ogni Jua fai tea ,
Non perdete pero (ìgnor la /pene ;
dia le bramate arene
De hmmortaliia jecura andrete
Col uento di uinute.; en queto porto
Col canape , che attorto
Viaura lo fiudio uoìifo ylegarete
La naue fianca di foicar per l'onde
Del mar di qtéefiu Donna altee profonde.
T E R Z O. 12 f
penda a diletto fuo l*or^o^lw e Pire
A tiojìri danni la jfjietata e fera ; ;
Et interrompa t u<>jlr} alti difegut ;
Scocchi pur cruda da maturo a fera
Cantra di noi , perche non uiaa ejpire
il uojlro nome , Varco de juot sdegni ;
che fe ricche \^ e regni ;
E laura a popular , che toglie e dona ,
No» ui darà per arricchir ne altrui
Sen^a mirar pur cui ,
Non ut torta di gloria la cotona ,
NeV thefuro del cor ; tanto più bello ;
Quanì'è di nero corba un bianco augello »
fuggitìui honor , ci/ ella cv/nparte
Sen\a gìudicio alcun , jenX^ mi fura ,
Non uan di pari e le ricJie\\e httmane ,
Con (Quelle , che dono Valma Natura ,
0 chi i beni del citi dt]j>mfa e parte ,
A l\dme da wlta (ceure , e lontane ;
Quelle fragili , e uane ;
E quelli più che ccruo a fuggir prejìi ;
Qucjle uere ^ eterne , e Jaldi , e fermi ,
Che con accorti Jchermi
\mcono ogni furor , che lor molefìt ,
E come ben fondato e duro fcoglo
Spre'^^ano ogni fua for\a , ogni fuo orgoglio.
01 de beni de Vanimo n*audate
Cotanto ahicr ; che le memorte antiche
Adeguate di gloria e di fplendore ;
Ne hthbf" {il nafcer fuo le Tlclle amiche
Tanto huom*ahunp in cjuefla.o in altra etate,
C*hahejje più di uoi fenno e ualore ,
K y
tiS LIBRO
Onde mal non fi more ,
hn\i diuiénfl eterno ^ immortale ;
Queji^è fai nero beh , che la rtahel^^ ,
Qui tanto il mondo appre'^a
ferua di uirtà fi poco naie ;
E l^honor , che cojìet larga concede
Dietro a la rotta fua ci uolge ti piede .
ual è dal nofìro del tanto d^nifo
Lito , ou udita la finora tromba
Non Jìa del nome uoflro alto e gentile f
La tierita con penne di colomba
Nuda , Jt come ufcio del ?àradifo
Cantato Pha con dilettofo Hi le
Tal , che non filo Tifile
Vdito N?aue , e chi bene del Gangue
V acque lucenti e pure , e de l'idaf^e ,
Ua chi ne fonde Caf}^ ,
O doue il mar uermiglio s^al\a e frange
Si laua iede la uojìra ardente gloria
Si Jpiegatn ogni parte eterna hijìoria ,
Q^uante uolte uha uifio il bel Sebetho ,
E ?arthenope fua da i uerdt colli
Aprir con farmi le nemiche fh;ere ;
£ per pietà talhor co^ gh occhi molii
Turbarono il feren del uoUo lieto,
E copriron di dttol falto piacere ,
Temendo di uedere
Del uoflro [angue ti fuo terren ucrmiglio ,
Allhora , chela porl)oya deluolto
Di piume ordine folto
No« ui caprina , e con turbato ciglio,
Dandotit lodi di famofo e chiaro ,
TERZO. 227
\l uojlro ardir fouente fojjnraro »
'^^uante uolte ilTofcan fiume famoja ...
\*ha ut fio ne le mràt e frefche rme [
Tinger di f angue i fiwi candidi ftQri;
Quante fate lesdegnofee fchme. :,.v
Nmfe , ch*albergan nel fuQ letto herhofo ,
Widerui armato andar fra ÌHmUmi
E con man-n-ior fauori -, .
Sourachi piu merta corone e palme ,
Dar ut dal mondo degne lodi udirò ; ;
Onde più d'un fjfptr.o
Trahendo da ardenti e nohWiOlme .
Bramar uoftra heitÀ doghofe indarno ;
t di pianto ha^rnar let/ue d'Arno «
^ en fa l'antica B/r,c et honorata ,
H le di Pie , ch'afccnde il fuogran marei
che di ualor non fete altrui fecondo ;
Che l duro ferro ut wde bagnare
Del fangue de la gente a lei fi grata ,
Onde'l mar fi commojje tnfino al fondo %
h*l Icr uifo giocondo
Turharon di ìsettunle figlie fnelU^
E fi fquarciaro i biondi trttcajffUf ; x
J lor fati rubelli
chiamando , crudo il ciel , fere le sÌi;lU |
Che fi Inrge ui furo , e fi corte/è y
Ver porre ti giogo al loro almo paefè , .
N e del uoftro configlio , e de la mano
I Sol per proua Cartilagine fi duole,
: E Vhfiucano mare ampio e t tir baio ;
M<i7 Liguro , c'l?umtle houora e cole
Il franco yHÌ tmc ancor lontano ,
K yj
ti% L i B R O
«774 più (Tun trofeo la fama al^to^
Tal che penfter irato
D/ fortuita contraria a i deflr uoTirt :
Ne peruerfò gmdtcìo de le genti
Tara , che meno ardenti
Stan le f ausile ; che t hen colti inchioflri
\* hanno accefo di gloria in ogni loco ,
Col lor uìuace e [empi terno foco .
T ornate pur Signor al ricco albergo ,
A la patria honorata , oue u attende
ha real corri jiagnia , che ut die d Cielo ;
CÌ)tl uojìro hvnor già da fe fieffo fpUnde ,
Cornei lume del Jole , allhor che'l tergo
Scalda al monton dt Frixo , e l'aureo pelo j
Ne temiate che uelo
Di morte acerba , o pur di tempo rto ,
La fua rara beltà ricopra mai ;
che cu*juoi udgìjt rat ,
Con quel chiaro (jdendor , che gli die iddio ,
Difgombrerà da l'aere ,fofco c ofcuro
La nebbia , e*i renderà fereno e puro ,
T ornate pur fìgnor , doue u afpetta ,
E del uoftro ritorno il del ringratia
Col grembo pien di fior Licori adorna ,
E grata al fommo Kè di tanta gratta
Si C'irne pura e femplice angioletta
hl\ala dal penfìer con lui figgiorna ;
Et hor lieta gU adorna
D/ mammole uwle i fieri altari ;
Hor gli arde arabi odori , e puri incenfi:
E co' de [tri accenfi
Del uojìro cajìo amore , i folitari
TERZO, iif
to chi ricerca per parlar con uol.
Con cui folo comparte i penfter fitoi •
3 ìa Napoli gtntile , e le tttcine
Ninfe de colli fuoi uengono a gara
Co* pieni uafidi purpurea rofa ;
E qual ghirlanda di letto fa , e cara
Tejjè al bel uoftro hon orato crine ,
A la chioma prudente , e glorio fa :
Quale la ualorofa .
\oflra man canta, fauer pronto e faggio
Già l*anticjua Salerno ti fuo bel monte
Da luna a l* altra fronte
Yorna , non già dt ?in , d^khete , o faggio
h\a di carchi arbufcei dt pomt d'oro ;
E u'apre pien di gioia il fuo the/oro .
S e di me uedi prima
Q^.el cortefe Signor , dìnamo ^ inchino ,
Can'^n , gli potrai dir humile e queta
che quel ricco pianeta .
che fegno il luo benigno alto de/} ino ;
L*ha d*immortalita nel (acro temtyio
"Batto d'honor un fempiterno efempio •
1 ? 0 L I B K O
S erchio gentil , che con le pure e chiare
Onde d*argento ; e fui tuo torto corno ,
Vi diletto fe e uaghe riue adorno ,
Tranquillo porti ti fuo tributo al mare ;
S eie lagrime mie calde ^ amare ,
Ch*io Ipargo Liff'o a quejle Jponde intorno
Turbano ti fre/co tuo dolce figgiamo ;
E le tue Ninfe leggiadrette e care ;
P erdona l'altrui colpe a la mia deglia ;
^mormorando con foaui accenti ,
Mojlra del mio languir qualche pietate :
N arrando a i Dei del mare , a i uaghi uenti
ci} IO moro , amando angelica beliate ,
Sorda più clxaj^e , e più lieue che foglia .
O mbire frefche , herbe uerdi , acqu€ lucenti ,
Ben nati , uaghi , c^" odorati Jìcrt ,
KipoTli , omhrofi , e foli t ari j horror i ,
che udtjìe il juon de miti duri lamenti ;
S e mai furor di pioggia , ira di uenti
Kon turbi il uoTho jìato ; e fe gli amori
Volando foura uoi con delct errori
Vaccian del uoftro cicl uaghe le genti ;
S erbate in uoi dolce memoria eterna
De miei diletti ; e come qui 'Sìirtilla
Meno di Batto a rtua ogni defio :
A do , ch*ogni ?uTior ccmjcae (cerna ,
che non haH mondo forte f tranquilla ,
che fojja pareggiar lo flato mio .
T E R 2 0. i J»
A P A P A P A Oi l o ni,
^ E N potrà di Gresù la greggia humde
) Andar fecura per le piagge ombro fe ^
Vafcendo Imberbe frefche e rugiadofe
Con un^ eterno e fempre uerde kprile ;
» oi che le chiaui del fuo caro ouile ,
E rhonorata uerga in man ut pofe
Colui , che fcorge tutte l'opre a(cofe ;
Saggio ?aftor a quel primo ftmile :
^ ornai non fìa cht le fontane , o / fiumi
Le turbi , o uieti r ombre ; e fiate e uernù
Lieta n'andrà (otto fi fida [corta .
/ olgete alKè del et eia i fanti lumi ,
Mirate , com*ei gode , e fi conforta
Vedendo in uofira man l^alto gouerno •
AL MEDESIMO.
PO I che nocchier dal fommo Padre eterno
Eletto [et e de li namcella
Di Pietro , che moWanni in quefla e quella
Parte , ha fojpinto tempefiofo uerno ;
eo-Q-iola col uoHro alto zouerno ^
«io o _ o '
Vinta ogni for^a dt maligna fiella ;
Edi fi lunga ufcitaatra procella,
Hauer i uentt irati , e laonde a fcherno ;
con l'ardita prora coronata
Entrar nel fido e defiato porto ;
V^ non mai fegno di tempefia appare ;
per le Jponde la lieta brigata
Stanca dal lungo error gir a diporto ,
DatQ Ihumide uefii al Dio del mare ì
ijt LIBRO
A t A MARCHESANA
«ft.«^Av ? E>$ C A H A.
HO R fw ./? può hen dir Donna beata ;
che in cjuefio mondo tempeJl(ffo e rio ,
\oltu 'co ritocchi de la mente a Dio ,
Lieta uita uiptéte et hcnorata';
E con le Ideane del penjìtro albata
Là , dohe \ft Jìnijce ogni dejio ,
Si , come in un terreno 'aimò é natio ,
Felice trfap affate ogni giornata ;
E l'angeìiche fquadre ad una ad una
Mirando allegra , e h ben nate genti
Sentite, a meXo*l cor gioia infinita .
0 perfetto piacere ; o uera uita ;
Scorirer ^li error del Sole ; e de la Luna :
E Jìar foH{a le Jìellej e gU elementi .
N egro' ueto il bel crin 'fp'irfo e negletto 5
habito conferme rtccpria
Le beile membra de (a Donna mia ;
C*hauea di caldo pianto humido il petto:
E d ella piena di doglio fo affetto
Dicea riuólta al cielo . ah forte ria ^
chi mi ii toghe 0 dolce compagnia ;
Solo de'gliocihi miei lame e diletto f
P ai che non può queTfo terreìio e fi^'le
Corpo teco utnir , ne lierra d core ,
Esimio jknfter , cììahmi for\anon patte:
1 ndi trahendo un Jofì^tr lungo e grane
Di me'Xo Palm-i , uenne in wsìa tale .
i^ual chi per trop^ duci Lingusvdo more .
T E FC Z O. , IH
E El LA MARCHESANA
D E L V A S T O .
1 A* L cerchio J^or di mlle gèmme adorno ,
i- che coronala Vhonorata tefla ,
(I Qual maturino fior , che l'aura defia;
y Giua ondeggiando il biondo crine intorno :
t era il utfo bd , fi come il giorno
Allhor , che cinta di purpurea ue ?./
V aurora a i lieti amanti egra e ynoìeflj. ,
Va con fronte dt rofe a noi ritorno ;
* habuo era gentil candido uelo ;
Celefle il paffo , come man'^i a Oiù
Da Vanirne bi a' e andar fi fuolei
\. ngelico era il fuon de le parole :
i 10*1 diro pur j che rihebbe inHidiailOelo\
E/ arfe ibi la uide , e chi l*udio .
L SIGNOR ANTONI
DI RVGGIERO.
3* A N G E L I C A beìltX^a al fuo fattore
d^uggier , cjuant* altra mai qua giù (imik\
\j\in:rr.a più purgata ^ e piugentik ,
Di quante ne nudrio l'eterno amore ,
acque il mio altero , e rilucente ardore ,
Ond'ogn' altro mi parue ofcuro e uile :
E iV;out è Jpento , altr'efca , altro focile
Kitorui Amor per auamparmi ti core :
l uefi' occhi lafit . e i miei pen fieri ufati
A contemplar le maratvghe ognhora ,
Ch'unqtia non uide o quejla etate , o quella :
I degnan mirar fi baffo e adhora ndhora
Viangono il ben perduto , e gh anni andati ,
Ne f^eran ditrouAtcofa fi bella,.
»j4 L I ^ ^ O
A t A' ^IG. LVCRETIA MCA.
A che di pioggia àoloTofa il uolto
Bagnartti , d*amor pieno e di pietate ?
A che*l famofo Claudio richiamate
che n*ha qual ricco pegno Iddio ritolto ?
S* egli da languir lungo , a rider mito
Gode Ih sté fra l'anime beate
D^un ben , che Itene e fuggitiua etate
Ne le rapine fue non porta auolto :
V iffe fra noi fin che gentil dejìo
Nacque nel ctel del fuo raro uahre ;
\ndi a uiuer più bel ratto falio ;
E come pellegrin carco d^honore ,
Per tofto por fi a i fanti pie di D/a ,
Vieto con lunghi pajìi attan"^ labore :
Q^uanto s^allegra Valma alta e gradita ,
che fi come pennato e bianco augello
Volo nel del , per lei fatto hor pm bello ;
Voi che Vapparecchiate un altra uita ;
L aqualla ? arca a nojlri danni ardita
Non troncherà , ne fatto a lei rubello ,
P/« falda che d'incude-, o di martello
Opra , ché'l tempo al fin confuma e trita •
N e brama , che mouiate a feguitarla ,
l\entre la tela del fuo honor , eh* ordite
Non fia compita , e'I bel uofìro lauoro :
E* / Rè pregando di quel fommo choro ,
che qui ui lajìt ,fra fe fteffa parla ,
S\i»fa uiui cojìui , tiinro due Htte ..
PIETRO A E T l N O'
X E N potrà con le fleUe a paro a paro
3 Quefia uaga ferena , che cantate
il mondo ornar di fua rara bekate ,
Sen\a far contra morte altro riparo :
e temerà cheH tempo inmdo auaro
Duro nemico a le cofe create ,
Torni d* argento le fue chiome aurate ,
Mercè del uoftro flil canoro e chiaro ;
eata lei , che con le uoftre piume
Ver un* aere d*honor uolando (ale ,
Oue ragiona iddio co* più perfetti :
eatis/ìmo noi , che nel fito lume
ApriTie gliocchi , e da [oggetto tale
Vrmdejìe accorto alti penjieri eletti .
MONSIGNOR D A LA CASA'
A S A , fi l*alte tue u'rlutì ardenti ,
*J Dt cui benigno del , lo fiudto , e l'arte
Ti dier fi ricca ^ e fi honorata parte,
Quanta non forfè a le più faggte menti ,
ortuna co begltoccìù ogn^bor ndenti
Lieta fecondi sì , che in ogni parte
chiare memorie del tuo honor cofparte
Viuan mai fempre in bocca de le genti ;
il ojìrami , come amor leggiero , e fciolto
Tuggaeon l* ali de penfeer leggiadri
Dritto uolando a la gran Donna in feno :
come teco entro quel bel fereno
De l* immortalità tutto raccolto , , . ; , /
Spre'^i U nebbie , e i giorni ofcuri c^* 4Ìv^4 J
ty^,^ LIBRO
A LA SIGNORA HI P-
POLITA PALA VICINA. i
BE N deurebhe li fama ardente e uiua
Riandar più un perm-ito , e hd cornerò
Hfppobta , atenar ogm hewtfpero
Ver dar materia , (he di mi fi ferma ;
T al eh* ogni colle , agni piaggia , ogni riua ,
Sappia de mertt uoftrt il pregio intero j
E7 mondo errante conofcendo il uero ,
faccia che* l nome mjiro eterno uiua :
Q^uanto ognt.rtMO il mare , hefpero ti iole ,
Auan\a d'onde quel , tjuejh) di lume ,
Tutte le donne noi , tanto d'homre :
H one/ìa , cortefia , (ènno , e naìore
Soìp co[i uoflri ; ogni bon cojìume ,
Come di primauera le uiole .
A LA MEDESIMA.
rE M o Donna gentil , ch*al7iarmi in atto
Volendo, con cerate penne, e fi-ali ,
E per lo del de uoflri honor uagare ,
M/ mancheranno a me\o'l uolo Vali
Tal ych^io faro fi perigliofo [alto ,
Come colui , che nome diede al mare :
Ma fe pur pien di tema di/piegare
ìJako pianeta mio mi fa le piume ;
Ce/?/ tanto Vardor del Juo bel foco ,
eh* io poffa in ogni loco
Le Uì^he^e mirar di j?^*'^» lume ,
T E R Z O. xj
Ne ftiUf (t poco a poco
La molle cera il (ci di (uà beliate ,
Ondato (la elemp'o a la futura etate
poi che^l Cielo il uofiro none altero
Alma reale ad honorar mt ch.'ama ,
Verche fhre'^j li furor del tempo auaro
perche uiud ad opihor la uojìra fama,
Vurt^ate ti lenehrofo mio penjiero
Co* rat del uojìro Sol luctdo e chiaro :
E quell*omhre y the l*alma Jcoloraro
Del mio corpo mortai , graue , e terreno
Quando fcefe dal del pura e lucente ,
Col uafTo lume ardente
Sgombrate , fi che luctdo e fereno ^
Come da Corrente
Ic-fce Febo talJjor , fe n^efca , e poggi ,
Onde liei Crei co* uoflri honort aÙoggi ,
on nobiltà di fangue , onde ne fete
Sol quanto fi conutene in uiJia altera ;
;Now di ricche'^e honor uano e di Hati ;
Non terrena belle'^a , che la fera
Semina il tempo , e la matina miete
V/ dan pregi fi rari , e fi lodati ;
che la gloria del fangue è de paffuti »
1 quali con la mano y con Vni'^enno ,
E col proprio ualor fi fero illujfìri :
Viue a pena dm lujìn ,
Hort al beltà , che fèn^altra foftegnò
quar roje e Ugufiri
E dono la ricche\^ è di fortuna ,
Zhe non offerua mat promeffa alcuna m
(i l interna beltà pura e celejle
13» LIBRO
A queWeterna del Editor fintile :
Per cut fi lieta andate , e fi fuperha ,
Sour' or n altra ut fa bella e gentile
\oUr per quefio del con l*alt preTie
Al uero ben , eh' a uoi làsà fi ferba :
ì^on ft pregno ti terren di fiori , e d'herha
Kende ti fiato di Zefiro , e l'ìiumore ,
che manda Cinthia da be raggi algenti ,
Come uoi co* prudenti
Venfiert , e uaghi di uirtù e d1?onore ,
Tate le nofire menti
Grauide di leggiadre altere ttogUcy
Qualhor l'alma a parlar la Itngua fctoglU .
B en^ptéo ne raggt del fouran pianeta
Come ti Kè degli augelli , intento e falda
Vocchio tener , & in quel foco eterno ,
chiunque affifa ti lume ardito e baldo
Nel bel ui/o, qualhor penfofa e lieta
Valma fi mvfiracol fuo raggio interno ,
hramofa far di noi dolce gouerno ;
Qualhor a la fua lucida feneTira
S*appoggia , e del f attor l'alta fembtan\a ;
Ch'ogni belleX^ auan\a ,
Difcopre a noi da la prigion terrefira ;
A nobile [peran^t
Chiamando 1 defir no firi incauti e folli.
Che uan col fenfo e per ptaggie e per colli.
A Itre grafie , altre uoci , altre manere ,
Altri coflmm , altrt atti , altre parole
Vanima uofira fan unga O' ^^orna ;
Altre rofi uermiglie altre uiole
Le d'pingono il hMo } altro piacere
f TERZO.
li Vioue da gli occhi , u caflo amor foggi orna s
i Quanto di bel Domia mortale adorna
> uile a lato a quel , ch\Ua cortefe
Ver far inanime altrui belle dijpenfa ,
Di dolce \elo accenfa ;
Ma chi uedeffè , quando al cielo intefi
lien le fue luct ; e penfa
A la beltà di Dia mirandol fìfo ,
Vedrebbe tutto ti bel del ?aradifo,
*>! uuJicjueJe le uoglie alte e leggiadre
,1 Lafciando l'orme di uirtà coperte ,
i Volge il gentile honor aio piede,
O per le uie del cielo ad altri incerte ;
O per quelle del mondo ofure ^ adre ^
(I Van [eco Carità , Speranza , e Fede •
» ; Vrudenl^ col cbrtTiallo , oue fi uede
ci 0^«/ futura y ogni pajfata cofa ,
jp Se«\4 cui ben oprar non c*è concejfo ;
^ TalJjor le fiede apprejfo ,
li Talhor nan\i le ua graue e penfofa ,
• Seco parlando fpefjo ,
i Come (i debba andar per quejìo bofco
De la Ulta mortai fallace e fofco ,
. odata cafìita , non già da morfo
s D*infamia , o dt timor guidata , e retta,
i ÌAada fren dt ragion dolce e foaue ,
Segue quefìa gentil uaga angioletta ,
*: 0«erfe fuoi defit rtuolge tlcorfo,
\' Come legno maggior ptcciola naue :
k Del fuo ricco thefor Inaurata chtaue
lien cortefia ; e queldijpen/a , e dona
^ Con giudim , e ragion fempre a chi metta
i4o LIBRO
E cofir la mano aperta
chiama a fuor doni o'rni gentil perfina ;
Setido j'ecHra e certa ,
Che fili altro felice è fol colui ,
che pnt gtouar , e g'.oua fpeffo altrui ,
N on più che da la cieca notte Inombra ,
O la luce dal foie , alta utrtute
D<t lei giamat fi parte , o s^allontana ;
E per condurla al porto di falute
Ogni ne'jbta , che l (or fouentejngombra ,
Ta dal fuo bel feren fempre lontana ;
T*i/ , che de l uoftro honor fuona la Tana ,
Vìhero , // N;/o , l^ìndo , e quanto [cerne
Queft*amp!o C'el con tanti uaght lumi ;
E , mentre al mare i pumt
Correnti , porteran Vonde paterne ^
Mentre dolci coflumi
Viaurh Donna gentil ; uiura fra noi ;
E ne V imperio eterno anco dapoi .
O de dont del Ciel ricca e felice
Alma , che con fi faggi e ^ e fide fcorte
T^malXi til fommo ben , cfualììor ti piace ;
Non per fentier , per uie dubbio fe e torte ,
Ma per dritte , e fe^ure , oue non lice
Al\arficon penfier uano e fallace ;
Tu con eterna , e ripofata pace
A ppaght nel Signore ogni tua uogha ;
Mirando doue t fanti angeli eletti
In me^o a i ùiu perfetti
Tengono un ff 'gio d*oro , onde la fp^g^^^ y
E / mondarti di'f-rti
Scuna , lajcuut interra , ud'^ potrai
\ka*iiQnar
: T E R Z O. 14»
Cagionar Dio fenl^ Tlancarti mai .
i e con f enne di fili cotanto alzarti
iion pHoi Canyon , quanto s^mal^a e Mola
ta gloria di colei , che ferini e canti ;
Ville in mei tremanti .
0 di ualor fenice unica e fola ,
1 ui uengo dauanti
Sol per faper , fel mio cantar annota ,
hccio che tojio mi najconda , o moia ,
IA FEBO PER L*ISTESSA.
E mai fempre il tuo allor caro <^ amato
ò Spieghi i fuoi rami , e le heìlewe conte ;
Se fempre adorni ogni honcrata fronte ,
Sen\a temer furor di Gioue irato ;
P oi che contra la morte il del t'ha dato
Varmi , con le tue man ueloci, e pronte ,
E d'herbette , e di fior fpoglia ogni monte ,
Onde non tardi il tuo foccorfo ujnto :
1 S gombra ogni mal dal corpo egro, ^ infermo
che fi rara beltà turba ^ ofcuru ;
ÌCome nube talhora il tuo bel raggio :
! P rendi di qucfìa Donna o ¥cbo cura ;
Perche non refi il mondo ignudo ^ hermo ;
Qual priuo del fuo honor Abete, o ^^fgg'o
L
tA-t h I B R. O
D aqualuago Jplendore il lume baurete
Tenebro/I occhi miei , fe ti uojlro fole
chi ueTie d' herbe i frati , e di uiole
Copre di nubi ,e le fue luci liete ^
D i che fòaue cibo homai uiurete
Orecchi miei , feH fuon de le parole
formate in ctel fra quelle fante fcole
De Valme care a Dio più non udrete ?
L affò j Hate rinchiufi , e fordi ogn*hora,
che non uedretemai Donna fi bella.
Ne udrete più fi faggie uoci accorte ;
S in che con lieta , e gratto fa ftella ,
Vna felice e fortunata Aurora
In grembo a tanto ben non m ri forte .
A LA SIGNORIA HIP-
POLITA PALAVICINA.
PERCHE nel Tduro cento mite , e cento
Alberghi ti Jol col fuo dorato crine ;
Verche fiu mite ti ghiaccio , e le pruine
Torni a por freno al fiume otjofo e lento ;
P erche*l del ungo d*ogni mio tormento
Solcar mi faccia ogn*hor ftagni e marine ,
Ricercando dA mondo ogni confine ,
Si come uela prefta ad ogni uento ;
T erro [èmpre nd core e uiua e beila
La uoflra tdea ; e ne la mente ogn*hora,
Le molte gratie , onde fi altera andate ;
E fe Gorgoglio di maligna sìella
Non rompe i miei pen fieri , in ogni etate ^
Wìurste a far del Sole , e de i* Aurora •
TERZO. 14}
A LA MEDESIMA^
MENTRE rugiada dal gelato raggio
I Cadrà di Cinthia ^ e da le fredde ^eUe,
! Mentre purpurei fiori , herbe nouelle
\ Vago rendranno e dilettofo maggio ;
M entre torra le frondi a l'olmo , ai faggio
V^utunno auaro; e liem fiere e fnelle
tìauranno t bofchi ; e per le Hrade belle
Del del , fe n*andrà Febo al fuo uiaggio 5
i L a nobil cortefia , con che nthauete
Legato il cor dinodo fi tenace y
Terrò fempre ne gli occhi , e ne la mente :
5 corgami ti mio defitno , oue a lui piace ,
C/?Vo u'hauro fempre nel penfter prefente ,
Con le uirtH , di cui fi ricca fete .
A M. KMCOLO GRATIA.
GR. A T I A fei Cnli a uojìra gloria intenti
Wi fer cigno gentil , c/;e con le belle
Venne , uclando a quejìe parti , e a quelle,
Krrcflate col canto i fiumi , e i uenti^
P erche co" chiari honorati accenti
Non al\ate colei foura le Thlle ,
1 Le cui ardenti , e lucide fiammelle
Tun del bel foco fuo uaght le genti ?
S piegate l* alt pellegrine e bianche
Cantando il fuo bel nome ; onde a la uoce
\oflra fuonin Lucretia i feifit e l'onda ;
P erche ptgra uecchie\\a non l'embianche
le bionde chiome ; ne la parca atroce
La porpora del uifo le nafconda .
t4 4 LIBRO
A Wior , cheH dì cinto di rofe ufc»a
Da le lucide porte d'Oriente ;
E fea col uolto fuo lieto e ridente
chiaro ogni fiumicel , uerde ogni riua ;
D e le /olite fue tiaghe\\e prtua
La bella pajìorella egra e dolente
Vedendo Inatto , al Sol uolta la mente ^
La mejìa bocca in cjuejìe uoci apriua .
O echio ardente di Dio , che uah , e poi
Spre'^ando i colpi de la dura morte ,
So-ombrar c^ni dolor , che ne moleìii :
R endi fana Licori , onde non refli
donerò il mondo , le beìle'X^ morte ,
che morendo morran ne gli occhi fuof .
P ercheH cor di penfìer freddi e gelati
M*armi ragione a la mia pace amica ;
Verche con l\dma ragionando dica ,
Kitira i [enfi tuoi folli e sfrenati ;
V edi , ch'ai pianto y i martiri ufatl ,
A Vamorofa tua graue fatica
Ti mena quejla uoghu empia e nemica ,
Per tornar i tuoi di fofihi e turbati ;
N on può di duo begliocchi al dolce foco
Contender sì , che non fi rompa e sìille
il duro ghiaccio di j'ua cafìa mente .
O nd'io mi fenio dentro a poco a poco
Crefcer la fiamma , e forger le fauiUei
E l*alma al proprio mal cieca confante .
I TE R ZO. »45
I oura le riue gloricfe e fole ,
ì l'alta Donna , con Inaurato freno
Gouerna d* Adria il ricco , e bel terreno
Di palme adorno fin che di uiole;
oichene iOcean s*afcofetl Sole
- Batto Vafìor di grane dogha pieno ,
hi raggio de la Luna almo e fereno ,
Ne l'arena fegno quejìe parole,
mere io amo ^ ardo , e non feH credo
chi m*accefe nel cor fi chiari ardori
. Col dolce foco de beglictchi fyioi :
\ afpil tu lido altero , uditel uoi
Onde fchium)fe , e ditelo a Licori ,
Se in quejìe parti mai la porta il piede .
Ij« E LA MORTE DI M /
Il DONNA BENEDET-
TA PISANI.
' n E ne le piagge diletto fe e fole ,
3 CÌì ornano ti terl^o del , lieta ti tiiuì ,
0«*è mai fempre primaiicra e giorno ,
, E lungo t frefcht e chrijì alimi riui
Vi cele/li amaranti)/ , e dt niole
Ti rendi il biondo crin uago ^ adorno ;
Se nel dolce foggiorno
pi que^ febei jpirti ti diporti ,
ha cui fama con penne bianche e belle
E quejìe parti , e quelle
L iij
«4^ LIBRO
Cercando ua per fentier lunghi e torti ,
china le cafle orecchie al pianto noflro ,
lAentr*io ti {acro quesìo puro inchioftro ,
C hina que* lumi , onde fi bel de/lo ,
fìacque in ogn*alma di uirtà , e d'honore
Mentre del tuo bel Sol fu degno il mondo ,
che uedrai mille amanti il caldo core
Stillar per gliocchi in lagrtmofo rio ,
Tacendo un mar di doglia alto e profondo :
E col crine irto e biondo
Sparfo 5 le Ninfe mefle angofciofi
Ver laonde falfe , e per Ihumide arene
La lor perduta /pene
Con ucci fofpirar alte e dogliofe ;
E fonar l aere puro , e i duri fcogli ;
Venhe del noflro ben morte ci JpogU ?
V edrai i Ui.ighi e pargoletti amori
Sul bianco e freddo faffo , ouc s*afconde
ìli fio ricco mortai leggiadro manto ,
Vriuatedel fuohonor leuerdi Jponde
Va le piene Faretre aurati fiori
Ver far con caldo e dolor o/ò pianto :
E con querulo cauto
1 cigni d* Adria bianchi e pellegrini
Vian^er la tua immatura acerba morte ^
Come fenica conforte
Tortorell.t talhor tal , che i uicini
Liti piangon con loro , e7 mar fojpira
Dogliofo va ufita , e pien d*orgoglio e d*ira .
N onè fi ignuda e pouera la Terra
Voi che l^ Autunno con Pauara mano
Ha Jpogliato di foglie ogni arbufcello ;
T E El Z O. 147
"Pofda che con due fremi il freddo lana
Ta con le bianche neuì a i prati guerra
E frena co* fuoi ghiacci ogni rufceìlo ;
hlhor che uago augello
hions*ode perii collie perle riue
Cantando dolcemente ir a diporto ,
Come d'ogni conforto ,
D^ogni piacer , onde lieto fi urne ,
fonerò ti mondo , ignuda qttefìa etate
Sen\a*l ricco the/or di fua beliate .
cendi talhor in uece de l* Aurora ,
La cui rara belio, uinci d'afjai ,
D*^ l'odorate parti d'Oriente ;
E con la fronte e co' tuoi chiari rat
Sgombra le nebbie , e le campagne infiora ,
Vefiendo queTio del di luce ardente ;
ch'ai tuo partir fur /pente
Quante fiamme d'honore , e di a 'rtute
hello il mondo rendean col cìmro lume ;
Ne poi gentil cofiume ,
Ke gratis qui fra noi fur più uedute ,
che teco diero a quefte piaggie il tergo
Sdegnofe d'habitar ogn'altro albergo .
erche quel dì , che dal terre/ire regno
SpiegaTh i*ali a quel celeTie impero ,
che per farfi più bello a noi ti tolfe ,
No« chiufe gli ocJii ancor quesìo hernij^ero^
ch'era fenXa di tedi utta indegno ?
V er che ogn' alma dal corpo mn fi fciolfe ?
E le penne non uol:e
A feguir il tuo uolo , a ftarfiteco
fra la ^ente felice ^morofa ,
L iiij
t4-f r t i B R O
Se fempre tenebro/a
V.ffer l'aria deuena, , e*/ mondo cieco
Dopo amara tua grane partita %
infelice e mi/era la uita ^
O tre fiate e più beato flirto ,
che con qucLCalma benedetta e pura
Vhore del lumro dì lieto dijpenfi j
E l*alto magijhradt Natura
Mirando Jwr [otto un lauro^ hor fotta un mìr-
Vafi i defrJi fue belle'^e accenfii (
E quanto brami , e penjl
Le mojiri hor ne begli occhi Jjor nelfembiante.
Ne temi die la morte ti /compagni
Da tuo ricchi guadagni ,
Ne che notte lafconda : o folo amante
Aucnturofo^ e piu altro beuta ,
Qtianto t*inuid>'o fi felice fiato.
C anT^ne una kngiolttta
Vedrai più altra bella , e a Dia più grata
fra la girile del cielo cittadina .
A lei mefla t^mcbina ,
E dille : ^ened^ita alma ben nata ,
Viange d mi fero mondo ti tuo partire ,
E tforria di dolor , ne può morire .
A M.
TERZO.
A M. SPEEIONE.
n A G G I o Scrìttor , per cui chiaro e uiuace
b A cari figli , al fecolo futuro
SaraH noftro idioma ; homai fecuro
D'hauer col fero Tempo eterna pace ;
A iX^ra fempre al del l'ardente face
Di uoflra gloria , // fuo lucente e puro
tufne ,fen\a temer che*n parte ofcuro
"Lo renda orgoglio di deftin predace :
M otto ui de ti mio honor dotto Sperone ,
lAa più tii detic quejìa hngua nofira ,
Dt cui fete krijiotele e \'latone%
: H ornai con l'altre due di pari giofìra ,
I Ne fi finirà forje la tendone ,
Chaurà la palma ^e fia la gloria uoTira»
A M. NICOLO GfLATlA.
SE piena di gentile alto dcfJo
Gratta tier uot la bella Donna giri
Gli occhi ferent in fi pietofì giri ,
Cl/ogni uvfiro mar tir copra d'obUo,
S e gicimai uento impetuojo e rio
D/ fuo difdegna centra uoi non Jptri ,
Onde di pianto mai , ne dt fofpiri ,
No?* paghiate ad amor l'ujato fio .
V olgctetl faggio PU de l'intelletto,
E date lume , et ombra al mio difegno
Si , che paia dt man del dotto Apelle ;
A ecio che'l sfondo pot come perfetto
l o ferhi fempre , e di memoria degno ,
Ira l'altre coje gloriofe e belle ,
L y
i$o LIBRÒ
M entre lieti trahean Chromi ^ Aminta
Con le nodòfe reti i pefct a riua ,
Per Inonda queta , e d^ognt orgoglio prltta ,
Da be' raggi del Sol tutta depinta .
L* irta chioma dt fior candidi auinta
hìicone , a cui la prima piuma ufi ina
Da le purpuree gote , errando giua
Con la barchetta fua di frondt cinta ;
E pieno di dejlr caldo e gentile
Vacqua mirando in quefta patte , e*n quella,
A le figlie di Nereo alto dicea ,
N on uide unqua ti mar d* india, 0 quel di ihile
Ninfa , come Amarilli adorna e bella ,
E perdonimi Dori , e Galathea »
T ratto Micene II plceiot legno hauea
Da laonde irate trauaghato e lajja
Sul lìto , doue a fordt uenti ti paffh
Con lUrcnoJe fue Jpalle chiudea ;
E riuolti I penfier a la fua Dea ,
in CUI la mente affìfa a ctafcun paffày
Con un^hamo pungente in duro fajjb
Co fi pien dt defto lieto fcrtuea .
C ome fiamma d^amor nobile e bella
Non è y quanto la mia , ne sì uiuace ,
fi gentil* oggetto al cor mt uiene :
C ofi donino i Cieli eterna pace
Ad AmariUt mia ; co fi ogni sleUa
Larga femore le fia d'ogni fuo bene.
TERZO. iSt
AL BARCO D* ASOLA.
OD o P o U tempeslà atra ^ ofcura
Ve pubiici petifier , trancjitillo porta
Ve le priuate gioie ; oue a deporto
Scorgea la nane jua falda e fecura
l l gran Cornetto ; a cui flttdto , e natura
Vieder quanto poteanoi onde per corto
Sentter , lafciando il carni» lungo e tori»
S*al\aJJè , oue la uita eterna dura ;
O ue fra i chiari pellegrini ììlujìri ,
che le lor patrie dt corone ornaro ,
Hor gode del perfetto , e fummo bene :
F elice albergo , fempre puro , e chiaro
Habhial tuo fumicel dorate arene ;
. E le tue fiaggie ogn^hor rofe , e liguflri»
A M. VETTOR DE
FRANCESCHI.
CO S ogm affentio fio maligna forte,
che rende ti dolce de la uita amaro ,
Ver fi lungi da uoi , coflognhor chiaro
Vodorato Oriente il di ui porte ,
C cme fra l'alme , ch^a la cruda Morte
Van con l*armi d'honor Jchcrmo , e ripare ;
Frj quante ohra-ygio fanno al tempo auarQ
^ Null^è più de la uoflra ardita eforte:
S pirto ni rara , e d'honcrata Jpene ,
Vi cui è cofì propria cor te fi a ,
Com*e*l ben dt uirtù , del uitto il mah :
D oniui il fud thcfor con le man piene
il eie! Francefihi fi , che ftmpre fìa
In uoi la forT^ a t deftr uojlri eguale .
L y/
lyt L I B R. O
A M. BERNAR.DO
CAP FELLO.
CA P P E L uorref qua! pellegrino augello
Con le penne dì gloria al:^armi auùlo\
E con yiti he^penpert , altero e fola
Cercar M mondo e queflo lido , e quello 4
S eguendo il uojìro honor , cì) ardente , e bello
foggia, e formonta hor l^uuojm l*altro polo^
E con felice , e gloriofo nolo
Scorge de l*alme fante ogni drapello :
M oflratemi tlcamin datemi l'Yale
Candide , e belle , con lequai ti*al\ate
For de la uifta de Vhumana gente ;
M enatemi con mi ne l'Oriente ,
Ond*efce ti giorno eterno , ou*è Ideiate
Stabile , e forte , e non mobile , e frale •
AL VESCOVO D.r BR.ESCIA POI
CARDINAL CORNELIO;
BE li potrò Signor mio ne turna graue
De giorni ofc uri miei y con bianca pietra.
Quejli folo fegnat^ e dolci e dr. ari ;
Quefli , che con noi uitto , in fi foatie >
hi fi gentil foggiorno ; 0 fe s^iwpetra
Dal del che motti fìano , ajhri , <^ amari
Sian tutti gli altri , e pochi , e^nttbtlojl ^
. Velice uoi , eh* a bianca cigno eguale
Con fi nobil defìo , montagne e mari
Sotto lafciando , e i fojchi , e tenebrofì
hocht deimondo i al cid J^iegando l'ali
TERZO. ts3
Dietro la [corta glorio fa e fitggì^
Vi quel dotto Trtfon , ch'unqHa finarrita
Non ha la ma del ben ,for del mortale
Career, come da piaggia berma e feluaggi^t
Lieto poggiate a queìT eterna ulta ;
£ dt diletto , pien le fante jfonde^
Cb*adornano di Dio i*alta magione ,
Gite cercando con la mente ardita ;
Ber doue il fai , fi mojìra , oue a fonde ;
Ond'efie Auftro piouofo , onde Aquilone
Mirando ; hor come il caldo Sirio ardente
Cacciato dal delfin ratto tramonta ;
Come col ferro in man fen ua Orione
Col Tauro a la Jìagione lieta e rìdente ?
Come Cinthia talhor prefia formonta ,
7aL')or fegue il fratello , ond*ella prende
La luce , che lei fa lucida e bella ;
Ne perciò sìanco , con l*anima pronta,
E uaga di faper , doue fi (pende
Il giorno in honorata alta f duella
A ragionar del uero , e de Vhouejlo ,
Ce;* la fidata guida ue n\mdate ;
E col dotto feri tt or , per cui s'appella
Mincio ricco e felice , hor quello , hor quefto
?rato di poefia heto cercate ;
Non per fegnati calli , ou*altro ingegno .
che non fia pellegrin , uejìigio Jìampi ;
Ma per chiujl fentier , per ftrade ufate
Va chi fori del Ciel nel mondo degno ;
Co/7 co i uaghi fiori in que he* campi
Scelti , ut cinge il crin la uojlra fcorta»
O r ipofata wta , o ben J^es'bore,
iy+ LIBRO
Onde de! aoftro honor acceft lampi
Vedrà la pellegrina gente accorta ,
Mentre fia lume il Ctel , nel mondo amore :
Ma che diro di Ini , di cui non nacque
Anima più purgata , e ptu gentile ,
Da che le cofe hebher forma e colore ?
Veramente Beato a cui non piacque
Quel che più ad altri aggrada ; a cui par uile
Cto che più il mondo aprewa ; e ricco , e folo
S*appaga del uoler de la Natura ;
Et jen"^ amhttion uana e ciuile
filXa i penfieri a gloriofo uolo ,
hafiiando a tergo ogni mondana cura :
'E*n uece di palagi alti ornati
D/ bianchi marmi , e d^oro , onde fuperba
Ne ua la patria fua far di mifura ,
fra le felue frondofe , e i uerdi prati ,
A la Jìa^ion matura , cir a Vacerba
in ptcciol tetto alberga , u le campagne
Verdeggiar , e con l'onda pura e mua
Scender uede il ritfcel tra i fiori e Phcrba ,
che fpeffò dolce mormorando piagne
Torje la Ninfa fua fdegnofae fchiua ^ ^
Onde fentc alternar fra gli arbufcelli
Trcgne con la foreìla i cafi loro ,
Onde t fiori fiber^ar con l'aura efiìua.
Solchi chi noie e quefii mjri , e quelli
Vago di poffeder gemme , ethcfaro :
Vadan pur altri per ornar fi il crine
Dt gloriola e trionfai corona
Vra l ferro y e*l foco , oum uece d*aUoro
Hofte lor dona m dulorofc fine ì
TERZO. tss
E/ co» f enferò , e mente intera e bona
Code in fe fleffo ; e co i pofjenti uanni ,
Con le piume d'honor candide ; al Cielo
"Lieto s*inal^ , o«e con Dio ragiona ;
Le fae glorie uinran , mentre che gli anni
Hauranno giorni , e7 uerno neue e gelo •
O uenerabil ueglio , a uoi inchino ,
Come al nero fplendordel fècolnojlro
Vien di gentile 0* amorojo 'i<^lo ,
E prego , che benigno alto defltno
Confami Uiue a par del nome uoftro
Quefie mie carte , e queflo puro incbiofir$ :
ALLA S 1
DONNA GIV-
LIA GONZAGA.
E D I peìine giamai can»
dide e belle
V^crnaJIe fenjler mìei le
/palle el peti o ,
Iter malfar uiid regno de
le nelle
Col futior di felice e chiaro
oggetto,
O't'-.iAteii^ÌTor , e [Ìm proprio di quelle ,
che di piaggiar per icario, hanno diletta ,
Vfdie a ricercar il mondo intorno
E mirar , otte najle , e more il giorno . '
A mor , che ne fereni lumi e tt,tght
Sempre uittortofo e lieto jlar ;
Be la cui gran beltà ianio t^app.ighr ,
che con lor uiui , e non ti p.irti mai ,
Ond'anime coKta:ne iirdt , 0^ nnp.'aghi
Quante rtìiran gli acim ardenti rat ,
Vrcjì.nni •''ali ft , che con Vingegno
M/ Ueui df jUQ lùdi ai nero Jegno •
Ecco
eco che da hegUocobi kmor m*injpira ;
E mUnuitu laMufaa dolce canto ,
Tiigg'huom , cl/a uera gloria non ajpira j
E che di uttij al cor s'ha fatto manto ,
che non deue fentirficafta lira
chi non è d* ogni error purgato e fanto ;
E caggian fior dal Ciel dt. Citherea ,
Mentre ch*io canto efla terrena Dea •
oi che quel fecol prifco , egli anni d^oro ,
E l'età , che già fu lieta e beata
Kaccolto injìeme ogni fuo bel the foro
A le cafe del Sol fu ritornata ,
Kejìo quefto di Dio degno lauoro ,
Quefla patria felice ^ honorata
Qual tronco fen\a rami , e fen\a foglia ,
'touera di piacer j riQca di doglia ,
a pace f^n fuggi feco , e t amore ,
I diletti , le gioie , ilrifo , e*l gioco ,
E tutto quel , che più ferene l'ime
Kendeua in quejìo tenebrofo loco ;
tafiaro in uece lor odio , furore ,
Guerra , pianto , fofpir tormento , e foco ;
che di fiamme , difangue , e di ruinc
B^icoperfe del mondo ogni confine p
t s 8 L I B R O
I cJìiari Jinmi e le fontane pure
hion correan p 'tu lucenti e he* chrtftaUi ,
le querele qual pria nodofe e dure
Sudauan mei ne le profonde ualli ;
Le riue diuentar aride e o/cure
Già ueflite di fior purpurei e gialli ,
Le quali tn uece d'acque frefibe e grate ,
D/ fanguigna rugiada eran bagnate .
L* alme , che di uirtù chiara ardente
Seguiuan 11 orme gloriofe e beile ,
Suiate da desij , uolfer la mente
A cercar di piacer Tirade nouelle ,
E lafciando il camin , ch*a l'Oriente
Ci conduce del bene ,^ale Thìle ,
Per la ftrada de fenfis*inuiaro ,
Ou*è poca dolce^ , e molto amaro -
E tutti i lor penfier riuolti al male
Si diedero a trouar noui tormenti ,
Na«/" modi di ter l'aura uitale
ìnan^ tempo a le mal nate genti ,
Co/?/ mondo , che prima al Cielo eguxle
Kempieua di piacer Phumane menti ,
Si fe felua d'horror fofca ombrofa ,
Al raggio cCogm ben chiuja , e nafcofa .
TERZO. is!>
edenio il faggio Vadre di Natura
Al etti imperio figgiace ogni elemento ;
che rende Paria , hor nubilofa , horpura ,
E col cenno corregge il mare , e*l uento ,
che l*opra , ch*€glt hauea ccn tanta cura
"patta di ricco e nobile ornamento ,
Era un mar di dolor largo e profondo ,
Lo prefe alta pietà del cieco mondo *
> nde per ritornar uago e beato ;
Compera ne prtm*anni , il baffo regno ;
Venso mandar in quejlo humano flato
Vi fua uera heltade il più bel pegno ;
De la cui gran uaghe'^a inamorato
il mondo , haueffe ogni altra cofa a fdegno ;
E dietro Porrne fue pregiate e fante
Torceffe i paj?i dal camino errante .
quante forme ne la niente hauea
Di beltà, fen\a par uera e perfetta
Mirando col penfler , la bella Idea
Scelfe di quefta femphce nngioletta ,
Che più d*ogn*altra di belle^e ardea ;
E quella hauendo fra cotante eletta
Vormo di propria man Palta figura ,
K^ro e nouo miracol di bìatura .
« <f p L J B R O
Q «4/*/;; nVco ^iar din pronta donXeìlA
Per coronar/I ti gtouenetto crine ,
Spoglia de i uarij por Vherha imitila ,
V>i ua^^a rofa le pungenti [pine ;
Coft per f ir cofiei leggiadra e bella
file piagge del del toìje le brine , -
Al fuogran mar le perle , a i monti Potù
Il ^ran S^ettor di quell'eterno ehm .
N on Vìdia , Apelle , 0 chi pinfe , e fcolpto
Meglio in duri metalli , in marmi, o*^n carte
D/ quejìa nera tmagine di Dia
Haurìan faputo far la minor parte ;
Compiacque in quejìa fola al fito de fio ,
Ne pitt pQteua far Natura , ^ hrte ;
Ne fu per tutto ciò gran marauiglid
Sendo foladiDio fattura e figlia*
M a che diro , che come un fogno aluero
Non fta di fua beltà celefle e uiua ;
A CHI fe non (^ggi^^g^ ^Ito penftero
Qualpena fia che la dipinga ^ 0 fcriuaf
ÌAateria^erta da fiancar Homero ,
O s*alcun*altro a maggior fegno arriua^ ^
Dettami Donna de le fante fchole
Senfi ddmerto fuo degni ^ e parale.
TERZO, iVi
/ biondo , crejpa , innannelato crine ,
che con foaui errori ondeggia intorno ,
lAojfo da l'aure frefche , e pellegrine ,
Ne d'altro mai , che di fe sieffo adorno ,
Quant^amme dd del fon cittadine
Stringer paria con fi bel nodo intorno ,
C/?^ fciorfinon faprian dal ricco laccio ,
Cerche tormn più uolte i fiori , e*l ghiaccio •
hi contempla la fronte alta e ferena
Di cui le Gratie fan dolce gouerno ;
Onde l'aere turbato fi ferena ,
E ft^gge il freddo e nubilofo uerno ;
Si Jente porre al collo una catena ,
Che non fi fciogltera forfè m eterno ;
One di man d'Amor fcritto fi mira,
Felice chi per me piange e fojpira .
apron due chiare , e lucide feneflre
Sotto le nere fue tranquille ciglia ,
Onde in quefia prigion baffa e terreflre
Scorger fi può di Dio la marauigUa ;
ìndi con l'alt fue ueloci e deftre
hfcetalhor,e feco ft con figlia
Ne/ fuo uiuo Iplendor chiufa e rifiretta
Valma , che fu da Im fatta ferfetta .
x6% LIBRO
A qvttU hocco, , che ferie e rubini
Auan^a di uaghe\\a e di colore ,
Qtianti ne mandan gl'indi pellegrini ,
Quanti ne tien nel [ho bel regno ^more ,
No;> fi^ mai colto flil , che s'autcim ,
No» far doni al juo meno eguaVhonore ,
Ond*efcono penfieri alti ^ eletti ,
In sì foam , in sì leggiadri detti .
P urpurea grana fparfatn picchi colle
Vt bianca nette pur caduta allhora ,
Sembra la guancia delicata e molle i
che foco di mrtù pinge e colora ;
lì mento , eh' ad ogn altro il pregio totte ,
1/ coRo , e* l petto ^oue ualor dimora ,
V caftuate alberga , e leggiadria
Udiio Amor , dì m fi nutre , e cria .
M a ? angeliche Uoci e le parole
proprio di Dio , e non d'huomo mortale
Unno fermar a me':^ giorno d Sole
altra il prefcritto fuo corfo fatale :
Chi uol fentir, come ne l'alte fchole
Si canti fenZa al Cielo inal^^ar Vale^
Oda parlar cojìei , ne cerchi poi
Trouar pari doke\\ii Hnc^m fra not .
TERZO.
ctrehhe il dolce rifo arder il mare ,
Var liquida la Terra , e freddo il foco
Tal j che le ledi più prediate e chiara
hi fuo nero ualor furiano poco ,
Now ha \ener la sii cofe fi care ,
Oue fther\ano ogn^hor diletto e gioco ,
che non cangi affé a un rifo di cojìei ,
Ver arder del fno amore huommi , e Dei*
a che cerch'io d'annouerar le Tlelle ,
O del lito Tirrhen le falfe arene ,
Volendo dir del fior de l'altre beile
Ciò , ch*a fua gran belle\^a fi
ccnutenei
Se quante furon mai lingue efauelle
D/ maggior grido , e dt più falda JJ^ene ,
No» Japrian dir la millefima parte
De le uaghe^e in lei da Dio co/^arte ?
ormata, c'hehb e doperà gentile
Tra tante anime a lui care e dilette ,
che uiuean /empre in quel fiorito Aprile,
Vna ne/ceìft de le più prrfette ;
E lei , die tutta pura era et Immtle
Lauata prima fette unite e fette ,
D*ardente carità nel fiume eterno.
De la fattura fua pofeal gouerno.
i64 LIBRO
P oi che nel caro albergo ella s*afcoJe
Cbauea le Jlan\e traffarenti e terfe ,
Con V auree chiaui fae deflre e*ngegnofe
La ricca porta , e le fineftre aperfe
E le [erette luci ^ amorofe
Al filo fanto f attor mite e corner fe ;
latrando fifò ne ^eterna mente
$f fece più che pria chiara e lucente •
E* ngìnocchtataìnan'^al fommo padre ^
C*hauea uagheX^ dt sì bella figlia ;
Qli rendeo gratie in sì fuggis e leggiadre
Note , dì empier ciafcun dt marauiglia :
Indi riuolta a le fuperne /quadre
D*un honefto rcjfor fatta uermiglia ,
Comincio a rimirar co i lumi intenti
Le lunge fchiere de le liete genti .
C> tialVlrgineììa fempVtcetta ,e ptv^d ,
che finaUhor entro un^albergo afcofa
Habbia tenuto li paterna cura ;
Vofcia che fatta l*han noueìla Jpofa
O fue proprie heìle'^e , o fua ueniura ,
Se*n ua per la citta uaga , e bramo fa
Gli occhi uolgendo , oueU defio la mena,
E di flupcre , e dt diletto piena .
Cesi
TERZO. 265
C osi la don^elletta hum 'tle e queta
Volgendo i lumi dejtofi intorno
Kijguardaua talhor cjuel bel pianeta ,
che ne riporta m grembo ti nono giorno ;
Tallpor U Luna , cV;or turbata , hor lieta
¥a ne Nltimo Cielo il {ho [aggiorno ;
Et hor le fife bielle , ^ hor l'erranti ,
Egli anni , e i mefi y€tdì prefti e uolanti .
G // angeli eletti , e Vahre anime fante
Viene di marauiglia e di Tiupore ,
Come la cara amica accefo amante ,
Mirauan fua beltate arfe d'amore 5
E doue ella uolgea le belle piante ,
Ch*orme imprtmeuan di perpetuo honore
Lodandola , feguiano il fuo camino
Ver lo lucido cerchio chrijìalltno •
L a uaga Vama , che con chiara tromba
Giua uolando in cjuejìa parte , in ciucila
Con occhi d^Argo , e penne dt cukmba
Vorto per tutti t cerchi la noucila ,
Vi cui ti grido ancor fuona , e rimbomba
Ne l'ampio e ricco albergo d*ogni Tic Ha ,
che wjìo non hauean l*alme beate
Alma sì pura ^ 0 sì rara beltate .
M
.7r6 6 LIBRO
A sì chutro romore , a sì bel grido ,
A cofi dolce e flrana marattiglia
Ogni uinùceUfte ti caro nido
Lafcio fer ueder lei , con liete ciglia ;
1/ fanciuUetto Iddio Stgiior dì Gnido ,
Spiegando l*ala candida e uermiglia ,
Saltjq la sii co* pargoletti amori ,
Lafciando gli archi , e le faretre a i fiori.
N on miracolsì nono , e Inuptató
Di duo foli ueder parue a le genti
Allhcr^ che Claudio col bel freno aurate
Keggeua Koma , e co* penfier prudenti ,
Cerne a Valme del regno fortunato
Di mirar la uxgheKXa e gli ornamenti
Di due l>elle'^ , ch'Iddio date hauea
A quefa pargoletta efanta Dea •
C onte tenero ? aire y che fcolpita
Vede di feVtffgie in altrui uifo ,
Pieno di dolce gioia , e d* infinita
Mai fmpre Tia ne gli occhi cari affifo :
Cofiin cjuefia angioletta a lui gradita
Si fpecchtaua ti signor del Farad fo ,
Egli adornaua hor quejla , hor quella parti,
Qftal madre figlia , chi da fe diparte.
T E Z O. %
I ndt dif^oflo di mandarla in terra ,
E feco V aurea etate , e* di felici ;
E quel ben , cf?e la sìl^rinchiude t firm
Ne le fiorite fue ttaghe pendici , " ' ^
Accioche*l mondo dopo tanta guerra
UaueJJè pace , e tutti i Cieli amici ,
haciolla tn bocca , e le mando nel core
ENrno foco del fito fanto amore .
D icendocol parlar fuo figgfoé plano ,
Ne l*afpetto qual fuol graue , ^ humiU
Tighola del mio amore , e di mia man» ^
hella fattura , e pegno alto e gentile y
Accio che ^infelice fiato humano
Hor pm che giamai foffe ofiuro , e uiU .
Torni , compera pria chiaro e pregiato ,
E fìa*l uiuer la già lieto e beato f ^
A ccio che talme , che quindi mandai
A uejlir di mortai caduco uelo ,
Volgano al fuo fattor le luci homai
Viene di fanto e di celejìe "^lo ,
Kicca più d'altra al mondo te n*andrai
Del uero ben , de le uirtà del Ci. do ;
' E con l^ardor , che nel tuo petto unno
Le genti accenderai de l^amor mio .
M if
ttfS LIBR O
n quefta i hti di Dio corrieri alati ,
Cut la ftiu tiolonta non era afcofa ,
Del lume de le ftelle coronati ,
No;? pur di calta , e di purpurea rofa 5
Da le uinù celejit accompagnati ,
Schiera certo beata e gloriola ,
Venner per gir con la felice Donna ^
Del mondo , e del fuo bonor falda colonna .
oi che baciata mille uoke e mlUe '
Vhehbe ti gran Padre pien di dolce affetto
Al lieto fuon de {^angeliche fqwUe ,
che di dolce^T^a empieano ti [acro tetto ,
Verfando ella da gli occhi alcune TiiUe
Del caldo humor , ch'amor tragge dal petto
Spiego qua giù le fue purpuree piume .
Cinta de i raggi del dtutno lume .
anàida nube mn la chiufe intorno ,
Ma un nuuoletto d( diuerfi fiori ,
Di rofe nate a [^apparir del giorno ,
Spru'^ate d'acque dt celejit odori ;
lafctar gli angeli eletti ti lor foggiorn»
Allegri in uifta ; e con leggiadri errori
\oluuan dietro a Inanima gentile
Cantando in dolce e dilettofo ftile .
T E Z O. iC
l or potrà l mondo andar ricco ^ altera
SenT^hìuidinr gìamai Valtrm contento ,
Poi che quel fommo Rè del Santo Impera-
che fe licfùidif il mar , ueloce il uento 5
Manda la Donna , nohil magi ft ero
Ve le fuc dotte mani , e con (et cento
Virtù- j che*l del rendean uago e felice ,
Per ornar de la T^rra ogni pendice ^
i ornai l*eta de Vor , che s\ra albata.
Ne le ca/e del tempo a fiar fra noi ^
Con lei ritorna , e la heìlel^a ufata
Kende a la terra , egli ornamenti fiioh
Tal , che giamai sì ricca , e sì beata
Non la uid^huom , ne mai la uedra poi ,
Ver che rieda più mite ti caldo , e*/ gelo ;
Voi che cofiei farà tornata in Cielo .
[ puri fumi homai con l*urna d^orcf
Verferan l'onde lor tranquille e quete ;
E porteranno al mare ti lor theforo
Col corno pieno y e con le f accie liete 5
Al\erà*l crine il trionfante alloro ,
' 1/ Mirto , // ?ino „ la quercia , e l'Abete .
.dnde la felua di foglia nouella
Vejlendojt , uerrà frondofa e bella . • '
M iif
170 t I : B R O
L a face Immile con Mina in mano
Mojlrerà fuor le ftte belle'^ conte ;
Tal , ci) ogni fi aggi a , ogni colle , ogni piano
Vedrà fua manjaeta e uaga fronte ,
Al cui folo affari r giran lontano
LC iguerre ygli odi , gli di/degni , e tonte ,
'Et et ne dttrerk lieto e tranquillo
Sotto la fmta dd fuo bdmfiUa .
N ohtl d^fio He k uiUam menti
De mort:^li,enturà d'eterno homrei
Viamnui gentil de le mrtuti ardenti •
Scaldera i freddo lor gelato core ; :\4IÌ.
E doue erano fnma otto fi e lenti 1
A (egukar il ben , frefit a L^errore ,
Si faran fronti a quello , a quo fio tardi ,
Comebm \opfi,^come,u€Urio fardi* /-i
C oft cantando cànlt penne tefe
^ereuQtean l^aere lucido e fereno
l uaghi habitatordel bel paefe ,
Oue uerct gioir mai non uien meno
Con lei , che fcorta <i ^lorwfe impre/è
Vorto di gratte cojt colmo il feno , si" j i
che ferclr ogn^hor ne doni a quejla.e a queUd^
Ne rimarrà più d* altra adorna e bella ,
T E R. Z O. 171
G iuntaala porta de l-ejìrema sfera,
Oii*alherga ^tselKe [acro e ce'efte ,
. . De Valme eterne , /^j felice fchiera
Con le fronti refto pallide e mejìe :
tlla aluoler di Dtd prefta e leggiera ■
Con parlar dolce ; e con maniere honeftf ^
Accomiatata da la fanta gente ,
Salto per l*ufcia ricco d^Ortente .
D e PapolUneo albergo hauedn già Phore
Aperta V aurea porta , e come fmle
Adorno di celejl e alto fjAendore
S*appareccbiaua per ufcir'tl Sde ,
Già fi fuggtua il mattutino albore , r :^
E togi 'ea Inombra a Pherbe ale uiole , ^
Quando cacciate le notturne larue
La pargoletta al fuo bel regno apparue ;
A la cui chiara luce al^ le ciglia
Quel, cheguiV'uo d' \dmeto i bianchi armena
E tutto pien di flrana marauiglra ( ti ,
Staua co i lumi , e co'penfieri intenti
in quejia del Signor fembtan^ae figlia
che con la fronte , e con gir occhi lucenti
4je tenebre fo;ombrando d*o'r ni intorno
o o
A mortali pcrtaua un più bel giorno .
M ii//
z 7 * L I B R. O
E di tanta beìlel^a innamorato
\ta più , che de la figlia di Penco
Fer cui fi lungamente ha fi)Jpirato ,
Per calle , ù mat*l feto piede orma non feo
Ando col ricco aureo carro , a lato
A quefia degna del canto d*Orfeo ,
E de lamufa , che canto d^ Achille
Con fi fimofe , e fi fonare fquille •
P affato il cerchio det gentil me ffkggh
Di Gioue , e l'altro de la fredda Luna y.
Cominciar 0 ì mortali a sì bel raggio
AÌ^ar la uifiàtenehrofk ebruna y
Marduigi/ofi yche dah pio uiaggio
lorcefìe quel , cl/ogn' altra Luce imùrifna ,
Cofl fio mirando a poco a- poco
Scorfero un'altro $oU , un'altro foco^
N on co fi di fiuporé erge la fronte
Incauto lallanel , che non ha mai
\/Ho pofar fui bel nofiro ort'^7ne
Varco c eie ft e con firn pinti rat ^
Si come id /ci de.le helle^\e conte ,
Ch*ognt raraheha uincon d^ affai,
A cefi ftrana , e nobil marauiglia
Al\4r le genti allegre ambe le ciglia .
Lafciato
TERZO- 271
afciatù d tergo haueaH frefcritto fegho
Ver lungo Jpatìo il bel Signor di Velo ,
A cui gta fien di duolo e di difdegno
Gli occhi coperfe un nuhilofo- uelo ;
Po/ che chiamarfi al fuo paterno regn»
S*udì più uolte dal gran Ke del Cielo ;
Ne fen\a pianto in dietro fi riuolfe^
C&tantadt partir da lei fidolje^
ia s*udìua qu^ giù Mta harmohiit
De l*an2^eltche noci , eH dolce canto ,
C/;e dal uermiglianuuoletto ufcia ;
A cui le chti*fe orecchie aperfe alquanta
il mondo allegra ^ cicero, fardo pria^
E rafciugato tt dolorofo pianto ,
che facea^n terra un tepido rufceìlo
Difje fra fi , forfè faro ahcor bella ^
ome nebbia talhora fotta e fcura
^^gge dal fato di fp ir ante uento ,
Coji pieno di gelo , e di paura
Se ne fuggi dal mondo o^»/ tormento ;
Ogni aduerfo dejlmo ,ogni fmntura
T>ìjparue al dolce lume in un momento
Di queTia di uirtà fola Venice ;
EV mondo comincio farfi felice ^
M y
»7*-. L tt K O
S anta l^lt^ ^ che coYne in propr 'ra fide
•^f fronte y ou^amor fi Jpecchia e miray .
Alberghi e quindi mai non moui il piede ; . ^
Tanto ualor a la mta lingua infpira , 1
C/?c'7 /o/o /^«ar inuoca e chiede , i
C/;*^/ raco fuon di quejia baffa lira , >
VoJJa cantar , a chi non gii ha i*ednti . i
l rari effetti de U tue Uirtuti • j
$ empre [anta. iToneUa nel grrmhaadom»
D*Ì7onGrati fenfier s^afide e pofa ,
No» tocca ptu , ch*a apparir del giorno 1
\n rinchiufo giardm candida rofa ;
E ttigilante fì rimlge intorno X
De la helUT^a fua fatta gelo fa , i
Gridando ad alta uoce ^ftian lontani , >
Vefir lafciui , o penfitr fvit e uani -
N e per eh* Amor uotgardi futtheltatt
Rramofo intorno al freddo cor s*aggiri ,
Per accender il foco di ptetate
Col uento de le penne , ede fojpiri ,
P«o // duro ghiaccio mai di caftitate
Con la fiamma fcaldar de fuot defiri ,
Onde dice tnlhor colmo dt guai
Sù femore feco , e non l^mfammo mai ,
T E R Z O. 17 f
d*orni deflo mondano e mie
Spogliandol , fiena dt ftncero affetto
Di più gradito ardor , di più gentile
hlla mal grado fuo gh [calda il petto ^
Accendendo con l^efca , e col focile ;
che diede in Cielo il fuo Vadre diletto
In lui quel foco , e quella chiara fiamma ,
che de V amor dt Dio glt Angeli infiatJì/na^
e gira i piedi in quefla parte , o in quella
Qualhor graue e penjoja il pajjo moue ,
Non tanta gratta da benigna sìella.
Quanta da forme lor derma e pioue :
Da le fue piante par c'ì>€rbanouellA
E/ca , e forme di fior leggiadre e noue ;
Onde due ctafcun pex^.marauiglia y
Queft*è di Vrmauera , o fuora , a fgli4 •
E i ella humile e d*altre glorie vaga ,
Come chi picàoi hen non preX\a o cura,
A quel paterno frle , iti cui s*appaga
Ogni de [ire , ogm fua nobil cura ,
Kiuolta col penfter , contenta e paga
Si jjìecchia ne beglwcchi dt Natura :
E cotanto fplendor prende da quella ,
rende /ha beltà f^mj^re più bella.
M yi
1 7 <f L I a R. a
C himjque coftep mira intento e fìfo
Dtuenia pregno de l*eterna luce ;.
Tanta nel dolce fuo fereno mfo
La bella Donna ogn*hor [eco n*adduce j
Ne di ueder aperto il ì^aradifa
Con quel chiaro Jplendor , cJ>iui riluce,.
S^aìlegran sì gli Jpiriti beati ,
Come noi glioccht fttoi di foca armatf -
D a qttalt una uìrtù ù calda piouey.
che fubttodal uc lgo allontana
. Con forme di ualor rare , e sì noue ,
Che fon gentil tornar d*alma uiUana f
Come ogni rim fi diparte ; e mone
il picctoL corno da frefca fontana ,
Cofi da gliocchi di ccflei defcende ,
Qtf Qh*aL mondo s^honora ^ e ciò che JJflende *
K^mndi nafce, ch^ogniutt^ che in lor ^ affi fa ,
E proua la uirtit del raggio ardente
Con l*alma d*alto amor frefa , e conquifa >
Arde nel foco fuo fi dolcemente,
che benché liberta gli fia precifa ,
Vi feruitk fi dolce ti giogo fente^
che non uorria , per fempre andarne fcioltOy
Herder fol una mtia del bel uolto »
TERZO* %77
\ e ìmrautgUa yche col chi air o.f oc
Ch*efie fer glmcìii dd bel pelta fuori ,
Com^oro , che affini a poco a poco ^
Valma gli purga di mondani errori ;
Onde la mente fi folleua un poco
\fcita già di tenebre , e d*horrori ,
E comincia a mirar fenT^alcnn uelo ,
che gli appanni il nederda Imgi , il C/eia»
ndi fapendof che ficomelegn9
hbandonato da nocchter accorto ,
Spinto da fero , eprocellofo fdegno
Errando uà per camin lungo e torto ,
A i uenti , a laonde , a la tempejla a fdegw
Sen\a Jperan\a di trouar il porta
Valma , che ragion non regge , eguida%}
A i lor noni defij la dÀ per guida » . *
P ofcla ch*at fenfit,a Fappetitait fretyp
Ha pofio di ragion l*alta gtterriera ,
Apre a penfieri loro iL fanto fieno
Sen\a mofirarfi difdegnofa -, o fera ;
A cui , condotti nel più bel fereno
Ve ^interna beltà perfetta e aera ;
che non turba ne tempo , ne fortuna ;
Scopre le fue belleXz$ una ad una »
t7« t I B R: O
H or del mìo caUo Amor lieti godete ,
Hor cibate il famelico defio ,
V>ice ridendo , hor fpengete la [et e
Col dolce humor del puro fonte mio ;
\ofir*è quejìu beltà , d)e qui uedete
Ne la ut torrà morte , o deflin no :
AnXi ad ognljor piti frefca , e più fiorita
Vi lei gpdrtte l^t^rm (tttii .
N e contenta d̀w , p^che rrter^ede
Non hahhtan delor meritiminore ,
Con la fiala ^ cheH Ctel largo le diede ,
Ond'a lui s'alia , e poggia a tutte Vhore ,
P^r uia y eh" occhio mortai non fcorge , o uede
di adduce in braccio de interno \mQre ,
fregando lui-, die del fuo ardor ucrace
Qli accenda iUiff con ia fuOr fanta f4ce .
T èmo Donna géntil, c^hahhiate a [degno ,
che cantr^fiti di uoi feroca Ira ,
Vofcia ci)' ulti concetti albajjo ingegno
lluojlro gran ttulor ptn non infytra ;
Ma che pofi^to , f*4 sì [ublime fegno
ìJlìumi le mio fauemon m*al\a e tira ?
Viraci almen , che qneTio ofcuro iuchiojìro
Te chiaro t^uanto J(;pp€.d nome uojlro .
T Enzo. t^f
orfe auerrà , che q^efle carte ancont
Lucide con ì^ard o r de uoftri raggi y
E d'mmdia. ,edi daol pianger talhotA
Taran gh ingegni peUegrmte/aggii
I quai diran , perch e non uenn*io allhora y
CheH mondo non fentta cotanti oltraggi
Ve la fortuna , ^'^^^ ^^^^
Hor fatto di marnr folto, drappello f
l cercheranno in quefia frdrte , e'« queUi*
Con lungo siudio , e con ardente cura'y
fer trouav opra od antiqua o not*€Ìl4
T>i maeTiro martello, v di pittura ,
Voue la uoflra idea perfetta e bella
Mojìri l'alto fauer de la Natura ,
E diran fojpirando : o fanta Diua
^eati glioccln , ch^ ù uidir nina *
C he fe l^imagm fiìdi tua hehate
Rende bella del mondo ogni pendici
Tot ria la wua far l'alme beate ;
E la una mortai fempre felice .
O fortunati lor , che in quella e fate
Vennero al mondo , e quefì'alta fenici
\tder con rali ,e con le piume d*oro ,
Scender dal del fer habitat con loro ;
t«o L r B Bl O
B enàourehhonalXur archi ^altari
Gli huomini al uoftro honor, e Tiatt4e, e temf
lj*opra tal , che de gli anm inmdi auari \
O di tempo furor ncn rompa , o fcempt ;
"Cerche tanto faran celebri , e chiari ,
Quanto da i colpi di fdegnofi0* empi
Vi morte , difendendo d uoftro honore >
^*udrk del grido [uo Calto remore •
V , cuihènìgno Apollo il puro fonte
Apre 3 cfualfwra rhonorata Jete
Spenger uolete , cheH famofo monte-
Tutto cercato con le hìufe hauete ,
Se bramate con glorie altere e conte
Vfir del fandor'ds l*eterno Lete ,]
Confacrate- a coftet le uoflre penne ,
CJje per far ricco li mondo in terra uenne-
A celo po/cìa c*haura mitl^anm , emiUe
Sepolti il tempo , de la coftei ghna ,
Ardan nel mo-nh amor Inatte fau.lle
Ne/ dotto fcn d*ogni purgata hftoria\
E fi c amè di Cefare , e d' Achille
Si ferhà o'^n^hor f ra noi chta ra memoria ,
V/t.-; di Girha il gloriofo nome
Mentre J^ieghtra il Sol l'aurate chiome .
ALLA
\ L L A SI G>
DONNA ANTO-
NIA CARDONA.
E à À f^J^eandro //•
lujìre e gratiofa ^ma-
ne; furono anticamen^
te una coppia, di le a-- ,
> C?" mfelicifimi
amanti i le cui nrTi^-^ ■
fi cui fine da Mufio antico ^ e nobile '
\Poeta in lingua Greca fu prima fcntto ;
joi da genttltj^imo ^y^^egno nella Latina
'r adotto . Hora , perche io di leggieri pò- * '
'rei in quefia nojfra lingua materna ne 4 •
Mufeo , ^e a quell'altro fecondo eguale ; ,
^orfe con minor uaghel^a , e con manco
irte hauerlo compóf o , e perdo tema di
mandarlo fuori mi (enea , cercando me^
^ , col CHI famre al poema dell* imo , <
dell'altro agm^iar lo potejfe ; e fiuenU^
tomi di uoi y fotto ti mjìro nome ^ et ano
tndri^to l'ho fatto flambare ; accioch
a quanto io faro mancato in di f erme: .
cafidi quelli amanti infelici , che forfè
d'hauer cangiato\Mufeo in me y ^ la
Mufa Greca nella Tofana ,f potrei [peno
dolere ; tanto f ipplifca il ualor uojìro con
la compaJ?ione , c'haurete delle morti lo*
ro , latjualcofa fi de credere , che debba
d (jue^ duo amanti ejfer gratij?ima , che
fèda miglior Poeta , m miglior Iw"
gua fono già flati i loro cafi cantati , mai
da pin gentil uerginella^; ne da più belle
lagrime delle uoflre non fono fìati,ne letti
ne lagrimati. Leggetelo adunque signora
mia, ch'egli e fatale a miei uerfi, che
altr etanto fìuantino de loro cortefì letto^'
ri , quanto de loro dotti fcnttori la La^
ima , cr la Greca lingua a loro tempi fi
FAVOLA DI
LÉ A N b R O,
E D'.H E R O,
/) / M. B E im^^ li D 0
TASSÒ.
A N T A T E meco homé
Sefto Abid'j ,
a/? mi fife Citta jm::o can-
tate;
An\i piartgett il gtam dan
no mftro ,
Piangete meco il uojìro al-
to dolore :
Accio che*l mondo da la aojìra noce ,
E dà l*amaro , angofctofo pianto
De uoflri cari , c sfortunati fgli
Sappia le no'^e tenebro [e et adre ,
Le quai non fcorfe quel fuuran Pianeta ,
QÌiogni noflro operar contempla e mira ^
Le no'^e , che jol mde una lucertta
»84 LIBRO
Co^fttoi he lumi tremuli e uiuaci .
O lucerna dWmor mìniJlra e /èrua ,
Tu fola i baci di Leandro , e d*Hera
VedcHi , e fola udtfti i lor fojpiri ;
Ben era degno , che nel ter^o Cielo ,
Come snella amore ardente e hella,
l^al^affe chi la sii regge , e gomma ,
Se da Nrgoglio de gli trAti uenti -j •
Guardarm ti foco tm lucente e utuo :
Ma chi dona fauore al canto mìo ;
E chi forma a la uoce le parole ^
S anta madre d*Amor , primo e maggior»
Diletto de gli Dei , che coUho lume
Kendi ì^aere ferert , lieta la terra ;
che col caldo gentil del tuo bel foco
Ardendo dolce ti cor d*ogni mortale i
In eterna union conferui il mondo ,
Se la cara Hero tua più uolte hai fcorta
E d*acanthi , e di gigli , e di narctfì
Ornar i tuoi deuoti e facri altari ,
1/ tuo fanto fauor larga miprefta ,
E folleua i penjteri , e l'intelletto ,
S efto ^ Kbido il marfamofo , ^ empio
Là , doue Xerfe con armati legni
Vofe a l'orgoglto fuo sì dnro giogo ,
Diutde con hreuifìimo interuado ,
Leandro m quefta , in quella Hero le luci
Sotto un^infiujjo dt maligne Uelle
A le miferie de la uita aperfe .
T 1* , che cercando pellegrino i uago
Vai de la terra ogni npojìa parte ,
E uarchi fiumi j e fokhi Tiagni e mari ;
T E H Z O. 185
Se In quelle arene mai Paura ti porta
Mira , ch'un^altra torre ancor uedrai ,
che nel falfo licore i pie filaua ;
\ut la uevginella ìmmile € queta
Va tutte taltrs uergini lontana ,
E dai diletti gioucnili , fola
Con la nudrìce fua tafla uiuea ;
lAa guardati da Pira , e da lo sdegno
Di quel mar fm\afì ,fempre turbato ,
Sempre ajjètato de le mflre uite .
New lungi a la gran torre un ricco tempio
eli hahuanti denoti di quel loco
Vi uago e bel lauoro haueano aliato ,
Voue ad ogtCanno ti dì facro , e filenne
Ve Palma Cttherea , del biondo Adone
Si celebraua con feftofo grido :
De la qual /anta Dea Palla fanciulla
Bella mmijira , e femphcetta ancella ,
Hor dolci frieghi humilt a lei porgea ,
Horuoti, e doni al pargoletto figlio y
Ver non prouar Pardor dei fuo bel foco •
erche infelice affatichi indarno ;
Mi fera , a Paure le parole fp^^gi y
In uan le tue preghiere i tuoi lamenti
A i fordi orecchi del tuo fato andranno ;
Ne per ciò /camperai dal duro colpo
Ve gli Tirali d* Amor pungenti e caldi :
oi (he P Aurora il dì fefio altero
Coronato di rofe , e dt utolt
Va le porte del del gelata aperfe ;
Tutti gli habitat or , dre de tncini
iZampt , P acque beuean lucenti , e chiari ,
L I B R Ò
Vennero ftefli ad honorar la di uà j C
Ne ^ioucnetto alcun , che rofo haueffe
Il cor da dolci & amoro (t uermi , (
Kefto quel dì ne le paterne cafe ;
Sol f er^/f occhi et bar dt quella luci F '
Di cui lo fuo defir fi pafce , e nutre . 1 1'-
l^a fanciuìletta con le chiome d^oro , /
Oue ricchi legami kmor tef]ea ^ 0
Soura gli homeri jparfe , hor dt frondoft U
Ghirlande fatte con fottìi lauoro , C:
1/ crine ornaua de la fanta Dea ; ù
Hor dal helgren. ho fuo pioggia di rofe ù
Soura hrnaio aitar lieta fp-'trgea. U
V agitami il uero Apollo , // uerde alloro j K
Mentre d'humana forma fi ueTliua; C<
Le huurebbe dato di biUe'{\a il pregio j U
che Nmfa fonte alcuna , ne del diua 1.
bèlla , come cofiei , mdegiamai : Y
Non co fi incatit o e femplnetto uola E
Al churro lume , cue fua morte alberga t
1/ t)iccolo animai con Tali tefe ; f-
Come la turba de le genti accolte C
Correa dt Tiupcr piena , e dt- defir e l
A / uago raggio de la fua beliate , N
E dal uolto feren formato in cielo S>
Con le luci pendendo ,ecoi penfiierì , i
Con le parole tacite de l*alma C
Dicea fra fe ciafcun , fon siato a ^parta < c
che con gli Lact demoni contende . '■ l
Del pregi» dt beliate , e dt uaghe^^. , C
Togliendo a Grecia ogni fua gloria, euatito I
m quanto d' herbe auan^ , e di uiolc i
T E R Z Ò . tSf
Gìouene Vrimauera il uecchio uènto ,
Tanto cofteì ogni belie'^a loro ,
O tre Udite felice , e fortunato ,
Cui con aperta man largo dejìino
Vara sì ricco , e sì pregiato dono .
[ entre che intenti a V^alta marauigliag
A pftranomiracol di Natura
Co/i dicendo , hauean ferme le ciglia ,
' Va don'Xeìlettauaga olirà mi fura.
Con lenti pajìi per lo tempie andaaa.
Cui con le penne tefe a paro a paro ,
che lor daua il defìo , feguian le menti
De* mifert , ch*ardean nel fuo bel foco :
Ma in parte , oue mortai uifla non giunge
Celaua ogn*altro le fue chiare fiamme . .
Sol tu Leandro ne* he* lumi hauendo
il heuuto uelen mandato al core,
Moftrajli ne la fronte i tuoi penfìeri\
E rimirando lei , col uifo adorno
l>*amorofa pietate , e di defìo
Face chiedejìi humile a fuoi beglioccbi 5
Ond*ella ^ che de tuoi dolci defiri
Leggea di man d*Amor te note imprejjè
Nel uolto ardente , oue fcritti eran tutti ,
Sc»!^4 coprir di nebbia di difdegno
il tranquillo feren del uago utjò ,
Co* fuot fguardi rifpofe a i preghi tuoi,
I Cofi la /peme , che ancor in dtjpartc
Va te ft Jlaua timida e dubbio/a ,
Col uifo , e col cor lieto a te chiamajlr .
i} In quejìa il cerchio de la fredda terra
A coprir comincio l*ofcura notte
288 LIBRO
Co» rati fojche , e col fuo bruno manto 5
Da. le tenebre cut fatto fecuro
1/ defiofo amante , fòjpirando
La bianca man de la fanciulla Tirinfe ;
A je la ritiro la giouenetta ,
D^un fìmulato /degno adorna il uolto ,
E uer Veflreme parti di quel temiti
MoJJè con lenti paf^i il gentil piede ;
ìndi , uedendo che a^ardir ripieno ,
che glt donaua Amor , ei la feguia
Ne/ jembiante turbata , ^ orgogltofa ,
chi ti da quejìo ardir , bajjo dtcea f
Doue me uerginella incauta fegui f
Medi fuperbo , e ricco padre netta ?
Vrendi nono fentier , fuggi da l^ira
Da miei parenti 0 giouene infelice .
Al furor dolce de Virate uoci ,
Comcui fanciulla fuol prometter pace
A la dubbiofa guerra de gli amanti ,
Conobbe toflo ilgiouin pelle'^rino ,
Ch-eila a drjporre cominciaua Calma
D^e/Jer al fuo uoler grata e cortefe ;
ercio dal collo fuo bianco e gentile
ìnuolandone un bacio dolce € caro ,
in tai parole la fua lingua fctolfe,
O più degna del del , cl?e de la terra ,
che mortale non fei , fe dritto miro
Al ulfo , agli atti , al pafjo , a le parole ,
Deh per ptetate i miei defiri aleggia
Nel puro feggto del tuo core ; e degna
Valma de la prigion del tuo b.'l petto ;
Me che Tiretto e lessato Amore adduce
Col
TERZO. i8
Col laccio d'or , cJ?e del tuo crine ordio ,
O f>er tuo Jpo/o , o per tuo feruo accogli
No» ama quejìa Dea , chonort e. coli ,
I te cdjìe uergmelle , e t duri petti
Armati d*honej}a fredda e gelata:
lAa le tenere menti e i caldi letti
Ve la fiamma d'amor Joaue e grata ,
quat greco e piacer fi jcher^i e noli .
elice Endimione , an'^ beata
T« fen'^ Jparg-er le parole al uento ,
ha forella del Sol candida e uaga
Accendefii d'Amor dolce e gentile ;
E quei freddi penfìer dt caflitate ,
D/ cui l'alma copria , fcaldafli in guifa ,
che fouente dal Ctel nel tuo bel monte
Scendendo , teco (i diporta , e teco
Vafcegli armenti tuoi cornuti e bianchi.
Credi bella fanciulla al parlar mio ,
Credi a la De<a , che da quel facro altare
Var che co i cenni fuoi t' efòrti e pr leghi .
Tant'hebbero uigor quefie parole ,
che* l duro ghiaccio de la fredda mente
Stillar , fi come bianca neue il fole ,
Amor, che ad ogni co fa era pre/ente ,
Sen\a più rilrouar contefa o fchcrmo ,
Ver la Urada degli oahi andando al core
Con cmbre o/iure , e color chiari e uiut ,
Vinfe la bella idea del gioumetto ;
come in Jpecchw tra/parente e hello
Vanima pargoletta fi miraua ,
Co / lumi intenti , e con la l'uo-ua muta .
mectiuetta l<)htaricLeu.i<za ,
N
1 9 o ' L I B Iv O
che pronto faftorello hahbia ferita ,
F«^^e 1)or ne campi ^ hor ne le Jelue omhrofe
Ne LOCO troUii , oue la dogi; a acqueti ;
Cofìqueftd don^Uu alta e gradita
Sentendo al cor la uelenofa piaga ,
Wora il tenero pie mouendo , trita
Varida terra ; hor china gli occhi eV mfi ,
Hor con la gonna i belli homeri uela ;
5 col muto filentio apre , e dimoflra
CÌìiaro i jecrett juoi caldi defirt .
anto ftlentio de* penfter celati ,
De le fanciulle mefjaggiero accorto ,
Tu con parole tacite , e con cenni
Dimofìri ti uero a le duhb.'ofe menti :
Luce importuna , o pur garrulo awrello
Giamat non turbi il tuo tranquillo slato»
Ma poi cìnl fìer de fio , che la molefla ,
Viuuohe la gentil faggia guerrera
Treno col duro morfo di ragione ;
Al fin uinta da lui , che a je raccolfe
Per for\à il fren , fu trafportata in parte
che dal dritto camino era lontana :
Onde col uolto di uergogna adorno
ha della bocca in quefle uoci aperfe .
Qual nume amico ti tuo intelletto injpira ,
O ti delta nel cor quefle parole ,
che mourebbon le pietre ; e -gli animali
Empì e fjftetatt pcrian far pietofi ì
Oual fattoti fu (corta a quefìe arene
ta/Ja f ma m damo a i {ordì , e Ueui uenti
Spjir'^erai tu f fofjì^ri , e le prieghiere :
Cume fendo ììramero e di paeje
TER. Z O. iPi
Vorfe lungi da queflo almo e natio ,
Venpcìia la tua fede incauta creda f
Come tiuoi tu che t miei c^tjli pen fieri
Semplice doni a fug^itiuo amante ?
Con nodo maritai /aldo , e tenace ,
ch'hai 'lio^n d*or cafto tìtmeneo ci leM ,
No» fofierra chi del mio flato 1)a cura ,
E fe uorra fra queftì colti lidt\
Lungi dal tuo terrcn menar la uita ,
1/ foco ; che tener chi ufo e celato
Si dourebhe nel core ^ e ne la mente ,
Mandtrà fuori il fumo , e le fauiUe ,
Ferche le lingue uaghe de mortali
De l'altrui btafmo , ne U Tir ade aperte
Quel j eh* a gran pena fa !u biotte , e l*ombrt
Cantan con alta e con mah^na noce ,
Ma dimmi homat , ne mi celar ti Uero
(Se pur brami il mio amorfìa patria^e'! nome,
Heroè il mio nome , la mia patria , Se fio ,
"La Jlan\a una gran torre , che non teme
Ira , 0 for\a di mar , benché più uoUe
che l'onde la minacci , e la percuota ;
ìui lungi dal ttclgo , e da le gent^
Con la nutrice mia fola mi who .
E qui tacendo , col bel lembo adorno ,
Come pentita del fuo ardir , nafcofe
Le guancie cinte di purpurea rofa .
Leandro pieno d* amoro fo ardore
\arij penfier uolgcndo nt la mente ,
E denoto , ^ humil pregaua Amere ,
Che concetti donaJ]'e a l'nttellet to
Atti ad'iutenmr ogni durerà
N
Di capitate , on(felU armaffè il core .
Vudto il fanciul , che da* begliocchi fuoi
La uerginella mente percuotea ;
E Vali dimeno tre uolte o quattro ,
Indi nel poggio di fua mente aliato ,
Accorto glt detto quefìe parole .
Vergine per tuo amor Iteue mi fia
Solcar queft* onda , ancorché f o/f e ardente ,
Ancor ch'a legni contendeffè il pajjò ;
Credi , non temerò per effer teco
De laiquc tempeflofe il duro orgoglio i
Ne mi Sgomenterà la morte d'hlelle :
Ma hot col lume de la fredda Luna ;
Hor con gli horrori de la cieca notte ,
Per l^humido fentier dt quejlo mare ,
Me ne uerro ne le tue amate braccia ;
Verche non lungi a la tua patria , Abido
A l'aure mi mando di cjucsìa uita .
M vflrami Jol del tuo felice albergo
\na Iwerna che pietofa e fid.t
Serbi immettale il juo 'ucente foco ,
la qual mirando io ailhor , qml JzauiceUa
D'Amor ne laonde perighofe alte ,
No» temerò lo f legno d'Orione :
Mrt guarda , che nemico irato uento
Non f^engalei , e la mia wta infieme .
Se pur il nome mio faper dt ftrt ,
Leandro fon de la belttìero ffofu
Con tai parole , o ftmtb mandando
ha Notte al fuo bel corfo , ordine danno
A i lor diletti ; a le noturne no'^e .
Col le/limonio fol de la lucerna .
Ma
T E R. Z O. 29 j
poi cìie lor malgrado a diparlirfi
Va la necefìta cojìretti furo ,
Mirato prima il (ito de la torre ,
E/ con la fpeme Jua pari al dejlo
fece ritorno a le paterne cafe ,
Ella tornata al [olito foggiamo
Tutta la nuua luce joJpira?ido ,
Il fuo amante lontan uede ^ afcolta ;
Vefderofa , che la cieca notte ,
Che recar, deuea feco i fuoi diletti ,
Di tenebre ucjìifje il chiaro cielo .
Notturno augcl non ha sì in odio il fole ,
Come la bella coppia : onde fouente
Varendo lor , che f effe otiofo e lento ,
Sparfero a inaura ti fon di quefìe noci .
urne eterno del del , la cui uiriute
In mille luoghi , in mille raggi fpdrfa ;
Da luce e una a le create cofe ;
S'amorofa pietà ti punge ancora
Vaima ; cì)e ingenui foco arfe molt*annÌ ,
Sprona i dcTirier più de Vujato lenti
Sì , che con lieue , e con ueloce ccrfo
Ne/ grembo a l'Oceano il dì s,*afconda :
E tornin l'ombre de gli amanti amiche
A uelar il fcrm di queflo Cielo .
Toflo che tiide la gentil fanciulla ,
che col uùlto rotondo , in ogni parte
E lucido , e feren , la bella Luna
Ver le flrade del Ciel giua a diporto ,
Col fido fegno de la uiu.t luce
Vinamcrato giouem d*hbido
A fs ih turno , che uigilante , e falò
N //;
Z9 4 V L I B R a
Longs il Ino del mar fempre rimira
Vf r/o U torre , oue'l fuo core annida
Ond^et Pyogliato y O' mripo/ìa parte
A gli occhi di ciafcun le uefti afcofe ,
Dal de/lo Jpìnto fi getto ne Vaccjue ,
\erfo ti bei raggio de l* amata luce ,
Con li ff^eran^a del futuro bene ,
AccrefciHto il 'ualcr , ' folcando limare ,
E rimiti i penfler 't a la lucerna
Snodo la sìanca lingua in c^uejìi accenti ,
de nofiri dcfii fido mcffaggio ;
O lucerna , cÌì amor col fuo bel foco
Accefe , per far me lieto e beato :
A te rtuolgo gli occhi ^ ate y che fei
V« de lumi per me del ncflro polo ;
Come fianco nocchiero a tramontana .
Tu adunque , Th lla mia , col tuo Jplendore
h*mcerte uie del pertghofo mare
A me di/copri timido , e duhbtofo .
Indi tacendo , come auge! ueloce ,
A l*amata belle'^afe n*andana •
li amorofi Delfini a paro a paro
De la fua compagnia lieti e contenti
Giuan folcando il mar qttetoe tranquillo ;
Le fighe di Kereo per l'onde /alfe
Schermando co i Tr toni in lieta Jchiera ,
Soura i lafciuT pcfci iuano intorno ;
E qua! del bel fanciul fatta pieto fa ,
Che*n fi graue periglio Amor fccrgea ,
Hor con l^humida man gli daua aita ,
Hor rifpingeua Vìmportuno humore ;
Qual per ornar la fua rara belle'^a
Togliendo
T E R. Z O. 29J
• Togliendo al fuo bel crin le refe , e i fari ,
Qlt coronaua l'annell ue chiome ;
Cofi accompagnar di fua falute
bram ile e uaghe , al deflato lido .
Con cura tal , con tanto Tiud-'o mai
No*j cercar di ferbar chiaro , e uiuace
Le uirgiìn ueTiali U (acro- foco ,
Con cjuanto quejìa nobil gwuenetta
La Jecretana de* fuo: dolci amori ,
Hor col candido lembo de la gonna ,
Hor con l\ipcrta man , fendale Jcherm^
Contrar ogni fiato di Jptrante uento ,
F/« che lu! fianco a la nua wcino
Coronato d: fior uide apparire .
Veltro giamat si deftro , e sì veloce
Non fegut dama fuggii tua , e fnella ,
Come co t pafii del gentil de fio
Corfe al caro manto la dcn'^lla ,
A pena il piede ne l*afciutte arene
Vo/e et g'a fianco , che con braccia Titett*
Gli cnnodo ti colli , e da le falje labbia
Cento baci piglio dolci e fouui ,
ìndi d*un marno , onde la bianca uejìa
Si ceUud tallìor , lo ricoperfe ;
E ne la fianca , fecretaria fida
De gli amoroji fuoi noui deftri ,
?ien di gioia infittita lo condufje ;
Ot*e i biondi capelli , ancor fìilUntì
Il falfo humor di le manne fchiumt
Afa ut ti con Itcor pregiato e caro
Vece l*odor de Valgìte andar lontano ,
E dentro un molle ^ e delicato letto ,
N iiij
ijtf^ L I B R O
Simile dlcfual la fita fpofa ad A more
Mai nou djyparecchio , con Im fi pofe ,
Cui , umor Tianco da la lunga strada
Co* baci interrompendo le parole ,
Dtjje . fpojo fedel , diletto fpofo
Sofferto hai quel , che per amica alcuna
Hon fofferfe giamai (incero amante ;
Hor*i [udori de le tue fatiche
Lieto deponi nel mio frefco feno :
E pigha de* tu,oi m*2rti la mercede .
Cofi difì*e^a , ^ ei pien dt defto
Ne la fonte d\\mor , fina quel tempo
Da la [anta Honejìd gu.irdata , e chiufa ;
Le labbra immerfe ^ ve la fete fpenfe ;
An::iJ. del dolce hum -r lamgha accrebbe .
chi raccontar uvrrà quanti diletti
. Quelle pimie fentir tenere e molli ,
Votra ridir* ancor quant^alghe ha*l mare $
O quante uerdi foglie vmhrofa Jelua .
Suon di uarij fh-omenii alt^ e^anoro ,
Dan'^a di naga e lieta giouenetta
Kon honoro le tenebro/^ no"^ :
Voeta alcuH con mct alti e leggiadre
Non le lodò ; ne fact ardenti e belle
Spiegar le chiome d'or dtnanT^ al letto \
\l padre allegro , o lagtoivfa madre
Non chiamar Himeneo con liete uoct %
Ne le uergini cafle , d*amaranthi ,
E di tenera caltha ornate il crine .
Deuote gU portar fiori, e ghirlande:
Scio gìt horror! de la nette , e l* ombre
¥ur Pornamento de k m\i^ ofcuTt%
T E R Z O. 197
E / ftUnttj danl^rù al letto intorno ;
WlqHxl , la chiara , erugiadofa Aurora
ho fuenturato , e belferm d^ \more
portando ti nouo dì non utdt mar ,
Verche si to fio , che Vafdmte lume
D/ Venere , là sH wde apparire ,
E con la ricca fua wer^^a d*ar^ento ,
Cacciar dal cielo la Tìellata ^^-eg^ia ,
E dati , e rt.euutt i doler bact
De le la^rrime lor bagnati e molli ,
la fua Donna , che compagna gli era
Sin ne l' ultime arene di cjuel Udo ^
Per l*algofo camin de tacque [alfe ,
Vacca ritorno a l*odiofo albergo :
Ne pero fol , ma con la uaga mente
Ve la fua cara amica m compagnia ,
I Che d'Amor piena a nuoto ti feguitatia .
1) de gli altrui ptactri inuida Aurora ^
O fpictata nemica de gU amanti ,
; Verche sì tofio di tua luce ttesU
La Terra , e Jp'gh lor d'ogni diletto f
SV;4/ forfè a fchmo le canute chiome
Del tuo uecchìo Titon , la/ct alo fola
Nel freddo letto , e per le uerdt riue
Dclricco Gange , tef^i al nouo giorno
Vaghe ghirlande di refe , e di fiori ;
No» aprir ifbalcon de l*Oriente
Cofi per tempo . e ti /ottenga , come
Cefalo amafit , e fofpirafii amando .
In queflt tanto perigliofl , quanto
Dolci , e chiari diletti , i mifèrelli ,
E sfortunati amanti dimoraira ,
«pS L I B H O
Vin che dal freddo centro de la Terra
il pigro uerno a noi fece ritorno ,
E con neui , con piogge , e con tempe/ìe ,
Toffe al mar il tranawHo , a Paere ii chiaro ,
Il uago a campi de Li lieta Terra .
AllJ?or da rr}€7j l'acc^. -e f.faco me/lo
chiamando la jua l<^infa anco per nome,
\erfj /■ lidt arenofi ar.dando a nolo ;
Qon foca aoce certo fegno daua
l>r futura procella a nauiganti
Tal , che i^humide uefe raccogliendo
ì^occifiero accorto ^ fofpingeua il legné
Con frcjìi remi a la jecura rtua .
Cofi più mhe'cd gelato carro
Vieno di flelìe dt coL,' d'argento ,
Ctrì) la notte il bel nc fìrfì mnvfj^ero ,
Vria che i tritoni con toUna tn, mano ,
E con L*arguto fuon dA roco corno
V'jrtaffer pace a Conde alte e fhiumofe .
I miferelli amanti ignudi , e priui
Di quel piacer , che Lr rendea beati
Chiamanan con parlar mtjìo t doglio/o
Sordo li mar , fero il del , fallaci i uenti z
Quante fiate ti givuenetto adorno
Hcr rimirando , ch'ai turbato Sole
Alcione le penne non fpieiana ;
Hor uedendo il Pianeta alto e fouran»
E di certdeo » e di color dt fiamma
Tinto , tuffarfla Ponde d'Occidente ;
Wora la Luna con le gotte fparfe
Dt porpora ,caiciar i jogrii , et ombre >
ha futura tempejìa conofcendo ,
T E R Z O. t$9
StìUdua il cor in lagrimofa pioggia .
Quante fiate la fua card Donna
\dendo fremer Inacqua alta e profonda
Va* duri fcogU ,eda l*aure pere offa ,
1/ commune dolor feco pUngeua :
Quante fiate ri/guardando A bi do ,
E doue col mortale ir nonpotea ,
Andando col penfier , cofi dicea ,
b uento ueramente empio e crudele ,
Ah fero uento , a che cotanto orgoglio
Vfar contr*una teneràfanciuUa ? '
A me Rorea fpietato , am^ fet fero ,
No» a quejl^onde tempeftofe e rie ;
Deurefli pur deflar pietà nel core ,
che già per Orithia t*accefe , arfe ,
E lafciar nel fuo letto ti mar fen'^onda.
Qui le tolfe P.iffinno le parole .
Ma chi p'iì contraflar al [ito de^hno ?
Allhor , cfye i faggi , e fcaltri nauicantt
1 cmean lo sdegno di Nettuno irato :
E benche*l unito juo tranquillo e queto
Mojlraffè fuor da le profonde arene ,
Col fèrro graue , e coi canape attorto
lenean nel porto la [palmata naue ;
T« f ile amante , con le fiamme acce/è
Vedendo del tuo amor l'alto me/fi'rtrio ,
che tt chiamaua , diuentajìi ardito .
Ah Lucerna crudele , empia lucerna ,
Ben poteui celar i raggi tuoi
Tin che la Terra di ghiacci , di netti ,
E di pruine ignuda , ft uejìiffè
Di Iteti fiori - e cheH fifaue fiato
j 0 o L I B R. O
Di Zepro rendefje hmnde il mare .
Hero sfor'^ta dui peruerfo fato ,
che de la uita fua i^hore prefcnjjè^
Sendo fen\u il Juo Jpojo un tempo Hata
Qual fenT^ fre fco riuo arido prato ;
Con un nel di de fio gli occhi , e la mente
SÌ uelar fi la/cio , che non penfando ,
che benché Inacqua foffè piana , e queta ;
No» haueanfede aL una t uenti , e*l mare •
Come la notte con le negre penne
Carche di fogni , e di notturne larue
Vide apparir nel hd nofìro hemtfj)ero ,
Incauta accefe la lucerna u fata :
'La qual ueduta , // fuo fedele amico ,
CJ)e tn cjuclla parte ognhor giraua i lamt ,
Come fi gira Cini a al uago fole ;
La negra pecorella al freddo uerno
Sacrtpcuta pria , la bianca a l*aure ,
"Perche a^ defiri fuoi fojfero amiche ,
Sen^ t^l coivo temer del fuo deJi;no ,
Lntro ne. I\tc£ji4e alihor placide , e quete ;
A ^lettiAno pon^endo , agli altri Dei ,
Ch\dbergan jeco a l*arenofo fondo ,
Con denoti pe^iftr preghiere , e uott .
Sol Eolo te pzjl'e in obito
Mtfero , e prouerat qu.into (la grane
ViratalÌKT d'uno Jpre\\ato \dd«*.
M.1 mentre , ch'ci fe*ng:ua a fuo diletto
Viu tofio col de fio , che con le membra ,
Her9 > eh* fedito bnuea da ^li alti tetti
Vaugcl di tri fio augurio nl'^ar la uoce ,
Vrefaga de fuoi danni ì a quefìc n-Ae
Diede
TERZO. 101
Diede principio lagrimofa e mejla .
Dea , che i* ampio , e dilettolo regnò
^eggi del ter^ del con p.-.ce eterna ,
Madre di cjuel diletto , e di quel bene ,
Che fa la uita qui dolce e joaue ,
S*eglt è uer ( come credo ) ch*a quejTonde
\n folo cenno tuo togha l*orgogl o ;
Se i mafchi incenfi , che fouente fparft
Su le fiamme , ch*ardean nel tuo bel le'npio ,
lAertan appo di te qualche mercede ;
Conferita piano ti mar , fereno d Ctelo .
Tu fai ben , che è ne l^acque il tuo Leandro ;
E nel bel grembo fuo la uita mia :
E ne morrò ,/e morte a fonde , e cela
La luce , onde il mio cor cibo e nutrico •
odi le mie preghiere o fanta Oiua ,
Et io ; toflo the l Sol con Iranno nono
\fcira fuor del bel monion di Frifo ,
Quatro colombe , che*l Litte , e la neue
Caduta allhor dal Cielo in ucrde colle ,
Vincon di pur itale e di colore ,
T/ donerò con un (Incero affetto .
A / fanti orecchi de Li bulla Dea
Salir le fue preghiere humili , e calde ;
E già uelata di una bianca nube
Scendeua per feruar l*onde tranquille ,
Quand'Eolo turbato oltra mi fura ,
di' alcun di lornon glihauea porti preghi
Si come gli altri , o facrifici; , o uoti ,
Altero in UìTia , e di uendetta uago ;
De la JJjelonca fua la porta aperfe ;
Onde , quat ueltri dicatene fcariht ,
}oz L I B R O
\oUmlo i uenti fn per l*acque /alfe ;
A percuoter il mare incaminciaro ,
llqual hor a gli irati , e duri colpi
Del gelato Aqmione , hor a le' graui
?erco/Je , che gli ciana Africo , e gli altri
Sen"^ legge , o pietà , sfrenati , empì
Tacendo Jchermo ; // minto ofiuro , e bruno
De le nubi del del , con laonde rotte
hagnaua adhor adhor colmo dt /degno .
hi Eolo , perche Jete ù ardente
Di uendetta ti [calda ti freddo petto ?
'ierba le for^^e a più honorata impre/a ;
che poca gloria de la morie haurat
Di due amanti miferi , e infelici j
E di uiltoria tal corona uile
T/ cingerà le uergognoje chiome .
La sfortunata , angofiiofa Donna ,
Cui l fubito pentir nulla giouaua ,
Da penjter tempe/ìofi combattuta ,
\erfaua da* begliocchi amara pioggia ;
E rimirando laonde , i Dei marini ,
E le Ninfe pregaua ad una ad una .
M4 che ti giouan le preghiere ^ é*l pianto
Hero infelice , fe'l furor de uenti
E [^orgoglio del mar punto non [cerna ì
E pur conuien , che trauagliato e Tianco
La tua belle'^a altamente piangendo ,
De tacque [al[e ne l'horrido grembo ,
La dolce anima lafci il tuo marito .
Venere co* Tritoni , e con le Nin[e
Per la [alute [ua tenta ogni uia ;
Ma J^ende in uano le parole , e l*opre ;
TERZO. JOT
che non può il Ke del mar .benché fin uolte
Tercuota col tridente t falfihumori ,
I \ndi fgombrar le nuht , e le procelle ,
I che portano nel feno i ùenti irati ;
Ei glt minaccia , perche a Vanirò ofeuro
Tornino al loro Iddio fdignofo , e fero ;
E lafcin queto il fito turbato regno :
ìAa nulla gicua , perche Eolo non teme
I he fite mmaccie , e non a/coìta i prieght .
1 Non puote , ah sfortunata , ^ infelice,
1 Co* fuoi' fanciulli il pargoletto iddio
! Viuo il lume feruar de la lucerna ,
1 benché con l'ali tefe intorno intorno
j La guardano Ja i uenti empi , e rapaci .
I Ecco che*l lume è /pento > è /pento il lume ,
1 Ah [con folata , morta è la lucerna ;
I E fu gli homeri negri il mar t*adduce
Vamante morto , // tuo Leandro morto .
I V Aurora il uifo pallida e turbata ,
SenXa purpurea Jìola , /en'^ rofe ,
Sen\a ornamento alcun ,fra i ciechi nembi
Del tenebro/o Cielo in cjue/la àpparue ;
Onde la Donna timida , ango/ciofa ,
che uedeacol penfler morto ti fuo bene,
: Uorquefla parte , hor quell'altra mirando
' Del ua/ìo , harribtl grembo di Nettunno ,
To/ìo , che da gli /cogli lacerato ,
I E morto il uide ne le (alfe arene ,
1 Si come foffe forfennata , e folle ,
ì Si fece al petto ; al crine , al uifo oltraggio ;
"Edoue fenl^ fpirito giacea
Il caro JJfofo con ueloci pajìì
; 04 LIBRO
Ancata , ft getlo fui morto corpo .
A CU' rrlf uhtmfhaci , e*l pianto e/iremo ,
E fconfolata die 'ri ultimt accenti ,
Po' che la pompa dd funereo rogo
E di doglia , e di pianto , e di lamenti
Me p^u.che d*altro honor ricca , e fuperha ,
Finita fu , la dijj^erata moglie
Col marito abbracciata fi fommerfe ,
Dicendo ancor con la gelata lingua .
Ah mr'^'fo Leandro : a la cui uoce
Ktjuono Inonda . ah mi fero Leandro .
Ninfe pietofe , ch'ai fanciullo amiche ,
E uoi lafciui , e pargoletti amori ,
che rotti gli archi aurati e le Faretre
'>ofbirate altamente il uojlro danno ;
A uot pur fi conuien ; piangete uoi
Conqut'fle due Otta la morte loro ;
S; , chioda il d lor uojlro il móndo tutto :
E coronftti di funerea fronde
Donata i corpi morti a fepoltura ,
Verche poj?in uarcar infìeme aggiunti ^
he nere , e torhid* acque di Cocito ;
E gir a t lieti , e fortunati campi ,
O pur nel bofco de gli ombrojt mirti .
E tu gran Dio del mar, che in molte forme
Ti cangi fior de f ufo di natura ;
\n qiièjle p^rigliofe , hornderiue .
Con la Ceihera tua canta il lor fato .
I L F I N E D E L TERZO
LIBRO.
;^ I M E S S E R
BERNARDO
TASSO.
L I B KO QJ'^KTO.
I VINF.GIA APPB.ESSO GABElIEt
GIOLITO D£* FERR^ARI.
M D L X .
ALLA SERENIS^^
SIMA MADAMA
MARGHERITA
DI V A L L O I S .
L RISPET-
to fi) la reueren-
, che (t dee
per infìnitijiime
ragioni hauer a yojìra Eccel-
lenza, m'hanno tenuto fijpefi
ij
4
t animo molti mefi ^ e fi jgo-
meritato y ch'io non mi fapeua
rifolutr y sio haueua da dar
fuori qmjìo quarto Libro delle
'Rjme mie fittola protettione y
e tutela del nome uoflro : dubi-
tando di non efierynon pur trop-
po ardito , ma profiontuofio dal
mondo giudicato \ che non con>
tento di tante gratie , e di tanti
fauori y che m'hauete fiattiy uo-
lefii ancora appoggiar fi4 tal-
tezz& del nome uofiro il r mere-
fceuole pefi di quefte mie hafie
compofitioni . ISluUadimeno
confiderandoy che la uoftra uir,
tuo fa y l^ale y ff) Angelica na
tur a per infiniti atti di cortefia
di Itber alita y e dì magnificenza^
che ujtate tutto dì ^ non filìam
ca giamai , quafi che ti far di
quefìi effetti ftauofir a propria
inchinatione y e'I fine doue mi
indirizzate gli h onorati uofiri
penfìeri , ho prefo ardire di por
ancor quefìo nuouo pefo ( per
molto che fafìidiofo fia)fu le
fpalie de la uofira auttoritày
con fperanz^y che non ui debba
parer grane con l ombra del-
thonorato nome uofiro di dar
fauore , e riputatione alle cofè
(tun uofiro humilif^mo feruta
dorè: ilche per auuentura tanto
maggiore farà la uofira libera^
litày quanto che quefie mie com
A iif
pojtttoni Pjauranno più hijogno
del mfìro fauore. V^erràdun-
ijue lieto più de glialtri tre que-
fio quarto Libro mio in mano
deglihuo?nim; tenendo per fir-
mo yche fiììdo u fitto con la fior-
t a di fi magnanima y e fiualo-^
rofitSignora yfitrà da ognium
per li meriti di vofira Eccelien -
za^ non per lifikoi , apprez^to^
e tenuto caro . E qui per più
lungamente non fafiidirla^ con
quella maggior riuerenza^ che
debbo y bafiiandole le mani^
fiaro fine . 'Di 'E-mail XX.
dOttobrcdel Lllll.
DELLE RIME
DI MESSER
BERNARDO
T A S S O.
LIBRO CLV A R T O,
NE LE NOZZE DI DON FRAN-
CESCO DA £ S T E ,
E N T R E <ìi c ento F/«-
mi altieri ^ e chiari ,
Con la faccia tranquilla
ilnran Tirreno
Vonde raccolte nel fuc UA»
feti- MjÌÀ7;/4«4 co gli bumor
^'"^ "^ faljt^ 0* amari ;
N e lidi pÌH rìpofti , e foli tari
Vartenope , col uolto almo , e fereno ,
Voflo a i uenti ueloci , a Inacqua freno ,
Con accenti dicea foaui , e chiari :
M ai fempre cafta , ^ amoro fa face
Ard*amhi i uoflri cor ; Gioue nel cielo
^l giogo maritai u* annodi, e leghi z
V dio l*alto motorgli honefti prieght :
Et ornVl mondo di purpureo uelo ;
ìndi il nodo riflrinfe amore , e pace .
A 1/^'
8 L ì B K O
NE LA MOB.TE DEL MOLZA
VERSI con Nrnad*^or fiiu ie^u/àtó
llTebro l*ondA jua torbida, e Jctira":-
EH Re de fiumi ahtero oltr-a mifura
Si moflri di dolor graue , e-tutbato : -
S cuoia le Jpalle l^Af perni no irato ,
Tal che ne tremi intorno ogni pianura ,
Po/ che colei , che i più bet flirti fura ,
DV fi raro intelletto ha noi priuato ,
P ianfe il mondo con lagrime di duolo
.1/ tuo da^not partire ; il Cielo allegro
Vefti di lucetnufitatail?oh:
E ?oeJJa con benda ofiura , e negra
Grido Mol"^ , oue uai ? dou*al\i il mio !
E lafci me col core infermo , ^ egro i
V drat tu ancora i miei noui lamenti
Keale , facro , imperiofi monte ,
che con fuperba , 0' honorata fronte
Domi l'orgoglio de più fieri nenti :
V dranlo i figli tuoi , ch^aki , e correnti
Lafciando a paro il tuo lucido Tonte ,
Scorgon le lor ricchel^e altere , e cont$
Per diuerfi paefi , e Tirane genti :
E le lagrime mie nel puro feno
Sen porterà il Tefin uerfo Leuante j
E^ pterfo rOrJa di Caltfìo il Kheno ,
E uiurà in quefii fajìi , €*n quefie piante
Quel fanto nome , per cui uiuo , e meno
Mita , la più dogliófa d*ogm Amante .
Qui,
uì , doue il uagoKhen piangendo porta ,
Kotto da i fajìi , le. fue piccioHonde ,
ìndi con poco corfo alte , e profonde
yerfo Aqutlon per ni a lunga , e dfjhrta ;
I 0 con la faccia ognìior pallida , e fmorta
chiamo H mio ben^che lgra Tirrhen m*afcon
Et hor con muti fapi hor con le fronde (de
Farle con uoce pur languida , e morta ;
E gridando talhor ?ortia , accompagno
La parola col pianto , e co*fofptri ,
che mt traggon dal cor pietà , amore :
E con Vamaro , e lagnmofo humore ,
che [calda ogn*hora il fuoco de martiri ,
Quejì^herme horride Jìrade 0* ardore bagno
S e la memoria del paffato bene ,
E la Jperan\a del futuro ancora
Kon con/oUffe il cor , cWadhora adhora
Vtagne le notti fue chiare , e ferene ;
Qj*cfit monti , (jjuei campi , e ijuelle arene ,
che con caldi fofpm infiammo ognhora ;
Héurebbon fior to già la fredda aurora
portar l'ultimo dì de le mie pene :
M à , mentre quella ti caro Lene andato ,
,CH)aueagia ricoperto un cieco oblio ,
Mi moftra ; e cjuefta le future gioie ,
C on Vali del piacer fuor de Virat»
Velago de martiri , de le noie ,
Al\o. quejìo mio ardente , e bel defio .
/
• o L I B El O
Q^uanta inuidia ti porto o bel terreno ,
Doue Sehetho con le lucid^onde
bagnando le fue riue alme , e feconde ,
Vorta il picciol tributo al gran Tirrheno ,
T u di fiori , 0' di fi'utti ornato il feno
Di non uijìe ricche\^ orm le fronde ;
1/ del in te cortefe ^ e Lirgo infonde
De fuoi dolci diletti il grembo pieno .
l n te fplende quel Sol lucènte ^ e uiuo ^
Sen'^'l cui lume , o/cura notte eterna
Hanno quefi*occhi lagrimofi , e rei ,
I- 0 fi-a quejì*'bermi monti , ouogn^hor uerna ,
Del bene , onde tu abondi , ignudo , e friuo %
Sfogo in noci dogLo/e t dolor mici •
Q^uì , doue il del la fredda algente Hetla ,
che fa Giunon gelo fa , honora ; e doue
Aquilone ad ognhora irato moue
Tempeflofa , o> bombile procella ;
D oue di duri ghiacci e quefla , e quella
Varie fempre fi uefie ; ù mai non piout
JJaere rugiade dilettofe , e noue ,
che fan la terra uerdeggiante , e bella :
A ccefo del mio Sol da i caldi rat
Ardo in fiamma amoro fa : e col mio ardori
E quefli ghiacci , e qtiefie neui Fillio :
F ortunato terren , porto tranquillo
De le tempefle mie , quando fie mai ,
Ch'ogni tua herbetta inchini , ogni tuo fiore ?
N oni jra cjuefte felue arhor , ne frondài
Vraquejì intontì folttarij fajfo
D^ogni nohil penfier fìpriuo, e caffo ,
che d*amor non mi parli , e non rtjponda .
Q^uefì^ombra eterna , e queflà horribtl*onda ,
Che con fi gran romor cadendo a baffo ,
Terma per tema a peregrini il pajìo ;
E fa Vacqua del Kheno alta , e profonda ,
A ccefa del mio amor leggiadro^ e chiaro
Ha preja qualità nouà , e gentile i
E depojìo Gorgoglio , e la jìerel^a ,
P enfia qual è*l mio ardor , qual la belk'^à
' De la mia donna , o nobii fioco , e raro '
P/« d*aUro dyarda fira'l mar d*lndta,e Thile,
S gombrera Signor mio quel raggio ardente
De la uùftra uirtù la nebbia oficura ,
De la maligna uofìra empia uentura
E farà più che pria chiaro , e lucente ;
N e uento auuerfo mat farà poffènte
Di turbar l*aria criftallina , e pura
Del uoflro honor ; benché nimica , e dura
fortuna ut fi moftri affai fouente:
A nZi col legno del uoflro defio
* Solcando quefìo Mar fiero , e turbato ;
chiuderete la uela m queto porto ;
E più benigno , egratiofio fato
Veltce al terren uoflro almo , e natio
V/ tornerà , per camin piano , e corto.
A yf
M entre qu?fl*Qnda ir Ma , etempeftofa,
CÌì ^uftro col fito furor minaccia , e premei
Più de l*uJato ajjh/ s*inal'^ , e freme ,
E Ha ogni Ninfa fu^ nel fondo afcofa :
uefi*anima di uot uaga , e bramofa
Nel profondo del cor fofptra , e geme :
Indf aiutata da la fida fpeme ,
tdfcja il mortai , com*mfenftbil cofu :
E con Cab d'amor uolando a paro ,
A»^/ pm prejla d^ogni uento , uiene
A fììoi albergo d* ogni mio diletto .
K accQglietela uqì nel uvjìro petto,
ferche non erri in cjueli^tncolte arene
, tonte de piacer mi et lucette ^ e chiaro.
f aUidagehfia , ch^a poco A poe$^
?a/]ando al cor per non ujate uit ,
Adtiggi ti fior de le Jperan'^ mie ,
E*« amaro dolor giri il miogtoco :
P erche copri dt ghiaccio ti mio bel foco y
E le paci di guerre ingiufie , e rie ?
E mi fai Idgrtmar la notte e*l die ,
Ond*w lajjò fon già languido , e roco ì
T u col ueleno tuo Jp^^gf di forte
Ogni dolce d*amore , e rendi amaro >
che non è più piacer , che mi conforte »
O nodrita con Vodio a paro a paro
Ne Vo-nde dt Cocito , e con la morte »
Per te fola a morir uiuendo impara *
CV V A R T O. ; 1 j
M entre Qermania , e'igrand^huguflo arniaSo^
Signor, e per la fede , eper l*lmpero
Con leger, ti del Tebro , € de Hhero
Vanno di f^i^igue human moUe ogni f rato %
T al che non mai tWjlro fuferho ufato ^
oltraggio [ente , e doue prima altero
N* andana al corfo faci furo , e leggiero ,
Hor porta Vonde al mar lento , e turbato :
N (H in dolce d^amor grato diporto
\ iuiamo i giorni qui feftofi , e chiari ^
Sénl(a cura prouar grane , o molefla .
C ofi*n (juefla del mondo atra tempefla ,
Senl^ cercar errando e terre e ^ari
Sorgeremo con ia natte in queto porto •
DONNA gentil, tant'è il f attor, che piottt
Da bei ttoflr*accht in uarte forme , e care
$our*ogn^ anima amica di uirtute ,
Ch*a t ciechi ingegni ,€^ale lingue mutt
De le uoftre belle'^e altere , e rare
far parlar cofe gloriofe , e noue .
Però sba dir fi mone
Si baffo Ti ti dt tanCalto fuggetto ,
; uoftra uirtìt , ch'a cto mi Jprona*
Che fe quel ,(;!>€ ragiona ,
Me(^p , ridir fapejje intelletto ;
Accenderei d^amor , e di defto
Qual Angel lieto è piu uictno a Dio.
O echi dunque , oue amor alberga , e uiitt %
Mentjre nel foco de bei raggi uoftri
14 LIBRO
Vurgo la mente d*ogni penlter mie,
Verche dopo miWanni Hidajpe , e Thtle
Senta cantar ne miei utuact inchiòfln
Di quefla Donna le bellel^e dine ,
Volgete a me le uiue
Vojìre luci , da cui Jplendore , impari
A uolar per lo C/c/ candido Augello :
Ma fe inocchio dt quello ,
Che fiorge in un momento e terre , e mari ^
Non uede tal belle'^a in alcun loco , - ^
che potrò dir di lei , che non fìa poco ?
V ur io diro , che queTeterno amore ,
Cba fatto tante cofe adorne. , e belle :
E Tebo ardente , e la Luna gelata ,
Ver farui foura ogni altra alta , e pregtatd
Sotto il fauor de le più ricche Tielle
\*aperfegh occhi in quejlo ofcuro horrore 5
E dt tanto ualore
Orno la pargoletta anima uofira ,
che del frale , e mortai hmbra non ualt
A celar immortale
Voflra beUe'X^a , an^i di fuor fimoflra .
Come in Crtjlallo chiar Kofa uer miglia ,
Veramente di Dìo fattura , e figlia .
D a indi in qua fi fe la terra lieta ,
Tranquillo il Mar , IWre f ereno , e chiaro :
E le cofe pigliar forma , e uaghe'^a :
Da indi in qua umute , e gentile!^ ,
Cajìitate , O* honore d mondo ornaro ,
E la uttà torno gradita , e queta ;
N« for"^ dt pianeta
Maligno , può turbar il nojlro beni 9
Q^V ARTO; fi
Mentre tanta beliate orna la terra .
Tal fi rinchiude , c ferra
Valore entro le luci , alme , e ferene ;
Ch\d lor [amo apparir fugge leggiera
D*ogni noia mortai la lunga fchtera .
I n uoi donna B^eale , in uot fi uede
La Tirada d*tr al Ctel dritta , e fecura ,
Già tanto tempo pria duhhìofa , e corta :
. Con la Hofira honorata , e fida fcorta
Si può ne Vampio albergo di natura
Salir con fuldo , egloriofo piede j
\ndi df ricche prede
Carco , tornar ad arricchir il mondo ,
Mofirandoglt il guadagno de heatt ;
Onde pofcia infiammati
Di queWamore a nuU*altro fecondo
Gli huomini , e tolto da lor lumi ti uelo ;
Si uolghan lieti a rimirar il Cielo .
D a uoftr*occhi ueder parmi tal*hora
Vn^Kngelnuouo ufcir uago , ^ adorno^
Il qual con harmonia dolce , e diurna
Cantando dica ; a quefia pellegrina ,
che con la fronte fua ferena il giorno J
E co be piedi le campagne infiora ,
Mortai uolgete ogni hora
La uofira uifia , che uedretein lei
Quanto di bel può far natura , ^ arte ;
E quante gratie J]>arte
Turongiamai nel B<egno degli Dei ,
Con tante altre uaghel^e uniche , e radei
che potran far perfetta ogni beltadc .
M ale foaui angeliche parole ' .
tS LIBRO
che con tanta, dolcel^a e/con fouente
Da quella bocca di perle , e di Kofe ,
Tutte l'alme gentili j ^ amor afe
Inuitan feco al uerace Oriente ;
A JpeccJiiar/t ne rai del fommo Sole ,
Dicendo ah<f ; cfual uuole
Al'i^arfi a quel piacer perfetto , e ueró
La doue il gran motor Vhore dtjpenfa ,
De la mia fiamma accenja ,
Mandi a uiuer con meco ti fuo penfiero :
che da hajìt de/ir purgato , e fcioltQ ,
Vedrà del celefle il proprio uolt& .
A Ix^t Tebro fftperbo , ai\a la chioma
Da le tue rapid*onde , e di corona
Cintriti ìihonorata altera fronte :
che fe pur utde ogm tuo [acro monte
G^d d'ifìro trionfar , e di Garona ,
Vinta la Branda , e la Germania doma ,
Hor ua fuperba ?^oma ,
£ di tanta beltà lieta fi uanta ,
Tornata a i pregi , ^ a la gloria antica ,
E par , ch*allegra dica
Hon fu per tempo alcun mia gloria tanta ,
che feH mondo col ferro altri ha conquifo ,
Quefia la terra , €*l Ciel , col fuo bel utfo .
$ acri intelletti , cl>e poggiando andate
Per le ftrade del Ctel celebri , e foli
Inalbando U fama de mortali ;
Poi che di gir tant*alto hauete Vali ,
C^e calcate co i pie le Tielle , e i poli j
te lodi di cofìet dolce cantate
Tal , che futura^etate
Non
V ARTO. ^ f 7
No» Ita > che non l'inchini , e non V^dori
An\i erg^ temfi a fita ferf et m gloria , .
Otie a dolce memoria.
Cintile tempie odorati ftori
Cantino ogni hor le Ninfe , e i facerdott .
Il nome juo con preghi aiti l e denoti *
C anXon , (e brama alcuno
Saper il nome de la Donna mia ,
pi;dat fette miracoli famofi ,
che fempre gloriofi
Il mondo orm'Tgha rmll€lHfiri fepria.^..>
prende il nome cojìei , non men di Iqtq /
Hiracolthiaro dal mar Indo al Moro .
DE H perche tolto a queflo Cielo hauett
La luce de uojlr'occhi alma , e gradita
Ch^ feà col fuQ Jplendor Vherha fiorita y
E le campagne dilettofe , è liete ?
S e più d*ogn*altra bella , e ricca feti
Degli doni di Dio , perche romita
Togliendo ciò , che altrui da gioia , e ulta ,
in Jilitaria Ceka ui chiudete f
N on doaa ti lume al Sol quel $ole eterno f
Ferche luca a fe fol.ma perche giri ,
E renda il mondo allegro , e*l Cielo adorm 5
N e uoi fe beila , perche hauendo a fcherno
chi jparge ogni her per uoi pianto , e fijpiri^
Chiiidiau in fofco ^bprgo il fuo belgìoX^o .
iS L I B R. O
STANZE DI LONTANANZA.
SE ben di noue Helle ardenti , e belle
Ti cinge il biondo crin lieta corona ,
Mentre a diporto in quejie partp , e*» quelli
Vai con la uaga figlia di Latona ;
¥ur tracce/ero ti cor ì* empie faceìle
Del fiero Arder di Gnido , onde ne ftiona
Ancora il lido , e l*arenofa J^onda ,
QheH mar di Creta mormorando inonda .
F ofli amante , compio ; compio f^argefli
Lagrime di dolor calde , c^T* amare ; •
E con accenti dolor ofi , e mefli
facefti del tuo duol pietofo il mare ;
Teco uoglio io parlar , teco ; e con qttejìi
Duri lamenti miei , uoglio sfogare
V interna pena , eh* ogni pena auan\a
De la mia lunga , e dura lontanan\a «
T u pìagneui il tuo amor* , io piango II mio ;
Ma tu piagneut un fuggitmo ingrato ;
Ii> cagion del mio duolo acerbo , c no,
1/ ben , che uolontario ho già lafiiato:'
Tu del tuo amante ti lagnaui , ^7* i^
Di me fieffo mt lagno , che Jpietata
Con q'4efia cruda amara dipartita
Ho perduto il mio bene ,eU mia ulta ;
Q^V A R T O. 19
V ita de la mia ulta egli è pur uerO y
eh* io uitto fenl^ uoi m 'tjero , e folo ,
Se non quanto con l*ale del pen fiero ,
fien à*arde<itedifio tn^ inalbo a uoloi
E uengo per dritt'fìimo fentiero
A ifogar uofco d mìo angofciofo duolo .
lAa fi breue e la gioia fi fugace ^
olì* IO non Ì70 col difio tregua , ne pace ,
O ime dou^è^l mio hen ì dou*è*l mio core ?
chi m*a/'( onde ti mio cere f e chi me*l toglie ?
Dunque ha potuto fi)l dtfìo d*honore
Darmi fera cagion di tante doglie f
Dunque han potuto in me più chel mio amore
Amhtttoje , e troppo lieui uoglte f
Ahi [ciocco mondo , e cieco , ì}ai cruda firte ,
che minifiro mi fai de la mia morte .
M orto fon io , perche dal dì , eh* a i rat
Del mio lucido fol riuolfi il tergo ;
Mifero da quel dì , ch*io ui lafctai ,
Stato fon di martir perpetuo albergo ;
ÌAortó fon a i diletti , e uiuo a iguai ;
Che*n dolorofa pioggia io Jfargo , e uerg9
Da quefti infermi non occhi , ma fonti ;
che fur ne i danni miei s^ingordi , prontL
»to l i b k o
E urne de gli òcchi miei chiaro e fereno ,
Albergo del mio cor altro , eletto ,
Vedete fen\auot qual porto il feno
Hurnido fempre , e rugiada/o il petto ;
Qual fen\a mi , di dogi a , e ^ amor pieno
Sojpiro ogni bora ; e perche il più perfetto ,
E bel del corpo mio con uoi ft uiué ,
Qh*io fon ombra di quel ^ che parla , e fcrtue
O mhra fin di colui che mai non parte
\ Datbel feren del uofro uago uifo y
Di colui ( lajfo ) che con uoi comparte
La Jperan^a // timore , // pianto , e'I rifi ;
Di colui , che non ha fi cara parte ,
che non fia uoftrn , e che da uoi diuifo
'Egli è pur uer , de l* empio amore in ira
Scn^'t iJj:no uital fi moue , a ^"<* •
A /;/ di/}>it>t aio amor \ come confenti ,
Ch*io meni uita fi penofa , e ria ,
Solcando un*ampio mar d^ajpri tormenti
Per cofi lunga , e perigliofa uia ì
Deh perche fiato di benigni uenti
No» fofpinge la fianca naue mia
Si , che dopo un camin fi lungo e torto
Vojfa chiuder la Vela in queto porto ?
Q^V A K T O. ir
l a fcorgami deftin emf^io , e rapace
Dou€ l*Or/a del Cielo ti mondo agghiaccia ^
doue Vebo con la calda face
Arde del bel terren la uaga faccia ;
Che^l nodo fi rifhetto , e fi tenace
CÌ7e*l uoftro col mio cor Siringe , alldccta.
No» fia mai chi rallenti , ò chi dtfcioglta ,
Mentre haura uerde alloro € ram , e fogliai.
^ ojlro fui , uoflro fono y e faro uofìro
IBm che uedro quejl*aere , e <juefto Cielo i
\ Ut prima Jaran le Perle , e L'Oflro ;
j Negre , ^ ardenti fan le neui , elgielo^^
Che*l tempo fpengamat quefi*ardorn'ofifiù!
Ver cangiar cima , o uanar dt pelo ,
An'^ frefierà fempre il mto bel foco ,
Quanto, of^dro pi h cangiando etate , e loca^.
orto de miei dèflr ^ qualhor d* intorno
Vola il mio bel pen fiero a i uojìrt lumi :
Poi che p^r far con uoi dolce foggiamo wu! J
\arca tante montagne y e tanti fiumi f vii
Accoglietelo beta , c con adorno \ \ \.'7
Affetto dt pteta : onde r allumi - ìA
La fiamma del defio dolce , e gen tile ; }
Tal y <he'l uoftro fi mofiri almio fimile\ .\
tt LIBRO
A c cogli et el pi et 0 fa ; e*n me'Xp a quella
De Palma uojlra albergo alto , e lucente |
Ne/ faggio più [curano , e nel più hello , ^
Doue Joggiorna ogn'hcr la uoftra mente ,
Kiponete l*affi '^tto ; e come augello
Gradito a cajìa uergine , fouente ,
Togliendogli ogni cibo amaro , egraue ;
^afcetel d*un f tacer dolce ^ e /oaue .
Qjtefto faguidetdon gentile , e degno
De la mta pura , tnwolahtl fede :
haqual non tinje mai macchia , ne fegno ,
Ne mondano accidente opprime , ò fiede ;
Mtf , come horrido monte a Pira , e fdegno
Ifogni empito del C/e/ tien fermo il piede ;
che dopo morte ancora in fepoltura ,
Ojferuata ut fa candida , e pura •
ÌAa foUe IO fpargo le mie uoci al uento ,
E non rr^ accorgo ( ahi àif^ietata , ahi fera )
Chaigia chiufigli orecchi al mio lamento ;
Et uat con Vaìtre sìelle in lieta fchiera ;
\apur felice , cheHtuo puro argento
No« copra nebbia mai torbida , o nera ;
ch'io tlaro in qupflo loco hermo ^ ofcurs
h piagner il mio fato accerbo , e duro .
Q V A a T O.
C adea dagli occhi belli altra mifura ,
che con la luce lor /eretta , e uiua
Kendon tranquillo ti mar , uerde ogni riua
Acqua di doglia criflallina , e pura .
C ajltta , che di lor fidata cura
Tiene ad ogn*hor , come di gioia prtua ,
A lagrime fi belle il grembo aprtua
Ver porle ne tefori di natura .
H cneflà , leggiadria , uirtù , honore
Viangean con loro in ft dolce concento ,
Che*l Sol d'inuidia , e di pietà fi tinfe :
E fe non che prudenza ilduol refirinfe ;
E Tiagno l dolce pianto in me\o il core ,
Viangea il fuo danno infiem e ogni elemento.
G tacon le chiaui d'or le porte apria
Giano del Cielo , e con le treccie bionde
Qtial di fior coronata , e qual di fronde ,
Vhore dmanT^i al Sol prendcan la uia :
H ejpero [corto a la gran mandra hauia
La fua sleUata greggia , e fuor de laonde
Utraua ilnouo dì foura le /pende
Il Gange con fua lieta comparrnia ;
A Uhor che ti fonno , che'n fi dolce gioia,
Tenea l'anima mia , /piegando l'ali
A Vhumi d'antro fuo fece ritorno .
S parue (eco ti mio bene , onde tal noia
Mi piagl ri cor di colpo afpro e mortale ,
C hauro matfempre in odio , e luce , e giorno.
t4 ^ 1 B R O
neldT natale de
L'IMPERADOR CARLO V.
APRA mai fempre la purpurea aurora
De la ricca fenefira d*Oriente
Qtteftcy giorno più chiaro , e più lucente
Ty^ogn'ahro , dì che il Ciel pinge , e colora :
E fìa mai fempre fortunata ogn^hora ,
che l'accompagna , e fefìofa , e ridente
Vorti face a le fiere ,^ala gente ,
Ad ogni co fa , che qua giù dimora .
C he in quefio lieto di felice nacque
Sotto jl fauor de le più deflre fielle
Vmuitifìimo , e facro Carlo huguflo :
A cui s*inchineran la terra , e tacque
Dal freddo Scita, a VEthiope aduflo ,
Sotto a cui fioriran le cofe belle .
S ignor s*a quella uoflra illuflre , e rara
\irtù , che come fol luce , e rifplende ,
Tortuna inuidiofa non contende ,
Troppo più del douere empia , auara :
V Pggio la uoflra peregrina , e chiara
Vama , uolar ouunque s*ode , e*ntende
Humana uoce , ouunque il dì s^eflende ,
E le tenebre noflre apre , e rifchtara :
V cggfo la uoflra uenerabtl chioma
Dt quel Kegno maggiore adorna , e bella ,
Chonoran gli alti ìmper adori , e i Kegi :
T al che più che gì amai fuperba Koma
Tornata a i primi honort , a i primi pregi ,
Coderà ancor la fua benigna Stella*
A LA
Q V A R T O* 1 y
A LA SIGNORA HERSILIA.
OD'inttera Jionejìh tempio honorato ,
Cortefe alma gentile ; a ìa l ui gloria
Vene una colta , una uiuace Jyijìoria
Ogn ingegno /aerar chiaro , e pregiato :
1 Icutnome fouran cantra Strato
Tempo y contra la morte haurk uittoria ;
D/ cui perpetuo ogn*hora andrà numoria
Dal caldo ardente Volo , a lagghiacciat ) :
S* to poteJÌ*ina!ì>iarmi al {acro Monte,
Oue Eternità tiene i.lgouerno ,
E mi poggi ajle Pellegrina , e fila ,
F arei cofe di uoi cantando conte ,
Ci) ouunqu* manzi al Sol l'aurora uola ,
Ogni loda d*altrui s*baurehhe a fiherno .
A T I T I A N O.
BE N potrete con Vomhre ,e coi colori
Dotto Vittor rafimigltar al uero
Quella beltà , ch'ogn'ijor col mio pen fiero
Via ptu bella ping*to fra l'herbe , e i fiori :
M a quelle gratte , che t più freddi cori
Rijcaldano , onde amor ricco , altero
Stende le braccia del fuo dolce impero ;
Opra non è di chiari alti Pittori .
S e potefte ritrar quel rifo adorno ;
Q«e/ girar de begli occhi honejìi , e fanti ,
Ch*ogni rara beltà fan parer uile :
Q on pace fta d'ogni Pittor gentile ,
E Jlatue , e tempi al uoflro nome intorno
Erger ian lieti t più cor tefi amanti .
B
t6 L I B R O
t e chiome d*or , che tante uolte han date
Mille pahte in un di ; mUle Trofei
hl\ati al Dio , che de miei lunghi homei
( ) moflra c^haner poca ptetate 5
H ai*€ua amor dt propria man /piegate i
A Itter de la uaghe'^a di ccftei ,
E mirando tMor ne gh occhi bei
Sojptraua , e piangea tanta beliate ,
E mura ( dicea feco ) ogni mio horiore ,
Mentre \ngelo fibeluiura fra noi ;
Et io faro dt ^rido alto , e gentile :
S pento che fe d*ogni helleT^a il fiore ,
Kimarra quejìo m ndo o/curo , e utle ;
ondato uogUo mortr negUocchi fuoi .
AL DVCA DI VRBINO.
HO R di uojlra uh tute oggetto degno
\*apparccchia fortuna empia , e molejla ,
che con ofcura , c3r horrida tempefta
inondar tenta ogni Latino ?^egno :
H or uarchera la fama uoflra ti fegno
Dt quegli antichi , che scornar la tefta
Vi più corone , e n* andrà beta , e prefla
Oue di tanto al\arfi ogn"" altro è indegno :
P oco al uojìro ualor era le Jpalle
Hor far uolger al branco , hor a l*ìbero
Col fenno , e con la mano ardita , e forte ;
S e non uapriua a maggior gloria ti calle ,
Onde uincefte la feconda morte ,
1/ popol dì Afa , e l'Oriente altero •
Q^V A T O .
AL M E D E S i M O,
LARGO c4mt>o di gloria , oue potrete
Vagar co* piedi de la wrtà mftra
Inuittijìmo Duce , a mi dtmoftra
Vauaro tempo , ch*ogni cofa miete .
K uoi conuienfi le fue Sìrade liete
Calcar co piedi , o felice età nófira ;
che con Cantica fildi pan gioftra ,
Ver uoi ; eh* albata a tant^honor Vhauete .
3 ia d* Africa , e di Francia ti Tebro altero
Carchi di ?alme ; dt Corone , e d^Auro
Trionfar Cefar uide , e l'Africano :
or uedran l'onde d* Adria , e*l bel Metauro
VApa ttmta da uot dar ut la mano :
E fottoporji al gran Veneto impero .
A LA REGINA DI FRANCIA.
OD E le riue d*Arno altiero honore,
A cui ferbar foleano i fiori , e Pherbe
Onde ne uanno ognhor ricche e fuperbe ,
Hor del gran Siegno Franco almo Jplendore ,
V Ita Regina , del cui gran ualore
Ben degno fia , che la memoria ferbe ,
Mentre haura cure amor dolci, et acerbe
VEternità nel fuo tempio maggiore •
0 non ofo dt por la bocca in Cielo ;
. E cantar roco Corno i pregi uofiri ,
Del cigno più gentil foggetto folo :
4 apur { qual to mi fia ) conuten , d e moftri ,
Queft*ardente dtfio , che dentro celo
Spiegando i debil nanni a fi gran uolo .
1 8 . L I B R O
AL SIGNOR LVIGIALAM AW^ I .
V
O I , : che cercate i campi , ampi ^ aperti
L«/^/ , pieni di fiori , e di frutti
De la Vilojojìa , che già per tutti
Spatiate per /enti er /ecuri , e certi :
D itemi , come per li calli me erti
Di queflt irati , e tempeftofì flutti
Leghi il miopicciol legno a i lidi afciutti ,
A/ Dio del mar i panni humidi offerti :
C io non fon Thifi, e già debile , e fi' ale ,
Kotta la uela , e i remi , è la mia barca :
E rhorrida tempefta ogn^hor l*a/faie .
S e non d*ogni mio ben grano fa , e care a ,
Sommergerà ne laonde il mio mortale ,
Dal mare aperta , e de le merci fcarca .
AL SIGNOR SPERONE.
S P E R o N del mio ingegno unico Duce ,
che da la sìrada più fallace , e torta
Lo Tiin?auete , e la mia penna fcorta
A quel fentier , che Vhuomo al del conduce ;
on fen^a uoi , qttal cieco è fen'^a luce ,
Ch^andar non fa fen\a la fida [corta :.
E fe pur mone il pajfo, ti pie lo porta
In uno Ahiffo , oue mai fol non luce ;
qual querul* Augel fen\a compagna
Lungi dal Nido , e dagli amati figli ,
eh* a tutte l*hore fi lamenta , e lagna :
onfolatemi uoi con quei configli ,
che dar altrui folete , onde non piagna
E notte , e giorno i mieigrauofi es-figli^
O;
Q. V A R T O. if
A LM T A L I A .
Oli A L gran Re de TranM in ogni nud *
De tuoi fiumi Kegali Ualia bella
\n ricco Aitar* yu" più d'una faceìla
hl\ila fiamma fua tremula , e uiua :
0 gni tuo chiara , e dotta penna fcriua ;
Canti ogni pura , e cafia Verginella
Del tuo Ltheraior la gloria : ond*ella
A par del Cielo , e de le Tìelle uiua :
1 L giogo porta al gran tempio a lui facto ,
CheH colio t*ì)a fi duramente offefo i
E quello a pie de la fua Tiatua appendi :
G ridando ; o magno Herrico , io ti confacro ,
De la mia feruitute ilgrauepefo ,
Lieta , e felice : e tu benigno il prendi .
A L A ,M E D E S I M A.
ALZA Italia dolente homai la fronte
Qal uafio gorgo de le tue ruine ,
Et ornati di nouo il biondo crine
Di perle , e d* oro , e le bellel^e conte .
E rgi fui dorfo d^ogni tuo btl monte
Vn tempio grande yche col del confina
A cui non poffa dare il tempo fine ,
Mentre haurk notte , e dì queft*ori\onte :
O ue VEternitate intagli , e Stampi
Del tuo liberatore il nome altiero ,
E tutte le fue glorie ad una ad una
S I , che l*tra e*l furor del tempo [campi
Il magnanimo Herrico ; e la fortuna
Sopra ti fuo chiaro honor non habbia ìmpeti .
B iìj
3^ L ET k o
NE LE NOZZE DEL DVCA
HORATIO FARNESE.
SPIRAVANO le faci aurate , e bionde
ìntoirmodor ^ Arabo , e Sa beo ^
E chiamando le \ergim Himeneo ;
Kijpondean Himeneo di Sena l'onde 5
uando le Parche a cjUeJli dot feconde ,
che già cantar di Theti ] e di Peleo ; ^•
incominciar , hoY ch^ogni ajpetto reo
Vi maligno Vfaneta fi nafconde ,
C cncordta , e Caftita Tiringete il laccio ,
Ch*aggimgè quefìa coppia alta , e fouranà : ^
Si , che pérpetm amor wua fra loro •
R. ife Groue nel Cielo , e Tiefo il braccio
Sparfe con larga mano fi ftto teforo :
Er Uoratio fono l'aere , e Diana .
NE LA MOEITE DEL D VCA '
HORATIOFARNESE
ODI patria , e di nome a Im , che'l morfo . ,
Pofe a Tofchi fimile , ahi dì a gran tort^
Il primo honor Komam e teco mort&i " ' '
E mi perdoni la Colonna , e ?Orfo^ ' * * * "'^^
A hi come foflo a le tueglorie'tl corfo ,
che per gran meraviglia in tempo Còrhf
frangia gite da VOccafo , a l'Orto ' ; '"^'l
TroHcàt'ha de le Parche il duro morjh •
S penfediKomail tuoualor ladoglia '
yiuace , e falda ancor , de morti figli ,
che tante opere fer chiare , e leggiadre :
H or de la n^rte tua l'hanno gli artigli
Si lacerato il cor , non pur la Jpoglia ,
che ne morra la fconjolata madre .
<ì V A R. T O. 5>
PÈH LO MEDESIMO.
aV A N D o Tìnuido fato al\o la mano
^go di por tanto ualor [otterrà ,
forfè per non ueder di nouo in terra
Vn Pirro , un Aleffandro , un Africano ;
T renio non fol d* Italia ti monte , eH piano ,
Uà y quanto l*Aufrro , e VOrfa fredda fernt ;
E teme'l mondo dt perpetua guerra ,
C/pe (igran fegni il Ctelnon moftra in uano .
A hi di morte predace acerbo Tirale ,
Il grande Horattohai Jpento , e Jpento fec9
Del Biomano Jplendor la fiamma ardente :
P iangalo pur ogni Latino , e Greco ,
che non fPa fi gran danno il duolo eguale ,
Verche lo pianga ogn*hor POrto , e*l Ponente .
PER LO MEDESIMO.
PERCHE moftrar tanto ualore al mondo i
fi raro ben farlo beato ,
Inuido , auaro , ineforabil Fato ,
Ter r iter loti pofcia il dì fecondo ?
N on miete lì grano dal campo feconda 4
1/ Vtllanel nan\i del tempo ufato :
Ne de fuoi Pomi a Varbufcel grauato
Toglie j quaìid*anch*è acerbo ti caro pondo •
E tu crudel nel ptu bel fiore bai colto
Il frutto di molt*anni , epofio m terra
Valto foflegno del nome l atino :
P ortaB^oma dolente bumido ti uolto^
Negletto ti crine ; il capo ba/Jò , e chino ,
Tot che tanti tuoi fregt un*\rna ferra .
fi iiij
n I' . I 3 R o r
P ,E R L^O:: M f. p E S I M o .
P/W bel di cjiuel d' AuguJìo , e iftìadri^m ^
Sul darfo deltua mbd Va.tìcam ;
O i/e/ «oo«/e Auet}tino y 0 del Tarfeo ;
O «e ycii/to fimoflri ilcaforeo, .
: PÀ HM^ft<^ inuhto CiiuaRUr B^omano.,
che col fenno y,col core , e con la mano
JT ant^qjire iHuJItì ^ e glorio fé feo ;
C 0» una. inferi ttton , bxei^e.carme
Dica: quefi'Vrna il grande Morati Q ferr4 .
Per /^t ctiiglorta il mondo i picml uafi • , ^
M or t* acerba il rapio, perche la terra
Superba non hauejjeil Dio de Tarme ,
Onde ne foffè il Ciel priao rimafo .
AL, D 1 O D Et SONNO.
^^fi!^br^ > che gì dm ai non uide il Sole
QualVììor a mc'^o fl Ciel mira ogni cofa ,
/ folti rap^i^'un^Mirteto ftfcojà ,
Col letto piett di calp^ , e dt uiole ;
D ou^ungatrulo Dio flUgna, , ^ duole - ,
Con ronda clitara , che non tiene afcofa
VAr^na pi^ii i eh* una purpurea Kofa
Lucida yetr<i.^, e trajparente fuole ,
V n pouero ?<£kf}or , cìf^altro non haue ,
Il facrao hello Dw deda quiete i
Dolce ripofo Àe V in f ernie menti :
S e col tuo fonno , e tranquillo , e foaut
Gli chiuderai queft'occhi egri^ e dolenti ,
che non ueggQn nì^^} cofe allegrer ò liete .
a V A R t o. j j
AL SIGNOR LELIO CAPILVPd.
CRESCE Lelia ad ogn%or Virale l*orgoglio^
Di queflo tempefiofo , e fiero Uerno
Del Ynto deflmo ; e ùento humido eterno
La[]o mi fp^^g^ ^ forila , o u^ir non uogUo V
L *oncla. s^inal\a al Ciel del mìo cordoglio ; •/
che conjl^lio ■> e ragion fi prende a fcherm^
E chi del legno mto fede alg»uerno ^
Teme d^ttrìar in qualche duro foglio : '
fra tutti gli amici a me il più caro ; • O
E con pace d*ogn*altro il pm fedele ,
Sempre un-tjhffo in ogni mia fortuna ,
P . o« la mano al Timon ; ch*aròort , e uele '1
Già fprel^a la tempefta horrida , e brnna ,^
Ne contea lei trou'io.jcbèrmo ^ o riparo . /
PER LO PRIOR DI CAPVA.
Mknda ?adredel Ciel ptetofo in terra' O
0/ mono un Efculapto , un Macàonk « '
Per dar uita , e falute algran Leone ,
In cui tanto ualor fi chiude , e ferra .
N on uoler por Signor con lui fott erra - : ^1
La ùiua Jpeme di tante perfine : ^
Odi , che te ne prega krno , e Mugnone ,
E con le palme aggiunte a te s* atterra
G h^udremo poi cantar lieti , e denoti
Con utrginelle noci i fanciuHetti ;
La gloria del tuo nome alta , imvtenfa»
E più d^ un lume , e d*una face accenfa ' O
Xeirem per hcmr tuo ne tempi eletti ,
appendcr\in alto i pmì noti .
a IP
NE L. A M O R T E D E L
P R IO R DI C A P V A .
TKoppo per tempa omor te mpia ^4 predace
Hat attentato A tuo funereo Tir ale ;
Per piagar con un colpo ajpro , e mortale
HdValme , che per lui fperauan face .
V ccidejli il Leon forte , e pugnace :
Per far a tutta ìtalia un dannò tale •
Ne fo fé un altro di uirtute uguale
ì^^haueraH mondo mi fero , e fallace ,
uel , cV?4 domato le rahbiofe Strti ,
E del fuperbo mar gli horridt moftri:
E fra Scilla , e Cariddi ito è fecuro ,
T u morte hat morto ? ahi fatto acerbo duro-
Quando mai fia fra tanti chiari Jptrti
\n , che rrfiorar poffà i danm nojlrt f
O più prefla a predare , e più leggera
C/ò c^ha*l mondo di buono e di gentile,
che non è Ttgre manfueta fera ; -
Ne7 pìurapace Sugel Colomba humile ,
M or te crudel , morte importuna , e fera ;
Ha tndegn*era d*huom tanto il mondo ttile
fero iha Dio chiamato a l*a!ta Jptra^
Per farne un (egno a quel Leon fìmile .
O H^hora alberga il Sol , perche fi fplerda
'La fiamma del fuohomr , cjuafi una TlelU
La sù , come qui l'opre alte, et ìUuJìri ;
O nde ti fuo efempto di uirtute accenda
Ogni leggiadro fp^rto , cgn*alma bella ,
Mentr* Laura lieto Apnl Calta y^ttgufiti.
Q V A R T O. M
A LA FENICE.
n
VIVACE ^ugel , che ne P Arabia nafii
Oltr^ogni di natura ordine , e side j
E d: purpuree piume , e d*un monde
Del più fin*Oro d collo adorni , e fafci;
C he fol d* Ambrofia ti nudrtfci , e pafci ^
QuafI com*h7tbbi ogn*human cibo a uile ;
E pm d*ogni altro uago , e più gentHe
Dopo la fefta età muort , e rniafci :
E fui tuo nido j che d'intorno (pira,
Tutti i fodui , e pretto/i odori ,
Le proprie ejjequie col tuo canto fai :
T H fra gli Augelli fol , cjuel Sol che a/pira
Con la tua \njegna a fempiterm honort ;
Compagno eterno ne la gloria haurai .
A MESSER BASILIO ZaNCO.
DOTTO Cult or de l*tì€liconio monte
Tanto ad Apollo ale Mufe caro ;
Quanto quel , che con carme eccelfo , e chiaro
Ct feo di Troia le gran fiamme conte :
M entre folmgo mille oltraggi ^ ente
fai a la morte , al tempo inutdo auaro ;
E col tuo canto , e flil canuto , e raro
Al pregio d*ogni honor poggi , e fvrmontc ;
I 0 per irato pelago , ^ ofcuro
Ot r^a fortuna^ in dtfarmato legno f
Errando uo , per ritrouare il porto :
F ammt ^afilio tu , del lido accorto ; . O
Col uiuo lume tuo mojìrami il legno ;
$i ^ xhe ueggia 0H*€ntrar pojfa Jecuro ^ .
i6 LIBRO
PER. RAFAEL D*V-l?.BINp.
OD.i nomé:t^ifigegnff , €]dt natura
Vero angelo del Otl , cut fra i migliori
Spirti , che col pemllo , e coi colori
Ver dolce un tempo oltraggio a la natura ,
L ^eternità , cJje del tuo nome ha cura
Ha dato^jl primo loco ^ onde t^honori ,
E ferdunimmt pur tutti i Pittori ,
Sour*ognii4m di lor lei a futura :
I 0 ti uorrei faerar ^.corne a d'uino ,
Qiijifi lampa , ci rardejjè eternamente >
Qualchedume d'ingegno , e di parole .
M a il raggio del tu'hdnore è fi lucente ,
Chel coprirebbe , come copre il Sole ,
Quand*èffu lieto , e chiaro , un limicing»
ALLA SERENIS^^
SIMA MADAMA
MARC H E R I T A
DI V A L LOIS.
M I R A C O L del mondo
unico , e raro ,
Donna B<eal, di tanti pregi
adorna ,
Di quiUtti fior la terra' aU '\
Ihor , che torna
Vanno fin bello., e fin fio*
rtto , e caro :
I ISol de la cui gloria è già fi chiaro , ;
che tutti i poggi , e le campagne adorna ,
Ouunque Cinthia mojlra ambe le corna ,
No» pur le fponde di Garona , o Varo ,
H anef^io almen color di perle , e dtojlro ;
E parìo marmo col pennel d'Apelle ,
Ond* ombreggiar potejìi il nome uofiro ;
C h*al par del Giel uiuendo ^ e de le Tìelle
Margherita ad ogn*hor farebbe moftra
Vèr folo efsmfio de h €ofi belle ,
j 8 : L I B R O:
I / Sol del uoftro honor Donna , c (l ardente ,
E Jpande tanti raggi intorno intorno ;
che fen^ V altro Sol , farebbe un giorno
Vitt di quefto fereno , ef iu lucente ;
T al che la luce a V occhio non confente ,
Che^n lei s'affijìi : egli fa oltraggios e fcorno;
Vero l^abLtjjò , e dt ttergogna adorno
Inuece delauijìaoprolamente ,
E fol col mio penfier netto , e purgato
Z>*ogm cura mortai , miro , e t*i^gheggio
ha uojlra gloria , che per tutto [plende :
O tte tante helle'^e ammiro^ t seggio ,
Quant*ha facelle nccefe ti Ctel iellato ,
Ma l^intelletto a fena le comprende •
O perla orientai bianca , e rotonda ,
E d*altro ornata , che di gemme , e d*oro ;
Qhe^poi far parer uil , quanto te foro
\l gran padre Ocean nel feno afionda:
L a CHI alma gentil fempre feconda
Germoglia uarij fior , che'l erme loro
Spiegando uerfi> il Ctel lieto , e decoro
Van che d'ogni wrtù la terra abonda .
D onna Red/ , de le cut glorie adorno
Kijplende ti mondo prima ofcuro , e uile ,
Ho r per uot fatto e rilucente , e caro:
Q ia seggio al uoftro honor allagar fi intorno
Esiaiue y etempi\onde fa fempre chiaro
Dal òorea^a l^Anfiro; e. d^il mar d* Indi a^aj bile*
f
Q^V A U T O. $$
S fogliate 0 uergineìle , '
fure cultrici de ia caJlaOtua»
K guifa d* Api in fchtere liete , e belle vi
Ogni prato j ogniriua
Dé* fuoi. più chiari honori i T
.^nghnlandate dirofe di fiori:
Al mormorar di quefia fonte uiua^ •
che garrendo c*tnutta .
Alcamo ti nome al del di Margherih§ -^'^^
F uor fuor genti profane : • v G
C/?e cofi cafte lodi udir non lice • ^
Ad anime ,cl?e fan fiabre , e uìUani , ^'
Quefta bella ?eni ce ' ' i ' ' ■ 'i P
Al mondo unica , e fola ,
C/?e «» c/e/ cii gloria altera uoU
Già fatta de la morte uincitrice ,
Nel foco , oue fi pafce
Ve Vardente uirtà , more , e rinafce :
E conlenoue piume, ^ ^
che danno merautglia a la natura
bianche , purpuree f e d*or Jparge di ftmi
Grande fuor dt mifura
Tutto queflo hemijpero ,
che fetiTa quel [aria turhido , e nero ;
E mofira , piena dipietofa cura ,
Ad ogni nobil mente •
L4 r<^fÌ4 <i*/re rt/ uerace Oriente , *
M /<* fnet gloria grande ,
che , com^ un fol , co/ lucente raggi9 » ;
Per qùeft^aere feren s'allarga , f J}^and(V ^' S>
Ci nafcatide il uiaggio y 3
E< /'orme <ie/ y«o ^^a/a ,
4? LIBRO
On^eìla fola , in noi lafaando il duolo
Quafi alato delCiel fanio Meffaggto
Ne la fionte di Dio
Si Jpecchia , e pafce ti fuo gentil defio .
E , mentre gli occhi intenti
Tien ne la faccia del primo Motore ,
Tutte quelle beate , e liete genti
Arde dt cafto. amore i
Lequai chiamano ti mondo
Ktcco foto per lei ; per lei giocondo t
?ofa' adorna de rat •del fno jplendore
Viene d'mutdia ti Cielo
Lafciando , torna , oue fa caldo egielo .
G igni canori , e belli ,
che col fthue , e dilettofo canto
Lungo i correnti , e luudt rufcelli
Ogiu fua gloria , e uanto
A la morte togliete ;
Et inal^^^ndo da l'onde di Lete
I nomi ilìttftri , e glorio fi , tanto
GU follenatein alto ,
che non temon del tempo il fiero affaUa»
A cofiei confacrate
Le dotte carte , e i ben uergati inchtcfirr ,
Cerche ne Varco fuo Veternitate
Gli appenda , e gh dtmoflri ,
Quando ancor le fauille
Spente faran del gran nome d^ Achille ,
A gii futuri , e gran Nipoti uoftrt :
"Et al fuo honor s'inchini
La gente , ouunque hiCL monda i fuoi confini*
E mfe in Uelicona
Q^ V A A T O, J 4r
O de ^eternità forelle amiche ,
DoHe PermeJJo mormorando (nona :
O ne le piagge apriche ,
Ou*tìipocr€iì€ inonda
L'alte radici de la Laurea fronda ,,
Vn ricco ^ ^ alto tempio , tlqual nemkht \
Tor^ del tempo ira^o-y • ^ V
Ne ferro tema di maligno fato , v,
A l nome di cojìei ,
Oi^^ Apollo con Hoi canti ta^hora *
Le lodi fhe , come degli aìtri Dei ; : - • t
E , dotte adhora adhorà:-. . . ^ ^
y engkan calur e denoti , . -
fi. cantar le fue glorie i facerdotf , .
llqual confperga la uermiglia aurora
Sempre che porta il giorno ,
De ipiu bei fior celefit entro , e d^intorno .
A uoi fot fi conuiene
Soggetto tale ^e^i npi, fole è degno ;
Che le^menti quaglia b^lfe , e terrene ;
Non s* inalzano al fegnp ,
Dotf^ ^g^if4»gé ti. fyo m^rto :
E s^hor 3 quafi un altr'lcaro j coperto
D*i^li (erate.f per lodarla io.uegno ,
In me"^ del camino ,
Caggìo , come uedete , a capo , chino •
C anT^on la troppo luce m^Marhaglia ,
Etant'aU!tlfoggett^:i
Ch*aggiungfr mn m fMQ noftro intelletto .
4» t I B R. O
O Jpeàhio fin non di criflallo frale
M4 di lucida gemma d'Oriente ;
Onde tra/par de la diuina mente
La beUe'^\a inmftbile , immortale :
$• affi/Jar fi potejfe occhio mortale
Nel tao jplendor nedria utfibilmente
"La Jìrada , donde ogni beata gente
A quel uerace ben s*tnal\a , e fate :
M a quejl^ardente , C è quello fi infermo ,
che ne la troppo luce s*abbarbagha ;
h fa a fe tìejfo d*una nube fihermo ;
N e potendo uedere onde (l faglia ,
Se ne Sia un breue Jpatio immoto , e fermè
Come clAl lampo a me'^ notte abbaglia.
Qjielbel pren de la djulha luce ^
che quafluìi dì d*ofiura nebbia^ fciolf
V>i ìAAeftam uefte egli-o^chi , eHjMltoi
Oue ogni don del Cie l , Jplende- e riluce ; -
T al maraHÌgUa a la piia mente adduce , .,
che fol nel mto^penfier tutto raccolto
NuW altra cofa ueggio, , e nulla afcolto ,
Mirando quanto bene indi traluce :
P ofcia m'inchino , come a co/a [anta ;
E dico fra me Tleffo , è quefta certo
y n* Angela di Dio fi^a fra noi i .
M a mentre dico ciò , l*aere coperto
Dt uaga nube d*or lieto u'amanta
Di Jplendor tal, eh* io non m ueggio^pqi ^
Q^V A"r V O. 4j
M entre queft'omhra di beltà \ che fuori
In mt Huga (t moflra a noi mortali ,
M/ro Donna Keal cogli occhi frah ,
diofcnra nebbia ogn*hor coprè d* errori :
V Anima per moflrarmi i fuoi ieforty
Di Zafiri , e dt perle Orientali ,
Ond'amor cafto auenta , e dardi , e' Sirali ,
ÌA^apre le porte , aceto eh* io ptù u'honori :
V* la nera beltà contemplo miro,
che non può tempo alcun render tntn bella, !
Ne morte por col fuo furor [otterrà:
A ìll)or pien dt Siupor tremo , e [off irò ;
E ferduto '^l colore , e la faùéUa . '
Mi chino humil per adstàrm in terra ; '
\ eggtotalhorufctrddheiuoflr'occhi
Vorto tranquillo , e queto di falute ;
TantiJJttriti ardenti di mrtuté , ' '
Quam^è la nette , che in bel colle fiocchìì '
C hequafiatcier, che dà la cor da fiocchi
l>e Inarco tur uo fuo faette acute .
Tale fihffre fuggir lieui , e pennute ' '
Ve fcuri auger , jen\a ch'alcun ne tocc^^*"^'}'
S gombran quanto di udì a uoi d'intorno f * .''^
E purgano i penfier dt cht ut mira ' "
5/ , che ancor l*aere ne dtuien gentile :
I ndt di compagnia fanno ritorno ,
Doue qua/I Ahgtoletta , e parla e fbtra
Vanimauojhaal fuc fattor Jìmtk .
44 , I> I B R O
E fce du bei uoJìr*occhi adhora , adbora
\n foco di utrtà chiaro , ardente ;
C/je co» fiamma, fna purga , e diuora
Ciò yxhe di utle , e rio ut fta preferite :
0 nd*io , che come il Sol fieguéV aurora ,
Ho Vegre luci a feguitarui intente ,
In quel faluhre ardor rn'affifo ogn hora ;
Per ferenar la tenebro fa mente .
1 rìdi con Vocchio^prima infermo , e lofco ,
Sano , ^ acuto fot , w/ro e contempio
Cofa dal creder nojiro affai lontana ;
C he l'anima gentil , che uenne uofco ,
B^inchiufa quafì in un facrato tempio ,
Con Dio ragiona y C non con uocthumanA
D a bei uoflr* occhi , ond! ogn^hor cade , eptofte
Qfi.tnc i <rr4tM pii^ dare ogni pianeta :
/il cut ./vi cenno- fuhito s'acqueta
Viralo mar , ne più s*inal\a^ o moue :
C on bellewe uid'io fi rare , e noue ,
che d*ognigran beltà paffan la meta ,
Vfar ridente , e con la faccia lieta
Diuino amor , che non fa 7iar*altroue,
N on hauea l'arco m man , ne la faretra
Dal fianco gli p.endea , che con gli Tirali
De uoftri lumi fol l'alme penetra ;
N ol poterò mirar gli occhi mortali y
Tal ch'to reflai quafì infenftb ti pietra ;
Et ei per gir'al Ciel dtjpiego Cai / •
CIV A K t 0. 4^
'^1 entrenelefineftre , onderiJj>l€nde
V anima tiofira a queJlHìUmana gente ,
: Viu Iticìde di gemma d'Oriente ,
Che col gran fito fpiendor la luce offende ;
M irò con l'ocdjio , cìi'a nulT altro intende
leggio un'Angela ufitrfuro , e lucente
Cinto, de raggi d'una fiamma ardente
Ch*ognun di fanto amor [calda , <^ accende ;
\ Iqt^-al con armonia dolce , e dittila ,
Con nonpiu udito fuon cantando \, dice .
O uoi , ch^ trauagUate a V ombra, e al Sole
S eguite hrme di quefla fenice , * '
Che , qua/I uaga , e lieta Pelleo-rirta
Ognigiorno s'tnall(a al fimmt sok^
A l\ate gli occhi a tanta merauigUa
Spiri tf , in etti gentil de fio s'afionde.
Ch'altro uedretey che due treccie bionde
Schermar can una fronte , e condue ct^Ua ,
A quefi'alma, eh' a Dio fi s'ajìimi<rltat
; Come lo jpecclm al uer ; cw fon feconde
Tutte le Tielle , che farla , e n/fjonde
Col fuo fattore ; e feco fi cónfiglta :
V edeteleuirtù-celefit, euere.
Che quafi Ancelle ad honorarla Hanno ;
^de doni del Ctel tutte le fchiere .
M irate let , come t beati fanno
Veternp- Sol , fe miete uedere
Le Gioie y che nel Cielglf elern haUrcinno .
L I B R O
A ngioletta nel fen di Dio nudrita ;
Et A Itii cdrapiu d*ogn' altra affai ,
che ne la luce chiufa de fmi rat
Scendefti cjhì dal del deftra , e Jp edita ;
E t hor ne la tua cella berma , e romita
A ragionar con lui lieta ti Tiai :
Hor quaftuaga Pellegrina uat
Ogn^un chiamando a quella eterna uita:
N ei tuo flato real turba , e mokfla
ha gran tranquillità de la tua mente ,
Come uento contrario al tuo t^iaggio .
I oti uorrei feguir , ma noi con/ente
Vofcura de miei /enfi atra tempefta ,
Ne del fuogfan JpUndor l* ardente raggì$ .
L oda mortai a uoi non ficonuiene
Donna gentil : che*l uoftro fiato e tale ,
che udendo Jolcar con legno fiale
M lAar de uoftri honori auele piene ,
K ompero negli fcoglt , e ne Carene
Spinto da uento infido , e disleale
La naue, carcu di merce reale ,
che figrauofo pefi> non fofliene .
P ero s^to temo dt lajctar il porto i
E le uele Jpi^g^r del mio defìo ,
f'acciol , come Nocchifr faggio , & accorto
C he da lungi uedendo il tempo rio
Al lido lega col cun tpe attorto
La barca jua, per non pagarne il fio *
V A R T O. 4 7
0 pur m'inai'^ con Dedalee fiume
Ver queflo Ctel del uoftro grande honore ,
Qual picciolo animai , che per co/i urne
Vola a la luce , oue $* incende , e muore ,
teme , che non Tlrugga , e non a>nfum4
La cera del dejtre il troppo ardore ;
Si fono ardenti i rat del mflrù lume ,
Ond*io caggia nel mar dei pròprio errore .
eboli uannt certo a figran uolo :
Ma chi frena ti defìo uago dt farfi
Eterno in grembo de la uojlra gloria ?
iraf?i almen da qui a mtWannt , clrarfì
Le penne ardite , per feguirui filo ;
EfiaM me nel mondo alta memoria ,
elice uoi, che co i Juo lumi ardenti ^
Come con due grandmale al Ctel u*dl^ate ,
Tra quelle fortunate , e lieti genti
Contemplando di Dio l^aUn beltate :
quaji amante ^ che co i lumi mtenti
Si nudre , e pafce , ne le luci amate ,
In quei begli occhi più cheH fol lucenti ,
Al defir janto un dolce cibo date :
ndi mirando i con de glt eletti ,
che non prouungiamat caldo , ne gèlo ,
\na fiede H*al\ate a Dio uicina ,
er falir poi da qnì a moWanni in Cielo ,
A uiuer femprt a canto a iptu perfetti ,
fatta del regno eterno cittadma .
4« L I B R O
S e pur non ut /degnate effer [oggetto
O Vergine Keal de le mie rime ,
Degna certo dì penna , e d'inteìletto
Viu d*ogn' altra purgata , epin fMime :
I op'en di puro , e di /incero affetto
Le ui confacro : e Je non fian le prime ,
Si come uojìre , ancor ch*io fìa negletto ,
NoM far*alcun , che non l^appre"^^ , e Tiime
N ohd Donna non deue effere auara
Di ciò , chegtoua altrui , non noce ad ella ,
Ma Jparger largamente i fitoi fauori :
S* io fono ojcuro , e uoi celebre , e chiara ,
No» [degna Iddio , che la [H*imagin bella,
In un tempio terreno il mondo honori •
T Toppo dejto Donna^eatml (prona,
A cantargli alti pregi , egli honor uofiri ,
Degni di più purgati , e cafli inchioftri ,
che mai ¥ebo lodaffè in Helicona .
M a [eia [ama , che di uoi ri[uona ,
'Égia [alita agli Sellanti clnoftri ,
Altro lodando , che le perle , egli oftri ;
Qual penna fia per honor arut bona ì
1 / uoflro merto è un mar pro[ondo , e largt ,
Che non fi [a maggior , perche con l'ondt
Centrino mille fiumi , e mille ritti .
P ertgliofD a [olcar , che non s'ajfonde ,
E fia pur [alda naue entro un letargo ;
Ne fi fregio è .^ioecUer , chs*n porto arrìm
Donna
CLV A R T O. 4 9
ì onna real , de le cui lodi il mondo
Kijplende aguifa di criflallo adorno , '
C^habbia; la faccia uoha al Sol nafcente :
Di cui la fama i termini del giorno
?ajjati gia , con fuono alto , e giocondo
Canta del uojlro honor foauemente ;
Si che la Tiona algente ,
Et l*injìammata ad fcoltarla Hanno ,
Come le fiere allhor , che^l cafo reo
Pianfe Umifero Orfeo
De la morta Euridice , e*l proprio danno i
lo uengo per ueder ,td lume uoflro
Cofe , che non hai Cielo altrcue mojlro .
l perche occhio terren non è capace
Di tanto ben , cì)e la fouerchia luce
Souente inferma , e dcbil uiftu abbaglia ;
Ricorro a l'altro , che ajfai più riluce ,
Elo fguard'ha fi pronto , e ftuiuace.
Che per troppo fflendcr non s'abbarbaglia
Che benché in alto faglia ,
E^fempre uago dt maggior alte'^a :
ìndi riprefo ardire ergo le cigha ,
E pien di mtrauiglia
Miro ì^ctertìa uofir*alma helk':s^a ,
Che f^ande tanti , e fi lucenti rngi^i ,
Qu4nt'hanfrofide df Maggio i V/nTe i I^agi,
antin pur gli altrt le brine del uifo
\na bocca , che amor apre , e gouerna ,
O'L lampeggiar d'un uago , e chiaro lume ;
Che i uofitt honori , e Li belle'^u interna
Voglio cantar , fonmata in Paradijo ;
^latoamilquafìriHoa fiume
C
5© LIBRO
hehà , chi qui prefume
Di non ìiauere al paragone uguale ,
Staua l'anima uoflra tn grembo aj?tfa
Dt caftttiite , tnguija
che fuol Kegtna in feggio alto , e Reale ,
E uohi gli occhi fanti al jommo Dio
Fafcea cCefca celefte il fuo dejio .
P rudentta con lo Jpecchio adamante
Inan'^i a fanti piedi inginocchiata
Miraua le fue luci altiere, e beile :
Confiantta , e la fua fcìnera alta , e beata
La uagheggiauan , come il caro amante
Semplici fanno , e pure Vtrgmelle :
Fede , e t altre forelle
Le faceuan d*intorno una Corona
Simile a quella , che di Tlelle piena
Suol far notte ferena
A la uaga figliuola di Latona ,
QuaPhor fi moftra dal fouran balcone
Kotonda , e lieta al caro Endtmione »
L egratie al enfio , e fortunato fianco
Compugne eterne , mentre a Dio riuolta
Di diletto nudrta l*alma il penfiero ,
1/ uofiro uifo , che Ko/a non colta
Vtngeua di color purpureo , e bianco ;
Et gli occhi , che d'amor reggon l'impero,
haciauan ; d'amor uero ;
VI dium piede , e non faljò , O" humano
Ef hora il enne m bionda treccia accolta
Spargean foura il bel uolto ,
Hor l'uucl rean con la lor bianca mano ,
$t come a figUa fuol madre amorofn >
Q^V ARTO. 51
Cl7e poco dian^t ha data altrui per Jpofa .
L a gloria m maefta con l'alt d^ofo
^rraua [opra mi penfofa , e graue
D*mt4ÌdÌA ardendo ti gran ftgnoìr dì Delo:
E con unharmonia co/t foaue ,
Com* odano gli eletti , allhor c/?e*/ coro
Degli ange letti loda il Ke del Oeh .
O tiot , ch*al caldo , al gelo
Dicea cantando , uaghe ogn*f?or cercate
Strada d*al\arut a la tuta felice ,
D/ qHeft*alta fenice
Cotanto a Dio diletta rimirate
La f onte , che uedrete , oiée s'afcende
A quel Sole , onde il So!e i! lume prende.
I ndi purgati de deftr mortali
Da l*ardor [amo de begli occhi fuoi ,
che di diurno amor l* anime auampa :
Dietro al fuo uolo glorio/o , poi
Arditi difptegate ambe due Vali ,
Seguendo i rat de la fua chiara lampa ;
che le uejìigie Tiampa
Del lume , in quel da lei fegnato calle ,
QÌ) andrete non per uia fallace , e torta
Con la fua fida fcorta ,
Ma per dritta e fecura , oue le /palle
\olgindo a quejla inferma ualle (fura.
Vedrete il gran Signor de la natura .
A quefìo dolce canto il del forrife ,
il mar fi racqueto tacquero i uenti ;
E ft ferino* i uolto ogni Pianeta :
Allhor*io uidi da le Thlle ardenti
fin htUa ajjat , che l*amica d'Anchife ,
€ ij
$1 LIBRO
\na Donna uenir penfofa , e lieta :
Laqual , perche non mieta
Mon*empia il fior de la uoflra memoria ,
Di fua man propria colorane martello ,
E col duro /carpello
Imprejjè in /aldo acciar la uo/lr a gloria ;
Cerche le genti de l* eterna uita
Lodinoti nvme ognhor di Margherita ,
E ciueflo /atto Jparue
Lafeiando'lCtel del /uo Jplendor dipinto:
Ma datemi ut prego ( o troppo ardire )
Il filo ; per ufcire
De l* intricato e chiufo Laberinto
De uojìri honor Keali , ou*to uaneggìo ,
Ni Brada aperta per u/cir men ueggio ,
C ome aj/etato , e lajjo pellegrino f
Cha mof/o il paffo /otto ti giorno ardenti
Da che il Sol s'tnal\o da l'Oriente ,
Sin c'hagia mel^ fatto il /uo camino ,
V ago de l'ombra d'un Faggio , o d*un ?ino ;
Et de l'onda di Kio pura , e lucente
Va cercando conglt occhi , e con la mente
?er ritrouarirli , ozni monte uicino :
e 05V0 del uoflro honor bramo/o , ^ago
Col penfitr cerco , e concetti , e parole
Degne di, fi reale alto [oggetto : .
M a la materia au,in\a C intelletto ,
Quanto pJude ojcura un eh- aro lago ,
O quanto V herbe yi, fiori ycle uioU .
O miracolo raro di natura ;
\nica , e ài ualor fola Vertice ,
■ Di cui la fama predicando dice
Cofe , cÌ7e fanno ogni altra gloria ofcuta :
A ngioletta di Dio candida , e pura
fermi la noflra età fi tien felice ;
Per cui canta ogni piaggia , ogni pendice
Del Gallico terren Fatta uentura .
L* tUufìre , eKegio fangue , e i fatti egregi
Del magìat^imo padre , e del fratello
Cui facra tutf Europa archi , e Trofei :
$ ano del uojlro honor uiuace , e hello ,
che per lo mondo noia , / minor pregi j
lìa non ui fan lodare i uerfi miei .
K ngtoletta del Clel qua già mdndaìa
Dal forfimo fole ad habitare in terra :
Ne la cui mente fi nafconde , e ferra
Quanta utrtute a gli Angeli fu data ;
C he con la luce de hcgUociìn armata
D*un^inuittahoneflà , perpetua guerra
Fai con la turba de fenfi , ch'atterra
' Ogni co fa gentil da Dio creata :
E con que raggi de FeterHo lume ,
Che'n te rijplende , come Sole in uetro ,
Di leggiadri desij Vanirne accendi :
F in cWio ( fe pur tanta mercede impetro )
Di bel Ciglio , e canor uefla le piume ,
Quejìo mio hajfo , ^ humd canto intendi «
C nj
V a^^a Fenice ch^ con lab d'oro ;
Con lepinme é perìe , e di fmeraldi
A contemplar del Oeìo ogni teforo
Tal^} co tuot penfter hramofi , e bMi •
E de jptrti gentili tlpicciol coro
Co / rai dr ttia hdta ft mfmmmi , e fialdi
Che , come bianchi Auget , col hr [onoro '
Canto a feguirti Cono atdenU, e caldi :
I 0 , che penne non ho per uenir teco ,
Ne uanni deflri , e font a ftgran 'uolo ,
D tnwdta pten ti fegno con la uifta ;
E fenXa ti lume tuo rimafo cieco
Kefto q4at huom , che peregrino , e filo
fallace cmmo erra , e s'attrtjia^ <. ,
D a cfual coroide gli A rigeli pm tari ,
E p 'iu uteinì a lui , l'anima bella
lolfe ti gran Re , che fe la terra , e i mari^
Liquidi , O' fairt cjuefli ; e [oda quella f
V a qual de Cieli p'u benigni , e chiari ,
Per infonder in mi , fe pur fu Hella ,
O donde dóni tai cele/li , e rari
Quelli le diede , e fon raccolti in ella ?
V oce d'Angelo fuonan le parole \
Alti t concetti , e di diurna mente
Sono i penfteri , e i defir fanti , e cafli .
V olgeteui mortali a l'Oriente
De begli occhi di quefla : e no ut hafli ,
CUeUa ui mojìrera l'eterno Sole .
5^ uejla , che cofì humile , e cofì pur A
Vr4 tanti honor Kegali andar uedete ;
yh*\ngela è del Qtelyfenol fapete ,
Mandata qui dal Dio de la natura ,
V ed^te , quanto poco appre'^\a , e cura
Scettri , e Corone d*or : che poca fete
Haue dt quel , che fa Juperbe , e bete
te [ciocche genti in quefta ualle ofeura :
M a quafì foco , che s^tnall(a , e fale ;
Per tornar doue nacque , tnal\a ogn*hor4
I fuof fanti defìri e le parole ;
E , come krcier che dri7^ al fegno tirale ,
Drt'^a i cafti penfìert al fommo Sole ,
QH^fi fi fdsgm di far qui dimora .
D oHua , che qua fi tìn^ altro Sol terreno ,
Co / rai del tuo ualor chiart , 0* ardenti
Sgqpìbrip^^ni nebbia , ch*a le cieche genti
Turba de L'intelletto ti bel fereno :
e he col tuo caldo Jpir/tale , e pieno
Dt celefte uigor , purghi le menti
Di tutti que uapori humidi , algenti ,
Ch*elfala il ftnfo , onde n'ha colmo ti feno :
E con la tua uirtù mafchia , e feconda
Grauido rendi ogni sìertle ingegno
Di uoglie , e di penfìeri alti , e leggiadri .
I 0 per purgar , al tuo bel lume uegno , , . , .
Gli occhi de la mia mente ofcuri ; 0* adri ^
Se l*alta Itice tua mi fa feconda,
G ii^
S(S : L 1 B R. O
0 foco mejìtnguthile, e uiuace
Mandato.tn terrai dal diurno amore ,
Per infiMmar ogni gelato core
De la bdùàr di Dio /anta , e uerace :
1 nte uirtute Accende ogni fua face ,
Da te , €ome dd fonte , efce ogfihor fuore
Onda di uera gloria , onda d'honore
Stabile e certo , e non nano e fallace :
I nte fi (pecchia ogninn*, che fi con figlia
Di folkuarfial del per u n ficara ,
Scorto dal lume di la tua fiammella :
I nte fi specchia la madre natura ;
E piena d'rneffabil merauiglia
Dice , come feG*n cofa fi bella ^
O tempio d^honefla ricco , e facratò
Ou* appende d*amor le tarpat*alt ,
Le /pente faci , egli /puntati sìraU
Caftitk ; quafi a un uincitor beato :
O ue più d*un trofeo ui t*eggio aliato
Di penfier bafii , e di defir mortali ;
Oue l'armi de fenfihumani , e frali
Oman , quai JpogUe eccelfe , ogni tuo lato :
V otate i Hofirt cori a quefìo tempio
Donne , che di defio d*honore ardete ;
ui fia*l fuo ualor legge, O* effempio ,
C becofidelamorte fpre^arete
I crudi artigli , e / dtjpietato fcempio ,
E'/ Hofiro nome eterno anco farete .
V O d'inuìtta
O ctinuitta honeftate altiero albergo
?iu chiaro , che i miracoli d*Egitto ;
che fan col crudo tempo alto conflitto ,
Egl.t piagano Jpeffò ti petto , et tergo ,
D onna ?^eal , col cui fauore io m'ergo
P/M alto , che il mio termine prefcritto ,
Variando al Cielo il uoflro nome inuitto
V>i cui cotante carte io Jpando ^ uergo :
O me beato , che le luci aperfi
Ne/ Sol de bei uoflr*occhi , onde mi uennt
Vtrtute tal , che roco ofcuro augello
N el uoflro almo fplendor tanto mi ter p ^
Chora per queflo Ciel Jpiego le penne
\oftra fola merci , canoro e bello .
D enne , ch*andate ogn*hor liete , e fuperbe
D^un*ombra di beltà uana , e fallace ,
che non hebbegta mai col tempo pace ;
Ch*è come a / frutti , 1 flori , e Imberbe :
C he febbre acuta con le fiamme acerbe ,
Et empie del fuo foco arde ; e dtsface ;
E talThor morte miete empia , e rapace ,
Sen^a che fede alcuna aglt anni ferbe ;
s.iM irate ne le luci alme , e beate
Di cjuefla alto miracol di natura ,
che uedrete belleT^a eterna , ^ uera :
E fatte belle ne la fua beltate ;
E col fuo raro efempio ; habbiate cura ,
Di farui degne di fua fanta fihiera .
G y
5 8 : LIBRO
C /;/ uitol uùler ^ cjHjntc pt4o farn.^tura ^
QUiinto può dur ti del corte/è , e largo ,
Kimin qtiffta angelica figura ,
Ver CUI cotante carte w uergo , e J^argo ;
C he (ola coflhumd , cofi (ecura.
S*inal'^ dal mortifero lethargo ;
Ma fogna la wfìa altra mi fura
Hauer pronta . e uiujce , e gli occhi d*\rgo:
C h*ell*ha tante belle'<^c alttere , e nate ,
Quant*onJe haH mar ^cjuat^ ha fioretti hfrtU^
Ond*e[ce un foco de l^eterno ardore :
D a cut fi tara , e tal uirtù fi moue ,
eh* ogni più fcabro , e più uiUano coti
Kende col fuQ calar uago , egenule •
D onna , che feura il mortai corfo hauete
Kicche^T^e , Tlati , honor , Regij et ìUufìri
Vagli Aui uofìri homai per tanti Lufìrt
che più d'ogni altra e chiara , 4 ricca fete :
E tanti raggi di gloria Jpargete ,
Quant*ha*lgiouane Aprii gigli , e ligufiri ;
che quafì un chiaro fot , che*l mondo tUttflri ,
Vanno le cofe ^li letto fe , e bete :
A guifi d*Ape aif corta , io pur uorrei ,
che per far fiiu leggiadro ti fuo lauoro .
Sol de piti uaghi fior i campi JpogUa ,
S ceglier de uofìri honori i fior più bei\
lAa la gran copia ti miogiudicio inuoglié
Non ufato a nedtr tanto teforQ •
(l *^ A K r O. S9
O d' bc'tà uni'ua twagh? uera
VaiU per man d: cjuel i'it tor^eferno ^
Chf [e fiorito Aprii sgelato tluerno ,
Serena ti dì , la notte ojiura , e nera :
D onna , che cofi lieta ite , e fi altiera
Ogm terreno honor hauendo a f herné
Spe/Jo da queflo cieco ofcuro Inferno ,
Al fiegno chiaro , oue non èmatjera :
E ne la fronte del gran Re celefle ,
Oue s'impara , e uede ogm ut rtute ,
Hnate ti uaneggiar di noi mortali ;
Q ualhor da quefle mondane tempefte ,
A quel porto u*al\ate dt falute ,
MoflratenU il C4min , daumt CaU •
O donna , che Jl lieta , e fi ficura
Spre'^^ndo quel,che più qua giù s*appreX^4
Stati , Corone f honpr ,fangue , e ricchel^
Sol t^inat^arui al Cielo hauete cura :
E ne la matefla de la natura ,
Volando jpe/fo a la fublime altel^a ,
yagìyeggtate di D o Valla befle'^a ,
Con la utfta ad ogn*hor purgata , e pura :
V oi yfi come Nocchtergia giunto in porto ,
che uede al Cielo ofcuro , altri in tempefta J
E/- alba ti lume per moflrarU il Udo ;
C ol uoftro efempio ; e con la una honefla
Moftfatea tuttofi mondo il porto fido
Vi quefta Mita mtfera , f molefta .
C ir;
€0 LIBRO
O eterna uirtv^ fa£eUa ardente , . » A
che nel tuo fpirital caldo , e tntenfr
Vurght la nebbia del* bumano fenfo y
che di tenebre ogn^hor copre la mente :
E con la fiamma tua chiara , e lucente , . I
Ond^efce notte , e giorno un lume immjenfi ,
Scopri di uan penfieri il nembo denfo ,
che ci afconde il camin de l* Oriente :
D eluerace Oriente; oue , s*a[)paga 1
Ogni defìre , oue l'occhio fi fatia
Soldi mirar il gran Signor del mondo :
M entr*io mi ffecchio in te , mentre fi Jpatla T
Nel tuo (plendor diuin la uifta uaga ,
Scaldami ed tuo foco almo , e giocondo •
D onna , che ricca d'ogni honor mortale;
Di tutto quel , che qui fa Vhuom beato ,
Superba non ; che^l tuo fubltme flato
Non degna cofa fi caduca , e frale :
L oda non trono al tuo gran merto uguale ,
Bench^io uclga i! pen fiero in ciafcun lato :
che la tua gloriai termine ha pafjato ,
DoH^ intelletto human s'inal\a , e fiale .
P enfier hifogna hauer diuint , ^ alti g
Dola y/òaui , angeliche parole ;
Vago canto di cigno , o dt Sirena ;
C he*altrimenti non fia , chi ben i^effalti ;
'Egli auuerra , fi come agli altri fiuole ;
Che portan uafi a ìamo , al lido arena .
Q^V A K r O, \ €t
A Ima dtMtna y angelico intelletto
Adorno , e bel d'ogm beltà del Cielo ;
che chtufo tn un mortai candido uelo
tìaiprefo folo iddio per proprio ogetto :
T u uai co i tuoi penjìer Jpeffò a diletto ,
C«i l*ali dà di caritate un \elo ;
Oue fi Jpatia il gran fignor df Delo ;
V* de beati è*/ bel numero eletto :
1 ndi qual ?€Uegrin, che le più care ^
E pretiofe cofe in/teme aduna ,
Per far ritorno ricco a fua magione :
T orni da quelTeterna regione
Kicca y O* altiera di merci più rare ,
che fi nedejfer mai fiotto la Luna .
P ofi'ha termine ti tempo a V altrui glorie ,
Kotte le gran Colonne , e i duri marmi ;
Gli archi fuperbi al\ati a le uittorie
Di quei , che maggior pregio hebber ne l*arm
P orrà [otterrà de le colte hifiorie
V altiero grido , e de uiuaci carmi ;
Ma che di cieco oblio l*alte memorie
Del uoflro honor coprir non poffia parmii
O gni cofa mortale et uince , e sfiori^ ,
Come ci moflra manifefio , e chiaro
ValtelQ^ di Cartagine , e di Row^ ;
M a uoi fete diuina ,enon ha for'^a
Contra l'Eternità , che fa riparo ,
Cerche non fiala mfira glori a doma •
D onna Keal , la cui uìrtù infinita
Viu chtara n/plendendo , e più lucente ,
che non fa lume di ?iroj}o ardente ,
A queU^eietno ben Inanime inulta :
E come negra , e urna calamita ,
ci?* a [etra il ferro ,ate tiri ogni mente ;
E evi ^Mo efempio fat uaga la gente
D/ foUeuarfta la beata una :
I 0 lorme impreffe da tuoi piedi fanti
Cofìzerco con gli occhi , e col penfiero ,
Come ceruo acetato i fonti , e t riui ;
P er trouar dietro a quelle il camin uero
aliarmi a qùe di Dio felice amanti ,
che Han nel Ctelo eternamente uini^
C hi foU^uatànt* alto ti mìo intelletto f
Er atXa il mio penfier foura le Jieìle ?
No» , wò , non fete uoi [acre f or elle ,
iZhe non u'ha il Cielo a fi gran bene elettù .
f eho non è , che in Vindo hor Ba à diletto ,
O di permejjo in fu le riue belle ;
ÌAale uirtù , ch*a gwfa dt facelle ^
Splendon del mio Keale alto foggetto .
Q^uefìe con Vali ; ih*aL mio beldefio
Salde y e leggiere dan j l- aliano , doue
Tal* hor fa del fuo lume il Cielo adorno ,
1 ui la ueggio Bar uicina a Dio
in quel joaue , angelico foggiorna,
Cahando co bei fri Saturno , e Gioue «r
(T V A K T O. tf |
O fpecchio di utttn chiaro , e lucente ,
\*corre fieno di gentd.dejt»
?er contemplar i*tm^gtne d! Dio
Ogni occhio chiaro , ogni purgata, m^nti l .
. N eia tua purit^ uaga , O* ardente
Veg'fi*a terger tal*hor Inanimo mÌ9 ,
t\a noi poffo pultr ^ come defio
che la fua luce adocchio non condente:
O nde c^uaVìmom , che saffi fa nel sole ,
Si , che ti fentier non uede , e pur camitiA^
Speffo le luci al'^ndo al lume amat»^
T orno a mirar quella beltà dmina ,
E l^honoro con atti , e con parole •
Ifatfo di tanto ben ricco , c beato»
uejìo , Donna Keal de uoflri honori
Campo fi lungo , 0* ampio , e (i fecondo ,
Ornano tanti ,e coji uarij fiori ,
che. ne la fu^gran copia i mi confondo :
E fe , quant'Api fon , tanti fcrittori ,
E boni hauejjè in ogni parte il mondo ,
Intenti a corre i ptu beHt , e i migliori ,
Saria troppo per hrgrauofo il pondo ;
E *l campo rimarria fiorito , e uago ,
Come pr,ato d* Aprile , allhor che*l Sole
Alberga col Monton di Griffo , e d^Helle ♦
P ero s*a for^a ti rnio defir appago ,
E^ , ch^io non poffo annouerarle Tielle ;
N« co» fi^sardcf , t fraU^ fig**ir fl So/e .
tf4 ' L I B K O
N o« è fi ud^ d'or ne di ricche'^e
Auaro alcun , che^n Hagion motte , e moke ,
Con fatica , e perigli habbia raccolte ,
On^auien poi , che fiu tami , ^7* apprese .
uanto uago fon io de le belleT^ ,
Che'l uofìro real cor chtufe , t occolte
Tiene ale menti da le nebbie inmUt
A mirar fol beh a terrena auel^:
T al , che cjuand'i fuoi rat china a fOccafo ,
EcfHalhor firge ti di da tenente ,
Sempre riuolgo gli occhi al uoftro Sole .
E fe l'alte cultrici di Varnafo
M; dettafftro un di [enfi , e parole ,
Farei del uoftro hcnorftupir la gente •
M entre Dtnna Keal , che frondi hauranno
Di Maggio per le felue i Pini , e i faggi :
hìen tre' amor cfj cor gioia , affanno 5
Et ammali ti bofco empi , e filvaggi :
M entre quattro Tìagwni orneran Panno ,
E Ci mojìrèra il Sole t chiari raggi ;
E con l'onde fue frefche i fumi andranno
Al mar co t lunghi lor torti utaggi ;
\ iura la uoftra gloria ardente , e bella ,
E dal più alto y e più fubbme loco
Del Cielo ,fì uedra quaft face Ha ,
C h^arde ad ogn*hor d^mefiinguibtl foc»
Del Canto amor di Dio l'età noueUa ;
E farà al ucfÌTo hoìft>r queJÌQ ancor p<iCó •
sparge
Q^V ART O.
S farge dal Juo bel fen la gloria uoflrd ,
Mentr^erra per lo del del uojìr^honore
Tanti fior di uirtute , e dt ualore ,
CJ?e*l modo intorno^mtorno imperla, e ìnofira^
T al che quejìa terrena , e baffa chioftra
Nel fecol prifco , e ne l*età migliore
Kon hebbe mai da Dio tanto fauore ;
Ne uide ciò , che*l Cielo hoggi ci moflra ,
B elta che fen'Xa efempio altiera fale
Sen^ahernar giamai l*or^a , o la poggia ,
Per drittifìma Hrada a [^Oriente :
C ut per decreto , ^ ordine fatale
Apron r bore la porta alta , e lucente
De aureo albèrgo ; ou*il B^e fommo alloggia *
0 d^ognì honor celefte altiera , e degna ,
A cut facrino tempi alti , e denoti ;
A cui ornino altari i Sacerdoti
Per tutto , gue uirtute alberga , e regna:
h la cu^imagin glorio fa y uegna
Ogniun dal nojlro del de più remoti ,
hd appender in alioi fatti uoti ;
O quaLhe lor utttoriofa infegna ,
1 0 che non poffo più , ut facro il Core ;
Et in uece dt tempio i miei penfieri ,
E*/ defto di uilta netto e purz^ato :
A nguflo albergo a coflgran ualore ,
Mrt che può dare il mio pouero flato
A chi diJpreT^a ogn'hor B^egni Imperi ?
^ y L I B R O
0 Hdfòài criftdìlo Oriente ,
Onde trainar , quaft da. uetro frale
Vurpurea rofu , la beltà immortale ,
Cba fatta Iddio , fi chiara , e fi Inunte :
E titro una luce diutrtute ardente
Veggio (jud foco , che s'inalba , <? fale ^
Lafctanda Valma uofira ti fuo mortale ,
Al^rfi al del de la beata gente :
E con (quell'altre a Dio care , e dilette
Cantar* al fuon di cetra alto , e giocondo
De talttfiimo Dio la gloria tmmenfa :
1 ndi cibata a Vangeltca menfa ,
Baciate prima l*anme perfette ,
Tornar in tma a tliuminare ti mnio .
D onna gentil , efual femplìce colomhd ,
Ctindidu y pura^humile incjuella alte^K^i
che più fra nei mortali hoggi s* appresa :
Del CHI bel nome (al l*aere imbomba ;
1 0 fento ti fuon de la canora tromba
Di fama , a fi leggiadre opere annega ,
A cantar l^ immortai uofira belle'^a ,
che non può ricoprire ofcura tomba :
V eggio con f ali fue purpuree , e-d'oro ,
Andar in maefla la uofira gloria ,
Ricercando del C/e/ quefio , e quel poh l
E t ogni Augel più bianco , e più canoro ,
Ver honorarui , e r/uerirut folo
Sacrarui ogni poema , O* ^^^^ hifiorùt .
N on fol fu la fiorita , e uerde Jponda
Del Khodano , dt Sena , e dt Garona ,
Di M A R G H E R I T A // chiaro nome fiio
E dt lei parla ogni fioretto , e fronda : (na
M aH fonte d^R^ppocrene , e lapur'onda
Del celebre Verme ffò in Helicona:
E teffèno le mufe una Corona
Di lauro eterno a la fua (hioma bionda :
E di là tanto da V Henulea Calpe^
Quanto rifcalda ti Solco t ra::gi ardenti,
Al\at*hagia la fama un O beli/co ;
€ h*auanXa con l* altera ogn^hcrrid* Alpe
Col nome fculto , che dt dire ard'fco ,
che fia per H/uer più de gli elemeati .
M entre (fi come molte uolte fole )
Quefi' Angela terrena al Cielo aitata
Ter sirada fol dal fuo pen fiero ufàta
ìlB^e de là natura honora , e cole ;
E con humtli inchini , e con parole
Gli rende fratte , quaft Ancella grata ;
intenta mira ogni anima beata
il piacer , che ne prende il fommo %ole :
C ome Raccoglie , et nel fuo fen la pt^^ba j
Come lieto le bacia i lumi , eU nrjo ;
E piene d*una dolce merauigba
D non , la Ina beltà mirando //Ti ,
Q^efl*è erto di Dio fittaru , o ft^Iia^
Lh*et fece , per far belio ti ^aradifo •
REGISTRO*
^ B C.
Tutti fono Seflerni.
DI M £ S S E R
BERNARDO
TASSO.
L I B \ 0 Q^F I Tsl^T 0
CON P 1{ l r 1 L E G I 0.
IN VINF.GIA APPRESSO GABRIEi
GIOLITO DE' FERaAK.1.
M D L X .
!
^ 1
1
A LA ILLVSTRE
SIGNORA
HIPPOLLITA
VaiL^VICI V^U DE
SANSEVERINI.
On uorreilllu-
ftre , ^ ualoro-
roja Signora che
ui defìe a crede-
rcyche la lontananza, eH lungo
cor/o del tempo m'hauejjir tol-
to della memoria i benefici , che
zA ij
4
molti fono ) vice unti da uoi, et r
che pili tosìo mi fia fnancato f
tldejìderto , che la commodità fi
di pagarli y che farebbe un'er- t
rorCy dal quale grandisjimo cor ^
doglio me ne potrebbe uenire . I
Conciojìa che la gratitudine y (
uirtà degna d'ogni nobil animo y )
auanti gli occhi de la mente i
quaji in lucidiJ?imo crifiallo il |
HO f irò credito y eHmio obligo ad i
ogn'hora mi rapprefenta : Vi \
potrete ben dolere , ckio non i
habbia fedis fatto al imo dcbitOy <
etqueftoe dijfttto non mio ma j
de la malignità de la mìa for>
tuna ; la quale da otto anni m \
qua di pelago , in pelago ne /'/-
J
'■t rato mare de le fhe admrjità
0 trajportandomi , non ha mai
i\ confentito ch'io pojja pigliar por
• to ; ma ch'io non Ih abbia defì-
r derato y procurato ^ ne pò-
. tete , ne deuete penfare : ft) pài
, ch'eli e peccato più tolìo de la
\ necej?ità , che de la uolontà ; de
t la quale s'appaga ogn'alto , e
ì \ genero/o animo {com'e'luojìro)
1 \ merito non pur perdono y ma
] i ijcufatione : Prendete dunque
ì I uirtuofa Signora quel poco , che
; dt tanta obligatione hora uipof
i Jo dare y il che farà il Qumto
. Libro delle %ime mie ; non per
\ intiero pagamento di quanto
. I m debbo , ma per un ptcao -
lo fegno de U mia pronta uo-
lontà ; ^ conferuatemi ne la
buona gratta uoslra. TDi
Venetia ti xxiiii di Gen-
naro del M D LX\
DELLE RIME
DI M E S S E R
BER N A R D O
T A S S iO.
L 1 B\0 Q^P" I V^T 0.
P V R o , 0 dolce , 0 fiumi
cel d* Argento
Vjìp ricco affai , c^Hermà f
Fattolo, 0 Tago ,
che uai al tuo camin lucetf^
te, ^uago
Ira le /pende di gemme 4
paffò lento ,
primo honor del liquido Elemento,
Conferua integra quella beila imago ,
Di cui non pur queW occhi infermi appago ^
ÌAa pafco di dolc*efca ti mio tormento .
Qj4al*hora in te fi fpecchta, ne le chiare ,
Et lucide onde tue fi laua il uolto
Colei y ch'arder potrebbe orft^ <& fer penti ;
F erma ti tuo corfo, tutto tn te raccolto
Condenfi i liquor tuoi caldi , CjT ardenti ,
Per non portar tanta riccheT^ al mare .
A ////
« LIBRO
C refia felice a knga urta, ^ lieta.
Il fortunato ^ nuono parto eletto
Cui miri few ùre con. ridente a/petto
Ogni Titlla hentgrirt^ ogni pianeta :
E t del bel corfo fuogionto a la meta
Per un calie d' gioia, O' diletto
S*tnar^ , cjuall agncokor perfetto ,
V* di'l ben /pur;o feme il frutto rmeta .
T enera uerga di flnobfl pt.tnia
Cornell foL ue^gf a da l^Hidafpe a^Tile ,
De le CUI lodi ogn'bor la fama canta ;
C refca ti tuo tronco a tarbow/uo (tmile
Si, che ne Vombra fua foaue, e fama
■ ^ofar fi pojja ogni flirto gentile
A M O N T E ^.C A V A L L O.
. y , ti
LIETO rpflf , e felice, oue Katura
Tra Vopre fue merau/gliofe, e rare ,
i. che rendon uaga ognhor la terra , e*l mare ,
A fi P^ff^ compiacque cltra misura ;
I 0 pregaci ciel, che t fiori, e la ucrdura ,
Gl'arb iti eleni, e l*altre cofe (are ,
Et da caldere dagiel uoglta guardare
QuAft fua propria, an\f (ua nohil cura ,
A ^ cci}' cl>e in tè fot to ì graì4e pondo
Deghhonor dei fuo Re , ch^un nuou^ atlante
Vnrer.Je fanno che Joflfnga'l Mondo ,
K ifpiri il grande Hijfpolito, e fra tante ,
tt ^raui iure pafk d di giocondo ,
E diletto gli d'itn l*^nibre,,e le piante .
NELLA
V r N T O . 9
N E L A M O .EL T E ; -D 1^ P A P A
BE N h:t rdgion fe fi lamenta, e* dok ,
Delitto da noi partir, amma chiara :
Et [e con pioggia di lagrime amara
Sparge ogni cor gentil gridi, e parole ,
T u , quaft un maggio di lucente Sole
CJì ogni nebbia àd Cielo apre^ e rifibìara ,
E repente procella inuida, au<tra '
Velar d*un nembo tempeflojh fUole t'
F ra tante nuhi^ ond*c coperto il Mondo
Lieto appariyii, ferenafli intorno
Tal, che tornaua a la belle\^ antica ,
M a cruda morte a tanto ben nemica
Ber tutte por noflre fjjeran\e infondo
Co*/ chiuder gl*occht tuoi et tolfe il giorno ,
E L \ M O K T E D I
MONS. THOLOMEI.
a V nST O per calU perielio fo, e torto
Gran pelago del ^ondoy horndo ti feno ,
Et (il Sirti, e di Scoile, e mojìri p'eno
Solcato hai già , Nocchter faggio, ^ accorto •
E '/ cauo pino tuo cantando [corto ,
Quafi mono Arion ; co*/ canto meno
Kendendo irato il mar, l^aere ferenò
Ancor eh*o]curo , al defrato porto :
H or l'onde, e i uenn nducrfì hauendo a fcherno,
Con le faccUe del tuo honor* ardentt^^
MoTlri ad altri ilcamin, che far conuienfì ,
E co i ^an Tofchi tuoi l*hore dìfpenft
In fender gratie al fommo, ^ eterno ,
facendo a Charmonia gli Angeli intenti .
A y
to LIBRO
-Perlo medesimo.
TANTE CÌ^^udìo uarcdte terre, e Mari
Solcati, pien-di fede, e di dtfio
Di porr*fn hhertade il tuo natio
Vaterno mdo, cifrati amatile cari ,
C 0 uenti al tuo uoler femore contrari ,
Ver erta ma di de/ìm^umpio^ e rio ,
Hor fei lieto, e duolo inan\i a Dio
Sabto in del fra jyirti elett:, e chiari ,
O uè pregnndo lui, xhe reg^e il tutto
Amorgivui a la patria, e'n parte miti
Al fuo CQÌlo gentile ti giogo duro ,
F elice te, che la s-ti uiut, e Jpiri ,
E fen\a più temer piomfo^ ofcuro
Tempo, raccogli del buon ftme fi frutto»
AL BARCHETTO.
aV I doue da legraui atre temfcTi'e
Solca, cjuaftnocchier faggio, & accorf
De le cure del Mondo e^rre, e molejìe ,
ìnuitto Capitan ritrarfi in porlo ;
^ t co dolci penfier folofra quefte
Ombre quete, € foaui, ire a diporto ,
^t*ggfi'f> t'^ de l*onde atre^^ infefìe
Di fpietata fortuna oltraggio, e torto :
f icctolo albergo dt fi magano Duce ,
De la cui GLria, inefìniguthil foco
. 0«ci* Hhow* poggi a N?onor , mojtra ogni H/a
A \ ittorie, a Trofei già farro loco
Ahi mahirno deTtino, hor ti conduce
Ad ejjer cafa a la miferid mìa .
Q^V I N T O. I t
AL PRENCIPE D*VRBiNO.
TENERA ^erga de Li nobil Pianta ,
che die ciUo a. mort.ili al fecol a auro ;
Cui orno il Tebro un tempOj indi ti !}tUtaMro
JLe riue e l'onde di ricche7^(a tanta ;
D e le CHI lodi i Ha sii e grido canta
Cofe, ihe jìupir fan lo bcita', e7 Mauro
Di cut L tternita nel [no thefauro
Serba memoria , e fe ne gloria ^ uanta
P oggia felice al Cielo ; e t tuoi be rami
Carchi dj J^oghe ecLelfe,e dt Trcphei
Sian de llìonor d' Italia alto foTiegno :
S / ch'ogni cor gentile in ogni regno
Dagli ultimi britanni a i Nabathei ,
D^i'lQneTla inuidia pien, t'honori^ ^ ami .
KU SIÙ. DVCA D'VRBINO.
OD I doppio uaUre adorno^, a paro
Di quegli inuitti, e ghriofi Augujìi
che ne felici fecoli uetujìi
Vi mille palme altieri trionfaro
S ono al bel mio da Timauo a Varo
Del uoftro nome i gran termini kugujli
CheH bianco Scita , egli Ethiopi adufti
Di meratìiglia piengia l inchinerò :
L e Ipoglie hofttli, le corone^ e t pregi ,
Ch'ornan del bel Wietauro ambe le Jpcndt
• De mao-ni AuoU uoflri eterno honore ,
F ien qua fi a lato afrut to e fiori, e fronde
A paragon de fatti alti 0* egregi
' Del Hojìro herotco , € yalorofo core .
A yf
Il L I 6 ;:ri \xyo
A L A D V CH E SS A D*T R.B INÓ.
ODI" càndido lìohofjllu The efferfìUó^;
D*t}ìfìn/ta p'riidént 'ta , e dì ualòre
Donna ben de^na, chtl S\ondò uhonore
Con marmi , acciari ^ e con altare , e ternata
I nuolua pur il tempo irntàj ^ 'empio
Ne le ruine d^un pèrhetuc hnrrore-
L^alte mernorre aliruì coffuo furore ;
E «è faccia qualjMoìe c (lr '.i:'io\ é fcerh^io,'
C ììe^l'uojìro nome già b cto, e^frcuy'o ' ■'
Viue nel 2^rembo di colei yche eterno ' ' ^
Va netciel fuo mài grado ogniLiiioro , ]
S ì che con Pali ogn^hor purpuree, e d*or9
andrà Vittòria per q^trA aere furo \ '
Che non turba già mai pioggia ne uefito .
PER. O S^I G. D y^C A; a
D * V R B I N O .
DO V V. da PAppennin fiendendogiua ,
Coitorio corno al ^^■are ti gran hiUtauro^.
Di palme altiero più che'l Tago d*auro ,
Vra i bei fmeraldi de la uerde nua ;
L a Gloria cjuaft un^angioletta uiua
Con Vali ticclìe, al par d'ognt Jhefauro ,
Stanca già di uolar da l'indo , al mauro
hf belle labbia m cjuejìe uoci apriua . •.
0 Duce d^Qgnt h^nnr già giunto al fegno ;
Di Giuftttta , e prudenti hojì elio j acro ;
Ond%tiomo al hent oprar prende gU efjempi
1 0 qui teco m^Mjhdo albergo degno
Et <^l tuo nome eterno ergo, e confacro
V Suitue , Obdijlhi, Ard)t, Colonna e Tem^i .
Q^v I N T a. t j
L a nahil Quercia , cÌ7exol crine adornha^
te helle fiag^i^ d'ombria e i coUt altieri
Di cut tm tti Duci , e Catsalieri
Ogn'Iior ftjianno jpat'ando a Pomhfa
D / noue chiome t fuoi gran rami ingombra
Con frutti , e fior di gloria e d^honor neri
Ve cjuat/parfì ne finn tutti t fentieri ;
Ne d*empw indi dejìmo auraglt fgomhrà
Q^uindt l*italta a primi honori a(j>ira ;
Quindi attende tlfauore ; onde la fregi
Chiuncfue fottoU Sol ragiona o Jpira :
O gentil pianta ti Ciel tt prtuilegt
S/, che fen"^ temer y»* orgoglio j od ira
V hònprinjemfre \mferadori,e Kegi •
A L P À e N G I P E D V UBINO.
NO N fparge tanti fiorZephiro,e dori
Allhor che L*Anno è uerdeggi antere pregna
Quando de prati ha ?rtmaaeratl regno
Et con le gratie dan^a-^e cogli amori
uanti dal pargoletto animo fuori
Spargete di ualor lumi, €\d' ingegno ;
Chè fj>eme al Mondo dati dt frutto degno
Onde auerra cì}*ogn*huóm fempre u honori :
nella accolla nirtn , ch^ancor nafconde
Vornhra de teneri anni a poco a poco
Tradurrà fattnllujìri, opre leggiadre
S i che de uoftn honor ^fggio ogni loco
Adorno,che*l Qiel copra ,0*1 Mar circondi
Vi che altieri n^andtanglt Kuolt^nH Tadn •
A L' A R M E R I A D E L S I G.
DVCA d*vRbino.
OT E s T I M o N I o degli antichi honori
Ui tanti inuitti Duci e Semidei ;
che da i lidi d'HeJperia, a i ìSlabathei
Vo fero freno a Reg/, a Imperadori
A Ihergofien di Trionfanti allori ;
Di ifoglie eccelje altiero, e di trofei
Ch*ornarjano quant^anhi ^ e Maufolei
l-lebhe l'antica Koma a i di migliori :
C afa dcue dijpiega ognhor la Gloria ■ *
E corone^ e triomph', e pompe y e pregi 5
Oli han Carmi.npoTlo ogni jpiendore :
1 n te s\tj?ide il gloriofo honore ;
in te ilfezz'o nutT<TÌore ha la Vittoria ,
Ne Xaliroue albergar par ches*appregi \
AL SIC. DVCA D*VRBIN0.
LV N G O l*altiere ^ honorate fltonde ,
, Done il M^r d^ Adria ne l*ondofo feno
Acccghe de Vlfauro il corno pieno
Di ricche arene, di crijlallt, e d*onde ;
P ruteo Mnrin non di wli alghe immonde
kdurno:ilcrnì\ ma di coralli ; il freno
} oTh a l\iCcjHe loquaci , e al Ciel fereno
\'.o't :-, dande H furor Gione V infonde
1 ncomm nuo a cantare, 0 primo ^ efolo
Dei gemino ttakr fvìiegno, 0 duce
A Cith/ inchinerà l'oxajo e l^orto :
P sr te i^honor de l'armi ho^gi riluce ;
Ver te l'alte uirtù uanno a diporto ,
'l&folq in terra io remtifQo^ ccqIo*
Q^V I N T O
D E L G A L L O.
Y r O R sterga VAppennim infinal Oelo ,
xi Di cui gli ceda Atlante tlgrauepefi>:
Gli inchmt olimpo il capo non ojfefo
Da nube, o pioggia, ne da yento, ogiek i
V erde lauro dtuenga ogni fuoftelo ,
Vojcia che del maggior figliuolo ha intefo
Le piene lodi, de le quali accefo
hajcia Apollo ?arnafo, e lafcia velo :
E intorno al fonte del Metauro accolto
Tra le forelle canta. Aqual?oeta
Dono io la mia corona, e'/ plettro d* oro ?
G €n Tiil ch'ogni altro auan\a altiero, e colt9
Corfe [Bernardo a l'honorata meta :
Di lui tal pregio èfol rij^onde il Coro .
RISPOSTA AL SONETTO DI
IVI. ANTONIO GALLO.
SV gli homert portar potrà del Cielo ,
Quafi nouello Aliante tlgraue pefo ,
SenXa fenttrfi dt fiancht^^ °ff'^fi> »
E far immobil l'aura; e caldo il gelo ;
F iorir far unga rofa in [ecco Jìelo ,
E parlar huom; che mai non habhia intefii
Di duro e freddo ghiaccio, un foco accefò ,
E col canto auan\are ti Dio di De/o ,
Q^ual di ?arnafo nel bel giogo accolto
Potrà cantare , alti fimo Poeta ,
Gli honor dt Guido Vbaldo al plettro d*or$:
A Itro ftil più del mio leggiadro, e colto
Gallo file d* uopo*, e non andrà a la meta
benché Jta honor de ì*h{olìimo Qoro •
tS L I B R O
Gallo, 5*ohru il douer forfè ^ hi mena
Mia uentura, l'amor che tt>ganna Jpe/Jh
Occhio ben [ano , onde m*hauete me/Jo
\n f>.^rte , uHmto penfier ui giunge apem ;
L a ragion che l*amor fouente aj^renn ;
£*/ lume duuiun da le n^bi oppreffò ,
Conofier ui farà l'errore e'J)reffò ;
M t di perdo n più degno ^ che di pena :
G entile\l^ay ui mófje sfarmi ir more ;
E dir dt me , do che dt uoi pojs'io
Congtudtcìo migliore al Mondo dire ;
B en degno adunque fiuy ch'andito uhonore ,
Non quanto è l merto uofìro, e'i mio defire ;
che tant'alto non f^gg'^ ilualor mio •
L * A t T o ualor , che come un Sole ardente^
hllhor che pqrta ti dt lieto e o^tocondo ,
Tutto rallegra y e rafjerena il Mondo ,
¥tfa de juo he raijìupir la gente ;
G aRo dehuo Signor ; dt più poffente
isomero affai del mio è degno pondo ;
che fra tante fue lodi io mt confondo ,
Sì gran copia dt lor mt flh predente :
E t fo come talhor 'vergine fuole ;
Che in unga rma, e di be fior depinta ;
^itéfft a l'aureo crin corona lieta 5
C he quel che dianzi colfe, hora non uuole
Ne mai $\tppagd , 0 d'un uoler s'acqueta ;
D4 uagbe\^ magnar fempre foj^nta .
AL
V I N T O . 17
AL DVC A D*VRBINO.
LARGO campo di gloria , il uoTiro honon
Inutttifìmo D«ce , /?4 gin trafior/o } .
Ren'he di reo dejìmo un duro mar fa
Uahbia impedito ti uofiro alto ualore :
H or agutfa dt Sol , cìyul^aiofuore ,
Dei M4r , (front t dtfl.nert a tutto corfi ;
A cut danno ombre ojcure^ e neibtt il dorfo .
Tocca la meta : e JpreiC^a il fuo furore :
T ai ch*io ue^gio giA ti tempo ira^Of ffnfioi
Ch*o(^ni co/amor tal confttma, e trita
Qualyinto al ymcitor dargli U mano :
E t preparar per la feconda liita
A lui, Veternita di propria matto
Vn feggio d*oro in me^o al fuogran temph «
PER LO MEDESIMO.
PORTI, ìnclito Stgnor i lieta , e ridente^
Di gigli inghirlandata , e di ligufiri ,
j V Aurora a uot cent* anni, e cento lujìri ,
QueTio felice di da l*oriente :
I T al che fjyatto maggiore habbia Pardenti
I Vosìra 'ytrtute^ d^ far fatti lUuflri :
I Onde il >Aondo s'honort ; onde s*iUujlri. ;
Mt gli finn fempre Cjuafi un Sol itafc^nte •
I T empo a tanto ualor breue el prefcritto
A quefla uita humana : o fe pur tale
\el prejcriue/]e ti del : dare/le al Monda
L e7ge con la prudcntta > e con l\nunto
Ferro ucctdrejìe t mofiri c fora ti pondQ
^cgno dt api , cih non peggio altro ugualjt •
i8 LIBRO
AL SIGNOR DVCA D'VEIBINO
I L B V O N* A N N O .
APRAVI Guno con le chiatii d*oro
Da le porte del Cieby il pi tt giocondo
Anno , e felice ; che mai uide // Mondo ,
Da cJ?e del Sci fecondi i raggi foro ;
P ortitii del fuo ricco, e bel theforo
Vhppenntn carco ti fen ; e del fuo fondo
Valte, 1^ nari e riccbe^^e il M.ir prcfond»
^ Ne turbi l'aere mflro Aujìro, ne Coro ,
E t e ragion, eh' a Prenci pe ftgiuflo ;
d} fante uirtuti adorno, e chiaro ,
Quant'ha far Gnido in ogni lieta fionda ,
D egno di tutto il Mondo ejjèr Augujlo ;
. Et ca / più iìlujlri Heroi di /lare a paro ;
Donin fauore ti C/e/, la Terra, e l*Onda .
AL MEDESIMO.
BEN può Veccelfa , imperiofa fronte
Cinger fi i*Appennin di gemme , e d^auro ;
Var^tique. piante ornar del fuo thefauro ;
E^ di fmeraldi ogni riua, ogni fonte :
E t foura il giogo del fuo facro monte ,
A cui china la tejla iluecchio Mauro ,
Dar legge al Mondo ; e far correr l*lfaur0
Con l'onde più d'ogni altro altiere ^ e conte :
P ci che la Gloria aljuo figlici pia chiaro
Dat'ha d'ogyn ualore i maggior pregi ;
E^ de più rari honor Li palma prima ;
E t già ì* èternìt ate in duro acciaro
Scolto il fuo nome, del gran tempio in cimA
Vha polio foura Imper udori , e ?^egi .
Q. V 1 N T O. 1 9O
0 U L SIC. D V C A D* V R B ì N .
NO N ha cotanti fiori un campo aprico ;
O»* è il Sol più benigno, e più temprato ^
Alìhor che ride ogni rtua , ogni prato ,
bagnati da Vhumor di Cielo amico :
N e d^ aprii tante [rondi ha il hofco antico
D* Ida , da gli firittor cofi lodato ;
D/ quante uìrtu ttoi Vanimo ornato
InuittQ Prence', e poco è quel, ch^io dico :
Q ual dunque fia ahifìmo Voeta ,
che pinga il uoftro honor pur col penjìero ,
No» che in carte lo Jpieghi , od in parole ?
C orra pur quanto uuolprefto, e leggero ,
che maifempre lontan uedrà la meta :
ch'occhio mortai non può fi fare il Sole .
AL SIG. GIROLAMO
DAtAROVERE.
O G -E il T Ih ramo de la Quercia antica
eh' ancor uerdeggia al cielfi-ondofa^ e bella ,
Con gran fauor d'ogni benigna fiella
Ch'ogn'hor l'è fiata, e le fia fempre amica :
H or, che fortuna a la uertU nemica ;
A / buoni auuerfa, m*ange,e mt flagella
Si; ch'io fon qmfìfragil nauicella ,
C/;e tempeflojo mar fcuote, implica :
V n*aura dolce di fauor, m'impetra
Da tutta Donna, ch'io canto, e celebro ,
Che mi fofpinga da tempefia, in porto 5
' C h'à lei con/acro qucTia nohil cetra ,
litui fuon ,forJe da la Tana, a l'f bro
fia amor uditu, e da l'occajò, a L^vrto .
10 L I B R O
. N E L A M O R. T E DEL
SIG LVIGI ALAMANNI.
aV À L fuole auaro feregrin^ che unita
Ha. molta merce da Caucafo a ih ile ,
Che poi ritorna ne feta fenile
Kìc:q li U (uamagicn cara, e gradita ;
G M !eì tornutn al ael d'honor tiejìita ,
Donde nuda partijìij hlmagmtiU ,
Che preponeftì come a cófa mie
ha liberta de la patria a la uita .
H or co I gran lofcht tuoi del tuo ritorna
Lteti; ti godi y e^on la cetra in mano
Canti del sommo Dio la gloria immenfa ,
Q ua giù lafiiata quafi fiamma accenfa
Dt fuoco tUuJlrey eh* arda notte, & giorno ,
Memoria del tuo nome alto, e fourano .
A L C H a 1 S T I A N 1 S S I M O
Redi frangia.
IN V I T T I s s I M o R^, ye uento irato
Di reo defiin,co*l fuo crudele orgoglio
Rofio ha il mio legno a cofi duro fcoglitf ,
E le mie merci a tonda in preda dato ^
$ I, che d*ogni mio hauer nudo, e priuato
In cima ad hermo fajfo in uan mi doglio %
Ntf truouo huom , eh* a pietà del mio cordoglio
Mojfo , m* adduca al porto defiuto ;
P unga il reale, e genero fio cuore ,
CorLefe a i buoni, a poueri fosìegno ,
Gtufia p'eta de la miferiu mia .
V aghumi m ue.e di nocchiero, e legno
La larga man del uofiro alto f^uore ,
A di man tarmi a la fortuna ria.
d V 1 N TO. 2f
A LA C H R I S T I A N i S S I M A
R E G ì N: A v
OS P L E N D O R uiuo de gli (tntithi f>regii
che fero un tempo andar l'Italia bella ,
Hor di rea petite y tfìem ìmmde ameila ^
Di p:u corone altiera, e dt f iu fregi ;
M oglte del maggior di tutù t Regi^
Del CUI ualore agui/a dt faiella •
Sotto a del fcurOy 4 f>nuo d^ogm s4tllìt , ^
Lticon le lodi^ e tfattt aht^ ^ egreni^i ;
A uoi wi Holga , a uoi , ch^altroife m raggia ^
Non ueggio di pteia*: uoi fido fedito '
Dati al mio legno difarmato ana :
N on confent ite in cjue/ìo tj^/lio indegno
che de la pouenà l'tray e ^ oltraggio -
Mi tenga m utle^ e fi noio/a una .
A L CARDINALE
DI LORENA,
y-x D I famofi Kegt indita, ^(t-a
Prole, dt (cettri, e Ai corone degno ,
La CUI uirtù- u*i»al:^ a più gran fegno ,
Chel sague illufìre^ond'huom taPhor fiejjàlta,
N on jxtnge oro cofi , quaVhura fmalta
Vaghe:(\a di colon alcun di fegno ;
Ne to/7 i herbe, oue ha Ciprigna il reo^no ^ '
Natia helle\X^ di htacinthi, o cali ha ;
C omegraue prude n'^^a orna, e colora ,
E/enil fenno ii hcli* animo uoflro ,
Et conjìantia, e fonema il real core .
t *hauer ti biondo crin coperto d*Osìro
E7 men pregiato, e minor uoHro honore,
Ql^ecor.nawa^ioni^aJJ^ettaatKhora. '
» > I B R O
AL CONTESTABILE.
OF I D o Acate delpfetofi H E R R i g o ;
Del magnanimo Re, che co*l prudente
Saldo conftglto, e con la faggi a mente
Vincete ogni deflino empio y e nemico ,
G ui lungo titidio, e Ciel largo, g amico
Diede tante uirtt^ , quanti il nafcente
Sol, quaVhor Vanno è più uago, e ridente
Vede bei fori in lieto campo aprico ;
V agitami ilfauor uofìro a dar rtTioro
A quefl'antmo afflìtto, in cui Vortuna
Tutti de Pira fuagli flralt auuenta ;
S i dì chiaro, ^ a la notte bruna
Il uoflro honor da la mia cetra fenta
chiunque alberga fra l mar indo , e*l Moro,
D V N CLV E Morte crudel, fjjìetata Morte
Vfata a depredar fempre ti migliore ;
E da tronchi più belli a corre ti fiore
?rima che la fìagion il frutto porte ,
S ommerfo, ahi fiero cafo, ahi dura forte ,
Hai con tinuida man tanto ualore ;
E Jpento per comun noftro dolore
Vn* tìuom ft figgfOy un Qaualier fi forte :
E eco ch'Ombria ne piagne; e i colli intorno ,
Chauean le chiome pria di gemme, e d'auro
Negro manto ^ ofcur itela , e circonda ;
C inta la fronte di cuprefj'o il corno
Vorta d*ogn*honor nudo al mar Vlfauro ;
Et fmnan d* Adria Antonio il lido, e Vonda •
Q^V I N T O. * 13
> O S C I A che lieto ^ onde fcendefl'iy ornato
Di tutti i beni di quel janlo ^egno ;
che tifecer qua giù felice ^ e degno
Di quanti dona honori il Mondo ingrato ,
\ pitto gentile al Oel fei ritornato ,
Chequafì Jlrali huuean frefo per fegno
I tuoi fanti penJJertj hauendo a sdegno
Tutti i dilet ti de l'hurriauo fiato ,
F ra il tuo tanto gioir, che fempre ahonda %
Sempre fifa maggior ; come fuol rio
Qual hot gli accrefie Ltrga pioggia Inonda
M ira talhor ne chiari occhi di Dio
Qualgraue j acerbo duolper te circonda
1/ faggio cor del tuo Signore, e mio •
M E N T R E /vi l*a!me più gradite a Dio ;
' La cui glori t qua giù luce, e rifpiendt
Si come face j che nuli* aura offende ;
ì^e fiera rabbia di tempo ajpro, e rio ,
Is pirtp illufire ti J}atìj, ^ in oblio
Qucll*a che più uilcura ìmmnna attende
Vofio ; negh occhi di chi tutto intende
?afci di nobil efca il tuo de fio ;
G raue, empio duci per te nel core inuitto
i ■ Del tuo faggio Signor fa cruda guerra
I Con la raggi on , che mai non l'abbandona ;
E t ècofi fpietato il lor conflitto ;
che Inombri a, e PAppennm tutto ne fuona ;
Ne ancor fio qual dt loro andrà per terra .j
2 4 L I B O
AL CAPITANO PAOL
CASALE.
CASALE ì?onor de le telflnee riut ,
che con fi preflo pie corri a la meta ,
Oue col tuo Signor febee, e lieta
Schiera^ t^afpetta, otte ad ogtihor fi uiue ;
P oi che fei grato a le forelle dttte ,
Del caro amico tuo uincati pietà ;
col tuo canto la tempefla acqueta
Del /ito dolor , onde a buon porto arriue:
( M ffero ) quando il Sole efce da l'orto ;
Quando ne laonde cela i raggi, eH mito
Come doglio/a , e pura Kcndmella ,
C • ui hahhta un ?aflorelLo i figli tolto ,
chiama Jpietato ti Ctel, cruda ognifieUa ,
C*habbiano ilfrateljuo fommerfi), e morto
A M. ANTONMO GALLO
GALLO, cui ?ebo aiti concetti infpira ,
che quafi nouo Orfeo col canto intenti ,
E manfuetifat Ti-iri , e Serpenti ;
E qual belua più fia crudele , e dira ;
A che più tardi homai prendi la lira j
E con foaui , ^ honorati accenti
Acqueta la tempefla, e i fieri uenti ;
E togli al lur furor l*orgog!io , c l^ira ;
L a tempefla del duol, che d*hora in hora
Inatì^ il flutto ondo fo, €*l lido frange
Ne/ cuor dd tuo Signor cortefe, e pio
C he non pianfe Memnon tanto l* Aurora
Quunt*egli Antonio fuo fi (pira, e piange
Che morto m terra, hor mue a i pie di Dio .
SIGNOR.
> I G N O R l*utio t' ueleno i^-/pro, e mcrtale
Ch^attojtcit, ^ uccide ogni egra mente ,
E col penfier k moflra ogn^hoic prefeìUe
La taghn del fuo acerbo, e grane male :
L a fohtudtn m^idre è nattnale
De le cure rnohfle ; ondtH pu7tgcnte
Vuol crefie tanto, che dapoi joucn! e
Vruden^a humana a fuptrar m*l itale :
P ero fuggite d'odo fo , e filo
Star tn parte remota ; onde rejptri
Sotto a fi gran dolor l'afflitto core :
E t col flagel del ttoftro alto ualore
Cacciate de penfter l*armato fiuolo ;
Solo cagion de uojlri empi martiri .
Troppo ( con uoflro danno ) alto Signore
VLomai è Unga la crudel conte/a ;
che con tra il fenfo la ragione hapreft
É*/ campo de la pugna^ e l mflro core :
E t s*anchor dura ; queljìa vincitore
Et qtiefta uinta , con gran uoftra ojfefh %
E n*auerra , che de la dura impre/a
Voi n^haurete l'infamia , egli l'honore .
S orga quella uirtute in uoi [l forte ;
che Jpeffè ttolte l'ha domato, e wnto ;
Ef dt fortuna rea rotto ogni orgoglio :
N on fopportate ch*ei ne meni a morte
Con uoflro egraue altrui danno, e cordogli»
. 1/ pregio, onde andate ornato^ € cinto .
i(f L I R R O
O Figlia dd [giacer uaga^ e gent ile ;
Sen^ cui niiìla qui fora giocondo \
Ha mejloy e priuo d* ogni gioia ti mondo ,*
Com*anno fenica frJ aggio , e fen^ aprile :
uejla Ghirlanda a lato a cut fia mie
No» pur ciò ch*orna campo almOf e fecondo ;
Ma cjuanto in feno cela ti mar profondo
Ti dona Batto fofpirofoy e httmile ;
A ccio che ti gran ?ajìor, cui i colli altieri
Ombria j ferhano Imberbe , i fiorii e Vomire j
\ fonti l*A ppennin, Metauro il corno ,
R. ttorni allegro ; e dal cuor faggio fgomhrg
ha fchiera de noiofi , atri pen/ìeri ,
che turhatpQ il fuo lieto, e chiaro giorno .
Cento yergini iUufìri, ^ altrettanti
Cdjli fanciulli in beta fchtera accolti ,
Cogli aurei crin [otto a ghirlande auolti
Di caltha, di narcij?i, e d*amaranthi ,
C acciati già ifoJpiri,afciut ti i pianti i
Onde pur dianzi hauean rigati t uolti
Cogli occhi pien di gratia al del r molti
Vaere empiean di dilettofi canti \
E t dan'^ndodiceanjJJaqfdc/lo giorno
O Letitia a te facro eternamenie ;
A cui s^erghano altari , e Jìatue, e tempi ;
P oi ch*hai fgomhri dal core i dolor*empi
Oel^ignor nofìro, e da la (agz^ia mente ;
E (^iLrfoqu^Jlo Citi di gioia intorno .
V I N T O . t r
S V L ^ìo^o de r^h'/siitìo Appeììnmo
Cui rendf. hon&re olmpo , e*/ ue^chin }A4iUT^\
La ne di glorici altiero ti gr.m MeUiur»
bugna piaggie l'antna Vrbino ,
D i pario marmo trafparente, t firn
D/ fiori adorno, dt fioltura, c d*a'Hro ;
Ktcco dentro digtmmt, e di theftiuro
Vmul\x un tempio ^Ombria al eie! nkin» ,
O hiUa Dea ; poi chat l'egre, e m&Ufte
Cure mordaci, iIk ferpeano il core
Delfuo iìiuitto Signor cacciats,e fgctnbrt:
E t lieta fctcra le uerdt herbe, l*ombre
Prefiche, e t bet fiori; onde i [noi colli uejìt
Al tuo bel nome, al tuo perpetuo honore .
A LA S. DVCHESSA D' V R B I N O.
SI come face, anchor che chiara, e ardente :
Non può dar lume al Sol; ma mentre ei Jpl^de
E uaUi , e poggi di uaghe\\a accende ,
Taicn le Ittci/ue fmarrite , e J}>ente 5
C ojì ftile non può d*humana mente ,
Se ben fuafama in ognt parte fìende
Var uoflra gloria eterna ; an:q egli pfemdt
Vita da lei, che dura eternamente :
S ^a lodar dùnque il unfiro nome chiaro
Mi /prona, tlfu/ì re Donna il uoler mÌ9
Vago con Pah fue d*al^armi a uolo ;
D onate, ricca a cofi bel defilo
E penne , e uanni, ond*io m*<lXi di paro ;
Et ricerchi con ini quefio, e quel poU .
B /;
i8 L I B R. O
K L A M E D H S I S M A.
FP R S E Donna reale hauete a sdegno ,
che di nei canti hàffl jìdey o ferma ;
G';e non ha penne per t'fggt:ire ai fegno
Doue à bel udì il uoflro pregio arrnta :
D egrta dei f^cro^ e fi felice ^^g^gno ,
D/ cui lagloi /a, come ardente , e ulna
Tiamma, ancor luce; che canto lo sdegno
DcLgranffghuol de la marina Dìua :
S *io non m*inai\o al uoflro merlo uguale
Cigno gentil-, m n difprewate almeno
"La uoglia, d^honurarui ardita, uaga :
N on sdegna il He del del llionor mortale ;
Ne d^humile hahitar , tempia terreno ;
che del fioler , ncn del poter s^appaga •
A LA MEDESSIMA.
SPIEGO talhcr per le uefligia l'ali ,
che lafcia imprefìe t alt a gloria uoflra j
lAentre fen ita per la terrena chwfìra
Con piume d*or, fen'^alcun*ahra uguale ;
M 4*/ cieco ingegno a lei figuir non uale ,
Se bene ouunque pajfa imperla , e tncjìra
Che'lgran Jplendor, che fuor di leifimcfìra
Abbagliala fua uifla inferma, e frale :
O nde fa come quei, ch*affifa il Sole ;
che gli occhi abbajfa lagrime fi in terra ;
Et dtlfuo troppo ardir fi lagna , e duole ;
E tfe pur uuol feguir; uaneggia, O' ^t'ra ;
Et per altro fentier ua, come fuole
Incauto peregrino in Jìrana terra .
V I N T O. 19
A LA MEDESSIMA.
VOLGETE gli occhi a tanta meraaiglia
Spirti, cW ardete di tiohil dcfìo
Vi trouar guida, che ui fcorga a Dio ,
A cfuejìa fol di luì fattura, e figha :
C h*altro uedrete, che due nere ciglia
Due gote pinte di roffor natio i
Duo lumi uaghij che porre in oblio
Vanno tutt^altrc, o bocca una uermigìia:
P orta cofiei négh occhi un fanto amore ;
Ne la fronte honeftà candida, e pura ;
Vruden\n in grembo, e le compagne a i lati :
Qjiejìa è beltà, non come rofa, o fore, ■ "
che colta langue; ma in eterno dura 5
Seguite hi, che uifarà beati .
A LA MEDESSIMA.
SE G V I T fi alme gentillillujlre gloria,
che con uagheT^a non più wfta, intorno
Apre al Mondo felice, e lieto giorno ,
Di que/ìa Dea terrena, alta VITTORIA
S e uolete di uoi lafciar memoria ,
che non tema del tempo ira, ne [corno ;
^t fta [oggetto in ogni parte, adorno
Di colti uerfj-, e di purgata hijìoria ;
C ì/ella ui mcijlrerà, fidata duce ,
che fa tutte le uie da gir al Cielo
Qual fa la più [pedita, e più [ecura ;
.V I leuara da gli occhi il fcfco uelo
D^ogni humano di fio, d'ogni utl cura :
E condurrà doùe il gran Sol riluce ,
fi
3 « LIBRO
A LA MEDESIMA.
L E piramidi ^ gh archi , / mau/òki
Le mete, i cerchi^ e Maitre tante rare
Opre di mar tei dotto^ eccelfe, e cìiiart^
Ch'aito l*antica ìf^oma a i Semidei ,
L e colonne diglorte^ e dt trofei
Superhcy ^ piene ; che doue^tn fj>r exrare
Ve l*empfo depm l'tra, e pugna fare
Sempre fera cogU'anni tnutdi^ e rei
S on gta cadute : e con eterno i>orrort
Vetà Cinuolue ne le fne mine ;
Ch'ogni co/a mortai rompe, e disface :
S oh iHufìre V I T T o R i A // uoftro honon
Splenda a, chiara, itiefìinguthtlface ;
M Qntre cadran dal Qtel nem^ e pruine «
A LA MEDESIMA.
OV IV cÌh helgiardin di fiori, e d^herba
Q^alhor la uerde terra imperla, e indora
Con le richel^e fue Vauonio , e Vlora ,
, De le doti del del ricca ^ e fnperba
D ( nna reale, a cui la Gloria /erba
Vregtp a ualore human non dato ancora |
che fi d fender a dal tempo ogn*hora
Vredace, ^ empio-, e da la morte acerba :
C ome adunqfte potrò con legno frale ,
O merauiglta de le cofe belle ,
Solcar le mfirt honort ti mar profondo ,
S e le piuricche, e grat'oftfielle
Vi dier quant o potean , per farai tale (do ?
Ch*ognihuom u honort ^ e sefre ammiri ti man
V I N T Ò . 3 I
A LA MEDESIMA.
NO N può di reo dejhno oltraggio, o tortò
Donna tormi dal cuor Pobligo eterno ;
V come in duro acaar fcolprto il porto;
Si, che non n^ufcirà forfè in eterno :
P rima a la fiate ti ghiaccio; i fiori al uerno
Saranno cari ; arniran prima a diporto
I pefii per lo del , ne più da l*orto
Vfiirà chi del giorno haue ilgouerno ;
G he mai quanto ni debbo; eimerti uofiri
?offa, per accidenti o boni, o rei
Vi quella inflahtl Dea, porre in ohli^ ;
5 acri faran [ì come un tempo a i nei
Cent di i tempi, a uoifiempre, il defio ;
l miei penfier, le mie carte, egli inchiofiri •
F B fi O*, mai pi eik gentile, e fianta
li punfe ti cor, il ccrpenofio, e reo
Ver la bella figliola di ?eneo ,
Cfhor con le uerdi braccia i colli ammanta ;
D el noflro maly de noftri danni tanta ,
Ne figiufla cagion, giamai tifeo
Por mano a l*arte nobtl; che ti deo
Vregio,ònde il Mondo ancor fhonora,e canta
S ia prefio il tuofauore a figrand'uopo
E con medica man , co i Itcor tuoi ;
Dona al faggio Tornon utta , e falute ;
C he non utde fìn*hor; ne uedrà dopo
Mille, e mtWanm il ciel , umer fra noi
Signor dt più pruden'i^a, o più utrtute .
B ///;
LIBRO
Q^v E STA, ch"a! del le uerdi chiome flenit
Tenera pianta, a te cara, e gradita ;
A (fii d*intcrnofrcfca l)crb:t, e ferita
Qu.^fìjjKtrfa di gemme, ofrn'hor rifplende j
F ra le cui ombre , im Yttfcellm dif ende
Ser pendo per un prato a Ltfptggita ;
"Et col fuo mormorare a bere inmta
Lo fianco peilegrin, che*l caldo offende ,
C Vebo a te fa Jacra ; a te, che poi
Ter fuor di mano a l'importuna morte
I corpi, e loro dar Jpirto, e falute
F ofcia, che* l gran Tcrnon; la cui uirtute
Con un perpetuo lume andrà fra uoi ,
Debile,^ egro\ hai refi e fano^ e forte*
k M. BEB.NAR.DO CAPPELLO.
CA p P E L L o , c/?e f 0» fin canuto; e rar^
Di pregio adegui l'uno, e Paliro lofio ;
Ch*al\ati da Whlio perpetuo, efofco ;
Con Virgilio, Homer fe'n uanno a pdro ;
P rendi la Cetra , che può al tempo auaro
ìUuHreoffefafar ( s*io non fon lofio )
che pochi come te degni cono fio
Difoggetto cantare liluftre, e chiaro :
E t dì quefta gentil uaga fenice ,
che uoìa per lo Ciel con l*ali d*auro ,
Valme inuitando a quelTeterno Impero
I naì\a il nome fura Laura , e Bice ;
Onde t'honori ognhor Tebro, e Metauro
Di tanto honor^di tanta gloria altero ,
Kijpofia
V 1 N t O. 3Ì
K I S PO STA A L T A $^ %
SE mi predate inguifa^ die coUraro .
ìUifsìre fili de l^unoy e l*uhro tofcho
il mio tropjyc uolgare^ e troppo fof.o
Ofiite d*ajj'ermar^ che tktda a paro ;
P oco del uofìrohonor terranui auaro
Il Mondo-, e d'occhio aj]iìi peggioTjChe lo/co;
OnJ*io, che ubarne; e\l mìo poter canofco y
Vouui tanto periglio eJjfYejJoy e ch'aro .
N e lice A me cantar o^uefia. Vertice ;
Che^uoi, per lei ccncejje il plettro d*auro
Quel Dio, che nel Parnafu ha jommo impera :
V ot quanto ella foruola a Laura , e B;Ve :
Tanto farete il Thebro, c7 bel Metauro
Gtr più che l*Arno, e che la Sorga altero .
A *M. A N T O N I O GALLO.
MENTRE dalfuo più bel fublime colle
Scorge, e [ente Appennin l'Italia mejìa ;
che con lacero crtn, con bruna uefla
he uoci del fuo duol piangendo ejlolle ;
E miraMarte andar fuperbo, e folle
Con l'impeto, che fuole atra tempejìa ,
che Vonde rompe; i legni apre, ^ infejla f
ogni campo far di jangue molle :
Q ui fotto l'ombra de la nobil pianta ;
che fpande, a Gioite fiera, i rami intorno ;
Sen^^a temer de l'armi ira, o furore ,
G allo di uerde alloro il capo adorno
Del tuo faggio Signore i pregi canta ,
Softeguojol de ritalico honors .
B y
3 4 t I B K O
AL CONTE DI R O S C 1 G L I O N E .
VOLGI pur lieta ala tua patria il piede
Giouctne iUnftre dal gran 8. e d?i amato
Cui benigna fortuna , e lieto fato
Don! no ogn*hor , quant^ei p'n brama, ochndt
S i (he di guanti colta ite fa fede
Et nera hijìoria , fia pi u fortunato ;
Et tanto eftenda 1 1fuo febee fiato
che regga ouvnque il Sol nfcalda, ^ uedi
T e dejira aura del ad fempre accompagni ,
Tal eh\iu.xn^ co tfattt alti, ^ egregi
Del f^ggfo, e gran Tornane ti bel defio ;
O nd*eglt afiifo foura tuttt i Kegi ,
Om lo chiama ti fuo ualor natio ,
Fr4 Principi ti reggia cccelpy e magni ,
A LA S. DVCHESSA D*VRB1N'0.
SPARGE canti d^honor raggi V ardente
Sol de la uirtà Hofira, che rijJ>Lende ;
Et di gentili, alti de fin accende
Ogni cor fcabro, ogni uillana mente ,
uant*onde mone ¥geo ; quanti ridente ,
E lieto mele fior ne i campi fiende ;
lAa*l fouerchio fì>lendore ogn occhio ojfendi
Debile oggetto, a lume fi po/jente :
P ero fcorger non può ut fia mortale
Lafua beltà merawgliofa, e Jirana ;
Ne colto, e dotto fin Jpiegar la m carte ;
T al uife amico ciel , che ingegno, od* arti
A potertti lodar Donna non uale ;
Et «folle 1 1 fino ardtr, l'opera uana .
Q^V r N T O. ss
ALA MEDESIMA.
ESCE da he* uoJlr*occhi un lume ardente ,
che infiamma di leggiadri ahi de/lri
Ouunque atiien, che mcua il guardo, o gtri
X^anima^ piu cheH Sol chrara, e lucente :
V a le parole unfuon, che dolcemente
Par che di furor finto empia, inj^irt f
E chiufamentea fe rapifca , e tiri
Donna , ogni dura, cir oflinata menti :
L a maiefìà, che fià grane, e penfofa ,
Come Kegina in feggio ahoy e reale
Ne la front e di uoi lieta, e feì'ena
D a legge al mondo ^ e per mmijìre mena
Quant*hebbe unqua yirtute altra mortale f
lai che nonfe mai D/a più bella cofa .
A LA MEDESIMA.
DONNA che con la front e alma, eferena
Quafì nouo del del uago Pianeta ,
\l mar turbato, e le tempcjle acqueta
V>e mflri affetti : onde la mente è piena ;
C he Paria nuhilofa rajferena
Ve terreni defiri , e rende lieta ;
Et d^ogni gloria a l*honorata meta
Col fuo fanto Jplendor ci fcorge, e mena ,
O gran Cultor delfempre uerde alloro
Voler lodar, opra non è mortale ,
Ma del tt(o plettro degna, e del tuo canto :
t» odala tu, cJjc tanto altri non fale ,
henche a do far ternajje un di coloro ,
Qh*amwA honoran^Arm^e $mkna,e Ma3t9 •
LIBRO
ALA MEDESIMA.
F K A / tanti raggi de la. yirtàmftra ,
che qua/I un nono Sol luce, erij'} lende ;
Ef CHHnque dtjpiegail lume, o fiende
La terra indora ; e C aria imperla^ e invjlra ;
V no di cortefia fuor ne fi mcjìra ,
che con ogn* altro di hdta contende ;
£7 Hoflro honorfi chiaro, ^ uj<^o rende ,
Che nullo di fplendor con [eco gioftra 4
0 d^ altro ricca, che d'imperio , 0 regno
Donna , d'alto ualor jpecchio ; ^ effèmpioy
De fopre illnsìri , e de le cofe belle :
1 0 nel mio core humd ui [acro un Tempio ;
Voucro albergo, a chi di Jìare è degno
One co Jtiot bi* pie calchi le JìeUe .
A LA MEDESIMA.
SE quanto il uojlro honore illujìre, e raro
Sormonta a quel di Laura , e di beatrice j
Onde canta del Mondo ogni pendice
il fuo bel nome, m fuon joaue, e chiaro ;
T anto foura di quei, che lor cantaro .
foggiale Donna ,fttl coltOy e f dice ;
Andrejie per loCtel fila fenice
Con piume d* or ,fen'Xa nuWaltra a paro :
M a chi uipuo lodar, staffai più auan\a
Soggetto alto, e diurno , tngegne humano j
che non fa la certe'^a cgntfperan%a ì
E chi ciò tenta , affatica m uano ;
di poter accor prende baldan^
In picctol ueiTo il gran man oceano •
Q^V I N T O 3 7
ALA M E D E S I M A*
BE N potrà un nuouo Vtdta, un nuouo AfeUjf
Scolpire in duro acciaio , e con colori
Vinger ciò, che di bel fi moftra fuori
Del uago utfi ; e quejìe membra, e quelle :
là ala beltà cìie foura l^altre belle
\i dona ti pregio; onde il Mondo H*homri
Pm dt uagbeX^ piena, e di Jplendori ^
che non c7 Cielo di minute jìelle
D e V anima y non può diarie, e d*ingegno
For\4, ritrar; fi che non Cembri, come
A lato al /ole un lume; un* ombra al uero :
N e fcrittor, di cui fa celebre il nome
Quanto circonda il gran noflrohemijpero ,
Domta de merti uoflri al^arfial fegno •
AL GIARDINO D*VRBIN0.
OD \ frutti, edi fior ricco, ^ adorno ,
E ben colto giardin ; doue fouente ;
QuaWhortl raggio fuo uago, ^ ardente
Raccoglie il Sol, e fa men caldo il giorno %
L *innuitto Duce fpatiando intorno
Co i piedi r con la utfla, e con la mente
Di dolce cibo Vanirnuprt^dente
Fafce, d*alti penfier nobil foggiorno :
V e le yergmi iìlufìri honeflo, egrat9
Diporto; folitario, e bel ricetto
De ledelitte, e de le gioie loro j
C onferua cajle, e pure, al fuo diletta
Le tue liete uaghel^e, e7 tuo theforo \
Qofi 0gn%r ti fta il Qiil chiaro^ t temprati»
L I B O
IL CAPPELLO AL TASSO.
V E STA Donna real del citi udore
^^-i^^tlle alte lodifiUe entro al cor porto ;
Chor co t beglioichi; hor col parLr accorto
Voice honefio u*tmprimey-e fanto ardore ;
S /" moflra a noi di Oto nero Jplendore ,
che può, da quefio périgliofo, e torto
Mondàn piaggio, di falute al porto
Guidarci, fuor di tema, e fuor d*errore ;
Quinci TASSO degna pofaa cf?s*l uerno j
che minacciofo a noi fourajìa^ il chiede
Tyri'X^arle prore a ft fidata luce ;
E t ringratiando iifommo ?adre eterno f
che ci da tale fcorta; altrui far fede ;
CJì^ejfa è Inme qua già-, ch'ai del conduce.
RISPOSTA DEL TASSO.
DE H perche allhor che uaneggiando Amore
Cappello gir mifea penfofo, è fmorto^
Chiedendo nel mio duol qualche conforto
A U crudel, che mi ptagaua ti core j
N cn unl/J i miei penjten, afar honore
A quej^d Donna] che m^haurebbé fiotto
In parte, per camin Jecuro,e corto ,
One mài non fi piagnei e non fi mot e ?
H or distro -^il fuo /piend^r, che un cieco inftrn$
chiaro, e lieto fari a:, pnr uolgo ti piede
Debile, e lento] e lei prendo per duce :
M aft leggiera, e franca, hauendoa frherno
lì mondo, poggia a la fuperna fede ,
Ch^io pon poffo inal'^rmt, on^eUa Ina *
Q^V 1 N T O. }9
A LA S. DVGHESSA D*VRBIN0,
OD * E T E R N A beltà bel pararne ;
Albergo d^honeftà , ch^al mondo è rara ;
Vnico effempio d'ogni cofa cara ;
Torre d*alta pruden'^, e dt ragione :
V afo doue utrtìì [erba, e ripone
Ogni fauer mortale^ onde impara
Cantra iltembo empio, e rio; cantra fanatit
MoriCy honorata fare, alta tendone ,
P onna real; cui diede ilfommo ?adre
Senno, penfier, de/Io, gratia, e parola
D^Angioletta; che a lui parla, e rijponde :
C hi ui potrà lodar, fe fi confonde
I Ogni intelletto, in uoi mirando fola
Tante doti del Oel, chiare, e leggiadre ?
A LA MEDESIMA.
1^ Vanto pit* cerco ( a defir folle, e uan9
V-4^o«c mi fcorgt ) / ttoftri tanti honori
Vinger tn carte, che fembran dt fiori
"fecondo al più bel maggio , e largo piano i
V into da Vopra, m* affatico in uano ;
In uan m compartendo ombre, e colori ;
Con H arte degna di quei gran pittori ,
Che^n ciò auanT^aro ogni fauer humano :
K on uofira colpa, o mia; ma di colui ,
che tal ut fe; che non pur penna, ojiile^
Ma ritrar non ui fuote ancho penfero :
C antt la Gloria , che può dirue il uero
Le lodi di uoifola, e non d*altrui ,
Si the u*ammirt ogn'hor Qattro^lndo^t Thiltj
4'o LIBRO
IL CAPELLO AL TASSO
NO N tanto il uoflro buon ghtditio intero
che fcriuendo^d ogn^hor. chiaro mojìrate
In quelle uarie rime; oìide foggiate
Là" ite a gran pena s*crge altrui fenjlero ;
V i dee 7 a/Jò, gentil far gir altera i
Qiianto QÌìei fcelfe la maggior hehate ■
C!?e mai ueAi/Jè o tfuejìa, od altra etate
Del uoftro Jld Jol degno obietto, e nero :
N e fcorger so, fe men c^rtefe il Cielo
A uo!fuj]e, che a lei; quando fi bella
Lafe, douendo i uoftri fcritti ornare :
O s*€lla hebbe di mi men beta /Iella ,
Mentre per fede eterna di lei fare
Vego tsoi diuin J^irto ad Imman uelo .
RISPOSTA DEL TASSO.
QV E S T A, degna d^hauer del moJ.o Unpm
che quafi un fol, con la fua chiariate ,
E l'alme del fuo honor lucp beate
Alluma tutto il gran nojìro Imni/pero ;
D e Valta man di Dio bel magiThro ;
A lato a cui fon quante fur cantate
Da le penne più colte, e più lodate ,
Come a cigno gentil, uil corbo, e mro ,
S ( {'fJAoedczno del Signor di l>elo
i^appello; e a pena o qutfìa parte, o queud
Del (uG Uliijìre ualor fapria Udarne :
} nt elleno diunt, canto, efauella
D'Angelo, al merto fuo jol ponilo aliarne %
$ero indarno a tam'opra iofudo, e gelo .
Ala
Q^V I N T O. 4 t
A LA SIGNORA DVCHESSA
D* V R. B I N O.
OB E L L A , 0 caHUi {t d^ùgnì raro honort
?iu d'altra Donna, triatrenTa degna ,
^ . Ne/ cui petto gentil non fi disdegna
VYuden\a d'albergar ,/enno , e ualore :
Q^ualhor prèndo lo fili, perché u^honore ;
Teme ia mano a fi grand- opra indegna ;
P«r // f(^Ue deflo tanto s'ingegna ,
che l'aj?icura a gir dietro al jìto errore :
E t rnauten ciò, che in dubbia, e ftrana ui4
A Vellegrinó^ che dWrar pauenta ;
Ne difierne qual Jla la dritta, e corta $
C yal fin per gir al loco, oue dejta
^enfofo i pafi moue, onde fi penta ,
E prende la più lunga , e la più torta •
A LA medesima;
IN queTio ò Dea terrena almo, e fecondo
E largo campo de la yirtà uojìra ;
che di lume e fplendor di pari gioftra
Con quante furon chiare, o fieno al mondo ,
F ra fi rare ecccllen\e io mi confondo ,
Cotanta còpia a gli occhi mi ftmofira
Di belle'^e, che indora, imperla, e moflra,
Ouunque miro', e fa lieto, e giocondo ;
P ero pien difiupor mi uolgo intorno ,
Vago, s^bauejfe ardir y di por la mano ;
Et tejjèrui d'honori ampia corona :
M a poi m* accorgo, onde n'ho tema, e [corno ,
che que fi' opra non è d'ingegno Immane t
Ha de Valle cultrici d*Htltcona .
A LA M E O E S I M A*
aV A N T O pofìa con Dw queJlaMtgtoUtta
^cefa quaglia, per honorar U terra ;
Nei Chi petto gentil s'annida ^ e ferra
Tutto d uuUr (hé'n ungioua, e diletta,
V egg tlo il mondo, poi die in fe rijlretta
Lcilma , che non mni uaneggia, ^ erra
Kiuoha a lui^ de la fi lunga guerra
D^Uulia, prego tljìn; ne fu negletta
T al c*hor ( la jua merce ) lieta, e- ficura
Gira la pace con VoUua in mano ,
Spargendo, onunque andrà gioia, t diletto :
A l\a al fuo honor dal nobil Vaticano^
\n tempio Koma, dt bel marmo eUetto ;
Grata a cojlei di tanta tua uentura «
NE L'INFIRMITA' DEL DVCA
D* V R B I N O .
LA N G V E Vadre del del, langue il fojlegna
Saldo, e fecur de l*ltalico honore ;
E feco coTtefia langue , e ualore ;
Oit*hiinno albergo'^ ^e di lerben degno 5
E giujlttia , e pietà ; ch*altroue a sdegno
Hanno diftar, che^n cofi nobil core ;
h4ngue il gran Guidubaldo; eH fuo dolore \
Viagne ogni cetra, ogni penna , ogn* ingegno :
V aglia la tua infinita, alma pietate ,
che (togni medicina ha più uirtute
A dar rimedio al comun noftro affanno ;
S i uedrem poi per ratta luci falute
Cento yergini caTie inghirlandate
Di fior, pagarti t fort ruoti ogn* anno .
V I N T O . 4 3
?JE LA MORTE DI DONNA BEA-.
TKICE DA LA ROVERE.
RV A N D o daquefiii o/cura ombra di uita
Pencfa, bretie, efraly,da Dìo chiamata
A cjuelh-! zp' Mera, ^ eterna^ e beata
Quefta Angeletta fè da noi partita ,
P ianfe la Terra, Cidoy OJ**ella è gita
Semplice^ bianca^ pura, e non maiihtata
alcuna humana colf a ; e inujttata
Gioia mojlro, tant'à ini fu gradita :
t *anime più gentili, e più leggiadre
Con palme d*oro in man, cantando ufciro
fejìofe ad incontrarì^e farle honore :
E nel più uago, e più lucente giro
La conduffèro auanti al Jommo ?aire ;
Et ei l*accolfe con paterno amore .
A LA S. DVCHESSA D'VRBINO.
•pi^ V N Q. V E può tanto il /enfi a/pro, e feuero,
-L^ Ch*in uoi ( (icome fuol) ragion non frena,
Ch*à lamentarui, a lagrimar ut mena
j Con la lingua, cogli occhi, e col penfiro
Il ei pur piangendo, eh* inalbata al uer9
Ben*, oue mas non turba, o raffèrena
La mente fua mortai gioia, ne pena
cittadina del celefte impero f
S *inuidiofa del piacer non fete ,
ch'ella ne gli occhi de Veterno Sole
! Pafce ad ogn*hora; e di ciò ciba il core ,
;L a fua felicita ptu non piangete ;
M4 ipen fieri a D/o uolti, e le parole
Lui rmgratiatei a lui rendete honore .
4 4 LIBRO
NE LA MORTE D'I DONNA
I/EONORA DB LA ROVERE.
V^G A hngeletta , da reterno amore
Nùdrita in fen, fi come figlia amata ;
Di tutti $ doni fu oi ricca ^ e beata
Scefa quagitiy per far al mondo honore :
D eJ? cometofioj quafirofa, o fiore
Kanl^i il fito di colto da mano ingrata ,
ìrìai de la luce tua la terra orbata ,
Ver ritornar nel grembo al tuo Vattore ?
M ira dal Cielo oH*bor uiui felice ,
Ver la tua morte, V Ombri a intorno , intorn9
Di querele fonar doglicfe, e mefle ;
ÌL tla tua illuTlre, e cafia genitrice
chiuder nel petto diprthlen\a adorno
il fuo dolor, e le lagrime hàt^efie .
A LA DVCHESSA D*VRBINO.
V A N T O «j debbe ogniuno;e quato quefÌA
v..4^P^r/e, del mondo già gradita^ e bella ,
Chor fi percuote intorno , e fi flagella
Grane di reo defiino, ajpra tempefta ;
P oi che riuolta al Ciel Vanima mtfta.
Del noHro danno, in folitaria cella ;
E / p enfi eri, e i defiri, e lafauella ,
Vorgefie a Dio dolce preghiera honefia :
C li Angeli, che di uoi hanno il gouerno
Vortar nel grembo i prieghi uoflri a lui
Vieta Signor gridando; e pace , pace :
V di le uoct tifammo Vadre eterno ;
Et con un ri fi pien d\tmor ueruce
L«i mando interra, ad habitar con nui .
V I N T O . 4 5
j^fVRBATo è queTio del /en^a i duo lumi ,
che rendo. 'ì ejui fireno , e chiaro il giorno ;
Et fi di nubi cinto intorno, intorno ,
I d?e nonr è ch'tl rallegrilo ih* Irallumi:
O di udore y odi gentil cofiumi
Copia illtifire e real, degno fo^giortto ,
Vate che l Sol del uoftro ajpetto adorno
Ogni nebbia quagiù fgambri, e confiìmi ;
3 ia ttappareahia ti mar per fanti honore
Di coralli, e di ferie il grembo fieno j
E fpif^gs il hdo fuo d'arene d'attro ,
; £ 'n uece dt herha mrde, o lieto fiore
A « oi di uarie gemme orna l*\fauY9
Ve Italie Jponde fiie le fj^aìle) e'ifeno .
IB E N fafeu* io, cVtnuìdiofa, e dura
fortuna, uaga ogn'hor del mio tormento,
i Sparger deuea le mie fperan\e al tfento ;
1 Ver eh* io ne meni uita ajpra, ofcura :
|N e mi gioua, ch*a!trt4Ì benigìta cura
La man mi porga, ad aiutarmi intento ;
I che l\ii4erfaria mia, di cl/io pauento ,
I Troppo. è fojjenten o mia ferie uentura :
PE Ha non fati a de hi pena mia
\ Il pistofo uoler muta ; ond'io hauea
Speme anchor di tornare a miglior uita :
Q^u andò farai, ahi difpietata Dea
j Stanca del mio languire ? ah non pttr fi4
' I Lungo Ha^annQ mio, quanto U mta .
4 <J L. I B a o
PER LA SIG. LEONORA PIA.
IN leggiadra di Dcwwe, e bella fchiera
Da cut he lumi Amor e^uadreUa aurate ,
V^amaray empia dolce'^a auelenate
fiuentd ogn*bor; ond^hmm languifca, e pera ,
V idi, fra le ptu belle ^ una guerriera
Neia cui fronte armata era ìwnejìat€%
che con le luci Jolo alme^ e beate
Vaceua ogn'alma ferua, e prigionera ;
E tante gr atte hauea nel Juo bel m/o ;
Quanti fior ha nel più rt dente Aprile
Campo fecondo; e ben purgato, e colto :
A Uhor gridai non fa chi mtrififo
Keglt occhi d'efta maga alta^ e gentile ;
Se brama andar da juo be lacci Jciolto .
PER LA MEDESI MA.
VI y A face d*honor^ da i cajìi ufcia
Occhi di mortai Dea\ che^n ctafcun loco
Come i uapori il Sole ; a foco, a poco
Già confumando ogni uil co fa, e rta :
E d ella in un non men cruda, che pia
Del nofìro uan languir prendendo gioco ,
Crefceaco dolci fguardt in noi quel foco ;
che i uitijfgombra ; e uirtù nutre, e cria :
Ó'foaue languire, arder beato
Qual Salamandra in chiara fiamma, t beUd
Se non ce la toglieffè aduerfofato :
M a ecco che la ihiama, t la rappeUa
il Po', per lei felice , e fortunato
hnoi (lafii) rejìimoorbtftn^ella.
V I N IO. 47
P E £L LA MED ESIMA.
SOTTO candido che ricoprìa
le chiome d'oty chem!Ìlep4lme dato
Hanno ad Amore\ e U front e, che irato
Mar può quetarey e tempera ajpra , e ria ,
D fletto tal da duo hegliocchi nfcia ,
Qual mai da fenfo human non fu frouato ;
che face a dir languendo. O me beato ,
S'*€Ìla nel ccr^ come nel nome è pia :
0 a la bocca di refe, onde naiura.
Scopre i theforijuoi, dolci parole ;
Chan più yirtute affai, che d^arte maget :
M a {lafìi yhe fortuna e pur qual fuoU
Injìabd fempre; e del mal noftro *<^g^ ,
1/ ben, che ci die dianzi y bora ci fura .
PER. LA MEDESIMA.
E da duo begli occhi ni bora ad bora ,
che gratta honefìhgouerna^ egira
V» Jpirto di 'virtù, ch*ogni delira
Voglia nfariAy o l^f J^rugge, e diuora ;
B di gioia jjfargendo il Cielo ^ e Por a
Pur che dica cantando a chi la mira .
chiunque a ferma e uer<t gloria afpira
Segua la faggi a, e beila Leonora :
. M a s'auten ch\lla pariti o moua un rifo
Da quella bocca di perle, e di rofe ;
Onde [pira ad ognhora arabo odore ;
5 copronfi fuor tante belie'^e afcofe
C*huom da fi gran beltà uinto, e conquìf^
he fu.ra l'ulrfta', e le da in preda il c(^r$ •
48 LIBRO
PER. LO DVCA D*VRRiNO.
r Ersi la copia qui dal pieno corno
▼ Frutti à^ambrofia-, e fior purpurei^ e (tauro
Talch*inmdia ne porti, e lindo, e*l Mauro ;
E chi^l fot /calda , o7 mar Inonda intorno :
S parga Appennìn dalfuo bel giogo adorno
Sin la* Ue l'onde in/ala il bel Metanro
Le rìusj e i colli di nono the/auro ,
Per honotar queflo felice giorno :
H oggl'^^ fuo Duce, a la cui gloria cede
Il Domator di Gallia, e thfricaìio ;
De l'Italico hoiior faldo fcftegno ;
D at'ha^l baffone il gran FILIPPO/» mariB
De la militia; e fn grado ben degno
Di praronalcr^ di tanta fede,
AL DVCA D'VR BINO.
QV E S T A c/7e breue, e piana ancbor m refi A
Via, per toccar queWhonorata meta ;
Oue t eternità ridente, e lieta
Staffi , per porui ampia corona in tefla ;
C he prectfa u*ì?auea d*ajfra, e molefìa
Tortuna, tnuidia; o sdegno di pianeta ;
Hor ch'accidente humano a lei no*l uieta ,
Corre ncfìra ttirtà (fedita, e prefla :
G M ueggio ìtalia a i primi pregi alitai
Al pAo fpìendor la gran militta antica
Dal uoftro alto conjtglio, e dal ualore :
E gir la fama al uoftro nome amica
Cantando Gvidov BALDO; ond*huom
Da la torrida Zona, a la gelata . (u'honors
PER.
CV V I' N T 0 . 4 9
fEK LO DVCA DH'RBINO.
BF M potrà fra le ucrdì, e ricche fjycnde
Portar litto, e feiuro al -^ran ihiTY^m
il bel iebeiho ilpkcwl corno, pieno
arene d'oro, di crifiallr, e d*onde :
E le Jue chiome inanellate, e bionde
Spiegar, fen\a temenx^ al Ctelfereno
Napoli bella; et andar colma ti jtno
Di dolci frutti, e uaght fiori, e fronde :
P oi che'l Juo fLcj colpetto inuitto, e J aldo
Ad altCt egloriofe tmprefe intento ,
Vìia dato ingHUì dia al magno Guidubaldo t
S ano configlio; e di cor faggio, e forte :
?i»for\a hoflil non ti darà Jp Attento ;
tiefia cÌ7Ì a farti oltraggio ti ferro porti
AL D VOA D* VR BINO.
HO R con (lettre, euaghe penne albata.
Muflra yirtùydt tanti inuntt Heroi
Attoli Hofin; che co chiari fuot
lUtifiri fatti, fer lieta, e beata
L *ltalta; e'I fecol /or; l*alia honoraia
Gloria foruola; e già da i campi Eoi
Ai mar d* Atlante; et a Cignote a noi
Genti, fen uà, Bentce aurea, e gemmata ;
H or scornerà dt nopte, eccelfe [pogUe
V antica Quercia; e non più wftì honori
Vaiti ero erme; e*l tronco forte, e [aldo:
E mille palme d*prv, e mtUe . allori
Venderan da be rami, e da le foghe
Per laude eterna del gran GuidftbaUo .
C
A Lr Dr V X>>A ; ,p\,V, fi %l ^Jtì
GlhfcorgofiammeggrarfiwraValùeri
V oftr^infegne Signor, la meta d* oro i
E uot ti faggio crin cinto d*alloro
Armato andar fra mille armate fchiere:
G ia dal uoflro ualor, parmi uedere
Kotto, e in fuga uolto e l^Afro, e V Mora ;
E / Galli tnuittij cheU Domator loro
Sia ritornato in uita ancho temere :
G ia la CQrnuta Luna d'Oriente
Vi dà le /palle sbigotita, e [morta ,
che tremar prima fea V efumo, e Calpe :
T al che ifuoi rai non fola oltre queJi*Alpe
Stenderà* l uojìro ìwnor foura ogni gente ;
Ma dai Britanni, a la Caucajèa porta.
A M. A N T O N I O G A L L O.
GALLO gentil de la tua Patrta honore
A la cut intiera fede; al cui prudente
Sauer, al parlar faggio, ^ eloquente
Uinuitto tuo Signor crede il fuo honore :
T utene uai;eteco porti ilcore
Di tutti noiy a ueder flrana gente : . .
E le fei corna d'Hislro, e7 Kheno algente y
Sin la* ue fon del di fi lunghe labore :
I ui ttedrai di ptu corone altiero ;
£ d*hfinoratt, e gloriofi fregi
Di famii adorno ti gran Principe ìhero:
E canterai con Jl il leggiadro, e raro
Le fue yittorie-, egh acqui/iati pregi ;
tacendo oltraggio al tempo inutdo, audro .
QjV 1 N t Ò. ' Jf
A t ■ C A' p 1 T A N O ? A O l. O ^
C A S ALE.
CA S A t , A W(?^fc / / cor d i ghiaccio armato •
Ti piaga^ con l'acute attrce ejnadreUa
Per Donna, che n un flagentde^ e bella ^
Chepoffafar cogli occhi un huom beato :
R. endtti uinto\ e /otto al giogo aurato
?on lieto d collo; che benigna ha jlelit
Qual anima è d'Amor ferua, ^ ancella
Ver /oggetto fidegno, e fi pregiato :
S egui Vtmprefa; e co i fregiti, e col pianto
Procura di molhre il cor di [affo ,
che beltà raro a crudtltat*è amica :
T al feci io un tempo; e nel bel uolto fanto
Vidi pietà de tajpra mia nemica ;
E l*ufato rigor caduto a baffo . • v iib w«r,
A L CONTE F B. A N C E S C O
L A N D R I A N O.
SIGNOR fu quefto Imperiale, ^ alto
Colle, oue del Leon le genti morte
llgran Maria VrancefcOy faggio, e forte
Ttnfe in uermigbo ti uago ^ uerde fmalto ;
P cr poter far del tempo al fero affalto
Schermo fecur; de la feconda morte ;
Malgrado de la mia maligna fitte
Il uojflro Duce, e mio canto, 0* efjalto :
E colmo di penfrer noiofl, ^ egri ;
Mirando agli anni andati; a le fatiche
Tante in uan Jpefe, per Signor ingrato ,
$ en\a cofa uederdie mi rallegri ,
Fra qttesìe quercre a le mie cure amiche
^ioft^o ia miafuentura, e7 duro fato ,
C 9
St L I Br' It TO'
L* I M P E R I A L E A L D V C A il
D* V R B I N O i
IOdixfueTiofamofoyefacrocolle * f
Ninfa-, già ftn tempo al mondo cara, e grata , 3
L4 cm heita più d* altra hoggi lodata , j
Soura agni bella , al ctel nialX^y f/?o//e > 0
or con lugubre gonna, ^ uolto molle |(
Di pianto^ dolorofa, t fconfolata^
Da l*muitto mio Duce abbandonata t
Men uo piangendo dijperata, e folle : \
L anguide qui fon rherhe, aridi i fiori , l \ì:
Ofiuro ti del quanto nn cinge intorno ; ?
Gli Arbori priui degli ufati honort ; ,»
C^uaudo-fie mai quel fi felice giorno J;
C///0 torni lieta; ogniun m^amit^ honori s )
E*/ mio Signor a me faccia ritorno 5* 'r
A L> C A P l T A N O P I £ T a SE
BONAVENTVRA.
MENTRE ch*io qui de la maligna , e dura p
fortuna,a i colpi, fermo, e ftahil fegno ; v,
che mai non ceffa in quefi'efitlio indegno i
¥ar a torto, maggior la mia fuentura ;
K. ofo ad ogn* bor da una mordace curai C
Come da picciol uerme arido legno ;
Quanto più poffo dt donar m^ ingegno
Conforto, al cor dogliofo oltre mi fura , I
B onauenturamio uot ne la uofira i
?atria gentil, di cut bel lume fett y
Car9 a gli amict; a quel gran Duce grato ,
C he di gloria con quei di pari gioflra , ' [
che fon più itìuftri Heroi, lieto uiuetii
Quanto u*inuHÌto cofi dolce fiato *
Q^T 1 N T O. Sì
^ \ L CONTE FRANCESCO
L A N D R I A N O .
SIGNOR, forila di maligna, e dura
fortuna^ aduerfa al uojìrogrun nalore ,
D«re^u afpra di Donna; ingrato Amon
Contes'l?a*l cor/o a uojìra alta uentura ;
V ojlra mnitta -virtù, che nulla cura
Le lor percojje; ^ ha falno*l Ju' honore ;
che ne Faduerfiid dtmen maggiore ,
\ incera con pruden^^ ogni fueutur^ :
E come palma da mole/io, e grane
Fefo chinata li foUeua, e [ale
A forZ^ al Cieli ne pondo è, che l'opprima ,
S en'i(a co fa trouar che più l^aggraue
Spiegar a*l uoftro honorambe due l*ale ,
Ver quejio mftro del più bel, che prima :
INE LA MORTE DI DONNA BEA-
T R ICE DE LA ROVERE.
aVx E S T A , che col bel uolto almo, e decoro
Potea rajjerenar le notti ofcure ;
I E nel più freddo uerno, le pianure
Aride, e fecche, far purpuree, e d*oro ,
|C I ha tolto iddio, per far più bello il choro
t>e l*Angelette femplicette, e pure ;
! che prefie da l*humane, ajprt: uenlure
S*al\aro al ctel , che degno era di loro :
A che uerfar da be uoflr occhi fanti
Dunque tanto dolor. Donna reale ,
! Ver lei, che uiua ancor u* attende in Cielo :
E *ngenocchiata, alfommo Padre auantt
I frega per uoi, che'n quejla wta frale
Sete rtmajla a prouar caldo e gelo ì
G I /;
S4 L l » K O
A hU, A ^ J O M k Q ^ Arl l O.-i
DH H perche tu, cut le foreUe d'me
Han leljHto alle chioma ampia corona l
GaUot^ non pianori il tuo tncrto concimi
M orti flan mii, egli ntl Qttl fikiue
\^ con Vit rumo fua fi paragona l
E col gr^n P^^fiiel liete ragiona ì
Le cut oprjt fien fertipre tUuftn , e urne :
A hi quanto \rbin, quanto ti fu<y Duce inuitto
Hanno per dutOyCÌ7e l}irto fi chiaro
Vi r^do ad albergar uienefra noi :
P iagni Gallo, e piangendo un huom fi raro
Va conti al mondo t tanti pregi fiioi
Sì, cheH Genga conofia ancho i* Egitto •
A L D V C A D» V R B I N O. 1
VINSE al fin de la mia mabgna, e dura . /
Fortuna, Vira, e la fua lunga , egraue . j l
Guerra, ondato fui, fi come fragtl naue , , j
Sofpintodatempefiahorrida,efQur4 - 1
V oTlr*alta, generofa, e nobd cura ' M
Signor, che ciò fola poteua-, e m^haue ?
fofio al colla gentil giogo y e foaue ;
che non fc forra dtl mondo ajpra uentura ;
K uoi fdcr^.tpenfieri, e i defir mtefj .A\
L* ingegno al uoflro honor, lo fiudio, e /*4r#*|.i
E del mto ptccicl cor ut faccio un tempio ;
P cuero dano a chi fugate, e [parti
Ha nife fciagurey ne per qusfio adempio
Quanto a uot dtbboi e quanto ìq pur uorrà
Q^V I K T O. ss :
lE XA M O K t E D E L GRAN
CARLO QJ/INTO.
BE N moftrù*l Oel(ahifatò mfh,et tngiufió) —
Col fegno àrdente moltigtornifrima ;
che del Mondo deuea la gloria prima
Cader ad un, eoi femore muittoAugufl^t ^i :4
') i Biegni et [carco, e d*àhd fama onufto. , i -
SenX^ temer che sdegnò aUm t opprtrM\\^ - 3
Di forte anmrja, oHtH ben fdr fi ftima -' '«i^ sJ
Salitó uiue;e faggio, e forte, e giuft^ : ' l l
! ndi rimira fif e yittorte jp^rte ,
E d'illu/lri trofèi facri al fu* homre
I VAfricacarca,e*lfiiperb*HifirOttHKhfno:
0 degno fol di cui s*ornin le carte ; 'ì*
Come potrà fi breue Marmo in feno aI
Kinchttider con tant*hiéom, tanto ualore ?
PER LO MEDESIMO.
aV E L che fudo già fotto trarrne yO'alfe^
Chefè tant*opre eccelfe, e fatti egregi ,
E s*ornQ di più palme, e di più fregt ,
^ I A cui , fuór che d^honor , di nulla cai fi •
' b he Jpeffò i larghi campi, e l'onde falfi
Smalto di fàngue, a gran Principi, e fi^egi
Ponendo il giogo, e dopo tanti pregi
Vierii indomiti mofiri a domar ualfi
L a fotto l*Orfa : Quel, che*l mondo uint^
\infi fèfleffo , e cóme cofà utle
Scettri, e corone d*or per terra Jparfi :
k hi uanitati humane, ecco ch-eftinto
i Brea* orna chiude ^ hor ^quando mai fìmtlé
Ducevo tanto tialor nel Mondo apparfe
se L I: B R o
P E R. L O M E D E ^ I M O,
DOPO tante littorie, e tanti honori ,
Tante prcfe Citta-, tante d/fefi ;
Tante felici^ e glor io je imprefe ,
Cantra gli tnpdi Thraci, e centra i Morì :
M iUe palme acquiate y e m^U* allori ;
M/7/e dt gloria chtare fiamme accefe ;
Tatto tremar m qucjìo, e quel paefe
Col nomejolo\ l^egi, e \n?pf:radort ;
D opo hauer sìefe del tm facto impero
V ardite braccia, oue non fu mai ofo
\eJ?iUo andar; eprefo un nouo Mondo ;
E de la Monarchia portato il pondo ,
O d*humana grande'^a effèmpio uero
Cra CARLO gtaci m picctol marmo afiofo,
NELE ESECÌVIE DEL GRAN
CARLO Q^VINTO.
^ l A intorno al Marmo.cheH gra Carlo afco'
VJ Arfi hauean mille cari, arabi odori (de
Germania, Italia, e Spagna: e quel di fiori
Sparfo^ e di piantole di funerea fronde :
G ia Tebo adorno le fue chiome bionde
Dift^mprc uerdi, e trionfali allori
Cantaua le fue glorie; e i tanti honort ,
ch'alto grido di lui J}arge, e di fonde ,
Q^ftandoi^on dolce, e non più udrto/uono
V^ternhate a l'imprcuifo apparue
Enelfalfcfolpi . Qui colui giace
C ut l*tin mondo domar fi poco parue ,
che umfeV altrove d'ambi altrui f è dono:
Auq-urate a quefi*o^a eterna pace .
^ NELE
V I N T O. S7
NE LE MEDESIME.
M T L L E lumi d*homr lucidi , e chiari
La gloria accefi hauea fui bftjlo altero
Di cfuel, c^humile l'acquifiMo impero
SpreX^o del Mondo; a cut nonfia mai pari
[ Dei di tutti i fiumi, e tutti i mari
Del nojlroj e de Vaduerfo altro. Hemifpero ,
Cui dolce et pojìo hauea giogo,^ e [euero
Vacean fumar d*itìcenJo i /acri alt*ifi :
l n giro accolte le forelle Diue
Col pleura d*oro in man, rendean cantando
Intento a le lor note il ciehy e i ttentt ;
E del gran C a R L o al nome uentrando
Tutti i colli fonar, , tutte le rtue ;
E 5*mchinar le più remote genti .
NE LE MEDESIME.
MENTRE fpargean di crocoy e gigli, e rofe
Il marmo, che cnsudea l'offa honvrate
Delm tggior huom,ch'en qfla, o*n (Quella età-
Manda/Je in ttrra il padre de le cole , (jte
[L e V irtuti dolmtiy e fof^irofe
Vhoncflo uifo di pianto bagnate ;
1^ Gloria fcefa con le penne aurate
Da ValtQ trono , in me'X^fi a lor.fi pofe ;
E con aff etto, lucido^ è giocondo
Difje. compagne , al gran FILIPPO homài
Ben degno figlio di fi chiaro ?adre
? ergete mano a fojlener il Mondo i
Ch*ei quafl tìercol nouel, d'opre leggiadre
Sparger à oumqHt ti Sa/ Jfande ifm rai^ ]^
Q 'V
5 » L J , ^ TR^ O
AL R.E F1L1PP0.
AV a 1 grm Sire , a uoi , che fete herede
Del mn^gtor Duce^c^habbia ornato il modo^
Fot eh* Apollo col lume almo, e giocondo
Vaghi colori a l^herbe, a t fiori diede \
A yoi Vilippo iHnittOy hor fi. richiede
De lealtà }»U)narchia reggere il pondo ;
hhm ualor ogn altro fia fecondo ;
Se non ni rompe il ciel la data fede :
V olgete homai le^ trionfanti, e beile
\ofir*infegne, che feco han la littoria
Contra tt fiero di Dio nemico , e noftro.\
C he domo cjjuel feroce, horribil moftro
Stenderete col ^egno anco laglorta ,
Per tutto ; on'occlm human uede le fteUe .
NON può la mia uirtù debile e frale
Scudo deL*alma; a fi poffente , e forti
Colpo, ftar faida di maligna forte ;
Ch*ond^io non l'attcndea, fiera m*a/Jale:
Ond'aiuto /perar, ond\il mio male
Prendea rtfior; dìt fia cinemi conforte ;
Hor mi uien danno (o* o pur) non fia morte i
che già uicino al cor giunche lo frale ;
C hi mi porge la man f chi regge quefia i
Sdrufcitanauiceìla,adurofcogiio
Sofpinta da improutfa, afpra tempefla ?
A te Jol cììieggio, a te fignor, qual foglio
Humil foccorfo ; tua pietà fta prefta
Fria Jje m' immerga ti mar d^ mio cardogU^^
Q^V t U T O A s 9 ^
) V E S T o fol ti reflaua iniqua, e dura
fortuna-f queflo fola; o che mercede^
Ti era; o cheguiderdon de la mia fede
Quani* altra al mondo fid candida, e pura;
l hi pria mt diede aita ( ahi mia fuentura)
Ver foUeuarmi , hora m'opprime, e fede
A torto, fallo Iddio, ch'aperto uede
Ogni defre, ogni mia nohtl cura :
mie uanef^eran'Xe, in fui far frutto
La cruda man, che ui nudrio, uifuelfe ;
E Jparfe a terra il fior languido, e morto :
[ nfìahd i>ea, hor ch*w prendeua ti porto
M*hai rififpinto in alto horribil flutto ;
Quejle fon l'opre tue chiare^ 0*^ccelfe .
A t b I O D E L SONNO.
DE H perche qttefle cure egre^ e molefle ,
che qitafi uentt in mare irato, e no
lurban di nouo il mifer flato mio ,
: Con improuife, e torbide tempefle
IN onfgombri dal mio cor f deh perche queftt
Luci non chiudi col tuo dolce oblio
placido, h benigno, o grato Iddio ,
Conforto de le menti inferme, e mefle ?
' O ime ( nouó Atteon) da proprij cani
! A membro, a mentbro lacerato; fento
Ne ralma afflitta i morfiajpri, e mortali :
C accia col tuo fopor foaue, e lento
La turba uil de penfter ftolti,e uani.
Q^'refugio di tutti ittoftri maini ir. &r.^
C yj
W ^ N T R "E fi corca il %ol ne Vo€ci dente ;
E rende ti mondo /colorito, e nero
Méntre ch*al^to ai bel nojìro hemtjpero
Torna a U terra le heUeX^e Jpente ì
S i cóme uerme, che na^cofamente
Si fa tra f herbe j e ifor torto fentiero ,
Serpe ti mordace mio crudel f^en fiero
Per qUeJìa inferma ^ angofcjofa mente :
E benché la Kagiàn lo sferri ^ e punga ;
E df cacciarlo tenti, egli refi io ;
D*indt non parte, e r tede a tormentarmi :
maligno defttn, non fei di darmi
Vena ancor fatio f hor cjuandofia, che giunga
Al /ho fin la tna rabbtaydH danno mio ì -
C g ^ A T ^ dì .V
S C O G t rt> n9ft Ida le faiìh^nde algenti
VercolJlfi^jeffira Au^ìro^ e Maestro^
ì^ephinta efhrfia in ama a monte alpefir»
A ìagrar uf.a de rahb'rfi tteiìti ,
C om'e^l ^ìfi ' • évr, ^d-òiuefìe egre, e dolenti
Curi (i'h jnov^^ da m: non m t Jcaprlìro .,-
henche ie-^'-'^r Uig<y^tY téggfero, e defirn
che ( 'ni'} ) vuuncjuio uom ini fon pn finti %
A che pru uan€g2;iare anima trtfia f
R it ratti ahpcggfo f<it tcofo, ^^^^
ci)* indi uedraij che nano etrort* ingombrai
P oca dolce a molto amaro mi fi a
E^ quefi*hon^r mortale^ e quafi un*ombra
Che'l fol dtjperge, e penar graue^ e certa»
Q^ V I N T O ^1.
i M . A iN T O N J O Q A h l' Q
ALLO iofmfanofemQ,efl4hdf€g9^y
^ A / fa//?/ 1// fortuna empia, e molefta ;
C/?e fempre a danni miei leggiera, eprejia
in me dijpen/a Ufito orgogli ofo sdegno :
^ aue/eiiia tmo», fen>(artt€gna
Di Jaldo ferrai cbe*n queìla, ^ in quefìa
?arte, fpmto da l'onda atra, ^ mfefla
D/ fommergerji mofira a pm d*un fegno:
T u che da lunge uedi il mio periglio i
E la cruda addoppiar dardi ^ e faette
hlel petto a fi grund*uopo,werm^, e nndoi ^
P rendiHgoHerno mio y dammi configUo ^ , ,
Come Jpada trouare io poffa, e feudo ;
E fardi tante ojfefe alte uendette .
DI M. LOpOVICO DOLCE.
AL TASSO.
VO I , che cantando t gioUentli ^rdori
TaJJò poggiale al più elevato fegn9
Vi nera gloria', onde w fejìe degno
D*ornar le tempie de gli eterni allori
|H or d^Amadigi Carme, e i lungì)i^ amori
Tate fquillar per l^ìtalico Kegno ;
I Tal che (mercè del uoftro chiaro ingegno^
Togliete al Re de* fiumi i primi honorì :
|D onate al mondo d fi purgato inchiofiro ;
Accio da l^attro a Thil, fempre piu hell4
^orti la uagafama il nome uoftro z
S f uedrem poiane fi nafconda il uero ,
tìoggi qtieft a gentil noftrafauella
tìoHsr ilJuQ Vir^iliQf O' fl/i** Homm •
:> LI B R O
1 S P O S T A V E L TASSO.
CE .R c A r indarno igiouanili ardori
Cantando al mondo , d^mal^armi al fegno ,
Dotte poggio Jcrittor di me più degno
Diglonofi, e fempitcrni allori ;
H or Holendo cantar l^arme, egli amori
Di qHÀl, chen ogni cbma, m ogni regna
Celebre^ è chiaro èjt; teme U mio ingegno
hion effèr prtm de fecondi honori :
D eh non macchiate il uojìro puro inchioflro
Con la m^^gtfa; che rendrà men bella
V antica fama del giuditio uofÌYo ;
V oifol Dolce, mi fot toccateti uero
Segno'^ e per Uo' la nojìra almafaueUa
Hanra un mno Virgilio^ un nouo'hlvmm\
A GLI ACADEMICIVENETIAN I.
SA C R i intelletti, a cui da Gioue è dato
?er fi fecure.e gloriofe ftrade
Salir al jommo de le coje rade y
eh* altrui qw fanno eterno, in Crei beuto |
S eguite a lunghi pajìt il cominciato
Vojìro camino ; e de PRternitade
foggiate in grembo: o fortunata etade
Cìual unqua hebbe di te più deflrofato ?
S porgete, ( à ricco don ) d^alte^ iHuftri
Opere it mondo; onde B^oma, ^ Atl?ene
Verdangli antichi honori, £ t primi pregi:
M oftrat e pur, com^huom adornile fregi
D^ognt rara uirth, come s*illujlrt ;
Com^ $*al^ uinendo alfommo bcae •
Q^V I N T O. ^1
A M. L y C A C O N T I L E.
-CONTILE, qual d*honor u^n&i^mtìiL^a^
^ Et €^ra cura, che come fcogUo orma r:^vO ^
1/ mio angofciofo cor preme, e circonda ,
E con noue percojfe ange, 0* infefta
n quejìanad* affanni, ajpratempefla ^ "<i
OH*ogn*hor flutto irato, ^ uento abbonié^ iO
Sojpinta rn hay ne ueggto onde feconda
kura (i moua al mio foccorfi prejla ì
' oi cut fauere, ejperientìa, ed arte
Ha fatto tal, che hi prendete a/cherno
Del mar di queflo mondo ira, e disdegno %
' orgt temi la mano, e del mio legno ,
Cha perduto il tmon, rotte le forte ,
\oJlra rara ytrtù prenda ilgouerno •
i RISPOSTA DEL CONTILE.
rA s S o già non ut deggia effèr molejld
Quella cura, che fuor d*horribil onda -J
Yha Jpinto; e c*hor le tempie ui circondd
Di quelTarbor; chefolgor non infejla :
ontan da uoi fin fugge atra tempejìa
D* affanni indegni', e d'alta gloria abbondé
\oftra yirtute-, e con piuma feconda
Vola ne icori altrui gioiofa, e prefta :
' oi di cui scorna ogni fetenza, o* àrte
prendete di fortuna afchiuo, e a fcherné
Con tacquiflato honor, pace, o disdegno $
me; che lungo tempo infragil legno
t^auigo, (enl^ Jìella, e fen\a far te
VofirUmmortalHalor prenda in^oHcrn9é
^4 LIBRO
DI M. POMPEO PACE
AL TASSO.
aV E L L A , che da le nojlre dolci riue
^to negli aiti monti t fuoi he rat ;
Ci) ti. pjf mal uldi un tempo ne cantai ;
Spargendo nel cantar lagrime urne ;
C antate noi , s'm uot s*annida o utue
Corneo credo pietà de ^rU altrui guai
laffo immortal , perà) altro non fa mai
Chel uojìra dtr , ch*a tani*altewa arrtue :
I 0 pur mi ajfanno r ma la uoce humtle
Gif (^jf^-tki del defio frann^e , ^ ajfrena ;
Ch*af oggetto il poter btn non rtfponde :
M a s^io dtjéo a parlarne il uojiro siile
Qual hrntj Laura rifonar Lijena
$* udiran 4^ l* i/auro ambe le Jponde,
SPOSTA DEL TASSO.
PA € B j moli'* anni lungo Calte rme ,
hrfo d d foco d'i duo. chiari rat ,
Dei ile de fiumi altiero , alto cantai
La lur dhfewa ; e It mie fiamme unte :
H ora il mio afflitto cor fi nudre , e utue
( Ay/ fptetato defttn ) foi de miei guai ;
Ondato iagrimo ogn hor^ne fpero mat
ci) a litio fine ti mio gran danno arriue :
R ott*è la lira mia ; bajjo , ^ huinde
Patto dmio canto; che la mente affretta
Altra uoier , ch^a ao poco rifpor, de :
A te conuienfìial ben colto siile
far fonar de la tua bella Ltfena
ValtQ Affmnmo , tit i^ifauro l'onde .
A M'
Q^V 1 N T O. € S
i A M. FEDEICICO BADOARO,
^ l A N A , & fecura uia , da piede h umane
. No» />/« fegnata , rttroHata hauete
fercut , dt gloria adorno , andar potrete
Ou*altri tenta ; affatica in unno :
ia cerne a uincttor darut la mano
\eggio la morte, el tempo ; onde farete
fuor df periglio ; che l^niutdo Lethe
Wmrtierga nel fuo gorgo alto , 0' infano :
aerino al uojìro honor metalli , e marmi
Da martel /colti celebrato , e chiaro
Vinegìa ; e ouHttque ti mar circonda , e thlptl
'. t canttn federico ^adoaro
1 piti finori , e più uiuaci carmi ;
laiche i* oda ^ e tnchtni Ahila , e Calpe .
A L*ABBATE MORLOPPINO.
jyyi O R X O P P I N mto tu per giouaì aqueJÌ4
|l Sacra de le fcien\t , ^ eccellente
Scola , che quajt un chiaro fol nafcentt
\ Var ch*ltalia dt lume orni; e riuefta ,
t r e*n parti i e fenica te , penfofa , e mefla
Lafit tua compagnia ; riuolto agente
Strana , che laonde beon de l*hìtJiro algente ^
O ue V or fa gelata i fiori infefla :
< ( ut uedrat c^uelgran F l L i P P 0\a cui
E fortuna , utrtù sfatte compagne ,
^^S^S^^ ^^^^i ^ han dato ti pondo |
■ C htedi per me mercè , e di da uut
Vietate tnuito Sir non fi [compagne ;
l> per clemente amor t^Hìonor i ti mondo :
S traliauHtntaHà àrhòr duri é fungenti
Temprati d'una amara , empia ddce'^
Da ^infinita angelica belle'^a ;
Sola cagion de mietgraui tormenti :
E ranmilTocchi a rimirare intenti
Sua dolce uifta ; ^ rara alta uaghe\^ •
tUa di /degno piena , e di dure'^a
hccendea dt defio tutte le genti :
N ol uide alcun 'y ma uidiVto ; cWl core
Sentì jfiagarmi ; ouegia impreffà , e uiuà
Vlauea fua cara l mago il pargoletto :
A Uhor gridai a che^m que/Varfo petto
Tirar più Uraliì ahi difpietato amore
O me Qonftante j o lei rendi men fchiua ,
PER LE SIGNORE PaVLINA
E T M A D A. T R O N A •
Gentil coppia , e del Citi degna , di heUe
Donne , uedendo , che mirando intorni
Kendean de la lor luce il tempio adorno ;
E lanciauan d*amor dardi , f^celle ,
I 0 chiufi i lumi ; e dipi . ahi fere bielle
( ^^If^ ) f^^^ fi'^ ? 7'^^' f^^ fc9m9i
Se [ecco artdo legno ad arder torno
in fi bel foco , tn fi chiare fiammelle ?
V urda ttagheX^ rifijpinto igli occhi
Di nouo aperfi ; e uidt ( oime ) beliate
Atta ad arder d*amor i monti , e $ fumi :
A Uhor gridai . deh uolgi altroue i lumi ;
che s*auuien , ch*un ftral foto il cor ti tocchi ,
In uan piangendo chtederai pJetati .
O V B R ojnfermòìe da maligna , e duré
fortuna, oppreffò l'Athanagi inuano
Ai fa chiede ; e chi gli dia la mano ;
EV [oltraggia a fi grane , empia uentwréi
a non è chi l'intenda , o chi pur cura
^enda del Juo languire ; e je noi uana
Kendete il/m Jperar ; penfiernon fano
Lo terrà Jempre in aita egra , o/c«ni^*>-
ignor quella pietà eh* a Paltre uojire
B^are uirtù è compagna , onde n*andaU
Di moka gloria altero, horfidimoflrt
occorreteVafflitto & atto degno
Del ualor uojiro, e del fiio merto fat$ \
ferche ponga in lodar m arte > ed ingegné
fìneìpi iUufiri eh* a la gloria hauett
I uojiri alti defir uolti , e i penfieri $
Vie più eh* ad acquiftar Regni j ^ imperi
Di cui hoggi il rio mondo ha tanta fett %
I e bramate dal cieco , inuido lethe
Altrui quafì alati e bei corrieri ;
Facendo oltraggio a gU anni trati^ e fieri.
Et a queir empia eh* ogni co fa miete :
quefto [acro, ^ uenerando hojìello
De le fcien'Xe ; oue fol Dio fi cole ;
E la uirtù i ne d'altro mnqua fi cura
I orgete man, ch'andrà candido; e bello
Intorno tluoftro honor, mentre che*l fok
Di donar luce al mondo haurà la cura
tf8 \ ^ L 1 B R O
NEXA MORTE DI MESSEK
FORTVNIO SPIRA.
• ■ < ■ •■■ ■ •■ - ■ : - •
I N oy giro ti (patij anima beila ,
Già tìluflre al mondo ^ i& hor mi c/e/ fi chi ara
La cui gloria per tutto orna, rijchtara
Ouunque JpUnde la diuina TieUa
S criutypenfi^o ragionile n c^nal faueìla
De le tre primevo cjual Um a te cara
Tempri al tuo canto\od in qual Lode rara
Sciogli la uou , a Dio diletta ancella :
C on cui Beterno giorno hor tt diporti ,
Con TuUta^con Demofthent-, o i'iatone
Col Tofco,o*l cieco oHgran Scrtttor di MantQ
T *inu\diatf forfè , che*n te t^le , e tant^
Valor fi chiuda;o perche il pregio ^orti^/ vuv.
Del greco, ethrufcoy e del latin fermont
PER. LO MEDESIMO.
PE quel fentiero oue foleui in aita
Mandar,' fi come augel fciolto, e leggiera
Vortunio al Cielo il tuo nohil penfiero , .
E la beli* alma tua lafiìt faina -.
P iange ì* acerba tua da noi partita
Quanto circonda il gran nofiro hemtf^ero $
E da^K Jpirtt più utam al uero
L*imm€}ìfj : e raro tuo ualor s^addtta :
L eggiadro siti, concetti eletti, ^ ahi
Giudicio.arte , f iuer , ftlice ingegno
Than pofto a par d'ogni (cnttore antico :
C hi fia ch'ai jegno del tuo merto effultt
il nome tuo f che fi goda e htn degno
Ve le tue glorie ogm tuj fidif aiiuco\,
Cv V T N T O . ^ f
A M. D O M E N' I C O VENIE R'O .
NEMBOSO, irato uento , atro,^ ofcur%
Aere , che m'afcandea Poccafo , e l'orto
Orion , che col ferro adunco , e torto
Dal Ciel fcoteua ti flutto horrido , e duro
H auea quefto mio antico , e mal fìcuro
Legno, /orto gran 'empo in cjueto porto,
A le rahbiofe fcirti in mewo [corto
N€ Tifi era algouerno , o Palinuro
A Uhor gridai ftgnor mercede, aita.
Serbami a miglior tempo ; ond*ei ridendo
Acqueto m un momento ogni tempejìa :
C ofedalgraue , alto periglio ufcendo ,
Quant*6 la man di Dio benigna, e prefla
Veniero i! uoftro Taffh ancora è in uita .
RISPOSTA DI M. DOMENICO
V E N I E R O. '
BE N Ta/Jò mio nemiche in ciel ui furo
Le Tielle, e Vonde in mar cruccìofe a tortoi
Vur ut fi refe in piccìol tempo e corto
benigno ti cielo; eV mar tranquillo, e puro
M a io ch*ufcir già tanto in uan procuro
D/ peggior ftrtt? ond*hauro mai conforto
E ben farei fin'hor ne l'onde morto
Se non cl/a mio più Tiratio in aita duro
D uo luflri , e più; ne per naufragio ufita
Di tanti guai ne porto hauer poffèndo
Mia Tianca naue in flutto eterno refla :
O nde s'to lieto, a fin uenuto intendo
Voflro martir ffia credo a noi molefla
La pena mia perpetua'^^ infinita •
f e L I B R O
PER LA PACE.
ECCO fafà dal Citi lina , € gioconda ,
Col ramo in man di pallidetta ohua ;
B'nghirlandata d'honcrata fronda
Laf àce y che da noi dianzi ft*ggtua :
E eco cantando con la irsuta bionda
Cinta dt he ti fior , di tema ffriua
La ptifioreRa , oue più l*herba abhonda
hUnar 1^ greggia , ouepitt r acqua c uiua :
E ccoH diletto , la L tttia , e7 gioco ,
Chaueano tn odio il mondo hor notte^e giorno,
Van'^ar per ogni cvUe, ogni prato :
K id*hor la terra , eV mare ; e'n ciafiun locù
Sparge la riixa Copia il pieno corno :
lieta «t>4 , 0 fecolo heato .
AL R. E FILIPPO.
INVITTISSIMO Ke JplendordeKegti
A cui molte corone ornan la chioma ;
Degno per mille fatti ahi^ ^^^^^^ >
X>*hauer Vlmperio de l* antica Rom^x ;
P ofcia c'hauete , onde u'honori , e pregi
il mondoy e*l del, nel gran cor uojìro doma
Vira , e le palme uincitrici , e i fregi
Sprecate, qua fi uile inuttl fima ;
P ojcia c*hauete la gradita , e fanta
Tace tant^annigia pofta in eftglio
Tietofo refa a la terrena chtoflra ;
D eh^ìo filo provar la guerra uoflra
Mifero f io fol portar dolente ti ciglio
ÌAifero IO fol ^s^o^iungioifce t canta f
V J N T O . 71
A L S I G NO R R y h G a M E 2 .
•^fommo honor del Lufttano Impero ,
Adorno di fauere alto , e profondo
Secreti fin.iO fido conpghero
Del maggior Ke , che mai uedejfe il mondo ,
he col uaior del buon giudi ciò intero
Portate ,'quafi un nuouo Hercole , il fond^
Del gran gouerno , onde rimandate altero
A nHÌTaJtro di gloria hoggi fecondo
oi che ( uoftrAfieta ) gittat*l)a*n terra
I, VarmC i e lo [degno ti Re uoflro felce ;
E Pace data agli altrui Kegni , e a fuoi
onete fne a la pur lunga guerra ;
A le mi ferie mie , cjje a uoi fol lice f
E fi buon* opra è ben degna di uoi .
A M. DOMENICO VENIERO.
. ^ E N gran torto muidiofa , e dura
3 fortuna, auuerfa a la uirtute, opprejfo
Ti tiene, egro fi , eh' ad altrui cura
Di poterti fanar non è concejjo ;
' entero giaci , ò tua forte uentura
Affai, ut ile altrui , poco a te Uejfo ;
Ahi Pato iniquo, e riojn te ancor dura
Vira, c*ha lui in cotal Fiato meffò
dria il fuograueyO' tuo danno fofptra%
Ne Adria Jol ; ma quanto cinge intorno
Paefe almo,e gentile, il mare e l'alpe :
ogliomen^ìo ; ji fe mia roca lira
Tanto poteffe ; // mio dolore un giorno ,
EV tmgran mmo udria ^ritannia Calpe .
7^ L I B R O
A MONSIGNOR. PENA a VOLC
CH I uuol ueder cjuAnto pm pojja l'arte
De l\f re inutdto fe di natura ;
Quanto dt dotta man pendio^ e cura
eh* ombre-, e colon ad un Jparge, e comparte
C ome imiti, e ben finga a parte a parte
Con proportion uaga, e con m/fura
De le create co/è ogni figura
Kimtri dt Natal le pinte carte :
urrtù rara,ì> ricco don di Dio
Donar a morti corpi un'altra uita:
Quant* intelletto human tu ualij e puoi
C antate Venaruolo i pregi fuoi\
Accordate la cetra al canto mio
Ch'Apollo a, fargli honore hoggi u'tnuita •
NE LA MORTE DI MESSER
GIOVANNI CORNARO.
SPIRITO illufire a grand\mprefe nato ,
Se tua rara uirtute , allhor ch*ufciua
Quafihti fiore in uerde , herbofa riud
Non troncaua maligno inuido fato:
L a Jpeme ond*attendea l*alto Senato
De la tua patria opere eccelfe priua
D'bortere, e fecca hit morte hor che fior ina ,
Te de fitoi pregi, e lei di te priuato\
T u ten tornaftt al Cielo a noi lafciando
Tanti, e del tuo ualor fi cari germi
Da Citi ne /pera il mondo eterni l?cnori ;
V int la sù felice i dì migliori
E mirargli occhi in Dio tenendo fermi
Qual duol n*affiiga il tuo nome chiamando .
PER.
'0
V I N r O. 7 j
PER LO MEDESIMO.
«jà yi E N T R E «f/ /7>« ^e/ Cielo hor ti diporti ,
''/t;JLVl PragU Jpmti eletti anima bella.
Mirando da uicm cm la forella
"Errare ti folper fentier lunghi , e torti ,
E con dilato tuo gli occaft egli orti
Sedi d'ogni Pianeta , e d'ogni Tìella ,
Mira qiial duol per te n'ange , e flagella \
E che i nofìrt piacer teco fon morti ;
M ira la compcignta de degni (J>irti
Da tegraditij ^ honorati tanto ,
che Jpargono dt fiori i tuoi he marmi ;
E coronati di lauri e dt mirti
\n uece di querele alte , e di pianto
Con/aerano al tuhonore eterni carmi .
') A /? più che [cogito dura , ah più che fiera
Nutrita m jelua cruda , ah più fugace
che Iteue damma auantt can mordace ,
che fugge' l dente, onde languifca , e pera |
P erche (campi fi prefìa , e fileggerà
Da quel , che jenl^t te non ha mai pace
^ Co fuot penfier ; da quel , che fi di s face
Ver te , fi come al fol Lquida cera ^
A ffrena il cor/o homai , tempra l'orgoglio ,
E non effer crudet quanto fet he Ha ;
Se può cafla pietnte altrui dar uita .
Z ofi diceua in parte herma , e romita
Damon fpargendo a Paure il fuo cordoglio ;
E chiamaua piangendo iella , Ulla .
74 LIBRO
AL S. DVCA DI FERRARA.
HO R riede il fecol d^oro ; bora Velate
Felice , renderà lieto , e giocondo
lUufirifimo Alfonfo il me/lo mondo ;
Mercè fot de la uoflra alta hontate ;
P er uoi e da noi bandita ) è la pietate
Scefa dal cieli e le uirtU , che*n fondo
Immerfe eran d*ùn golfo alto , e profondo
D*attaritia ; per uoi fon già rinate
H or fìa chi ogn^atto ualorofo , e degno
Gradifcaigodi Italia : ecco un tuo figlio
E giuflo , e pio , e liberale e forte :
E eco chi con la Jpada , e col configlio
Darà materia ad ogni dotto '«g;^^«o[;
E fe Tiejfo di man torra a la morte .
P orto*l Troiano Enea , per torlo al ria
Veflino ; e trarlo da le fiamme fiore
Su le pojfenii /palle il genitore ;
Onde ne fu dapoi nomato iddio .
A uoi , chiatto fi iìluftre , atto fi pio
Uauete fatto , inuitto aito Signore
Qual condegno darauui ti mondo honore ,
Ch^uncjaa non copra ofcura onda d'oblio ?
P ongaut tn del fra tanti meliti Hevo/' ,
Che fer fi egregi fatti , opre fi belle ;
Ond'ancor lucon mille chiari efempt ;
A IXi ^ l^ uoftra gloria altari , e tempi ;
E le chiome real u'crni di TI elle ;
che pregio tale è fol degno di uoi .
V T N T 0 . 7 5
LPADCIE FKA TE GIROLAMO
TREVISANO.
■« p I R ITO ilkjìre , che col bel penftero ,
) Come candido augel uolando al Cielo ,
Sen/^ eh* a te najconda ofcnro uelo
Di terreni desij , contempli ti nero :
ndi fcendendo , cjttaflun nuouo , e uero
Va/c d^elettion , Tiempri quel gelo ,
Clie ne circonda i ceri ; e pien di \elo
Santo , di gir lajìù naprr il fenttero :
y gran feruo di Chrifto , alta , e fonante
Tromba de la fua gloria , al cui fermone
Com*a oracol di Dio credon le genti ;
3 irolamo , io m^inchino a le tue tante ,
E fi rare utrtuti ; ^ ragione ,
eh* Adria ne goda , e i tuoi chiarì parenti .
IME LA MORTE DE LA S. IRENE
Dh le signore di spilimbergo.
LA BELLA Irene e morta ; è mortai Irene ;
E tu non piagnt ( ahi alma alpe/ire , e dura)
La dffpietata no/ira ajpra uentura ,
che priMO ha*l mondo di fi caro bene :
t ei no , eh* aliata a uolo ; e /e terrene
Gioie [prewando , quafl ignobil cura j
I Sahta è*n Ciel ; e fagf^ia , e cafìa , e pura
Tra gli Angeli più belli il feggio fene :
l ni a quel fuon , che qua giù l'onde , e i uenti
Infiammo (thoneflate , e di uaìore ,
Valte lodi di Dio foaue canta :
E col pennello illujlre , onde ftuanta
Apelle , e Zeuft , pinge il fuo fattore :
'Quandi? tanta utrtù nedran le genti ?
I D ij
7 « L I B R. O
C hi col foAue fuon tirale Viìrgogliò.
Acqueterà del mure ; e col bel uifo
Vara ferenail cieli chi con un ri/o
Sgombrerk da l€\menti ogni cordoglio ?
A hi cor d* atroce fera ; ah cor di /cogito ;
Dunque fei da pietà tanto dtuifo ,
che non fofpiri , fot che morte ha uccifo
Tutto il ben no [Irò ; ondato tanto mi doglio ?
P arca crudel , fpt etata fare a , hai frìuo
Il mondo del fuo honore ; e7 uolto fanto ,
Oue beltà jedea terra nafconde .
C he uedrem fiu che non fia odiofo , e fchiuo ì
Piagni amor le tue glorie ; e nel tuo fianto
Suonin d*irene il nome tl lito , e l\nde .
D* un gran Torrente in fu Vherbo^a riua.
Nel faefe , cui Giulio il nome diede ,
Scefa dal cielo fargoletta Diua ,
D'ogni ben di lafìu fra not fe fede :
P oi fer non Uur in parte odio fa , c fdìiua ,
Dietro a nr>bil defto mnuendo il piede ;
Ou' Adria d mar reggea ; douc fioriua
Ogni belTofra ; a por uenne fua jede :
I ui al Juono accordando il dolce canto ,
Att*a render gentil d\ìlma uiìlana ,
R ichiamaua t mortali a miglior uita :
S criffe ; pinfe ; canto ; fiu che Diana ;
F« cafta , e bella ; ma toflo pentita
$cn torno al del ; c*hor liito è del mio pianto -
V I N T O. 7 7
ì iamìpardf fentif que* dolci accenti ,
i che correano ad udir ? onde , e V arene ,
I ÌAentre cantando qui la bella Irene
Kendeua a armoni a i deh tntent i :
Z ari , foaui , angelici concenti ,
Che ì*almertchtama}le a miglior [pene,
chi fia homat , cheU no ftrof tanto affrene f
chi farà i nojìrt cor gtamai contenti f
\ ngioUtta gentil , tu uaga , e bella
\mi uita laj?ti tranquilla , e queta ;
1/ nojìro uanegq^iar prendendo a /degno :
)P tacerà forfè a Dio farti una Jìella ,
che col felice affetto , a noi dia fegno ,
f A/ fuo apparir di co fa faujla , e beta •
i
1 L d tua falità in cielo alma felice
Cantano i cigni d* Adria ; e nel lor canto
1/ nome , e i pregi tuoi inal^an tanto ,
Che di pari ten uai con Laura , e Rice :
I D e/j ( fe pur rimirar quagm tt lice )
Clxina gli occhi fereni ; e uedi quanto
Sia'l mar tir nojìro ; e quale amaro pianto
Vagli affittii occhi nojìrt il duolo elice :
bella , 0 cafìn Irene odi qu effonde ,
Mormorando chiamare il tuo bel nome ;
E de l* affanno lor fonar le riue :
V edi le Hmfe lagrimofe y e fchtue
De fuvi ufjtf honor prtue le chiome
Sparger ti marmo fuo di fori , e fronde .
D ///
7 8 LIBRO
AL S. GIORGIO GRADENICO.
aV A N T A ragion di pianger fempre haue"
^radenico gentil ; quanta n*ha*l mondo (te
Cola , che con le luci altiere , e liete
Lo rendeua ad ogn'hor uago , e giocondo :
C igno canoro ,eiel, dunqiu piangete
La bella Irene , la cui morte , in fondo
Tutti t uojìripiaier tuffo dt Lethe ;
E uerfate di pianto un mar profondo :
C he s'algran uoftro danno andar dt pari
Deue la doglia ,fia certo infinita ;
cy infinita uirtù con lei moria :
A hi morte acerba ; ahi deftin^empio , e rio ;
Dunque troncafti coft nohil uita ,
Ver che la piangan jempre e terre , e mari ?
AL S. GIROLAMO MOLINO.
MOLINO, al fuon de cui canori accenti
Si fa l*ondo/o mar tranquillo , e piano ;
che con lo Tiil fruente alto , e fourano
'Batt*hai fermare il corfo a i fiumi , a i uenti,
P iagttt la bella Irene ; e con dolenti
Verfi , rtprendi d fato empio , inhumano
erbora fai mondo fojpirare m uano
La bella Donna ; e duo begUoccìn /penti:
Q uand*m ultra uedrai con pace tanta
Congiunta m un beUeT^a , & honeflate ,
Gratta , fenno , ualore , e cortefia f
P rendi la cetra ; ^ altamente canta
Quanta rara uirtute tn lei fioria ;
Onde fia conta a la futura etate .
[N MOR TE DE
LA MOGLIE.
Vegli occhi chiarì, eh*
fur proprio un fole
Su le tenebre nojlre ofcu»
re y e folte
Ha (biuft acerba morte i
0*ha fepolte
Quelle belleT^e al mond$
altiere , e fole :
L e faggie, honejle , angeliche parole ,
Chan miìTalme fuinte , al ben far uolte ;
Vofl*ha in fdentio ; tal che pene molte
I hgran ragion il cor fi lagna , e duole :
D uncjtie urna ofcura , e freddo faffo ferra
Tutti t diletti miei , tutto ti mio bene ,
perche di pianto , ^ non mai d^ altro abonde
C hi m*ha tolto mia gioia , e chi Pafconde ?
Ahi difpietata morte , ahi cruda terra ,
uita piena Col ci* affanni , e pene f
D itìj
So L 1 B R O
C hi di gentil fretate ornato ha*l core
Piangerà meco , fot che morte acerba
E tronco , e fuetto a forT^ , t ejttaft in herha
Ua d'honeftate , e di heUe^a il fiore 5
P riti^ h terra di <juelr(tro honore ,
che la faceua andar lieta , e fuferha ;
Tal , che fol pianto , e doglia 4 noi fi ferba ,
Ma fia del noflro danno afjnt minore :
D otie Jjómai uólgero ( laffo ) a^uefi' òcchi ;
Per ueder co/a piti , che mi diletti ;
Se tutto il mio conforto è mortole Jpento ?
mondani piacer uant , imperfetti ,
che da un fol Tirale , che la morte fiocchi ^
"Buggit eccome nebbia inanKi al diento •
Q^uel fol , che coH fuo lume ardente , e chiaro
Mi moftraua il camtn piano , e ficuro
l^ergir al Cteìo ; undenfo nembo ofcuro
irla ricoperto ( ahi defiin empio , e auaro )
A Whora i giorni miei fi [coloravo ;
E l*aere , ch^cra pria Jereno , e^uro
Si turbo tutto , oncì*io laffo non atro
' D/ trou.ir al mio duol fchermo , 0 ripara •
M or te uccije cole: , per cut f^erai
Di uruer lieto il tempo ^ che niauanT^ ,
E /èco i mtei piacer chtu fe fotterra:
P ero non mi refi* altro , che trar guai ;
£ de penfìeri una f er pei u.x guerra ,
fallace de gh huomint Jj^tran'^ f
Morto
VI uro. 8i
M orto è*l fiaue y fido , alto foflegno ,
A etti ognt mia Jperae era appoggiata ;
, La Donna , che nel cuor fculta ho portata ,
man dt Mafiro glorio fo , ^ degno :
T al eh* io dt jlar piti qut (laffò) mi sdegna ,
Oue cofa non è , che mi flagrata :
Ahi noftra età dt tant*honor prtuata ;
Ahi Mondo wl , ^ di tal donna indegno ^
D olce honeflà , nuoua helle'X^ , ^ rara
Con nodo di uirtù legate , e Jìrette
Non mai , o rado mde ti mondo errante ;
E t pereto Dto , fi come cofa cara
Vhapofla tn ctelfra tant* altre angeUtte ^
Vi cui non fi dtjdegna ejjer amante .
A nima bella , che co fi Jpedita ,
Quando di uiuer altri ha ptu deflo ;
Satia di quefto ben fallace , ^ rio
Dal tuo career mortai fejit partita :
A CUI non calfe tn cfuefia mortai uita
Se non d^honore » ^ per pagare ti fio
lnan\i al tempo afjat debtto a Dio
Set. lieta , 0* pura , Cp* monda al del falitA |
T u mieti ti frutto del ben Jparfo feme
Vero , eterno , O* non fallace , e frale ^
Et dttempejla ufcitajjat prefo ti porto ;
I 0 fon rtmafo quafl fegno a jlrale
De le mi ferie humane , c*« mar , che fremi
Uaue foipmta a camin lungo , e torto .
D V
8t L I B R. O
1 nuida Varca , pur recìfo , e morto
Quel germe dt ualore , e d'honejìade.
Onde fiorian cotante cofe rade ,
che fean merauigltar l*occafo , e Porto ,
A J7t fen\a legge , erea'j come a gran torto
Orbato hat ti Mondo dt quella beh ade ,
che quajt un fol , con la fua chiarii ade
Ne le tempejìe altrui mojìraua ti porto f
O nd*io rejìai , com*occhio fen^a luce ;
Se»!^ fronde arbufcel ,fen'^acqt4a rtuo\
l^ogni diletto hman pouero , e nudo .
B en fu predace ti mio deflino , e crudo :
mia forte uentura : o chi m*adduce
A lagrmar cgn*hor mentre fon uiuo ì
tì^'del mio core un tempo egro , conforto ,
Hor pena , e duolo ; io pur cjual pellegrino
Vorrei fcarco , e leggter quefto camino^
eh* a far mi refi a ancor fpinofo^e torto
F orntto hauer co*l tuo pie freddo ; e porto
Grand*odio al difpietato mio dtfitno ,
che mi ritardi il fine homai utcino ,
fercolo nonihiuda la mia uela in porto :
M entre del tuo bel fol l'amata luce
Orno la terra tenebrofa , e fura ;
Mi fu ti uiuer'qua giù gradito , e caro :
H or ,. mifero , che*n ciel f^lende , e riluce \
M*e nota ogni diletto , // dolce , amaro ;
Ef la uita mi par grauofa , e dura .
Q^V r N T O w Sj
R otta y e caduta in terra è quella /pente,
che mi faceua andar lieto , e beato ;
i Ahi tncojìantia de rhumano flato ,
^ Quanto e caduco , e frale il noftro bene :
V n freddo fajfo mi nafconde , e tiene
Quel uolto in mille carte homai lodato ;
Che'l camtn di uirtn m*hauea moflrato
Co*l lume de le luci alme , e ferene.
T rojffo per tempo (oime) jpietata morte
Suelje quel fior, che fe giungeua al frutto
Facea di mille honor ricca la Terra :
I / giorno allegro mio turbato è tutto ;
Volto in noia il piacer ; la pace in guerra ,
Tal mi frefcrijfe il del uentura , e forte.
C hi fanera la piaga ajpra , e mortale ,
che mi fece profonda in me'^o licore
il dardo de Imterno mio dolore ;
Cui di medico cura homai non ualé ?
M orte cònl^empio ytntempefliuo flrale
Spenfe in un uolto fol gratin , e ualore ;
E quefto fecol rio fpoglio d'honore ,
che forfè mai non pianfe un danno tale :
E t ucctfe con lei cto che di ungo ,
Et ciò che di leggiadro , o dt gentile ,
Vide y 0 uedra la Terra o po/cia , o d'auante,
T alche d*abiffò è il Mondo ofcura imago ;
D/ luce priuo ti di , Vanno d^ Aprile :
Mondatho Jperar uano errante f
D yi
8 4 LIBRO
D oue plìt accenderai le faci /pente
O pargàletto , ^ difptetato Arctero ;
che dran'^ (l fuperho tut , e fi altiero ,
Ardendo dt de fio cajlo ogm mente f
C hi ufi fon gli occhi , la cui luce ardente
Vera ^ efca , & focil ; l*alto tuo impero
?oJì'è fotterra ; e la tua gloria ; e7 uero
ìrionor , per cui tn pregio eri a la gente .
C adde co*l fuo cader tutto il ben nofiro ,
che rijìorar non può fortuna , o fato
He gemma orientai , ne for\a d^oro :
P iagni mifer co^l mondo il danno uoflro
Tu del tuo primo honor nudo , e priuatù ;
ht y del gradito fuo meo theforo ,
O ime , quegli occhi heW , onde piouea
Dolce gratta , e uirtute a tutte l-lwre ;
Con la cut chiara e nohil fiamma , Amore
Vi leggiadri defii l'alme accendeu :
O ime , quel uifo , oue fuo fegato hattea,
BeìleX^ct i e Caflitài donde Vhonore
Difcopria sfauflìando ti fuo Jplendore,
Sp€nt*ha la parca dtl]>ìetata , e rea :
A w!^/ ritolto a queOo mondo , indegno
Di pofjeder tanta Minute unita ,
Qunt'^orna il ciel, non pur la terra , e ^onde :
H or ben m*auueggio,( he Phumana una
E polue , e fumo ; e quafl fol, che a fdegnc
lìauendo ti nofiro di , tofio s^afconde .
Q^V I N T O «$
L e perle J*oro fi forbitole terfoi
Et del bel uolto la porpora ^ e Voftrd ,
che facenti uago , <& rtcco // fecolnoftrò
In folue tritale utl morte ha ccnuerfa .
G UÌÌO j uerm'tglto color bianco , e ferfo
Da chiaro uetro fuor non ha mai moflro
Tante uaghewe ; ne dif into inchwftro
Di colta , e dotta penna intima^ o*n mtfo :
B elta fen'Xa fidile ; oue natura
Sudo ne l*opra , e fi fianco piu uolte ,
Da le piti belle idee prefo PeJJewpio :
P ot che w e tolto Varta dolce , e pura
Veder del uifo , e le belle'^e molte ;
Te col penfier laffu miro, e contempia^m^
O bella , 0 faggi a , o cafia , od^ogni hcnore,
Che pru 5*appre\7^a qui , ricca , ^ altiera,
•Deh perche fi fugace , e fi leggiera
Te ne ualafii al tuo primiero Amore ?
M e qui lajciando in tenebrofo errore ,
Come augellin , che da mattino a fera
in ,ficco ramo la cara mogliera
Piagne , fofpira , e di cto ciba ti core*
7 u Ju nel ciel a Dio cara, e gradita ,
Oue mai non fi piange , o fi fofpira ,
Dt gioie eterne ti nudrtchi , e fatti :
M entre fra l'altre tt deporti , e Jpatif
V; Anime fante , china gli occhi y e mira
piangerti in morte quel , tèe t^amo in uita •
^6 LIBRO
O pia lieue gì?e uento , o più che fiera \ 1
T^ugace , punta da colpo mortale
Diletto human , qua! fior caduco , e frale ,
Cf?e ride fu*lmattin , piagne la fera ,
O mondo ; Holto è in te certo chi fpera , i
0«*è fi brieue il ben , // lungo ti male ,
0«*è l'huom quafi fermo Jegno a ftrale
De la fortuna dijp.ietata , e fiera . i
D eh potefi'io feguir leggiero , e fcarco •.! C
Le/ , che nel juo partir portoci mio core
Seco nel cielo , ^ ogni Jpeme mia .
X uo cercando , e non ri trouo il uarco ': \
Ver girle dietro , e farle compagnia
hht mondo pten d^mgamn^ , epien d^errore .
D perche di feguirti a me non lice !
Da queflo baffo , e tenebro/o inferno ,
A quel lucente Regno alto , eterno ,
Se teco uijìi un tempo alma felice ?
N on ha*l Tebra , o*i Ttrrhen fponda, o pendice , i n
Oue non sfoghi il mio martire interno ;
1/ mando, e più me Tiejfo hauendo a fiherno^
Sen\a te , del mio ben Jola radice :
C refcono hmnidt t fior del pianto mio , , \
Ver quefte piitggie : eH fuon del mio lamento
hlternan Jpe/Jo gli augelletti gai ,
M a tu del mio penar pietà non hai ; 'j C
che fcenderefti qui per far contento
Almen la notte in fogno il defir mto.
C^V I N T o. sr
; 0 uo cercando dì dar triegua , o pace
A l*oftinato mio grane martire ,
Onde nafce un de/lo fai di morire ,
che l*alma mi confuma , e mi disface ,
VI a*l penfier più c}?€ mat pronto ^ e audace
sfato a miei defii fempre gradire
lAenire cìiella uiuea , comincia a dire
Madonuit è in del ; dapoi fofptra, e tace.
C ofiladogliamia ftrinouella,
Com^herbetta d*aprtle ; e crefce tanto.
Quanto di rio per larga pioggia , Vonia :
E t fe non cheH dolor conuerfo t n pianto
Stillo dal cor , onde mai fempre ahonda%
H*tmmcrgerta dt pianto empia procella •
J parue il mio fole a me'^o il giorno , e fiufìl
Mtfero , porto notte a gli occhi miei ,
Onde piangono fempre afflìtti , érti
La difpietata mia forte uentura:
)\ orte, eh* ogni beltà depreda , e fura,
\ in fu*l più bel fiorir porto con lei
Madonna , eV mio cor [eco ; ah perche fei <
Per nofìro danno fi crudele , e dura ?
'/ n fiore hai fuelto ^ me Squallido , ^ uegltB
Tronco, ferbafli , accio eh* io muoia ogn*hor4
A miei diletti , 0*ale noie io uiua :
) più che Talpe cieca , era pur megli»
, Me percotendo co*l tuo flrale alThora ,
I Nerbar fi bella donna al mondo mua •
8 8 LIBRO
F iera , rapace mano , ahi come prèjìa
Foflt a jìerpar la giouanetta pianta ;
Ne cui rami fiorta l?iile'^\a tanta ,
Quanta mrtute innobd tronco mefla :
S otto la cut felice ombra , Vhonefta
Schiera de miei penfier , con pace tanta
Scri/fe ciò , che di lei la glori a canta ,
Uor per te in gnerra pofii , w tmpefla :
S olea tal*hor col dtleUofo canto
Di dolcewa riempier collie e piaggie ;
Hori^gli a/Jordo co doglio fi accenti .
T al , che le rupi , e fiere ajpre , e feluaggie
piangono mèco ognhora ; e'n me'^\o al piant9
Kijnonan fort la t lor doglia fi a^c^nti ,
F ir quel camino ^ onde foltui in utta
Mandare t tuoi penfieri , e*l tuo defio ,
Et humdi ^ deuott inan"^ a Dio ;
Con cui l'awma tua fu fempre unita ,
E t fctoka 5 e deflra , e pura al del falita^
Al cielo hor lieto de l\tffanno mio ,
Godi del ben , che morte , e tempo rio
No» pan (otterrà , e non confuma^e tritA :
E t io fon qui rtmafo a pianger fempre
il tuo da noi partir ; quafi augellett» ,
Che*n l'oli tarm ramo ognìwr fi lagna :
O fida , 0' del mio cor cara compagna f
Va almen tal* hor che la tua uifia tempre
Il mio ^rtiuc dolor d*aicHn diletto .
Soueate
Q^V I N T O.
ouente utrfo ti cielo aI\o il penfiefù
\n (jueftd o/cura , e torbida tempefla ,
CJ?e la barchetta mia così molejìa
Con ronda del mio pianto acerbo , e fero ,
he già fetida timon , fetida nocchiero
Va trafyortata tn quella parte , e'» quefta
Dal uento del mnrttr , ch*o^n^hor la tnfejìa ;
Tal, che dt pighar pffrio homat non Jpero ,
a<^o di nueder l'amata luce
De la mia donnei ^ tn ctel fatta una ftiUa ,
cIk mi mofirt ti camtn fallace , e torto :
i t la ueggio tal* hot candida, e bella ^
Quafi raggio di fol , ch*e/ca da l*ort0 ,
tojio a me fi cela , ad altri ln<e •
r reppo hai per tempo Morte a not ritolto
Quel Jpecchio di boneflate , e di bellez^^
Ch*empteua di Jplendore , e di uagheT^a
1/ mondo ofiuro , e di tenebre inuolto :
\K icoperto hai di terra entro un bel uolto
Gratia , altera humiltate , egentiW^a^
E quanto dt ptu raro hoggi s*appre'^(^ ,
Con la rapace man [eco hai fepolto :
er adornarne il cielo ; oue hot rtjplende
tra gli Angeli più belli , a Dto gradita ,
Hai di tanto thefor la terra priua ;
/;/ farà homai,che*l mio gran danno emende^
Si , ch^a me morte , a lei non brami una f
Ahi di gentil pietate ignuda , e priua .
^ o LIBRO
M entre rijplende ti fot , mentre rofeura
Notte di fofche , e humìd* ombre afconde
Ve prati i fior , degli ar bufici le fronde ;
Vinngo la dijpietata mia uentura :
D* altro non ha defio , d*altro non cura
Quejìo angofiiofo cor, perche l^affonde
. ^ Vira del pianto , e' l gran furor de Vondei
Tal di uiuer rnoh^auni ho ^ui paura,
M entre che la mia donna orno la terra ;
ViJ?i lieto , e beato ; & hebber pace
Stabile , e ferma i miei penftert in lei .
H or , che riluce in ctel , nulla mi piace
Di ciò y ihe qui diletta : e i piacer miei
Son miti m pianto , e la mia pace in guerra.
V uota (juelPuma hamat ejfer deurehhe ,
Che*l duro mio martir uerfa di pianto ,
Dapoi che jpenfe quel bel mito fanto
Morte , ché'lnojìro ben forfia fdegn^hebbt.
M a per continua pioggia unqua non crebbe
Val del cadutdytanto \fmeno , o Xantho ,
Quant^in me humor per rea cagioni ne quato
QuelTempio duo^, di che a ciafcun né'ncrebbe:
S embra il mio core ifief^icabil rio ,
Onde da monte alpejìre fi dertua
Acqua calda, amara, e nQt te, e giorno:
N e feccarà fin che non fo ritorno
A riueder colei , che neU del utua
Me piange mono , e per me prega Iddio .
CL V I N T O. 9t
K Whor che gli occhi , onde folca di fuore
\n nembo ufctr di Jptr/telli armati ,
che con le faci , e con gli Jhalt aurati
Krdean l^alme gentil d'honefto amore ,
C hifife morte crudel ; feco il mw core ,
CÌt" albergo haueua m quet lumi beati
Chiufe : ahi (pietata éarca : ahi duri fati ^
Io fen'}^ core , // mondo è fen\a honore»
D eh perche me non uccidejìi ancora ,
?ofcid cìial tramontar del mio bel fole
Kejiar cteco doueua eternamente ?
0 mifer ia del mondo , altri fi dole ,
ella in del , quafì una uaga aurora
^ afre un giorno fiH bel da V ottante.
V 0 ricercando in ogni parte , ou*Ì9
Depinfi col penfìer la bella imago ,
Di riuederla ancor bramnfo , e uago ,
I Per cibar di fua uifta ti defir mio .
ra penfando fcemar y più crefco ilrio^
Et graue duolo ; e prù Inanima impiago :
! fot mi foniti en^che V Angelico, O* ^ago
Volto è rinchiufo in un eterno obito .
A Whor (Idljo) ( orni nào a gridar fnrte
O mia fedel comp gna , oue fet gita ?
Verche mi hfci qui querulo , ^ [olo f
D eh fo/Je almcn :ofi prrfonda . e forte
! P^'^S^ '^'^ affii'ino , e del tji ■7 duolo ,
che mi togliejfe la mtfera una .
9» L I B R O ]
D oue fon quelle chiome aurate , e bionde ,
C/?e mi Jirm^eroH cor con tanti nodt ,
che non fa mai chi glt recida , o frodi
Verchf più luftrt Apollo // del circonde ?
O ueè il bel uifo ^ cheH mar , Paria , e Vondt
Ltete , ^'uaghe rendeua in mille modi f
Oue belleX^a fen^a inganni , o frodi
Sedea come augellm fra uerdt frondcì
O ime , fredd^ urna gli rinchiude , e ferra ,
Ver eh* ombra eterna , e tenebrofo obbo
Copra queft'occhi homai di pianger lajìi ,
S ojpirar deuria ancor meco la terra
jì fuogtun danno , che p onera flapi
Vriua d*un raro (ihel donò D/o •
F mito hai heUà donna ti hrlèue corfi
De la tua tfita ; e fei giunta a la meta,
Ou*ogni human de/io fi ferma , e queta
Come dejlrier , fe lo ritiene il morfo :
Età quejle molejìe , ^ egre il dorfo
Cure mondane dato ; e lieue , e lieta
Ti fei affata in grembo al gran ?ianeta,
che da contra la notte aldi foccorfo :
l ui legata in porto hai la tua naue ,
Sen'^a temenXa , che ne duri fogli
La fofpinga del mondo atra uìhpefta ;
H or l'humida tua uela infJeme accogli ,
La barca Ughi a folcar laonde pftjla,
O più d* altra, ficur porto , efiaue.
VI'
et V I N T O . 91
I \ ì tramontar del fot cìnaro, e lucente ,
, che daua agli occhi mietfor\a , e uigo re ;
A queflo mondo no luce e Jplendore ,
Ver ftar mai femfre chiufo in occidente ;
Z oferfe il noflro giorno humtda , algente
Notte ; la terra , tenebro fo horror e ,
E dt leguoft ogni de fio d*honore ,
Le faci di uirtà tutte fur Jpente :
H onffiàgentile'XJa , e leggiadria ,
Ch*ornauan lei , fi come i fiori un prato ;
Nacquer con lei : con lei morirò ancora :
K hi fecol uil di tanto bene orbato ,
Qual porterà lituo di felice Aurora ;
Se il fot fi J^enfi con la donna mia f
, L ajfi> , qual ucnto di diletto humano
La nebbia fgombrera de dolor miei ;
Dal cor già fatto per la doglia infano ;
E da quefi*occhi lagrima fi , e rei ?
'\ Z hi*l mar mi renderà tr.:tiquillo, e piano
De P ondcfimie n' ie ; <e colei ,
C/p*/a chiamo ognhora.e ch*io fojjfirojn uatta^
Ognitdnetto mw porto cnn lei f
G fa cittadina del celefle regno
E^ fatta duella , (he mi fea contento
\ Con l*aere dolce del bel uolto fanto ;
\ r alche ciò che qut ueggio , e cto ch'io finto
Mi fembra o/curo , e pten d*ira , e dtfdegn^
E nouella cagton mi da di pianto .
P4 L I B R. O
O eh perche cofi fcmta , e fi edita
A queft*tma ,piiluflre , o/curu ualle ,
Per danno eterno mio , dandole Jpalle
Sei d'ogni gloria adorna al ael /alita ?
M a poi che ni ut in più felice uita
ta* ue humano defio non erra , o falle ;
Onde io prendaci camin , moflramtH catte.
Et impetra da Dio la mia partita .
$• ancor ì! amore maritale , e caflo
Serbi , che unta mi porta/li , morta ;
'Bietofahomai dt me piglia ilgouerno :
N on mi lafciar in queflo ofcuro mftrno ;
In queflo di mondane horrido , e uajìo
Tempejìe mar ; tu mio nocchiero , e fcorta .
A mor che morte ì duo begli occhi afcofe ,
che chiedeuan del del tutto ti thefcro;
I rubini , le perle , e l'oflro , e toro ,
E tmCaltre leggiadre , e care cofe ;
R. otto Vhrco , egli frali Amor depofe ;
La face , ch'accendea nel lume loro
Spenfe , /F fuelfe il crm biondo , e decoro ;
E ne la bara fua funebre il pofe :
E fura il uolto , eh* un bel fior parca ,
uerginella mano ctthor recifo ;
Lazr amando facea dolce armonia^
H onePa , dì era feco in compagnia.
Le ftaua a canto , e le baciaua il utfo ,
Gridando, ahi Inarca dtj}>ietata,e rea.
V I N TO. 95
uanto infufe in molt^anni infìeme accolto
■ Di buono , e bello^per ornar il mondo
i 1/ cielo in un fot Jpirto , in un fol uoho,
A cui , 0 rado ,o non fi a mai fecondo ,
u cruda morte bai fpento ; e tu fepoìto ;
Inuida terra nel tuo polue immondo ;
Fer tutte por Valte f^eran^e , ahi Jlolto^
i Di quejìo cor , e i miei diletti infondo ;
affò , quando mai più uedremfra noi
ij Belle'^\a , cajlità , fennOy^ ualore
In un foggetto ; e gratta, e leggiadria ?
l hi terra auara , ahi empia ?arca , e ria
i Chai morto , e chiufo ne* begli occhi fuoi
[ Ogni gloria del mondo , e ogni Jjonore .
ontra i colpi foleji de la fpietata
Mia nemica fortuna hauere un feudo ,
Che fchermomt facea fi, che' l fuo cruda
Dardo non trafftgea l'alma affannata :
a me'l tolfe di man la morte ingrata ;
Ond*to rimafo difarmato , e nudo ,
In preda del fuo orgoglio ; e triemo , e fudo ;
E lei truouo uer me (empre pni irata .
uella , che requie fol m'era , e conforto
Ne le fatiche mie ; ne le tempefìe
Degraui affanni miei tranquillo porto
fenfer le Parche : ^ io uiuo fra quefle
^gre cure del Mondo • ahi come a torto
lojle a tHtto'l mio ben predarmi frefle .
9<f LIBRO
O fra a tua uoglia pur faette , Tirali
Auara , inuida morte . c miett acerba
ilfruto di mok*anni ancor tn berba ,
Per lungo , egraue danno de mortali.
C he cotanta uirt», belle'^^e tali
D*hauer ucci] e non andrat fuperba ,
jM4 qual di quefta imprefa àteft [erba
"Loda , « tagton di tutti i nojìri maliì
T u di co fi bei fior la terra hat priua ,
che s*al frutto giungeua ; haurebbe mille
Cofe prodiitte glorioje , e belle :
M a Jpengfr non potrai Valte fauiUe
De la jua gloria : ingrata hMUi ciucile
Spoglie terrene , ch*ella in cielo i uiua .
l ouo cercando d^afiiugar quefi'occhi ,
che fi fliUano in pianto a poco , a poco\
E di fpegner Variente , e uiuo foco
Del duolo , ond*auuerra eh* un di trabocchi*
M a perche lo fuo Tirai la morte fiocchi ,
che ( s*io non erro ) homai può tardar p^co
Now dà al conforto quella doglia loco ,
che par eh* ad hor, ad hor nel cor mi fiocchi
S tolto , mi dice , il lagrimar che uale ,
La ragion faggi a: ma quel folle ftnfi
Armate di furor , feco mi tira ;
O nde in piagnere tutto il di di fpenfo %
Et in morte pregar fffietata , e dira,
Chomai mi auuenti ti fuo funereo Tirale .
Deh
1 Q^V I N T O. 9 7
I ) eh perche rinomili ad hora , ad hord
Fenfìer le piaghe m>e ? perche quel uolto
che morte hà j^ento (oimc) terra fepoho
M/ ptngì,imn\t , ondalo mt Jìru<rn-a^e mora?'
' u fojlt un txmfo ti refrigerio , e lord
De la mia fianca aita; hor fiero , e fiotto
Hai ogni mio piacer sì in pianger ucho;
C/?.Vo ncn ho lieta , o ripofata wi'hora :
ià/oleui uenirlÌ£tOy e ridente
H colmarmi di gtcia : hor egro, e mefto
Kiedi fol per turbare ogni mia pace :
' ardo al partir Jet fatto , al tornar prefio :
i O memorta per me troppo tenace
I De beni andati, e del mio mal prefente .
} prefio al dipartir , tardo al ritorno
Diletto human ; uie piti, fugd:e , e frale
che non è jpinto da. la corda firale ;
Che tronco fior , quand^èpià caldo il giorno,
0 pur mi uolgo, e mi riguardo intomo
Ver riuedertt {^ahi laljo) e non mi uale,
che con la donna mia (picrafit Vale
\erfo del citlo , hor dijua lisce adorno .
embo folto di noie^ e di martiri
KicHopre il bel feren de*l piacer mio
E de fofpir lo fede un uento eterno :
al , che la propria uita , io prendo a fcher»§
Altrui fi cara ; q^, ho filo un defio ,
Che madonna da^l ciclo a fsmi tiri ,
E
L ì' »; :r : o
i 0 uolgo gli occhi dd penfiero al creh ^
0«£ la donna mia tiene il mio core ,
A * pi è diqueUo eterno , alto Motore ^
che difpenfa a fua uoglia e (aldo , e gelo :
M 4 ^h httmani affati un fofco ueÌQ
Vi $^ interpone e lor togìre tl ualore
St eh* io non ueggio lei , ne quel fignore^
C/;* (o />«r ) rnmfiammi del fao fanto \«U :
P regalo tu , (e qui tanto m^amafli ^
Qnant*to qHagtù t*am.ti , la fu t*hùnoro
CÌlii del juo ueroamor accenda y&ardé^i
P ietd di me ti uinca , e non fia tarda • -
C/?*/o , c/?e i prieglit tuoi dinoti , t càJH '
Ut fitrau degno del jko fanto (horw*
D uracontefdytferigliù fa fanno
Il fenf&^ t la rag*cn ienty*al m 'ro petto ; - -
Quaflper campo dt batt agir a eletto 4
E della pugna è miai frerigho , <*/ daHt$é: %' '
Q^uejfha uorrra qufWangojcnrjo affanna : v •
Sgombrar . tht l connt tten legatn-^ eflrtpt9 :
Quelle di fdtgno pieno , e dt dijpetto
Kifìrhif /l ncdo , e mii^g;(^T dffiìUni danno :
E di uetìer (^e non rn inganno) parmi -''^y - I
Di quejìa frn'rna petiglto(a , e rts..<-, i
iZhe n*haural fenfo al f.n l'honnr .-é figUm^
I l iUe y fè pur p'r mia mi erra fia % J^^? .v • ;■ I
Non potrà w u;ta il mio marttr lafcrarmii
C*Jì alfuo fine andrà la penami a-,'
Ktpo/ar mia (j^me-j^tH mm d^m'^ ^-.l >v ^ •
Oue rei^ptit ircrHM nel lavgwr mh^ > ► i
Chei freu de mtei penfieft m mun'^M^Àt fSO-
£ li occhi If^giadrf , ^ue Honefiit/tdeà i^^ii ^ ^
Com*in nlbtrgo Ju<y proprio j e nattoy^^^si »\r
Spenri ie c<^p€rtt hd d\mo eterno Mt^^^ì Xi
Morte troppa per me Jpietata, e rta ^ \ a)
A n^i per que/ìo mondo ofiuro ,-e cieio >
CÌ?e dt fuoi rari pregt orbata , e priue
Sembra un di fen\a fol pallido^ e gramo $ .
D eh perche non andat {mtftroy [eco \
fenj^ tiintik crudel me ^h.- tten nino ,
Q«4/ Jjxjgitato di /rondi, C3^/f«*ri<md ì .
J0 pur uorrei por freno a quei fofpifi ,
che pì^fida fuori li cor fpcf^t ^ e cacenù i
E rafciugar le lagrime corriutt ,
Ch*vgnÙ)or dtJìtiluU foco de martiri ;
M 4 ch*ouunqhe gh occhi uoìga , © ^^ir#
VeggÌ9 ntiOMa cagtoft. de mia tormenti \
O/curo ti mondo , pouere le gentt ,
Talchi contéien.che contrn me m* adiri :
P iagm U Terra t ftioi perduti honori ;
I pregi fuoi ?H'U.tA^\A ; e Cajìuate ;
Vmà*l fao albergai Amor la gloria J^enta-^
C ome dunque hauroìi fine i mtei dalcri ,
S*ogni ccfa fi lagna , e fi lamenta ,
e colma di doglia , edt pie tate ?
I o o L I B R. O
D eh perche cantra l*enipta Jnuida mortt
Cagion dcimhy e de tuoi tanti mali ;
Non adoprajìi Am>r l* arcade gli fir ali ,
A guifa di guerriero ardito , e forte ?
M orta è U donna m'a ^ con lei fon morte
Le tue Hit tori e : hor fen'Xa lei che ualiì
Spente lefic , e /pennacchiate l'ab ,
Cofa m>n trouerai c^honor ti forte,
T « doueui morir ne fuoi begliocchi ;
Po/V/;e nel fio cader , cadder con lei
Valte tue glorie , egli acquifiati pregi :
V edi d*tntomo Jparfii tuoi tropJìei
Qudft hei fior da freddo gelo-tocchi
Ne ptH fa chi t*honore , o cheti pregi .
uaHjor in del di riuederli J^ero
Fra gli flirti più chiari , e grati a Dìo ,
Vno in me nafce dt morir de fio,
che ben altro che morte alcun noU chero ;
M a il dijpietato mio defluio , efero ■
Del mio duoluago pià die d*onda tl rio ,
S*oppone al m^o uoler (^mi/èro) ondato
Moro (ql con la uogliA j e col penjìero :
I n cui cojl m*ajf?fJo , che con l*ale
Deflre^e leggiere fue m^ijial^o a uolo
Fra le /chi ere più belle de beati ,
I ui pafco il defio ne gli occhi amati
Lieto : 0 piacer human cerne fei frale ,
1/ penfitr fugge, e meco lafcia il dol$
d V 1 N T O . I or
C hegìcua, mentre ti folle pUggk atcende.
M entre la fofia nott€ adombra t collt ,
Portar tluolto meflo , e gli occhi molli
Ter lei , c/?V» altra parte lucere fplende ?
S* ella (o mio cor) ncn uedeye non intende-:^
Cerche le ucci del tao duolo ejìolii? - s-v.^
Ah cure egre, e moltjie , ahi pev (ter fili* ,
A lei mngioua.e me la doglia oj fende : .
T u penfì morta lei , c'hor muein ctelo
Libera , e fiiolta dagh htmayù affetti ,
V * non Vojfende più caldo , ne gelo :
D uncfue non fojpirar i fuoi diletti ,
Viagnt*l tuo danno , e pien d'honeflo
Vregaljlgnor , cÌhH tuo morire affretti . .
A Vhor che piti /perai di pafcer queflì
Occhi , per gran digiun languidi gram
Ne/ uolto ; e ne gentili atti foaui y
eh* erano a darmi aita accorti ; e prefti :
M orte per fargli eternamente mejìt ,
E perch^ogn*hor di pianto il petto laui ,
Chiufe la donna mia con filde chiaui
\n tomba ofcura , oue per fempre rejìi :
C hiufe [eco dmio cor , cl>e de bei lumi
Tatto al! ergo s^haueua , e7 mio dUett»
Che*n lei ( la/Jo ')fol nacque , in lei mono:
T alche fon fatte due fontane , e fumi
Quefl'egre luci: e jpeco ofcuro ti petto
Vt fojjfir 3 che fuor manda il dolor mio ,
E /7
ir**' L l ? R O'^ •
Coi Umidii péìiftr fra cjuegli detti !
Spiti t i , a figgi 0 rnAT Cd / piU per f et ti
Vatta (ieÌ£iela ftttniìina , t ditta j
I n e^uefìa parte tembrofa , e prma '
Vt te lucido {vi ydeftidi diletti ,
\ederti4m quefl*oeihi egri ^ (imperfetti
La cui wrtìf t^nt*alto non arriuà^
C he* i ccr non ftiUarei in pianto amaro > 't H
Quando ti di luce , ie quando notte ofiura -
Que/l* ampio cerchio de la terra adombra i ■
A hi lajjòme t che folle error m*iitgomhrU y 'f
O tnfenfata , efral noftra natura, " - •
Odio quel , che dourehbt efftrmi tfw;j,f - '1
I 0 Morrei chiuder gU occhi in ejueflayOUe f 9 ^ 5
piango e Jhjpiro ogn*hor , palli da lucè
I» £•«/ quel uago Jol non fj/lende , o lut^ ) '
Che fereno rendeua ogni horór mi^ : • " -
E t m qt^eìx altra aprsrgliiù^l mio defto ^
07J penfter m*erge . e ionduc$
Qu.ift felice , e glono^o Du e, ■ * »
I u: uedrei y non cerne p^nfo y ift&rtà' 'y ' i/-^'i^^^ 3 li
Lt» doaha mia ; m/h4 , e l-tta^e béUM'^l^
Co*} uùlto affi Jo ttf quel Mcton^terno ^ ^ '^-'-y '
C he Pal'ìia homm del fuo gran dannó^;fccx>rim' 0 ft
Od/a La Ulta, e fe rmjeru appella • . • - '
lÀ^nirePa chittfa in c^uefio -ofiuro inferno ^ •
. L 4 fdct , la cuk fiamma ardent e it utùa
Mojìraua il. €alle,ond'a wYtk fi {alt ,
P#r U eaìigirtofa ombra mortale
Vi quejla Mta d*ogm lucefnrma ,
\ F itro ttento di mette intmfeftiufi.^ <.hvv.|
{\>enta (i^JJh) che fou-nte affalk^^-^^ ^\ lÙ
K rcmfe i e fueìle »rrn 't piacer mortale
AccÌ9 che me/lo etem Amént e utua .
\\{ orrori tenebre fi ^ e nebbie ofcure
Mi ctngortQ dintorno : ^ «ò fi come
Knimal\cì)t non baue occhi, ne luintt
I T al che fon d*egr€,edf mole/le curt .
^att9 albergo noiofo ,t per ce fiume
! Piango^- 1 mio danw,€ lei Jìiamo per n9mi^
\ $ feffoMùlgoUwfla rnfermà.eriìt
Oue il mio chiaro fol rijplendf^e luce ;
C/;f ifm lafciato m*ha qual fmT^ luce
hluom,che<amini fe r dubtofa uia :
. I I uì la ue^go wdjtfu età , e pia : . ^ , i ^ -
* A piediyi^ifi.ds (fttl fimmo DitC9i^ i-.'O
; Ch'a la celejìe patria fecctaddnce
Vanirne y de^ne di fu a compagnia :
^ \ t tanta gioia lento, e tal^ Utto : .
lAemte'C.ìp€Co'lpe,nj%rojn.leim*ajftf(>f
che di-JMÌTahro mi rtmefnbray o-eait : \
rO O mio teneno , f^ago paradifa .
Qual Qajjo) mi t^afcondc ombra mortale ,
li ferch*iif foni mai fimfre humido il fetta f
O tiij
ip4^ t ì ^ B R Oc
DV n .qVe coJI per tempo alma-gentile -
Ogni cofa mortali hauendo a /degno
Val7^fti al cith y a In par tua Jhlla ?
forfè del tuo uaIot non era degno
Qu.efl<f fecola rio-neH mando urie • ■ ; - , i
Ne di fiCQ-AÌbsrgar donna fi he Uay - \4
Ma per(,he.n^:i homihtieprocells : r ■• ^
Di quejìo mar m^i fcmpf e irato y^t fiero
Del tma grane .daloT,me qut lafitajlf ,
Mecche cotanto amafii ,
Accio che in qaeflo ptn jen\a nocchìero^ ' ■:.--.-K
So Ulto hor uev r occaso , hor uerfo Portù.
Ve^^(4 uicin gli [cogli , e lungi ri porta fi ^
L egno f€mbr*io nel terfrpeftofo Ege(y
QuaWor Aujìro combattere Aqttiloné ,
Qual^hor pugnano mfleme ; / uenti , £ Cottde^
E con la Jpada rarmato Orione C-
Dal del fi moflra-f e di/pietato,e reo , v-'
Vaereja terra, e'I mar turba , cconfonìtì/^^
ì\e fino ad hora-^laffo) io ueggia donde \
fiato flmuoui , e nel mìo lino fpirk--^^'i^'^i^
Vi uento diftro yecofi amico , e fiér^ \
Qhemi fojj/inga al ltdo ^: « jÉ
Oue ripofe il ciclo t miei deflri : >
hhi mia forte uentura , ahi deflinri^ i» trO
Com'ofeurafii il lieto fiato mio f ^
C hina gli occhi pmofi , e nel mio errùr^'^^iu'S.
Sin di là- su , cjuai fida tramontana • 'r--f.v.\y
hUfirami cjual camino w lafci , o pigiti '
che cui tuo lumefuvr de Penda tnjana ' •
hfLa.dtldtJpietaio m:n dolore ' -- -'y
Uh ni ap^efmta qgn* hot ìm&ui perigli %
q^v I N T O. ic
ci) altri non è che turche mi configli ,
Ne mi confont in cofigraue danno ,
E' fe U dtfpìetata mia uentura
Kon rende i*aria pura ,
E piano il mar del mio fouerchio ajfanno
Vahete rottole per queJTonde errare
Veggio le mera a me graditele care.
M entre de tuoi heghoccìn il uago fole
Spiegaua i raggi juoi fecondi , e chiari
Sopra cpucfle paluflri, ofcure Malli ; .
Kideua intorno ilcielja terra , e i mari
Vrodiiccua // terren gigli,e woky
E d^ogni tempo fior purpurei ; e gialli ;
Correano i fiumi lucidi cr.flalli ;
D/ ricche gemme, ed* oro ornati ti fondo :
E di uaghi topati y e di lacintht ;
G// arbufieUt dipinti
baccano uago , e di letto fo il mondo ;
Bfudauano mei le quercie annofe,
E tutti i dumi hauean purpuree rofe •
D an\auan p€r le pi^gg'^t^ p^^ l^ rtue,
?refa forma mortai per teco flarfi^
Le uirtuti dal del dtfcefe in terra.
Cui diero ti ter^o sbigottiti, e f^^rfi ,
Come ti calor del giorno > a l'aure efiiue^
I uitij rei , eia lor lunga guerra .
Valme.i bafii desij poftt fot terra
Vaghi di chiara loda luano a pruoua
A far. al tempo a la morte oltraggio
Kon tante f rondi ha faggto
Qual^hor'a me"^ Aprii più bel fi truoua.
Quanti atti illufiri,et degni di memora
£ di quefio e dt quel cantò la gloria .
E y
14 a ni fHt^JfaVtft c^^'fanif coti tfCP '
Come coi luffit f r,trxo*l cc^po NmbfM
Or tu uirt¥U,o^rit^tìntl cbjtu*rié :
SeÌf4.i hor 4* horror ' fe ÙUà nù t te adomhfà
Sembra ta tertitj't^^er^ ofiuro\é créc9
AbiJ]o,dciie non a^g'Wige lamf ,*
E torbido, ìO*'^ar corri ogn* ffumt;
E^lt arbtijtt&i Jdfu&honor prtHJti
h\ufìrjtno rgnwìe le fmndoft bracete :
?ortanA tuli e k dftnpA^ne^e i pr4t i .
Nf più ^«^^^à frn nai fi tiedttof^ ,
Cl}a rimirar non f:a graut jexiO!oj4 .
Og m ma fi Ino pai/ie r cof jM;^g , . .
Come nebbia ddljol^ pohe daltisn'»^
Che uenr^er Uio;e frr teco p inita :
Deh pot*^i'ió<]udlip€Ìl€^rm contenta
Al fin del fttr> .ammuffì m ohho
1 miet pJlJatf errvr dtpor h mta ;
E con ta ttiJ coìant.o'aÙfo^ gradi té
Anima , f:j<>itó ^tt^ìc*ir(tT\mor:aU
ìnan\i a 'pìr ' dì cji4n fi^nor etèrna ,
StJrmi la paté , eìutrm
SenXd temenza dtftituròniàte,
V regalo tu.ch^et t^ama,'c fatlo puoi
S/, ch'ìm mi faccia de d ^i t ti fuor .
Se dt uuidr ai àet cofi fidirt ' '■ '
?enne , can^^ona , e^dtjlri uanni haitrat:
Kov m la felina d-f gtt myryfmtrti,''
Ma fra r beati jfìffrit -.^ -^v ^
Viti cari a Vfto ; la min donna uedrai -
Vilk,chi't\tfm qufjàffu tUn*mra;
L^ifjjtM'^nA^^i ^ttfoj^ira.ogn^hord .
fi. Spiegati a l'aura i caper biondi , e d*or0
E con U chUra.fHJi pm'ptéreafrcnH A -.^^O
Scopre de u.4:r4i camp^^gni theforà^^ ^S
Sul dorja.beldel Matte uno lìiofHe ■
d \n facerdcte in me\o un lieto t/wr*- ,
Di cafttf^nciulletti era.tdUntaHt t^.^^. ^
Verdini, elatère più che pHrolaiti^^hit. 3
I (juai col crine , ch*onde^ftMhifìÌèi%§f' ^
Gim adogn*hor coti mi Ss itaHn crrorì^f ^^^^
Dìricchegemme^tdr ^hrUnde lì'dorm ^
lefle di uàTt, t d*odt)Tdu fiori ,
Kiuolti t lumi di Sole.otie fo^gicrm '"^
Tanno li' Gra'tie, e i fempltcetti amort >
I Va (jueiJItUanda un^àmorcfo affetf
! ìiiumido fem di dolct patito ilpttU:
ì t et con fiala dt color di rofe ,
\ efitto di' fonti , candido uelo ,
\ Cofi cantaua in uoci alte, e pietofe ,
' Conuerfo ll uolto e tfuoi penfien al ciela ^
O fofrtmo iddio gran padre de h cofe ,
che con paterno amorofo \elo
I H4/ datò a noi mortali e fpìrtOj e u.ta ,
che yi/f ^ i7 noftr0 error jfo^a iiifmta
r Hfefiiil€Ìd<t,eV.éAift((^feheU^
Co duo lumi maggtvr la lunari foUy
E quello^arnapi dt cotante ftiUe
Qjtanfe non hane afrd raje. , e uiole ; /
QueJìe^facen.do'Jìffè^erranU qu^ìle
Girar intorno a U terena mole;
Onde poi fanno con ordine eterno
Autunno ^Vrimauera^ e fiate , e uerHó*
Tu con un ìii^òìiafiàrdèTBore
A la notte]^ aldi termine h.ii dato;
Et a qkéflo £id ogrijjcr luce , e fpiendore^
A quella horror! ombre in ognt lato ;
Al uernq ghiacci', a. In ftagion migliore
Vioretii, ^ herbe yOtide s-iìonor a d f rato %
E con pprfetta,trrepren/tbii norma
A tutte l^dirt^ofr oréne,e forma :
P ol che*l timone, e le chi atti, e la u erga
Hai dató]dè Li Rarca] e del tuo oude ,
Fercl?€yComèfoleanonJìd^erga
Quefta tua greggia manfueta, humile ;
O nel frofondo.marncn fijhmmerga
Il legno, con la merce altane gentde
A paflor cauto, ^ a nocchi er fi faggio ,
che di lu^Oy, !Sì di mar mn Umt oUraggh\
F atu fignor cbe*lfito mfungo trri
De Id fita ulta Vimport una parca
TantOjche ìlfoìpiu lufiri il mondo giri
Con la quadriga fua di luce carca ;
Onde l* afflitta Italia ne refptri ;
E col fauor di co fi gran ìAonarcA
Torni ogni colle, ogni fua piaggia aprica,
A ifrimi honoriyA la betle'^a antica \
q;v i n T O. 9 '
C ofi detto ft tacque il facerdott , • .
A / cuifinori^cr honoratì accenti ,
l pargoletti con faaui note
Acquètur i rifpondendo il mare, e itttnti z
Sentir le uoct lor cafte.e diuole
A fi noua armonia gli angeli intenti
E portar^ dal et el (cefi lunga fibiert$ .
A ^^rccclìie dt Dio llìumilpreghiera : ^^ .
. ■■- •. -N ••.«*t^ ..^-t'V^tcA «.Ù*:>»"^ A
L' udioH Motor €térH0^ e con quel ri/yy^ '^y K
che Vira afffena d^ognigran tempejla ;
che fa d'un cieco abijjò un Paradtfof,
Vien di [anta fitta chino U tefta ;
Et mito in giro il rijplendente uifi^
Oue il perfetto hen fi mani fejla
Vn*alato chiamando, e bel corriera
Varteglifeo de l'alt o/uo penfiisroi
O nd'egU tìuerient e oltre m'f fura
Inchino le ginocchia e Jpiego Vale,
che farian lieta , 0* uaga ogni pittura
?uYpuree,d*^r,d*a\urro orientale |
Et uolo ne l'albergo di natura ,
Oue per legge ordine fa tale
Stan le tre parche 4I fuo lauoro intenti 3
A cui fife Dio nota U mente :
E ffe fer ubidir ptejì e pigliar 0
\n uello atfrato , ^ uago a merauigììa
tiuieggiadro del qml mai nonfdaro
Va dì^ i fior piaggia fer biama, et uernifgHà
E quefto al^rima aggiunto figtèJur è
A trar lo Jìame , oae s*aJJotiglÌ4
Volgendo ti fufo,e conunciaro un cant$
Ì^ÌH Htr» degli oracoli 4i iAanta ;
D^tmnUcuUio honor y la cui uirtuti
il [ragli ffnòjondurrà di-l^Hra ■
Ne/ defiuto porto di falute :
La cui gloria terrà de l*altre impera
ìnfìri che fiati tutte le lingue mute:
felice uec^hio^al cui ualor i*inchtna
Qifdmo ihf^mttà^i'^ngù U ììidrf^y
H or fura hello il mondo ^j e bianca Vede,
E Giujìitià y e fietà con lù: umranno i
E moueran fecuramente it piede ,
Sen\ii temer giamai for\a , ne inganno
Uor fa guerra n*andra carca di predi ,
DoueTt c&fe rie piàngendo fianno i
E lagM tanto fojpirata in uano
face Htrrà col uirde olmo tn mdné t
Q ia fiori/con gr ingegni ahi; 0* ^^J^^^ì
E tatti ilìffirt al miglior tempo amate :
Cta fi prfipongon ricche palme ,e pregi
A .Copre glorio je , e ho no rate :
Cta col fi^ ejjempio ìmper adori , e R.#gi
chiamano a prouade itnrtù,cacciat9
Va l*auarttta (U ^rencfpi mdegni^.
V I ^ f O . ^' t 1% ;
B «np»9 coi èórm [uà picàòlo^e 'duéÌ9 ' '
Pieno di perle, e d'or correr al rtidre ^
fra le Jponde d: ^emrfje tlhél Sebeth^Y-'X"^ '■
E foura ogn*ahrofiunH tf̀*^faf^,;' ^'^^^
D^/ fuhlime h'. ncre alticr,, , e heto.
Con le fue uaghe Nmft og;h*hùf dapt\at;i.^'
E con la m^ejid del Juo gran figlio
AndiiT di fin corone ^YtHUQ iLttgUd* .
E f co dì a ghrt^. fita metaUiye marmi - ;
ìntaglui,e Jì^impa. il mondo in ogni parte % ^
Coni* a (juet^che j>iu. pregi hehber nell'armi
fece a fuot tempi tl^ran popol dt tAartt :
Ecco le dotte hijìorte , /' coìtt carmi
Spiegati in chiare^e memorahtl carte,
che* l' fuo gran nome porieran tant*alto ,
CJ?e J^rè\\era degli anm ti duro affali» :
V iui Meglio heatOr aito foflegt^
* 0« l*Hiilico hònor già cjuafi mortòt
che fai merti d'hituer impero,e regn$
Dal Borea,a l*AuJhro ; e da Voccelfo^a toTt»,
Fot cH^4at Ha UtrfU t^ha fatto degri»;
E t*haue aggrado Jì fuhbmt [cotto
Mtui fi lunga y é fi tràmjjwUa et ade
0)*Qgn*h(iffÀmmtTÌfTa U ffr ràdi»
if t L I B K O
NELLA MORTE DEL
C ONTE ANTONIO
L A N D H I A N à.
E tanto fa il mìo duolgr^"
uofo,e forte
Quam^empia è la cagion^
ci* a, ciò mi mena ,
Waura utttoria ancÌTcr di
me la morte ;
Efia del danno mio minor
, ^ . la pena ;
Ahi reo defllno ^ ahi dtfyi etata forte
Dammi almen una tnefìcabtl uena.
Acci oche sfogar pò jful mar tir mio
Sin che di lacrimare hauro defjo :
O più ricco d!honoT^chedi Te [auro
famofo fìume,0' uot dtue cultrici-
Ve le beat.e rtue del SUtauro,
Qh*andafte un tempo al mar ricche, e felici^
Qolmflro corno pien di perle ^e d^auroì
Se mai fempre w fiano i cieli amici ;
Lejponde 'cg n*hor gemmate, é Tonde chiare
Non date più tributo al crudo Mare:
A hi fìerQ mar per L^hai /pentole fommerfi
Ogni diletto de la mtjeralma ì
E*/ mio gioir in lagrime conuerfo
Dando ad m^raue duol dt me la f alma ?
I CLV I N T iij
^ Verf^ìtai o^nt mìo ben rotto .e dij^erfo ;
5 E tolta agii occhd(igr'ASta\0' (lima
\ L uce, che hit facea U ulta cara
l Hor JlnoiofaiC piti che rno He dmara ?
r <fgliéjìì a im fa nha^ a me qti^ì^m i •
Ondato uijfi Jtnqiii lutale felice ;
Acciò eh* IO pianga in qutjìe w colte arene
Vìh eh* altra yche cfua giù utu a infelice ;
Sitell'ejli [iti fiorir i*alta mia /pene
{kìnfuenturàta) infiti da la radice ,
f ierche d*ognigiair fcettra e lontana
\ f.Jfemfioio Jla'd^ognrmiferia humànA;
L affa, fierche cerne fommerfo hauete
ij Con fece ógni mia gigia,ogni diletto
^\ Tutte le cofe^che gioconde, e liete
Erano de trijli occhi unico oggetto ;
V afflitta Ulta anchor non fommergete
Hor fatta S martir folo ricetto ,
A hi onde infami e rie )perche non fta
Si lunga j e fi crude l la pena mia?
Mifera me, che mentre Jplende il fole ;
£ flende in lieto giro i fuoi he rai ;
Mentre Cinthia laj^ù dolci carole
Fa con le /ielle, io non ho pace mat ;
Sempre il cor lii/fo fi lamenta, e dit ole ;
Et uerfa il petto fuor fojpiri, e lai ;
Te/limonio n*eil ciel^ihe m*ode,e nedt
E le rlahewe mie lièto pof^iedc ;
11^ L ,1 B K
P erche non p^^gi meco (ahi mondo mgratc)
Ah fecola inf elice, i nvjì ri danni f
Vi coturno ualor prino^^ orbato
CX>ianto non uide ti ciel molti, e moU'annì ?
fercht jttojlo hai colio , aht crudo faté ,
Solo cagion d' tanti nojlri affanni ,
Quel uago fiore, ónde aHindena il mondQ
IrnttQ tanto foaue^e fi giocondo f
M a (la[J'a) a cht f ÌH piango f anima bella
Ih [et fiiliJa in cielo, ini riJpUnde
tatua uir tu, quafi fulgente fleìla ,
cf)e r^i^fi^e^ f oggi di ua^heli^^a accendti
E fi come di Dio diletta ancella ,
che tutte l*horejn mrg^ior ufijpende
Lafciata in terra ogni tua parte ofcura\
Conteniph fallò Dié de la Natura :
S e Jpento è qu eli* amor, che mi portafii. % , ^ .
che non ti lice amar cofit terrena. ;
Eque* pinfieri maritali, e caftty
che mi.pqjfsraal cqr dolcit catena f ^ - •..
fincati almen pietà tanta, che hafli
Di quella graue , 0* ijicrediliil pena
Chtp^r Pdcerha tua da me partita
Odiar mi fd t piaceri , odiar la uita:
R iu^lgt glrocòi ajjHeiìi b^f' ihtofiri .
^t uidrà i cjilìi d'Oéìihna,^ la QaoJpagna.
che del tuo dipartir, de mjln
Ad alta uoce ftJamenta,e lagna ,
Dtf rafpenhìn /ìn*a VtfdurOj bagna
, D/ pianto Vherbe ; e ihiama il mar crudtU '
Dì'dopta empendo il moti do ^e dì qHerek :
^edrdi mecche rtyohn turni, ^fef
^ Per/ir^ di 0n faina al citl»^^
Mìfer a sfogo i dolor oft home i ,
Auolta m panni ofcuri, in negro ueloi ^ ,
tfttBgli cèchi lachrirho/t,e rei ^
Iw pianto amaro, mentre il Dio di deh
IBa lieto il niondo ; e mentre ^ììumid^onilfé
Di temhre ; e horror la terra ingombra •
f edrai it mìo J/gnor penfofo^e filo
Oe W tua morte Jlar mejlo , e dolente
I Con dì cute moìefle un lungo Jluolo
Intorno al cor fi faggio^ e fi prudente %
^ più che i altro Uago del fuod^oh
i f fi^^i^^f l^ lìff^ S^te ,
Et </' tua compagnia Jpogltato e prm
\ Star^comej€n\ahumorfontana,oriuoi
«ti» .
I li ccoglt f mìei penfier , che d'hard , in hora
Per poggiar .douefei fifì 'egano Pale ;
E rimanàali a me grata tathora
A darmi alcun conforto in tanto malei ^
P^nfognftalmen^qudnd^nmruienì^dHtÙfél^
Cnlgwrho in (en dai lido orientale ,
1 Mojìrati 'à àrìUarquffia mef^hma
i U/a fi lunghi mariirt ti citi defiwa.
tif t ì R. O
S foglrate,accfoch*tofparg4,o uerginelle
Vurm,CHé rió deft in chiude ti mio core ;
Vurna,cb*afiondei tante cofe belle ,
Tante rare uirtti^tanto udore ^
X>è Icr bei donile qftejìe piaggi e ^ e quelle ,
Sei mieijofptr non hanno arjo ogni fiore 5
E poi che jparfa l* ho già del mio pianto
Sparghiumola di €rocOy e d'amaranaibo :
E di ghirlande,e di pregtaf a alloro
Coronate l^infegne,ond*el?è adorna ;
Ouelhongr col uolto almo ^e decoro
Come in [ho proprio hoftel lieto foggiorna%
Oue le noue fuore al pletro d*oro
Sempre cheH di ridente a noi ritorna.
Inghirlandate Phonorate chiome
Cantano lefuejodi e*lfuo bel nome :
C ojtdouehfauro JlderjuA
Calfamojo Appennino mar s*afionde
Camilla afflittale d^ ogni gioia ptiua
\ elata di dolor le chiome bionde,
Dicea,piangendo\ e di tutt*altro fchiua.
Al cui fuon rijppndean U riue^e laonde ;
Eco» foaui e dolorofiaccet^ti
Suonaua Antonio ^Antonio n lido, e 1 uentt.
V I N T O. 117
]| M. CIO. BATTISTA GIRALDI,
AL S. BERNARDO TASSO.
• * OflrQ mi ha,Taffo, ilinìo Kmhrofìo^entik,
, 1 De l'hmadtgt uojlro ti primo canto ,
Compojìo in fi alto , c^n fi bonorato siile ,
die tra frinii Scrutar u bo dato il uanto^'^^-^^
Et come alcun non trono a uoi fimile ,
Quantunque i mi rimlga in ogni canto ,
Cofibo gran gratia al ctel,cbe m*hMia dato,
\ edere .\f4ttor , qual uoi , faggio , e fregiato .
I he come mofira fol Aunghia il leone ,
\Et U fua moka for'Xa , èl fio ualore ,
Cofiutft'bo , che fen^it paragone ,
; D-' quejl* opera lUufire Laurete ìjonore .
\ felice uoi , cui far cbe Febo dvne
Don , dt cu egli mai non die il maggiore •
Accio c^hahhiate in queftà uita fiale
Cori nome eterno sfregio alto , immortale »
lo uorrei neffì hauett 'j ià^'ffauer rime ,
Da fotere agguagliar menoma parte
De le uirt il , che fon tra 1^ altre prime ,
In qutl , che uoi (piegate in quefie carte,
che ancor che ue n*andiate uoi fuhlimt ,
kd inal\arui amììio porrei ogni arte ,
Ma meglio è , ch*io ui maramgli , ^ taccia ,
Chonor ui dia , cb*a mi non fi confaccia .
11 f L I B ' IL (P
P ero fèndo Hot i^i unto bora a.tal fe^np ^ •
che giunger mn tdpcn l inatte , ne ftnn f ,
hafìaut ch*to comprcndit con t ingegno
te hdl uoflre y col laur leauenne ;
che Scriitor nen conofco , cl)t fìa degno
Di dan ti uoi thonor , che tti ccnaenne ,
Vmhs mi fol Lrdar , Taffo , foJ]ete :
Ut JcrJumda mofirur. t^nd > the U9i. ftté ,
D nnqui poi che fi largo il Dio di Deì»
}n uoi cofparti ha fuoi maggiori pregi ,
Perchecanpa,ndó ue n*andìate alcié'ò^f
Tra i piH vari Scrittori , .(^ tra i pm egregi
Se nulla pi40 tldefìo , che nel cor celo , .
Vi ueder che uUmicri ogn^um , ^ p^^gi i
Mandate fuori qHeflonouo Urne ,
che , colfuo chÌ4ro , ilnoftro éfcuro aìlwm •
H I S i O S t A D E L TASSO,
AL S. GIO. BATTISTA
« 1 R A L D I.
CIGNO potrete ben bianca y Agenti lt<
farmi dt corno mi col uojìro cateto : ■ ìì :
Et col colto , leggiadro , ^l^o fìtte '
Darmi di hon Urittor la gloria , **/ iM/if» :
Et quaft afaho augel fenica fimile
Vomii a ipiu chiari , ^ ptu famofì^ tanté
Ha ciìf fia Hofiro don , che non è data
Loco a me fi Jiuranoj O* fipre^iaU M
if mi H&glso ngf^udghiir T'cpo al beof^\
^nde mi man. in pot for\a , e uaUfi ; ,
:///o temerei a fi gran paragone ^ ■ -
yaccjmjhr hmfmo i mt più bramo bonoft :
*ebo la palma ^ e la corona doni
\ Scriuorpité di me dotta , e maggiore :
Zìi ombra fora dt gloria ofiura , c fiali ■ *
la mtd imn chiara , tura , 0» immartAtt » '^^
a quat fi fianquefiemte baffi rimtì * '
VMfgù mto ut pagheranno in parti f'%
Ben mt duotchi non /Jan fià l*altre-prhlt^ f"^
Cotne 'ferì ttèJ^e ne k uoflr e carter ' i
Vdr poter ddrui un gmléMon fublrmè ••' '
t, Di quante Hudio uòt ponete , ^ urti , • • ••
¥erche ti futuro f ecolo non taccia
Ciò dì* ( a pur ) al m o mtrt» fi cmfacàa .
), .01 li^-'l '
atemìuoi;pHde.M*inal'^^alfegnò,
k:h'al nnù lauor eoumenfi , e uanni :^^lfétÙ$è,
'Porgete m^ìiò a tùffiinnato ingegno \,
»; Chefaf\'lh*iiba}}odicàderea
che col Hoflrni fàtiOr forfè fie degno
Ui p^\4rfis:HÌ^ué al^rfi a quel coniienni ^
Xjje canté ìlf^^ugier : uoi iiv fjo/jète ,
Sel'afmaft:^e/(ifUa,gtìidafi^^^ h--
t»p LIBRO Q^VINTO.
S e uoi farete ti mio Signor M Delo
Ctntiò , io degno faro di tanti pregi ,
Ef foggìera con tali uojìre al cielo
ìtmio Amad'gi fi-agU dlufìri egregi;
lAà fe pur cto non fia , temo , no*l celo ,
Ch^alcuno non farà , che'l lodi , e pregi ;
He che col fuo uiuace , ^ chiaro Urne ,
Be*T4j^/ in lui di uer a gloria allume .
I L FINE.
REGI STRO*
jt B C D E.
Tutti fono SeflernU
I M E S S E R
BERNARDO
TASSO.
:ON PRIVILEGIO.
VINEGIA APPRESSO GABRIEL
GIOLITO DEV FERRA RI.
M D L X .
r
ALLA SERENISI
SIMA MADAMA
MARGHERITA
DI V A L L O I S ,
JìVCHESS^ DI
SAVOIA.
A marauiqlia i
Screnijìima- Si-
gnora de Itnf-
ritte uirtu di vo-
firatL/iltez^ mis'imprejjt di
maniera ne l'animo il primo
giorno y ch'io la conobbi , che
A Vi
(jualhora a Iti uolgo il penftert
un grande , ^ raro miracoi
de la 'datura mi par di uede
re : Quinci ^ et da i molti hent
Jìci riceuutt dal Juo fauore y u
me nacque un immenfo dejide
rio d' honor aria y iltjuale tanti
di giorno in giorno e andato ac
crejcendo y quanto il juo meri
tOy e'imio debito s'è fatto mag
giore : a cuiy etiandio che et pei
taltez^ y et eccellenza del /og-
getto y ft) p^^ hajjèz^ ^
imperfittione mia, io non hah-
hia potuto dar compimento-^ fon
pero certo ch'ella h aura cono-
fciutOy ch'eoli e Hato diffetto di
faptre , ^ non di uolontà : EÀ
ìi{\ perche non mi pare y che fitto
ti nome di fi alta , ^ ualoro-
fa n^rincipejfa di mandare in
man de gli huomini profane
compojtttom Jt conuenga ; que-
fle poche Ode fiere , o Salmi
che limoliamo nominare ^fot^
to la protettione fi a ne uer-
ranno in luce : Prenda l'altezs
za vofra con lieto animo ilpic-^
dolo pagamento d'un fio^de-
hitore\ aldiffetto fio fip-
ffj plifa con la grandezza del mio
defìderio \ ilcjuale (^f le forze
de l ingegno fe gliaguagliafe-
ro ) non minor marauiglia a
mortali porgerebbe , chef fac-
ciano le tante yCt f rare qualità
A iij
del reale animo fào : rendendo-
la certa , che Jè da la fìertìità
de l intelletto mio co fa najcerà^
che del fào merito m qualche
parte non indegna mi paia fol-
to il ju o fauore al mondo fi fa-
rà uedere : Intanto piaccia a
yoHra zy^ltezza di conf mar-
mi ne la gratia fua . TDi Ve-
netia il x v^. di Decembre del
L I X.
E R C H E fommo Mo-
tore
In me de l*tra tua gli
ftrali auenti
Si acuti y e sì pungerti
ti ?
Se punir uoi il mìo er«
rore ,
Mancark fitto a sì gran fenailcore»
C he cotanti non uanno
Augei per l*Aria ; ne Nettuno afionde
Tanti ?efci ne laonde ;
Quant*io ho d*anno , in anno
fatte a te offefe ; ad altri oltraggio, e danno •
C ome Padre hmorofo ,
che ftmojlraal figli uol crudele , (^empÌ9
Ver torlo a maggior fcempio ,
Me punifci; e ptetofo
Vammi in tante fatiche homai ripofi t
A itif
V edi , che quanto // Sole
KiJJjlende qu) ; quanto la notte adombra
La terra d'bmud^omhra ;
Mcor fi lagna , e duole
Con pianto , con fijfirì , e con parole ;
S / , che languidi homai
Sono queJ}*oi\hi ; e perla pena infermi:
£ (e non fo dolermi
Quant*io t*ojfefi ; fai
Che tna pieta'l mio error uince d^ajfai .
V olgì le luci pie ,
A cui he raggi cofi Jpiegan Vali
QueHe noie mortali ,
Come al lume del Die
. Suole fofca ombra ,ale miferte mie :
C he fitto al duro , e graue
Fafcio de dolor miei , l\ilma mefchina
Gli afflitti homeri inchina
Edi cader fi paue
Se tua bontà di lei pietà non hane :
S grauala Signor mio
Si , che fra tante noie un dì rejpiri ;
Vrajl fieri martiri ;
E non porre in oblio .
Ch*l /occorrer i rei proprio , è di Dio.
SALMO
SALMO lU
Iff a quando Signor
quefla fuiata
hntmayfen\a luce
Seguirà il fenfo , con
lena affannata ;
che quafi infido du»
ce
A pertgliofo fafjo la conduce ?
S ina quando fignor l^orecchie haurai
Chiufe de la fietatè ;
che ti fojpinfe , per trar noi de guai ,
Da le membra beate
Sangue a uerfar con tanta indignitate ?
1 0 pur tua fin fattura ; ^ per me ancora
Torre di mano a l*angue
, Spietato ; che nuanci de , e ne dtuora
Di ch*ei fif^ira , e langue ;
^fargefli il giujlo , innocente [angue :
O r che ficcorfi m*hai con la tua morte ,
Voi in preda lafciarmt
Debile , e^r Uanco , a cofi frefco , forte
inimico ; fen"^ darmi ;
Onde mi po/Ja aitarlo feudo , e l'armi?
A y
l nte poflo Signor tutta la Jpeme ;
Ne altronde Jpero aita
Contra queTio Tiranno ; che mi tiene.
Compagna, che fmarrita
Ua lungi dal ?aslor lupo rapita :
S / ni udrai pei cantar lungo un bel rÌ9
Al ricco plettro , e d*oro ,
Ogn' altro mio penfier poflo in oblio ;
Si che lo Scita , e*l Moro
Sentirà l canto mio dolce , e canoro ,
C ome tu fefìi il del uago , e rotondo ;
Cinto dt Jìelle ardenti ;
Ch*un prato par cjuand*è fiorito il Mondo :
E con le luci algenti
ha luna errar intorno a gli elémenti :
C ome tu defli al Sol caldo , e uigore ;
che con le luci fante
fieno dt dolce , ^ di paterno Amore
IFa la terra pregnante , j
Bkicca , CjT' adorna di belle'^e tante :
C he con ordine eterno errando intorno
A la mole terrena ;
Hor freddo,e Ireuejìor lugo^e caldo il giorno
Vigilante ne mena ,
la clyoma di bei raggi ornata , e fienai
ì
E l'altre lodi tue , che tante fono
Quant*onde moue l*ora ;
Quanti il terreno ha fior , leggiadro doné
Dt fauonio , e diTlora ;
Allhor che i campi Aprile imperla , e indora .
SALMO ITI*
:^^^gS} O fi fimmo t\otore ;
^ E*/ confejfii ch^inde-
gno
Son del tuo fanto amo^
re;
Ma tu Signor , ben de^
gno
Set, dito t*ami , ^ honore
Quanto dee creatura , il creatori :
E en degno far men puoi ,
Se col foco gentile ,
Ch*arde , de ferui tuoi
Il cor contrito humtle ,
Arder l^alma mi uuoi ;
Onde in nuouo huomo mi riutSla poi z
I 0 fon fecco Terreno ;
No» Tlerile infecondo ;
h cui ,fe bagni il feno}
E fertile , e fecondo ,
Come pratel di fieno ,
Mojìrerail petto fuo di frutti pieno :
B agnalo Signor mio
Con quel licor foaue
Del tuo perpetuo rio ;
Con cui le macchie Uue
Del peccato empio , e rio ;
Si come -padre liberale , e pio :
A yf
C he di frutti , cjr dè fiori ,
Come campo ben colto ,
Di diuerfi colon
Gli tiedrai finto ti uolto ;
E de tuoi bei Thefori ,
Carco fempre moSìrare il grembo fmù :
N e perche ingrata fla
A te , di tanti doni
La fral natura mia ;
Giufto [degno ti /proni i
che quefia carne ria
Souente il fuo douer fignore ohlta t
C omedmanT^a fiato
D/ uento Orientale ;
che talhor foffia irato ,
Spiegan le nebbie l*ale
Si , che*l Cielo turbato
hUhor y allhor fi fa fereno , e grato ;
C 0 fi dinanzi al uento
De le preghiere mie j
benché debile , e lent^
Spiri la notte , e*l die ,
Signore in un memento
Sen fugga Vira tua , di cui fauenf :
O nde fereno , e chiaro
Torni ti mio giorno ancora :
E s*afciugìù Camaro
?ianto , che d'hora , in horA
Spurgo , eh* altro riparo
No» ho , che te ?adre benigno , e car» :
SALMO lllU
E la tua gratta il rag'»
grò i alto Signore
?ajfa a guifa di lam^
Si , che non [calda
gbiacciato core ;
Veri) tepido auamfo
Sei foco chiaro del tuo fanto amere :
M anda una fiamma fi lucente ' e uiua ,
che non fe)l fi: aldi l'alma
Hora di bene oprar fdey^noja , e fchiua ;
Ma con la dolce , ^ alma
Luce , arda del mio cor l* interna riua ;
A ccio che del tuo amor, caldo , O* ^t^cefi
I mondani diletti
Deponga in terra , nuafi inutil fefo
De l'alma ; che s'affretti
Di gir al del , da cui gli era conte/o :
I 0 fon quafi terren flerile incolto y
che non produce frutto ,
Se fintinato da man f/^ggia , e colto
Non è per Iranno tutto ,
inaffiato , onde non rejìi afe tutto ;
E fe de la tua Immenfa alta pletate
L'inejìicabil fonte ,
eh* epe ad ogn'hor con tanta latgitate
Va quello eterno Monte ,
Non lo bagna talhor , come la fiate
A ììhor dì arde dal Cielo il cane ejìiuo
Ogni caml>agna , e prato ;
CheU campo è fen\a fior ; Jèn'i^onda il riuo
Saro nudo , e priuato
Di tutto quel , onde m tua gratta uìuo :
1 0 ho il uoler ^ ma non fari al defio
Sono le for^e frali ,
SenXa Vaiuto tuo mio ?adre , e Dio j
che da cure mortali
Opprejfo , // laffo e frale flirto mio
S la grati a tua , non più refpira ,
che fitto al graue pondo
Del duro fajfo , che fojpinge , e gira
Sempre dal fommo , al fondo
Sififo 3 al Cielo a fe ìlejfo in ira .
S tempra quel ghiaccio adamantino , e duro
DUina muecchiata ufan^a^
Che*l cor mi cinge , ondulò di te non curo ;
fAa pofia ho mia fperan\a
Ne le cofe del mondo horrido , e fiuto :
S i , che Vardor del tuo bel foco finta ^
Che'l gtelo hor le contende
Vanimarea ; e di ben far contenta
l e fue gran colpe emende ;
E; al folk cUfio p u non ionfinta •
8
SALMO
O M E uago augellet^
to
che i ftioi dogUofilai
levai rami d*Arbufcel'
tenero, e fchtetto
Chiufo dt ^eho a t rai
sfoga piangendo , O* non s'arrefia mai i
C ofila Notte è*l giorno
Mtfero piango anch* IO
le graui colpe ; ond'è'l cor cinto intorno ;
E con affetto pio
Cbeggio perdono a te Signore , e Dio :
M atu( laffò ) non fenti
Il fuon , di mercè indegno
De doloro/i miei duri lamenti :
Se forfè bai prefo a sdegno ,
Che da te Jpejìo fuggo \ a te riuegno ,
C he pof^io ^feì^ audace
Senfo , tanto poffente
Wha poHo al collo un giogo ajpro , e tenace
Oime , che non confente
Che flahil nd tuo amor fi a la mia menta ?
N e ref ugnare al fenfo
^ Val la fragil Natura
'Batto fi forte , e dt ualor fiJmmenfo ;
Se non pigli la cura
Tu padre pio , di quefta tt^a fattura :
S emplice , e pura kgneìla ,
* Se taihor per errore
Vagar intorno perla felua bella
La/eia filati pafiore ,
tUa è rapita , 0» et danno ha , e dolore :
V> eì>mn lafciar in preda
QueJ}*alma poco accorta
Al fuo nimico , fi eh* errar la ueda
Sola y e fen^a tua fcorta ;
Onde n^ refiif lacerata , e morta .
V hai tu padre benign»
Con le tue man creata
Ver in preda lafiiare y a quel maligna
Serpe , una cofa amata ;
\na f atura tua fi cara, e grata ì
V ìncatt de le mie
Mtferie y homai pietate ,
- E di man tommi a quefte crude harpte
Cure del mondo ingrate ,
S/J, che non moia in tanta tndignitate .
SALMO
; A L M O VK
E l'egre , inferme men,'
ti
Vieni , 0 conciatore
clemente o de tormen
ti
ì^ojìri , Medico certo
ajfai migliore y
Che non fu mai Enone ,
che non fn V odali rio ^ o Macaone:
IT ieni Spirito Santo ;
E del nìio core immondo ,
C*hora lauo col pianto ,
penetra co tuoi rat fino al profondo ;
E le tenebre sgombra
che pofto n'ha de miei peccati hmbra :
V edi , che comj fcogho
Vercuoton del Mar l'onde ,
Con un continuo orgoglio ,
Coli piaghe mi fan larghe , e profonde
Valte mi ferie mie ,
Ond'io non pofo mai notte , ne die :
V ieni falda forte\\a;
E col potente braccia,
ch'ogni durel^a Jpe^\a ,
Kompi quel forte , adamantino ghiaccio ,
che mi circonda l^alma
Si che non habbia pur di me la pahna
1
H a Morte ; o quel nimica ,
che con falfulujtnga.
Di fìmulato amico ,
fallace pur ni allena , e mi Infìnga :
Ver tenermi ogn* hot fi ffh
Hel fuo più /curo e più profondo khijfo
N on ha , quan(fè più beUQ
L*anno , e più dilettofo ,
Tante fronò arbufcello;
Tanti uaghi fioretti un prato herbofi ,
Quant'io noie , ^ affanni
Dd mio^angofaofo core empi Tiranni ;
S anA i^alma dolente
Et egra ; di falute
D.'jferata ; eh* ardente
febbre con/urna , con la tua ulrtute ;
No» con fuchi , o licori '
Di uerdi herbette , o di gemmati fiorì :
S caccia Tinterna fete
Col tuo torrente uiuo
Del piacer , che fa liete
Vanirne noftre ; e non con fonte , e rtuo
Si , cì)e tempri il ueleno
DelemiferieJmnane,ond*io fon pieno.
I 9
SALMO VII*
L tuo aiuto , 0 Slgn9-^
re
E pietofo , e benigno ,
Contra Vaugue mali*
gno
Chiamo ; c// a tutu
l'hore
Mt Jerfe intorno a qHeflo afflitto core :
i cerco ,■ 0 Signor mio
l^er fermrti , amarti ,
Ma non poffotronarti ,
Cl?e la nube del rio
beccato , s'interpone al m io defto
mi nafiànde il lume
Oi te , mio fol lucente
Si , che la cieca mente
Tornerà al fuo coftume ,
5e non è chi la gmdi , o chi t allume :
ome raggio talhora
Di chiaro ardente Sole ,
Sgombrar la nube fucle ,
che Ilaria adhoru , adhora
Conturba col fuo [curo , e difcoiora ,
e oft un Col lumicìn9
De la tua gratta immenfit ,
Come facella accen/a
Mofìrt il dritto camino
A me finarr/tOye Jianco peregrino:
A ceto cJ?*to poffa homai
' Trovar , doue tu Jet :
Tallo , che far lo dei ;
che fenon mi ti dai
* N«//4 mi gioua ciò , chf datom^hai :
1 ot*amOf e fe non quanto
Deuret ^ che telconfejjoi
Non può lo Jpirto oppreffò
Dal pefo graue tanto
Di queìio mio mortai terreno mant9
A IXarft, ou*è*l fuóhene
Dd quejle egre del mì)ndo
Ctdre , ti'le , ^ immondo;
por tutta fua Jpene
Ne/ fuo /anta fuuor come conuiene
M a fe col uiuo raggio
Di tua graiia difgomt?re
QueTii , ch*a gutfa d* ombre
M/ celarlo ti utaggio ,
Venftert humam , ond^io lume non haggi&
T e fol Stgnor eterno
Ozni o-toia mortale ,
Come caduca , frale ,
E uile , hauendo a fcherno ,
Amero , tolmo d*un diletto interno *
ALMO Vili*
T E M ^ifk À, » gran
Kedel Cielo
Col uiuo foco del tuo
fanto Smore
Queflo indurato gelo
Di confìrmato errore ,
che mi circonda intor-
no, intorno ti corei
i che tutto infiammato
pel tuo di nino arder , qual ficca facit
Arda in foco beato
Sempre chiaro , e uiuace
Con de gli ejfetti humani eterna pace ;
nte folla radice
! Vofi de la mia fpeme alta , e gradita ;
' C'hor crefcendo , felice ,
! E di fronde uejhta
\Al'Xa la chioma fu a uerde, e fiorita:
agnala tu con Vonda
!D/ ciucila tua pietà celefle , e diua ,
che come fonte abbonda ,
che da [urgente , e uiua
Vena , fra i fiori , ei'herbe (Ideriua .
\erche uenendo meno
Vhumfìr de la tua gratta ; arido ramo
Non fi sf<iccia ; ond^io pieno
Di fem.-i , e afflitto , e gramo
^nuo mi troui di q^el che ipité brami : .
A tìiogni mìo depo
hte fiuolgaycomea fegno JlraU
Vi hono arcicr ; tal dì io
\erfote Jpieght l^ale
Hauendoa jdegno ogni piacer mortale .
i che quel ferfe antico
che con eterna , e utgilante cura , '
"Empio noftro nimico ,
Di tirarmi procura
Ne la fua ualle tenehrofa , e [cura , ^
[ n damo ogn^arte Jpeiìda ;
E femhrt Augellator , ch'ai lungo giorno
ìnuanle reti tenda ;
Epien d'ira, e di /corno
ta fera al nido fuo faccia ritorno .
SALMO IX
e dopo lunga , graue
E pertgltofa, horribile tempefta i
Vonda inan\t mclejìa
Diuien piana , e foaue ;
E lafcia il uento r entrar la Naue ;
erche queflo , del mio
Stato infelice , ofcuro horrido uerno,
"Bjfer pur debhe eterno f
O mio Signore , oDìo,
Togli l'orgoglio al deflin empio , e rio :
erche non mi condanni
Ad un fi lungo , anXt perpetuo eJ?tglio ,
Con continuo periglio i
E fra cotanti affanni
IPtnir il corfo di min uita , e gli anni :
ammt tanta forte'^^ ;
che de la rea fortuna oltraggi , e torti
Sojf rendo , m pace io porti ;
E^ a quejì^alma , aue"^^
A gujìar ad ogn'hor l* empi a dolce'^4
e le gioie mortali ,
Dà a ber di quel tuo uiuo , alto torrente ,
che renda ebra la mente
Ve le cofe immortali ;
itti Onde poi Jpre'^i queft*hhmani , e fralt .
^^ oUeuatlmio penfero
\^lji^Col tuo fauor , da qtfefle cure humane :
Da le Jperan"^ uane
Del mondo ; onde leggiero ,
E fearco ; quafi alato , e bel corriera
U* inalai de! tuo Monte
jil ^togo lieto; oue gtamaincnuerna i
Oueuerde , ^ eterna
Vrimauera , U fronte
l>' altre uaghe\\e j e qui fra noi nm conte
G //' orna ; e lungo i rufceUt ;
C/)e corron acqua di diletto utua,%
Soura la uerde riua ,
Chadi gemme i capelli
Si ciht aneli ei fra. gU Angeli f tu Mi*
A la diuina menfa » . .
Oue la tua pietà tutti i diletti
A i cari fptrti eletti
Con larga man dijpenfa ;
Tal, che de Umor tuo l'anima *iccenf4
S degni nel fuo terren§ ^
Carcere far ritorno : è , odiando tanti
Giote del mondo errante ,
ftene d'empto ueleno
Si moia qui ,per poi uiuerti in feno é
SALMO
> A L M O
V A N D o ai Corfier
del Sol pongono ìlfre
no
Vhore , dòpo Paurora ;
Per far Paere /eretto
Con la luce, ch^indora
Intornó il cielo , e li
campagne infiora ;
iuolgo gli occhi lagrimofi ,€ graui
Ancor dal fonno , a Dio
ferche le macchie laui
C*ha fatte l'error mio
Ne Pahna trifla ;e*ipenfìeri , e*l defio :
fi come da fonte eterno , « uitéo ,
che confonda fua pura
Va un pargoletto riuo;
E con perpetua cura
bagna $ nafienti fiori , e la verdura »
irfo da gliocchi , e per le gote f^arg%
D*bumor lucido , e chiaro
Vn riuo cupo , e largo ;
Da glioccht , che peccaro ;
E rigo il petto mio di pianto amari :
col dinoto core, e pien di fedi
Di tante colpe mie
A lui cheggto mercedi ;
Dt quelle colpe rie
Qhe (om*ingorde , affamati Arpii
. M / rodennad o^i%r la mifirUlma ;
Pa' timor , che lìcti ponti ^
Il n mico la pAÌma
X)r me , patente, ^ f ^ fc^rte ^
f:mi conditnm a un(i ferykfua morte :
M fenfo, perJir.i^ufo bomal tÌTAnno, ,
KoH clèmente ^ì^nore\
Cón un fo due' inganno
^ifuia ? tilt dui ò core \ /' ' ■
ilo rimena al fuo primifrq e^XPTM
ì ' .'- ' *
A hi anima^ofiiti^atja y un ciecQ^^
Tolt'hat per fida fiort^ ',' .
( Lajja) cheti conduce^.
Con le lufmghe ; e porta.
Ver q^uej^a^^ada p^rigfkfa ^ e torta :
Ma tu Signor del Citi y U4dre benigna
A qitefta femplicetta ;
hlnia^ che quel maligno
Serpe Jl dolce alletta^
E tien ne lacci fuoi legata, f flretta
K ecidi il nodo CQn ^ardente JJ>ad4
Di tua pietà infinita
Si , che a forTa non
Oue il crude! l^muita^^
Oue la*tf^ge timida , e finarri^a : • « |
I n te Signor , ne la tua grutia J^ero y . V jj
E pereto ti confacro i , i
1/ defio ; e*/ penfcro ^ f . il
Lauati entro quel fiero j
. Di penùnunto , e chiarq^ e , bei Uhocx^/^X \
ri
» 4
l le tue lodi fempre , e U tua gloria,
Cantando €on la Cetr^ ; v
'furo al mondo memoria ,
che*! cuor , che non e pietra
Gratia , e rnercè da tuA. p.tetate impetra . .
S A L M O XI>
l-ÌQrf jjla , . HmpeTiofii
De/ y*/*?, 04i^ mu
e ripofo
Wn*afflitto pregare
la ytà pietà , e'homai
lo Hoglia. aitarci ..
V edi (he ii^rito irato
Lo fofptnge : e l^mfejl'a
Ondaogn^hor lo per^Cuòte^, e ló molejìd ' '
, S/ , c/;e7 ^0 turbato
, LV74 ti/ /4 , e timon, già, dijkrmata
P or^/ /'rf/?o la mano
V Al mio ^la rotto legno ,
Pfrc/?e i?/ rio for'^a , «e
.( ]ìn queflomàre infano .
. Ne;#'j lo fommerga ; onde poi pianga in nano.
^ \ 0 lo veggio uìcino - . ^ ^
Signor , 4 un duro fccglio :
ì E crefce fempre l'òjìinato orgoglio ;
i EPtmpetomarinoj
i 'Tal che teme naufragio il cana pino ::
O coloro fetta ~
dì'ate , tranqìfiUo Vorto ,
Sfinti per calle ferigliofi , t torta
Va cari ùenti amkf ,
Chiudon le uele né U$ut fendici :
E [granati dal fondo
0e le cur^ mondane ;
Sottratto il core a le miferie humant
Ne/ tuo felice mondo
Vajfano chiaro il £ fimfre,é gioconda,
hi i/eri , ah , noi , ch*ancora
Per queft*onda importuna ,
E fiera , fen^^a hauer certe^a alcuna»
che di Dio henirn*óra
Al lido Orientai Jpitiga la frora,
E rriamo ; ergendo il ciglio
A la patria , oue fei
Re foura tutti i Kegi , e Dio de Dei
Terreni , e,in quefto ejìiglio
A ti chiedemo et aiuto , e configlio :
Deh Igombra col tuo raggio
La caligine ofcura ;
Acqueta la tempefta horrida , e dura
Si , che fen^altro oltraggio
lo giunga Uetoal fin del mio uiaggio *
— p
SALMO xn^
Val y ergine gt^ìh
tìl,ch*l Gemtgrt ,
tì4 C0U4 a Vimprouifi
In qualche grane et-'
rore% . • . ■■
che pinge Jfoftro ilm
E con noce tremante , e hajfo fiono
Inchinata , 0> humil chiede perdono ;
adre benigna , di uergogna il Holto
Depinto , e d*humtltatf ,
1/ cor , ch^un nembo folto
Copre di uanitate ,
\efttto % a te ricorro \ate^ che fei
Conforto fol de fconfolatiy e rei.
0 non poffb negarti alcun mio fallo ,
Ch*a te tralucon fuori
Come fuol da crijlallo
faggio di Sole j 9 fiori ,
Da quefla mia fuiata , infermamente j
É ad ogn*a tto mio tu fei preferite :
edi il mio cor , che già pentito , e gramo
Fiagne l*error commejjò i
Q»4/7 Augelli n , che in ramo
Verde , fi lagna Jpeffq
De la /na dolce y e cara compagnia,
che gli ha fHX^a.maa rapace , e ria : , . ^
S ouente faccio al fenfo , e a ia f(tgtén% -
Yar pugna nel mio petto-, ' '
h\ci quegli ti ^uidi^rdi ne
'He. forca ; onci' io conjì retto
Son di fegs4Ìr il reo douunque uada ;
'Ue contralui mi gioua elmo , ne Jpada :
T u fai pur quanto \(la debile , e frale
Que/ia ncfflra Natura ; '
Quanto inchinata al mate
Se ragion non n'ha cura ;
Quanto acborto , e po/Jeute è quelT antico
Vejìifero angue , e ftào crudel nimico ,
P rcnt*è il uokr in me , la for'^ manca ;
Ne ri[pjiide ni J.cf j ;
Cìj'.-id Dgn-hor fi rinfranca , '
Come per acqua no :
che fofì'io più s*ogn*h'or combatto in uano ;
E uinto porgo al uincitor la mano f
f adf^ clemente ; tuA pietà infinita
Domi l^ardtto ftnfo ^
E qu(ft\xlmd fmarrita
Arda d'un foco immenfo
Del tuo diurno amor fi , c* babbi a a fdegno
Ogtù ' piacer , che fa fuor del tuo Tegr\o ,
SALMO XIIK
O N quai lode o S/>wa-
re
Canterà la mia lira
Il tuo fupremo honore ?
chi quejìa fnoda,egira
Linguai 0 la uoce ^ e
intelletto inj^ira ì
N on può mortai pen/tero
Troppo a tant*opra ardito ,
1 P«r adombrare ti uero
Del tuo pregio infinito i
Na» òe tioce , o parlar terfi , e fiorito :
N 0» è fi an^ufio uafo
Di tanto ben capace ;
^oter l*orto , e l^occafi
- E _Jl>er(ir7\a fallace ,
Tutto allumar , coìt piccioletta face ;
C omedebildel fole '
Vifla , / raggi affifare
Non può ; cofi parole
tìumane , Uudare ;
Ne penfier la tua gloria imagtnare :
A Ito diuino oggetto
Non uede ; e non comprende
Nofiro bimano intelletto :
Lume , che troppo Jplende
eli occhi dbbarbaglia, e noflra uìfla offende :
' B ///;
M a fe col tuo lucenti
Sl>Undore , apri , e rtfchiari
La tenebrofa mente
Si y eh* io uada di pari
A quei J^irti , che qui ti fur gia cart ;
A Wrò la notte , e*/ giorno
lituo nome cantando
Ver éjueft e piaggre intorno i
E l'anime chiamando ,
Che dietro al fenfo uan fuiate errando :
0 fonte efm^ unta ,
Onde per molti rami
ha luce fi deriua
in quet , che*n del tu chiami
Ve la tua grattai in quei^ch^affrelT^iet ami:
1 UuminaPofcura
Mente , ch*un uelo negra
Di mondana , e uil cura
hdomhra ; fi che allegro ,
E fano l'occhio , hora dolente , ci?* fff^<fs
V €ggf^ l^ gran gloria ;
E*/ ben , che m*hai promejjò ;
E^ hauendo Vittoria
Contra me , di me flejfo ;
Hor mota qui , per poi uiuerti prefjo ,
SALMO
SALMO xiinV
l E r a: signor, f ietaui
che Je caligar (tuoi:
Di tante colf e loro ifer
ut tuoi ;
A pmir , crudehate is.
Non fid bafìante^ tAn
taindignit4t^:^, i
V oi pur, quefia del mondo » --^a^^
(OinreypU^Belia pme, -^^^é^^:^
Che*l Mar circonda ; e l'Alpe horrida parti ,
Tutta porre in profondo ?
Qiiejla Signor , che già fóflènne il pendè ^
0 eia cr^an monarchia i
De la mole terréna , . , , : : . v .
y\, con calibe tenace. j e falda artn^ • > : '
Lrt t«4 pietate pria
Vojla la pietra del fm Tempio hauiaì
R emcao padre pio ^.^x-^? i--- « >
Si terrihil fenten^a^^ ^y > , • : - , .
D^/; non mler mofirar la, tM4 poten^ -
Contra un popolo rio , . r / ,^ - j.
G/;e ^e» fifa, che fei Signore, e Dia :
P otr an le luci belle > r -'-
Di tua pietà , uedere ■. " -
Da geliti utolar rapaci * e fiere
Cotante Verginelle y ■ •
die non fon (ìate al tuouoler ruheìLe ì
B T
P ottai (^feqticsìo è poco),.
Vài et e a'(ìeri tempi
A te' furati ne ^rli anttihi tempi ,
V*ltalia in ognt Iqco ,
Dadij^ietato , e peregrino focof
E dal Verino fluolo
i N^/ jeno de U madre ;
E nan"^ d gli occhi del mi/èro padre
■ V cader ti figliolo ;
E far ambiduo lor morir di duolo f
P otrai dal tuo nimico ,
Kuhello a la tua fede ,
che ne l'iftro , e nel Khen fi laua il piede ,
Macchiar , per odio antico
Il letto genial bianco , e pudico ,
V edere ; e nel facrato
Loco , quelle fanciulle ,
che per fin da le fa/ce , e da le culle
Vhanno il fuo fior d/cato
Stuprar per for'Xa dal barbaro irato f
P ietà , pietà Stgnore ,
Kon tanto [degno , & ira ;
che fe buon p ulre col figliol sbadirà ,
Ter corregger l'errore ,
Hon Pero'l priua del paterno amor
S A L M O XV.
Enìgnijìimo Padre , io
t*amo , io t'amo ;
Ma non quanto uor -
rei;
che di piti amarti bra^
mo;
E fe pote/fer tanto i de
Jir mi et :
KuUa fuor che te fol , cofa amerei ;
M a Vanima , ch*un giogo ha duro al collo
Da unni t a rijìretto
%i , che mn può dar crollo ;
Hrf per fuo carp , e defiato oggetto
Vrejo uane jj)eran\e , e uan diletto ;
E da r incauto fenfo , che la mena
Ouuncjue uuol , tirata ,
^ Con la falda catena
De là uoglia , a feguir fempre rflinata
La Hia de fuoi diletti incominctata ,
P on te mio creator JJjeffò in oblio j
E d'errore , in errore
Condotta dal de fio ,
Scorta fallace , infedel Kettore ,
5/ fu lontana dal tuo fanto amore :
S e potejjè ueder la tuahebate t
SenXa nube di uelo ,
Come Palme beate
»Di fanto accefe , incoinpretìfibil\ek
Vcg^o» ogn*lìor ( la tua mercede) in ctif
I / gentil raggio de ìa tuà beUe^a
Yìh ^ogn*aUro pojjerttt ,
Ogni mortai uaghcl^a .
Sgombreria fuor de PoTlinata mente ,
EqneUami terria fempre prefinte i
E come ditta ne ramato Sole,
ta cui beltà fojpira
Con tacite parole ,
Sempre i begli occhi defiofa gira ;
E da lunghi ti vagheggia , e lo rimira ,
T a? io co lumi del mio bel penfier»
Ogn*hora a te riuolti ,
D*«« cibo eterno , e uera
Nudrirei Palma , e i defir uani , e flolti
Si flarian fempre > in cieco oblio JepoUi
SALMO X vi;
l G S o hl iduolf
D*«» honeflo roffore ;
E con contrito core
\n qttefio fanto giorno
Graue , e carco di col-»
feateritoraoì
P erche di gran fonda ; ^ .tj^ì V
La tua pietà mi fgraui i -
Onde fot bagni ^ tlaui -
Quffio Jpirtto immondo
Ne/ gorgo del mio f tanto alto , e profondo :
N ondauetrolttcente
bianchi , e purpurei fiori
Cofi ttalucon fuori ,
Come uijibilmente
l miei a te penjleri , e la mìa mente :
d h*a la tua luce immenfa
Nullacofa Ji celai
Ma fin nel centro de la
Terra , fi omhrofa , e denfa
fenetra ti raggio , come face accenfa :
r u uedt l^error mio ;
E* l cor , che già contrita
Verfa con infinito
Dolor y di pianto un rio
Vieta chiedendo a te Signore , e Dio :
C ome ungo augeìlino
Fri i fiH frondosi rami ,
che fua com[>agna chiami ,
"^chiamo fera, , e matim
Demo , // tuo foccorfo alt0 , e diurno %
C '77e fe in carne frale
^TtrafJjQrtata ha VufanX<i ,
Con. fouer<hia baidan^l
A farti ojf e fa tale; .
Ricordati , cììio fon hnomo monaU ;
C he m*hai fatto di terra
Vile , httm 'da , & ofcnra ;
che la noftra Natura
Sempre uaneggia , erra ;
E fa col fenjo a l*aìma eterna guerra :
S e d*huom proprio è peccare %
D* Angelo l' emendar ft^
Tu fai quanti ho già Jparjt
Sofjyiri , quante amare .
lagrime , l'error mio per emendare :
P ergimi tu la mano ;
Solkua ti cor cadut(y^
\lquai fen'^a tuo aiuto
V>ag7ie , e fojfira inuano ,
Vria che' l mio dì s'afconda a l'Oceam».
SALMO XVIK
O M E affètata Cerua
ognhor depa
Prefia fontana , o ri -
«0 ; .
Cofi Inanima mia
Il mondo ^ e i fuoi di'
letti hanendo a fchiuo.
le fonte eterno , e ttiuo :
O nde , fi come da uena furgenìé
St deriua un licore
che ebhra rendè la mente ;
E la riempie d'un fanto furore
Del tuo dittino amore :
\ Q uando fé mai , che fciolta , ^ ijj^teditA
Da le cure mortali
Di quefla ombra di uita ,
Ver/o le cafe tue celejìiali
Dijjfieghi ambedue l\iU ?
«Q^ uando fata già mai , ch*^efca da quefie
De la miferia humana
Terrene , atre tempefìe ;
De fuoi piacer de la Jperan/^ nana
Valma libera e fann
P rendi il tìmon di quefta fragil Rarca
Tu [corta , e tu Nocchiero ,
Si che leggiera , e fcarca
Ve le merci del mondo lufìnghero
La meni in porto uero;
N eluero porto d* eterna falute;
E di perfetti) bene ;
A quelle di uirtHte
Sempre beate , e fempre fide arem
D*ogni diletto piene:
Q^uando a rherma paltiThe^etimaVaUc
Di quefta uita errante
Kiuolgero le {palle ,
E fegutro ( leale , e fido Amante )
te tue Vefitgia fameì
E uedro ne ta tua ferina fronte ,
Ne/ lampeggiante uifo ,
che rende ogni Ori'^nte
h lucido , e firen fil coti un tifi
Il ben del? aradi fof .
O fempre per m dì lietù , ¥&(Mrf
Cf)e*l mio lungo defìo , >
Da uari e tra/portato
Cure dt quefta mondò infafHe , e rio ,
Condurrà auantf a Dio.
SALMO
>ALMO XVI II^
E R c H E cotanta
Jpade
Signore , e fi gran f co
Auampa tutta Europa
in ogni loco i
E bajrnan le cantra-'
de
Di /angue human con tanta crttdeltade ?
tolti , auari penfieri ;
ingorde uoglie , e nane
Vi tributarie hauer le genti flrane ;
D*hauer Kegnii y imperi
Armano centra noi tariti guerrieri :
eggto di fangue Jparfi
I monti , e la campagna
E d'Italia , e di Francia , e dt tamagna $
E le fauiUe al\arfi
Di tanti lochi » incentriti , ^ or fi ;
\- à
$ campi biancheggiare
^rimauaghi y e depinti
Carchi hor de t offa de mi/eri ejiinti;
E*n uece ^onde chiare
Koffb fangue portarci fiumi al mare %
' hoflili infegne ornati
I tempi , e i Maufolei .
Carchi di Jpoglie eccelfè ^ e di trofei i
E gefii ,.e fluccìn armati
Vender nan\i a gMtari in tutti i lati :
S t con queTlt flagelli . . ;
Giuflo Signor pur uoi ^ ^
P«tt/> dt tanti errori i ferui tuoi ;
I ferui a te rubelli ,
Deh perche gli innocenti anco flagelli ^
D elee onda di pìetate
Spenga la fiamma homai
De hra tua , ch*è pur durata affai ;
E le colpe paffute
Perdoni a noi la tua henignitate :
S e dopo la procella
il mare alto , infano
Si moftra a nauicanti humile , e pian»
Si , che la nauicella
Solcando l'onda uà placida , e bella
M (Jìri fereko il uallQ
D^>ppo pioggia ft larga .
1/ fol de (a tua gratta ^ apra , e J^arga
il nembo ofcuro ^ e folto
Ver inondar i noflri campi accolto :
M anda Signor in ti rra
Dal tuo più puro cielo
La pace adorna dt candido «e/o ;
Laqual pcnga ftterra
Di prede carca la fanguìgna guerra .
1»
;alm.o XIX.
O M E timida, e /nel-
la
Cernei t a , da gli mi-
gli '
D/ Lon^a , €*hahbia$
fi.U
\ncora a la mameìla ^
fuggi ; e da V unghia dijpietat4 e fella y
Q ojl da quel rapace
Mimico oltre mifura
De l'humana Natura ,
traina liene , e f'Hd'-^
Per cjw^yr^j iitt.i j oue njn h.i uim pace :
M a chi fetida il tuo aiuto
Signor potrà ft*ggÌYe ,
temhe n^hahhta tldejìre ,
D4 nimico fi afluto j
Ancor , che fojfe Augel lieue , e pennuto^
S* egli ha ptu retiafcofe;
E più lacciuoli , i& ì^^^ì »
Che non ha Jelua rami ;
che Aprii fioretti , e rofe
In tutte quejìe bajje humane co/e ?
N on ì y mondan dUett$^
Ch'egli non Jparfo pìen9
Vhabbia del fuo ueleno :
P rio mondo imperfetto ,
pi mali , # m$f fil cafa^ e ritmo :
D om Uòlgero il paffò
( LaJJò ) che non trabocchi ,
Con la^tano ^ co gli occhi ,
Co gliakri finita baffo,
One lacciwU , c reti ha pofie al pajjo ?
... im^i^*m'.
M a tu cheH gran periglio
Vedi ; e eh' al mio depo
Kepugnail fenforio, . ^ , « - >
Ferche (jual Padre , a figlio : j
Non mt dai man ,pria che mi dia dipig^of
P erche col forte braccio
Alto Motore eterno ,
che fa tremar l'inferno
Kon rompi ogni fuo laccio i , v i
Ond*ei fchermto y io fmri lefca d*impacm f .
A L M o x:x*
eco fadreiéStgho*
re ' ^
Ch*a te ritorno pur pen
tito, e gramo ,
Comeaugeìlin da l^in*
uefcato ramo
Del cauto AugeUat^^ a
.. ■ ■ ■ ■
fuggito a pena , è d*ogm intrico fuore
eco cheH cór fi pente
D*ogni fuo fallo , e d!un continuo e larg$
"Piume di duol , la faccia , e7 petto jpargo ;
E ti purgo la mente
(^antù la fragtl carne a me confente :
eh non torcer il uolto
Da quejl*anima afflitta , e peccatrice ;
CIh qUal noua A tcione il fuo Ceice
Ne Ponde irate inuolto ,
He nel mar del mio error piange fepolto:
enti fdegnar.fe jpe/fo
Si come incauto pefciolino a Pefia
Kitorno , onde il piacer folle m*adefca f
E fe rompo , e riteffò
Il duro laccio ^che m*ha al collo meffo ;
P e/che padre pi etofo ,
ì^on manca mai d\tiuto , e di conjtglio
Al di [ubidiente ingrato figlio y
Vur che me/lo , e dogUòfo
St penta del fitto fallo ; e lagrimofo
G li cheggìa humil perdoré :
Vadre btmgno , fe con tanta cura
Tatt'liai me tuo figliolo ^ e iu^ fMuraiL
Vercbe poi che non fono
Cantra il nimico a difendermi hono ,
S enTa tua fida atta ;
De la tua grafia non mi dai lo fetido
Duro , ond^io fcn*hor difarmato , e nud9
Si , che da l'infinita
Sua rabbia { quejìa timida, e fmarrita
A nima fi difenda;
che come Agnella manfieta , e pura
Abbàftdonata in quefia felua ofcura
Vi'^igne ; perche l'intenda ;
E cttra dt faluarla il ?aJìor prenda .
1 4
SALMO XXK
SS
N qMfJlo grande ahif"
fo
(^diginofQ , e fcuro ;
Ohio fm tanto tajjo 5
Cuti nulla è di furori
Ì^HÌlo fiato. quÌCt;0 , tffS
fecuro
tacerò , mentre Pombra
Del mio continuo errare
Baura fugata , e fgcmhra
O benigno Signore , :
De l'alt,4JH^ pietà Valmo f^lendore :
eh non ritardi homat
Vtu la tua gratta ; ond'io
chiuda i languidi r ai
in uno eterno oblio ;
Vredci d^^ l*empio $uo nimico^ e mÌ9 :
gombrino le parole
Di tua uirtù infintt4 ,
Qua fi raggio di Sole
Quefia nube y che unit^ r i
Adombra Ulma trifia:^e,ibigott !:^i
V ale cure mortali
ScUeua il mio penftero ;
Dagli le candid*ali ,
Conlequai f offa altero,
E lieto al^rfial tuo celefit ìmptro ^
S t , ch*a te femore fenfl%
A te fiuolga^e giri^
E co i defiri accenfì
Del tuo amor fempre miri
La tua beltà ; per lei fempre fitj^irì:
O gnideJtodtueUi
Dal cor folle , e terreno ;
fiach*ai fenfirubeUi
Venga [^orgoglio meno ;
E cììe ragion lor ponga un duro freno :
A lamiauanitate
tronca le penne , e i uanni :
Di fede , e caritate ,
Armi , cantra gl*inganni
Del mondo forti , e t uitij empi tiranni :
A rma t incauto petto ;
Si , che poffènte , e fortt
Spre"^! del uan diletto
I colpi, e de la morte;
E del nimico fuo uittoria porte .
SALMO
ALMO xxrL
O M E inferma , cut
Qoce cofì, che*l letto
Gli pare ajpro, e cocett"
ardente
to
Ch*è molle , e frefco , onàUi ne jlk dolente :
ofi da febhre^ia
Di tante noie , ojfefa ;
E del /ho foco accefa ;
Arde l*anima mia ;
Ne diletto alcun piglia , oue deurtd :
ome a cotanti affanni
( Lajfo ) potrà far fcber-mo
Homai l*antmo infermo ,
A [i grauofi danni y
che mi fan portar rotto il mito , e i panni ?
0 non ho cor di fioglió
Horrido , forte , e duro ,
Ch*ogn*hor faldo, e fecuro
Contra li marmo orgoglio
Vi fua percoffa non fente cordoglio :
ualda contrari uenti
E combattuto ?ino ;
E dal furor marino 4
Qualbora gli elementi
fan guerra injieme , onde il nocchter pauenti^
C
T 4/* è Vattimo mio
Da noie tante , e tali
De le cure mortali
Del mondo iniquo , e fio ;
Ondi me fiejjò , e wÌ4 faltUe èblÌQ ?
M ifero , chi m* aita
In ficrudeltempejla
Di duol , che mi molefla ' : • >^ ;
Quejia notofa uita ,
Se non tu Dio j che fei pitta infinita ì
S ol in te padre Jpero i
In te Stgnor , che poi
Soccorrermi , fe uoi ;
Y. come buon ilocchiero
Condurmi in porto di /alate nero :
N on mi lafiiar Signore
Sotto a fi graue pondo
De gli affanni del mondo ;
h^ucon paterno amore
Donami la tua gratta ^ t*ltHo fauore.
JALMO XXII K
Vegliati anima
trijìa
Dal johìto pigre j egra
ue,
CÌ7*ogn*hor far che ti
frema , e fiu t^agra»
uei
E del tuo danno auuifla
h Al tHo padre celefie ergi la uifta ;
con mente contritai
) Con penitente core
1 Grama fojpira ogni f affato errore ;
1 E*nte chfufa , eromtta
1 CJjìedi al tuo Creator piangendo , atta :
i i marrito pellegrino
l|i Allhor che notte adombra
' J La terra , c'/ del d*ofiura , et humid^ombra ,
4 ShI giogo d*Apennino
t Cercando ua chi gli moftri il camino
i F trcio prendi per [corta
\ Vida Jperan\a , e fede ;
i E uolgi dietro a lor fecero il piede ;
i I che per uia dritta , e corta
Ti comìurranno ; e non fallace , e torta
C ti
S tracia , al uno Oriente ;
Ond'efce il giorno eterno ;
Oue non cuoce il Sol, ne agghiaccia il Verno;
Oue facella ardente
D*Amor Diuin accenderà là mente :
S campa come fugace
Damma , dal fiero mor/o
Del ueltro , che la fiegue , a tutto corfi
Da la mano rapace
Del fenfo lufinghier certo , e fallaci
ÌA atu amorofò , e Vio
Signor , piglia la cura
Di quefia tua humile e uìl fattura
E*i ghiaccio pigro , e rio
D^una ini4ecchiataufan\a,che*lcormÌ9
uafl ajpro , e duro fcoglio ,
che ricopre faWonda
Intorno intorno ogWhor cinge e circonda
Scaldasi , che in cordoglio
si Jlilli , e perda Pofiinato orgoglio :
£ he fenX^ il chiaro lume
Di tua pietà infinita
Andra per quefie tenebre fmarrité
Valma , dietro al co/lume
Sin che k carne fr al terra confumt*
39
JALMO XXIIIU
I G N o R V antica fsT'^
che con gran ftudio^ ìt
cura
Intorno al nofiro cót
s'annoda , e ferpe ,
Crudo fuor di mi tur a ,
E rionemtcodl'humana ì^atura
r ojlo cUaprt cj:Uél*occU
yCapprefenta un'oggetto ,
ferche nel laccio fuo caggia, e trabocchi^
fieno di uan diletto
VI cor alletta flolto , & imperfetto 5
C hequalin fulmatino
Ingannato dal ramo
Sen uola al uifco femplice augellino ;
OcomepefceaThamoi
Onde ne refla poi pentito , 9 grama
l ferro adonto ingoia ;
E firinuefca ?aU
Tutto nel uifco d*una breue gioia
De diletti mortali ,
Viu ch'ombra lieue , ò fior caduchi , e frati :
C //>
N e perche ft dtmefte , . , .
Dal uifco ., fi df finca ; ' - ^ v 1
Ne toglie a ft tenaci ajjjre catene ;
An"^ ogn hof più s'mtrica ,
Quanto più d*mdt fà or fi affatica :
E fenm mi fòccorte
La tua gratta infinita ,
Contra colui , che dtfpietaio ahhorre
La nofira eterna uita ,
In preda rimarrai Palma fthafritd
D I qmìPempìo Tiranm ;
Oue dannata fa
Ne/ foco ardente de f eterno danne
La peccatrice , e ria
A fempre lagrimar la colpa mia :
S occorrimi Signore ; ,
E le reti tenaci
Di man teffute del mio proprio errofé
Sciogli y rompe , e disfaci
Si che fuggita da le man rapaci "
" ì " T.
D el fenfo lufinghiero \ --v^ ?v:Vi
Vofja lieto , e denoto - - . - . j^^;
Sacrarti i miei àefiri ; esimio penfief^ u-t à
Con un perpetuo ttoto ; . . ^u* iv,
Vieno dt fede , e d'ogni colpa noto » .vj^^^Z
ALMO XX
A CLV E L grauofi
pondo
Degli error , c*ho cff-
meffoy
lo mt trono p oppref"
fo .
che dal utl fango iw^
mondo
Sorger non pojfo del mi fero mondo :
a come potrà aita
chiederti in quefto fiato
Signore , un feruo ingrato ;
Valma da te fuggita ,
Ancor che pa la tua pietà infinita f
u n*hai fatto di uìle
Terr* , huomo rat tonale |
E datoci immortale
Alma ; e quafi fimile
A quale Angelo in cielo è più gentile $
, noi la ,e*/ Sole
Luce ; onde ciafcun uede :
A noi ( la tua mercede )
l e piaggie apriche ; e fole
Vroducon gtgli , caltha , herbe , cJt* uioit %
noi i garruli Augelli
Vanno dolci concenti ;
A noi [pirano i Venti ;
E per noi gli Arbufcelli
Spiegano al Cielo i lor uerdi capelli :
P ermi Jpiran gli odori
Soam de Sabei
Egli Arabi , e i Vanchei :
A noi fiicchi , e licori
Serban le piante , l'herbe , e i frutti , e i fiori
T u fot per nutrimento ,
E piacer de mortali
Hai fattigli animali % '
Al liquido elemento
Yiai date l* acque di color d* argento \
O gni cofa hai creata ,
Voro , le perle , e hftro ,
Per ufo , e piacer nojìro :
Ahi creatura ingrata ,
Quanto meglio farta non ejfer nata :
E tu nouo Titano ,
Viglio empio de la terra
Vuoi al cielo far guerra i
E diuenuto infano
Qontra il tuo creatore al\i U mano :
M a tanta è padre pio
La tua fantapietatei
che pien dt caritate
lofio poni in oblio
Ogni tua grande offefa j ogni mot mio $
P ero con quell'amore
Vero, che mi crea/li ;
Che col Jangue faluajli;
Perdonando il mio errore
Infiamma l'alma del tuo fanto ardore .
SALMO
SALMO XXVU
che commoue il fuo
Te Jìgnor ci te fido
confòrto
Ùe le mi fere mentii
Securo e queto porto ,
Cantra ìt fnror^de uen*
ti
Del tempejìojò mondo ,
tnare infino al fondo ;
A te rìuolgOy a te quefi*occhi ^ homai
j D'ognt fua luce priui ;
E per fi lunghi guai
Fatti fontane y e riui f
Quafe cagnuol battuto ,
! che al fìgnor corre , egli dimónd* aiuto «
A bri non ha fignor , cl^e mi difenda
Da tante ingiurie , e torti :
che la difeja prenda ;
Per me , contra fi forti
ibernici y al cui difdegno
Son come in me'Xo al foco arido legno
T uuedi quanto lagiuflìtiahumann
Da la fecura Tirada
Delgiujìo s^allontana ;
E che*n uece la jhada
Ve la bilancia adopra y.
Ogni giudice elletto a fi degn*opra
C y
P rouedi tu y che fei fommAgwfiìtÌ4 ,
ì^on uoler confentire i
Ch*altri4i for"^ , o nequitia
Mifer mi faccia gire
Vouereìlodigimo-r
Taftidiofo ad altri importuno.
SALMO XXVIL
che cofi la lor fpeme
han foftu in Dio ,
Comend fuo theforo
V^^;taro , che^n obito
d'oro ha de [io
A nddt poffon fectiri ,
E L'etÌQ^n h^r fra Ia: nemiche {p^aa^%\.
De mari horndi , e duri ,
Co» 0^»; fecurtade
latte fokar le peri^bofi slrude :
A Ibergar fm le felue ^ . .1. / ■ : .V
Pantere , P^*r^^r , Tigri , G>^ , t tecm ,
Ne /e Nomifdi felae ,
Oc/ 4/<re regioni ; . ,
f. frai fièri Ciclopi , e LeTlrigonì j
41
h*et fChenoitdbhahdona
eia mai chi /pera in Itti ,fuo drfenfitf,
la fera , a uejpro , a nòna , .
h Inalba, a tutte rhorty
H4 de fm card con paterno amore :
[15 agli nafcofl inganni
li i Del mondo empio , e fallace , e de te genti f
i(l Va mofìri , e da Tiranni
l Alnoftro danno intenti ,
Gli difènde con farmi aUe \ e foffenti ,
A cctocheìk fhermX^
G*/;(i pofÌA nel lor cor falda radice ,
Con uie maggior Jìdan^ ,
Spanda fempre felice
Le fronde ^ e t rami per ogni pendice:
F ammi (benché fia indegno}
Vn de glt eletti tuoi , padre pietofè
si y eh* aliarmi al tuo Kegno ,
l>a queflo tenehrofo
foffa , e Tiar teco in dolce , alto ripofo
SALMO XXVIIK
E N T R E tace la not-
te ofcura , algente ;
^glijpirtt , ch'intorno
Giuan uagando al bel
lume del giorno
Stanno uniti a la men^
Canti am lieti , e denoti
Le gran lodi di Dio a facerdoti .
E colginocchio eh in , le luci aliate ^ .
A queìteterno Sole ^
Con lo fpirito unito a le parole ;
^umilmente il pregate ,
che regga i penfier noftri ;
E quanta fia pietate in lui ci moftri j
E che fi come un gran foffiar di uenta
Sgombra , quando ti Villano
Sotto il piti ardente fol uentilla ti grano y
La ?aglia ; in un moménto
Viato del tuo fauore
Ogni cura, mortai sgombri dal core ;
C he faceta t noflrf campi ; almi , e fecondi
Si , che porit il terreno
Di frutti più che di fioretti , e frondi
Vieno ti fertile feno 5
E che la pace humile
D'habito adorna candido , $ gentile %
4J
V oU d'intorno con la uerdeOliua^
Empiendo di diletto
Ogni monte , ogni ualle , ogni rma ;
E yé»i^4 fijpettn
Di fanguinofà Jpada,
Veto , e /è;>;<^4 ^^more o^w*«» yè'» uada*
E c/7*4 ^«//^ , chei fot fuol de la terra
Confumare i Vapori ,
Che fanno a i frutti, a i forila $ corpi guerra^
Vijperga i ni>Jìri errori ,
Con la fua gran uirtute
E ci conduca a reterna falute .
SALMO XXIX^
VA L H o R nel cupa
gorgo
De le mtferte huma'^
ne\
De le cure del mondo
egre , infane
Si , ch*a pena riforga
Laffo , mi trouo immerfo ,
il che fa J^efa il mio dejiina aduerfo.
uajtnùuo Tifea
Sotto Vhorrido monte y
Souente per ufcirne ergo la fronte j .
M4 più de hìtde beo ;
E riccaggio nel fondo
D*mut^U alghe, e di hr ut te7^ immondo ^
O nìe lafjò m*autgp§ ^ -
che la natura fralt
A poterjtda fe leuarnon uaU ;
Mn ha dt male in peggio ;
E piango Perror mio
Con le preghiere , cV cw rìuoUo a Dh ;
C erto y che con la mano
Voffente , oltra mifura ;
£/ mi foUeui da quell'onda ofcurà |
Ne* / mio fperare è uano ,
che quel fignor fupemo ;
che del Mondo , e del Ctelo haue ilgouernB
J ome Vadre ptetofo ,
chi ttede ti caro figlio
Vrecipitato tn qualche grdn periglio
Corre prefla ; e hramofo
'La fua de/Ira gii porge ;
E tanto fa , ci) et fi rtleua , e forgt ;
C on la di fua pietate
Virtù forte , e poffente
Da qt}efto cupo pelago la mente \
V>a quejVonde turbate
Ds* miei grauofi affanni ,
M*inal\a ', ob bar fammi f miei danm:
Q^uali gratie o Signore . ^ *
T/ potrò render mai
Di tanto bene, chem^hai fatt9^ e fai ?
io tt con furo il fare ; , .
E i penjteri , e*l defio -
Già fofto ti mgndo ^ e me ^te/Ji in ùblio :
SALMO XXX»
tò huomo mortale f
Qhe quafl fempre jUole
Seguendo il fenfc frale
Con opre, e cott parole
Farti pjfefa , o JlgnQ^
re-,
E raro darti , e Jpe/Jo torti ti core,
B etti , e diletti in qucflo mondo hai dato j
Quante fiocclìc di neue
£aggiono in monte , o in prat»
hi (giorno algente , e breue ,
Oue Vorfu dal cielo
\erfa irata ad ogni hor grandine , e gelo }
Q uanti la fu ne dai Vadre pietofi
A quelle an:me belle ,
Che*n queflo tempeflofo
ìAar , ti furono Ancelle ;
eh* a l* ombre , al giorno chiaro
Lietrper la tua Jirada camtnaro ì
O loT felici , non è human penftero ,
che pur po/fa adombrare
\na parte del uero ;
Now che*n carte Jpiegare ;
Ditelo alme beate ,
che fòk tanto ben la fugujìàti.
P adrepietofi liberal ^dapoì
Chel mondo rnha priaato
Di tutti {piacer fitoi ;
Ond*io fon quaji prato ,
che fen\a humor di riu9
Arido fattola tutti è odiofi^e fchiuoi
N on permiomerto , ma per VinfinttA
Bieta , ch*a patir morte
Per d:ire a me la uita
Il fpmfe ; aprt le porte
Ve la tuagratia , a quefla,
Alma un temjpo fiiiata , bora fi f reftoi
A figuìr Torme tue , come agneUetta
Dietro la pecorella ,
Ché*l latte ancora alletta
p€ l* amata mammella %
Si , ch*un giorno io pur gufi p
Quant*è*l piacer dt quelli eUttt^ ^g'^ft^ -
CANZONE
fC A N Z O n'e
A L'A N I M A.
D I D A L cielo ungfi*
do alto , e canoro ,
Ch\i nera p€niun\4
homai Vinuita
Anima ne , gli error
chiufa , e fepolta ;
Senti il gran Ke di quel
celejìecojro ,
che ti richiama a la felice uita j
E tu pur ftat ne piacer falfi inuolta :
O cieca e /òrda , afiolta ,
Vedi con quanto amor, con quanta cufà
hgh pauenti del tuo eterno danno ^
E tu pur d* anno in anno
Troppo più che non dei fatta ficura.
Di colpa in colpa , e d*uno in altro fallo ,
Vatt*bai cantra a*l ben proprio un duro caU9 •
N on odi cbel Signor ti prega , e dice .
Bagnati anima trijìaal [acro fiume
Dt penitenza , e*n quel ti laua , e tergi ;
Indi come purgata peccatrice
Tutta coperta di purpuree piume
Al tuo caro f attor t*inal^a ^ ergi
E la nebbia dtjpergi
Co raggi del dolore atroce e dure
De le tue colpe , e de terreni Inganni :
Spiega i pojjèn ti uanni
Amtca mia ; 0* a queWaere ofcuro ,
^qf^ellainfernaelagrimofaualle '
Scorta- da carità , uolgi U j^alìe .
D eh uieni jpofa mia , cìie già palmato
^^l'ajprouerno, e le prmne.eH giaccio i
VAdepmgono i fior la terra noflra ;
Spiran le uiti il lor odore ufato ,
Vortanoi fichi , uerdi figli in braccia
Egia la tortorella a not fi moflra j
Quefla terrena chioftra
Lafiia colomba mia , moflrami il uoUo ,
feci a mìa fkmhianl^a ardente , e beUo,
E C9n un ramuf cello
Di uerde palma nouamente colto %
Non attendendo , che la carne moia
Kiedi a cibarti de l*eterna ^ioia .
V ieni diletta mia , cì^io pur^'afpettB^
Con braccia ^pert^ , per j-iguant in gremb9 ■
Con la man dt pietà leggera e prefla r
E tutto accefo d*amoro/o affetto, ■■ -
Colt* ho d'eterni fiori un pieno lembo^
Fer adornarti la candida uefia ;
E/c/ da la tempefia
Del mar profondo del piacer mortale j
E uieni a tor di uita la corona ,
Che di mia man fi dona
A chi lafciartdo iì ben fallace , e fraU
A quello eterno , e uero s*ai:^a e uola ,
V. de le uoglie mie fol fi con/ola,
E tu anima trifia non intendi
la uoce dei Fattor , che te pur chiamd
4tf
?er darti fkirt e liei celejì e regna i
\ l^igra perche non forgi , e non contendi
I Al nano fenfò, che tua morte bramai
Verche del tuo falltr non prendi [degno ? ;
E perche ^tiejì* ingegno ,
eh* egli ti diede , onde jcorgejìi il beve ; '
E uedeftt il camin de la Jalute
Dato ti tergo a utr tute
Hai YÌtiolto a cercar co fe terrene ì
Intento ad honorar belle\\a humund ,
che dal uero ti toglie e t* allontana .
"> et mondani penjieri il fofco uelo,
Ch^ajrjfO'nnan gli occht tuoi fquar eia , e r/-
Vàlta heltà di queWimperio eterno : ( mira
I Itti fempre è fereno , e lieto il cielo ,
! \ento di gratta dolcemente Jpìra ,
Ne mai prouam que campi o Hate , o uerno :
Altre rofe in eterno
Spiegano al fai il lor purpureo crine y
E perlt Udlli altri odorati gigli ,
Altri bianchi , c uermiglt
fior jjparfidi rugiade mattutine
Fiu uaghe fan , che di lauri yodt mini
Ghirlande a i fanti , e glorio fi Jpirti .
I ui le piante belle e uerdeggianti
Carchedifrutti inufitatte fìrani
Tan le felue fiorite e diletto fe :
Tiumi di uoluptà chiarie fìagnanti
hagnana i fempre uerdt e liett piani ;
E per li colli ^ e per le ptaggie ombro/è
In uece di doglio fe
Voci di Vrogne e de la fuora , ogn*hor4
$*ode armonia^ angelica e fiaue :
lui for^a non haue
Mone 0 itoTtuna , che i men degni honorai
Ne la bianca uecchie':^^ in un momento
Torna le chiome di color d'argento .
I ai non mlangli anni , i mefi , ol'hore
Scorte dal tempo fuggi ti no, e lieue ;
Uecede unqua a la notte il chiaro giorno ;
La tiagha Cinthia non rinafce , e more %
Ne l'acr'è, d'atre nubiofcaro e grette ; '
Col carro d'or non fi ri uolge intorno
¥ebo y ad m modo adorno
femore l'alto feggio , xpn la luce
Onde piglia /plendor la Lìina, e'ISolti
Sempre pien diuiole
Le tempie , e'I biondo erme il dì riluce
Negli occhi ardenti^ e ne la chiara fronte
D/ lui , che fece il bel noftro Ori^onte .
C ogli Angeli contente a paro , a paro
Vanno cantando l'anime beate ,
Godendo d'un piacer perfetto e uero ;
Sen\a temer giamai, che nuUo amar $
Vojfa turbar le lor dolce\\e ufate j
E con nouo piacer riuolte al uero ,
Cogli occhi , e col penficro
Accejè d'un amor dolce e gentile
Ogn'alto lor dejlo menano a riua :
Ma qua! fa che defcriua ,
O chiuder poffh in carte humano flile
Quanta gioia produce , e quanto gioco
Vauenturofo e fortunato loco ?
P rendt il chrijìallo homai anima trifla
De U confcienT^t , e'n quel tt tergi e /pecchia ^
Onde'l tuo primo amor t'ami o* ^ppregi-,
4 7
Uon fipportar , che la tua uaga uijìa .
Turbi macchia di colpa noua , o uecchia ;
Vagar conuienti a morte ipriuilegi ;
E cogli aurati fregi
ha/ciar il corpo a la fua antica madre ;
Vero fa meglio , che purgata , e bella ,
Si come uedouella
Kit orni a riueder V amato Vadre ,
E*w me'^o di que* fanti angeli eletti
A umer fempre alato a ipiu perfetti .
an\on dimejfa e calda
D*«» foaue pentir del mio fallire ,
Albati a quel Signor , che tutto uede ;
E di . con piena fede
Accefo di deuoto alto de (tre ;
Humile chi mi feo pietà ti chete ;
E grida mifercre , miferere .
A Ù A NI MA.
^^*gft-™^ Vegliati homai da qt^
^^f^^^^ ftà lungo , erto
Sonno , che uiua t*ba qua
fepoltii
le mt ferie hùmane , atiK
ma ?iolta ;
'E ponti fotto 'a p'iè Ipeme , 'edejto :
I n<^l •> occhi al ^an Jplendor di D/a;"
CÌJti queftà nébbia tenebr afa , e folta ? " ^
Onde Jet fiata tanto tempo inuolta
Disgombrerà , Signor benigno , e pio:
C htudt glt orecchi al dolce , lufinginero '
Canto di quefìe falfe empie firettt
Gioie del mondo ( otrne ) troppo pojfentsT
D rt'^a aguifa di flrale il tuo pen/tero ; '
Et tuot fanti dejiri , al fommo bene ;
Ne diletto mortai più ti contenti .
A L* A N I M A.
RI T O G L I homai di mano , ah poca dccof^x
Alma ; ritogli il freno al lufinghierò
Senfo ; che per un uago , e bel fentier»
in un profondo kbtjjo ti trajporta : ; '''-''^^^
N on feguir V orme di fallace /cor^i ^ '
Dietro a falfo piacer , lafciandò il uéira: ^
A la ra'^ion di te dona l'Impero ; '
che corfo più felice a far ti eshorta ;
F U'^gi lituo danno pria che giungili al uarco
che da uicin ti fi dimoflra ; donde
La(Ja trabocchi tn precipitio ecerno .
G ia HO canuto ti crm\grauofo , e carco
D'anni ; già del mio giorno il fol s*afcondi :
Prendi tu Dio di mè , prendi tlgùuerno .
4«
A CHRIS T O.
1 1 G N o R E $1 fenfo € fi poffente , e forte
^Efi m*aììeita dpkemente , ch'io
Seruo del mio diletto , e del defio
Corro lieto , e]ueloce a la mia morte,
en mi fermo talhora , e grido forte ;
Mercè chiamando a te mto Fadre 3 e Dio ;
Ma*l dijleal , uago del danno mio
Mi fprona dietro a le fallaci [corte : *
fe la man di tua pietate , un duro
Giogo non pone al Tirann*empio , e crudo ;
Ch*a for^ mi fojpinge , ou*tr non uoglio \
\ on molto audio , che^n quelT Abiffò ofcuro
Saro fommerfo ; ond^io ne tremo , e fudo ,
E uan fio, per ufeirne ogni cordoglio .
A C H RISTO,
1 G N o R del ciel , ciuella pietà infinita
^ che li fqjptnfe a morpe acerba , e dura
f render yper dar a mi tua creatura
Ingrata , e mi , felice , eterna uita ;
A ouati a dar a quefl'anima atta ;
che fe più tarda fa ; cjuei , che procura
il danno noftro con perpetua cura ,
Vhaurà cfual lupo agnella ( oime ) rapita :
) ebile , inèrme , a ben armato , e forte
Nemico , contrajìar non poffo ; e Minto
Varo per forl^ al utncitor la palma ;
) onami tu uirtute ; arma quefì'alma
Di caritate , e fede ; ond'ella porte
Di lui uittoria i ed ei rimanga ejìinto .
REGISTRO*
B C •
Tutti fono Sejlerni.
HW ^ ^ ^
DI M E S S E R
BERNARDO
TASSO.
CON PRIVILEGIO-
IN VINFGIA APPRESSO GABRIEL
GIOLITO DE* FERRARI.
M D L X .
ì
ALL'I LLVS TRI ss*
ET INVITTISS.
PRINCIPE
J L S I G V^O DV
DI SAVOIA,
Omjcendo, ualo-
rofo , c magam-
mo 'Trincipe la
ìmperfettione de
le mie compojttioni , ho minto
con l'auttorità del nome di uo~
ij
Jira Altezza dar loro quella ri-
putai ione che per fe confejjano
di non meritare ; a guifadi Pit
iore ilquale(^in queflo almeno
gmdiciofo ) uedendo i diffetti de
l'opera (ua^ e d'emendarli y O
di najconderli in qualche modo
deftderofd yCon nuoui, e ricchi
ornamenti di belle ^ e uaghe cor-
nici circondandolo yd' allettar gli
huomini y e di quella uaghez^
appagarli s'affatica , Jperan-^
do che la liberalità , e grandezz
del genero fo y ft) ^^^^ animo
fuo ^per tante inclite ^ heroi-
che attimi conofcmto , ft)
mirato y non debbia [degnar fi y
ch'io mijìa feruito de le Jue rie-
chezu P^^o non le farà mole-
fio qualhora da Juoigram , ^
mportantipmi penferi haurà
la mente libera:, di legger quejìe
mie ode ft) ^^^^i f^^fi admu
Mtione de buoni Poeti Greci y
e Latini non quanto al uerjo
// quale in quefta nojìra Italia-
na fauella è impoj^ibile d'imi-
tare y ma ne IHnuenttone j ne
l or dine y e ne le figure del parla-
re : ^ IO a l'incontro penfaro
come con altri mìei componi^
menti y meno indegni de loAL
tez^ uoftra potrò pagarle tan-
ta obligationeiFra tanto la fup-
plico che mi ponga in qualche
parte de la gratia fua ; ne le
A I/;
Jìa grane , che fi come per
infinite , e /ingoiar i uirtu , e per
molti benefici ricemti da lei , io
fin Ser nidore de la ferenifiimà
i^JMadama fi^a confirte , io fia
ancor fiio. Di F^enetia a X 1.
di Gennaro del LX,
HINNI ET ODE
DI MESSER
BERNARDO
T A S S O.
A r A V R O R A,
eco, che'n Oriente
incomincia a mojlrarfi
Co capei d*oro fpar[i
La madre di Memnon chia*
ra , e lucente ;
E già nel cielo Jpente
Vaccefe faci y il mattuti^
no raggio.
Co heglìocchi n* adduce ;
Et con la uaga fua purpurea luci
Tacendo a Vomire oltraggio .
kl fourano pianeta apre ti uiaggio»
V ieni candida Aurora ,
E di pura rugiada
Quefta , e quella contrada
Kinfrefca , e fa tra noi dolce dimora :
A iiij
8
O Dea , CM/7 mondo honora ,
C/^e /7{?rf / teco ne U fronte ti giorno ,
E7 ctel bianco , uermiglio
Vai col fereno^iuo tranquillo ciglio ;
Vedi y che d\gf^. in torno
Honorano i mortali il tuo ritorno ,
A te amaranthi , e rofe ,
Et amqmo odorato
Con Jpir^r dolce y e grato
Vortano l'aure lieni > 0* amoroje ;
Le foreìle dogliofe
Ti falutan con lor foauc canto
Tra piti frondojirumi ;
E par ch*ogn*tfna ti difiri , e chiami ,
A ccio Jjè'l lume /anta
Tolga a la terra il tenehrofo manto .
L a- figlia di Latcna
Piltuo uago apparire
\ Inccmim'a a fuggire i
• Et fuoi deftrieri a Iteue corfo'^JJfTona ,
Seguendo la Corona
De la bella Arianna , che partita
e'; con la notte ofiura
Ver la Tlra,da,del del tranquilla , epura
E piange fcolorita
Con le sielle fua grane dipartita .
G ia pofto ti ricco freno
A Lorfìeri d^ Apollo ,
E l^ aureo giogo al collo
Ti feguon I hore per Faere fereno ,
Col fen di fiori pieno ,
E c^ual adorna le tue chiome bionde
Di gigli , e di uiole ,
Q«^/ ti uà tnan^i , e qual inuttd il Sole ;
che tardo ancor s*afconde ,
A forger teco homai fora de laonde ;
0 moglie di Tithone
T« co?t la bella fronte
Mojlri al no/Ir' or t'unte
(Quanta uaghe\\a ti cielo in te ripone ;
Dal fourano balcone
' Del lucido Oriente ufcendo fuori ,
Di tenebre dtfgombri
La terra ; e di fplendor tutta ^ingombri
E con foaui errori
Depingi il mondo de più bei colori .
1 / fonno pigro , e grane
Compagno de la morte ,
Ne le paterne porte
Icugge leggier , che di tua uìfta paue ;
La jua fpalmata nane
Spingendo for del porto il bon nocchiero
Con l'ampte uele aperte
Solca del mar ronde fallaci , e^ncerte ;
E con occhio cernerò
. Vede il fecuro , e fuo miglior fentiero .
L euaft d Veregrino
Da Votiofo letto ;
E dal defire ajlretto
Mouendo con tua [corta al fuo camma
I pie , nel mattutino
Trefio , j-addoppia i pajìi ; c7 crine cinto
Di uerdi fronde , canta ,
Si come Uippomené umfe Athalanta ;
A y
Come del labirinto
Vfcì Thefeo , ;/ fero mojlro eflintd .
N on uolga, il caro amante ,
che già per ?rocri ardea
O bella , ^ uaga Dea
In altra parte le fugaci piante:
lAaconhumil fembtante
Sendogia^l cor da tua beltà conquifo ;
Tutti i pajfìti affanni
Vofti in oblio , riftori igraui danni ;
E nel tuo grembo af ifo
Uor dal collo ti penda , hor dal bel uifo .
T offo ( la tua mercede )
\ edro glioccht fereni
Vigratia , e d*amor pieni
Di lei , che fe del cor fi dolci prede ;
Doue donna ancor fede-,
H tiene il fren de miei fenfieri in mano ;
che uaza a marauìf^lia
A Ualta tua beltà fola pmiglia ,
il cui foaue , e piano
Sguardo , ogn*amaro fa da fe lontano .
PER LI TRE ABBATI CORNEL IL
Soura*l candido uelo
De la dotta ihalia ,
Uentre cantando fa dolce armonia»
I fuoi foaui errori
fermino aure , e intente
odano i facr 't homri
De i tre Cornell , e i nomi ;
Che dal tempo non fien uinti , ne domi*
5^ ual raggio fìu lucente
In humano intelletto ,
Odi ualor pin ardente
Valto mot or ma*infufe
Di qtiel , che*n quejìi tre largo rinchiufg ?
E s'al nero , e perfetto
Be» , per uirtà fi fale :
Ciafcun dt quejli eletto
Uauendo lei per /corta
Vi giungerà per uia f^editA , e corta .
N e piH honorate fcale
Ver poggiar a quel fegno ,
\*l hmm fi fa immortale ;
Potean trouar , che quefie ;
Ne per falir al ctelo alt più prefie .
I n qual più faldo legno
lltempefiofo mare
Di quefio mondo indegno
Votean folcar* \ e gire
Al fido porto del nero gioire ?
T _ra Inanime più chiare
Li pon lodata fama.
Col Mago mormorare ;
E tal di lor da fpeme , ^
CheH frutto auan\erà di molto ti femtm
E eco , ch*a fe li chiama
Il gran lehro honorato
Pieno d'honefia brama ,
Per adornar il crine
A yj
ri
Lor di rofe uermtglie , e matntine :
E 5*4 l*antico Tinto
I ornar dp.hhe Riamai
Koma , cortefe fato
A cofloro ha promeffò
II pregio non altrui tmqua conceffo •
P armi d*udirla homni
Cotonata di fronde ;
E'« tutto fuor di guai
Lodar , come folea
Gli Augujìigia » dueUarchij^ uno Andrea.
B en fi deue de i*onde
D* Adria la bella Donna
Con le fuperbe jfmde
Del fito mar dir febee ,
Voich\i fi degne piante fu radice w
S ola falda colonna
Delgraiì nome latino ;
1/ cut ualor s*mdonna
Soura quante mai foro
Degne di regni , e dt corone d*or$
I 0 t*adoro , inchino
Città felice , ^ alma ,
. Madre d* ogni di u ino
Spirto , ch\t noi fìmoftra
Ver far più ricco il mondo , c ?eta nojira .
D *ogni notofa falma
T/ fgraui il Ciel cortefe ,
E di più d*una palma
Andar contenta , e lieta
T/ faccia ti tuo benigno alto pianeta j
S / che*l gentil paefe
IJ
Tuo , di nemico telo
Non tema alcune offefe ;
Anl^i crefcan con gli anni
A Vali del tuo impero e piume , O' uanni,
A D h\À:rH M.
PO N freno Uh fa a quel fi lungo pianto ,
eh* amor t*apre dal core ;
E ueftita di ricco , e lieto manto ;
Kendiamo a quella honore ;
che col uago Jplendore
Facendo ti cielo adorno ,
Mojìra quand'è più ofcuro un chiaro giorni •
0 beila Luna , tu col bianco raggio
Hor cornuta , hor rotonda
Souente fai a Vatra notte oltraggio ,
Ver non effèr feconda
A colui , che già fronda
La fua Donna uedeo ;
Onde pi agendo anchor duolfl ?eneo ,
T t4 di mille lucenti , e chiari lumt
il crine coronato
Queflo nojìro hemif^ero , e l*altro aìlumt ;
E d'humor dolce , e grato
Vherbette in ciafcun lato
Humida nutri ; e rendi
fecondo , ouunque i tuoi bei raggi eftenài .
1 ndi contempli de felici amatiti
I cari furti , e fenti
Lodar le donne lor con dolci canti %
E le doglie ,e i lamenti
«4
Odi de p'tu dolenti ;
che par Un con gli aHgtUì ,
Con le fiere , co fior , cogli arhufcelli .
V edtil tuo Endimion foura*l /ho colle ,
CheH del mirando fifo
chiamaci tuo nome col bel uoUo molle ;
E (oprai fajjo afifo
Canta ; come conqutfo
Tu da la tua beliate
Sen"^ trouar un tempo in te ftetate ;
C ome cufiode poi del bianco armento
Vincendo tanta ajprewa
Ti punfe^l cor d* amor ofo tormento :
Onde di fua belle^T^
Ti prefe tal uaghe'^a ,
che Jpejjo per diletto
Li bactaui dormendo il uolto , e*l petto ,
A te dnthìo fiorito , egli altri monti ;
A te le felue omhroje
Serba Erimanto , e i lcr più puri fonti i
Te fuggon le fdegnofe
Vi ere , ne le famofe
Selue dì Creta ^ il dardo
Tuo forte , teme Por fi , e*l lieue pardo ,
N on ti fece uenir pallida , o bianca
La fronte del Gigante ,
eh* a la fucina dt Wulcan fi fianca ;
An\i con fier fembiante
Al gran fabro dauante
I duri uelli a for\a
Trahefti for de la lanofa fcof^a^
D e le uergini cajìe gli alti gridt
odi facTii lactna ,
Cì?e lungo i uerdi , e dilettofi lidi
Infno a la marina
Ve la citta Ketna
Del Pò , preganti ogn*hora
Yer lei , ch^ognima reuerente adora ;
P er lei , c/;eV chiaro Khodano^ e Garona
Il ligert, eia Senna
Honorano , di cui ferine , e ragiona
Ogni lingua , ogni penna ;
Onde la fàma impenna
Vali y ^ al\ando il uolo
Vorta il [ho nome a Vuno , e a Valtro polo •
A ceto cW al parto fortunato lieta
Porga l'amica mano ,
CheHgrauofo dolor fcaccia , accheta ,
No« confentir , che^n uano
Ti preghi lOceano
Con le ^infe nutrici ,
eh* al nafcer di coftei far fi felici .
S pargete il ricco tempio o cajle Donne
Di croco , e dt uiole
iter in fciogliendo fu le bianche gonne :
E con dolci parole
forella del Sole
richiamate tre mite ,
Si , che dal cielo con pieth u*afcoke .
A ccendete cantando il puro foco
' Soura i facrati altari ;
E Jpiri arabo odore in ogni loco ;
Da i uoflri dolci , e chiari
Accenti , ogniuno impari
tifi
Lodar la bella diua ,
Et empia del /ho nome Echo ogni rlua ,
A LA MARCHESANA
DI PESCARA.
NO N fempre il cielo irato
^afconde il bel fereno ;
NeV mar d* Adria turbato
Ogn*hora aliando laonde ,
VercHote Italie , ^ areno/e pfjonde .
N on fempre Appenntn pieno
Di fredde neui , e bianche ,
Mojìra Thorrido fino ;
Ma talhor dikttofo
^^.'^heggia fi So/ colcrin tterde , t frondofo ,
T alhor pace ( onde manche
Il lor trauaguo ) fanno
Co uenti l'onde Jiatiche :
E Paere puro intorno
Ne porta il dì più de l^ufato adorno .
M a uoi nel fetttm^anno
Qual nel primo piangete ;
E con grano fo affanno
il gran Daualo mfìro
Chiamate hor con la uoce , Ìtot con ?inchioflro
N e perche Hejpero liete
Accenda in ctel le sìelle
Treno al pianto ponete ,
Ma torni , o parta il Sole
Sente le mefìe uoflre aite parole .
N on pianfer le firelle
Sempre
» 7
Sempre il caro Fetonte ;
Ne con le Ninfe belle
Del gran padre Oceano
Vianfe ti figlio ad ogn*bor ihetide in uam •
S crenate la fronte ;
Uamai chiudendo il uarco
Al Ugrimofo fonte ;
E più, tofto cantate
Per farlo conto a la futura etate ,
C om*et rbumano incarco
SprelQ^ndo , d^ ualore
Vm che di ferro carco
Con l*armt , e colconfiglio
Kuppe al gran Re de franchi tiferò cigiiot
O ndedk eterno honor e
Scorno l'altera chioma
Si , che dd fuo Jplendore
Yiuranno i chiari raggi ,
Mentre hauran herbe t frati, e fronde i faggi,
K itogliele la mente
A Vempia doglia acerba 5
E fcriuete altamente
chiara illujlre Vittoria
Del gran Daualo uoftro eterìM f?iJìoria .
C h*a.uoi fola fi ferba
?efo cofi honorato ;
Voi potete fuperba
Gir di figraue obietto ;
E^ et dt sili fi furo, e fiperfettt .
AD APOLLINE.
ALMA luce del Cielo ,
Ch*al mondo cieco , e rio
Togli Vomire notturne , eH fofco uelo ;
Occhio eterno di Dio ,
A te uolgo denoto il canto mio .
T t* del tuo dolce foco
Vaigrauido il terreno ,
che frutti , e fior produce in ogni loco ,
Onde col grembo pieno
S*adornan le fanciulle il crine , e*/ feno :
E / hifolci le chiome
tìirfute , coronati
Di bionde JJfiche , il tuo pregiato nomi
Cantan ne uerdi prati
Del tuo corte/e don ricchi beati
O figlio di Latona
Gran padre de le cofe ;
Vedi con Urto crtn fenl^ corona
Le nimfe lagrimofe ,
che ti chiaman con uoci alte , e doglio fe :
V edi nel fuo bel monte
Squarciarfii bianchi uelli
Salerno antico , e la fua crejpa fronte ;
E i fuoi fihiettiarbufcelli
Spogliar de uerdi lor uaghi capellt •
P ofcia col duolo afiifo
Ne le piaggie più fole ,
Volgendo uerfo il cielo il motte uifo
chiamar o ^ole , o Sole
Tre uolte con dolenti alte parole y
«9
> regandoti , che $ feri
Mali , le doglie graut
Sgombri dal fno Signor , perche l primieri
Giorni lieti e foaui
Kicouri fi ; che duol nullo Vaggrani ,
k pporta i fucchi e therba
Con cui tolfe di mano
lituo figli uol de l'empi a morte acerba
Quel , chiamo un tempo in uano
Vedrà da deflr Jpinta ingordo e Tlram .
K jfretta il lento puffo ,
E col fanto licore
Kendi lufate for^ al corpo lajjo :
Al uifo il bel colore ;
Agli occhi il primo lor chiaro J^lendore j
3 h*indi ben mille altari
Vedrai lungo le Jponde
Dell^igro Uiante ; ^f^p^ fochi , e chiari
Arderti Arabe fronde ;
E fonar Vebo , Vebo intorno l*onde .
A P AN.
DE B B* I O por in oblio
I tuoi pregiati honori
Ogran Ré de 9aflori
Volto a parlar d^ amore il penfier mio ?
Cantiam Vagrefle Iddio
O hofcareccie Diue
^ra quefie uerdi oline ;
che forfè i uaghi uenti
Si fermeranno al nofiro canto intenti j
l gli augelli d*intorno
Tregua al lor dolce pianto
Daran ; mentre eh* io canto .
l>tbh'ÌQ prima lodare o Pan quel giorno ,
che que/lo human foggi orno
Dite fejìi felice 'y
Allhor che la nutrice
Si fuggì per paura
Scorta Vtftrana tua noua figura f
O cantar , come in feno
?ien d*amorofo ^elo
Ti portVl Padre al cielo ,
Volando per l*aperto aere fereno;
Onde Gioue fu pieno
Di dolce marauiglia ,
Quando foura le ciglia
Vide le belle corna ,
che fan la fronte tua uaga , ^ adorna ?
D irò l'alto dejìre ,
eh* ancor par che ti siringa ;
De l' imaia Siringa ;
Empia cagion del tuo fero languire ;
La quai j fol pH 'f fuggir e *
Da le tue ardenti uaglie y
Vide l^humane (foglie
Canginrfi ; <^ perdeo il lume
Lungo'leri^ie del paterno fiume 4
A /; N/»/j , oue fi prejla
Puggi da chi ti chiama ,
Da chi t*apprewa ^ ama ì
Affrena d paffò , e nel bel petto defia
Dolce Retate honefta : \
Vn Dìo è , che ti chiede * ^'
Deh ferma Ninfa il piede ,
No?i uedt c]?*a la morte
[ Tf fcorge il aelo , e la tua dura forte :
ofi diceui . ah folle ;
lAentre fi*gge , s\iffànna
Vt uenir Itene canna ;
Ne per ciò a- Caldi imt defìj fi toUe ;
che tu col uolto molle ,
Verghe uiuefjè teca ,
Al tuo frondofo JJ>eco
Quella portaft , e poi
Temprafti col fuo fùono i dolor tuoi j
T acero dt Diana
Accioche non s'adiri ;
Si cornea tuoi f&fpirt
Vinta dal ua^o don di bianca lana
F« cortefe , 0» humana ;
E ne le felue omhrofe
Valte uogbe amorofe
Vece contente e liete ,
Spegnendo in parte la tua ardente fete .
T e le donne bacchanti
Segùon.con dolci balli
Fra fior uer migli , e gialli %
E qual di frefca calta , e d'amaranthi ;
Qual di gigli , e d'acanthi
T*orna le Ielle chiome ;
Qual óJiiamandò il tuo nome
Con un fejìofo grido ,
Va , che dt ?an rifuona intorno il Udo .
S iemi\ddto fi cor te Ce ,
Che la pianta honorata
Tanto a quefl*occhi grata
Uon tema dì ?afton alcune offefe ;
Si , eh* a le genti accefe
Di uirtà chiare , e conte ,
VoJJk cinger la fronte ,
E col pregio maggiore
£ 2oeta coroni^ e Imperadore .
ODA AMOROSA, x
A
MENTRE CO caldi raggi
Sirio dal ctelo ardea
Le uerdi cime de frondojl faggi ,
De la ftta Galathea
in quefe mei Batto Jldolea .
O più forda , che hnde
Adria ; uia pia feluaggla ,
che qualunque animai bofio nafconde , \
Qual Tigre in herma piaggia
Ti diede ti latte , accio cheH mio cor'haggié
P et te fempre a doler fi ?
Al\a del mar la fronte
O bella Ninfa , e i capei biondi e ttrjii
Hor eh* a l* altro Ori'^nte
Si uolge il ricco carro di fetonte • !
L afcia l* amata Dor i , >
Mentre Nettunno irato »
Tercuote col tridente i falfi humori ;
E*» quejlo uerde prato
Dammi dopo tant^anni un dì beato •
N on fon più uaghe quefle
Viagge uerdi e frondofi
che Vrtmauera dì he* fori uefle ;
che tacque alte , e fihiumofe
il più del tempo irate e tmpejìofe ?
on è VhumìÀa , e uile
Alga , degno foggiorno
Di tua uaga beltà Ninfa gentile :
Vedi qui d^ogn* intorno
Il deptnto terren uago ^ adorno «
/ fior candidi e gialli ,
Ef// tenere herbette ;
E tra he colli frefche omhrofe ualli :
\*nimfe leggiadrette
Dan'^m fouente tn lieta fchiera Strette •
edt i dritti arbufcelli ,
Ne le piaggte uicine ,
Che difendon dal Sole i uaghi augelli ;
\lcui f rondo fo crine
ScherT^a con l*aure dolci e pellegrine :
I mormoranti riui
Su V arene d*argento
Andar copefct lor nudi e lafciui ,
Con corfo tardo e lento ;
f acendo ogniuno a remirarli intento •
ira Vaere fereno ,
CheH Sol pmge , e colora
Di puritate j e di uaghewa pieno ;
0«e ^nuonto , e Vlora
Vanno a diletto lor Jpatiando ogn*hora •
di dolce armonia ,
Che fan tra uerdi rami
I uaghi augelli in bella compagnia ;
E par , th*ognitm ti chiami
*4
fregandoti che Qatto appre'^i ^ ami .
/ ferho una Ceruetta ,
che torna a la capanna
Tofto che parte ti dì tutta filetta ;
E al fmn de la mia canna
Di faltat co Vaftor lieta s'ajfanna ,
fci Ninfa da P acque ,
Et meni in qmfìt lidi
Verdi la ; dnue tua beltà mi piacque ;
Doue prima ti uidi
Spre^K^r del gran Ciclope i feri gridi .
ER LO MARCHESE*
DEL GVASTO.
LASCIA il colle [aerato ,
CheH bel PermeJJò inonda
Dotta Thalia ; e col tuo plettro aurato
Cinta di laurea fronda
Scendi ne la Jlniflra , (^p* uerde /penda ,
D / cjuefto puro fiume :
Calte lodi canta ;
Come t^injpira il tuo celsjle nume ,
Si , ch^afcolti ogni pianta ,
Quanto ualor ti gran Daualo amantJ ,
B en fai che più beWalma
Dakiel mai non difcefe
Ver ucflirfl qua giul*humana falma%
Che natura corte/e
A farla filtra noi perfetta intefe :
Con
: on benigno àfcenàent e
Da le ptu liete Tielle
Qui Henne , di uirtà' calda ^ ardente ;
E*ntenta a l*opre belle
Ta , ch*ogniuno di Im firiua e fauelle .
edt quante corone
Gif ornan la uaga chioma :
Quante mai Cefar forfè o Scipione
tion riportare a Koma ,
Cartagin l*un , l*altro la trancia doma •
/ edi quanti trofei
Al\ar l'Adda , e7 Te/tno
Al fuogran nome ; aìììior , che i cajtrei
Col uolto molle e chino
Vianfe Garona ogni fuo Micino,
) el fuo maggior Pajìore ,
che refto prefo ^ uinto
1 Dal proprio , e del fratello alto ualore ;
E7 puro fiume tinto
Cor/e di fangue del popolo eflinto .
IVI ira , come a le fchtere
Scudo poffente e forte ,
j Del magno Augujìo fio Tede [che , e \befe ,
, Difeje Pampie porte
Del gran Milana/predando ogn*hor la morte.
D di l*uUera Donna ,
Cui hora il gentil piede
. Laua Sebet ho ; hor la candida gonna :
CheU bel petto fi fiede
"E ad alta uoce It chere mercede :
[■ ndt lieta e contenta
Con l'armi , e col conjtglio
B
* <^
Uauendo U nimica forvia Jpenta ^
Ve lììonorato figlio ,
Serena il fofco e tempejìofo ciglio ;
E foura il fuo bel monte
inalba Ttatue , e tempi ;
che faran le fue lodi al mondo conte ;
Le quai non rompa , o fi empi
"BorT^a giamai degli anni auari , ^ empi .
S aggio Ce far , che al\ajle
A fihonorato fcannis{
Coftui ; col etti ualor forfè ferhafìe
Da perigltojo inganno
Il uofìro regno , e da gratino affanno ,
E eco il fuo nome filo
\ittoriofoe chiaro
Con Vali del timor , fa gir a uolo
Quei , che dian'^ s*armaro
Per por l'impero uoflro in pianto amaro ,
T al y che t\ttfìria famofa
Madre di tanti regi ,
Vi tanti ìmperador y prima angofiiofa ,
Cinta dt lieti fregi ,
Hor // dona dt lode eterni pregi ,
V edete la Vittoria
Ne le fue inuttte infegne
Vali d'oro trattar carca dì gloria ;
E par che fidi/degne
Ch'e/fer fuo ricco albergo altra s*ingegne .
V edete come lieto
Del fuo dolce ritorno
Si moflra M/wc/o , Tebro , Arno , e Sebetho
Mt pien dt gioia il giorno
sì /copre a lui più de l*u/ato adorno ,
ecuro honidi uìuete ,
Mentre agli homeri fuoi
S* appoggia ti uojho honor; che fempre haurete
La uittvria con uoi ;
E fin da Ponde Hefperie , a i liti Eoi
i flendera le braccia
Delgran Komano impero
Tal , che del uoflro nome il m^r , che agghtdC"
VdiraH fuono altero ; ,
E humd l* inchinerà l'hìiftro , e 1*1 hero .
A L SOLE.
L I aitar di gigli d*oro
or Ornate , e di mole
Mentr*to inauro le corna al bianco toro ;
E con dolci parole
Kendiamo honor facrificando al Sole .
? oriate homai la lira
fanciulli honejli , e belli ,
Voi che la mufa mia lieta m*infpira ;
E cingete i capelli
Vojlri , di calta , e d*altri for noucUi :
j ia l* aure d* ognintorno
Lafciati i uaghf errori
Taccion* , e m me\o*l ciel fermato è*l giorno
Sor per udirgli honor i
Del padre de teleflt alti Jplendori .
• ebo fe ne Vombrofe
Selue di Cinlhio fet ;
Se m Delfo , anele frefche, e dihttofe
B ij
28
Tempe , dou^è colei ,
Di cui fojpiri ancora i fati m j
F ermati ^ elnojìro canto
odi corttfe e Q^rato z
Volgendogli occhi , oue la ricca Manto
Lieta pm de lufato ,
Cefar bonora col fm Mincio a lato ,
No» fei tu il primn lume
Del cielo , e7 più lucente ;
Cheuolando ptr Vana jen'Xa piume
Col tuo bel carro ardente
Apri a mortali ti lucido Oriente ?
E loro apporti ti die ,
che co begliocchi fgomhra ,
Ricercando del del tutte le uie ,
Dagli alt t monti V ombra \
E di nouella luce ti mondo ingombra»
A Uhor prefto damante ,
A cut la notte ha tolto
La dolce wjìa de le luci fante ,
Dal pigro fonno fctolto
Kitorna a.riueder Carnato uolto :
S en\a*l tuo chiaro raggio
Non potrebbe la Luna
Scor(i^er il breue Juo torto uiaggio ;
dt nebbia importuna
Si ueflirebbe l'aria ofcura e bruna .
S ogliono fa le fonde ,
Tra t bofchi alti e fecreti ,
Mentre il tuo chiaro lume a noi s*afconde ,
Gli auget Tiar fermi e cheti ;
Indi a l* aprir del tuo bel raggio j lieti
19
, eUSrficon ? Aurora^
E dtlettofi accenti
\ Salutando ti tuo nome mandar fuora ;
Al dolce canto intenti y
fermando i fi umt ràpidi , e Correnti •
\ telagranmrtute
De l'herbe è manifefiai
Onde l' tifata lor j>rtma faluté
Kendi , qualhor molefla
Vebbre , o dolor le mortai membra infefla .
E ritogli di mano
I corpi a Vempia morte ,
Rendendo loro il dolce fiato humano :
inumile a te la forte
ìAoJlra qual dì infelice , o lieto àpporte ,
!> gombra acerba doglia f
Ch*impetuofa affale
Del gran Uarchefe la terrena Jpoglia ;
Ne confentir , che*l male
Tronchi al fuogran ualore i uannì, e Vale ,
0 di il fuperbo Marte ;
1 C*bumil ti prega e chiama ;
Ne mai dal fianco fuo mejlo fi parte ,
Si la falute brama
' Di lui , che foura o^n*altro appresa ^ ama,
0 di lungo le riue
1 Del tuo fiume famofo
Kapoli bella , è le fu e ninfe , fchiue
Di gioia e di ripofo
chiamar con meflo fuono é dolorofo ,
A pollo la t ua aita ;
E le none forelle ^
B ilj
3 0:
Chan la fua comhagnia cara gradita
Volte uerfo le sleìle ,
Nomarle crude c^ dt pietà Tabelle .
C ofì facendo ,j]?effo
Di ricche frondi altero
Vndrat cantar lungo lituo bel Vermeffò,
Come Dafne l^gg^^o
Seguijltper folmgoajpro fentero ,
LODA DE LA VITA PA S TO a A L E.
OP A S T O R I felici ,
Che d*m picciol poder lieti , e contenti
Hauete i cieli amici ;
E lun^i da le genti ,
Non temete di marcirà , o di uenti ,
N oi uiuemo a le noie
Del tempejiofo mondo ale pene ;
Le maggior nojtregiote
Ombra del uojìro bene ,
Sonpiu di fel , che di dolce^a piene ;
M ille penfler molejìi ^
Ne porta infrante il dì da ^Oriente j
E di quelli , e di quejli
Ingombrando la mente ,
Va la Ulta parer trifta , e dolente .
M ille de/ir noi o/l
Mena la notte fatto 4, le fofch^ali ,
Che turbano i ripafi
Noftri , e Jperan\e , frali ,
Salde radici d'infiniti mali .
M a noi , tojlo che l'anno
5 «
Ey^fi col Sole dal monton cele/le :
E che del fero inganno
f rogne con uoci me/le
Si lagna , e d*allegre7^a ti dì fi uefte :
1^ apparir del giorno
Surgete liete a^falutar 1^ Aurora ,
E*/ bel prato d'intorno
Spogliate ad bora ad bora
Del uario fior , cbeH fino bel grembo honora ;
nghtrlandati ti crine ,
Vi più felici rami, gli arbufcelli
Ne le piaggie uicine
fate inefiando beili ;
Ond^inal^ano al del uaghi capelli :
talbor maritate
A / uerd*olmi le Htti tenerelle ,
Ch*al fuo collo appoggiate ;
E di foglie nouelle
Wejlendofi yfi fan f rondo fe , e beUe *
oi cWa la notte labore
Kitoglie il giorno , dal fecuro ottile
La greggia aprite fuo re j
Bcon foaue Bile
Cantate il uago e dilettofo Aprile :
n qualche ualle ombrofa ,
Ch\t i raggi ardenti di ?ebo s*afcondt
Là , doHe Echo doglio fa
Souente alto rifponde
Al roco mormorar di Iucid*onde ,
hiudete in fonni molli
Gli oabi granati ; Jj>eJJi> i bianchi tori
Wrate per li colli
B tiìj
spinti da loro amori
Co^'^r infieme ; e lieti a i uincitori
C oronate le corna ;
Onde fi tteggion poi fuperhi e feri
Al'^r la fronte adorna ;
Egtr in wfìa alteri ,
Come wttoriofi Caualieri .
S pe/Jò , djpoi che anta
Di bionde fpuhe il crtn , la Tlate riede.
Con l'irta chioma auinta
Di torta quercia , il piede
Vago mouendo , con /incera fede
I n ampio giro accolti ,
ha figlia di Saturno alio chiedete i
E con allegri uolti
Grati ( come deuete )
V aitar del fangue a lei caro Jpargeti
S ouente per le riue
Con le ueT^fe VafloreUe a par»
Sedete a l^ombre efliue ;
E fen\a nullo amaro
Sempre , pajjate il dì felice e chian*
A uoi l* Autunno feria
\ue ueftite di color di rofe ;
Vomi la pianta acerba ;
Me/e l'api ingegno fe ;
Inatte puro le pecore lanofe,
V oi , mentre ofcuro uelo
il uoftro chiaro cielnafconde ^ ferra ;
Mentre la neue , e*/ gelo
A le piagge fa guerra ,
Lieti de frutti de la ricca terra ,
H or col foco , hor col nino ;
Sedendo a lunga menfa in compagnia,
Spre'^ate ogni defttno ;
Ne amore o gelofta
Da gli u fati diletti nnquaui futa:
H or tendete le reti
A la gru pellegrina , a la ceruetta ;
Hor percotete lieti
Con fromha , a con faetta
La fuggitiua damma e femplicetta ,
V oi quiete tranquilla
Hauete ; e fen^^a affanno alcun la uita ;
\oinonnoiofa fqmlla
Ad altrui danni inulta ;
l\a fen\a guerra mai pace infinita .
V itagioiofa e queta
Quanto t*tnuidio co fi dolce Tlato ;
I che quel , che in te acqueta ,
No» folo è fortunato ;
Ma neramente fi può dir beato»
A E N E R E.
CH E prò mi mert,ch*io t*hahhra o bella dina,
che reggi il ter\o cielo
Su quefla uerde e diletto fa riua
Sacrato un mirto ; // cui frondofo crine
No» teme ira di ghiaccio, o di pruine ?
t S* armata licer di mattutino gelo
* SpreX^ il tuo dolce foco
La uel^^ofa Terilla ; e dal fio Tfelo
Tronco la fpeme , allhorchet u^tgo fnre '
3 4
Apria le foglie , e Jtmojìraua fuor e •
S calda col tuo ualore a poco , a poco
I fuoi penfter gelati ;
Scema l* orgoglio fi , che troni loco ,
Doue s*appoggi ne la fredda mente
II mio dejtr ma più d*ogn altro ardente .
N on confentir come negli anni andati ;
Ch*to faccia ardente , e molli
Quefi*aria di fojpir , di pianto i prati ;
E che del fero mio fato infelice
Kifuoni ancor d'Italia ogni pendice »
O defla in lei pittate , o t dejir folli
Humor di dolce oblio
Spenga in me (l , che cfuefle pi^ggie e colli
Varlin meco di gioia , e di diletto ;
E di meflt penjter fìa fgombro ti petto .
C hina le Jante orecchie al canto mio ,
Ne ti moftrar pm jchiua
O regina di Cipro al bel de fio ;
Cljognanno haurai ne la nona sìagione
Di uaghi e Iteti fior mille corone .
A VENERE.
FV M I N o i facri altari
Di puri ini enfi ^ da pietofo core
^ofii con larga man ne fofchi chiari ;
Mentr*io pien di dolore
Canto la btUa Dea madre d^ amor e .
A Ito pregio del cielo
E d*huomini & di Dei fommo diletto ;
Madre di quanto fente e caldo , e gelo ,
che con benigno affetto
Infondi in terra ogni felice efitto .
' u fitto i bianchi rat ,
Tu ne la luce de la ter^a Tìella
Vra le gioie del del lieta ti fiat ;
ogni co fa bella
Kendi col guardo in quefta parte , e*n quella .
r e , come l* ombre il giorno ,
^uggon le nebbie , le tempefte , e i uenti ;
1/ cieL da tuoi beglioccht fatto adorno
Si dimoflra a le genti
?ien di noue uaghe'^e , e d'ornamenti .
\ / tuo fanto apparire
lagiouenetta primauera riede
Co ì lieti giorni in grembo , e fa fuggire
Con frettohfo piede
Ciò , che la fua Tiagion conturba e fede :
E col fiato fecondo
Zefiro rende grauido il terreno ;
Ondegtoifce , e fi rallegra il mondo 5
E Id terra apre ti fieno
Vherbe , dt fiori , e di belle'^e pieno :
' r u d*un foco gentile
Ì Accendi ogni animai feluaggio , e fero
Si y che nel ungo e dilettojo Aprile
Tien di dolce penfiero
I Segue Camica fua prefio e leggero :
jN e monte , fiume , 0 mare ,
Erto , corrente , 0 tempeftofo fia ,
Giamai toglier li puote , ne celare
Sua dolce compagnia ,
Ne torta , alpeftru , 0 folitaria uia ,
S enl(a te nulla cofa
B y;
Aprirla gli ouhì in quefla humana luct^
Ma siarta ne le tenebre nafcofa ;
T« fola /corta e dnce
Sei a qt/anto di bel qua giù rilnce -
D unquejjoi che fei tale ,
QÌiogni co fa da te rtcem alta ; . •
Sciogli il collo dal giogo afpr'> e mortale
lai , che l*alma fmarnta
Torni a la fna tranquille ^ lieta ulta .
ODA NEL NAT ALE
D* A N T I T I A N A .
PASTORI ecco l* Aurora ,
che co begliocchi , e con V aurata fronte
Ogni campagna infiora ;
Et uejltta di luce ardente , e bella
Col fuo chiaro (plendor uince ogni Jìella .
N e mai da l*ori^onte ,
Qual hor render più uago il mondo uoUe ,
ta uide herhofo monte
Vfcir fi adorna ; e col fito puro lume
Verde ogni riua far , chiaro ogni fiume »
M irate ch'ogni colle
Difcaccia l'ombre ; e ogni chiufa ualle
D'un'humor frefco e molle
Dimoflra , rotto ogni notturno uelo ,
Le fue noue belle'^e al puro cielo ,
C ome per torto calle
Volge con le gelate humide corna
Al fuo raggio le Jpalle
La luna ; e come per inuidia, bagna
ìf
Col pianto di rugiada ogni campagna .
l eco chel dì adorna
Al Jho apparir di rai lucenti e heUi ;
"E gioiofo ritorna
Negli occhi del pieneta almo e fecondo ,
Ad honorar di fue belle^a ti mondo .
; urgete o ?aJlorelli
fronti e denoti a [aiutar il Sole %
E i uoflri irti capelli
Adornando di fior uermìgli t e gialli ,
Guidate dolci amorofi balli .
) i rofe , e di uiole
Coronate i nouelli e [acri altari ;
le. con dolci parole
Cantate il dì , che dal fuperno chioflro
Vort)) quant^ha di hello il fecol nojlro .
r 4/ , ch^ogni felua impari ,
Ogni piaggia , ogni colle , ogni pendice ^
Con dolci accenti e cari
Lodar quel giorno chiaro , et honorato ,
Che fece il mondo ricco , e me beato ♦
n quefio dì felice
Scefe dal del la candida angioletta ;
\iuo fonte e radice
X>*ogm uera heltade ; e di' quel bene ;
che fa Labore qua giù liete e f erene .
Z io che gioua , e diletta ;
Cto che gradi fce ogn* anima gentile ,
Vorto la pargoletta
Seco dal del nel uirtuofo grembo
chiù fa digratie in un eterno nembo .
) gni lingua , ogni side
Canti di qnefto dì Valter e g lorie
Si , che Garona e Thile
Non Voda pur , ma cjuantogira intorno
Il biondo Febo di fua luce adorno ,
E de le fite memorie
Si tteggin Vorme chiare , egloriofe
Ne le purgate hi/lori e ,
€he<:onle lor bellewe ornin le carte ;
Come lucide Tielle in del cofj>arte .
I 0 di uermiglie rofe ,
Ti J}^^go 0 lieto giorno un uafo pieno ;
E con uoci amoroje ,
Doue il tributo porta otiofo e lento
. Tanaro al mar col fuo corno d^ argento ;
P rego , che^l tuo fereno
Atra notte non turbi d'hora in hora
Col tenebrofo feno ;
Ma in uece di notturne ombre, e d^horrori ,
Yolin per Varia t lafiiuetti amori .
ODA AMOILOSA.
CRESCETE 0 uaghi fiori ,
E quejle uerdi, Jponde
l^ingete di natìj uarij colori ,
fì^agnati da cjuejl'onde ,
che uerfan gli occhi miei calde, e profonde
C refcete; e del mio duolo
Poi fate al mondo fede ,
che mi uedefte lagrimofo e fola
Volger quii laff'o piede ,
chiedendo del mio mal qualche mercede .
oi arhufcelli fchtetti ,
Ne le cui fronde afcofl
Cantano lieti i garruli augeìletti ;
Se i uojlri rami omhrofì
Sian femore uerdi , frefcììi , e dilettofi ,
' tua mai fempreuofio
Co torti rami a paro
Colei y eh* io piango ogn*hor tal, ch*ogni hoJc9
Con fuon Joaue , e chiaro
Canti d*Antiniana il nome raro .
ne la uojlra fcor\a
Crefia con Vamor mio ,
Doue lo fcriuo fi , ch^oUraggio, o for\a
Del tempo irato e rio ,
Contrafli in damo al uoflro bel depo .
\ eh perche quejio fiume y
Che*l mio angofciofo pianto
! Accoglie in grembo per lungo cofiume ,
Non è quello , ci?* io canto ,
E preX:{o più , chel Tebro, il Nilo, o*l Xantof
erche non e Sebetho ,
che col fito ptcciol corno
Le fue ricchel^e al mar tranquillo e lieto
"Porta , mai fempre adorno
Di uerdi riue , e diletto fe intorno f
h*io uedret da begliocchi ,
Come da duo Leuanti
\fctr :l Sol , onde ogn*hor HÌen , che /cocchi
Amor ne lajìi amanti
il dardo , che lor rende arfi, e tremanti,
fiume , 0 riue , o colli ,
Voi del mio caro bene
4 0
Godete ogrChor ; ^ io con gli occhi moUt
De le mie grani pene
Vario co fior , con Imberbe , e con barene .
C on mi uaga dateria
Sin*a fera ragiona;
Con mi jouente fi trafluUa , e fcheTXA \
In mi p paragona
A la lucente figlia di Latona .
O fiume, 0 colli y oriue.
Quanto inuidia ui porto ;
O uerdi lauri , o pa ìlidette oliue ;
Del mio dolce diporto
Voi ui godete , O'io ftfjfiro a torto .
O troppo fortunati
Vaghi fiori e fre fiche herbe ,
Oue i uefl'fgi [acri ^ honorati
Stampan le piante acerbe ,
Che ui fan d'ogni tempo alte , efaperh .
O beato tre uolte ,
Doue tra i fior noueUi
Giace talhor con l'irte treccie fiiolte;
E co biondi capelli
Kendei raggi del Sol men chiari e beUi .
V ci lealtà miaaUegreX^ ,
Uauete , io piango ogn^hora
"Lungi da la celefle alma beUeT^ ,
che , come uaga aurora ,
De la fua luce il cielpinge e colora .
T ìton tu fempreteco
H-z/ la tu.i donna bella ,
Fr IO perche la mia non fempre meco ?
O mia nmvca ficUa
4«
Qual duro fato a lagrìmar m* appella ^
ira tu bianca Luna
la mia doghofa forte ,
E per pietate la tua luce imbruna ;
eh* altro giamai che morte
Kon fia ( priuo dt let ) che mi conforte .
perche fempre uiua
Qui' l mio gr due dolore ,
\o che*in un tronco di mia man fi fcrlua ^
Dafni qui in trtfto humore
Stillo lontan da la fua Donna licore •
ODE NEL SVO NATALE.
y O I che dì uaghi fiori
tìagial*anno Jpogliato ^
E d*herbe frefche ogni uicino prato ;
freftami ^poìlo , accio ti helgiorno homtì ,
Le uerdi frondt de tuoi facri allori •
ico il giorno fereno ,
\ che del fanto paefe
I Vefìita d'humtha Valma difcefe :
'Et d* Adria ne [^altero almo terreno
hperfe ghocchi a la gran Donna, in fen$ ,
on è ar bufi e Ho filmetto ,
Non è colle , Ite riua ;
Oue fia fronda , fiore , o ber betta uiua ,
Sigli ha r Autunno con fdegnofo ajfett9
; Vriuo del lor honor le fpalle , el petto *
I re/lami o chiaro Sole
1 Le tue facrate frondi ,
Acc/ò un nouello aitar orni e circondi :
/
4 »
E far lo del , poi che Ì*bonora , e cole i
V ingegno mio con fcritti , e con far ole . '
E rgete un ricco altare
fanciulli \e*n quejlo loco
Accendete un lucente , uiuo foco ,
Ch\trda con le uiuaci fiamme , e chiare
Le ricchezze , eh* Arabia a noi fuol dare . i
C hi mi porge la Lira ;
che 4^1 quel ramo pende , j
ÌAentre il bel foco al et els* inalba , e Jplendn
E-dal più puro fiso dolce odor /pira; ]
Mentre la mufa mia lieta m*mjpira ?
C antiam dotta Thalia j
il bramato ritorno ì
Di queflo per me lieto , e facto giorno % \
Co fi mai fempre il tuo bel fonte Jta j
Vten del foaue humor di ^oefia . |
O gntpenjler noiofo , j
f.hj^nt ingordo de (Ire ,
V adc> lontano , fugga ogni martire '
E'« Ljuefio allegro giorno e dtlettofi '
Wiuu meco piacer , pace , e ripo/ò .
N on caggia atra importuna
Nebbia da l*aere puro , *
che renda quejlo dì fofio , ofcuro ; '
Ma uada ogn'ombra , ogni cofa bruna , ^
A Jìaxficon la notte , e con la luna . !
O dì per me giocondo ,
Per me felice ogn*hora : ^
Con cui nel grembo de la uaga aurora
Con rajpetto del ael lieto , e fecondo ,
Wenni contento ad habitat mi mondo .
/ Salti faccia eterno
Si , che non apran l'hore ,
C han de l'albergo fuo dolce gouerno
Mai altro dì ; ne col /ho fofio barrare
Copra la notte ti tuo uago colore»
laTiagion fiorita
, Col fuo temprato cielo ,
Da te lontano faccia ti caldo , €*lgelo ,
Tornando in dietro unga e colorita
ii A uitter tecóuna beata una .
an ti ào gigli y orafe
Ver coronarti ti crine ,
Cboìnai gli ha tolti ti ghiaccio , e le pruine :
Ma con noci leggiadre 0* amorofe
Narro ad ogniun le tue bellewe afcofe •
anciuRt homai cantat e
Accolti in lunga fchiera ;
E con una gentil noua manera
Quefto febee dì meco honorate ,
Ond*ei fia*n pregio a la futura etate .
t a baccbo rendete
Nel uoftro dolce canto ,
A cui i facro qu e (lo giorno fanto ,
Gratie infntte ^ fi come deuete ,
I Con ucci chiare , e con le f accie bete .
AL PRENCIPE DI SALERNO.
V O V E i uagbi arhufcelli
Con le dt fior te braccia ,
E coglt ombro filar uerdi capelli :
Copron la bella faceta
4 4 :
D'tin praticello herhofo
Si , ch*a i raggi del Sol Hia Jèmpre afcofo j
O pur lungo le ;e
D* un trafp urente fiume;
Le cui ue'^ofe , e leggiadrette Diue
Già per lungo coftume
Coronate di fiori
DanX^no con legratre, e con gli amori:
L ungi dal mìgo ignaro ;
Diuifo dagli affanni ;
Va le cure del mondo inuido , auaro ,
Cantar le mufe i danni
Vi Troia , e le ruine
Con ucci fi /onore , e pellegrine :
H omero canto l*ira
Delglortofo Achillei
- Onde la Grecia ancor piange , e fifjfira ,
che fra l*alte fauille
De la Troiana gloria
Legge de figli fuoi fi cruda hifiorra •
L afita Febo , quaVhora
Di Venere , o di Marte
Cantagli amori; o*l pianto de 1^ Aurora,
Le citt att in di/parte ;
Et uh , doue s*afconde
Kiuo \ ecol uago mormorar rifponde
A zìi awrelletti z^i »
che uanno d*ombra , m ombra
Sfocando a prouagli amorofiguai ;
Doue ?arnAfo adornò ra
Co fuoi Lauri honorati
Le riue d'Hippocrene , e i uerdi prati :
f cut /onoro canto
?er quell*onde lucenti
\Zandidi cigni con lor dolce pianto
KÌternan ; tal , che i uenti ,
E / ceUfii pianeti
Stan a tam*armonia taciti , e queti .
t UDÌ Signor uclete ,
che fra mille molejìe
Cure y che Vhore mie ferene , e liete
Con ofture tempejle
Turbano fi Jouente ,
A cantar d*Amadigi aly^ la mente,
che fra mille o/curi
Corui , che col lor roco
Garrir uan per lo Ciel lieti , e ficHTt ,
Canti l^honejlo foco
Ve It bella Oriana
\Con la felice mia mufa Thofcana •
!0 la chiamo , ma tn damo ;
dì ella jchma , e {degnofa
ÌVrepone a quefto Cui le riue d'Arno ;
lE con noce amorofa
\lAi prega , ch'io mi fgraui
Da qiiefli altri penfier noiofi , egraui :
ieri) , fe pur bramate ,
\che quefla hiftorta bella
I faccia conta a la futura etate
VYal ; chorrtda procella
ÌDel tempo , non la chiuda
\ln qutWonda d'oblio rapa:e , e cruda :
anto , che quattro mite
Di rofe coronato
^6
A Pherhofo terren le neui tolte
Torni con ranno ufato ;
E con le corna (tauro
Qfiel di Europa felice , e lieto Tauro :
S iate Signor contento
C///0 uitia , Que ti defio
lAi chiama ognhor, a nuWakra opra ìnten
St , che col canto mio
Con tah del mio ingegno
Vaccia ancor uoi d*€terna laude degno .
•AL S. SCIPION CAPECCIE.
CA P E C C I E procellofa , atra tempefla
Di contrarti penjleri y
Per dtuerft fentieri
Hor in quella , hor in quefta
far te del gergo del mio gran defto
SoJJjinge ti trauagltato legno mio :
E benché ti mio Nocchiero habbia [oleato
V elaghi periglioft ,
Con uenti pitt orgogliofi :
E mai fempre (aluuto
Va l*impeto de l'onde la fua barca ,
Vi ricche merci , e preciofe carca :
H or fi dffperadt trottar ti porto
Sen\a.*l uoftro configlio ;
che da maggior pertglto ,
Tifi faggio , ^accorto
ScorT^er potrete la dubbiofa mente
Si , t/?e l*tra del mar non la fgomente .
Vamor del Stgnor mio , che per deflino ,
47
Et per debito adoro ,
Now ptir urna , & honoro ,
a/ johto camino
De V antiche faitche ancor in*/mita ,
Et a l'ufata mia penofa uita .
a la neue del tempo , che rrCimhianctt
} Le già mature tempie ;
E cliedt crcfpe m*empie
La carne afflata , e slanca ,
Mi chiama m parte dt ripofo piena ,
A uita più tranquilla , e più /e rena :
icendomi , homat tempo è , che s*appenda
Egli fproni , e*l cappello
Sourad un ramttfcello ,
\Ch*al Ctel le braccia ejìenda
!D/ qualche ombro/o Fa gio , o d^un*\het€
Sacrandoli a la Dea de la quiete :
\:heH fianco da Varmi , e da la grane
Frf tea Tianco . e laffo ,
S*appoggi a tronco , o a [affo ,
voue ihtara , e foaue
Acqua fuggendo , e mormorando innnde
Di perle , e di fmera'.dt ambe le Jponde :
fai habbiamo ut fio al fuon di I rombe
Tante nimiche fpade
Par fangu'gneleTirade :
E pmtli a Colombe
Sanxj il VaLon ft*ggir le genti uinte
Di pallido timor machiatc , e tinte .
fai hahbiamo /corto il Signor nojìro
\Zoronat(^ d*honore ;
f.à*honeJljo [udore
48
Pm che di perle , o d*oJlro
Lieto , ahier co i prigionieri inante
H ornar uittoriofo , e trionfante .
H or migioua , ou*un ?in le piagge adombra ;
O doue il cafo reo
La moglie dt T ereo
Vtange , tn qualche frefch^omhra
Alternar con la Cetra , e con la noce
Il fuo fatto più d*altro empio > ^ atroce . ' ,
H or migioua da queflo altero fcoglio i
De le Sirene , udire I
Gli A ugelli gai languire ;
E*/ lor dolce cordoglio
sfogar con uario , e con canoro Tlile J -
chiamando il lieto , e dtlettofo Aprile ; L
E 1 1)or co chiari rai del primo Sole
Andar per uago colle
Vi rugiada ancor molle ,
Vi mammole uiole ,
E d'a tri fior cogliendo un pieno lembo ,
Per adornar de la mia donna ti grembo .
M i diletta taVhnr ueder ti mare
Garrir con l*aure eftiue j [
E le marine diue
Volcemente ficher^are ,
lAen^ndo lieti , amòrojl balli
Uel fondo bel de licjuidi crtftalli .
E lafi"^liadi ledain lunga [(:htera.
Co t pargoletti amori
Verqueftì falphumori
Gir Ufau t , altera
Del Ugviadretto fuo corporeo uèlo
ìnamorand
4 9
Inamorando il mar ^ la terra , e*l Cielo .
ia le mufe del mio con lor ritorno
forfè liete , e feflofe ,
j, Coronate di rofe
' Lodano il chiaro giorno ;
E meco Jpefjo in quejìe riue apriche
Cantano L*honorat& mie. fatiche .
a quejli duoi nimici , e fieri uents
Sojpmto il fragil legno
Del mio debile ingegno
Var che tema , e pauenti .
Se col uoflro fuuer prudente , e fido
No» lo fcorgete al dejtato Udo .
atei Signor , che Vtmagin nottua ,
E la uefla bagnata
A uoi farà facrata
\n quefìa uerde riua ;
che farà tefltmon chiaro , ^ aperto
Del mio periglio , e del gran uojìro mert9 ;
L SIGNOR. LELIO CAPILVPO.
Elio, qtù doue ti Sole
V Con l* obliquo fuo maggio ,
Ne d* Aprii , ne dt Maggio
fa , come altroue fuole ,
Vtlettofo ti terreno
I A mtUe uarij fiori aprire il fcn» :
He Vhorrtdo uerno
Tiene il neuofo Kegno ,
j E pien d*ira , e dt [degno
Si fa di Flora fcherno
S o:
.Ou*AcfulIone irjt0
Copre di gelo ogw mente ., ogntptm :
O ue il ghiaccio afpro , e duro
Voti freno a t fimni uaght ;
E / freddi Tiagni , e i laghi
Nafcondenv il fuofuro
Tondo y cjM/ doue il Oelo
Si uefte ogìihor di tenebrofo uelo :
F ra quejìe Tirane gentil
Doue uirtà , c^t» honore ,
Qual fuor del fuo licore
Vefci fmarrni , e Jpenti
Stan , per lungo camino ;
M* ha fcorto ti mio infelice , empio dejìiné.
Qjiì mi fero , qui uiuo ;
Se chiamar fi può uita
Quepa lajfo , che inulta
Vhuomo di gioia priuo
In doloro fe tempre
A fojpirar , a lagrimar mai fempre .
E fe tal*hor mi uolto
In ciucila parte bella ,
V* la mia fida TleUa
Con rugiadofo uolto
Hi chiama da lontano ;
E mi jojpira lungamente in uan9 :
P rendo tanto conforto
Da quel Cielo amoro fo ,
ci)* ogni 71 aio noiojo
Vongo m oblio ; ma corto
quel diletto , e frale ,
Vot die lontano è ti ben , prefente il rnéiU ^
patria Miuflre ^ o madre
0' Imperadorì , e Kegt ;
Che co lor fatti egre^ri
Kendonò ofcure y a^^^
Tutte L*ol?re honorate
De Inanime più chiare , e più lodate :
patria ìUuJìre , ù albergo
Di quanto ben ci mojìra
Quefta terrena eh io/ir a ,
A te ni inalbo , tp* ^^go ;
E t*honoro , effaho ,
Quanto le rime mie pojjòn gir*alio .
eltc e noi , felice
Tre. uo li e , e pm , che ti giorno
in fi beta foggiamo
Vacate , oue non lice
Veder co , che non fja
Tutto pien di uirtU, di leggiadria ,
oi folingo tathora
Taltout al uolgo ignaro ,
Con l*altre mufe a paro ,
Doue Zefiro , e Vlora
Spargon le loi^ricche^\e ,
Cantate le dtuine alme bellt'^e .
i c^uella , che prefcriue
I chiarì giorni uofìri ;
Tal'hora con gli inchioflri
Vurgati , per le riue
Vergate , d*un bel rio
Carte fecure da l*eìerno obU$ .
fe benigna forte
Vi* apr editi Orienti
C ij
Quel dì chiaro e lucente ;.
ci?* al bel dejlo mi porte ;
chi più di me contento
Spargerà mei d^allegre%^d al uenta? .
N occhtero accorto , e faggio ,
C* ha guardata la naue
T>a tempejìa atra , e graue ;
Giunto al fin del uiaggio
Appende fu le Jponde
Vhumide uefìi al Dio de le fals*onde :
I agli (proni y e* l cappello
Qual sianco pellegrino ,
Che da lungo camino
Venga , ad un ramufceUo
D'm« ?ino , e d'un* Abete
Vo facrar*a la Dea de Inquiete:
I ndi gioiofo , e lieto
Ne l'honorato monte ,
chioma la bella fronte
Del gran Salerno , queto
Mirar hor ne le cììtare
Onde fcher\argli Ivjjfidi Dei del mare
E D.rì eGalatea
Di perle , e di coralli
Cinte, amor nfi halli
Guidar con Vanopea ;
^t arder co fof^tri
Vacque nel foco de lor bei defiri .
E i lajciut Tritoni
Tarhor andar gui'^ando i
^De/lofi cercando
I più pretiofìdoni
?er coronarne il crine
De le lor Ninfe uaghe , e pellegrine .
alhor con la ueX'Kpf^
lAia Pajlorella , è lieta ,
Quando il fouran Vianeta
Kendeuaga ogni co fa ;
"E col raggio fecondo
Orna di uarie fue belle^ il mondo ,
e mattutini albori ,
Mentre i foaui augelli
Sopra i uerdt arhufcelli ,
che fpiran mille odori ,
Salutan lieti il Die,
Dolcemente cantar le pene mie :
fra il canto , a le Kofe
De la purpurea bocca ,
Onde Amor uibra , e fcoccA
Le fue gioie più afcofe t ■
ìnuolar dolci baci ;
E far , con lor garrendo e guerre , e paci •
or con le mufe amiche «
che slàn meco fouente ,
Cantar lieto , e ridente
Vhonorate fatiche
Del mio Signor gentile ,
Con colto , uago , e diletto/o Siile ,
dì chiaro , io ti {acro
Quejìa penna; e fe mai
A me lieto uerrai ,
Ti faro un fìmulacro
Ne le uiuaci carte ,
Yfian le glorie tue finte ^ e cojparte .
G iij
$4 A
S i , che miU^dtjm ] e poi
Le genti , che uerrànno ,
Come al più bel de l'anno ,
Al'^in'aghhonor tuoi
Kkchi , e fe/lflft alt4ri ,
Et Him ogn'hor fra f iu famoft, exhlari.
A Lieo F I V M E D* A V G V S t A *
MENTRE il giogo'af^'ro , e durù
Al tuo rapido corfo
^on cofì fero morfo , ,
fuori del tuo più puro
A folta , afcolt4 g Lieo
Ciò , eh* io piangendo , e fij^irando dico»
E y fi per forte y alcuna
^ella Ninfa Ti a tecp ,
in quel mufcofo fpeco ;
Cui aduerfa fortuna
Nel n}4r d*errìpio dolore
Uubhia fommerfo iìgioftattetto core :
E fca , moffa a pieiate .
De miei doglio f accenti ^
Hor , che tacciono t uentì ;
E*;i quefte ritte amate
Stendendo ti bianco lembo
Quefle lagrime amare accoglia in grembo
C he fede fofpir miei ^ ■
Vaura calda , e cocente ,
Non difilla l'algente
Gelo , onde cinto fei ,
Non fai la Tiate , e'I uern§ ,
ss
Mane farai da quel cinto in ttern9,
[colta , che n*andrai
Indi pÌH ricco al mare :
f. ne l*onde tue chiare
ìmpreffa porterai
Vi man del penjler mio
. Quella beltà , che s'afjhmiglia a D/#;
,fe quale io lamirq
In quejìe lucid^onde ,
Co» le fue chiome biondi
C mte da > lieto giro
, Vi mattutine roje , ,
ì Arder d'amor tutte l'humane cofe ,
al la uedejli ancora ;
Wfero iirfo ; e piagato
fonando il manco lato ,
; Sojpirarejìi ogn*hora
Nouo ?lgmaleone ,
Come fece Ciprigna il caro Adone .
f ! 0 fouente Vho wfla
I Aliando gli occhi al Cielo ,
; I Ogni noiofo uelo ,
\Che lo turba e contri fta ,
! I Sgombrar col uago lume ,
! E far cangiar al Sol firada , e cojltime,
t§efl*è Lieo la Donna ,
Ch'io rruerifco , ^ amo ;
che ne fofpir miei chiamo j
Vprte , e falda Colonna ,
che mi fojìiene in quefia
. ìFercoJfa di fortuna ajpra^ e molejla :
\f t io mefchino uiuo . . r '^.^ .
C iitj
Lungt da tanto bene ,
Sol dino, dolce Jpene
Vafcendo ti cor , che priue
De l*ufatò diletto
Sfoca con gli occhi il dolorofo ajfett$ .
uanta tnuidia ti porto
Felice , e bel terreno ,
eh inonda il gran Tirreno ^
Oti*a dolce diporto
Sen ua l*almo mio SoU v
Stampando col bel pi è gigli , e utok :
uant^a quel monte adorno ,
ì^e la cui lieta fronte
Tofio , eh* a VOri^onte
S^inal'^ il chiaro giorno ,
Scopre tante belle'^ye , ;
Quant^ha'l grand' Ocean chiufe ricche'^\e :
T « con miglior uentura
Salerno alto , e gentile ,
Quella beltà , che wle
Kend^ogn* altra , C-ofiura^
Vofìedi in lieta pace %
E difpre'^i ogni influjjò af^ro , e rapace ,
C /?eV loco , ou'ella pofa ,
Qual porto di falute
Per occolta uirtute
ì^on teme aura noiofa
Di dejìino infelice ;
fimpr'ha intorno il Ciel chiaro , e felice
D eh , perch'in quelle riue,
DoH^tn leggiadra fchiera
fauonio , e 2rimauera ,
E Maitre
E r altre gale Diue
?ra mille uarij fiorì
Scher\an*ogn*hor co pargoletti amori ,
ajjò non mi conduce
Il mio fato maligna
Kefo grato , e benigna
Si , che con l*alma luce
De la mia fida Tiella
Efca da queft*horribile procella :
nde nel uolto uago ,
In quegli occhi Jereni
Vi gratta , e d* amor pieni ^
Mirando ; lieto , e pago
Kitorni a quella uita ,
che m* era già fi dolce , e fi gradita •
benigna forte
M/ riconduce al lido
M/a defiato , e fido.
Con un canape forte ;
E con ancora graue
fermerò in porto la mia fianca nane ;
, qual faggio Nocchiero ,
CJje più uolte Vòrgoglio
Vint'ha del mare , io uogIi§
Con deuoto penfiero ,
E con altt , e diwni
Vrieghi ,f aerarla a i fatfi Dei Marini •
a lieo tu pur corri
Tacit 0 fotto il ghiaccio ,
Con le tue Ninfe in braccio i
E / mìei lamenti abhorri ;
Cerp9 Barbaro , e crudo ,
C V
Vofcik che fei ogni pittate ignudo :
P oi che fpirto ueruno ,
Di pietanontimoue y
pr:ego h terno Gioue ,
che mai femfre importuno ,
Vigro gelo t*ufcondu\
ÌSle Jhlla unqua ti fì^i dejlra ^ o fecvtpd^,
S* A L L E G R A D E L R I T ORNO
A L A P A T R I A.
ECCO, cheH Hugo Jiore
De U Jpeme uiuace ;
Cui deflinorapace
Viauea tolto Nmmore ,
che donar le folea uirtù , ^ odore ,
Spiega le foglie al Cielo
Sen'^ timor di n uhi lofi uelc .
K allegrati cor mio ,
Verche toflo uedrai
Quei chiami ardenti vai i
Quei rai mi fero , ouio
Kaccolgo il frutto dd mio bel dejto ;
Tojlo uedrat colei ,
ch'arder può del fuo amor huomini > e Dei ,
M ufa trijìa , e noiofa ,
Sgombra tigni penfter egro ;
E fquarcta ti uelo negro ,
che qual purpurea rofa
Nebbia , parer ti feagraue , e penfofa :
E con fuono giocondo
Empi di gioia , e d*alle^rt^^ il mondo •
4" " O'*
eco , che pur i'horn0
Oop'j tante fatiche
A cjiuelle pi<iggf^ apriche ,
Ouel Pianeta adorno
Porta più lieto , e più fireno il giorno :
yj* grati a , e leggiadria,
Sieden*m grembo de la Donna mia »
•n/ìer nago , e gentile :
Chat fouente [colpito
Quel Molto almo , e gradito ,
che mi fa parer uile
Quanta beltà Tià fra Timauo , e Ihile,
Ond*ogni fiore , ognherba
Sen uà di tal fauore alta ^ e fuperba :
accogli ogni jìgura ,
Ch*impreffa in quefte riue ,
Et in queJVaccjue uiue
Hai con (imbtl cura y
che ne Tiupifce amore , e la natura ;
E non laffar cojparte
Opre fi belle in odiofa parti .
ifta , che cjuejìo fiume ,
Quefio del , quefte piaggie
Prima ro^e , e feluaggie ,
Prefa dal uiuo lume
Qttalitate gentil , cangtan coftume :
E che d*amor ragionai
Ogni Tlerpo , ogni [affo , ogni perfona .
tfla , cheH nome amato ,
zi) io adoro , et inchino
\n quefto peregrino
clima yfempre lodato
C y;
€ o »
\iuA ne tronchi , e crefca atQlela al^to
Tal , che mill'anni , e poi
S*honorfn da le genti i pregi fuoi»
C iaquefl* aura, y quefi" onda
Turbata dal mio pianto ,
Mentre col dolce canto ,
Qual cigno fu la fionda
Vi leandro piangea la treccia bionda
henche dura , e crudele .
Alternaua colduol lentie querele»
T u poi dietro al de/tre
Aliarti uago , e fola
A pellegrino uolo ,
'E*n que begliocchi gire ,
che mi rendon foaue ogni marttre:
E con facci a rìdente
Deuoto falutarla , e reuerente .
E dirle un , che u*honor4 -
Ver decreto fatale ,
No» qual Donna mortale ;
Ma , fi come s*adora
il f attor de la luce , e de l'aurora ,
M *inuia pieno di fede
A falutarui , & a baciarui il piede :
C he s'egli hauejfe uanni ;
O penne ardite , e prefìe ,
Compio , certo il uedrefte
Meco , / fuoi duri affanni
Deporui in grembo , e lieto de fioldanm
Sol col mirarui fifa
Viuer nel fuo terreno J^aradifi*
I n tanto un foco chiaro
6t
O^honeftaalmaptetati
V*orni quella beltate ,
Zhe gli tempra ogni amaro ;
Zh*ogni tormento gli fa, dolce , s cara j •
E*l molle , e cafto letto
Oi gioia gli (pargete^ e dt diletto $
ccio che dopo tante
Varie amoirofe pene , -
In braccio al caro bene ,
Lieto più d*ogni amante
Con fonor* , alta , e chiara noce cante
Cmto le bianche chiome
Vi lauro , i fuoi diletti e*l uoftto nme •
PER LA PARTENZA DE LA
I S V A DONNA,"
Asso, ch^ouunque i lumi
!' Volgo pien di defio ,
\Vn lagrimoforio
Ver/o da gli occhi , an^ipnr larghi fornii
Ne ueggw , o fenta cofa ,
che non JIaalmeJìocorgraue,en7Ìo/a, f
\ uefto Sole , che pria
Si chiaro , e fi lucente
Vjcia da l'Oriente ,
Hor per Vafjentia de la Donna mia
Di tenebre uefttto
Callido fidimoJlra,e fcolorito:
[contenti occhi miei^ |
che più uedrete homai ,
Zl?e di perpetui lai
Non ut porti cagion ; foixhe coUi ,
€Ì) era ti mftro diletto ,
Altroue ha uolto tlgrattofo affetto ?
,0 ifadre Lieo , 9 Uc9 y.
che tardi , che non forgi f
Wfero , non ^*accorgt ,
che feigia fatto pouero , e mendico y
Po/ , che elvelle beÙe'^e
Cììurano il tuo tefor , le tue ricche'À^e ,
D eflino empio , e rapace
Per arricchir la bella ,
E felfce ^oftUa,
T*ha tolto . ah deftin rio , deflin predace ,
Tm ten porti ti mio bene ,
E me iafci infelice in tante pene .
A D O N N A VITTORIA
COLONNA,
MENTRE Atiflro , 0* Aquilone
?ieni d'antico jdegno
Co ntHrban di Nettunno il uajio ^egn$ ;
E C armato Orione
Con la fpada fumfla
T>al Otto lo minaccia , e lo molejìa ;
N occhier faggio , accorto ,
Per non perder la N.iwe
Di ricche , e prccio/e mtrci graue ,
Le uele in ifueto porto
chiude , e da hmgi mira
Del fuperbo Ocean l'orgoglto , e Pira ,
E quejla barca , e cfuella.
1^ rati agliata da l* undc
\enX^ uela , t timon dar. da Uij^andt
\ Phorribtl procella ' ^
.e merci , onde ti mar pieno
<afconde adhor adhor l*ondofi feno :
^uaUedendo aluerno,
')opo molte fatiche ,
n preda dar fi- a l* acque empie , e nimiclH
Zon un naufragio eterno :
:^H4/ rotto arbori j e /arte ?
ìofpinta , andar in qualche shand parie
'ide :fi 'ueggion molti
jia tuffati nel fondo ,
Vrna far fi del mare alto , e profondo ,
')a i mofirijmridi accolti \
\l pochi andando a nuoto
Stanchi al lido arriuar caro , e remotq » ]
a come In Occidente
^ede , che*lliondo hpoUo ^1
l giogo a fuoi deftrier tragge dal coU»
Tutto chiaro i e lucente :
t^e più l-empie querele
i^ente del mar , fa in alto al\ar le uele ;
m cheU uagp uslto
Oa nulla macchia offefo ;
\n\i dal lume del fratello accefo
zia Cinthia al mondo occolto ,
Zon un feflofo grido
Salutando il terren , lafcia il bel lido :
ia lieto , e felice
Col mattutino raggio ,
\en\a nullo timore al fuo Maggio ;
Mentre fokarglili^Q
€4
limar, mentre che glacé
Sen'^onda , ^ ìmn fra loro ì uentì pace :
C oji Vittoria noi ,
Mentre ch*ofcura , e bruna
Tempe/ìa di maligna ajpra fortuna ,
Vegli accidenti [mi
Inalba tacque irate ,
N(f / porto del uoJìr*animo ui fiate :
N el porto ogn*hor fecuro
Da terrene tempefle ,
eh* affetto alcun mortai commoua , o ie^t ;
Vorto tranquillo , e puro ,
che fempre uguale , e piano ,
Aura non moue di penjìer mondano ;
E da lungi uedete ,
Sen'^ alcuna temenl(a
Con quella uojìra giouentl pruden'^ ,
Come turbi , enquiete
Col uento de defìri
fortuna il golfo de nojlri martiri :
E come a molti ancora
Affonde il legno frale
' flutto di nota , o dt piacer mortale ;
E che pochi dolc*ora
Di uirtù ardente , 0* uiua ,
Sojpinge , e porta a la bramata rìua •
S tate /ecura , e cjiteta
in quejìo porto forta ;
E con la fune da ragione attorta ,
A quefla ritta lieta
Legate pur la barca
De hojìri alti deftj gramfa-, t carca :
Ch'i$
h*io ueggto il chiaro file
De la^ran uirtUuo/lra ,
che con mille he* raggi a noi fi mopra ,
Vifgombrar , come Juole
Vhlha l'ombre al mattino ,
Ogn*atra nebbia di fiero dejlino *
mi par di fentire
Kelnobil Vaticano
Lieto cantar il gran popol B^omano
?ien di caldo defire ,
Per eterna memoria
Gli honoT de la feconda alta Vittoria*
L S. F E R R A N T E C A R A F F A P E R.
LA MORTE DEL FRATELLO.
) E R c H E Terrante homai
' Viti ti confumi , e lagm
Con dolorofi lai ;
'Et di lagrime amare il uolto bagni ,
Se ben l*alma è falita
Del tuo caro fratello a miglior uitaì
enche nd u ago Aprile
De la fua età migliore ,
Predace mano hofìile
Kecife , ahi duro Tato , il fuo bel Jidft g
Yot fojpirar mai fempre;
E difìiUarti tn dolor ofe tempra ?
/;/ fiere , ahi crude Dee
Di quel corrènte fiume.
Voi , uoi fpietate ,ereei
Voi 9 forfè uaghe del fuo chiaro lume
6 6
ho tir afte nel fondo
Del uyftro gorgo alhor alto , e profondo ^
P er baciarli t coralli ;
E le brine del nifi
Ne liquidi criJìaUi
Comra*l uojìro upler fbauett Hcdfo ■:
Voi , «PI dolenti ancora
Mille , e milVanni , e poi ftfggia l* Aurora»
T al pian/e d grande Alcide
Vtìtla caro , ^ amato ,
Onde cjueiracqae infide .
Ne mofifAto il color fofco , e turbato %
E con gliocchi ogn*bor molli
Vece d*Hila fonar le piaggie , e i colli :
T al pianfe Citherea
Il leggiadro Garrone ,
Qujtnd^affiitta giacea
Dt lagrime bagnando il morto kdont :
che pArcu.t fra ?herba
Vn giglio tronco , una uiola acerba •
£ , mentre i pargoletti
Conl*arca^ e con lo Tirale
A la uendetta eletti ,
?ercotean fieramente il fier Cinghiale,
che del fuo errore auuifto
Stana col capo chin doglio fo , e trijìo ;
E Ha da que be gli occhi ,
che con l*empi o fuo t elo
Haueagia morte tocchi ,
Da quelle labbra già fatte di gelo
Con la fua bocca giua
Cercand'una di lui reliquia uiua .
€ 7
icquer dafot coftoro ;
i s^afciugÀto il pianio ;
ita degli affanni loro
>atto tirato Qielpietofo alquanto ,
ihe s^hor tona , e balena ,
'Jto^na Paria poi qUeta , e ferèna\
n fin tu ancora ni duolo ,
fo/hirxtr in féano
Querulo Koftgnuolo ,
.a pratica del tuo caro Germano ,
ihe con più lieta forte
finendo in del, con noi lafctVla morte ^
A ^JrA M O <? L I E.
|;i E M E talhora il temfeftofo Ege9 ,
horrido , e fchiumofo
>orfe per la memoria dt lìnfeo >
nal\a il flutto ondofo ;
^on dando a Pondè fue pace o rìpofo :
ilhor^t poflo al loro orgoglio il freno
lende tranquillo , e cheto
yel fuo pr^ondo gorgo il uafìo fem%
■ ridenti' t -e quieto '
\)imofìra a nauiganti ti mito lieto ,
n feì7ipreM4f te dt^ furóre armato
]on la fulminea Jpadu
)opre di fp.irfé membr^tilmonte prato
4e di ro/Jh rugiada ^
)gnt pendice monda , ogni contrada ;
< nel bel grembo de U sarà àtm^H
i leucite fi giac^ , [ * v . *****
6 8 , ^
Dando dolce ri pùfo a hi fatica \
Tal chela tromba tace ^
E* han tarmi fra loro , e tregua , e pace .
T H cara uita mìa , mentre s*afconde
Ne ralto mar d* Atlante
Il Sol 3 con lefue chiome aurate , e bionde ,
ì^entre che con le fante
: Luci , feconde fa Vherbe , e le piante •
uafi hugeUin , che fra i fondofi rami
D* un fiorito arbu/cello , ;
Con alte note , e fofpiro[e chiami •
Sempre amante bèllo y
Chabbia fatto fttggir rapace Augello ,
S o^iri y e piangi qfiefi*abfentia rnta ;
E*/ maligno defìino ,
Che mi fa gir con penagraue , et tu
Ver ignoto camino
Smarrito , e fconfolato pellegrittù
P on homai f ne al pianto , ale querele.^
che co fi da lontano ì:
Viaga mi fan ne l^alma empia , e crudele
"Boi ch*ogni pianto è uano
Sin , cheuenga di Dio lamica manOg
C he riconduca al defiato porto
Quefla mia NauiceUa
SoJ]^inta per camtn dubbiofo , e terté
Da l^horrida procella ' '
Dela nimica mia contraria Ti ella,
S e pianto haueffe di Laerte ti figlio •
Lamoglie .cafìa , e fida , ■
Quanto fu lungo il fuo mifero efiglÌ9\
Vhauria la doglia infida , ; / .
C9
)f / [ho medefino cor fatta homictda .
di per quefio , e per quel mare errando
liua animo fo , e forte ;
l la fua faggìa moglie fo[pirando ;
Illa al caro conforte
Incerta de la uita , e de la morte
mferu'intatto ti maritai feto letto ;
Et a guifa di fcoglio ,
Zhe falda , e forte ogr^ìjor prende à di\ett%
Ogni marino orgoglio ,
Tuttofi furor fpre\\odel fio cordoglio :
! che pietofo fatto il Citi nmico ,
^uor d*ogm jua fperan\^
^iccndnjfe tl y^arito al nido antico ,
A la paterna Tlan\a
Dopo fi lunga , e grane lontananU^ ,
SI DVOL DE LA SVA
LONTANANZA.
% V A L aura tanto amica
fa , che il fuon de Valte mìe querele
^ortt a Vamata mia dolce nimica f
borea , tu che fedele
Haigufiato d*amor l^ajfentio, e*l fele
er la bella Orithia ,
che fofj)ir.afli lungamente in uano ,
Vorta nel grembo tuo la pena mia ,
Ouhor ondofi y hor piano
\Bagna Napoli bella ti mare infano •
ui uedrat colei ,
che tiene y e terrà fempre in mano il freno
Vi tutti i trìfti 0 lieti penfier mei j
7 9 - v
che fa taere fereno ;
E di ELc/e , e di fior lieto il terreno ■
@ ol lume de begltocchi ,
E con qtiel ut/o angelico ^ che pare
Oftro juneue,cbe*n bel colle fiocchi ^
Arde d^ amore il mare ;
E rende l*<mde fite tranquille , e chiare •
F rena il tuo uolo , e dille
Madonna , un , che per uoi piange fi. forte
"Et trahe dal cor fofpiri a mille, a mille ,
che farebhon la morte
Me/la , e ptetqfa di fua dura forte ,
V / pr^gA 1 p etate
De la mi feri a fua ui punge il core ,
che non uogliate lauoftra beltate ,
Quaft tenero fiore ,
Con la nebbia del duol render minore .
C he non uoq-hate i belli
Vofir^occhi agni fa dt fontana uiua ,
che co fUoi torti , e lucidi rufcellt
Da mante fideriua ,
E col frefco licer bagna ogni riua ,
S tillare in acqua amara
Quand'è sìeUato il del; quand*arde il Sole,
Se ti è la ufta fua gradita , e cara ì
E fe pur , come fuole
Di tanti fiot martiri ancor ut duole :
G he non cofi per pioggia ,
che fcendendo dal Ciel Tlilli la neue
il V.ede fumi altier s'inai'^ , 0* poggia
S/ , cìjf'rtunhora hreue
Del fuo t ut hi do flutto ogni fior heue ;
7«
ne per pioggia crefie
>al uojìro duolo , il gorgo alto ^ e profondo
liei fuo ; tal che di lui fenon u^tncrefce^
ommmergera nei fondo
)el juo martir , che non ha pari ài mondo .
'che , qual lungamente
ìon può un Karciffò , che ricopra il gelo ,
en\a i raggi ueder del Sol lucente
.egger dritto il fuo Tlelo ;
Je dtfj)iegar le jue belleT^e ni Cielo ; '
i non puote la usta
Un a dal ghiaccio dd dolor mortale
.ungi da uoi , ond'ella f^era aita
^egger a tanto male
.0 Jpirto infermo , e la fua carne frale,
t lajfo a chi parlato f
,orea crudele tu pigli altro fentiero ;
!; difpreX^i ridendo , ti dolor mio :
0 priego ^fKor , che fero
\'ercuot4 il cor di piombo uilc , e nero
j la tua Donna ingntfa ,
the , come Damma ftiol ueitro mordace^
ihe del bofco la uia l'habbta prectfa ,
uggir prefla , e fugace ,
\oJi ti fuggi i e non ti dia mai pace .
ODA AMOROSA.
M B R E frefche , e fecrete ,
Cht\n c^utfla uerde riua ,
ì'yualhor ^ebc più caldo il giorno ap-> ina ,
}ualhor.. più ardente fete
7%
Uauea del Pino ti Tronco , e de l'Abete ,
H [el dtlettofo feno
De Vherbe tenerelle ,
Che fembrauano un del [parjo di Helle ,
hù fejle un letto ameno
Di quanti uaghi fiori ha Gnido pieno ,
P ci che la mia compagna
Piena d'honefia brama
Mi chiama altrouc foj^irofa , e grama ;
E di bel pianto ba^^na
Di ?aufiUppo ti colle , e la campagna :
I omene uado : eV Cielo
Priego , che ut difenda
Si , che non pofja mai fquarciar la benda.
Ne'/ Hojìro ombrofo uelo
Co i raggi acuti ti gran Signor di Deh .
G uardate integra quella ,
che con tal magi fiero
Immagine deptnje il mio penfiero ;
Si , chorrida procella
No» la confumi di maligna Stella :
C he non fece gi amai
Di fpmto gentile
Venello alcun , pittura a lei fimile ,
Va che del Sole t rat
I diletti mirar del Mondo , e i guai .
H erbette da rhumore
De mi feri occhi mei
Kigate ti giorno cinque uolte , e fei :
che fi diana dal core
Cafio amor ; pietà fanta , empio dolore .
M emoria ogn'hor ferbatc
Vela
7Ì
U la mìa bella Doma ,
ibe deptnta m la feto in treccia , e*« gonna ,
Vi fi rara beh ate
Jie auan'Xa le prefenti , e le paffatt :
ioi fchtetti arbufcellt ,
Zhe con le beile braccia
A*af:ondefte del Sol l'ardente faccia ,
Aentre pmgeua qudli
Jcchi , uie pm di lui lucidi ^ e belli ;
r non è tronco , o ramo
Joflro , doue non fia
ìmprejjo ti nome de la Donna mia ,
quella , cì)ogn*ì)Qr bramo ,
5 pm che quejìa luce appre^^o , amo ,
mfevuatelo uitéo ;
E crefca cgn'hor con uot
ù , che lo legga ogn*m mille anni , e poi ,
\Zhe uerr^a quefio rtuo
K paffar Ihore del calore efliuo .
njcel uago , e corrente ,
che Jcrpi fra quefl'herbe ;
E mormorando con querele acerbe
Por// Inacqua lucente
^JJai più frefca , che pruina algente :
e turbai qualche tiolta
ÌCol caldo pianto amaro
iVonde del corno tuo picciolo , e chiaro ;
Mentre che pena molta
[Tenea la Jpeme mia chiufa , e fepolta ,
ydona al mio tormento
%a colpa , ^ uiui lieto ,
Andando al corfo tuo puro , e quieto ;
D
74 .
Col tuo lucido argento \
?m bel facendo ti liquido elemento . '
E eco che parto , e porto ,
Di noi nel core anelli* io
Dolce memoria herbe , ombre , arbori , e riì '
Ter trouar cjual.he porto -
Dopo tanto falcar fallace , e torto ,
E tempeftofo flutto i
De le Jperan\e humane
Viu , cHun lieue Aquilon fugaci , uane ;
Verduto hauendo tutto
De le fatiche mie , ch*io colfiil frutto .
SI DVOLE DE LE SVE RVINE.
IL POVERO Villun , cVpti fl>arfo il fem$ f;
Nel fu9 campo fecondo ; j i:
E già lieto , e giocondo
Scorila la riua la [ua fida [peme
Di nullo tempo rio pauenta , o teme ;
. S e poi fi uede il già raccolto frutto ,
Onde le lunghe brame
De la pallida fame
Satiar fperaua de figliuoli , tutto
Da nimico furor arfo , e dejìrutto;
E fcorge da uicin Vhorrido uerno ,
che riuerfa dal Ctelo
Ognhor la neue e'igelo ,
Nonpoffèndo far f hermo alduoVintetno
A la ragion di fe toglie tlgouerno :
E dijperato dt poter gtamai
in
75
jjìorar il fuo danno;
erche i frutti de C ^nno
utf.ro , incerif , e fon Imtani affati
ijjorda il Ciel di dolorufi lai ;
ri» r con la wjìa de la cafìa moglie ,
■ de la Vamt^liuola
ornata , [l confila ;
]he la prefen'lia fna talhor gli toglie
'nagran parte de [^acerbe doghe .
i<; io j che quaft ardito pellegrino
olcando uarij Mari ,
lon uenti ogn^hor contrari ,
Malgrado del furor d'empio deflino
. ragia giunto al fin del mio camino ;
on l'ancore falde , e col ritorto
Zanape , la mia barca
7!i )/ ricche merci carca ,
en\a temer del mare oltraggio , o torto
ìauea legato nel fecuro porto ;
; non preuifla , ^ fuhita tempefla
)/" uento disleale ,
\he la uita mortale
lol fiero orgoglio fuo turba , e molefla ,
)ifciolto il legno , fui reff)into in quefia
ìda del mondo mi fero , e fallace .
lofi fuor del mio nido ,
M tolfe il fluito infido ,
ihe non offerua mai tregua , ne pace
ie merci , e*/ legno con la man rapace :
t> io , che più i miei giorni ofcurt , e neri
^ende ; la cara Donna
erma , e falda Colonna ,
1 D ^
7(S^
Ou* appoggiar fiìeua i mìei penjterì ,
pegni del mio amor fecuri, ^ ueri
V itfon fottUltro Cielo ahi dura forte ,
Ahi mefehino , chi fia
Chen cjiisfta pena ria ,
E più d\gn^ altra cruda , mi con forte f
E s'auuerrh , che la Jpietata morte
I w quefl^efiglio mio lungo , egrauofo
il fiero Tirale fiocchi ,
chi chiuderà quefT occhi ?
C/7; fa del mio morir tanto pietofo ,
CheH morto utfo mejlo , e fofpirofo ,
B agni d* amaro , e lagrimofo humore ì
E chi ne la partita
De la mi fera uita
Mi darà i baci eflremi ; e con dolore
Vara le pompe del funereo honore ?
P on homai freno a Vojlinato orgoglio
"Fato crudele , e duro ,
eh* io non fon faldomuro,
Chepoffa , ne fajfofa Alpe ne foglio ,
A Vmpeto durar del mio cordoglio ,
A LA DEA DE LA SALVT
OD E A , fenX^ laquale
Non è lieto , 0 contento
in qucjla Ulta humana huomo mortale
Da cui ogni tormento
Vugge , qual nebbia da rahbiofo uento
$ i come talhor fuole
bianco , e purpureo fiore
77
\rfo da i rat del più cocente Sole ,
e noi bagna licore
)/ frefco riuo , o di cele/le humore ,
ììnar la uaga fronte
*ur dian'^ honor de l*Orto ;
li fojpirando le belle'^e conte
^erdute in tempo corto
Aìrar la terra langhidetto , e fmorio ;
i/7 fenXa ? aiuto
^el tU9 ti alar f curano
* 2iace nel letto ogn*uno infermo , e muto 9
i Jpera , e brama tn uano ,
Zhe foccorfogU dia pietofa mano ,
d tuo fatior benigno
^ttgge ogni mal , cbe*ngombra
le uene , accefe da calar maligno ,
Quaft ofcura , humid*ombra ,
Che lieto lume d*an bel giorno fgomhra ,
T te cand/diì , e belle
Zon le guanl^ di refe
Vanno le cafte , e pure Verginelle
Fra Vherbe rugiadofe
Cogliendo i fiori , e le Viole afcofe ,
m'Xa te , quant» afconde
liei fuo profondo feno
Oro la terra , 0 ricche gemme ronde ,
\S*appre'^are bbe meno ,
che di terra , 0 di fango un uafo pieno
te non haurebbe
Amor mirali , ne foco ,
|E quefto mondo mifero farebbe ,
SenT^ allegre'^a , egioco
D iìj
7 8 .
Vedouo , € pien d'horrori in ogni loco :
E* n uece d* ammoni a
X>i dekt to fi accenti ,
Sonarebbe ogni piaggia , ^ ogni uia
Di querele e lamenti
De le mal nate , e fuenturate genti .
A te chini , e deuott
Vengongh Imper adori ;
Et a pagar i Kegi i fatti uoti ,
E co i contri 1 1 cori
Degna ti fanno di celejìi bonori •
O madre d*ogni bene ,
Dt tutto quel diletto ,
QliaRegrt in quefta uita ci mantiene :
lo pien di caflo ajfetto
QÌiiamo il tuo aiuto ; e fenon (la negletto
Q ueflo mio priego honefto ,
Volgerai prefta il piede ,
\ febbre col fuo ardor graue e molejìo
Le care membra fede
Di colei , che'l mio cor tiene , e pojìiede :
N on confentir, che morte
Spietata , mieta , e fuella
Le mie Jperan\e ; ond*io fen\a confitte
Kefti , qual T or t or ella ,
che fera appelli la fua iniqua Stella :
E foura t fecchi rami
Con dogliofe querele
La cara compagnia piangendo chiami ,
che per fempre le cele .
Strale d*Augellator empio , e crudele*
79
A C C I A T E 0 fancMettì
Con animoficori
anto freddo timor , tanti dolori ^
he u*tngombrano i petti ,
on l^armi de le gioie ,e de diletti :
oi 0 Verginelle ,
a cui tenera mente ,
sa che fimoflra il Sol ne VOrìentt,
jcoperte le Stelle
in , che raccende in Ciel le fue facelle •
notte humida o/cura ,
emplicitate abbraccia ,
/ come figlia con le cafie braccia ;
.iete fuor di mifura ,
tutte , piene d* amor e fa cura ;
ì'r che s*afconde il giorno ,
lor che uago , e giocondo
ìefpero di lajjuuagheggia il mondo ;
i: col gelato corno
'it la candida Luna a noi ritorno :
He fochi accendete
n quefte uerdi riue ;
fu le fiamme lor lucenti , e uiue^
ì'utti gli odor fpargete y
ihe l'Arabo , el Sabeo raccoglie , e miete :
Uomo ad ogni foco
n un bel giro accolto
'utte fuccinte , e con le treccie fciolte ,
l l*allegrff^a , e*l giuoco
Riamando fi , che ne foni ogni loco ,
D iiìj
8o
C ari balli guidate
ifnelle , e ueT^ofette ,
E con le mei dt pure Angioletti
Dolcemente lodate
Valtifìmo Signor ; la cui pietate
I mmenja , infinita
Con la potente , e forte
Mano , ha ritolto a la ruhhiofa mofft ,
C^haueua già rapita
La defìata , e uenerabil uita
D i quel uecchio honorato ,
Saldo , e fido fojìegno
De la gran mole del Gallico Kegné
Si y cb*ancor fortunato
ViuragU anm del greco alto , e lodato .
NEL PARTO DE LA REGINA
DI FRANCIA.
SOVRA la uerde /panda
Di mille uarij fior lieta , ^ adorna,
che con le torte corna
Sena tacita inonda ,
Cento ,e piuVtrgineUe
Tutte di fangue ìUufire , e tutte belle ,
O rnauan facri altari
Di rofe frefche tolte albora , alhora
Dal grembo de l'Aurora :
E foura i fochi chiari ,
Acceft intotno , intorno
Si Jpefii , chp facean' oltraggio al giorno ,
V erfauan mafihi incenfi ,
E quaut^
E quanti odor foaui hanno i Sahel ;
Egli Arabi , e*i ?anchei
Tal , che nembi condenfi
Spargeano l* ari a pura
ifogni foaue odor de la natura :
ofcta gli occhi rimiti ;
che potrian rifehiarar la notte , al Qieh
Viene di fanto Telo ,
Quaji d* Angeli accolti
Choro , che dolce cantti
De l*altiJ?imo Dio la gloria tanta %
ncominciar y o Sole ,
Eterno Sol , che dai f^lendor , e luce
Al Sol, che qui riluce;
che la terrena mole
Sol col ciglio gouer ni ;
E fatt*hai de Pianeti i moti eterni:
' haipofta legge al mare ;
I termini a la terra ; // freno a i uenti ;
che temprigli Elementi ,
Per cui fi uago appare
M del di Uelle cinto ,
E7 die di più color uago , e depinto ;
er cui lieto il terreno
Talhor di/piega al uento i fuoi t efori ^
E di frutti , e di fori ;
E di bellel^e pieno
il bofco alT^ la te/la
Con la frondofa fua fiorita uefla :
orgi la man pietofa
Al defiato parto , oue ti chiama
E (ofpiroja , e grama
D y
9t
La gran Kegma , e Jpofa
Del magnanimo Herrico
Tanto al tuo honore , a la tua gloria amico ;
E fgombra col bel faggio
Del tuo fommo uoler poffènte , e foru
Di dar morte a la morte .
No» pur dt farle oltraggio ;
Di far lieto , e giocondo
Vahijfo ofcuro , e far abijfo il mondo ,
Qjiella nebbia infinita
Di duci , che il cor , tal le circonda , e firpe
Q^ual uelenofo Serpe :
E manda a quejìa atta
O fanciulla , o fanciullo ,
che /la de Genitori alto traJìuUo ,
S / uedreni poi deuoti
Per tutto ti fuo fecondo , e largo B^egn»
in lungo ordine , e degna
Lodarti i Sacerdoti ;
E i fanciulletii puri
Non dt fnodar la Itngtia ancor ftcuri ,
C on parole imperfette y
E con le palme aggiunte , egliocchi M^ù
Ou€ /lai co beati y
Dir dolci canzonette
A gloria del tuo nome ,
inghirlandati l'aneliate chiome :
T olfequc/ìe preghiere
Nel pretiofo /uo candido lembo
De fanti Kngeli un nembo
Scefi qua giù da le Cele/li sfere 5
E di/J>iegando iluolo
AgUorecchi dì Dio le al\aroa mìo .
//e/7 Mofor fuperno ,
ij Con un fi chiaro , e lampeggiante rifa ,
che [aria il ?aradifo
?arer Vofcuro inferno ;
E la fronte chinata ,
Qj*afìglt foffe la preghiera grata ;
ol con quel cenno , a cui
Sempre per obedir fon pronti , e prejl$
l tuoni , e le tempejìe ,
Vnde mmijlrt fui
chiamato a fe , il più heUo ,
Gli pofe in man di palma un ramttfceUo j
t ciò che far , Vimpofe
Douejfe , ond*ei più dì un Augel leggiero ,
Com*alato Corri ero.
Agile (i nafcofe
tntr^una nube d*oro ,
Et fiefe in terra dal celefìe Choro .
; tanta murautglia
Non fol Ligert , K.hodano , e Garona ,
hia Thile , e Maratona
Al^ar ambe le ciglia ,
A mirar non ufate
Giamai tanto jplendor , tanta beltaU : '
, dou*ella giacca
Callida , più che mammola Viola ,
Qua/i fra molte fola
Terrene ninfe Dea
Vitn di lume comparfe
Si , cì}ogn\n di Tlupore , ^Ift t & drfi ;
^ abbapo lo fguardo
D yj
«4
Vinto da t rat di tanta luce , tn guìfa
Che chi nel Sol s'affi fa,
S'al chinargli occhi è tardo ,
che piange ti troppo ardire ,
Bew c'habbia di mirar nuotto defire :
I ndi con armonia ,
che farebbe pietofo angue crudele ,
Ch'addolcirebbe il fele ,
Non mai fcntita pria , l^i
Diffe , nafci reala
Bambina homai , c'hoggi è7 tuo Di fatale
N afci , ci) ogni pianeta ,
Chatiea maligno afhetto , (Inafconde ,
E le fìeìle feconde .
Ne /4 f^rte //Vm
Del Cielo , e più felice ,
Si Han , difperfa ogn' altra empia infelici <
E */ fuperno Motore
Ver mandar qui fra noi Donna perfetta ,
Vha fra tant' altre eletta ,
Come di tutte il fiore :
E ciò che fa , t*ha dato ,
heato l*huomo in Ctel qui fortunato ,
E cofi detto ^ f^arue
l icelefte di Dio meffaggio fanto ,
chi ufo ne ^ Aureo manto ;
H'n quefìa luce apparue
La real fanciuUina
Tutta dtz^atia adorna alta , t diuina»
AD APOLLINE.
I G R A N Signor dì Délo ,
' pianeta almo , e maggiore ;
Sen\a la cui beltà farebbe il C/c/a
Q«4/? rio fen^a^humore ,
O frato fen^ berbetta , e JenT^ fiore*
nde , come da pura,
Tonte , che fi deriui
D^alto , e che ferpa per la gran pianura ,
Safcon rufcelli , e riui ,
che uan fra F herbe mormoranti uiui ,
afce la luce , e*/ raggio ,
che fan chiare , e lucenti ,
Le He//e 4/>rÌ4r la notte al fuo t*iaggio ;
TI, E co begliocchi algenti
Mirarla Luna le mondane genti :
e»^ la cui uaghe^a ,
Quafi lume già fpento
Sarebbe priua de la fuabeUe^a^
Vel folito ornamento
Ogni sfera del Cielo , ogni elemento ;
al eli una notte negra
Coprirebbe le ftelle
Eternamente , ogn*herbetta allegra
Ver le pìaggie nouelle
Saria na^ofa , e lUltre cofe beUe •
. « con ordine eterno
Venir* un* aurato nembo ,
Quand*arde il Cielo,e quad* aggiacci A ti Utrm
Qi forti il giorno in grembo }
8
Che r'merfanio dal ceruleo lemh»
L uce per ogni piaggia ,
Per ogni campo , e monte
la parte più ofiura , e più feluaggia
Lieta moflrar la fronte ;
E rimirar le tue belleT^e conte :
T u fai col uago lume
1ra*l bel colle fiorito
Correr lucente ogni tranquillo fiume
CÌ/andria lungo ti fuo lito
liegro più d^ Acheronte , e di Coctto .*
T u padre de le cofe
Col tuo raggio fecondo
Vai de le Jpme fuor nafcer le Bio/i ;
Et dal terreno immondo
I uarij frutti , onde nudrìfci il mondo :
A te non fi nafionde
La fecreta uirtute
D*ogn^Arboro , d*ogn*herba , e d^ogni froi
'Eie non conofciute
Strade , che dritte uanno a la falute :
T al che da i fieri artigli
De l* empia morte acerba
Souenie a for'Xa l'huorh prendi , e ripigli
Hor in frutto , hor in herba ,
Kotta Vadonca falce a la fuperba :
P on la pietofa mano
A la tua nobil arte
O pianeta del Cielo almo , e fourano ;
E , s* ancor uiui in parte
Ua fiamma , c*hk tante f amile J}arte,
D el tuo pregiato alloro ,
«7
)i cui la famma uà da Vlndo , al Hauro ,
Zon grido alto , e canoro
\alua quefl* altro lauro
}er falute del mondo , e per rejlauro :
tejìo , che tien la aita
n man del gran Temone ;
ZÌìOgn^hor li da cantra la morte aita ;
Zontr*ognt pacione ,
Quafi nuauo V/ìulapio , o Macaone ;
dgran uecchio beato :
3e la cui gloria fuona ,
Du*ogn*hor arde il Cielo , ou*è gelato %
^onpur ligeri , e Sona
Khodano , Sena , Varo , tìera , e Garona,
\:uiTià fempreacanto
'uinuiolahtl fede
Zinta d*intorno d*un candido manto ;
Zon cui riuolge il piede
^ta Vergine , che in del rifplende , e Jtede :
m cui parla ad ogn^hora
fruden'Xa , e fi confìglia .
'^e più lo lafcia , che la bianca aurora
F4 la luce uermiglia ,
Zh*efce del Sol da le tranquille ciglia .
in confentir , che^ndarno
ypargan prieghi , e parole
K i fordi uenti , al mar , le mufe d^Krno %
Zbe ti daranno o Sole
KUro don , che di fiori , o di Viole .
(tfti fanciuìlettt :
U uoi intatte , e pure Verginelle ,
\ndate in fihiere belle ,
88
Agnifad* Amor etti ,
che uanno ardendo i cor , piagando i petti
E com*\pì ingegnofe
A i lieti campi con leggiadri errori
Predate i naghi fiori ;
E da le Jtepi omhrofe
Le purpuree cogliendo , e bianche Kofe ,
V n ricco altare ornate
Con ogni cura a cjuel ìAotor fuperno ,
che die le nieui al uerno ,
Dolci frutti a la Hate ;
che le TUgioni feo calde , e gelate :
E con le chio me bionde ,
Al cui uago color cede il fin*Oro ,
Cinte del bel te foro
Di quejìe herbofe fronde ,
che uagheggiano ggn'hor di Sena hnde
€ on angelico canto
tatt^a Valtar di uoi Corona lieta ,
Al fourano Vianet a
Volti gli occhi , di pianto
D*all€gre\\a bagnati , il nome fanto
L odate del Signore ,
CheH mondo , e*/ Ciel cofigouerna , € regge ^
Come le care gregge
Gouerna a tutte labore ,
E*/ fuo paterno ouil faggio Vajlore , .
P oi ch*adorno di gloria
Kit orna il grande , e fortunato Herrico :
Al predace nemico
Kitolta ogni Vittoria ,
che degno il fea d*una perpetua hìjloria .
Uor
8?
)r potran lieti andare
fiumt y che nel fen porta la Sona :
■'• .a Sena , e la Garona
Za t lor thefori al mare ;
l con laonde ad ogn^hor lucenti , e chiare*
jr Jtcuri gli Armenti
jiran co fuoi ?aftori a la faflura |
£ fitto un* ombra ofiura
Pil fu/furar de uent i ■
la pajìorella con foaui accenti
^'Oriente Sole ,
che de fuoi raggi d'Or cinto , adorno
?ortara*n grembo il giorno ,
Di ra quefte parole ,
Ecco , che d del di Kofe , e di uiok
i fpargoouago Dio ". t - •
Po/ che col tuo Jplendor lucente , e hello
Vedrò quel Vajìordlo ,
che porta il mio dtfio
Neghoccht chiari ogn*hora , an'^'l cor mio ,
eìftr lieto, e ficuro ,
SenT^a temen')^ , che barbara Jpuda
Gh precida la ftrada ;
ÌNe cor uillano , e duro ,
e, [A Uarfimeco a quefto fonte puro :
ercè de la Mirtute
Del magnanimo Ke , cui Tiella pia
Vrego , e beta , che dia
\tia i gloria , e fulute
Injìn , che fan tutte le lingue mute •
If
90
A MADAMA MARGHEaiTA.
^ma fredda, e gelata-,
Vnia porterà la beUa Una in braccio
lidie-, calda , e temprata j
E darà luce al Sole ;
EV Herno produrrà frutti , c^t» uiole.
P rimagli Augelli garruli , e /^/a«f
Faranno il caro nido
Ne/ frefio fen de mormoranti riui ;
E brameranno ti Udo
I pefii uaghi , g fneUi ;
E /r4 /e> cì?iome Flar degli Arbufcelli 5
C he m'efca mai de la fedel memoria
O W ergine Bieale ,
Honor d*ogni Poema , e d'ogni hiflorìa ,
La uoflra naturale
?t€tace^ ccortefia ,
Onde jen fugge ogni mi feri a mia.
I 0 per cotanto don non poffo dami
Pouero guidardone ,
Puor che l'animo mio , pronto a lodarui
Con penna, e con fermane;
Ne uoi altro uolete ,
Voi che Ji liberale , e ricca fete ,
M a perche più non po/Ja ; almen fapranno
Vimmenfo obligo , ch*to
V*haggio ; el uofiro ualor ( fe pur uiuranno
Vuor de l'eterno oblio
Tanti miei JJ>arfunchioJìrt)
9>
;//' uhìmi , che uerran , nipoti uoftrt .
, fe le Varcbe a i miei deftn amiche
Aon rornfeno ti lauoro ;
^ fcorgarto al fuo fin le mie fatiche^
'Offe che l'Indo , Mora ,
ì7 pÌH barbaro Scita
l nome honorerà di Margherita .
mentre per lo del Zefiro , e Clori
jiran nan\t taurora
')al fuo purpureo fen fpargendo fiori ;
Aentre , che hmbra , l*ora
1*1 fonte crifiallino
^ia grato a Tiance , o caldo pellegrino ,
uro, ne uerfimiei la gloria uoflra ;
l fen^a altra ftmile
Rolando andrà per la terrena chioflra
venice alta , e gentile ,
A fig'^an maraiti^lta
;acend*a tutt'l mondo al^ar le ciglia •
a fe pur troppo è ciò , l*Eternitatt
frego , che nel fublime
'^oco , oue Hanno ogn*hor le fin lodate ,
}Oura tutte le prime
Vt ponga per efempio
yogm uirtute , e che ut facriun tmpi9*
|?^E LA MORTE DEL PRIOR.
DI C A P V A.
e
JLn fn barbaro Scita ;
Sn Creonte thebanè
9*
Quello , di fangue humano
Vago , che tanto corta , e fi ifpedlta
Strada trono , per torre altrm la uita :
M atu come confenti
Padre giujìo , o pio
Cofi crudel defìo f
Verche non fpargi , polue fatti , a i uenti
Gli jcelerati fabbri , egli flr omenti f
A hi Varca , ahi Varca acerba ;
Perc'hat tronco , e dejlrntto
Hor ch'era in fui far frutto
Il fior candido ,6 bel, che facea therha
Ve le noflre Jperan^e alta e fuperba ?
P erche fpietata hai Jpento
\n de lumi maggiori
De gli Italici honori ;
Vn ch*a la gloria , a i fatti egregi intent§
A nemici terrore era , e fpattento ?
V n c* hjiuea , come f rte
Velto , f^Kgio configlio ;
che temea più periglio
infamia uil , che d*honorata morte ;
E chiufe a c^ueìlo , a quejlo aprio le porte ?
H or i Marini moflri
Del Dragon d*Oriente
Giran /ecuramente
Predando in ogni parte i lidi noftri ;
E carchi fe n*andran di gemme , e d*o(lri ;
C he priaAauanle fpaìle ^
Cornea ueltro mordace
Suol timida , e fugace
Damm\ od in alto poggi , o*» una uaRe
9Ì
'cr o^fil falfo hr liquido calle
fuQ uaìore inuitto ;
Icjual fdcea tremare
)gm Dio di quel mare ;
:on cui più d'un funejlo , empio conflitto
att'haueagid , jenl(a re/ìar mai uitto .
xngete Arno , e Mugnone ,
ihe fai pianto immortale
e farà al danno ugale :
Piangete il ualorofo , e gran Leone,
:he di lagnarui hauete alta cagione :
t fe chi n*haue il danno
entir deueil dolore:
:^al italico core,
l^ual Crijìian^hoggi fa(^fe non m*/nganno )
Zhe non ne fenta un non prouato affanno ì
li Italia , chi fla
Zhe ti doni conforto ?
.1 tuo gran figlio è morto
l feco ha morte diJJ)ietata , e ria
spenta la gloria tua , che*n lui fioria :
fuo cader in terra
\2add*ogni tuo foftegno ,
Ouafi troncato legno
Di Quercia , o Pin , che d'tro ferro atterra ;
\?erche faccia con laonde eterna guerra :
'\a tu ombra honorata ;
zhe fra que chiari Jpirti ,
Z*han d'allori , e di mirti
Maltiera fronte ctnta , e coronata
Iteta ti fpatij a tutte Palme grata f
mjìn ad una , ad una
94
Leglcriofe plaghe ,
Troppo' di laude ua^he
tequai ti diede la^arca importuna
Col dardo filtro de la tua fortuna :
D a cofi bel foggiamo ,
Oue fra tanti Heroi -
De rari pregi tuoi
ÌAerauigliofi , che ti Hanno tntor:io
Vajìt'l fempre tranquillo , e lieto giorno ;
M ira qnanto cordoglio
chiuda nel forte petto
lituo f ratei diletto ,
Aguifa d*onda , che nafconde fcogìto
Si , che non può mojìrar l*ira , ò torgoglio
E che con V alma grama
chiede il tuo fido aiuto ;
VI con figlio perduto ,
Com*augellin , che pien d^ ardente brama ,
La cara compagnia foj^ira e chiama .
ODA A MONSIGNOR DI
SAN G E L E.
SAGGIO, e dotto Cultore
Di quel famofo , honorato Monte,
La CUI purpurea fronte
Ombran le f rondi , honore
D^ogni Voeta , e d*ogni ìmperadore :
O nde dt la fua pura
Fonte ^Uippocrene fotta l'ombre J^ande
Vacqtie in copia fi grande ,
che con perpetua cura
ignano i fuoi he' poggi , e la pianura :
t cui più d*una uolta
e mufe , ejjendo pargolo fanciullo
han pigliato traJìuUo
^ualhor per quella folta
duetta , che d* Apollo lUanto afcola .
uedeuan ttagando
ir con errori dilettof , e grati
; el fuo più bello i prati
i Foefa Jpogliando ;
quefto , e quell'amor f^effo lodando :
che col del fecondo
Mi il gran gorgo de la uita humana
3. m^a temer , ch*infana
nda nel cupo fondo
'immerga un die , di quefto mar profondo .
ita col colto Tiile ,
^ he farebbe empia Tigre , orfa rahbiofa
■anfueta , e ptetofa
nome , alto e gentile
ia noto dal mar d'India , a quel di Thile :
' uirtù di quello
^ la cui facra , e giouanetta chioma
gran Paftor di Koma
n*un ricco capello
i purpureo colore adorno , e hello ,
Ita delgrand'tìcnrico
i glori ofe lodi ad una , ad una
, ch*ouunque la Luna
\tra col lume amico
ima paluftre ualle , e*/ colle aprico ,
ttreZefro, eChri
9^
' Col grembo plen di rofe , e di uìoU
t>ij} legheranno al fole
Df uarij , e uaghi fiori
I pretiofi lor cari tefori ,
IjL. odi ogni monte , e piano
II fuo u4lore -, e /tn ne più feluaggi
Ui/pidi Pini , e IPaggi
Scriua purgata mano
1 fuoi pregi , c7 fuo honor'chiaro , e fouram J
I 0 mentre aura foaue
A mieigiup dptj deftra , e fedele,
Spiraua ne le uele
Ve la picciolo, naue
Vi tutti / miei piacer ripiena , e grane :
Q^uaji canoro cigno
Lungo le uaghe Jponde di Meandro ;
E d'Hero , e di Leandro
VianflH fato maligno ;
E/ b'Me ilCiel fi grato , e fi benigna
C he*l fiordo mare , e iuenti
Kabbiofi , pofergià l'orgoglio , e Vira
Al fuon de la mia lira ;
E sler cheti , ^ intenti
A le mie uoci i liquidi elementi :
D e ?afiori cantai
Con la '^mpogna burnii le dolci cure;
La Jpeme , e le paure
l lor diletti , e guai ;
E del Ginebro mio le lodi al\ai :
A peregrino nolo ;
Tal , che le genti , che fra il mare , e l*Alpe
E fra Cirene , e Calfe
Stan,
fr
L
h
mi
u
tan , non l^udiron foto
\a la Zona cocente , eV ffeddo Volo :
r qual nocchiero audace ,
he per faine condur le merci in por té
la da roccafo a l'orto
iel die , con la fallace
ur^onda del* Egeo fiero , e predact
0 pugna mortale ,
he poi crefcer uedendo il flutto, e*l fiaf
>*Auftro , e di Borea irato ;
e*l fuo fapernon uale
1 faluar col fuo pefo il legno fiale .
na le merci al mare
'er guardar con la uita almeno il Bin»
)algran furor marino :
i le co/è più care
fede nel fen de r acque alte natare ;
dio da tmpetuofo
Unto fojpiìjto di maligna stella ,
*er Vhorrtda procella
tirato , ondofo
'flutto del mondo ; oue non è fipofo ,
i che non puh tlgouerno
)e la ragion faluar la nane mia
^a la fortuna ria
I al procellofo uerno
>/ , ch'ogni fuo faper non prenda a fcherno ;
0 gettato , e mi doglio
Tutti i diletti , ondegrauofk , e carc4
Era quefla mia barca
, NJe/ mar del mio cordoglio
?tr non la rompre in qualche duro fcoglio :
1 E
E ( di che più mi /degno )
Veggio la lira mia uagar per l'onde
?erigltofe , ^ immonde ;
Timide ancor , c/;e7 legno
Non (la per preda d'un naufragio indegno
I lihe fe*lCiel confente
Gelajto , come pur pauento , e temo ,
Canta fui lido efiremo
Vela faW onda algenti
Veffèquie mie con noce alta , e dolenti •
A /fin che dal tuo grido ,
Come dal pianto d^un nomilo Or/eo
ìnte/o il ca/o reo
Ogni remoto Udo
Btafimi il mio de/lino empio , ^ infido .
AL SIGNOR. DVCA D^VRBINO.
M
A G N A N I M O Signor V altiero grido
Del largo e liberale animo uo/lro
Che per quejlo e quel lido
E d^altro adorno che dt gemme e d'oftro
Andar ni /a di quejìo humano chiojìro
M o/Irato qual con molti e/Jempi fia
Affai m'haueua mani/e/li e chiari
La uoftra corte fia
Hor me cacciato da uenti contrari
Per quefli horrendi e tempeftofi mari
D *empto defttn condotto hauete in porto
Talché col uofiro aiuto il legno mtj
Securamente ha torto ;
che /o/j>into da tempo irato e rio
99
Mi l>ortaua lontan dal mìo defìo
m che dunque potrò l*obligo tmnienfo
?agarui mai di mercè tale , e tanta
Z!)*a lato a foio accenfi
'>ion [la /pento carhon ? pria Cecca pi ani d
E dtl bel uerde ignuda ; onde *amm<inta
'odurrà frutti , e fior prima Aquilone
Zon Aujlro cangi era tur tu , e natura ,
E fta Settentrione
Bumido e caldo e di Jpeme e paura
Ogni cor priuo e dolce ogni egra cura ,
he non mi Jlia ne la memoria [colto
Si come in oro fin dt Donna amata
Il fojpirato uolto ;
Oel qual la uijìa uaga inamor ata.
Zofa non uede più Joaue o grata ;
atto uoflro coriefe e fignorde
E'/ mio obligo grande an"^ infinit$ :
Ma che potrebbe siile
0*ingegno per fuo hon-r mojlrato a dito
Cantar dt uot , fe tante arene ti hto
on ha del Pò doue s* ingoia tn mare
Zon fette foci , ne tante aura ejìiua
\Zol grato mormorare
Merbette moue e fiori in uerde riua ,
!0 in colle aprico oue ti /uo fiato arriua ;
\uantt atti egregi e degni di memoria
pi prudenl^a d* ingegno e di ualure
Oi uoi canta laglorra .
D s*al\ar mi potejfe al uofiro hnnore
E gir part al de fio eh* a tutte l*hore
tgo co t merti del gran uojìro nome
lOO
Di farfi eterno a dir di uot mi ^ròna,
D*aUor cìnto: le xìjiqmt! .
Arder furet \bero , Uiftro , e GaronA
Vi genero fa inwdia ; e doue fuona
S f ìrto di upce ^0 di parola humana ;
Ma quanto pm d'al\armt.mt procace t0
La fpeme frale , & Mana
P/« mi fgomenta , ondato fatto di ghiacci»
\*l7onoro filo con la menu y t taccio .
AL S lek OH LELIO CAPI LV PO.
Gì A il freddo , horrido uerno ,
che uerfaua ad ogn*hor grandine , e gelo , .
che ricopriua il Ctelo
D*«w nembo humido eterno ;
E facea Vaere chiaro^ ofcuro inferno ,
S en fugge ; e feco mena
Le neut , i ghiacci , e i giorni briem , £ r$i , ^
Soura i montt Rifei , -.1
Oue di rabbia piena.
Vorfa agghiaccixdal del Nndd , e farend ,
G ia co gltoccìn ridenti . , . . ,
La Vrimauera candida , c^ uermiglia : -
Leggiadra a mer ani glia t
ÌAoftraa le liete genti
Le [ne rare beUe-^e , egPornamenti
E co*l mito di ro fe '
Le lahra dt rubin , la treccia d'oro
Dijpenfa il fuotheforoy
t tante beVecofe, (^Mfì .
Quant*aìghe ha ti gran tirrhen nel gnmb .
,1 o t
ioue ti tener cUo ' '" ' ' ^' ' ' ^
P;e Hampa hrme, Xerm^S^f^ Imberbi
Kugìadofe , o* acerbe # ' . ^ : .
^na[cer tutto quello, ■ I^'^fw^^
Che più fa il mondo cohtttó , è beUó
al , che rende ti terreno
in ogni parte fi fiorito , ^ uago ;
che par proprio un* mago
Del Ciel , quanctè /ereno ,
Quandi è ff tu chiaro , e più di nellepien$^
imiraglt Krhufcelli
Spiegar al Sol ti fuo bel crine adorno
Di gemme intorno , intorno ,
E fra i rami noueUi
far dolce albergo a i lafciuetti augelli,
he quafi inamorati
De la nuoua Uagiòh ^ sfogano a gara
'La lor dolce , ^ amara
Vena i eco t canti grati
Empion di gioia le campagne , e i frati .
entre che qttefti fanno
Cèn f armonia de la lor noce alternai
Hota la pena interna ,
1/ lor foaue affanno ,
E lodan lieti ti più bel fior de Iranno ;
H Capi lupo mio
Cui del gran Mantouan la gloria a/pira ,
?rendt la dotta Itra ,
che digentil de fio
Le fiere accende , e fa fermar il rio
t altamente canta
Sì 3 che lauoce del tuo canto a mio
E iij
I o r
Cere/?/ queflo , e quel polo ;
No» à*]Aiìa , 0 (TAthalanta
Ma del tuo gran ftgnor la gloria canta .
D eleni ualor , felice
Grido , dt fama illufire ne rlfuona
Tal , che da la Garona
Al loco , la Veni ce
Scorna di piume d*oro ogni fendici
O gni campo , ogni riua
Ogni ualle paluftre , ogni ajpro coU€
il fuo bel nomi eJìoUe ,
Terch^tì/ppoUto wua
In fin ch'ogni onda fia di fefci frtuA »
A MESSER. BASILIO ZaNCHI
SCRITTOI dotto , e prudente ,
Di CUI arte e natura
Kodrir la cajìa , e uerginella menti
Con quello Tìudio , e cura ,
che fanciulla farebbe , oltra mifura
M adre amorofa , e pia :
A cui fidate forte
De fampio campo de la poefia
Aprono ambe le porte
Ond'huom fi toghe ala feconda morte i
L a CUI pregiata fronte
Orna lieta corona
Del più bel lauro , che uerdeggi al monte
Del [turato Hehcona :
De la cui fama un dolce grido fuond ,
N on doue il mare , e Vhlpe
lOj
lorride cingon folo ,
ìe fra ?irrhene , e Calfe i
\adoue a fi bel mio
lerca kuftro , Aquilon quejl*e quel polo .
fiion de la tua lira ,
)e tuoi foàui accenti
*ongiù latrato mar V orgoglio , e Vira :
l fuo furore , / uenti :
}ueta pace fra lor fatigli elementi :
i il celebre Orfeo
' Se ti uer la Grecia dice )
faghe le fiere del fuo pianto feo,
Aentre mefto , infelice
Uanfe la bella fua morta Euridice,
cui canto fonoro
iebbe Cerbero a fcherno ,
"olfe a le furie irate il furor loro ,
•c pietofo l* inferno ,
)«e non pa pietà forfè in eterno .
ne beato , degno
ZÌ7e le mie glorie canti
lofi felce , e cofi dotto ingegno ,
Zome la fama uanti ,
Zome ami Apollo , od habbia amato inanti*
latria mia di tanto
lodi , e fi chi aro figlio ,
^anto del gran ^aron Cantica Manto :
it al\a allegra ti ciglio
Coronata di fior bianco , ci?* uermiglio ,
e n*andran Serrio , e Grembo
ol per la cofiui gloria ,
Heni di gemme , e d*oro il puro grembo •
£ iiij
ogni colta hìfloria
Tara del nome lor fempn memoria,
H I N N O A V,E.\n Ev^
OGio VA NE TTE accorte,
ci) ouuncfue gnocchi uagìit riu^lgete
Fate le cofe liete ;
E datei4Ìia , e morte
in uece del defiino , e de la forte ;
A uoi dico , ch'a Jdegno
Hauendo di fegutr la cafta Ditta. ,
Come chi uolgearjtia,
P/M ftcura , ti fi4o legno
Vone/ìe il pie ne l'amorofi regno ;
E de l*alma d*amore
Madre yfttte diuote , e fide ancelle^
A le chiare fiammelle
Del fuo wuace ardore
Aprtfte il motte , e dtlicato ctMTt :
T ciche cotanto grate
Le uoflre ma fono a qtsefia Dea ;
Meco di Citherea
Altamente cantate
La uirtHie infinita e la bel tate •
V oi Augelletti in tanto ,
che [aitando ad ogn*hQr di ramo , m ramo
Gridate io amo , to amo
Silentio al uoftro pianto
Dolce ponete almen , ment re ch*ìo canto .
Dea , che co' l fecondo .
Tuo raggio rajfereni il Ciel turba^Of i ^ . ^
Acqueti
Acqueti il mare irato ;
E fai lieto i e giocondo
Co* tuoi hagh occhi in ogni parte ti mondo ,
l cut hmi^rio Mjhettò ' • "
Teglie l'arme dt mm , Gorgoglio acqueta
D'oo^nt fiero Pianeta i - ' ^' ' ■
che crm ctoke dilètto- .
Produce ffffcia in ^loi felice effetto ,
a cui lucente sìella
Al tramontar del Sol nioflrà il fisà iitrnt
Con eterno coflume ;
ìndi candida / e bella
Dal luctdo oriente ti giorno apfeUa ^
en\a la cut u ir tute
Pora la siagton lieta , horridà uerno ;
ha terra ofcuro inferno ;
La pace ; e la falute
Ad o^n^hora per noi farian perdute ,
// arbori fen\a fronde
\porano , il monte fen\a gemme ^ 0> oro ;
\\lmar fen'Xa theforo :
\ Aride hauna le fponde
\\l fiumicello ; e fen^a pefci l*onde ;
entre donna e Kegina
Del ter^j dei , che*l ttio ualor corregge
Con amorofa legge
Jy ff^atij ; /■ lumt inchina
Al paefe j che l*Alpe , e la munita
ìinge intorno , ^ abbraccia ;
A queft^gia felice , almo paefe ,
che del fuo imperio ejìefs
Le yalorofe braccia
I" E y
¥ 0 ^
Doue arde ti cane ; e doue Vorfa agghiaccia ,
C he uedì ai l* ampli Tir ade
Unte del nojlro , e peregrino [angue
SÌ , ch^ogni herhetta langue ;
E tronca da le fpade
Ogni gioia d^ltalia in terra cade :
V edrai. l*Adda, eV Tefìno ,
che trajparente , e più d^n ambra puro
Altero tua , e [icuro ;
Hor gir co* l capo chino ,
E con laonde turbate al fuo camino
V edrai la Secchia , eV Taro
Imtdt ancor dal gorgo all^r la tejla ;
Ver mirar la tempejìa ;
che fen^a alcun riparo ;
Vhrno , Vkrbia , e*l tAugnon sfor'Xa di paro
E d*alte uele pieno ,
che dtpredando uan di piaggia in piaggia
Quaft ueltro in feluaggia
Varte , le fiere , // Jeno
Del gran mar di Liguria , e del Tirrhéno ,
T al , che teme Sebetho ,
E ?arthenope bella il fuo periglio ;
E con turbato ciglio
Nel luogo più jecreto
Vhabito pongongiù purpureo , e lieto *
V edrai , che*n ogni parte
De l* infelice ìt alia , in ogni loco ;
E co7 ferro , eco*l foco
Va il furibondo Marte
Sì , che di tronche membra , e fiamme /parti
O gni riua , ogni colle ,
10 7
' "ygnt felua , o^nì uatie , ogni campagna
Zana , & arfa fi lagna ;
i co*l mito ogn'hor molle
.e uoci del fuo duolo al Cielo e (lolle ,
ìi Dea del lor cordoglio
?atta ptetofa , homai porgi la mano }
Et al tuo amante infano
Togli l'ira , e /* orgoglio :
Zhe benihe crudo , e più duro che fcogU^
^li hahhìa il cor , tu il puoi
Sola pietofo far , tu fola humile :
Spri da la gentile
^QCC*oue i piacer fuoi
Tutti ripone; e co* he* detti tuoi
te il richiama , e dona
' ^ace a Vltalia mifera , infelice ;
I che fua liberatrice
Ogni gentil per fona,
Ti chiamerà ad ogn*hor* : e una Corona
i facrerà di rofe
bianche , e uermiglie ogn*anno , e di uiole ,
Colte al forget del Sole
\Da le mani am orafe
Di giouaneite belle : e con feflofe
gei ti loderanno
Per la più bella Dea , cheH cielo honori :
\E tutti gValtrt honori
\}l primo die delTanno
A i'imagine tua grati faranno ,
AD AVSTRO.
P
E R C H E con tanto orgoglio
O mmico de giorni allegri , e chiari
Turhancio i^aere , e i mari -
Vai (h*ogni duro ficglio
Vianga con alta note il fuo cordoglio ì
P erche con tanta rabbia
Come fé d'acqua un rio da^lciel rouini
Da gV 1/1 fpidi tuci crini j
li dai* hum: de Labbia . . •
Quafi nel gt'emìjo ogn*Uno un mar chius*ì?ab
V erjì pioggia infinita (^bit
Kuftro fiiperbo sì , chtH fiume inonda
Ogni fua lieta jponda ;
Ne a pefci è men gradita
La piaggia , c/?e la ualìe ima , e romitd,
T ortja homai con la fronte
Dt caligine ofcura , e nubi cinta , • . f*'
Con ì^irta barba nuuinta
Di denft nembi , al monte ,
Onde fi faccia bel quejlo oriT^nte ,
G ia ti uerno horrido e duro
Co*l tardo paffò è giunto al fuo confine ;
E le neui , le brine ,
E igì)iacci al lento , e puro
Viumicel freno , raccogliendo , al fitàr» , Ui
S uo antro fa ritorno \ ^ ^
Et a H altra Hagion per for\a cede i
La cfual co*l uago piede iti
Già slampa d*ogni intorno
7utt9 quel bel , che rende il mondo adorno .
ifcia il cor/o tj^edk^
Zrudo a Vauonto ala bella dori ,
? er che de lor the/òri
lfargan.c^ueflo , e cjael tito ,
E faccian ilterren uerde , e fioriUi
idi che Jpiegan Vali ,
InuitatidaL Sale al lor maggio y
)^on far a fanno oltraggio ,
A l herbe , agli animali ,
Troncando ogni fperan'Xa de mortali^
i uedrem poi cantando
li. lotto ti tranquillo del donne e donzelle ;
^ A qtiejle riue , a quelle
Le ricchewe predando ;
E l*anno più fiorito andar lodando :
ra i [chi et ti arbufcelli ;
Zhe*l fuo crin dt fmeraldo aliano aluento i
Vdrem dolce concento
:?ar a i la [et ut augelli ;
iE fui rami fcher\ar purpurei , e belli ;
'e piaggi e , e la ualle
yedremo ornarfidi purpureo manto ,
E d*eterno Amarantho ,
' E di candide , cgialle
Viole il petto , e le fu£ uerdi fidile :
. ^jdrem di uaghe fronde
. \.a felua intorno diletto fa , e bellA
1 1 la Tiagion nocella
; \^ar le coft feconde ,
■'i l rallegYarfi ti del , la terra , e tonde i
110
A L F , A T O.
AC H E con tal furore
GU Tirali auttentt del tuo fiero orgoglio
In quejlo affittto core ?
Già non fon duro fcoglio ,
che poffa fop[)ortar tanto cordoglio ,
I nuido e fiero fato f
Se ben qual quercia homai nodo fa , e dura ,
che d* Aquilone irato
Tiato punto non cura ,
Non hehhi del tuo fdegno unqua paura ;
S e ben co^l forte feudo
De la ragion armata i)0 la mia mente
Sì y che ferro alcun crudo
Di tua rabbia non fente ,
benché grauofo fta, benché pungente ,
N on può la carne frale ,
eli arme non ha mn quelle del fenfo ,
A colpo fi mortale.
Si profondo , e intenfo
Schermo alcun far del mio dolore immenfo :
Q ual glori ofa palma
Deflm maligno ne rrporteraii
Vi percuoter quefi^alma
Mon ti bafiaua ajfai ,
Ch*ancora il corpo fral piagato m^ÌTai •
S fendi pur del tm fdegno
in me , crudel , tutti gl^acuti Thali ,
Vammi pur fermo fegno ,
Oue de tutti i malf
^^ndiriX^-no i colpi afj)ri , e mortali %
h*ìo aguìfi di cima
Di palma orientai , cJje gfaue fondo
^on è sì y che l'opprima j
Inalbero dal fondo
Del gorgo del tuo duolo alto , e profondo
l cor fecuro , e forte .
len potrà l*empio , ^ uelenofo dardo
\i4uentarmi la morte ,
l quale Aquila , o Pardo
\ara fimpre a fuggire infermo , e tardo:
t ^ animo coflante
> fua , ne for'Xa tua fi cura poco ^
\n\t quafi Adamante
'.he Jpre\\a il ferro , e*l foco
t prenderà le tue percojfe a gioco ♦
Signor eterno ,
ihe lauando il mio error coH proprio fangue,
ìi togli eftt a V inferno ,
i quel pefttfer angue ,
ih'ancor del noflro ben fojpira , e langttt ;
i forl^ al deftm mio ,
i fgomhra quefto duol noiofo , e grane ,
[he come un tempo rio
pinge la fragil naue
i'e la mia uita , oue (^immerger pane .
\lo\Signor pietojo y
he la tauola pinta a te uotitM
f penderò gioiofo
\<ura la uerde riua,
i fotto uo che di mia man fi fcrl»a >
w da la tempefta
d mio dolore, oue m'haueua fcort$
ì^ortuna èmpia, e mokfla ;
Per camiti ptano , e corto
MVwì fatuo addutto al de/lato pone.
ALA F p K. T V N A,
DìÀ'UzTìiuernoneuofi
0*itn f<o ofcuro nembo
Coperto ìiaucHa de la terra ti grembo ,
E Vaore tenebro fo
Il bel uij^jel ciel teneua a/cefo ^
D ian\i ^ufiroy ^ Aquilone
Con la uentofa bocca
Scotèuano ogni feoglk , ^ ozni rocca ,
E l^armato Orione
Vacea con l\>Ue [alfe aJ^ra tinTione :
H ara ti tepido So/e
Biende Vanno p'U bello ,
E*/ campo orna di gemme , e*l monticeli
E per l'apriche , e fole ^
Viaggie , Jparge le rofe , e k uiok ,
T al che^l cielo e fereno
Il dì ridente , e i/e/o ,
L*4ere fen^aura fla tacito , e queto ,
E'n ogni farteli feno
Moflra tranquillo ti mar , »<4^o il terreno,
M <i Pianeta a pena
D^tra a* gemelli il tergo
Ardente , e prenderà co*l Cancro alber^9 3
che cuocerà Carena,
E/ ogni eofa fa di caldo fieno, .
E fi nàrd labiate ^ ' ^ .
1 1
Di bionde /piche , e d'or» .
Coronata , /piegare Ù fio 'theforo ,
E le genti beate
F4r de fùoi frutti, e d*altr'é co/è grate ^
e molto poi nel cielo
Mofirera*l fier fembiante
Colui , ch*tn pietra già conuerfe Atlante ,
filThor cheHnezrouelò '
5/ pon la notte , tlciual co*l tortotelo
colendogli arbufceUi
0*ogm dolce wa /poglia
Vombrofa felua , che mira con doglia
becchi in terra i capelli ,
Chaueapur dian\t uerdeggianti , e beUL
ofi cangiando Tiato
Tutte le cofe ua?ino :
Sol tu uolubtl Dea per nofiro danno]
Con un^animo irato
labile , e ferma fatta oltre bufato ^
p Vltalia infelice
E co*l ferro , e co*l foco
jia ctnque luftri , o fei Jlruggi ogni Uco^
Ond'ogni berma pendice ,
Ogni habitat a ; e colta ogni felice
'ille , O tempo uago
'^gni fior ita ualle
Piagate , arfe porta ambe le /}alte[:
')gni fiume , ogni lago
'^afi di /angue fittbondo , «^^t
4 rhorride jue jponde
^orta uermiglie al mare
'acque , ch'e//er folean Iménti , e chiari
114
Sì , che ne le profonde
Alghe , ogni ninfa timida s^afconde
E fen'^al\4r la tefia
Con doUrofi Tirtdi
Ffig-^e da nofiri , a peregrini lidi ,
Come da la tempefta
Nauicella taVìior fpalmata , e prejla .
N on ti fitiuien di quanti
Di gemme ornati , ed^oflrt
Vallar tempi , ^ aitar g1^ antichi nojlri ,
E de nomi cotanti ,
C&^qttat ^antichità t*effalti ^ e canti ?
V olgt defira , e feconda
La tua hor Yiabil ruota ,
Et altrui fa la tua poten\a nota ,
Voi chomai tutta inonda
La bdlt Italia , del tuo fdegno Ponda ,
C lì a gui fa d'un* accolto
Diluuio , di Tir ani ere ,
E di barbaro ferro armate fchiere
Sommerge tutto il uolto
De V infelice : e già quafiha fepolto
I Igran nome Latino :
No» ti mofìrar (i rea
Homai contra di noi potente X)ea ,
Eper uoler diuino
Minijlra de la forte , e del de/lino .
C h*è ricco alto trofeo
In quelle parti , e*n quejìe
Del tempio che già in Antio Vrenefle
La gran Koma ti feo
Vtnal^ranno e non filo il Tarpeo
« '5
ttti i colli fette
meran del tuo nome ,
la in ogni parte con le Jparfe chiome
euaghe fiincmUette
tgJjirlandate , e in longa fchtera Tlrette»
tue lodi 0 fortuna
on fi foaue accenti ,
h* acquetar anno ti mar irato e i uenti ,
iranno ad una , ad una ,
un'indo al raggio de la chiara luna ,
A L A F O R T V N A.
Che più trarre in queflo afflito con
Acuti Hrali di miferta humana ,
emprati nel licore
he non uccide Ihuom , ne lo rifana ,
e la dog lì a infinita ,
ia peno fa ad ogn*hor rende la uita ,
tuna ì frena, il tuo oftinato orgoglio ,
h*uguifa d*un*horribile tempejìa
nomo a duro foglio ,
d ogn*hora m*impiaga , e mi molejla
ueft* anima affannata ,
on la jpada del duolo empia , e fj^ietata •
che fìa irato il mar , tal*hor s* acqueta ,
rende V acqua fua piana , e foaue
al , che per Inonda beta
a ben [palmata , e corredata naue:
ij dona taCÌ)or fdo
negua a gli fiogli ,ale fue arene , al lido
tu de bsm , che con moki , e tanf
ti 6
E perigli ^ e fatiche , e terre , e mari
Qtéxl pe regrmo errante
Spinto da uenti al mio dejto contrari ,
Cercando guadagnai ;
Cou la rapace man priuato m*bai,
T u colpie tardi , con le bianche chiome ;
£ cogli homeri homai piegati , e slanchi
Sotto le graui fonie
Degli anni andati , cogli fotoni a fianchi
Del grande amor de figli
hit condennaftt in fempiterni efiigli :
E t hor per danno , e per più pena mia
Hai dato ( ahi cruda^aln troppo fiera ) mori
Cerche di me non fin
Viu mifer^huom* yala fidel conforte ,
Kn3(j ad ogni mia /pene
Ch'ella in del porto feco ogni mìo bene*
S* auaentatt non hai tutti zH Tirali
Del tuo furor in me tuo Tiabil fegno ,
Ver finir $ miei mali
Con un fol colpo , e*l tuo orgogliofo fdegne ;
Opra ti funereo telo y
E rendi il petto mto freddo , e di gelo :
P erdona a queftì poueri innocenti
Miei cari pegni , 0* habbtan meco fine
De tuoi r ab b lòfi uenti
Le gran tempefte , e Italie mie rouine ;
Si , che pafitno almeno
il giorno più dt me chiaro , e fereno .
O di I miei giujìi prieghi o Donna , ò Dea ,
de gli humam honor fola Kegina ;
E non ejfer fi rea
Contrd coki, ch'ai tuo ualor s'inchina
t'ngineèchiato tn terra
T» chiede pace in cofi li*ngaguèrr4
M. BERNARDO CAPPE £^£B?
IO R , che la calda Siate
Già coronata di mature /piche
y Ci fa le ^fonti amiche y
E le frefc*omhregrate ,
Oue fpiran tat bora aure beate i
afìamo il dì cocente
tungo lucenti , e mormoranti riui ,
che co i fefci lafciui
rron certamente
Quafi hauejjèro a [chino il fole ardente:
t a gentil foggiorno
chiamando con la lira Euterpe , • Clio ;
Tutti popi in oblio ,
I danni , eh* al ritorno
Ci porta Jpeffo in grembo il nuouo giorno ,
oh del torto del Jole
Camin cantiam ne de la fredda luna ,
che ne l'ofcura , e bruna
Notte errando gir fuole
?er le piaggte del Ciel romite , e fole ,
eperch*Órtcn fiero
In fin dal Cielo con la fpada in man»
Conturbi il mare tnfano ,
SÌ y che Jpeffò al nocchiero
Per tema fa cangiar uolto , e penfiero .
Mne fcHota Aquilone
fi 8
Souente ogni montagna , ^ ogni rocca
Con la gonfiata bocca ;
Z con empia tendone
Jogba al folcante fm , uela , t timone ,
C ome il cane del cielo
Tutto di fuoco y e fiamme ardenti fieno
Mda del bel terreno
Il uerde , e uago uelo :
Come ranno comparta ti caldo , e'igelo :
Ua di quel grande tìerrico \
A cui la eternità uiuaci carmi
Sacra , e metalli , e marmi
Saura il fuo monte aprtco ,
ch'ira non temon di tempo nemico ,
C ant 't amo le uit torte
Di cui la fama ha l}arfo tUuflre grido
ferquejlo,ep€r£jt4ellido,
St, che de le fue glorie
Ofcuri il fol tutte V altrui memorie .
C anttamValtoualore
Di Lei , cìnn Ctelgli die per J^ofa , e do}
Ferma , e jalda colonna
De ftalico honore ,
E del bel feffo fuo lume maggiore .
C antiamo t rari pregi
Di cinella bianca gemma orientale ,
Ch*o<rni thefor mortale
^acbtl mondo difpregi;
Le cut uirtà ^gU eljtmpi alti , dr egregi
S on fcorta a chi defta
Con opere leggiadre , e ghriOjC ,
SpreX^ndohumane cofe ,
1 1^
^uajt ombra ofcura y erta
i uero bene , al del far fp la uia ;
fi gentil diporto
onfumiamo Cappel queft*bore eftiut
on le forelle Dine ,
he da l*occa/o a l'orto
urtano il noflro honor per calle corto .
mordaci dt quejla
'ale Ulta mortale egripenfieri ,
he fono i duri , ^ ueri
ogli ne la tempefla
el mar del mondo , ch'ogn'hor ci molefla ,
acciam col confìgUo
elanojìraumà fi, cheta forte
l'animo non porte
e pena ne periglio ,
pajìiam lietamente il noflro effigilo .
A PERLA SALVTEDI
lONSiGNOR DA LA CASA.
rll loderà CO* l canto
l tuo bel nome o figlio di latona ,
ii darai d'tìelicona
fommo impero , i primi pregi , eV uanto
'e donafli ad Are^ , a Smtrna , a Mantof
co i foaui accenti ,
mprando alfmno bor quella lirajm quefla .
ietara la tempejla
l mare irato, e porrà freno a t uentt ,
farà t bofht a le fue note intenti 5*
m pietofa mano
1 £ O
Al gran Cafa non dai faluhu aita
fria , che de la fua uiva
S^afconda jl chiaro fcì ne VOceano ,
Onde da te poi fi fojpiri in uano ?
O ime perche cercate
Tropp9peT tempo , ahi parche inique, e crude
Aht dt pietate igntide ,
Di torlo a noi ne la miglior etate ,
- VI corfo a l*annd fuo finir la fiate f
M andatfculapio in terra,
O tu • r<:^ ndi dal del : eh* a tal perìglio
d'uopo il tuo configlio :
Senon che morte , che i più degni atterra ^
"Sj ittoria haura de la fua cruda guerra . f
N on confentir che*l frutto r
Maturo , e faldo , e non in fior , ne in hetU
l\ieta la^?arca acerba ^ ^
Di cui più bel non ha uirtù produttà
Ond* inope ne refi il mondo tutto .
5 iti uedrai pojci a aliato
Ver tante opere fue chiare , e leggiadre
Va quefto fommo padre ,
Adorno d!oftro ti crine , a quel Senato ,
V' di uirtute a i buoni ti pregio , è dato ,
I udì qiéal nuouo Atlante
Chr cogli homeri fuoi foftenga il mondo ,
Soflenere ilgran pondo
Di qu^ f impero : e far ogni alma errante
Dd noftro alto motor uerace amante :
E t hor con l'armonia
rie le ilte note, come un tempo feo
Vm amor ilio Orfeo
De
I Z 1
e monti dljj^Jlri , e J!ognt belua ria ,
he la dolce\^a dd fm canto udtA
man Parmt , e del cere
e Frencip: Clmjìiani orgoglio , Cf t
riuolger la dira
^ f^f^g^^g"^ lor guerra , // lor furore ,
f ^uataface , c tn fincero amóre .
M VINCENTIO L A VREO.
^ N E Vaf^ra tempefta
De mieipenfftr, che quando parte ilgiorno^
luaudo a noi fa ritorno ,
lor in quella , hor in quejìà
^'^ggi^ Inanima mia fptnge , t molejìa ,
ureo , mcchtero accorto
he co*l prudente tuo /àggio conftglio
lei mìe maggior periglio
lai que/Io legno [corto
>4 tonde tempefiofe , tn queto porto ;
r , che di dejìin reo
iu che mai fera horribile procella
:uote la nauicella ,
he già le merci deo
queflo irato , e perigliefi Egeo :
t* al ttmon Umano ,
he già del fragd pin Vondofo flutf
;( refo ha^l*imper$o t*ttto ,
fa*l tuo aiuto uano ,
\oi che preda farà del mare infarto .
l'I una ( ohtme ) non fatia ,
[e Hanca mai de miei oontinm mali ,
D» F
1 1 Ir
Con fuol pimgen ti shall
Valma trafpge , e Tirati a ,
Ne da hi mercè impetro unqua , ne gratta ,
T al , che bi neh' ella Maga
Sìa de le pcn? mie , del mio martire ,
Se ben de' mio languire
"E non d\diro s'appctga ,
Non truoua in me più luogo a nuoud piaga •
I c pur il forte feudo
Ve la prudentia humana opro per fchermo ;
Ma non sìa faldo , e fermo
A volpo co fi crudo
Vanimo : sì , che fpeffo io tremo , e fudo .
T u di quejìe horrtd'onda
Non [enti ( ò re felice ) ira , ne orgoglio :
Ne temi in cjualche foglio
che percaffo s'afconda
Il pin , dd gorgo fuone l*alga immonda :
M a col dotto, a gentile
Cafa d\ha wrtk lucido albergo ,
Ogni cura da tergo
Vofla , mortale , e wle ,
Del fuoco de le noie efca , e focile ;
H or col 2^ran Stagirita ,
Uor coh dtuo i^laton dtjfenfi Vhore ;
Con la cui fcorta, honore
Simerca: e.per fpedita
Strada fi poggia a quella eterna Ulta,
treuolte beato ,
Che in cofi bel diporto i giorni (hm4t
In alti, Xlluflri Tiudt ,
Con flirto fi lodato.
nani* lo t*mi4Ì dio fi felice Tlato?
MESSER. Gì O. BATTISTA
I R A L D I , ancor che accorto ,
E prouato nocchier dri'^i la naue
on Inacqua piana , e dejìra aura , e foaue
l defti nato porto ,
oue uede il camin Jicuro , e corto ;
repente tempejìa
i uento auuerjo con rahhiofo fiato
ercuote il mare , eH rende alto , e turbato ;
ira la uela , e prefia
olgeia poppa a Vonda atra , ^ infefia :
y*l ferro tenace
srma il ben faldo , e corredato le^no
in che del.temfo rio pafii lo fdegno ,
che Inonda fallace
acciacco i fieri uenti o triegua , o pace ,
\l , che non lega a riua
\eUce y giunto al fin de l fuo camino
\)uando fperaua , iUrauagliato pino ;
v»^* fottenie arriua
L periglio fo fcoglio , onde fuggiua .
Irò fe del mio corfo
\lon tocco ancor la defiata meta ,
)«« attende tanta gente beta ;
\uuien che JpeJJò , // dorfo
ono , a lei uolto , tn altra parte corfo ,
finto da quella rea
emina uil, che fin^ordme , o leg^e
fi 4^
Ogni uqUt human gouernd , e ffggt^
Che gir f^ejfo mi fea
Lungi dal fegno , oue propoflo hanea •
tE fe(cheo pur non (la )
V^orgogbo contra me mai fempre armata
Serba Vufato Siti la dif^ietata ;
Vyi non cader trama
Temo , con hiafmo , e con uergogna ria •
S eguite uoi il colto ,
E bel mflro lauor , con fi fecondo
F<i«or delciel : che ne ìittptfca il mond^^
Oue fiueggta [colto
il tiojiro honor da nulla nube auHolto :
C he mi par gì a d'udire
Il grido andar del uoflro Hercole inuitt9
oltre VVierculea Qalpe , oltre I^Egitto ,
E di uoi cofe dire ,
Ch'ardino ogni alma di gentil defire .
P ER LO CAR. S. ANGELO.
IL L V S T R E , alma città , che ne uetufli M
Tempi , di palme altiera , e di trofei I. Il
Tolte agli Sàthi a i Ferfi , a i NabatM
Vedefti andare onuftì
Dietro al trionfo de tuoi magni Auguflè
D i duro ferro Imperatori , è B^egi ;
Ef uinte dar le mani a tuot gran figli
Dei fangue loro ancor molli , uermigU ,
Vepo/li t ricchi fregi ,
E Vaccfuiftate già corone , e pregi ^
L e Kepubltche munte , egloriofe :
115
[ul , d^ue de tuoi /eHé-, il fìu hel coUe
len di beUeì^e i uaghi homvri efloHe
ra Imberbe rugiada fe
)el pianto de le sìcUe , ad udir cofi
' ne de fregi , e de tuoi rari bonari
'leni bar : che con la cetra Euterpe , e C//#
:on laqualgia lodato ban più d*un Dio' ' • -
Coronate d* allori , .
',antan , non degli Heroi l'arme , egUamofh
i t d*un tuo figlio la cui chioma , ^ojlro
Aùffo da Vopre fue chiare , e leggiadre ,
^ela fua uerde etate orno il gran Padre ,
Zbebonor del fecolnoftro
Zelebre fa qualdi lui ferme inchioflro •
qual pien di pietà, d* Italia beila
^ano le molte piaghe , e fpenfe il foc§
Zhe la mifera ardeua in ogni loco ,
l fuor d*ogni procella '
korfe la conquaffata nautceUa .
! ?ictr9\, che molCanm atra tempefia
yimpetuofl , e di contrari uenti Sj
li ^tl fier^ mar de mondani accidenti
. i*hauea (femprepiu infejìa) |
kotta i e foJpMta in quella parte , €*n queftd: E
prudente fuo faggio confìglio , I
Zui ceffo hauriano t fette Greci Mluftri i \
Tranquilla Italia conferuo tre Lujìri ;
E fen^ alcun periglio ,
I, '^ando al fanguigno -, empio ferro, effigilo, |
a dcue quaft naue un nuouo fato I
0*aura , fuor del camino hor mi tra/porta , > !
Per altra uia e men piana j e men corta ì
F /V;
Torna mufa al lodato
Vrimo concetto , al calle inc&mirtdato ,
àntiam di lui , ch/in ^^wuanetta etatc
Ha prude^t^ feml Jenno maturo ;
Che'rt cgni dubto pa^o il fa ficuro ,
Con' fede , s cavitate y
Veraci pegni de la Jua hontate .
l>*a la ragion , de uan desij terreni
H<3 dato ti fren , perche l'alma non nadu
Co*/ folle fnfo a periglio fa Tirada ;
E perche non la meni
Ver,qnefìi campi de la uita , pieni
' ' fragili diletti , e fugitiui ;
A cui quando , ne come , od a chi dehbe
Largo ejfer de fuoi ben mat non mcrebbez ^
Ma perche quanti riui
Corran ne fiumi mormoranti, ^ uiui ,
; erco d*annouerar , o pur quant*onda
Adietro lafcia nauicella allhora ,
che gonfia la fua uela una frefc^ora ;
Se in lui uirtute abonda
Si come frutto in terra alma, e*n feconda f
ongin la lira Clio , eh' a uoler dire
Ciò che conui-enfìdi quefl*\ttgel uero ;
Si fiancherebbe e l<t uoce e l penftero\ ^
E non potrebbe gire
Vopra al par del f ho merto , e mio defìre .
AL SIGNOR. GiROLAMO DA
L A R O V E R E .
D
O P o molto falcar per l'acque iratt
Co / legìii , che foiè^nta
il 7
l fidntò aprirò d U fds^ onda digerite',
')opoi fccrger mutate
.e facete humane in fiere empie , e ffietate
ogni compagno fiio diletto , e Jido y
:^opoi lungo natare ,
i filo , e nudo con le cofe care
heda del flutto infido ,
len"^ Jperan\a d*arriuare al lido ,
ira ìorgoglio la procella piena
rolla a tanto periglio
a fito malgrado di Laerte il figlio ,
lo Jpinfe in fu l'arena ,
Due ti furor del mar la terra affrend •
: il trouaio de fa faggia Arcte
La ualorofa figlia ,
E molte donne de la fua famiglia
, Oi uerdi f rondi , e liete
3ia ricoperte le membra fecrete ,
m la per fona riuerente , e china
Dimando ti Greco afiuto
Humdemente a li Donzella aiuto »
(I ^dela fuarouina,
fietofa feo la uaga pellegrina ;
nde có*l (ito con figlio , e co*l fauore
De la prudente madre ,
, intenta folo ad opre alle , e leggiadri
: ?un/e al fuo genitore
: ^D'alta pietate , a Qorfari il core .
' guait a prede , O* ^ capine ufati
¥orfe non moffe mai
Dolce pietà degli altrui danni , t lai
liti che fi faccia i fiati f
1 Jr tiij
I t 8
De gii orgoglio fi uenti , e i mar turbati^
y l pianto de jrriarritinautganti.y
che pieni di cordoglio
Uaìwo il porto lantan ^utàn lo fiogU»
E fi tteggicno istanti
Gli empi cani di Sedia , g biancheggianti ;
T al che co l legnò ben JpJmato,e forte
Dando a teacia ti tergo ,
Lo r imen.tr 0 al juo paterno alberga
A la cafia confort e ,
Ch*ogn*hor piangeua la fua dubia morte •
M aiodala jpu'tataajj^ratempefta,
E da contrari uenti
De la fortuna , e fuoi fieri accidenti ^
A me troppo molejìa ,
Vouero , e nudo già fojpinto in quefla
S piaggia, ufi frange il mar e notte, e giorni
Su l'arena deferta
Con l'anima di duol tutta coperta ,
P«r mi rifguardo intorno
Merce chiedendo con uergogna , e forno ,
M a non truouo fcccorfo al mio gran danno |
Ne la uergine bella y
che doppa iofi lunga , atra procella
Del mio crudele affanno , .
Ond'io m trouo opprejfa hoggi è*l feflo anno;
O rimedro , od aiuto alcun mi dia ,
Se da lei non l*tmpetri
che può chiari i miei di far fcuri , e tetri ,
Dolce la pen i ria y
E donar fine a la mi feria mia .
O alet y ch'aguifa dt fenta altera
Vi
_ . _ « * f ' •
Di aera glori a , mia .
Per un bel del di fama umià^ fiU^ ' ^
Ottunque la lumiera • .
Del fòle a noi fa giornò\ ombra la fera»
regala tu che da quejè^a hhe ìfnmóMe^ '
Oue fen\a dilttto " ' ^ .' • ; '
Giaccio gran tenipo potierò , enegUtiùjf ' "' ^
M*adduca in parte , donde ' "
No/i temà tira de Vhorribìhnàt*
e la'uóhb/l Dea ,
C/?c /è»^ alcun giudi ciò ì beni , e rmalf
Dijpen/a a noi mortali ,
A quelli parca , e rea ,
A quai corte fe , e dejlra e/Jer deuea ;
*ha d* ogni mio ben priuo ;
£ di ah , che qui ptu fa l'huom contenta
Spogliato in un momento
St,ch*io fonquafriuo
Secco , e. fen-^onda , o ramo ignudo , e fchtHO^
en\a le uaghe foglte ,
che dian\t lo facean uerde ^ e gioconda ,
Co/t gradito al mondo ,
Hor /eco y u* fol s'accoglie
Augel, ihe*l del d'ogni fiagiora J^oglie^
nde non pofjo darui
Come conuienfìal mio obligo imrhenfo ,
Oro y mtrrha , ne incenfo i
Uè ricchi marmi al'^arui y - .
Scolti metalli f 0 maggior doni fiitru^
effòno i Colt i carmi ^
4 lato a cui ogìii mcheTi^a ì uilè ;
I|0
Vaho y e canoro Hìle ,
Sen'^al cui aiuto parmi
che fora ofiuro ogni fplendor de tarmi ^
C untare i uojìri honori y
Vi quai y uirtute il cor adorni tfre^i
Kari , ^ lUuJIn pregi ,
che fon più , che i colori
Vi colle-apnco , che Vauonio infiori»
N on ha più chiara tromba ,
Ne più [onora quefla gloria humana ,
Il CUI ftion da la Tana
Sin* a i^tìebro rimbomba ,
Ne più uelod penne la colomba ,
D i quel y c'habbiano i chiari ,
E coki nerfi de lodati inchioflri :
Voro , le perle ,egli oflri
Al mondo hoggi [icari
Non ci fan fchermo centragli annìauari
L e Viramidt illuflri ,
Ver cui altiera andò , (<7* ^gitt9
Contra del tempo inuitto
Si difeferpiultiftrii
E tant* altre opre di martelli induftri •
D ale machine al fine
Velgrand^ impeto fuo conuerfe in polue ,
Lo fpietato l'inuolue ,
Ancorché adamantine ,
Ad una , ad una ne le fue rouine .
S alo i carmi , immortale
Et eterno fan l*huom : per quejli AchiUt
\iura mille anni , e mille
Malgrado de lo TlraU
1
De la parca fptetata , e micidiale :
er qttejli è fatto Dio
Alcide inuitto , ^ inalbato alckU
Dijprel^a il caldo , e* l gelo :
Ver qftefii il Trotan pio
S*al^ da laonde de l*eterno oblio .
en ire nel CarkpìdogUo il gran R ornano
Al\aua il tempio a Gìoue ; hehhe nouelld
Del morto figlio , a lui J^ietata ^e fella ,
Ne per la doglia infano
Leuò da l*opra o la lingua , o la mano }
a pofio un duro freno al fuo dolore
Segui il lauoro incominciato auante
Col uolto afciutto y e Vanimo conjlante ;
che* l gran paterno amore
l^ongli fuio dalgraue ufficio il core:
t uoi'che di prudenza , ^ ualor fete
Vorfe il piu lUufire , e 7 più lodato ejfempi$
Di quffia noftra etate : al dolore empia
^J)arui in preda uolete ,
C/?e tante uolte fuperato hauete ?
! itogliete Signor di mi l*lmpero
pi mano al fenfo homai , che u* allontani
Da la Slrada d^honor fecura , e piana ;
lE fi come nocchiero
faggio , che contra il uerno horrido e fieré
rma d* ancore falde il caro lezno ;
Armate di pruden/^ ^ e di ragione
la mente ; accio che in quejh duro agone
V» Vincitor fi indegno
Ne» ne risórti U corona ^ eH^egno :
V olete che ta fia^a afpta i e mortale
che per la morte del Genìera caro
V* ha fallo- in me^o al coìr ti duolo amaté
Kt (ani il tempo ? ah tale '
Medicina non è didima reale
N cn flipetc Signor *^ che la prtidenx^
dìamantmo impenttrabd cuio
Contr*ogirarfnjt del dmì fpista^o , e crudo ?
Laqual ìiofì ha temenl^
D*alcuHo imjK'to fuo , ne uioUnx^ ;
F or [e penfate di tornarlo uiuo \
Di fa'» pietofo il Pato empio , e crudele
Con pianto , con fijptri , e con querele ?
Ma pria Thrtle , e priuo
VratO'y d^ogni ltcor di fonte , o riuo
] n parte opaca , oue non fialdi d Sole
il uolto mofirerà ricco , e giocondo
De le uagheX^e , che fan bello il mondo ;
E gigli haura , e uiole
Quand*ahroue coprirgli il ghiaccio fttoìe .
F orfe ui duol che cofì lofio morto
E nel più bel fiorir degli anni fuot
Vhabbian Vinmde parche ; e tolto a mi ;■■ -
Duncftte ui duol , chtn porto
Condotta per camin fecur» , e corto
P er cjHe/t*onda del mondo fwrrida , e fcuTM ^
Hahbia la frale , e dijarmata naue
Oi tante fue uirtuii onufla y e grauti
E c*hor fe»X^ paura \-
Segg'a fu-l lido , riccff oltre mifura%
N e l*improuifk morte , o repentina
St dette lagrimar d*un innocente i
D*un,cm foco diuin purghi Um^f^t
Da fera y e da matina r
Si €vme l*orja il fabbro a la fucina ;
on u bautta maggior duol piagato d petto
Quafl nuouo Atteon ; da fuot dolori
Vedendol lacerar ; e fra gli ardori
De la febbre , coftretto
Morir dopo più dt languendo l^^to f
ani quejV empia pi^ga o Signor mio ,
che u ba data il dolor ^ quella mrtut$
Cha rifanato uie maggior ferule ;
ì^e ponete in oblio
Che^l defim nofiro è fol uoler di Dio .
AL CAPITANO P1ETR.0
BONAVENTVRA.
\C H E Tiillar di lagrimofo bumon .
Da gli occhi un caldo rio ,
Sonaumtfira mio f
A che Jpirar dal core
in fojpiri conuerfo il tuo dolore ?
guifa d*augellm , ch*a Inombra , al SoU
In fecca , arida pianta ,
che. fronde non ammanta ,
Vufate^ fue carole
Tutte pofte in oblio ; fi lagna , e duole
• ^inmda e cruda man , che Cbabbta friu9 ,
Con immatura morte
De la cara Cqnforte ;
ìc. d* ogni gioia fchiuo
Odia le felue , le campagne , e*/ riué
afa a a le pure e molli Veigine&e ,
che non band* altro arenato
1/ peno delicate ,
Che di lagrime belle
Cantra le doglie d'Jpietate , e felle ,
I* / pianto , e le querele ; e cantra il fenf»
Hora forte , e pugnace ,
Come Guerriero audace
Vi bella gloria accenfo ,
ÌAofira a quejì'uopo il tuo ualoreimmenfi •
( ¥olle ) tu piangi il tuo cognato morto
Quafi Alcione ,Ce/ce ;
ei lieto , e^ftlice
Con falde ancore forto
• in un tranquillo , e ripofato porto :
O Se de le tempefle horride , e dure ,
che turbano fouente
La trauagliaia mente f
Del* Immane fuenture
No» teme orgoglio ; e di mondane cure
S pagliato , e nudo ifra que fritti detti >
che uiui 5*inal'^ro
Al Cielo, edif^rez^tro
Quejìi humani diletti ,
Come fragili , uili , c^r imperfetti ,
H a del fuo ben oprar palma , e corona $
E negli occhi d'i Dio
ì^udftfceil fuo'defìo
ta fera , a uefpro , a nona y
E; a i più cari a lui f paragoni
P fatto già di Dio beato amanti
li} quelle^piaggte belle
C'hanno i fiori di Tielle
OUcacmUfue pianti
Zolm , che In pietra gta corner fe Ktlantei
*orfa ài Califio , cV pigro Arturo
il centauro Chirone-f
Con rarmato Orione ;
E contento e fecttro
)Airando il mondo tenehrofo , e fcuro
I d fuo da noi partir la gente mejìa
Vede youe i/auro laonde
Col mar mefie , e confonde
Andar con negra uefta
E fente del lor duol lalta tempefttt
] u hmperiale , altiero colle
Vederi gran Duce inuitta
Far un graue conflitto
Col fenfo irato , e folle
Aftiutto il uolto , eV cor languido , e moUc
] l^ode de la fua prefta partita
Oolerfl appellare
Crudo , e Jpietato il mare ,
Qjieglt tolfe la utta
Quand'era la fua età uerde , e fiorita ,
nde riuolto al Re fommo , e pietofi
Lo prega , c^homai dia
A la procella ria
Di queflo mare ondofo
Del uojìro empio mar tir pace e ripofi •
»ER LA NAVIGATIONE DEL
CARDINALE TORNON.
L CAVO, e faldo Vino ,
zìi* a cojl iHuJlre ^ eglorhfa preda ,
V orto i figli di teda ,
. Già fon , e Alcide con lieto deflitf
Salui da l*ira , impeto marino ;
C he prima hebbe ardimento
Sour'a alt ipjmo abete aprir le uelt
Ad un fiato iiifidele y
, ìHor di qttefio fallace , /7or di quel Utnt9
E i^/ fi>lcar lì liquido elemento ;
C he prta [^reXj^ ti furore
Di %orea , d'\ufiro , e d* Orione af maio % '
E ut de il Jkit té irato
Q^y^figT/^n monte > c^n molto umore
Verger fi al Cielo ; e d'tndi pien d'hoftofe
E di f'4t>^/4 , e di f degno , "
Si comed*alto , grane ^ e duro fajfo
Vrecipitarfial bajjfòi
E celar ; d*empi , e /eri wjo/?r/ pregna
Ver poco /patio in me^o laonde , // legno ;
T ornato al Udo poi
l>a quella eccelft , ^ honorata irìipref4 ;
E fe'-t^a alcuna offe fa
Condotti nd fuo fin gli incliti Uefoii
licui ualor ancor ammiriam noi ,
P arendo al fommo padre ,
che degno foff% di celefif honori ,
Co i magni uincitori ;
Le cui opre furqm chiare , e leggiadre ;
Dn quefte parti tenebro fe , adre , -
L 'al^Co lajjìifo , w* JplendQ
Con quattro uolte dieci, e cinque Tiettt "
Fra l* altre opere b^lle ,
Cb'ornanQ {1 Qiel i otte le utle Stende
A uent9
A uettto deflro , che mai non J*offende :
die h^urat guiderdone
0 l>ntd\iUra felice y altiera naue\
che folchi , onujla. grane
De i*hcnorata , e chiaro , e gran Temone i
0^ 'tlercole più famofo, e di Giajone
1 mar d* Adria ; /e lui
Con la fua compagnia conduci in petto
Per calle p 'ano , e corto ;
A la reale alta cittate , a cui
La fua uirtuie è nota , e i pregi fui :
di più , che fecondo
Fior non ha campo a Hagion uerde , i gfdU ,
Lucide ìlelle ornata ,
I Con afpetto benigno , almo e giocondo
Predirai Pace ; ogni gioia al mondo •
A M, VINCENZIO LAVREO,'
A V R E o , dame più amato ;
l-' Da i uaghi pefciolin , che* non è Inonda ;
che non è ramo , o fronda
Da l*arhufcel , che lo fan caro , e grato
^pifgar le fue uaghe\\e in colle ^o in prato l
a cut uirtù riluce
Per tutto , qual di fol faggio 5 qualhora
Bfee lucente fuora
De laonde falfe ; e come fido Duce
A la Jiradadel del l^alme conduce {
«te ne farti , e porti
Laffo , di me ta maggior parte teco ;
Ond*to n'andrò j qual cieco ,
«38
che non ì?a chi logu'dt , o lo conforti ,
Errando ogn'hor per fintier lunghi^ e torti
C hi mi darà confidilo
In quejlo dubbio stato j oue la ria ,
Empia fortuna mìa
MV?4 Ipinto a forl^ ; in co(ì lungo efiglio ,
Ch'ogn*I?or mi fa portar turbato ti aglio.^
D eh perche non pofì'io ,
Doue con Vali uo candide , e belle ,
(Quando lucon le stelle ;
Quando ri/calda il Sol ^ del penfier mio ,
Col corpo andar ui ancor , 4:ome d^fio ?
C he dolcemente Phore
Vartirti teco in Tiudi alti , e lodati ;
Teco correi ne prati
De la -fihfofia , qualche bel fiore
Ver corona dapoi farne al mio honore :
E t * udirei fouente
Narrar del Ciel , e de fuoi uarij affetti
ha uirtute , egli eletti ;
E quàl HeRa lajfufo è più poffente
Df far felice , o mi fera la gente
E d*ogn altra fcienl^
0/ cui adorno , 4^;^' hai [t pieno il petto «
Torre d*alto intelletto ,
Ogni rara , e mirabile eccellenza ;
E faltr quinci à là diurna effm\a,
T H con quel gran Temone
Il cui fau^r , la cui grandel^a ammira
chiunque parla , o [pira
In pr opima , o lontana regione ,
Vieto , i faggi penfier pani , fermone:
I onVìUdn ,che fempre
• ^el y di prudenza Jpeglio , fi configli Ai
i cauto a meraviglia
^rouede ,chel fito bonor tempo non Jìempre^
A a che mal grado [ho fra noi s*mfempre ,
r l gouerno de regm
'^arlt talhor , delagiuflttia humana ;
la fallace , ^ uanx
Kmb ition ; che negli humani ingegni
lerpe coni* angue ; e crea mui difegni :
1 om di dominare
'rolli deflri , onde ne langue il mondo ,
D/ moni corpi immondo ;
Bnde uan l* acque già lucenti , e chiare
Di [angue tinte , a far fauguigno il mare :
l'h (fe non fono indegno
Di Mnto ben } portatemi ambi almeno
Oe penfler uoftri in feno ;
th* albergo non defio più ricco , o degno ;
Ne/ mioptcciol ualore habbiate a fdegno •
- L S I<? N O fi GIROLA-
MO FENAKVOJLO*
1E N T R E io poli fio , e tergo
Del mio A M AD IG i quefta,e quella par»
E d* altri carmi uergo ( fé ,
Vapparecchiate carte %
Cantando amori , eH gran furor di Marte ^
] i fatti alti , 0- ^g^^gi
Di uaìorofi inuitti caualieri ;
Qhe di Corone, e pregi
t 4 o
Scornar le chiome \ e fieri •>
Co» la j}ada acquifl^r Kegni , ^ ìmpeti, '
M entrecol B A d o A R o , .
jChenon II puh lodar <^uant*i hen degt» '
Spirto fi tUufire , e chiaro
Qhì , doue il loro Kegno
Uan le fiien'^ , e l*arùi OH*cgn* ingegna
X> otto e i felice mene i
A far honor a la V ir tute ; e a Dio ;
Di qnejlo fommo bene
Cibo fouenteanclìio
Vajfamato , e digtmo defìr mlé :
t n dolce , e bel foggiorno ;
Voi F E N A R V o L o mio f affate thort
Del caldo , e Imgo giorno
Col SILVIO di cui il core ; ì
Con laccio eterno a uoi congitmfe Amore : •
E col faggio , e gentile y
E «0^/7 kni'jla cut cortefia
( S*«i pur non haurÀ a uile
Si come indegna fia;)
Via un di foggetto de la Hufa mìa : ■ .
H ora in leggiadra fcbiera
Di grattofe donne , e di Don\elle ; :
che da matino , a fera
' Va le cui alme , e belle
. Auentano d'Amor fi r alt ^ e quadrelli
C on [ili leggiadro , <& alto * -
^ Con cut dt pari a quet famofi andate ,
Ch*iofublimo/^ejfaUo
Dolcemente cantate
ha lor diurna , angelica beltatt *. ; - - j
1 +a
.Ihor di Co til G Li A. HO
u f uerdi ; e fìnti celli , oue Katttra
d per diletto humano
^ofe a^i Jìudiù , e cura -
»er udgìn , e lieti farli oltre mifura :
rate fra le fronde
iparfe di fior u^rmigli ^ hiancln ^ e gialli
l t^ontican con laonde
3/ lucenti crifiallt -
Siormorando rigar le colte natii i
rate ti celle Aprico ;
E con le fuericcheT^^e ilbelFileto p
Oue fuol Jjer antico
ìnfaili hi decreto' '
54CC0 tornar fi trionfante , t lieto :
per gli ameni colli
Andar dannando co fuoi Corihanii
O^uue dipinti , e molli ;
E l^mfane V^accantt ,
Zhe [aitando ad ogn*horgli uanno nmnti •
ofi le moflofe chiome
Duellerei e di corimbi inghirlandate ,
E cantando il fuo nome
Fan le genti iut nate
Di pr et lofi uin ricche , e beate :
alhor fuor da le uepri
Da le rtfpcfie felue in liete fchiere
Ne fate ufcir le lepri ,
E le timide' fere
Fuggir auant'a uoifnelle , e leggiere :
a non pero ut prenda
Tanta uaghe^x^ dt quefti diletti ,
14»
che col deuer contenda
Il fenfo , e i nani affetti
Tal che chi tanto n'ama in uan u*ajjf€tt$
V olete uoi co i Monti
Cangiar quefl''onde iìluflri , e U lor Diue,
che con le uaghe fronti
fiorir fanno le riue ,
Elecofe fuggir noiofe , efihiue ?
A quejlo dt uirtute
felice albergò ritornate homui,
che fe l'hore perdute
Non fìricouran mai
Certo , chejuoi perduto hauete affai :
T ornate oue ut chiama
Queflo Cora gentil di J^irtt iRuflri
A. glorio fa fama ;
OndemiUejepiuhtJlri
La gloria uojlra il Mondo orni , & iìlujlu .
IL FINE.
REGISTRO*
^ B C D E F.
Tutti fono Seflerni,